Basta salamelecchi all’UE: il popolo vuole che il Consiglio federale si mostri determinato
La costruzione dell’UE si basa su un errore intellettuale che condanna questo progetto al fallimento. La crisi finanziaria e la bancarotta di fatto di diversi Stati UE non ne sono che una delle tante prove. L’unica preoccupazione del regime elitario di Bruxelles è di estorcere del denaro a chi ancora ne ha. Un’enorme macchina per la ridistribuzione di denaro è all’opera nell’UE. I più performanti e i più laboriosi pagano per gli altri. Anche la Svizzera è chiamata alla cassa e i segnali inviati a questo proposito dalle autorità ufficiali fanno temere il peggio : ancora una volta i nostri politici s’inchinano di fronte a Bruxelles. Peraltro, il Consiglio federale potrebbe agire con forza e fermezza, perché il popolo lo sosterrebbe chiaramente in questa faccenda.
I responsabili dell’UE cercano sempre la via più facile per risolvere i loro problemi. I burocrati di Bruxelles tirano il bilancio dei danni potenziali di un’ulteriore attesa – appoggiati in ciò dagli eurofanatici di Avenir Suisse – e chiedono crediti di miliardi per risolvere i problemi. Le conseguenze di questa politica sono gravissime per le cittadine e per i cittadini dell’UE. Si dimostra sempre più chiaramente che la costellazione UE è destinata esclusivamente a servire gli interessi dei politici e dei funzionari, ossia la classe politica, mentre che i cittadini sono perdenti su tutta la linea. Gli effetti della ridistribuzione in seno all’UE sono drammatici. I performanti passano alla cassa e coloro che vivono al di sopra dei propri mezzi sono ricompensati.
Paese in origine povero, la Svizzera è riuscita a crearsi un posto al sole grazie al lavoro accanito e all’intelligenza del suo popolo, nonché alla sua indipendenza e ai suoi buoni rapporti con tutti i paesi del mondo. I meccanismi della democrazia diretta strappano regolarmente i politici dai loro sogni di grande potenza e dalla loro tendenza ad allinearsi. La superiorità del modello svizzero si è ancora una volta dimostrata in questa crisi finanziaria ed economica. Non è assolutamente il caso di rinunciarci. Più di una volta il popolo svizzero ha chiaramente detto il suo parere nella questione europea: e ogni volta è stato un NO all’adesione. Nemmeno in una forma “light” o in altre presentazioni più o meno digeribili.
Il giornale « Sonntag » ha appena intitolato un articolo : « L’UE reagisce negativamente alla variante d’adesione light della Svizzera » citando l’infaticabile burocrate UE Michael Reiterer. Occorre dire che lui è pagato per questo. Ma la Svizzera ufficiale sembra ancora una volta dimenticare gli interessi del paese e i suoi doveri nei confronti della popolazione. Le critiche lanciate contro gli accordi bilaterali sono un’espressione di questo atteggiamento. E la domanda d’adesione che giace a Bruxelles da parecchi anni indebolisce la posizione della Svizzera nei negoziati. È ora più che mai di ritirarla. Il popolo ha chiaramente espresso la sua volontà: NO all’UE. E, se necessario, si ripeterà la votazione popolare. Non c’è da sorprendersi che il presidente del PLR rifiuti di dibattere questa tematica, in quanto ex-presidente del Nuovo movimento europeo svizzero (NUMES) in Ticino. Quanto al presidente del PPD, si limita a ripetere l’idea di una “adesione light” della sua consigliera federale, mentre che i socialisti, da parte loro, vorrebbero entrare nell’UE ancora oggi.
L’UDC s’attende dalla presidente della Confederazione, Doris Leuthard, che difenda vigorosamente gli interessi della Svizzera in occasione del suo incontro di lavoro domani a Bruxelles. I progetti di “nuovi accordi” nel settore energetico e in quello dei servizi devono essere considerati con occhio critico. Si osa sperare che la presidente della Confederazione abbia il coraggio di dire chiaramente ai suoi interlocutori che è fuori questione che la Svizzera continui a versare del denaro all’UE perché, grazie al sistema della democrazia diretta, il popolo potrà dire la sua su questi regali. La Svizzera non deve aderire al sistema europeo che consiste nell’esercitare pressioni sugli Stati fino a quando non resta loro più nulla in cassa. Le prestazioni e il lavoro, l’innovazione e delle condizioni-quadro liberali, ecco i pilastri della nostra prosperità economica e delle nostre conquiste sociali.
Silvia Bär, vice-segretaria generale UDC Svizzera




