UDC Ticino
Editoriale Il Paese - Una votazione di vitale importanza
Dei temi in votazione il prossimo 17 giugno, l’iniziativa dell’ASNI “Accordi internazionali: decida il popolo!” è di gran lunga la più importante. Non che respingere il “Managed care” – un tentativo di mettere sotto tutela i cittadini togliendo loro la libera scelta del medico – non sia importante, ma impedire a Consiglio federale e Parlamento di trascinarci nostro malgrado in una seconda Schengen o in altre catastrofiche avventure internazionali, è semplicemente vitale per chiunque abbia a cuore l’avvenire del nostro paese, ormai di continuo minacciato nella sua autonomia e nella sua libertà, dalle potenze estere sì, ma ben spalleggiate dalle quinte colonne nostrane.
Se fosse stato sottoposto al referendum obbligatorio, Schengen/Dublino sarebbe stato respinto
I detrattori dell’iniziativa negano la necessità di estendere il referendum obbligatorio a tutti i trattati internazionali di grande importanza, dicendo che esiste già quello facoltativo che ha dato buona prova di sé. Già, talmente una buona prova che ci troviamo impelagati nell’accordo di Schengen – per intendersi quello di libera circolazione dei criminali – con tutte le conseguenze che ormai devono registrare quotidianamente anche coloro che hanno creduto alle panzane governative e votato SÌ.
Perché? Perché con il referendum facoltativo non è necessaria la doppia maggioranza – popolo e cantoni – bensì solo quella del popolo, non solo, ma si deve anche procedere alla raccolta delle firme il cui esito è tutt’altro che scontato. Succede così che una minoranza di cantoni più popolosi possa decidere a scapito della maggioranza, perché i primi, magari, non hanno da temere le conseguenze negative che toccano in modo preponderante i secondi. L’esempio eclatante è proprio quello dell’adesione a Schengen/Dublino: una minoranza di cantoni – ma fra i quali i popolosi Zurigo, Berna, Friborgo, Soletta, Basilea Campagna e Città, Vallese, Ginevra – totalizzò 1'477'260 voti contro i 1'227'042 dei contrari, benché solo una dozzina fra cantoni e semi-cantoni avesse accettato l’oggetto in votazione.
Fosse stata in vigore l’iniziativa dell’ASNI, la Svizzera non avrebbe aderito a Schengen/Dublino e, in materia di sicurezza, starebbe molto meglio.
È iniziato il terrorismo psicologico
Tempo fa, la Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio nazionale metteva in guardia sul fatto che tale referendum sui trattati internazionali avrebbe causato circa dieci (!) votazioni supplementari l’anno. Il Consiglio federale poi, magnanimamente, ha chiarito in modo più serio questo aspetto, dichiarando davanti al Parlamento che con il rafforzamento dei diritti popolari richiesto dall’iniziativa, dovrebbe necessitare verosimilmente un appuntamento supplementare con le urne. Ora, l’associazione mantello dell’economia svizzera “economiesuisse” esce non con uno, bensì con due studi i quali ipotizzano ben nove oggetti in più da votare ogni anno. A titolo di “babau istituzionale” ci comunicano a grandi titoli che dal 2003 a oggi ci sarebbero stati ben 77 oggetti in più di quelli votati (per la cronaca 68, ndr). A parte il fatto che sarebbe bene se “economiesuisse”, la Commissione delle istituzioni politiche e il Consiglio federale si mettessero d’accordo su una versione unica e soprattutto credibile, dubito fortemente che i 77 oggetti sarebbero stati tutti da sottoporre a referendum obbligatorio: non dimentichiamo infatti, che l’iniziativa chiede detto suffragio solo per trattati internazionali “in settori importanti”, che comportino la ripresa di diritto straniero o nuove spese uniche di oltre un miliardo o nuove spese ricorrenti di oltre 100 milioni di franchi.
È vero che il concetto di “settori importanti” può essere opinabile e, per quel che mi concerne, meglio una votazione in più che una in meno, ma è altrettanto vero che se Consiglio federale e Parlamento non sono in grado di tradurre detto concetto costituzionale in un’adeguata legge d’applicazione, è allora il caso che si chiedano seriamente se siano veramente al loro posto.
Ma anche ammesso – e assolutamente non concesso – che tutti i 77 oggetti fossero da mettere in votazione, ricordo che dal 2003 a oggi, abbiamo avuto 26 votazioni federali, di cui 7 con un solo tema, e 7 con due. Inoltre, nel 2011 abbiamo avuto solo una votazione (invece delle usuali quattro, + elezioni nazionali), nel 2003 e nel 2007 due (+ elezioni nazionali), nel 2005, 2006, 2008 e 2010 tre. Se si pensa che il 18 maggio del 2003 si è arrivati a farci votare ben nove oggetti contemporaneamente, si evince che i 77 (che, ripeto, dubito che siano 77) potrebbero essere spalmati comodamente sulle date previste nella misura di due per appuntamento con le urne.
È quindi inutile venirci a dire che l’iniziativa creerà una marea di votazioni supplementari e allontanerà ulteriormente il cittadino dalla politica. Il 50 o, a volte fino al 70%, di astensionisti non si allontanerà dalla politica perché ne è già lontano, mentre il restante 30-50%, se lo farà, sarà semmai perché sdegnato del comportamento della Berna federale quando si tratta di mettere in atto le decisioni popolari (vedi iniziativa-espulsioni), certamente non perché a ogni appuntamento con le urne si troverà a dover votare qualche oggetto in più, specialmente se di importanza rilevante. Troppo rilevante per lasciarlo alla decisione di consiglieri federali e deputati che, dal 1992 a tuttora non fanno altro che remare verso un’Unione europea che il popolo non ha voluto e non vuole. E che, personalmente, spero si disfi prima che i papaveri della Berna federale – prendendo il popolo per esasperazione – riescano a farvi aderire la Svizzera.
Ma per il momento all’esasperazione non siamo ancora arrivati – solo a un considerevole grado di “incazzatura” – e quindi continuiamo a combattere questa importante battaglia. Il 17 giugno SÌ all’iniziativa dell’ASNI “Per il rafforzamento dei diritti popolari in politica estera (Accordi internazionali: decida il popolo!).
Eros N. Mellini
