Accordi internazionali: decida il Popolo, che è meglio!
Accordi internazionali: decida il Popolo, che è meglio!
Il 17 giugno 2012, il Popolo svizzero è chiamato alle urne per esprimersi su 3 oggetti, tra di essi c’è anche quello relativo all’iniziativa dell’ASNI per il rafforzamento dei diritti popolari in politica estera. Un tema che fa discutere perché mira semplicemente ad aumentare i diritti democratici del Popolo sovrano e qualcuno non vuole assolutamente che ciò accada.
Gli argomenti di chi è contrario
Uno degli argomenti cavalcati dal fronte del NO è quello riferito al fatto che l’iniziativa non chiarirebbe quali accordi sarebbero da considerare importanti e quali no. È bene in questo contesto considerare che la Legge sull’organizzazione del governo e dell’amministrazione (LOGA, articolo 7a) alla quale è sottoposto il Consiglio federale, definisce quali tipi di trattati internazionali non sono importanti e quindi, secondo logica, gli altri sarebbero da considerarsi importanti. A quest’argomentazione mi sono sentito rispondere che il Parlamento non sottostà a quella legge e decide autonomamente. Questo è vero, ma perché non approfittare di linee guida già esistenti e contenute in una legge per farsi supportare nel definire l’importanza o no di un accordo, se non altro a livello concettuale? In secondo luogo consultando le “Spiegazioni del Consiglio federale” che abbiamo ricevuto a casa in questi giorni, a pagina 17 prendo atto che il testo dell’iniziativa è considerato dai contrari troppo vago perché, cito, “Non fissa però alcun criterio per definire che cosa s’intenda per settore importante”. Alla pagina 16 troviamo scritto, riferendosi esplicitamente al modus operandi attuale e considerato molto valido dai contrari all’iniziativa, che “I trattati che disciplinano questioni di una certa importanza – da 20 a 40 all’anno – sono votati dall’Assemblea federale”. Oh bella! Questo significa che oggi l’Assemblea federale è in grado di stabilire l’importanza degli accordi sui quali poi vota e che non sarebbe più in grado di farlo, se l’iniziativa fosse accettata? Ipotesi molto difficile da credere. Ma che importanza dà l’Assemblea federale al Popolo? Tutti i contrari rispondono all’unisono: “Moltissima, ma è meglio che su certi temi esso non si esprima!”
Un secondo argomento sollevato dal fronte dei contrari riguarda gli “ingenti” costi che nuove chiamate alle urne genererebbero se l’iniziativa fosse accettata. Sono piuttosto sorpreso del fatto che fino ad oggi, l’argomento dei costi non è mai stato un’occasione di discussione, né tantomeno d’interesse come è diventato improvvisamente per i contrari all’iniziativa dell’ASNI. Il Consiglio federale, da parte sua, ha quantificato il costo amministrativo di una votazione federale in ca. 8 milioni di franchi mentre altre fonti in ca. 15. Questi importi sono stati considerati “costi ingenti”.
Un terzo argomento contro l’iniziativa dell’ASNI riguarda l’aumento del numero di votazioni. All’inizio della campagna si sono fatte delle cifre talmente esagerate che nemmeno il Consiglio federale si è sentito di sostenere. Dalle 9 o 10 chiamate in più alle urne per anno, si è rapidamente passati a 1 dove ci sarebbero al massimo 3-4 oggetti da sottoporre al voto. Si consideri che oggi votiamo dalle due alle quattro volte l’anno, spesso su un solo o su due oggetti. Facile quindi far combaciare le eventuali ulteriori votazioni con le date già prefissate.
Il quarto argomento contro l’iniziativa dell’ASNI è quello secondo il quale lo strumento del referendum facoltativo garantisce già al Popolo l’opportunità di andare al voto. L’art. 141 della Costituzione federale sancisce che: “Se 50 000 aventi diritto di voto o otto Cantoni ne fanno richiesta entro 100 giorni dalla pubblicazione ufficiale dell’atto”, si va al voto. Ma, oltre all’operazione della raccolta delle firme con esito tutt’altro che evidente, il referendum facoltativo richiede la sola maggioranza del popolo. In tal modo, una minoranza di cantoni più popolosi può far passare una legge che va contro gli interessi dei cantoni numericamente meno favoriti. Il referendum obbligatorio – che è quello richiesto dall’iniziativa – invece, richiede la doppia maggioranza (popolo e cantoni), garantendo una decisione più equa. A titolo d’esempio, se l’accordo di Schengen – i cui nefasti effetti sono oggi sotto gli occhio di tutti – non sarebbe stato approvato se fosse stata richiesta la doppia maggioranza.
Il quinto non argomento dei contrari si concentra sul fatto che, qualora l’iniziativa dell’ASNI fosse approvata in votazione, ci sarebbe il grosso rischio che un negoziato magari lungo diversi anni, potrebbe essere affossato in votazione vanificando il lavoro svolto fino a quel momento. E allora? Ciò imporrebbe semplicemente all’Esecutivo di tenere in maggiore considerazione gli umori del popolo PRIMA di firmare accordi che soddisfano unicamente la loro smania d’internazionalismo, ma il cui interesse per il Paese è perlomeno dubbio.
I costi della campagna
Qui sarò molto breve. L’ASNI ha investito in questo referendum circa 1 milione di franchi, con questi danari ha raccolto le firme, ha elaborato il testo dell’iniziativa, ha stampato brochure informative nelle tre lingue nazionali, ha promosso una campagna di natura positiva (La democrazia rende felici) esponendo cartelloni in tutte le regioni di confine del Paese. Economiesuisse, contraria all’iniziativa, aveva a disposizione 5 milioni di franchi, con questi danari ha pubblicato uno studio e organizzato un paio di conferenze stampa. I casi sono due: o Economiesuisse di economico ha solo il nome e questi denari (se gli ha effettivamente spesi tutti) gli ha buttarti dalla finestra, oppure ha fatto delle donazioni a gruppi di potere.
Voti inutili e decorativi
Anche qui si può essere brevi. Ho già sentito definire il voto come un’operazione inutile e/o decorativa; quest’affermazione l’hanno fatta ben due Consiglieri nazionali e non posso esimermi dal dire che per chi ama la democrazia, la dice lunga sul rispetto che i “nostri rappresentanti” nutrono nei confronti dei cittadini. Poi ci si lamenta perché meno cittadini esprimono il loro diritto di voto; bella fatica, a furia di dirgli che è inutile farlo cosa si pretende?
L’informazione
E per concludere, come non rilevare che le informazioni fornite al Sovrano sono spesso confuse, a volte anche palesemente sospette e quindi contribuiscono a confondere il cittadino il quale, a un certo momento, non sa più a chi credere. Abbiamo avuto degli esempi eclatanti proprio con quest’iniziativa. Il Consiglio federale dice che una votazione costa ca. 8 milioni di franchi mentre altri affermano ne costerebbe 15; il Consiglio federale (contrario all’iniziativa) dice che in caso di accettazione si andrebbe a votare (forse) una volta in più all’anno mentre un’altra fonte (sempre tra i contrari) si affretta a dire che il numero delle chiamate alle urne annuali supererebbe la decina. Insomma anche dopo tutte queste riflessioni, non resta che depositare nell’urna (o votare per corrispondenza) un convinto SÌ all’iniziativa.
Mauro Damiani, coordinatore ASNI Ticino
