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GUDC

6 settimane di vacanze, un boomerang per i lavoratori

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Tra poco più di un mese il popolo svizzero sarà chiamato alle urne per decidere se approvare o no l'iniziativa "6 settimane di vacanze per tutti", promossa da Travail Suisse. Una domanda alla quale una parte del popolo svizzero, molto probabilmente, non ha nessun dubbio su quale risposta apporre nell'urna, in fondo si tratta di passare dalle attuali quattro settimane di vacanza fissate a livello di legge alle sei proposte dagli iniziativisti. A questo punto tengo subito a precisare che se dovessi votare senza riflettere sulle eventuali conseguenze, ma pensando esclusivamente al mio tornaconto personale, ammetto che anch'io sarei alquanto tentato di apporre un SI sulla scheda di voto. E parlo da impiegato di commercio dipendente. Come in ogni votazione popolare, si tratta tuttavia di decidere del futuro del proprio paese. Un Paese che deve tener conto sia degli interessi del popolo come pure di quelli dell'economia e deve equilibrare le proprie politiche in maniera da farle coincidere il più possibile. E il cittadino ha la responsabilità di soppesare i pro e i contro di ogni proposta prima di decidere. Per quanto concerne la proposta di modifica costituzionale di Travail Suisse, invito dunque tutti coloro che hanno la grande tentazione di avallarla a fermarsi un attimo e riflettere su alcuni punti.

Innanzitutto i promotori si vantano, con questa iniziativa, di aver trovato la panacea per tutti i problemi di salute arrecati dall'attività lavorativa: più vacanze é uguale a più riposo e quindi meno stress. Obiettivo lodevole, se non fosse che, come da stessa ammissione della Consigliera federale socialista Simonetta Sommaruga, l'iniziativa non ne garantisce in nessun modo il raggiungimento. Ovvio, ci sono settori nei quali è strettamente necessario concedere più settimane di vacanza, ma ciò é già fissato nei contratti collettivi di lavoro. Non dobbiamo altresì dimenticarci che nessuno vieta ai datori di lavoro di scegliere di concedere più vacanze, e molti già lo fanno. Generalizzare il diritto a 6 settimane di vacanze per tutti i lavoratori risulterebbe invece un costo troppo elevato per molte aziende, costo che automaticamente si riverserebbe sui lavoratori. Prendendo come esempio il nostro Cantone, infatti, e tenendo conto dei giorni effettivi di lavoro - escludendo quindi i fine settimana, i festivi riconosciuti e i consueti 20 giorni di vacanze - un impiegato di commercio al 100% con un salario di 50'000 Franchi annui costa 220,25 Franchi al giorno. Un aumento delle ferie di 10 giorni porterebbe il suo costo a circa 230,40 Franchi, il che equivale a ben il 4,6% di aumento. Questo aumento della massa salariale può sembrare irrisorio per le grosse aziende, ma per le decine migliaia di PMI che stentano a chiudere i conti in attivo alla fine dell'anno, senza tenere conto anche delle difficoltà economiche dettate da una congiuntura sfavorevole e da un franco troppo forte, questa misura le obbligherebbe a dover operare tagli nelle percentuali d'impiego, tagli nei salari o al peggio tagli negli impieghi. Insomma se l'iniziativa popolare dovesse venir accettata potrebbe rivelarsi un doloroso boomerang per molti lavoratori svizzeri, già soggetti loro malgrado alla concorrenza estera. Per tale motivo, il prossimo 11 marzo, invito tutti i Ticinesi a declinare la proposta mettendo un NO nell'urna.

Alain Bühler, Segretario cantonale Giovani UDC Ticino