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Editoriale - Se i ministri non sanno fare di conto…

Editoriale - Se i ministri non sanno fare di conto…

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La signora Widmer-Schlumpf è contenta, e i suoi colleghi di governo pure. I conti preventivi registravano un deficit di 600 milioni, i consuntivi chiudono con un’eccedenza di 1,9 miliardi, nonostante delle uscite straordinarie pari a 2 miliardi di franchi. È una minestra vecchia e stantìa. Ce la servono a livello federale ancora dai tempi di Villiger (prima non so, non mi occupavo ancora di politica), mentre a livello cantonale sono anni che dei “tesoretti” vengono scoperti in extremis a trasformare dei preventivi sul “catastrofico andante” in consuntivi dalle cifre nere, laddove il nero, per una volta, è un colore allegro e che induce all’ottimismo.
Certo, sarebbe peggio se succedesse il contrario – ossia se un preventivo eccessivamente ottimistico si trasformasse in un consuntivo in rosso – ma mentre io, privato e non tenuto all’amministrazione dell’altrui denaro, posso permettermi di gioire nell’aver fatto male i miei calcoli nel bilancio familiare e considerare l’eccedenza una piacevole sorpresa che mi permetterà di andare in vacanza o di cambiare l’automobile, il ministro delle finanze non dovrebbe aver nulla di cui rallegrarsi nel veder emergere la propria incompetenza, seppure fortunatamente con un esito positivo. Perché può succedere anche il contrario e, mentre nel privato l’azienda fallisce o chiude e il responsabile è chiamato a rispondere, nel pubblico responsabile non è mai nessuno, il ministro rimane al suo posto e a pagare è sempre chiamato il contribuente. Quest’ultimo, non so se ci abbiate mai pensato, paga sempre e soltanto per le manchevolezze degli altri (seppure con la parziale colpa di averli eletti).
Mi si dice che il calcolo dei preventivi di uno Stato – nazione, ma anche piccolo cantone come il Ticino – non sono semplici, che il margine d’errore è grande e i fattori contingenti troppi per pretenderne l’esattezza. Giusto, ma proprio per questo l’esercizio contabile non può e non deve fermarsi a due operazioni, preventivo e consuntivo, separate fra loro da 12 mesi. Il preventivo deve continuamente subire degli aggiornamenti sulla base dell’evolversi reale della situazione, aggiornamenti di cui devono essere sistematicamente messe a conoscenza sia le istanze di sorveglianza (il Parlamento e le sue commissioni) sia, nel limite del possibile, l’opinione pubblica a mezzo stampa. In questo modo, i singoli tasselli che costituiscono la differenza di 4,5 miliardi (2,5 + 2 miliardi di uscite straordinarie, sarebbero noti man mano che si presentano e giustificherebbero, se del caso, quello che invece balza all’occhio come frutto d’incapacità o di incompetenza del Consiglio federale e, in particolare, della ministra delle finanze.
Ma tant’è, la Confederazione si trova con in cassa 2,5 miliardi in più del previsto, e c’è da immaginarsi l’assalto alla diligenza che ciò scatenerà nelle sanguisughe sinistroidi affamate di assistenzialismo (la socialità l’abbiamo già purtroppo superata da tempo).
Anche a destra, c’è da immaginarsi, qualche domanda verrà posta a sapere perché tante difficoltà ad allargare un po’ di più i cordoni della borsa a favore dell’esercito e dei suoi aerei, oppure degli investimenti nella sicurezza.
Io faccio invece un’altra riflessione: queste eccedenze non da poco, significano innanzitutto che il contribuente ha pagato troppe imposte. Queste, infatti, dovrebbero essere commisurate al fabbisogno al netto delle altre tasse incassate (IVA, bollo, tabacco, eccetera) quindi – sia pure togliendo una ragionevole riserva – l’eccedenza andrebbe restituita al cittadino che le ha pagate sia ben chiaro, non a quello esente perché non raggiunge il minimo imponibile, anche se la masnada sinistroide insorgerebbe contro “l’ennesimo regalo ai ricchi” (come se rubare un po’ meno a chi possiede del denaro costituisse un regalo e per di più immeritato).
Quindi ci sarebbe da aspettarsi perlomeno una diminuzione dell’imposta federale diretta – una tassa, fra l’altro, nata per finanziare le spese di guerra, ma cui la confederazione non ha mai saputo e voluto rinunciare, al punto che con proroghe varie, è ancora ancorata solo a titolo provvisorio fino al 2020 nella Costituzione federale. Ma scommettiamo che non sarà così? Scommettiamo che Berna si terrà ben stretti questi soldi inaspettati, facendone il pretesto per diminuire la pressione volta a frenare le spese? E che noi continueremo a pagare per avere delle riserve quando – e un giorno succederà – gli errori di chi ci governa non saranno compensati da entrate inaspettate e ci sarà soltanto da coprire un buco miliardario causato dalle allegre spese di aiuto all’estero, di solidarietà (sempre verso gli altri, non verso gli Svizzeri), di assistenza ai parassiti, eccetera. Puah!

Eros N. Mellini