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		<title>www.udc-ti.ch</title>
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				<![CDATA[Iniziativa parlamentare elaborata - Istituzione di una Commissione permanente dell'educazione, della cultura e della scienza]]>
			</title>
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				<![CDATA[<p style="text-align: justify;"><b>INIZIATIVA PARLAMENTARE<br />
Presentata nella forma elaborata da Orlando Del Don e cofirmatari per la modifica degli art. 20 e 23a della legge sul Gran Consiglio e sui rapporti con il Consiglio di Stato: istituzione di una &ldquo;Commissione permanente dell&rsquo;educazione, della cultura e della scienza&rdquo;</b></p>
<p style="text-align: justify;">Attualmente, il Gran Consiglio &egrave; composto da tre Commissioni permanenti (Gestione e finanze, Legislazione e Petizioni e ricorsi) nonch&eacute; da diverse Commissioni speciali. Fra queste, rientra anche la Commissione speciale scolastica che, come indicato nella denominazione riportata, si occupa essenzialmente di questioni relative alla scuola.<br />
<br />
Nel corso delle ultime due generazioni, vi &egrave; stato un vero e proprio stravolgimento della nostra scuola e del diritto in ambito scolastico. Il passaggio dalle scuole maggiori/ginnasio alla scuola media unica e i &ldquo;livelli&rdquo; non sono le uniche difficolt&agrave; con cui i commissari sono confrontati. La scuola oggi comporta molti aspetti delicati, come ad esempio: le classi multietniche, le materie di insegnamento, le ore di lezione, le scelte didattiche, il sostegno pedagogico, il dopo scuola, vari problemi logistici uniti talvolta a quelli dei docenti, problemi comportamentali dei giovani e problemi legati alle difficolt&agrave; di apprendimento vieppi&ugrave; marcate, i problemi legati alle sedi scolastiche oramai obsolete, quelli relativi al grado di autonomia delle direzioni didattiche, al ruolo del docente e delle altre figure didattiche, ecc. Dobbiamo poi considerare anche tutte le problematiche legate alle nostre scuole dell&rsquo;infanzia, alle scuole professionali nonch&eacute; alle due scuole universitarie ticinesi che devono consolidare e affermare la loro posizione sul territorio e trovare soluzioni alle nuove sfide che sono in atto. A tutto ci&ograve; poi va ad aggiungersi &ndash; e sempre pi&ugrave; in modo marcato e privilegiato &ndash; tutto ci&ograve; che si interseca in modo stretto con gli aspetti e gli ambiti culturali e scientifici legati appunto all&rsquo;educazione e alla preparazione di tutti i nostri giovani in ogni ordine e grado scolastico.<br />
<br />
Da tutto ci&ograve;, si evince come al giorno d&rsquo;oggi non sia pi&ugrave; possibile dibattere di scuola e di insegnamento facendo astrazione della cultura e della scienza. Si tratta di una relazione stretta, inevitabile, cos&igrave; come anche prevista dal diritto federale.<br />
<br />
&Egrave; bene anche ricordare che il nostro Cantone deve sostenere costi molto elevati nella gestione del Dipartimento competente (DECS). La ridefinizione di questa Commissione non &egrave; una questione di poco conto.<br />
<br />
A complemento di ci&ograve;, le questioni che i commissari devono affrontare relativamente alle tematiche scolastiche, sono unanimemente riconosciute come vieppi&ugrave; articolate, interconnesse e complesse. Esse richiedono, di volta in volta, modalit&agrave; di analisi e di studio lunghe e complesse; con audizioni e approfondimenti tecnici &ndash; di ordine didattico, scientifico, metodologico, organizzativo, psico-sociale, ecc &ndash; che nel loro complesso rendono il lavoro dei commissari necessariamente specialistico e molto laborioso (oltre ad essere interconnesso con elementi istituzionali, sociali, culturali e scientifici oramai ineludibili).<br />
<br />
E senza dimenticare che, in questo suo difficile compito, la Commissione &egrave; sempre pi&ugrave; sollecitata ed esposta alle necessit&agrave; &ldquo;urgenti&rdquo; dell&rsquo;Esecutivo che inevitabilmente pone i commissari, come occorso anche recentemente, in situazioni di criticit&agrave; se non di vera e propria esposizione mediatica, sicuramente poco favorevole ad un lavoro sereno e ponderato, avulso da sempre possibili quanto inevitabili e inconsce pressioni psicologiche e sociali.<br />
Sfortunatamente, ad oggi, in questo Parlamento manca l&rsquo;organismo in cui si possa discutere, preparare ed elaborare queste tematiche in maniera complessiva e integrata. La speciale Commissione scolastica in quanto tale non pu&ograve; limitarsi restrittivamente cos&igrave; come fino ad ora a questioni, appunto, solo scolastiche, senza integrare ed assumere compiutamente anche gli aspetti educativi, culturali e scientifici interconnessi e correlati in modo inestricabile e vieppi&ugrave; complesso.<br />
<br />
Per tutte queste ragioni, proponiamo che sia istituita una <b><u>Commissione permanente dell&rsquo;educazione, della cultura e della scienza</u></b> che tratti non solo di scuola e educazione ma anche di tutte le questioni interconnesse legate alla cultura e alla scienza. Essa sostituirebbe l&rsquo;attuale Commissione speciale scolastica che verrebbe soppressa.</p>
<p style="text-align: justify;"><br />
<b><i>Per il Gruppo UDC in Parlamento<br />
Dr. med. Orlando Del Don</i></b></p>]]>
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				UDC Ticino
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			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
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			<title>
				<![CDATA[Inno nazionale a scuola: unâiniezione di sani valori elvetici]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il Gran Consiglio ha deciso, durante la sua ultima sessione, di accettare la mozione depositata a nome dell&rsquo;UDC da Marco Chiesa, volta a introdurre l&rsquo;insegnamento dell&rsquo;inno nazionale nella scuola ticinese. Da notare, che la mozione non specificava quale livello di scuola, bench&eacute; facesse riferimento a un&rsquo;analoga decisione presa nel 2008 dal Gran Consiglio del canton Argovia che la applica alla scuola elementare. Dove quindi sia andato il Consiglio di Stato a prendere la motivazione per respingere la mozione, secondo cui &ldquo;tra l&rsquo;altro estende il principio dell&rsquo;obbligatoriet&agrave; dell&rsquo;inno nazionale anche a settori scolastici in cui non &egrave; prevista la materia di educazione musicale&rdquo;, non mi &egrave; dato di sapere. Resta il fatto che, con il Salmo svizzero introdotto a titolo facoltativo<b> in una delle 10 schede che si CONSIGLIANO per l&rsquo;insegnamento dell&rsquo;educazione musicale</b> nella quinta elementare, era ritenuto pi&ugrave; che sufficiente dal Consiglio di Stato nel suo messaggio, per reputare<b> &ldquo;che l&rsquo;attuale impostazione sia da ritenersi soddisfacente e coerente con quella dei piani di studio delle nostre scuole&rdquo;.</b><br />
Gi&agrave;, talmente soddisfacente che gran parte della popolazione svizzera non conosce affatto il nostro inno nazionale, i pi&ugrave; cogniti in materia ne sanno a malapena una strofa. E fra questi non ho vergogna a enumerare anche il sottoscritto che spesso si &egrave; trovato a bluffare spudoratamente, muovendo soltanto la bocca e approfittando del playback di chi lo cantava vicino a lui. Con per&ograve; una scusante: alla mia generazione, a scuola insegnarono il &ldquo;Ci chiami o Patria&rdquo; &ndash; che ricordo ancora dopo pi&ugrave; di mezzo secolo &ndash; e nel 1961, quando fu sostituito con il Salmo svizzero, avevo terminato la scuola obbligatoria.<br />
Scherzi a parte, in un periodo nel quale avanza la scellerata tendenza a sacrificare tutti i valori &ndash; anche simbolici &ndash; che hanno portato la Svizzera a essere il paese migliore del mondo, sull&rsquo;altare di un internazionalismo il cui degrado &egrave; peraltro sotto gli occhi di tutti,  l&rsquo;insegnamento obbligatorio dell&rsquo;inno nazionale nelle nostre scuole &egrave; una sana iniezione di patriottismo che i pi&ugrave; sapranno apprezzare, se non nell&rsquo;immediato, quando saranno chiamati in futuro a manifestare il proprio orgoglio di appartenere alla Svizzera. Sempre che la politica disfattista tuttora messa in atto da una Berna federale pavida e bramosa d&rsquo;internazionalismo fuori luogo, ci avr&agrave; lasciato ancora qualcosa di cui andare orgogliosi.<br />
Armiamoci comunque di ottimismo e prepariamoci per il migliore degli scenari: quello di una Svizzera di nuovo indipendente e fiera di essere un esempio da seguire, invece che di seguire dei modelli peraltro gi&agrave; rivelatisi fallimentari.<br />
Dopo alcuni decenni di colpevole quanto vergognoso atteggiamento di servile sudditanza nei confronti delle pi&ugrave; o meno grandi (pre)potenze, sarebbe una sorta di rinascimento politico, un segnale che peraltro la gente sembra auspicare, se interpretiamo nel modo giusto sia questa decisione del Gran Consiglio circa l&rsquo;inno, ma anche la raccolta a tempo di record delle firme per l&rsquo;iniziativa popolare volta a reintrodurre l&rsquo;insegnamento della civica nella scuola ticinese.<br />
Tutto ci&ograve; sta a indicare che il popolo svizzero ama il suo paese, e desidera esternare questo suo sentimento anche simbolicamente e senza vergogna. &Egrave; la classe politica &ndash; o meglio, la maggioranza di sinistra dei partiti (PS e Verdi s&igrave;, ma anche PPD e PLR) &ndash; a non capire e a persistere nel tentativo, fortunatamente sempre pi&ugrave; vano, di estirpare questi valori sbeffeggiandoli quali eredit&agrave; obsolete di un passato patetico e di cui c&rsquo;&egrave; poco d&rsquo;andar fieri.<br />
E lo si &egrave; visto anche ora nel dibattito sull&rsquo;inno nazionale, come lo si era notato in quello sulla bandiera: i simboli come, appunto, la bandiera o l&rsquo;inno nazionale non sono da ostentare, non c&rsquo;&egrave; alcun orgoglio a giustificare tale comportamento e, soprattutto, rifiutando tali manifestazioni di patriottismo, non si &egrave; meno patrioti degli altri. &Egrave; pur vero che non &egrave; la fede al dito che fa l&rsquo;uomo sposato, ma se un uomo se la toglie prima di uscire di casa, mi d&agrave; il legittimo sospetto che si vergogni o che la consideri un impedimento in un&rsquo;azione di caccia non del tutto compatibile con lo status di coniugato. <br />
E come non &egrave; normale essere sposati e vergognarsi di esserlo, altrettanto non ci si pu&ograve; dichiarare patrioti rifiutando qualsiasi prova che lo dimostri, ancorch&eacute; simbolica.<br />
&Egrave; poi assurda l&rsquo;obiezione che non si deve obbligare l&rsquo;apprendimento dell&rsquo;inno nazionale, tutt&rsquo;al pi&ugrave; lo si pu&ograve; auspicare. Fino a 15 anni &egrave; obbligatorio andare a scuola, ma non si potrebbe imporre l&rsquo;apprendimento di una materia piuttosto che di un&rsquo;altra? Bisogna lasciare la libera scelta al docente se insegnare il Salmo svizzero o l&rsquo;internazionale socialista (viste le tendenze della scuola post sessantottina, non ho dubbi su quale pezzo cadrebbe la scelta)? <br />
Come detto sopra, finch&eacute; abbiamo ancora qualcosa di cui essere orgogliosi, &egrave; giusto e doveroso trasmettere questa fierezza alle giovani generazioni, assieme ai valori che hanno reso la Svizzera quello che &egrave;, meglio ancora quello che era fino a qualche decennio fa. E l&rsquo;inno nazionale fa parte del bagaglio del buon patriota. Checch&eacute; ne dicano i sinistri &ldquo;patrioti, ma in un'altra maniera&rdquo;.</p>
<p style="text-align: justify;"><i><b>Eros N. Mellini</b></i></p>
<p style="text-align: justify;"><br />
&nbsp;</p>]]>
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				UDC Ticino
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			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
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				<item>
			<title>
				<![CDATA[Tenero-Contra: Marco Buchser in Consiglio comunale]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;">Nell' ultima sessione del Consiglio Comunale del 29 aprile si sono prese le seguenti decisioni.<br />
La prima trattanda importante, dopo l'approvazione del verbale dell' ultima sessione, &egrave; stata l'entrata in Consiglio Comunale del nostro membro UDC Marco Buchser, subentrato al dimissionario Roberto Balemi. Hanno poi fatto seguito le seguenti trattande:<br />
<br />
N&deg; 5 . Discussione sul Messaggio Municipale inerente il piano finanziario 2013 - 2016.<br />
N&deg; 6 . Richiesta di un credito di Fr. 230'000.-per l' organizzazione di un concorso di progettazione per la<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; realizzazione della nuova scuola dell' infanzia.<br />
N&deg; 7 . Richiesta di un credito quadro di Fr. 1'280'000.- per la manutenzione straordinaria delle<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; strade comunali nonch&eacute; di Fr.145'000.- per il risanamento della canalizzazione di Via Saliciolo e di<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Fr. 133'000.- per infrastrutture dell' illuminazione pubblica.<br />
N&deg; 8 . Richiesta di Fr. 360'000.- per la riqualifica della tratta finale di Via Gerbione e l' incrocio su Via San Nicolao.<br />
<br />
Tutte le trattande e richieste di credito sono state approvate e accettate con voto unanime.<br />
&nbsp;</p>]]>
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				Distretti
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			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
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				<![CDATA[Lestofanti e malandrini continentali ]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;">Lo scorso 29 aprile avevo scritto della mia istintiva scarsa simpatia (chiamiamola antisimpatia) per  il nuovo presidente del consiglio della repubblica vicina e amica, elencandone i motivi. Il nulla osta della camera gli era garantito anche senza l&rsquo;&rdquo;inciucio&rdquo; (prevedibile perch&eacute; senza alternative) gi&agrave; dal 24 febbraio, quello del senato &egrave; arrivato a larghissima maggioranza. I pochi oppositori si sono opposti solo per ragioni elettorali partitiche, e hanno espresso il loro no solo quando sono stati ben sicuri che il loro voto negativo sarebbe stato perfettamente inefficace. Far fallire questo governo poteva essere letale per i partiti e partitucoli del no e rischiosissimo come movente di una ribellione popolare. Ottenuta la fiducia, il presidente &egrave; salito sul primo aereo a disposizione (un volo Ryanair, classe turistica, non business, per ovvi motivi: questi politici adesso fanno finta di risparmiare come sono obbligati a farlo, grazie a Monti, gli italici ceti meno abbienti) ed eccolo a sfilare, visibilmente impacciato, a fianco di una sempre pi&ugrave; pingue Merkel, davanti ad uno sparuto picchetto d&rsquo;onore.<br />
Poi, dopo un colloquio avvolto nel riserbo, la conclusione per i media elettronici e stampati, incaricati come sempre di far passare il messaggio, filtrato dalle loro lenti ideologiche, al popolino che siamo anche noi due. Questo il testo dell&rsquo;intervento ai microfoni: &ldquo;L&rsquo;Italia si schiera fedelmente e decisamente dalla parte dell&rsquo;UE, ma chiede che &lt;il vigore e la determinazione&gt; dimostrati nelle misure di contenimento e poi di abbattimento del debito pubblico vengano mantenuti anche per quel che concerne le nuove misure (richieste a gran voce dai paesi cosiddetti del Sud) da prendere per dare avvio ai processi di crescita&rdquo;. Non trascrivo letteralmente, ma il senso del discorso era chiaramente questo. <br />
Vediamole, le misure di risparmio messe in atto &ldquo;con vigore e determinazione&rdquo; da Maastricht in poi, sin dal 2003: deficit annuo massimo 3% del bilancio, indebitamento complessivo (in pratica il cosiddetto debito sovrano, che con la disoccupazione e la povert&agrave; la sola cosa che cresce nell&rsquo;UE) massimo del 60% del PIL (prodotto interno lordo). Il solo stato che ottempera a queste disposizioni, su 27 stati, di cui l7 di zona euro,  non mi crederai, caro Francesco, &egrave; la Romania. Un PIL e un bilancio di miseria, il suo, ma rispettoso di un trattato trattato da tutti gli altri 26 stati come carta straccia. &ldquo;Makulatur&rdquo; &egrave; il termine tedesco che indica questo genere di accordi. Si lasciarono crescere i debiti sovrani al 100% ed oltre, per l&rsquo;Italia per esempio al 130%. Quando i buoi erano scappati, si chiuse la porta con grande fragore, cio&egrave; con enormi danni per i poveri tapini, come fece Monti. Queste cose il Signor Letta le conosce molto meglio (volevo quasi dire pi&ugrave; meglio) di me. Parlando al popolino come ha fatto, ripeto, chiedendo &ldquo;vigore e determinazione&rdquo;, disinforma scientemente e volutamente.<br />
Cominciamo male. Per  il momento, pur sapendo che di certo c&rsquo;&egrave; solo l&rsquo;incertezza, resta fermo il fatto che questa UE &egrave; un grattacielo costruito su un errore madornale di calcoli statici, con a livello di fondamenta un euro fatto su sabbie mobili. Non ho niente contro l&rsquo;Europa, visto che sono europeo fin dalla nascita. Ma la sola soluzione politica possibile e razionale resta quella di De Gaulle: &ldquo;l&rsquo;Europe des Nations&rdquo;. Pi&ugrave; in fretta lo si capir&agrave; pi&ugrave; in fretta si potr&agrave; por rimedio alle catastrofi che, grazie a Bruxelles, abbiamo tutti sotto gli occhi. Ma far girare di 180 gradi la corrente del mainstream &egrave; cosa ardua. Ci si urta ad un&rsquo;opinione pubblica ancora troppo manipolata, una banda collaudata di banchieri e politici (i &ldquo;lestofanti e malandrini continentali&rdquo;, detti anche bankster e politster, da gangster) e una burocrazia tanto florida e collaudata da  permettersi di buttare ogni anno l miliardo peregrinando imperterrita una volta al mese tra Bruxelles e Strasburgo, come ti ho descritto in una recente lettera.<br />
Quest&rsquo;oggi, 2 maggio, festeggio con amici (alla Barra, tanto per intenderci), la visita di Letta a Hollande e poi a van Rompuy e Barroso. &ldquo;Semm a post&rdquo;, penso, e mi appisolo felice. Mi risveglio, guardo il Teletext, ed ecco la prima conferma che per le misure di rilancio della crescita si agisce con &ldquo;vigore e determinazione&rdquo;: il direttorio della BCE, con il drago alla testa, ha abbassato il tasso direttore dallo 0,75 allo 0,5%. Le banche europee potranno cos&igrave; ottenere dalla BCE, che ha promesso di stampar moneta in quantit&agrave; illimitata, soldi da prestare agli imprenditori, al fine di far ripartire un&rsquo;economia che ristagna in stato preagonico. Ma c&rsquo;&egrave; un ma: le banche i soldi ottenuti a buon mercato, non li prestano a imprenditori che non si sa ancora se ce la faranno o no: li adoperano per comperare i bonds degli stati indebitati non fino al collo, ma fino alle orecchie, lucrando tranquillamente sul cosiddetto &ldquo;spread&rdquo;. Non per vantarmi, ma l&rsquo;ho scritto ripetutamente, per lo stesso motivo che mi induce oggi a prender penna, a partire dall&rsquo;agosto 2012, quando non eravamo ancora in contatto epistolare. I malandrini, lestofanti e apprendisti stregoni di Bruxelles lo sanno benissimo anche loro, non sono meno intelligenti di te o di me, ma non sanno pi&ugrave; a quale santo appigliarsi nel vano tentativo di mascherare l&rsquo;obbligo di consegnare i libri che &egrave; gi&agrave; realt&agrave; innegabile. In altre parole, il fallimento della loro utopia, lo sfracello del trono che si erano (abusivamente) costruito. Non sono stupidi, sono disperati. E io pago, grida Tot&ograve;.<br />
Josif Wissarionowitch Dshugaschwili, pi&ugrave; conosciuto sotto il nomignolo di Stalin, ha detto che la logica degli eventi prevale sempre su quella degli intenti. Con i buoni intendimenti non salvi l&rsquo;UE: pavimenti l&rsquo;inferno.</p>
<p style="text-align: justify;"><br />
<i><b>Gianfranco Soldati </b></i></p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<table width="550" cellspacing="1" cellpadding="1" border="0">
    <tbody>
        <tr>
            <td width="40">P.S.:</td>
            <td width="497">
            <p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
            </td>
        </tr>
        <tr>
            <td width="40">&nbsp;</td>
            <td width="497" style="text-align: justify;">questo mio scritto potrebbe sembrare insopportabile manifestazione di presuntuosa e perfino arrogante &ldquo;Besserwisserei&rdquo; (un Besserwisser &egrave; una persona che  crede di saperne sempre una pi&ugrave; degli altri). Riprender&ograve; la penna per  spiegare minuziosamente e in modo comprensibile anche agli analfabeti  perch&eacute; l&rsquo;abbassamento del tasso d&rsquo;interesse direttore della BCE in  realt&agrave; &egrave; una truffa bella e buona ai danni del comune cittadino e un  regalo ai bankster (banchiere pi&ugrave; gangster).</td>
        </tr>
    </tbody>
</table>
<p>&nbsp;</p>]]>
			</description>
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				UDC Ticino
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			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
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				<item>
			<title>
				<![CDATA[Cronaca della riunione del Comitato Centrale dellâUDC ]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il 3 maggio 2013 si &egrave; riunito a Engelberg (OW) il Comitato Centrale dell&rsquo;UDC. All&rsquo;ordine del giorno sono stati discussi due temi molto importanti sui quali il popolo svizzero sar&agrave; chiamato ad esprimersi il prossimo 9 giugno 2013.</p>
<p style="text-align: justify;">Il primo tema discusso, &egrave; stata l&rsquo;iniziativa popolare promossa dall&rsquo;UDC chiedente &ldquo;l&rsquo;Elezione del Consiglio federale da parte del popolo&rdquo;, con una conseguente revisione parziale della Costituzione federale. <br />
La democrazia diretta &egrave; caratterizzata dalla sovranit&agrave; del popolo sullo Stato. Il potere emana dalla volont&agrave; del popolo. Questo principio &egrave; concretizzato in tutti i Cantoni, poich&eacute; sia i membri del Parlamento che del Governo sono eletti direttamente dal popolo. A livello federale questo principio &egrave; incompleto, il Consiglio Nazionale e il Consiglio degli Stati sono eletti dal popolo, mentre che i membri del Consiglio Federale sono eletti dal Parlamento.<br />
Mediante questa iniziativa l&rsquo;UDC vuole colmare questa grave lacuna della nostra democrazia diretta, che ancora oggi resta un caso unico al mondo.<br />
Il fatto che il Consiglio Federale venga eletto dal popolo, permette di rafforzare il principio della separazione dei poteri: il potere legislativo e il potere esecutivo saranno meglio delineati.<br />
L&rsquo;elezione del Consiglio Federale da parte del popolo, permette inoltre di avere delle regole trasparenti che sfuggono agli squallidi intrighi di palazzo, ai quali, ahim&egrave;, siamo stati confrontati durante le ultime nomine. <br />
Infatti, allo stato attuale, il Parlamento impone ai partiti i loro candidati e la scelta dei Consiglieri Federali viene fatta optando su persone poco profilate, senza una linea politica precisa e decisa. <br />
Oggi i Consiglieri Federali devono rispondere del loro operato solo ed esclusivamente al Parlamento e non al popolo svizzero. Loro azioni non sono sanzionabili dal popolo.<br />
L&rsquo;iniziativa UDC permette a ogni partito di proporre i propri candidati, questo significa che le personalit&agrave; tenaci e profilate avranno pi&ugrave; possibilit&agrave; di essere elette. <br />
Il Consigliere Federale dovr&agrave; dunque rispondere direttamente al popolo. Solo cos&igrave; la democrazia diretta potr&agrave; essere definita tale. Le cittadine e i cittadini svizzeri avranno un reale potere di controllo sul lavoro svolto dal Consigliere Federale e se del caso, sanzionarlo, mediante una non-rielezione. <br />
Come ha affermato il nostro Presidente della Confederazione, On. Ueli Maurer, il giorno successivo durante la riunione dei delegati svizzeri, &ldquo;la democrazia diretta &egrave; anche l&rsquo;organizzazione dello Stato nella quale i responsabili sono conosciuti e devono rendere conto del loro lavoro dinanzi ai cittadini&rdquo;.<br />
Secondo l&rsquo;UDC il bene del Paese deve essere prioritario rispetto ai calcoli politici dei partiti.<br />
L&rsquo;iniziativa dell&rsquo;UDC prevede anche un&rsquo;adeguata rappresentanza delle minoranze linguistiche, poich&eacute; almeno due rappresentati di lingua francese o italiana, dovranno sedere in Consiglio Federale. Allo stato attuale, &eacute; dal 1999 (da ben 14 anni!), che il nostro Cantone non ha un rappresentante ticinese in seno al Governo federale. L&rsquo;iniziativa permette al nostro Cantone di avere maggiori possibilit&agrave; di avere un suo rappresentante, poich&eacute;, fattore da non sottovalutare, non &egrave; da escludere che i confederati tedeschi possano preferire un candidato ticinese rispetto ad un candidato romando.  Dunque non &egrave; vero che il Ticino avr&agrave; ancora meno possibilit&agrave; di avere un Consigliere Federale<br />
L&rsquo;iniziativa permette inoltre di avere una maggiore integrazione nazionale: i candidati saranno chiamati a padroneggiare le lingue nazionali, con un conseguente rafforzamento della coesione nazionale.<br />
Per tutti questi motivi il Comitato Centrale dell&rsquo;UDC ha deciso il sostegno incondizionato al principio dell&rsquo;elezione del Consiglio Federale direttamente da parte della cittadine e cittadini svizzeri. Lo slogan degli iniziativisti &ldquo;Diamo fiducia al popolo!&rdquo; &egrave; pi&ugrave; che mai azzeccato!</p>
<p style="text-align: justify;"><br />
Il secondo tema discusso in seno al Comitato Centrale, &egrave; stata la modifica delle legge federale sull&rsquo;asilo.<br />
Con 3.4 richiedenti d&rsquo;asilo su 1'000 abitanti, la Svizzera &egrave; uno dei paesi del continente europeo che conta il maggior numero di richiedenti d&rsquo;asilo per abitante. Stranamente molti di coloro che si dichiarano minacciati di morte, non si recano nel primo paese &ldquo;sicuro&rdquo;, bens&igrave; scelgono la loro destinazione in funzione alla situazione economica e alle normative sull&rsquo;asilo loro confacenti. La maggior parte delle persone richiedenti d&rsquo;asilo, sono in realt&agrave; emigranti economici e sanno benissimo che non avrebbero alcuna possibilit&agrave; di essere accolti in Svizzera sulla base della legge federale sugli stranieri. Di conseguenza essi si focalizzano sull&rsquo;asilo. Durante i 4 anni in cui Christoph Blocher era alla testa del Dipartimento Federale competente, grazie ai correttivi apportati, le domande di asilo sono sensibilmente diminuite. Dopo di lui si &egrave; ritornati ai vecchi andazzi.  <br />
Con questa revisione della legge sull&rsquo;asilo, sono state apportate alcune modifiche. In particolare: l&rsquo;Ufficio federale della migrazione pu&ograve; ospitare in centri aventi regole pi&ugrave; severe, richiedenti d&rsquo;asilo problematici e recalcitranti che minacciano l&rsquo;ordine pubblico. Non sar&agrave; pi&ugrave; possibile depositare una richiesta d&rsquo;asilo presso le ambasciate svizzere (possibilit&agrave; data solo dalla Svizzera). La diserzione e l&rsquo;obiezione di coscienza non saranno pi&ugrave; ritenuti dei motivi per richiedere l&rsquo;asilo. Le procedure di richieste d&rsquo;asilo saranno pi&ugrave; celeri; il Consiglio Federale avr&agrave; la facolt&agrave; di testare nuove procedure centralizzando le domande, sgravando cos&igrave; il lavoro dei Cantoni e potr&agrave; ridurre i termini di ricorso da 30 giorni a 10 giorni. Le infrastrutture della Confederazione potranno essere utilizzate per accogliere ricedenti d&rsquo;asilo senza l&rsquo;autorizzazione del Cantone dove sono ubicate, sempre se questo non comporta delle procedure o oneri troppo gravosi in sede di modifica di destinazione dello stabile. Il Cantone che ospiter&agrave; queste infrastrutture ricever&agrave; un indennizzo per la sicurezza di Fr. 110'000 per ogni 100 abitanti.<br />
Questi cambiamenti apportati alla legge sull&rsquo;asilo, non soddisfano pienamente l&rsquo;UDC. Tuttavia il Comitato Centrale ha deciso di accoglierle, seppur modeste, poich&eacute; dei correttivi sono comunque urgenti e necessari per arginare la situazione attuale.</p>
<p style="text-align: justify;">L&rsquo;assemblea dei delegati dell&rsquo;UDC, tenutasi il giorno successivo sempre a Engelberg (OW), ha accolto tutte le decisioni prese dal Comitato Centrale.</p>
<p style="text-align: justify;">Di conseguenza, il prossimo 9 giugno 2013, l&rsquo;UDC raccomanda alle cittadine e ai cittadini svizzeri di votare un deciso SI all&rsquo;iniziativa popolare &ldquo;Elezione del Consiglio federale da parte del popolo&rdquo; e un altro deciso SI alla modifica della legge sull&rsquo;asilo.</p>
<p style="text-align: justify;">Il 15 giugno 2013 si terr&agrave; un&rsquo;assemblea straordinaria dei delegati UDC durante la quale saranno discussi i temi importanti della scuola e delle professioni. Siete tutti, sin d&rsquo;ora, invitati a partecipare, a dimostrazione di una Sezione UDC ticinese presente e numerosa.</p>
<p style="text-align: justify;"><i><b>Avv. Roberta Soldati<br />
Membro del Comitato Centrale dell&rsquo;UDC<br />
</b></i></p>]]>
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				UDC Svizzera
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			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[SÃ ai conti di AET]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;">Come giustamente evidenziato nel rapporto di maggioranza, i rapporti con AET nel corso di questa legislatura sono notevolmente migliorati. Ci&ograve; permette ai membri della Commissione controllo mandato pubblico (CCMP) un maggiore dialogo e trasparenza su tutta una serie di aspetti, che a loro volta influenzano anche le decisioni prese in Commissione speciale energia (CSE). Ed &egrave; importante che si mantenga questo clima disteso; alcuni dati sono essenziali per il buon svolgimento del nostro lavoro.<br />
Riguardo alla situazione energetica attuale per&ograve;, prima di lanciarsi in entusiastiche valutazioni su determinate energie rinnovabili e mettendo alla berlina aziende in crisi che operano nel campo dell&rsquo;energia bisogna, come sottolineato nel rapporto di maggioranza, fare alcune considerazioni in proposito.<br />
Quando si parla di energia, la maggior parte delle persone, associa a tale parola un unico fattore, ovvero la corrente elettrica, mentre la questione &egrave; assai pi&ugrave; complessa.<br />
Noi consumiamo esclusivamente energia stoccabile di origine fossile, vale a dire il 75%, mentre il reale consumo di elettricit&agrave; come inteso poc&rsquo;anzi si attesta al 25%. Ma tutta l&rsquo;energia fossile la importiamo dall&rsquo;estero, il che ci rende estremamente dipendenti e soggetti alle decisioni altrui, che a volte nulla hanno a che fare con quello che dovrebbe essere il nostro obiettivo primario: garantire ai nostri concittadini un&rsquo;energia affidabile su tutto l&rsquo;arco dell&rsquo;anno e a costi accessibili.<br />
L&rsquo;approvvigionamento non &egrave; una cosa sulla quale si possa scherzare, e infatti, prima che nel 2009 si decidesse per un&rsquo;apertura del mercato elettrico, non abbiamo mai avuto &ndash; stranamente ? &ndash; problemi in questo senso e, cosa non da poco, i nostri prezzi erano i pi&ugrave; bassi d&rsquo;Europa. <br />
Il consumo di energia nei prossimi 30 anni &egrave; destinato a salire del 50% e, di pari passo, anche le tariffe ad esso legate subiranno un aumento e, state pur certi, non verso il basso. Il che incider&agrave; sui bilanci familiari con negativi risvolti sociali.<br />
Il Consiglio federale con la &ldquo;strategia 2050&rdquo;, dopo il disastro di Fukushima, pensa che pur uscendo dal nucleare ed incentivando altri tipologie di energia in modo massiccio, si potranno mantenere i medesimi prezzi energetici competitivi. Bella favola si va raccontando alla nostra popolazione.<br />
&Egrave; ovvio che il finanziatore di tutta questa macchina infernale &egrave; il povero cittadino al quale si chiede di scucire denaro, attraverso tasse sul consumo, per fondi specifici creati ad hoc, per delle soluzioni che rimangono a tutt&rsquo;oggi mere ipotesi. Su queste ipotesi si basa la strategia 2050, e non sulle attuali conoscenze tecnologiche.<br />
Ci&ograve; che non condividiamo del rapporto di maggioranza &egrave; sicuramente questa nota, molto pi&ugrave; che entusiasta, sul sistema germanico, che ha puntato tutto su solare ed eolico, ma che in realt&agrave; &egrave; un disastro su tutta la linea, con persone ed aziende che si trovano bollette maggiorate del 40%.<br />
Come per tutto vi sono pregi e difetti nel puntare in modo cos&igrave; massiccio su queste tipologie di impianti; riguardo a quest&rsquo;ultimo punto, l&rsquo;irregolarit&agrave; nella produzione di elettricit&agrave; ha portato a quanto sopra esposto. <br />
In Germania, per evitare l&rsquo;implosione del sistema, la popolazione sar&agrave; chiamata a sostenere con sussidi, anche le tradizionali centrali fossili, peraltro con il sostegno delle varie organizzazioni ambientaliste.<br />
Insomma, il consumatore in Germania sta pagando 2 volte, una per incentivare le energie rinnovabili e l&rsquo;altra, in seconda battuta, per la costruzione di centrali fossili.<br />
Impariamo dagli errori altrui e non copiamoli, sosteniamo le politiche che chiedono la promozione dell&rsquo;efficienza energetica (riduzione dei consumi) senza intaccare la qualit&agrave; di vita della nostra popolazione, e incentiviamo le energie stoccabili per esser maggiormente indipendenti dall&rsquo;estero e rinnoviamo le nostre reti di distribuzione.<br />
La consultazione &egrave; terminata a gennaio, dobbiamo quindi prevedere che forse, viste le molteplici osservazioni, non riusciremo a raggiungere l&rsquo;obiettivo nel 2050, ma dovremo essere capaci di adattarci, magari facendo anche qualche passo indietro affinch&eacute; l&rsquo;economia non ne subisca un danno irreparabile.</p>
<p style="text-align: justify;">Scioglier&ograve; la mia riserva dunque a favore del rapporto di maggioranza malgrado le critiche sovraesposte, visto che i conti riflettono l&rsquo;andamento del 2011, anche se i margini di manovra per migliorare ci sono sempre.</p>
<p style="text-align: justify;">In ultima battuta, le candidature per il CdA sembrano provocare un po&rsquo; di panico in una certa area del parlamento. Il mio gruppo ritiene quello che &ndash; sebbene del tutto estraneo e non pertinente al messaggio in discussione &ndash; viene tuttavia segnalato quale personificazione del EL DIABLO VERDE della sinistra, ossia Giovanni Leonardi, una delle persone pi&ugrave; competenti in Ticino nel settore dell&rsquo;energia. Riteniamo quindi un&rsquo;inopportuna e riprovevole fuga in avanti quella di porre in questa sede dei veti su persone che non si sa nemmeno se, a tempo e luogo, proporranno la propria candidatura quale membro del CdA.  Se e quando ci si dovr&agrave; chinare su tale eventualit&agrave;, l&rsquo;UDC valuter&agrave; quindi senza pregiudizi le qualit&agrave; professionali dei candidati.<br />
Detto questo, il gruppo UDC appogger&agrave; il rapporto di maggioranza che approva i conti 2011 di AET.</p>
<p style="text-align: justify;"><b><i>Echi dal Gran Consiglio<br />
Intervento della nostra deputata Lara Filippini</i></b></p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>]]>
			</description>
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			<category domain="http://www.udc-ti.ch">
				UDC Ticino
			</category>
			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[Se canta anche il muezzin siamo proprio âmessi beneâ]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;">&Egrave; notizia dei giorni scorsi che in Svezia, nei vari minareti, costruiti apposta per i fedeli musulmani, &egrave; stato autorizzato ai muezzin della rispettive comunit&agrave; di poter cantare fuori dagli edifici sopraccitati, in modo da richiamare i fedeli all&rsquo;ora della preghiera. E ci mancava anche questa!<br />
In Svezia, come pure in molti altri paesi dell&rsquo;Europa Occidentale (Svizzera compresa), i musulmani e l&rsquo;Islam stanno crescendo a macchia d&rsquo;olio. Sia ben chiaro, nessuno ha niente per principio contro di loro e la loro religione, dal momento che, anche la pacifica Svezia come altri, &egrave; un paese molto tollerante nel campo dell&rsquo;immigrazione delle varie etnie, nella libert&agrave; d&rsquo;espressione e anche in ambito religioso. Quello che non riesco a concepire per&ograve;, &egrave; l&rsquo;assoluta volont&agrave; di certe culture, come l&rsquo;Islam di imporre il proprio credo ad ogni costo. Non basta che si lasci loro professare la propria religione in santa pace;  non basta che gli si costruiscano le varie moschee, minareti e cimiteri islamici vari. No, bisogna concedergli anche il muezzin! Per la serie: gli dai il dito e si prendono il braccio! Ora, non dico che tutti i musulmani siano cos&igrave;. Ci sono ovviamente anche quelli che, nonostante la loro cultura e religione, dimostrano volont&agrave; di integrarsi nel contesto dove vivono. Ma d&rsquo;altro canto, purtroppo, c&rsquo;&egrave; pur sempre una parte che non si rende conto di vivere in un paese, dove si ha tutta un&rsquo;altra cultura, soprattutto religiosa. E nel caso del muezzin, mi sembra che si pretenda un po&rsquo; troppo. Addirittura, nel caso svedese, si &egrave; detto &ldquo; Al muezzin per il momento sar&agrave; concesso di cantare &ldquo;solo il Venerd&igrave;&rdquo;!  Per il momento infatti!  Perch&eacute; si arriver&agrave; al punto che questa persona potr&agrave; cantare anche per pi&ugrave; giorni alla settimana!<br />
Proviamo ad andare noi in un paese islamico a professare il nostro credo cristiano. In molti di essi rischi anche la vita, mentre a loro si pu&ograve;, anzi &ldquo;si deve&rdquo; concedere di tutto e di pi&ugrave;!<br />
Per  fortuna che almeno qui in Svizzera, essendoci la democrazia diretta, il popolo pu&ograve; dire la sua in riguardo, e qualche anno fa ha sonoramente bocciato in votazione l&rsquo;edificazione di nuovi minareti (anche se adesso i giudici del Tribunale federale vorrebbe annullare la decisione popolare per motivi che non sanno neanche loro).<br />
Cerchiamo almeno noi che possiamo, tramite iniziative, referendum, e votazioni varie, di farci rispettare in casa nostra, se no, siamo proprio messi male!<br />
<br />
<b><i>Andrea Fedele<br />
Delegato nazionale Giovani UDC</i></b></p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>]]>
			</description>
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				GUDC
			</category>
			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[ Due partiti sono e due partiti restano]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;">Che  il settimanale &quot;Il Caff&egrave;&quot;  fosse tutt'altro che una testata di destra era ben risaputo. Quello che non condivido, &egrave; per&ograve; quando, come nell'edizione di Domenica 31 Marzo, se ne esce con articoli e sparate privi di fondamento sulle (cosi era il titolo) &quot;Prime prove di intesa fra Lega e UDC&quot;.<br />
Vere sono diverse tematiche tirate in ballo dell'autore dell'articolo, che si firma come &quot;c.m&quot; <br />
(cos'&egrave;? Aveva qualcosa da nascondere a mostrare la sua vera identit&agrave;?), sul fatto che su molti temi siamo in sintonia, come la sicurezza, i bilaterali e la libera circolazione, i frontalieri, il segreto bancario, ecc... come pure sul fatto che le alleanze fatte finora sono sempre andate a beneficio del movimento di Via Monte Boglia; ma quello che non condivido affatto sono le affermazioni fatte nell'ultima parte dell'articolo, da questo signor c.m. o per meglio dire &quot;Mister X&quot;, il quale, se ne esce con l'argomento sul futuro del &quot;Mattino&quot; dicendo che: <br />
&quot;In un'ottica di  ristrutturazione, esso potrebbe assorbire anche &quot;Il Paese&quot;, quindicinale dell'UDC, e diventare il settimanale organico della destra ticinese, con maggior efficacia e spesa. Carlo Danzi, gi&agrave; esponente di spicco dell'UDC luganese, nonch&eacute; genero di Attilio Bignasca che non sembra intenzionato a proseguire la dispendiosa avventura editoriale del fratello, potrebbe essere il trait d'union tra i due parti ma anche del nuovo giornale&quot;. <br />
In poche parole auspicava gi&agrave; ad una presunta fusione tra i 2 partiti!<br />
<br />
Allora tengo a dire al caro &quot;c.m&quot; o per meglio dire &quot;Mister X&quot;, prima di fare queste sparate di ricordarsi alcune cose:</p>
<ul>
    <li>&Egrave; vero che su molti argomenti abbiamo lo stesso punto di vista, e in molte circostanze collaboriamo ma 2 partiti siamo e 2 partiti rimaniamo.</li>
    <li>Dal momento che noi siamo l'UDC Ticino, ma pur sempre all'UDC Svizzera apparteniamo, delle nostre azioni dobbiamo rendere conto ai nostri colleghi di partito d'oltre Gottardo e non ai Diktat che partono da Via Monte Boglia.</li>
    <li>In ogni caso, dal momento che siamo parte integrante del partito, e certe tematiche per farle passare in votazione bisogna vincerle a livello nazionale (es: Iniziativa Stop all'immigrazione di massa) noi possiamo anche farci portavoce presso i nostri colleghi svizzero tedeschi e romandi di tematiche inerenti al Ticino, cercando di farle trasmettere nei loro Cantoni di appartenenza. Cosa che non pu&ograve; fare la Lega, dal momento che essa si ferma ai confini del nostro Cantone.</li>
    <li>Anche se qualche fine settimana fa, la Lega ha fatto un'ottima votazione a Lugano e l'UDC, correndo da sola, ha perso, non significa che i leghisti debbano fare un solo boccone dei democentristi ticinesi, trasformandoli in loro galoppini di comodo. Sia nei momenti belli che nei momenti difficili dobbiamo conservare la nostra autonomia come <br />
    sezione ticinese del primo partito svizzero e mantenere il nostro nome e la nostra dignit&agrave; senza fare i servi di nessuno!</li>
    <li>Dei problemi concernenti il futuro de &quot;Il Mattino della Domenica&quot;, non ce ne frega un fico secco, dal momento che sono problemi loro (della Lega).<br />
    &nbsp;</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Quindi consiglierei al signor &quot;c.m&quot; di evitare di sprecare inchiostro solo per poter parlare a sproposito! A volte a stare zitti si passa per intelligenti, cosa che non si pu&ograve; dire dell'autore dell'articolo sopraccitato!</p>
<p style="text-align: justify;"><i><b>Andrea Fedele<br />
Delegato nazionale Giovani UDC<br />
</b></i></p>]]>
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				GUDC
			</category>
			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[Abbattiamo il muro del pianto]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il gruppo Lega-UDC-Indipendenti di Cugnasco-Gerra ha preso conoscenza del fatto che il Municipio, durante la seduta del Consiglio Comunale prevista per il 27 maggio 2013, intende proporre al legislativo comunale di respingere una mozione presentata nel lontano 2011 che prevedeva l&rsquo;abbattimento del manufatto &ldquo;Piazza del Tiglio&rdquo;. Un&rsquo;infrastruttura fortemente voluta, si narra, per poter realizzare un piacevole luogo d&rsquo;incontro e socializzazione a favore della popolazione. Ebbene, i fatti hanno dimostrato e continuano a dimostrare come tutti questi buoni propositi siano stati completamente disattesi.<br />
Queste quattro mura di cemento armato con al centro una pianta di tiglio (morente), risultano sistematicamente deserte, probabilmente perch&eacute; pi&ugrave; che trasmettere la sensazione di trovarsi all&rsquo;interno di una piazza ben integrata nell&rsquo;area circostante (nucleo!), assomigliano spaventosamente a una prigione dove nessuno vorrebbe ritrovarsi, nemmeno per scambiare quattro chiacchiere. <br />
Ma ecco la svolta: per continuare a giustificare l&rsquo;ingombrante presenza di questo triste appezzamento di cemento (al posto di un pi&ugrave; gradevole prato verde), l&rsquo;attuale Municipio ha avuto la brillante idea di riservare tale spazio alla scuola elementare per lezioni a cielo aperto, naturalmente senza tuttavia proporre alcun programma concreto d&rsquo;occupazione. Uno spazio che in ogni caso potrebbe essere utilizzato, se necessario, anche senza i quattro muri di cinta presenti oggetto della mozione. Probabilmente i numerosi milioni di franchi investiti per il rifacimento della sede scolastica e della palestra non sono sufficienti, adesso ci vuole anche l&rsquo;aula all&rsquo;aperto quando la sede scolastica stessa dispone gi&agrave; di un ampio prato verde all&rsquo;aperto. La tristezza che questo manufatto trasmette spinge il nostro gruppo a domandarsi se non valga quanto meno la pena riflettere sull&rsquo;opportunit&agrave; di sostituire il tiglio con un bel salice e ribattezzarla in &ldquo;Piazza del Salice (piangente)&rdquo;. Speriamo vivamente che il Consiglio Comunale di Cugnasco-Gerra abbia il coraggio di ammettere i propri sbagli e che dimostri la volont&agrave; di farsi interprete del pensiero popolare rispettandone i desideri, decidendo di conseguenza di rimandare al mittente la proposta del Municipio. Si auspica infine di poter finalmente procedere all&rsquo;abbattimento di quest&rsquo;opera ormai soprannominata dalla cittadinanza &ldquo;muro del pianto&rdquo;.</p>
<p style="text-align: justify;"><i><b>Gruppo Lega-UDC-Indipendenti</b></i><br />
&nbsp;</p>]]>
			</description>
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			<category domain="http://www.udc-ti.ch">
				Distretti
			</category>
			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[Interrogazione - Caso Cassis: ultimo atto? Ovvero, perchÃ© il CdS ha mentito e continuato a mentire in riferimento al caso Cassis?]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;">In data 4 febbraio 2013, avevo inoltrato a nome del Gruppo UDC un&rsquo;interrogazione parlamentare con la quale si chiedeva al CdS di far chiarezza riguardo ai ruoli, agli incarichi e alle funzioni del Dr. Ignazio Cassis nella sua qualit&agrave; di membro del CdA dell&rsquo;EOC. <br />
Questa interrogazione faceva seguito al fatto che Cassis occupava contemporaneamente le poltrone di consigliere di amministrazione presso una clinica privata e, al contempo, presso l&rsquo;EOC, in flagrante e patente conflitto di interessi.</p>
<p style="text-align: justify;">In data 27 marzo 2013 il CdS rispondeva all&rsquo;interrogazione in oggetto dichiarando che:</p>
<p style="text-align: justify;"><b>1.</b>	Il Dr. Ignazio Cassis non era pi&ugrave; rappresentante dello Stato nei Consigli di Fondazione della Fondazione<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp; Giovanni e Giuseppina Rossi e della Fondazione Giuseppe Rossi.<br />
<b>2.</b>	Il Dr. Ignazio Cassis aveva inoltrato le dimissioni da membro dei Consigli di Fondazioni sopracitati il<br />
&nbsp; &nbsp; giorno dopo la sua nomina in qualit&agrave; di membro del CdA dell&rsquo;EOC, e cio&egrave; in data 16 dicembre 2011,<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp; comunicando questa decisione al Dipartimento della sanit&agrave; e della socialit&agrave; il 18 dicembre 2011.<br />
<b>3.</b>	Il Dr. Ignazio Cassis non deteneva alcun mandato presso istituzioni private o pubbliche che avrebbero potuto<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp; confliggere con il suo mandato pubblico presso l&rsquo;EOC</p>
<p style="text-align: justify;">Detto e appurato ci&ograve;, la questione venne in seguito approfondita in modo indipendente da due Gran consiglieri; il sottoscritto e il Dr. Franco Denti.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Dr. Franco Denti in una lettera trasmessa al presidente del Gran Consiglio Michele Foletti &ndash; poi ripresa in un articolo/intervista di G. Galli pubblicato sul CdT il 3 maggio u.s. &ndash; riferiva fra l&rsquo;altro che, cito: <br />
&ldquo;[&hellip;] nel registro di commercio la cancellazione di Ignazio Cassi dal Consiglio di amministrazione dell&rsquo;Ospedale Malcantonese-Fondazione G. Rossi sia avvenne solo il 17 aprile e pubblicata sul Foglio ufficiale il 22 aprile. [&hellip;] Questo mentre Cassis era stato nominato nell&rsquo;EOC il 15 dic. 2011 e, secondo il Governo, egli aveva inoltrato le dimissioni da membro del Consiglio di Fondazione il giorno dopo, in data 16 dicembre 2011. [&hellip;]&rdquo;.</p>
<p style="text-align: justify;">Il sottoscritto &ndash; come detto, in maniera indipendente &ndash; ottenne le stesse informazioni riportate dal Collega Dr. Franco Denti, dopo aver ottenuto e letto l&rsquo;estratto aggiornato del Registro di commercio del Cantone Ticino. E cio&egrave; che il Dr. Cassis venne iscritto in qualit&agrave; di membro del Consiglio di Fondazione del Ricovero Malcantonese Fondazione Giovanni e Giuseppe Rossi in data 26.05.2009 e la sua cancellazione venne invece registrata in data 17.04.2013. Il documento comprovante quanto appena riferito (estratto), datato 22.04.2013, e munito dell&rsquo;autenticazione dell&rsquo;Ufficio dei registri di commercio mi venne trasmesso tramite posta pochi giorni dopo.<br />
Questo documento, unitamente all&rsquo;articolo/intervista al Dr. F. Denti da parte di G. Galli sono allegati alla presente interrogazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Premesso che:<br />
-	il fatto che Cassis sia stato costretto a dimettersi la vigilia del dibattito parlamentare che preannunciava fuoco e<br />
&nbsp; fiamme non sgrava il CdS dalle sue responsabilit&agrave; e, pertanto, la questione si mantiene viva e attuale nella sua<br />
&nbsp; totalit&agrave; e gravit&agrave;.<br />
-	Anche nel caso in cui Cassis avesse a suo tempo mentito dichiarando il falso questo non sgrava il CdS dalle sue<br />
&nbsp; responsabilit&agrave;.</p>
<p style="text-align: justify;">Detto ci&ograve; siamo pertanto a chiedere a questo Consiglio di Stato di voler rispondere alle seguenti domande:</p>
<p style="text-align: justify;"><b>A.</b>	Il Consiglio di Stato ha volutamente risposto in modo menzognero ad un Gran Consigliere nell&rsquo;esercizio delle<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp; sue funzioni, in particolare dando risposte inveritiere all&rsquo;interrogazione del 4 febbraio u.s.?<br />
<b>B.</b>	In caso di risposta affermativa, come giustifica il CdS questa sua presa di posizione e scelta nei confronti del<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp; Legislativo?<br />
<b>C.</b>	In caso di risposta negativa, siamo autorizzati a credere che il CdS sia stato messo in questa imbarazzante<br />
&nbsp; &nbsp; e scabrosa situazione da parte di funzionari e/o collaboratori governativi che hanno agito motu proprio?<br />
<b>D.</b>	In questa seconda ipotesi, come intende procedere ora il CdS?<br />
<b>E.	</b>Vi &egrave; una terza ipotesi. E cio&egrave; che il Dr. I. Cassis abbia volutamente ingannato il CdS e in tal modo abbia messo<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp; ora l&rsquo;esecutivo in una imbarazzatissima situazione. Cosa risponde il CdS nel caso in cui si confermi essere<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp; questa la spiegazione della fattispecie appena ricordata?<br />
<b>F.	</b>Come intende procedere ora il CdS nei confronti delle persone che sono state ingannate e, in particolare,<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp; nei confronti dei parlamentari che avevano inoltrato l&rsquo;interrogazione e che sono stati ingannati e depistati per<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp; ben cinque lunghi mesi?</p>
<p style="text-align: justify;"><b><i><br />
Dr. med. Orlando Del Don<br />
Per il Gruppo UDC in parlamento</i></b></p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>]]>
			</description>
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				UDC Ticino
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			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[Il Consiglio federale se ne infischia della sicurezza dei cittadini]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;"><b>Le cifre pubblicate oggi da qualche media, annuncianti che &ldquo;nonostante una prassi giudiziaria pi&ugrave; severa meno stranieri delinquenti perdono il loro diritto di soggiorno&rdquo; sono uno scandalo. Il netto calo delle espulsioni di stranieri criminali, mentre che la criminalit&agrave; straniera non cessa d&rsquo;aumentare, ha una doppia origine: da una parte, il costante rinvio dell&rsquo;applicazione dell&rsquo;iniziativa-espulsioni e, dall&rsquo;altra, delle sentenze incomprensibili decretate in questi ultimi mesi dai tribunali. La risposta che il Consiglio federale ha dato questa settimana a una <a href="http://www.parlament.ch/i/suche/pagine/geschaefte.aspx?gesch_id=20133237" target="_blank">domanda parlamentare</a>, entra perfettamente in questo contesto: il governo vi dichiara infatti che il diritto internazionale ha in ogni caso il primato su quello nazionale. Il Consiglio federale si sottomette perci&ograve; ai giudici irrealisti della Corte europea dei diritti dell&rsquo;uomo (CEDU). Anche il consigliere federale Didier Burkhalter ha l&rsquo;intenzione di accettare che dei giudici stranieri regolino l&rsquo;applicazione degli accordi bilaterali Svizzera-UE, quindi di togliere al popolo svizzero il diritto di decidere le proprie leggi, trasferendo questa competenza all&rsquo;UE. Questo atteggiamento si riflette anche nell&rsquo;ultimo scandalo giudiziario a proposito del tragico caso della giovane donna assassinata in canton Vaud. Le autorit&agrave; cantonali respingono qualsiasi responsabilit&agrave; e la ministra di giustizia si nasconde dietro una cortina di silenzio.  </b><br />
<br />
Se la sicurezza della popolazione svizzera &egrave; insufficientemente protetta, non &egrave; a causa della volont&agrave; popolare o dell&rsquo;assenza di disposizioni legali adeguate, bens&igrave; perch&eacute; le leggi sono applicate male, per mancanza di volont&agrave; da parte delle autorit&agrave; e di altri benpensanti fiacchi e troppo pagati, che continuano a porre gli interessi dei delinquenti al di sopra di quelli delle loro vittime. <br />
<br />
L'UDC ha chiesto a pi&ugrave; riprese che le cifre statistiche concernenti le espulsioni di stranieri criminali di questi ultimi anni siano pubblicate per cantone e che il motivo dell&rsquo;espulsione sia annunciato. Il Consiglio federale continua a non rispondere in questo senso a un intervento parlamentare. Questo rifiuto del Consiglio federale di procurarsi le relative cifre presso i cantoni &egrave; perfettamente conforme alla tattica d&rsquo;ostruzione della consigliera federale Simonetta Sommaruga. L&rsquo;iniziativa sull&rsquo;espulsione degli stranieri criminali &egrave; stata approvata da popolo e cantoni nel novembre 2010, ma il governo non ha a tutt&rsquo;oggi sottoposto una legge d&rsquo;applicazione al Parlamento. Con questa iniziativa, le cui firme sono state raccolte a tempo di record, il popolo svizzero ha chiaramente manifestato la sua volont&agrave; di vedere le autorit&agrave; reagire rapidamente. Ma cosa succede invece? La signora Sommaruga non fa nulla, il Parlamento tantomeno e le autorit&agrave; esecutive cantonali sono ritornate al loro tran-tran abituale, preferendo non esporsi piuttosto che agire per la sicurezza della popolazione.</p>
<p style="text-align: justify;"><i><b>Unione democratica di centro</b></i></p>]]>
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			<category domain="http://www.udc-ti.ch">
				UDC Svizzera
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			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[LâUDC Ã¨ preoccupata per la prosperitÃ  della Svizzera]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;"><b>&Egrave; con inquietudine che l&rsquo;UDC ha preso conoscenza del rapporto intermedio del gruppo di lavoro Confederazione-cantoni concernente la riforma III dell&rsquo;imposizione delle imprese. La svizzera deve assolutamente salvaguardare la sua competitivit&agrave; fiscale internazionale, altrimenti la sua prosperit&agrave; ne sarebbe gravemente minacciata. &Egrave; perci&ograve; indispensabile, agli occhi dell&rsquo;UDC, che le attuali regolamentazioni speciali dei cantoni non siano abbandonate se non in presenza di soluzioni alternative equivalenti che le sostituiscano. Al momento non si sa se siano disponibili a sufficienza delle misure sostitutive e se queste esercitino i loro effetti in tempo utile. La Svizzera non deve quindi accettare di farsi mettere sotto pressione n&eacute; tantomeno fare delle promesse precipitose all&rsquo;UE.   </b><br />
<br />
L'UDC ha sottolineato gi&agrave; l&rsquo;anno scorso che riteneva sbagliato offrire all&rsquo;UE dei negoziati sull&rsquo;imposizione delle imprese, prima che fosse garantita la competitivit&agrave; fiscale della Svizzera. Il Consiglio federale ha sottovalutato troppo a lungo le esigenze di questa riforma e cominciato troppo tardi a preparare delle soluzioni di rimpiazzo. Il rapporto intermedio del gruppo di lavoro conferma questi timori. La sostituzione delle regolamentazioni speciali esistenti (in particolare per le societ&agrave; miste e le societ&agrave; di domicilio) con dei modelli alternativi (soluzione &ldquo;box&rdquo;, diminuzione dell&rsquo;imposta sugli utili, ecc.) &egrave; complessa ed esige dei lunghi periodi transitori. Essa costituisce pure un&rsquo;importante sfida in politica interna. <br />
<br />
L'UDC chiede perci&ograve; che queste idee siano concretizzate rapidamente nell&rsquo;obiettivo di rendere la Svizzera ancora pi&ugrave; competitiva di quanto lo sia oggi. Delle promesse avventate all&rsquo;estero e dei conti complicati in termini fiscali sono totalmente fuori luogo in questa situazione. Solo una Svizzera competitiva sul piano fiscale pu&ograve; creare impieghi, generare prosperit&agrave; e, di conseguenza, entrate fiscali. Se la Svizzera perde la sua competitivit&agrave; fiscale internazionale, essa mette in pericolo il suo modello di successo economico. N&eacute; pi&ugrave;, n&eacute; meno.</p>
<p style="text-align: justify;"><b><i>Unione democratica di centro</i></b></p>]]>
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				UDC Svizzera
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			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[LâUDC International fonda una sezione nazionale in Spagna]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;"><b>La sezione nazionale spagnola dell&rsquo;UDC International &egrave; stata fondata l&rsquo;11 maggio 2013 a L&rsquo;Ampolla (Tarragona). Una trentina di Svizzeri all&rsquo;estero hanno partecipato all&rsquo;assemblea costituente, sottolineando cos&igrave; l&rsquo;importanza dell&rsquo;impegno politico da parte della quinta Svizzera. </b></p>
<p style="text-align: justify;">Circa il 10% delle Svizzere e degli Svizzeri vive all&rsquo;estero. La cosiddetta Quinta Svizzera &egrave; ancora poco organizzata politicamente. Sezione UDC degli Svizzeri all&rsquo;estero, UDC International difende gli interessi dei compatrioti residenti all&rsquo;estero, portandoli direttamente nella politica federale. Per far avanzare questa messa in rete a livello internazionale, l&rsquo;UDC &egrave; il solo partito che fonda delle sezioni nazionali nei diversi paesi del mondo. <br />
<br />
La sezione nazionale spagnola &egrave; stata fondata l&rsquo;11 maggio 2013 a L&rsquo;Ampolla, in presenza della presidente di UDC International, Inge Sch&uuml;tz, e della segretaria generale, Miriam Gurtner. Viktor Nell, grigionese all&rsquo;estero, &egrave; stato eletto presidente, Andr&eacute; Marcel George, originario del canton Vaud, diventa vicepresidente e s&rsquo;occuper&agrave; pi&ugrave; in particolare dei membri francofoni, mentre Johann Reimann, argoviese d&rsquo;origine, occupa la funzione di segretario. <br />
<br />
Dopo la fondazione formale della sezione, gli Svizzeri all&rsquo;estero presenti hanno ascoltato dei brevi esposti di Johann Reimann circa il suo impegno al servizio dell&rsquo;Alto Commissariato per i rifugiati ad Aleppo, in Siria, e di Hans Werder (membro dell&rsquo;UDC Costa d&rsquo;Avorio) sul suo lavoro umanitario in una stazione medica mobile per donne incinte in Costa d&rsquo;Avorio. <br />
<br />
<i>L'UDC International, la sezione UDC degli Svizzeri all&rsquo;estero, &egrave; stata fondata nel 1992 e conta oggi diverse centinaia di membri in tutti i continenti del mondo. La prima sezione &egrave; stata fondata in Africa del sud, seguita poi da quella in Thailandia. Pi&ugrave; recentemente sono state costituite delle sezioni in Costa Rica, Costa d&rsquo;Avorio e ora in Spagna. Altre fondazioni sono in programma. L&rsquo;UDC International ha il rango di una sezione cantonale in seno all&rsquo;UDC e dispone perci&ograve; dei suoi rappresentanti negli organi del partito nazionale. Il comitato di UDC International riunisce degli Svizzeri all&rsquo;estero impegnati e influenti deputati UDC. Il legame fra gli Svizzeri all&rsquo;estero e il Parlamento federale &egrave; assicurato dai consiglieri nazionali UDC.  </i><br />
<br />
Ulteriori informazioni su <a href="http://www.udc-international.ch" target="_blank">www.udc-international.ch  </a></p>
<p style="text-align: justify;"><b>Contatti:</b><br />
<i><b>Viktor Nell, presidente UDC Spagna, +34 619 282 079<br />
Inge Sch&uuml;tz, presidente UDC International, 079 408 26 27<br />
Miriam Gurtner, segretaria generale UDC International, 031 300 58 58</b></i><br />
&nbsp;</p>]]>
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			<category domain="http://www.udc-ti.ch">
				UDC Svizzera
			</category>
			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[Monteceneri: nuovo regolamento sui rifiuti, una scelta ragionevole]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;">Con la fusione dei cinque ex-comuni (Rivera-Bironico-Camignolo-Medeglia e Sigirino) il municipio, sostenuto dal consiglio comunale, ha varato gi&agrave; diversi regolamenti unificati per facilitare il lavoro del nuovo comune e per essere ancora pi&ugrave; vicini alla popolazione. In questo senso, anche il regolamento sui rifiuti andava aggiornato, tenuto conto della nuova realt&agrave;; con un giro di raccolta di circa 37 Km, una disparit&agrave; di tassazione annuale tra quartieri e un servizio che deve essere efficiente e puntuale, si &egrave; solo provveduto a scindere la tassa in due parti. <br />
Con la tassa base annuale quindi si pagher&agrave; il costo della raccolta e della separazione, mentre con l&rsquo;acquisto degli appositi sacchi colorati si copriranno le spese dello smaltimento. Il cittadino che separer&agrave; in modo attento i rifiuti, ne avr&agrave; un sensibile beneficio economico, in quanto pagher&agrave; meno che con un'unica tassazione annuale; sar&agrave; dunque lui stesso a decidere quanto pagare e non il comune ad imporglielo! <br />
Altra questione non indifferente, e che deve fare riflettere la popolazione su quanto sia importante approvare questo regolamento, &egrave; il fatto che il Cantone non accetter&agrave; pi&ugrave; regolamenti multipli in un comune unico e senza che questi contengano il principio di causalit&agrave; (sentenza Tribunale Federale). Cosa vuol dire in pratica? Se dalle urne uscir&agrave; un NO, al municipio verr&agrave; per prima cosa chiesto di riproporre un regolamento che contenga questo principio, ma fino ad allora la difficolt&agrave; sar&agrave; riuscire a coprire i costi attuali con cinque regolamenti diversi; il pericolo cui potremmo andare incontro &egrave; quindi quello di una supertassa annuale o, peggio ancora, dell&rsquo;aumento del moltiplicatore! <br />
Se la popolazione ritiene che il regolamento cos&igrave; come proposto debba essere migliorato, noi consiglieri comunali saremo l&igrave; pronti a farlo, ma votare NO porterebbe solo evidenti svantaggi! <br />
Per coprire tutti i costi legati alla gestione dei rifiuti, affinch&eacute; il cittadino possa risparmiare e avere un servizio efficiente, il prossimo 9 giugno 2013 diamo fiducia al nuovo regolamento rifiuti e votiamo SI!</p>
<p style="text-align: justify;"><i><b>Lara Filippini<br />
Consigliera comunale Monteceneri<br />
<br />
</b></i></p>
<p style="text-align: justify;"><i>Pubblicato su la Regione il 16.05.2013</i></p>]]>
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			<category domain="http://www.udc-ti.ch">
				Distretti
			</category>
			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[Il master di medicina assieme allâIrb]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;">Da alcuni anni a questa parte si sta sviluppando in Ticino il modello vincente dei poli di competenza settoriale. Questa strategia consiste nel raggruppare, per quanto possibile, tutte le attivit&agrave; di punta di un determinato ambito in modo da sfruttare le sinergie presenti e di permettere un sostegno reciproco fra le varie strutture. Si tratta di sviluppare per l&rsquo;appunto maggiori competenze e di raggiungere un certo peso a livello nazionale e internazionale.<br />
Questo modello ha portato alla creazione dei poli di economia e di scienze della comunicazione, che raggruppano una ventina fra laboratori e istituti. Inoltre dovrebbero nascere in futuro i vari siti che raggrupperanno le attivit&agrave; di Usi e Supsi. Nello speciï¬co si tratta di: un campus a Viganello per le facolt&agrave; di informatica, elettronica e meccanica, un campus nei pressi della stazione di Lugano per le facolt&agrave; di scienze sociali e sanitarie e un campus a Mendrisio per le facolt&agrave; di architettura, ambiente, costruzione e design.<br />
Sempre seguendo questa strategia, &egrave; stato pianiï¬cato a Bellinzona il polo biomedico nato nel 2000 con la creazione dell&rsquo;Istituto di ricerca in biomedicina (Irb). Parlando dell&rsquo;Irb, &egrave; di pochi giorni fa la notizia che il Tribunale federale ha respinto gli ultimi ricorsi che bloccavano la costruzione della nuova sede (accettata a larghissima maggioranza in votazione popolare). Rispetto al progetto di massima del 2009 le esigenze sono per&ograve; cambiate. In particolare si dovr&agrave; tener conto anche delle necessit&agrave; di Ior (Istituto di ricerca oncologica) e Iosi (Istituto oncologico della Svizzera italiana) che troveranno spazio nell&rsquo;ediï¬cio, oltre che di un nuovo previsto aumento del numero dei ricercatori. A questo punto, ancora nell&rsquo;ottica dello sviluppo di un polo forte, &egrave; sensato raggruppare nella stessa struttura pure il master in medicina che avr&agrave;, come scritto nel rapporto del relativo gruppo di studio, diversi laboratori in comune proprio con l&rsquo;Irb.<br />
Sarebbe un grave errore collocare la sede del master in medicina nel previsto campus di Viganello dedicato all&rsquo;ingegneria (come suggerito nel rapporto del gruppo di studio), dato che, oltre a non seguire il modello vincente dei poli di competenza, non offre neppure vantaggi alternativi. Anzi, con la vicinanza della direzione dell&rsquo;Ente ospedaliero cantonale (Eoc), del futuro semisvincolo e della stazione, Bellinzona risulta vantaggiosa pure da un punto di vista organizzativo e logistico perch&eacute; gli studenti e i medici dovranno muoversi agevolmente verso i vari ospedali cantonali e verso Zurigo (con la cui universit&agrave; &egrave; prevista un&rsquo;importante collaborazione).<br />
Portare il master in medicina nella nuova struttura dell&rsquo;Irb &egrave; quindi un&rsquo;opportunit&agrave; da non perdere, disperderlo altrove denoterebbe al contrario una mancanza di visione di insieme del tessuto scientiï¬co ticinese, delle sue esigenze e delle sue potenzialit&agrave; di sviluppo.</p>
<p style="text-align: justify;"><b><i>Athos Ambrosini<br />
Presidente Udc distretti Bellinzona e Tre Valli</i></b></p>
<p style="text-align: justify;"><i>Pubblicato su la Regione il 14.05.2013</i><br />
&nbsp;</p>]]>
			</description>
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			<category domain="http://www.udc-ti.ch">
				Distretti
			</category>
			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[Alloggi sovvenzionati per ancor piÃ¹ stranieri]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;"><b>Con la sua analisi presentata ieri e con le misure che ne deriva per rispondere alle conseguenze della libera circolazione delle persone, il Consiglio federale ammette implicitamente gli enormi problemi provocati da un&rsquo;immigrazione incontrollata. Invece di affrontare le cause del male, quindi l&rsquo;immigrazione, il governo prevede nuovi interventi statali, questa volta sul mercato dell&rsquo;alloggio e degli immobili. Esso non esita a ricorrere a delle misure centralizzatrici e al denaro dei contribuenti per offrire alloggi sovvenzionati ad ancor pi&ugrave; immigranti provenienti dall&rsquo;UE. Parallelamente, questi interventi statali limitano i diritti alla propriet&agrave; privata delle Svizzere e degli Svizzeri. La politica europea del Consiglio federale assume dei tratti sempre pi&ugrave; grotteschi.   </b><br />
<br />
Gli affitti sono rincarati di oltre il 20% dal 2000 a oggi, principalmente a seguito dell&rsquo;immigrazione incontrollata provocata dalla libera circolazione delle persone. Per rispondere agli effetti nefasti della libera circolazione, il Consiglio federale ha cominciato a regolamentare un mercato del lavoro finora liberale, e oggi intende pianificare il mercato dell&rsquo;alloggio e dell&rsquo;immobile con delle misure centralizzatrici. Lo spazio abitabile e l&rsquo;acquisto di terreni edificabili saranno sovvenzionati; la Confederazione interverr&agrave; ancora di pi&ugrave; nella pianificazione del territorio e una burocrazia supplementare restringer&agrave; la libert&agrave; dei proprietari immobiliari. Grazie alle misure abbozzate oggi, la Svizzera sar&agrave; ancora pi&ugrave; attrattiva per gli immigranti. Confortevoli prestazioni sociali, alloggi sovvenzionati e probabilmente ben presto salari minimi: il Consiglio federale e i suoi alleati politici sembrano voler accelerare ancora di pi&ugrave; l&rsquo;immigrazione con tutte le conseguenze negative che questo fenomeno comporta per la Svizzera. Parallelamente, lo Stato interviene vieppi&ugrave; nel diritto alla propriet&agrave; e nella libert&agrave; economica.   <br />
<br />
<b>Le cittadine e i cittadini non mancheranno di sanzionare questa politica contraddittoria e incomprensibile. La Svizzera deve finalmente riprendere il controllo dell&rsquo;immigrazione. L&rsquo;iniziativa popolare UDC &ldquo;contro l&rsquo;immigrazione di massa&rdquo; gliene dar&agrave; presto i mezzi. </b></p>
<p style="text-align: justify;"><i><b>Unione democratica di centro</b></i></p>]]>
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			<category domain="http://www.udc-ti.ch">
				UDC Svizzera
			</category>
			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[Votazioni del 9 giugno 2013: due SÃ e un NO dallâUDC Ticino]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il comitato cantonale dell&rsquo;UDC Ticino, riunitosi marted&igrave; 14.05.2013 a Rivera, ha deciso all&rsquo;unanimit&agrave; le seguenti raccomandazioni di voto:</p>
<p style="text-align: justify;"><u><b>Iniziativa popolare federale UDC &ldquo;Per l&rsquo;elezione del Consiglio federale da parte del popolo&rdquo; S&Igrave;</b></u></p>
<p style="text-align: justify;">I presenti hanno ritenuto che sia ora di colmare la lacuna che vede attualmente non eletto dal popolo l&rsquo;organo esecutivo supremo del paese, facendo cos&igrave; s&igrave; che il Consiglio federale debba rispondere del suo operato apertamente davanti al popolo. Un tassello essenziale al completamento della nostra  democrazia diretta.</p>
<p style="text-align: justify;"><u><b>Modifica della legge sull&rsquo;asilo S&Igrave;</b></u></p>
<p style="text-align: justify;">L&rsquo;inasprimento della legge sull&rsquo;asilo introdotto con queste modifiche non &egrave; ritenuto ancora sufficientemente incisivo da parte dell&rsquo;UDC Ticino, tuttavia comporta alcuni cambiamenti che costituiscono un passo nella giusta direzione, quali la soppressione della possibilit&agrave; di depositare la domanda d&rsquo;asilo presso le nostre ambasciate all&rsquo;estero e l&rsquo;abolizione della diserzione e dell&rsquo;obiezione di coscienza quale motivazione della richiesta d&rsquo;asilo.</p>
<p style="text-align: justify;"><u><b>Circonvallazione del Basso Malcantone tutta in galleria NO</b></u></p>
<p style="text-align: justify;">I membri del comitato UDC, pur apprendendo che sono ancora previste delle serate informative e un dibattito in TV che potranno apportare ancora qualche informazione di dettaglio, hanno ritenuto che non sia comunque il caso di bloccare tutto quanto fatto finora per giungere alla fase finale del progetto di circonvallazione Agno-Bioggio. Questo, sebbene forse non perfetto e ottimale, &egrave; soltanto in attesa della conferma del sussidio federale e, pur consapevoli che la sua realizzazione possa essere procrastinata di ancora qualche tempo, &egrave; da considerare in dirittura d&rsquo;arrivo. L&rsquo;accettazione dell&rsquo;iniziativa invece, comporterebbe l&rsquo;arresto di tutta la procedura, l&rsquo;allestimento di un nuovo progetto con costi almeno tre volte elevati, nessuna garanzia di sussidio federale e, soprattutto, con una realizzabilit&agrave; in tempi a dir poco biblici.</p>
<p style="text-align: justify;"><br />
<i><b>UDC Ticino</b></i></p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>]]>
			</description>
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			<category domain="http://www.udc-ti.ch">
				UDC Ticino
			</category>
			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[Democrazia diretta, non va banalizzata]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;">L'art. 34, cpv 2 della Costituzione cantonale recita: &laquo;Il diritto di voto deve essere agevolato&raquo;. Ma quanto agevolato? Personalmente ritengo che il fatto di dare la possibilit&agrave; di votare a chi - per giustificati motivi - non pu&ograve; recarsi alle urne nei giorni previsti, sia la massima agevolazione dovuta, visto che quello di voto &egrave; s&igrave; un diritto, ma anche un dovere da parte del cittadino, sancito dall'articolo 32 della Costituzione cantonale (La partecipazione alle votazioni e alle elezioni &egrave; un dovere civico). E queste agevolazioni esistono gi&agrave; oggi con la possibilit&agrave; di voto anticipato e di voto per corrispondenza debitamente motivato.<br />
Il voto per corrispondenza &egrave; gi&agrave; in uso per le votazioni. Ma un conto &egrave; la votazione per dire s&igrave; o no a un oggetto ben definito - laddove &egrave; ben difficile che un singolo voto possa fare la differenza - ben altro &egrave; il caso delle elezioni, nelle quali spesso la differenza di un voto pu&ograve; essere determinante per la nomina di questo piuttosto che quel candidato.<br />
Con la decisione - a nostro avviso malaugurata - del Gran Consiglio, si assiste a una totale inversione di rotta: dalla massima possibile segretezza all'altrettanto massima possibile pubblicit&agrave; del voto. Finora, addirittura si doveva entrare da soli nella cabina elettorale, compilandovi personalmente la scheda ritirata al momento; adesso, il materiale di voto sarebbe inviato a casa, con la possibilit&agrave; di discuterlo con estranei interessati di questo o quel partito.<br />
Se si vuole, all'agevolazione non ci sarebbero limiti allora, si potrebbe immaginare anche di autorizzare bar e edicole alla raccolta delle schede di voto, risparmiando cos&igrave; al cittadino di cercare una bucalettere, oppure di mandare degli usceri comunali a raccogliere i pareri di porta in porta. Proposte assurde? Concordo pienamente. Assurde per&ograve; almeno quanto il principio di voler far s&igrave; che il cittadino debba subordinare l'esercizio dei propri (preziosi) diritti e (tutto sommato poco onerosi) doveri politici all'imprescindibile possibilit&agrave; di farlo senza muoversi dalla poltrona di casa.<br />
Il galoppinaggio - checch&eacute; ne dicano con tono derisorio i sostenitori del voto per corrispondenza - esiste ancora eccome, basterebbe registrare statisticamente l'aumento delle visite che si susseguono nelle case anziani in occasione delle elezioni per rendersi conto della veridicit&agrave; di questa asserzione. Ora, se in passato il galoppino non era comunque mai sicuro che nel segreto dell'urna il suo &laquo;cliente&raquo; non votasse poi il contrario di quanto ave&not;va promesso, con il voto per corrispondenza avrebbe tutte le assicurazioni necessarie, perch&eacute; la carta di voto firmata gli verrebbe consegnata con la scheda che provvederebbe lui stesso a compilare. La segretezza del voto andrebbe a farsi benedire, e si assisterebbe a un'incetta di materiale di voto presso quella grossa percentuale di elettori che oggi sono assenteisti. Si aprirebbe quindi la strada a brogli il cui numero &egrave; oggi perlomeno limitato al minimo, grazie all'obbligo di recarsi personalmente nella cabina elettorale.<br />
C'&egrave; poi un effetto negativo, secondario ma non trascurabile, sull'esercizio dei diritti popolari quali l'iniziativa. Oggi, i seggi elettorali sono un ottimo bacino per la raccolta delle firme: basti pensare che l'iniziativa per la reintroduzione dell'insegnamento della civica nelle scuole ha raccolto circa 6.000 delle 8.000 firme che l'hanno gratificata nel tempo record di otto giorni, proprio grazie alle bancarelle poste all'esterno dei seggi elettorali. Con il voto per corrispondenza, questa opportunit&agrave; sarebbe ridotta drasticamente, rendendo addirittura impossibile il gi&agrave; difficile compito degli iniziativisti.<br />
Altri motivi pi&ugrave; che ragionevoli consigliano di sostenere il referendum ma, soprattutto, la pericolosa tendenza in atto di banalizzare sempre di pi&ugrave; il principio della democrazia diretta, ossia proprio la massima partecipazione possibile del popolo alla gestione della cosa pubblica, rassegnandosi all'assenteismo anzi, giustificandolo con il fatto di avere cose pi&ugrave; divertenti (attenzione, non necessariamente pi&ugrave; importanti!)da fare. Noi riteniamo che, almeno due volte ogni quattro anni, alla cittadina e al cittadino responsabili non sia di troppo peso recarsi personalmente alle urne. Sostenete quindi il referendum &laquo;Per la difesa della democrazia&raquo;.</p>
<p style="text-align: justify;"><b><i>Eros N. Mellini<br />
Deputato dell'UDC in Gran Consiglio <br />
</i></b></p>]]>
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				UDC Ticino
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			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[Difendere i residenti Ã¨ giusto e opportuno]]>
			</title>
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				<![CDATA[<p style="text-align: justify;">Ho letto con grande attenzione l'Opinione di Franco Ambrosetti sul tema &laquo;Frontalieri&raquo;, che &egrave; stata pubblicata da questa testata. Ritengo che una nostra risposta al presidente della CCTi sia necessaria, visto che nel suo articolo ci ha maldestramente tirato in ballo.<br />
Conosco Ambrosetti solo di nome, ma seguo con interesse le prese di posizione della CCTi (soprattutto per bocca del direttore Albertoni) sia tramite i media che durante qualche incontro tra partiti ed esponenti dell'economia.<br />
Non posso negare di essere rimasto piuttosto sbalordito dalle dichiarazioni del presidente Ambrosetti. Da parte sua, mi sarei aspettato delle osservazioni di tutt'altro genere e sicuramente non di aspra critica verso l'operato dell'UDC che, spesso e volentieri, condivide opinioni e strategie della CCTi. Nella prima parte dell'articolo, Ambrosetti snocciola una forte critica al nostro partito, accusandolo di denigrare e di dar poco valore ai frontalieri, quasi non li riconoscessimo come persone.<br />
Un'analisi, la sua, totalmente errata e fuorviante, una lettura sbagliata del nostro messaggio dettata da un'interpretazione assolutamente personale. La realt&agrave; dei fatti &egrave; che nel Canton Ticino il frontalierato &egrave; un fenomeno che ha delle conseguenze negative. La situazione attuale &egrave; la diretta conseguenza delle scelte fatte dal popolo svizzero quando si &egrave; espresso in votazione per gli accordi bilaterali e per la libera circolazione delle persone.<br />
L'UDC ha voluto far presente questa situazione di difficolt&agrave; e lanciare un segnale d'allarme per un problema che sta causando parecchi danni all'occupazione nel nostro cantone. La cosa &egrave; talmente evidente che persino il Partito socialista si &egrave; reso conto che &egrave; necessario intervenire sulla questione.<br />
Nessuno mette in dubbio la bont&agrave; dell'operato dei frontalieri, come pure l'efficienza e i vantaggi che possono procurare alle aziende. Concordiamo anche sul fatto che, grazie al loro operato, la Svizzera ha potuto raggiungere un livello di benessere economico elevato (specialmente negli anni Sessanta, Settanta e Ottanta). Le cose per&ograve; ora stanno cambiando.<br />
Se da un lato i frontalieri (oggi quasi 60'000 in Ticino) procurano benessere e ricchezza per ditte e industrie, dall'altro essi procurano anche disagi sociali come l'incontenibile aumento del tasso di disoccupazione. Ambrosetti ci chiede dove saremmo se non ci fossero i frontalieri? A questa domanda io replico: quando mai abbiamo detto che non dovremmo averne? Credo che nell'articolo sia stata fatta confusione tra: campagna pubblicitaria, necessit&agrave; di frontalieri e misure per rimediare al problema.<br />
L'UDC difende prima di tutto il posto di lavoro degli svizzeri e dei residenti (e ci mancherebbe!) mentre il contributo dei frontalieri deve essere limitato secondo le vere necessit&agrave; e gli spazi disponibili. Parimenti, devono essere messe in atto tutte le misure economiche affinch&eacute; i datori di lavoro possano favorire l'assunzione di svizzeri e di residenti.<br />
La sostituzione dei lavoratori residenti con quelli frontalieri, caro Ambrosetti, &egrave; pesante e inopportuna! La massimizzazione del profitto &egrave; l'obbiettivo di un'economia come la nostra, ma non deve condurci a situazioni di disagio sociale come quelle che possiamo constatare nei paesi dell'Europa a noi vicini, altrimenti la nostra ricchezza dovremmo destinarla proprio a coloro che il lavoro l'hanno perso o addirittura non l'hanno ancora trovato dopo aver concluso gli studi.</p>
<p style="text-align: justify;"><b><i>Gabriele Pinoja<br />
Presidente cantonale UDC </i></b></p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>]]>
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				UDC Ticino
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			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[Una difesa nazionale credibile necessita di mezzi]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;"><b>L'UDC ha preso atto dell&rsquo;idea del Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport (DDPS) di mantenere un esercito con un tetto di spesa di soli 4,7 miliardi di franchi. Ma per garantire una difesa nazionale credibile ci vogliono almeno cinque miliardi. L&rsquo;UDC chiede perci&ograve; con insistenza al Parlamento di sostenere gli interventi depositati in questo senso. </b><br />
<br />
Le spese annuali per la difesa nazionale sono scese dagli oltre 6 miliardi di franchi nel 1990 ai circa 4,4 miliardi odierni. Durante questo periodo, gli altri oneri della Confederazione sono pi&ugrave; che raddoppiati. Conformemente alla decisione presa dal Parlamento nel quadro del rapporto 2010 sull&rsquo;esercito, un tetto di spesa di cinque miliardi di franchi &egrave; tuttavia necessario per assicurare una difesa nazionale credibile. L&rsquo;effettivo dell&rsquo;esercito deve essere di almeno 100'000 uomini e i vecchi aerei da combattimento Tiger devono essere sostituiti. &Egrave; intollerabile, agli occhi dell'UD&rsquo;, che il Consiglio federale rifiuti di applicare il decreto federale inerente al rapporto 2010 sull&rsquo;esercito e di accordare dei mezzi sufficienti alla difesa nazionale. Il Parlamento deve richiamare il governo all&rsquo;ordine con tutta la chiarezza necessaria. Avendo il Consiglio nazionale approvato, durante la sessione primaverile, una mozione a favore di un tetto di spesa di 5 miliardi di franchi, tocca ora al Consiglio degli Stati prendere a sua volta un impegno a favore di una difesa nazionale credibile. <br />
<br />
<b>Per l&rsquo;UDC &egrave; evidente: la sicurezza &egrave; un importante fattore della competitivit&agrave; internazionale della Svizzera e corrisponde a un bisogno fondamentale della popolazione.</b></p>
<p style="text-align: justify;"><i><b>Unione democratica di centro</b></i></p>]]>
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				UDC Svizzera
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			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
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				<item>
			<title>
				<![CDATA[Iniziativa parlamentare generica - Aggiornare il moltiplicatore comunale per il calcolo delle imposte alla fonte ]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;"><i>&ldquo;Tenuto conto delle tendenze finanziarie in atto e dei nuovi compiti auspicati per la presente legislatura, il Consiglio di Stato ribadisce l&rsquo;obiettivo minimo per il 2015 consistente nel limitare il disavanzo d&rsquo;esercizio al limite massimo del 3% dei ricavi correnti, cos&igrave; come definiti nell&rsquo;ambito del progetto di freno ai disavanzi. Il raggiungimento di questo obiettivo presuppone l&rsquo;individuazione di un programma di risanamento finanziario pari a circa 195 milioni di franchi entro il 2015.&rdquo;</i></p>
<p style="text-align: right;"><br />
Aggiornamento delle linee direttive e del piano finanziario 2012-2015, aggiornamento marzo 2013, pag. 148</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">L&rsquo;Unione Democratica di Centro condivide con il Consiglio di Stato l&rsquo;importanza di correggere derive finanziarie legate all&rsquo;evoluzione della spesa pubblica e pi&ugrave; in generale l&rsquo;obiettivo di godere di finanze sane. A nostro avviso molto pu&ograve; essere fatto grazie allo strumento del freno alla spesa, da noi riproposto a mezzo di un&rsquo;iniziativa generica del 18 aprile 2012 e dell&rsquo;iniziativa parlamentare elaborata del 12.3.2012 dal titolo &ldquo;un progetto fiscale per il Ticino&rdquo; che permetterebbe un rilancio della nostra attrattivit&agrave; fiscale intercantonale.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci&ograve; che, al contrario, non riteniamo corretto &egrave; il fatto che al risanamento delle finanze cantonali, che per inciso soffrono di un deficit strutturale, si intenda agire solamente facendo leva sui cittadini ticinesi e residenti.</p>
<p style="text-align: justify;">A questo proposito abbiamo chiesto al Consiglio di Stato di lavorare su un&rsquo;ipotesi fiscale che permetta l&rsquo;introduzione, sotto forma di tassa, di imposta o di qualsiasi altro prelievo mirato, di un contributo finanziario da parte dei lavoratori frontalieri. La risposta, peraltro del tutto attesa, non ha lasciato spazio ad alcuna prospettiva in tal senso:<i> &ldquo;l'attuale ordinamento giuridico (principi dell'imposizione fiscale, art. 127 della Costituzione federale) non permette un prelievo nelle forme auspicate n&eacute; in forma diretta, n&eacute; tramite imposizione alla fonte, che coinvolga unicamente i lavoratori frontalieri nell'intento di correggere il disavanzo strutturale del Cantone.&rdquo; </i></p>
<p style="text-align: right;"><br />
Risposta interrogazione 251.12 del 18.10.2012</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Nell&rsquo;ambito del Preventivo 2013 anche i Comuni sono stati chiamati alla cassa per un importo di fr. 20 milioni e tutto lascia pensare, non ultimo il seguente passaggio, che anche in futuro i riversamenti di oneri sui Comuni faranno parte dell&rsquo;agenda politica cantonale. <br />
<i>Va da s&eacute; che la decisione del Gran Consiglio di limitare a un anno il contributo di risanamento imporr&agrave; gi&agrave; per il 2014 di ricercare una misura alternativa che possa perlomeno compensare i 20 milioni di franchi che decadranno; in caso di mancanza di alternative, il Consiglio di Stato potrebbe riproporre la misura adottata con il preventivo 2013. Questo a prescindere dal ragionamento pi&ugrave; ampio che dovr&agrave; essere fatto con i Comuni per un trasferimento di competenze e oneri pi&ugrave; consistente. Il Consiglio di Stato, preso atto della disponibilit&agrave; limitata dei Comuni a entrare nel merito di un eventuale trasferimento di oneri di 40 milioni, ridimensiona quindi transitoriamente l&rsquo;obiettivo per questa legislatura, mantenendolo comunque a 20 milioni, ma conferma l&rsquo;intenzione di riattivare le riflessioni richieste dai Comuni. Riflessioni, che come gi&agrave; indicato lo scorso anno, durano da parecchi anni e che finora si sono rilevate inconcludenti, a difetto di una difficolt&agrave; intrinseca nel rivedere ruoli e compiti dei due livelli di Governo.</i></p>
<p style="text-align: right;"><br />
Aggiornamento delle linee direttive e del piano finanziario 2012-2015, aggiornamento marzo 2013, pag. 136</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Alla luce di quanto sopra l&rsquo;UDC ritiene necessario dar prova di ben altro coraggio istituzionale e, conscia delle grandi opportunit&agrave; che il nostro Paese offre a lavoratori frontalieri, auspica un aumento della loro pressione fiscale a mezzo di una modifica del seguente articolo della legge tributaria cantonale del 21 giugno 1994:</p>
<p style="text-align: justify;"><b>Attuale - Principio</b><br />
Art. 106     1Il Consiglio di Stato stabilisce le aliquote per le imposte alla fonte conformemente alle aliquote per l'imposta sul reddito delle persone fisiche.<br />
2Le aliquote d'imposta alla fonte di cui agli articoli da 104 a 111 sostituiscono le imposte cantonali e comunali prelevate con la procedura ordinaria. L'imposta comunale &egrave; calcolata secondo l'onere fiscale medio del Cantone.<br />
3Esse sono, ai fini del calcolo della trattenuta d'imposta alla fonte, aumentate delle corrispondenti aliquote dell'imposta federale diretta.</p>
<p style="text-align: justify;"><b>Questo aumento dovrebbe essere attuato prendendo come riferimento per il calcolo dell&rsquo;imposta comunale un moltiplicatore pari al 100%</b>. Attualmente il moltiplicatore medio comunale, definito nel Decreto esecutivo concernente l&rsquo;imposizione delle persone fisiche valido per il periodo fiscale 2013, &egrave; del 78%.</p>
<p style="text-align: justify;">Da notare che, secondo il Consiglio federale (FF 1983 III 1, pag. 80) e il Tribunale federale (DTF 91 I 81, consid. 4), i Cantoni devono applicare una tariffa unica concernente l&rsquo;imposta cantonale, l&rsquo;imposta comunale e l&rsquo;imposta federale diretta, essenzialmente per motivi di praticit&agrave;. Le due istituzioni non esplicitano tuttavia cha la tariffa unica debba basarsi sull&rsquo;onere fiscale medio del Cantone.</p>
<p style="text-align: justify;">L&rsquo;art. 33 cpv. 1 LAID stabilisce infatti che &ldquo;La ritenuta d&rsquo;imposta &egrave; fissata in base alle aliquote dell&rsquo;imposta sul reddito delle persone fisiche e comprende le imposte federali, cantonali e comunali&rdquo;.<br />
I Cantoni devono quindi stabilire un&rsquo;aliquota unica che tenga conto dei tre livelli di imposizione (federale, cantonale e comunale). Da qui, a nostro avviso, la possibilit&agrave; di determinare un moltiplicatore comunale diverso in base alla sovranit&agrave; fiscale di cui godono i singoli Cantoni, stabilita dagli artt. 3 e 129 cpv. 2 della nostra Costituzione federale.</p>
<p style="text-align: justify;">Da una stima del tutto sommaria tale modifica legislativa, che abbiamo voluto indicare come generica per lasciar spazio ad altre proposte che vadano in tal senso, potrebbe far confluire nell&rsquo;erario cantonale circa fr. 20 milioni di franchi.</p>
<p style="text-align: justify;"><i><b>Per il gruppo UDC<br />
Marco Chiesa, Gabriele Pinoja, Orlando del Don, Lara Filippini, Eros Mellini    </b></i></p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>]]>
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				UDC Ticino
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			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[Criminali e falsi asilanti: Ã¨ ora di cambiare!]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;"><b>In pochi anni la sicurezza a Lugano e in tutto il Ticino si &egrave; deteriorata. Gli accordi di Schengen e Dublino ne sono in massima parte responsabili e rapine, furti e violenze avvengono con sempre maggior frequenza.</b></p>
<p style="text-align: justify;"><b><br />
Il falso mito di Lugano citt&agrave; sicura</b></p>
<p style="text-align: justify;">Le statistiche di polizia ci dicono che il Canton Ticino ha un tasso di criminalit&agrave; inferiore rispetto alla media svizzera (60.8 reati per 1'000 abitanti) e che Lugano &egrave; la seconda citt&agrave; pi&ugrave; sicura della Confederazione (89.9 reati per 1'000 abitanti). Quello che non viene per&ograve; segnalato &egrave; che nel corso degli anni l&rsquo;evoluzione del numero di reati &egrave; stata al rialzo e che rapine, scippi, furti con scasso, spaccio di droga e violenze contro le persone avvengono con sempre maggior frequenza. In particolare, tra la popolazione serpeggia un senso di insicurezza crescente, dovuto ad una presenza di agenti di polizia insufficiente ed alla vicinanza con il centro di registrazione asilanti di Chiasso.</p>
<p style="text-align: justify;"><br />
<b>Dall&rsquo;Italia a Lugano in un battibaleno</b></p>
<p style="text-align: justify;">A tutti &egrave; nota la disastrata situazione in cui versa la citt&agrave; di Chiasso, costretta suo malgrado ad ospitare il centro di registrazione asilanti, prima vera tappa dei richiedenti l&rsquo;asilo (soprattutto provenienti dal Nord Africa), in quanto le frontiere dello spazio Schengen nel Sud Italia sono dei veri e propri colabrodo. Si tratta poi spesso di persone la cui richiesta d&rsquo;asilo difficilmente verr&agrave; accolta ma che si muovono libere sul nostro territorio.<br />
A ci&ograve; aggiungiamo la presenza di vari campi rom nel Nord Italia, situati ad un tiro di schioppo dal confine svizzero e da Lugano che, con le frontiere sguarnite e incontrollate per colpa dei partiti storici, aumentano di fatto quella che &egrave; diventata una vera e propria libera circolazione dei criminali che facilmente raggiunge Lugano e il Ticino intero.<br />
Come se non bastasse, il Consiglio federale vuole ora alloggiare gli asilanti sul San Gottardo, al Lago Sella, meta di tanti turisti!</p>
<p style="text-align: justify;"><br />
<b>Cambiare rotta prima che sia tardi</b></p>
<p style="text-align: justify;">Occorre frenare questo degrado e riprendere in mano il nostro destino. La sicurezza va migliorata con un maggior numero di agenti di polizia e di guardie di confine. A livello federale gli accordi di Schengen e Dublino vanno rescissi e rinegoziati, la legge sull&rsquo;asilo va resa pi&ugrave; severa e i criminali stranieri vanno espulsi senza se e senza ma, prima che sia troppo tardi e che la gente cominci a voler farsi giustizia da s&eacute;! Solo cos&igrave; potremo salvaguardare Lugano e il Ticino intero.</p>
<p style="text-align: justify;"><br />
<i><b>Luca Paltenghi<br />
Assistente parlamentare UDC Ticino, Magliaso</b></i></p>]]>
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				UDC Ticino
			</category>
			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[Governo tutto nostro, un obiettivo giusto]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;">L'elezione diretta del Consiglio federale da parte del Popolo rappresenta uno spartiacque nella politica svizzera. Se a partire dal pi&ugrave; piccolo Comune, su su sino alle Camere federali, sono i cittadini a scegliere chi li deve rappresentare, l'elezione del Governo federale &egrave; di per s&eacute; un'anomalia democratica. A sostegno di questa tesi vi sono svariati fattori e vista la coalizione partitica che la osteggia sorge anche qualche dubbio sugli interessi in gioco.<br />
Sinora le candidature sono espresse nelle segreterie dei partiti e ad appannaggio dei parlamentari pi&ugrave; influenti. Con la votazione popolare la perdita di potere di lobby politiche ed economiche &egrave; evidente.<br />
Motivazioni contrarie poggiano su supposizioni basate pi&ugrave; su sensazioni che non su fatti. Veniamo all'argomento principale di chi sostiene che si andrebbe verso un'americanizzazione delle campagne elettorali.<br />
Ricordo che negli USA l'elezione presidenziale e quelle statali si svolgono in due fasi, &ldquo;nomination&rdquo; interna ai partiti e di seguito un testa a testa fra i due candidati alla presidenza. I costi iperbolici che ne derivano sono dovuti a fattori che nulla hanno a che vedere con la realt&agrave; svizzera. Gli Stati Uniti sono 238 volte pi&ugrave; grandi del nostro Paese, gli spostamenti richiedono hotel, aerei e staff a disposizione per una durata di quasi due anni. In USA inoltre sono consentiti spot televisivi, pro e contro i candidati, il cui costo &egrave; di milioni di dollari, cosa che in Svizzera &egrave; proibita!<br />
Si ritiene che due seggi per i latini andrebbero a sfavore del piccolo Ticino e che non avremmo possibilit&agrave; di inserire un ticinese in Governo.<br />
Anche qui sono doverose alcune precisazioni. Stiamo aspettando un ticinese in Consiglio federale da 15 anni e a parte forse il ritiro di Maurer nel 2015, peraltro certamente rimpiazzato da uno svizzero tedesco, non ci si pu&ograve; attendere un'opportunit&agrave; per altri 6 anni.<br />
Ma credo vada menzionato che un ticinese, costretto dal fatto di essere in minoranza, &egrave; quasi tenuto a conoscere le tre lingue nazionali, cosa ben pi&ugrave; rara tra le altre componenti del nostro Paese. Questo sarebbe gi&agrave; un atout per un candidato del nostro cantone. Se poi aggiungiamo che in molte votazioni, quando si verifica il &laquo; R&ouml;stigraben&raquo;, il Ticino si trova regolarmente schierato con la parte germanofona del Paese, vuol dire che siamo in sintonia con la parte largamente maggioritaria degli svizzeri.<br />
La componente di simpatia che il Sud delle Alpi gode presso gli svizzeri tedeschi gioverebbe ad una candidatura ticinese. Siamo pi&ugrave; amati dal Popolo che non dai politici svizzeri.<br />
In quanto alle possibilit&agrave; economiche dei singoli candidati non credo che siano determinanti per le scelte popolari, Minder ha vinto la sua battaglia sui bonus anche contro i potenti mezzi di economiesuisse.<br />
Gli svizzeri non si comprano, gli svizzeri vanno convinti! Un Governo eletto dal Popolo sarebbe sicuramente pi&ugrave; vicino al Popolo che non alle lobby economiche e partitiche. Siamo un Paese democratico, aggiungiamo anche questo tassello e avremo il Governo che noi tutti sceglieremo!</p>
<p style="text-align: justify;"><i><b>Pierre Rusconi<br />
Consigliere nazionale UDC Ticino </b></i></p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>]]>
			</description>
			<link>
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			<category domain="http://www.udc-ti.ch">
				UDC Ticino
			</category>
			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[La moralitÃ  e l'evasione fiscale]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;">Al ministro francese Cahuzac &egrave; bastato un conto in nero a Ginevra e una, tutto sommato, modesta evasione delle imposte, non solo per costringerlo alle dimissioni, ma per demolirlo moralmente come essere umano.<br />
Il presidente Hollande ha subito imposto a tutti i suoi ministri di rendere pubblica su internet la loro situazione patrimoniale privata. Un vero attentato alla loro sfera privata, che mina la loro autorevolezza e dignit&agrave; umana. Per tappare i buchi nelle finanze dello Stato, la caccia agli evasori &egrave; diventata un fondamentalismo politico ideologico che, come tutte le ideologie, viene ammantato con giustificazioni etiche ed ideali, quali la giustizia - senza che il concetto possa essere definito concretamente - e per conseguire lo scopo non esita a servirsi di mezzi illegali, come l'acquisto di dati bancari rubati,.<br />
Un'ideologia che criminalizza l'evasione, criminalizzazione buona per nascondere l'immoralit&agrave; di una classe politica, che per decenni, senza scrupoli nei riguardi dei cittadini contribuenti, ha continuamente gonfiato irresponsabilmente la spesa pubblica, col solo scopo di accedere e mantenere l proprio potere facendo promesse demagogiche agli elettori.<br />
La richiesta di &laquo;trasparenza&raquo; sui conti privati con la trasmissione automatica delle operazioni bancarie dei cittadini alle autorit&agrave; fiscali, ha due conseguenze perniciose ignorate, una morale e una pratica. Da un punto di vista morale, questa &laquo;trasparenza&raquo; rappresenta un'inaccettabile intrusione dello Stato nella sfera privata dei cittadini come se, per analogia, un qualsiasi funzionario, senza un mandato giudiziario, potesse violare il domicilio dei liberi cittadini per frugare nei cassetti alla ricerca di indizi per possibili infrazioni alle leggi. Funzionari di uno Stato, che si erge a istanza morale al di sopra del cittadino. Un vero oltraggio alla sua libert&agrave; e dignit&agrave;.<br />
Da un punto di vista tecnico, con la moderna tecnologia informatica, la trasmissione dei dati alle autorit&agrave; fiscali &egrave; fattibile. Sapendo per&ograve;, che, quanto pi&ugrave; numerose sono le informazioni, tanto pi&ugrave; difficile &egrave; riconoscere quelle importanti, con un minimo senso critico ci si deve porre la domanda come sia praticamente possibile un serio controllo da parte delle autorit&agrave; fiscali, dei milioni di dati disponibili (con un nuovo mostro burocratico?).<br />
Si rischia, che la selezione degli indiziati da controllare diventi arbitraria. Ma vi &egrave; di pi&ugrave;. Poich&eacute; anche fra i funzionari vi sono gli onesti, ma anche i meno onesti, vi &egrave; il pericolo di abusi e ricatti da parte delle autorit&agrave; per danneggiare cittadini invisi del mondo della politica o dell'economia (Wikileaks insegna).<br />
La sola misura valida per prevenire l'evasione &egrave; quella di una fiscalit&agrave; contenuta. Ricerche hanno infatti dimostrato, che con imposte fino a circa un terzo dei guadagni l'evasione rimane un fatto del tutto marginale, quando per&ograve; si superi un certo livello il contribuente, confrontato con spese inutili e lo sperpero di denaro pubblico da parte dei politici, si sente spennato.<br />
Esemplare &egrave; il caso dello sperpero di vari miliardi di Euro (sic!) nella costruzione dell'aeroporto di Berlino, i cui costi, a causa dell'incompetenza di politici irresponsabili, sono pi&ugrave; che raddoppiati - senza contare i costi miliardari a carico di investitori privati per almeno tre anni di ritardo dell'entrata in funzione - sperpero probabilmente superiore a quanto recuperabile dagli evasori fiscali. E questo senza che i responsabili siano oggetto di sanzioni n&eacute; tantomeno di criminalizzazione. Anzi, occupano tuttora ambite poltrone politiche, un'immorale asimmetria tra cittadini e Stato.<br />
A questo punto i grossi contribuenti tedeschi possono avere plausibili motivazioni per cercare di pagare il meno tasse possibile. E' un dato di fatto, che in tutte le democrazie occidentali, nell'imposizione si sia ampiamente superato il limite di tolleranza. Ipocriti appelli morali e anche le leggi pi&ugrave; rigorose - fatta la legge, trovato l'inganno - nel lungo periodo non riusciranno mai a eliminare il fenomeno dell'evasione.<br />
Si &egrave; tentati di affermare, che l'imposizione fiscale nel nostro Paese sia moderata, un'affermazione azzardata. All'imposizione diretta sui redditi effettivamente moderata, si devono infatti aggiungere numerose imposizioni pi&ugrave; o meno occulte: i premi dell'assicurazione malattia obbligatoria, le tasse sui rifiuti, la tassa di fognatura, la tassa sulla circolazione con la vignetta autostradale, tanto per fare alcuni esempi. Poi vi sono le tasse per il parcheggio delle auto (in alcuni centri veramente proibitive), le centinaia di milioni incassati dallo Stato per contravvenzioni alle leggi della circolazione, l'imposta sui carburanti e sull'olio da riscaldamento, le tasse pagate per ogni atto pubblico, per ogni licenza di costruzione e per le transazioni immobiliari e chi pi&ugrave; ne ha pi&ugrave; ne metta. Facendo le somme, anche nel nostro Paese, quanto i cittadini pagano senza che lo Stato sia in grado di far quadrare i conti, ha ormai superato il livello di guardia.<br />
Per il benessere dei cittadini, invece di investire somme sempre pi&ugrave; ingenti nella burocrazia per combattere l'evasione fiscale, sarebbe forse molto pi&ugrave; efficiente contenere finalmente il fabbisogno pubblico.</p>
<p style="text-align: justify;"><i><b>Alexander Von Wyttenbach<br />
Presidente onorario UDC Ticino </b></i></p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>]]>
			</description>
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				UDC Ticino
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			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[Nota relativa ai rapporti tra la RSI e il consigliere nazionale Pierre Rusconi]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;">Si normalizzano i rapporti fra la RSI e il consigliere nazionale UDC Pierre Rusconi.<br />
Le due parti hanno avuto una discussione a largo raggio. Decadono dunque i motivi per cui Rusconi disertava le trasmissioni RSI. Il dipartimento informazione continuer&agrave; a coprire secondo mandato l'attualit&agrave; politica nazionale, con adeguata attenzione alle iniziative dei parlamentari ticinesi e grigionesi.</p>]]>
			</description>
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				UDC Ticino
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			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[Editoriale - Elezione del Consiglio federale da parte del popolo: una questione di principio]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;">&quot;<a target="_blank" href="http://www.sonntagonline.ch/ressort/aktuell/2951/"><i>Ma questa votazione &egrave; sul principio, e trovo che ci&ograve; sia giusto</i></a>&quot;, dice l&rsquo;ex-consigliera federale Micheline Calmy-Rey che, senza giudicare perfetta l&rsquo;iniziativa per l&rsquo;elezione del Consiglio federale da parte del popolo, ritiene comunque che meriti d&rsquo;essere sostenuta. La signora Calmy-Rey giudica quindi la questione sul principio e approva la proposta. Per un gran numero di avversari di questa iniziativa, si tratta invece di un altro principio, quello secondo cui tutto ci&ograve; che viene dall&rsquo;UDC deve essere combattuto. Anche alcuni media non possono resistere a questa tentazione e si perdono cos&igrave; in argomentazioni che rasentano l&rsquo;assurdo. Ecco alcuni esempi di questi ultimi giorni. <br />
<br />
<i>&quot;Se il Consiglio federale fosse eletto dal popolo, il secondo seggio dell&rsquo;UDC in governo sarebbe direttamente minacciato.&rdquo; Nota: per i media, l&rsquo;UDC ha quindi gi&agrave; oggi due seggi in Consiglio federale. Ueli Maurer deve avere un ascendente eccezionale. <br />
<br />
&quot;Bench&eacute; l&rsquo;UDC faccia la sua pubblicit&agrave; con degli slogan come &ldquo;Fidiamoci del popolo!&rdquo;, &egrave; evidente che cerca innanzitutto di seminare la diffidenza nelle istituzioni&hellip;&rdquo; Nota: &egrave; sufficiente che l&rsquo;UDC si manifesti in modo appena un po&rsquo; pi&ugrave; incisivo sui suoi manifesti, perch&eacute; i media trovino il mezzo di rimproverarle un atteggiamento sconveniente.</i></p>
<p style="text-align: justify;"><i>&quot;Ma l&rsquo;UDC non &egrave; in seguito riuscita a garantirsi il suo secondo seggio nella coalizione con tutti i partiti non dando prova del rispetto necessario di fronte alle istituzioni e ai propri partner.&rdquo; Nota: dei partner inaffidabili non meritano alcun rispetto. Per rispetto del rispettabile, devono quindi essere scartati.   <br />
<br />
&quot;Ogni membro del governo cercherebbe in modo indipendente la sua via, un atteggiamento che sarebbe nocivo per la collegialit&agrave; in seno al governo.&rdquo; Nota: l&rsquo;elezione del governo da parte del popolo nuoce alla collegialit&agrave; unicamente a livello federale. In tutti i cantoni e comuni, al contrario, i membri degli esecutivi continueranno a lavorare in maniera collegiale (anche con la partecipazione dell&rsquo;UDC) anche se continueranno ad essere eletti dal popolo.  <br />
<br />
&quot;Gli Svizzeri di lingua italiana sono messi male perch&eacute; i francofoni sono nettamente pi&ugrave; numerosi.&quot; </i>Nota: &egrave; a volte utile interessarsi alla situazione esistente. Attualmente, i membri italofoni del Parlamento si sono opposti non soltanto a una superiorit&agrave; numerica romanda, ma anche e soprattutto tedesca. &Egrave; per questa ragione che il Ticino non ha pi&ugrave; un consigliere federale da 14 anni. Oppure, l&rsquo;aura di Flavio Cotti &egrave; sempre potente al punto che i media vedono incombere una forte minaccia sul seggio ticinese in governo come la vede sul secondo seggio dell&rsquo;UDC? <br />
<br />
<b> Dopo aver letto numerosi commenti nei media, si condivide ancora pi&ugrave; volentieri un&rsquo;altra conclusione dell&rsquo;ex-consigliera federale Micheline Calmy-Rey: </b><i><b>&ldquo;Non vedo perch&eacute; un&rsquo;elezione da parte del popolo non dovrebbe funzionare!&rdquo;</b></i></p>
<p style="text-align: justify;"><i><b>Martin Baltisser<br />
Segretario generale UDC Svizzera </b></i></p>]]>
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				UDC Svizzera
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			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
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				<item>
			<title>
				<![CDATA[UDC International: gli Svizzeri allâestero chiaramente a favore dellâelezione popolare del Consiglio federale]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;"><b>Il comitato di UDC International, sezione degli Svizzeri all&rsquo;estero dell&rsquo;UDC, raccomanda all&rsquo;unanimit&agrave; al popolo svizzero di sostenere l&rsquo;iniziativa &ldquo;Elezione del Consiglio federale da parte del popolo&rdquo;. Questo progetto, messo in votazione il 9 giugno 2013 dovrebbe infatti andare da s&eacute; in una democrazia esemplare come quella svizzera, ritiene UDC International. </b><br />
<br />
A giusta ragione, la Svizzera &egrave; spesso considerata e ammirata all&rsquo;estero quale &ldquo;modello di democrazia&rdquo;. E vi si &egrave; quindi sorpresi apprendendo che gli Svizzeri non hanno il diritto di eleggere il loro governo nazionale. Mentre che gli Svizzeri all&rsquo;estero constatano che nei loro paesi ospiti dei presidenti sono eletti senza problemi e che questo sistema &egrave; considerato normale in una democrazia, devono prendere atto che ci&ograve; non &egrave; il caso nella loro patria. Questa situazione &egrave; inammissibile e questa lacuna della democrazia deve essere colmata. <br />
<br />
Il comitato di UDC International ha pure dato il suo unanime sostegno alla revisione della legge sull&rsquo;asilo. Esso ritiene, in particolare, che sia ora di eliminare la possibilit&agrave; di depositare una domanda d&rsquo;asilo in un&rsquo;ambasciata, sistema che d&rsquo;altronde &egrave; conosciuto soltanto in svizzera. Non &egrave; accettabile che delle ambasciate siano sommerse di domande, mentre vengono vieppi&ugrave; limitati i servizi che queste rappresentanze sono tenute a fornire ai cittadini svizzeri. <br />
<br />
Il comitato di UDC International ha quindi adottato le seguenti raccomandazioni di voto:</p>
<ul>
    <li><b>Iniziativa popolare &quot;Elezione del Consiglio federale da parte del popolo&quot;: S&Igrave;<br />
    </b></li>
    <li><b>Modifica della legge sull&rsquo;asilo (Lasi): S&Igrave;</b></li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Fondata nel 1992, la sezione UDC International conta parecchie centinaia di membri in diverse sezioni dappertutto nel mondo. Ulteriori informazioni: <a target="_blank" href="http://www.udc-international.ch ">w.ww.udc-international.ch</a>.</p>
<p style="text-align: justify;"><b>Contatti:</b><br />
Inge Sch&uuml;tz, presidente UDC International, 079 408 26 27<br />
Miriam Gurtner, segretaria UDC International, 031 300 58 58</p>
<p style="text-align: justify;"><i><b>Unione democratica di centro</b></i></p>]]>
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				UDC Svizzera
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			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
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				<item>
			<title>
				<![CDATA[Editoriale Il Paese - Basta con lo sfruttamento degli utenti della strada]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;">Attualmente, a livello svizzero, si stanno raccogliendo le firme per due azioni popolari federali &ndash; un referendum e un&rsquo;iniziativa &ndash; volti ambedue a tutelare i diritti degli utenti della strada, oggi vergognosamente calpestati per condurre una politica esageratamente a favore del trasporto pubblico, in particolare il deficitario traffico ferroviario.<br />
La pi&ugrave; urgente dei due &ndash; il referendum contro l&rsquo;aumento da Fr 40.- a Fr 100.- della vignetta autostradale &ndash; &egrave; necessario per sottoporre a votazione popolare (che, si spera, respinger&agrave; questo sconsiderato aumento del 150%) la modifica, approvata il 22 marzo scorso dal parlamento, della legge federale concernente la tassa per l&rsquo;utilizzazione delle strade nazionali (Legge sul contrassegno stradale, LUSN). La seconda &ndash; la cosiddetta &ldquo;iniziativa della vacca da mungere&rdquo; &ndash; &egrave;, per sua stessa definizione, propositiva: vuole che sia rispettato il principio della controprestazione che sta alla base di ogni tassa (da non confondere con l&rsquo;imposta che va invece alla copertura generica del fabbisogno ordinario dello Stato). In altre parole, che il denaro generato dalle tasse sul traffico stradale vada a finanziare esclusivamente progetti di ampliamento e di manutenzione della rete di strade nazionali.</p>
<p style="text-align: justify;"><b>Le tasse degli utenti della strada sono destinati ad altri scopi</b><br />
Ogni anno, lo Stato incassa pi&ugrave; di 9,5 miliardi di franchi di imposte, dazi e tasse provenienti dal traffico individuale, cio&egrave; soprattutto dagli automobilisti e dai motociclisti. Oggi, il traffico individuale privato si autofinanzia coprendo i costi indotti, generando anche un&rsquo;eccedenza.<br />
Attualmente il 70% di questi 9,5 miliardi di franchi viene destinato ad altri scopi. Il denaro degli automobilisti e dei motociclisti finisce in gran parte nelle casse della Confederazione e a finanziare i trasporti pubblici. <br />
Praticamente, mentre gli automobilisti si trovano fermi in coda a causa dell&rsquo;insufficiente capacit&agrave; delle nostre strade, buona parte delle tasse con le quali vengono dissanguati va a finanziare una ferrovia perennemente in deficit che, gi&agrave; per conto suo, applica prezzi esorbitanti nel confronto internazionale.<br />
Diversi gli argomenti a favore di questo NO al rincaro della vignetta autostradale, un rincaro peraltro considerato ragionevole a prima vista da certuni che ritengono, non del tutto a torto, che 40 franchi per utilizzare durante un anno illimitatamente le nostre autostrade siano ben poca cosa se paragonati al costo dei pedaggi in uso negli altri paesi europei. &Egrave; questa l&rsquo;unica ragione parzialmente a favore dell&rsquo;aumento, che per&ograve; &egrave; abbondantemente superata dagli argomenti contrari.</p>
<p style="text-align: justify;"><b>Il rincaro &egrave; esorbitante</b><br />
Questa obiezione concerne nella fattispecie solo il referendum sulla vignetta. Un commento che spesso sentiamo durante la raccolta delle firme &egrave;: &ldquo;100 franchi &egrave; troppo, l&rsquo;avessero aumentata gradatamente a 50, 60 o 70 franchi&hellip;&rdquo;. In effetti, l&rsquo;aumento corrisponde al 150%, il che &egrave; contrario a qualsiasi regola del commercio, ma anche del buonsenso.</p>
<p style="text-align: justify;"><b>Il traffico stradale &ldquo;ha gi&agrave; dato&rdquo;</b><br />
Come detto sopra, se l&rsquo;introito generato dalle tasse inerenti al traffico stradale motorizzato (quei 9,5 miliardi dei dazi sui carburanti, supplemento fiscale sugli oli minerali, tassa di circolazione, vignetta a Fr 40.-, TTPCP, eccetera) fosse utilizzato secondo il principio della controprestazione, ossia a favore delle infrastrutture stradali, queste si autofinanzierebbero totalmente lasciando pure un non indifferente residuo che, quello s&igrave;, potrebbe essere utilizzato per altri scopi: ma dopo aver provveduto a una rete stradale ottimale. E questa obiezione vale anche a sostegno dell&rsquo;iniziativa della vacca da mungere.</p>
<p style="text-align: justify;"><b>Anche le piccole e medie aziende sarebbero toccate</b><br />
Le PMI - fra la cattiva congiuntura e la concorrenza in particolare dall&rsquo;estero grazie alla sciagurata libera circolazione delle persone, salari minimi previsti dai contratti collettivi, eccetera &ndash; stanno gi&agrave; affrontando un periodo difficile. Parecchie di queste dispongono di diversi veicoli utilitari. L&rsquo;aumento della vignetta corrisponde a una vera e propria ulteriore tassa di Fr 60.- a veicolo, il che non le aiuta di certo a sopravvivere.</p>
<p style="text-align: justify;"><b>In Ticino un ulteriore problema</b><br />
Agli orari d&rsquo;entrata e d&rsquo;uscita dal Cantone dei frontalieri, le strade cantonali sono gi&agrave; oggi intasate da vetture di lavoratori italiani che non vogliono pagare gli Fr 40.- della vignetta. Magari non &egrave; che la ritengano eccessivamente cara, ma dovendosi accontentare di salari da dumping per farsi assumere a scapito del personale indigeno, &egrave; chiaro che calcolano bene ogni franco che spendono. Quanti di quelli che oggi si permettono la vignetta autostradale, a Fr 100.- vi rinuncerebbero andando ad aggiungersi a quelli che quotidianamente intasano le strade cantonali? La situazione del Malcantone, che non ha autostrade in alternativa, si riprodurrebbe in tutta quella parte di Ticino che oggi &egrave; servita dall&rsquo;autostrada!</p>
<p style="text-align: justify;"><b>Ma anche una questione di principio</b><br />
&Egrave; ora di piantarla di vedere l&rsquo;utente della strada motorizzato quale vacca da mungere per finanziare le utopie dei talebani verdi, e dall&rsquo;altra quale nemico giurato dell&rsquo;ecologia e dei pedoni. Innanzitutto, non c&rsquo;&egrave; un&rsquo;altra categoria dell&rsquo;industria che negli ultimi venti o trent&rsquo;anni abbia investito cos&igrave; tanto per migliorare la propria tecnologia a favore dell&rsquo;ambiente (filtri, catalizzatori, motori a basso consumo quando non addirittura ibridi, eccetera). In secondo luogo, sarebbe ora che i pedoni si ricordassero che un buon 80% di loro sono tali solo momentaneamente, o perch&eacute; sono appena usciti dall&rsquo;auto per andare a fare le loro faccende oppure perch&eacute; stanno tornando alla propria vettura dopo aver fatto quello che dovevano fare. Se ci fosse questa consapevolezza, forse non si risolverebbero tutti i problemi, ma parecchie idiozie nei confronti degli automobilisti e dei motociclisti ci verrebbero risparmiate.</p>
<p style="text-align: justify;"><i><b>Eros N. Mellini</b></i></p>
<p style="text-align: justify;">P.S.: Oh, dimenticavo: firmate e fate firmare sia il <a href="http://www.referendum-autobahnvignette.ch/" target="_blank">referendum contro il rincaro della vignetta</a>, sia l&rsquo;<a href="http://www.udc-ticino.ch/index.php?module=news_mod&amp;menuid=75&amp;newsid=664&amp;itemid=0" target="_blank">iniziativa della vacca da mungere</a>.</p>
<p style="text-align: justify;"><br />
&nbsp;</p>]]>
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				UDC Ticino
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			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[Grande primo turno di elezioni a NeuchÃ¢tel]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;">Nel canton Neuch&acirc;tel hanno avito luogo questo fine settimana le elezioni cantonali. Alla faccia di chi vorrebbe l&rsquo;UDC in declino, questa ha conquistato ulteriori 6 seggi nel Parlamento cantonale, portando la sua quota a 20 (su 115 deputati).<br />
<br />
Per quanto riguarda il Consiglio di Stato, si &egrave; trattato di un primo turno, dato che nessuno dei candidati ha ottenuto la maggioranza assoluta. &Egrave; per&ograve; da notare lo stupendo risultato del candidato UDC Yvan Perrin &ndash; ben noto in Ticino per essere stato il referente del Ticino nella direzione del partito, incarico cui &egrave; subentrato Oskar Freysinger (si vede che le relazioni con il Ticino hanno un effetto scaramantico positivo su chi si candida al governo degli altri cantoni) &ndash; il quale ha ottenuto il terzo posto in assoluto, primo piazzato del fronte di centrodestra a scapito del PLR in perdita di consensi.<br />
<br />
L&rsquo;UDC Ticino e la redazione de Il Paese esprimono i loro complimenti all&rsquo;UDC del canton Neuch&acirc;tel e, in particolare, aggiungendo al suo potenziale consigliere di Stato, Yvan Perrin, i migliori auguri per il turno di ballottaggio del 19 maggio 2013. Forza Yvan, avanti tutta!</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>]]>
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			<category domain="http://www.udc-ti.ch">
				UDC Svizzera
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			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[Firmate anche voi l'iniziativa della vacca da mungere!]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;">Automobilisti, motociclisti, autisti di veicoli pesanti e altri utenti della strada stanno vieppi&ugrave; diventando la vacca da mungere della nazione: essi pagano sempre pi&ugrave; imposte, tasse e prelievi &ndash; e ci&ograve; nonostante, sono sempre fermi in coda. <br />
<br />
Il motivo di tutto ci&ograve; &egrave; semplice: le tasse prodotte dal traffico stradale non vengono utilizzate per la costruzione e la manutenzione di strade e autostrade. Gli introiti della strada si disperdono nella cassa federale o vengono utilizzati per scopi diversi da quelli previsti.<br />
<br />
La &laquo;iniziativa della vacca da mungere&raquo; vuole porre fine a questa tendenza:<br />
<b><br />
S&Igrave; all&rsquo;utilizzo vincolato:</b><br />
Gli introiti prodotti dal traffico stradale devono rigorosamente essere investiti nell&rsquo;infrastruttura stradale.<br />
<b><br />
Per un maggiore diritto democratico di partecipazione:</b><br />
Qualsiasi introduzione o aumento di imposte, tasse e prelievi nel settore del traffico stradale deve sottostare a referendum facoltativo.<br />
&nbsp;</p>]]>
			</description>
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			<category domain="http://www.udc-ti.ch">
				UDC Svizzera
			</category>
			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[Il Comitato centrale raccomanda 2 x SÃ ai delegati]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;"><b>Le istanze dell&rsquo;UDC Svizzera si sono riunite oggi a Engelberg (OW) dove hanno tenuto alcune sedute. Nella prospettiva dell&rsquo;assemblea dei delegati di domani, il Comitato centrale raccomanda all&rsquo;unanimit&agrave; di votare due volte S&Igrave; ai testi sottoposti in votazione il 9 giugno 2013. </b><br />
<br />
&Egrave; con 54 voti contro uno che il Comitato centrale propone l&rsquo;accettazione dell&rsquo;iniziativa popolare per<b> l&rsquo;elezione del Consiglio federale da parte del popolo</b>. L&rsquo;UDC ha fiducia nel popolo e lo crede capace di eleggere il Consiglio federale. L&rsquo;elezione dei governi da parte del popolo ha dato buona prova di s&eacute; sia a livello comunale che cantonale, anche i consiglieri nazionali e i consiglieri agli Stati sono eletti dal popolo, senza che ci&ograve; abbia creato il bench&eacute; minimo problema. Un governo eletto dal popolo rispetta la volont&agrave; popolare e s&rsquo;impegna per la Svizzera. Il Comitato centrale considera anche l&rsquo;elezione popolare del Consiglio federale una contromisura chiara di fronte alla diminuzione dei diritti popolari, che attualmente la classe politica sta attaccando con diversi progetti (procedura d&rsquo;invalidazione pi&ugrave; semplice delle iniziative popolari, aggiunta di un avvertimento sulla lista delle firme, primato del diritto internazionale su quello nazionale, eccetera).  <br />
<br />
Le <b>modifiche urgenti della legge sull&rsquo;asilo</b>, contro le quali la sinistra ha lanciato il referendum, rappresentano un passo nella giusta direzione. Se si intendono poter risolvere i grandi problemi nel settore dell&rsquo;asilo, occorreranno ancora altre misure rigorose, come l&rsquo;accelerazione della procedura, una linea dura contro i richiedenti l&rsquo;asilo criminali, come pure una diminuzione dell&rsquo;attrattivit&agrave; del nostro paese per i migranti economici che non hanno la qualit&agrave; di rifugiato. Il Comitato centrale sostiene perci&ograve; le misure d&rsquo;urgenza, e ci&ograve; all&rsquo;unanimit&agrave;.  <br />
<br />
Le istanze del partito hanno inoltre approvato i <a target="_blank" href="http://www.svp.ch/display.cfm/id/102054">conti 2012 e il preventivo 2013</a> dell&rsquo;UDC Svizzera. e hanno preso conoscenza del rapporto annuale dell&rsquo;ultimo esercizio. <br />
<br />
Le istanze hanno tenuto le loro sedute prezzo l&rsquo;Abbazia di Engelberg, sotto la direzione del presidente del partito, Toni Brunner, e in presenza del presidente della Confederazione, Ueli Maurer.</p>
<p style="text-align: justify;"><i><b>Unione democratica di centro</b></i></p>]]>
			</description>
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			<category domain="http://www.udc-ti.ch">
				UDC Svizzera
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			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[La commissione parlamentare capitola di fronte allâimmigrazione incontrollata]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;"><b>Il rifiuto dell&rsquo;iniziativa popolare UDC &ldquo;contro l&rsquo;immigrazione di massa&rdquo; da parte della Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio nazionale dimostra a qual punto la classe politica &egrave; indifesa di fronte alla forte immigrazione che la Svizzera sta vivendo e alle sue conseguenze. La restrizione dell&rsquo;immigrazione tramite i tetti annuali e i contingenti, come chiede l&rsquo;iniziativa in questione, &egrave; il solo concetto realistico in discussione. L&rsquo;UDC lotter&agrave; con tutte le sue forze per la sua iniziativa. </b><br />
<br />
80&lsquo;000 persone (saldo migratorio netto) immigrano ogni anno in Svizzera, ci&ograve; che corrisponde grossomodo alla popolazione della citt&agrave; di Lucerna. &Egrave; solo una questione di tempo, a che la Svizzera conti 10 milioni di abitanti. Questa, in particolare, &egrave; una conseguenza delle frontiere aperte e della libera circolazione delle persone con l&rsquo;UE. L&rsquo;immigrazione in Svizzera &egrave; diventata incontrollabile. Le conseguenze si faranno vieppi&ugrave; drammatiche. Gli affitti sono aumentati di oltre il 20% dal 2000, la criminalit&agrave; straniera esplode, le strade e i treni sono sovraffollati, l&rsquo;immigrazione pesa sempre di pi&ugrave; sulle opere sociali nonostante una situazione economica ancora buona, nuovi immigranti estromettono dal mercato del lavoro degli Svizzeri e degli stranieri che avevano un impiego. Il Consiglio federale e il Parlamento fanno tuttavia finta che questi dati di fatto importassero poco. L&rsquo;affermazione secondo la quale solo delle persone qualificate immigrano nel nostro paese &egrave; altrettanto falsa quanto la favola che racconta che l&rsquo;immigrazione crea nuovi posti di lavoro. Gli impieghi creati sono soprattutto nel settore pubblico, al fine, giustamente, di padroneggiare le conseguenze dell&rsquo;immigrazione (ospedali, scuole, eccetera). <br />
<br />
L'iniziativa popolare dell&rsquo;UDC &ldquo;contro l&rsquo;immigrazione di massa&rdquo; permetter&agrave; alla Svizzera di dotarsi degli strumenti indispensabili per gestire l&rsquo;immigrazione in modo autonomo. Conviene, per contro, respingere tutte le ricette socialiste, tanto inopportune quanto pericolose, le cosiddette &ldquo;misure d&rsquo;accompagnamento&rdquo; (salari minimi, costruzione di alloggi sociali, pi&ugrave; controlli e burocrazia), che significano finalmente combattere una battaglia contro i sintomi, una lotta tanto costosa quanto deleteria. Per l&rsquo;UDC, &egrave; incomprensibile che i partiti di centro continuino a contribuire a che tali concetti inopportuni finiscano per imporsi. I veri problemi dell&rsquo;immigrazione non saranno risolti in questo modo.</p>
<p style="text-align: justify;"><i><b>Unione democratica di centro</b></i></p>]]>
			</description>
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			<category domain="http://www.udc-ti.ch">
				UDC Svizzera
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			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[Definire infine chiaramente il servizio pubblico nel settore mediatico]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;"><b>L'UDC &egrave; delusa della decisione del Consiglio federale di accordare alla SSR nuovi campi d&rsquo;attivit&agrave; su Internet, senza prima aprire un dibattito politico a questo oggetto. Sarebbe ora di discutere a fondo del servizio pubblico e della sua portata nel settore mediatico. Con la sua decisione odierna, il Consiglio federale d&agrave; ancora una volta prova una colpevole compiacenza nei confronti della SSR. L&rsquo;UDC si rallegra invece della decisione attesa da tempo concernente World Radio Switzerland. Questo programma deve essere immediatamente soppresso. </b><br />
<br />
Da molti anni l&rsquo;UDC &egrave; costretta a criticare la politica della SSR che, sfruttando sfacciatamente il suo quasi monopolio nel settore della radio e della TV, tenta di occupare una posizione analoga in altri settori. Poich&eacute; le abitudini di consumo dei media cambiano rapidamente, &egrave; urgente aprire un dibattito sulla portata del servizio pubblico. L&rsquo;UDC s&rsquo;impegna a favore di una definizione chiara e restrittiva di questo concetto. Per assicurare tale servizio pubblico, non &egrave; necessario mantenere una grande impresa di diritto pubblico che incassa 1,2 miliardi di franchi l&rsquo;anno di canoni per le sue venti reti di radio e di televisione.</p>
<p style="text-align: justify;">L&rsquo;UDC &egrave; delusa che il Consiglio federale rifiuti ancora una volta di avviare questo dibattito. Essa s&rsquo;attende dal governo, al minimo che vegli a che la SSR rispetti rigorosamente i limiti che le ha fissato. Ma tale non &egrave; stato il caso in passato, e la SSR ha regolarmente esteso le sue attivit&agrave;, senza disporre di una base legale. In realt&agrave;, il Consiglio federale si limita oggi a confermare una pratica che la SSR applica da mesi nella sua offerta in linea (testi redazionali, streaming in diretta). Il Consiglio federale sta vieppi&ugrave; diventando il lacch&egrave; della SSR che lo ringrazia diffondendo un&rsquo;informazione perlopi&ugrave; priva di spirito critico.</p>
<p style="text-align: justify;"><i><b>Unione democratica di centro</b></i></p>]]>
			</description>
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				UDC Svizzera
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			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
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				<![CDATA[SÃ¬ alla civica, no ai diritti Ã  la carte!]]>
			</title>
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				<![CDATA[<p style="text-align: justify;">I Giovani UDC Ticino apprendono con sconcerto il fatto che il Sindacato Indipendente degli Studenti e apprendisti (SISA) si sia schierato apertamente contro l'iniziativa popolare per la civica, che in poco pi&ugrave; di una settimana ha raccolto oltre 8'000 firme e la cui raccolta firme prosegue.<br />
<br />
Innanzitutto, invitiamo il SISA a leggere con la dovuta attenzione il testo dell'iniziativa, la quale richiede che le ore di civica vengano ricavate dalle ore di storia, senza che quest'ultima importante materia ne sia danneggiata, siccome si tratterebbe di due ore mensili. Non vi &egrave; quindi da temere alcun aumento delle ore di lezione settimanali n&eacute; alcun aumento del carico di lavoro, come i novelli sindacalisti sembrano temere.<br />
<br />
Inoltre, dal profilo Twitter del SISA apprendiamo che a loro parere una proposta concreta per stimolare davvero la partecipazione dei giovani alla politica sarebbe quella di permettere il diritto di voto gi&agrave; a 16 anni. I Giovani UDC si oppongono a questa misura, in quanto un'eventuale concessione di maggiori diritti dovrebbe andare di pari passo con un'estensione anche dei doveri. Inoltre, non si capisce come il semplice fatto di abbassare a 16 anni l'et&agrave; per votare possa stimolare i giovani a partecipare alla vita politica, se la scuola non li forma sufficientemente e non li prepara a votare con cognizione di causa. Il risultato sarebbe unicamente quello di un aumento dell'astensionismo. Ma capiamo che il SISA, legato a doppio filo alle aree di estrema sinistra, speri di ottenere in questa maniera qualche simpatizzante (e votante) in pi&ugrave;&hellip;</p>
<p style="text-align: justify;"><i><b>Giovani UDC Ticino</b></i><br />
&nbsp;</p>]]>
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			<category domain="http://www.udc-ti.ch">
				GUDC
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			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[Redditi politici: non abbiamo nulla da nascondere]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il gruppo parlamentare dell&rsquo;UDC ticinese ha deciso anche quest&rsquo;anno di pubblicare sul sito <a href="http://www.udc-ti.ch" target="_blank">www.udc-ti.ch</a> i redditi personali provenienti dalla carica di deputato del Gran Consiglio. Ricordiamo in questa sede che il capogruppo Marco Chiesa rappresenta inoltre l&rsquo;UDC nell&rsquo;ambito della commissione parlamentare d&rsquo;inchiesta sulla logistica voluta dal Parlamento e i redditi della stessa sono computati nella dichiarazione. <br />
<br />
Con questo atto volontario, il gruppo ritiene di applicare adeguatamente quel principio di trasparenza che dovrebbe sempre formare il filo conduttore dell&rsquo;azione politica di ogni partito e deputato.<br />
<br />
L&rsquo;UDC sottolinea nuovamente la propria contrariet&agrave; alla pubblicazione dei redditi privati dei membri del legislativo cantonale, come era stato ventilato a suo tempo. Se nel primo caso, infatti, la retribuzione nasce dalla mano pubblica, ed &egrave; dunque pi&ugrave; che legittimo che la stessa sia di dominio pubblico, per quanto attiene ai redditi privati si tratta, evidentemente, di rapporti professionali di stretta pertinenza del parlamentare e del suo datore di lavoro. Riteniamo, infine, che questa logica debba essere applicata a tutti i redditi dei deputati conseguiti nell'ambito delle proprie funzioni politiche o nomine politiche.<br />
<br />
Il gruppo UDC ricorda infine che nessun deputato a Bellinzona o a Berna siede in consigli d'amministrazione pubblici o parapubblici.</p>
<p style="text-align: justify;"><i><b>Il gruppo parlamentare UDC<br />
Marco Chiesa, Orlando Del Don, Lara Filippini, Eros Mellini, Gabriele Pinoja <br />
</b></i></p>
<p><img width="16" height="16" alt="" src="http://udc-ti.ch/repository/Image/icons/link.png" /> <a target="_blank" href="http://udc-ti.ch/Gran-Consiglio.html">Consulta i redditi politici del Gruppo UDC in Gran Consiglio</a></p>]]>
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			<category domain="http://www.udc-ti.ch">
				UDC Ticino
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			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[Ã urgente prendere delle misure efficaci per controllare lâimmigrazione]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;">&Egrave; normale, agli occhi dell&rsquo;UDC, che il Consiglio federale si appelli finalmente alla clausola di salvaguardia. I rari strumenti che restano a disposizione per controllare l&rsquo;immigrazione devono essere utilizzati, bench&eacute; la clausola di salvaguardia, presentata come ricetta miracolosa prima della votazione sulla libera circolazione delle persone, abbia un effetto molto limitato ed effimero. Non essendo plafonati i permessi di soggiorno di corta durata, &egrave; relativamente semplice per gli immigranti passare da un tipo di permesso di soggiorno all&rsquo;altro. Questa situazione non &egrave; soddisfacente e dimostra la scarsa efficacia della clausola di salvaguardia.</p>
<p style="text-align: justify;">Sarebbe ora che il Consiglio federale prendesse delle misure efficaci per gestire l&rsquo;immigrazione tramite dei tetti massimi e dei contingenti, come propone l&rsquo;iniziativa UDC &ldquo;contro l&rsquo;immigrazione di massa&rdquo;. Ecco il solo modo per la Svizzera di ritrovare un controllo autonomi dell&rsquo;immigrazione.</p>
<p style="text-align: justify;"><i><b>Unione democratica di centro</b></i></p>]]>
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			<category domain="http://www.udc-ti.ch">
				UDC Svizzera
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			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[Mozione - E se la smettessimo con i tappeti rossi?]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;">Da tempo il mondo politico si interroga sulle facilitazioni burocratiche concesse ai cosiddetti &ldquo;padroncini&rdquo;. Questi, cittadini dell'UE-25/AELS e lavoratori distaccati in Svizzera da imprese o societ&agrave; con sede in uno Stato dell&rsquo;UE-25/AELS, non hanno l&rsquo;obbligo di ottenere un permesso di soggiorno per svolgere un'attivit&agrave; lucrativa di durata inferiore a 90 giorni. Tramite, infatti, una semplicissima procedura di notifica per attivit&agrave; lucrativa di breve durata, i padroncini possono lavorare sul nostro territorio, spesso con prezzi insostenibili per i nostri artigiani.</p>
<p style="text-align: justify;">A ennesima riprova di quanto sopra, &egrave; di quest&rsquo;oggi il grido d&rsquo;allarme pubblico lanciato dall&rsquo;Associazione Svizzera delle Piastrelle &ndash; Sezione Ticino, (riportiamo in allegato l&rsquo;articolo del Giornale del Popolo che riferisce della recente assemblea annuale). L&rsquo;associazione stima che nel 2012 i lavoratori dall&rsquo;estero abbiano &ldquo;sottratto&rdquo; circa Fr. 15 milioni all&rsquo;economia locale, ossia grossomodo 120 posti di lavoro.</p>
<p style="text-align: justify;">Dicevamo che fortunatamente i politici sono da tempo sensibili su questo tema. Anzi, non si contano le dichiarazioni di colleghi politici in cui si stigmatizza la semplicit&agrave; con cui concorrenti agguerriti possono notificarsi sul nostro territorio, in completa assenza di reciprocit&agrave; rispetto a quanto i nostri artigiani possono fare per lavorare in Lombardia o Piemonte.</p>
<p style="text-align: justify;">Condividendo le preoccupazioni di molti artigiani locali, penalizzati dalla burocrazia italiana e dall&rsquo;assenza di reciprocit&agrave; nell&rsquo;ambito dell&rsquo;applicazione degli accordi bilaterali, i sottoscritti firmatari chiedono (perlomeno finch&eacute; non vi sia una totale e completa reciprocit&agrave; in Lombardia e Piemonte):</p>
<p style="text-align: justify;"><b>1.</b>	Cancellazione della pagina internet relativa alla notifica di attivit&agrave; lucrative e delle istruzioni per la procedura di registrazione nella sezione dell&rsquo;ufficio per la sorveglianza del mercato del lavoro</p>
<p style="text-align: justify;"><b>2.</b>	Al fine dell&rsquo;espletamento della procedura della notifica deve essere fatto obbligo di presentazione personale presso un preposto ufficio cantonale ubicato a Bellinzona.</p>
<p style="text-align: justify;"><i><b>Marco Chiesa, Sergio Savoia e Saverio Lurati</b></i><br />
&nbsp;</p>]]>
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			<category domain="http://www.udc-ti.ch">
				UDC Ticino
			</category>
			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[Attentato di Boston, causa ed effetto]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;">Nel 2012, nel solo Afganistan ci sono state 2'754 vittime civili, poche settimane fa sono morti 11 bambini a causa dell&rsquo;attacco di un Drone statunitense. Numeri, statistiche; dire che sono morti il 56 % di bambini in meno dell&rsquo;anno precedente non fa notizia, non dice niente a nessuno. In Afganistan succedono cose atroci, negli Stati Uniti anche. Se uno dei bambini Afgani si chiamasse Fahran Parviza o Irman Phardari, se sia morto a Kandahar, Herat o Mazar i Sharif, che differenza fa? Se i bambini morti in Afganistan stessero giocando a Buzul Bazi o se sono stati uccisi mentre stavano correndo per strada non lo so. Che differenza fa? Sono morti, erano ragazzi Afgani. Dari? Farsi? Pashtu? Persiani? Non lo so. Erano bambini di serie B. Sui media la loro foto non &egrave; circolata, ma si &egrave; vista pi&ugrave; volte la foto di Martin, morto a Boston, un ragazzo come tanti. Nessun bambino, mai, dovrebbe morire cos&igrave;. Due mondi, due modi di vedere (o non vedere) delle vittime innocenti. La disperazione dei genitori, dei parenti, degli amici, &egrave; la stessa. Mi sono tornate alla mente immagini di gente che vive in un mondo provvisorio, tra guerra e terrore, senza sapere come sar&agrave; il proprio domani. Mamme che se possono cercano di far scappare i propri bambini dal proprio paese. Non arrivano a essere richiedenti d&rsquo;asilo in Svizzera, la loro avventura spesso termina molto prima. Sarebbero i richiedenti pi&ugrave; rispettosi delle nostre leggi, ma non arrivano. Qui arrivano altri &ldquo;richiedenti&rdquo; d&rsquo;asilo, quelli che delle nostre leggi se ne fregano, non hanno motivo di rispettarle, nessuno glie le fa rispettare, si chiama tolleranza, ma &egrave; stupidit&agrave;. Ricordo occhi  che ti osservano senza farti capire se ti guardano con simpatia, indifferenza, disprezzo, oppure con odio. Poi all&rsquo;improvviso gli occhi neri di un giovane, ti dicono &ldquo;non so se lo meriti, ma voglio avere fiducia in te&rdquo;. Occhi che ti fanno capire che stiamo sbagliando tutto con il nostro modo di voler fare del bene, con la nostra arrogante superiorit&agrave;. Con l&rsquo;&icirc;dea di aiutare contribuiamo a distruggere valori, tradizioni, modi di vita che non vogliamo comprendere e raramente siamo in grado di capire. Eppure, quanti miliardi (Euro, Dollari, fa lo stesso) sono stati spesi per ottenere, cosa in fatto di sicurezza? Si eviter&agrave;, s&igrave;, qualche attentato, qualche bomba, speriamo. Ma non si cambier&agrave; quello che sente nella pancia chi si sente giustificato nella sua guerra agli infedeli. Se un presidente premio Nobel per la pace autorizza l&rsquo;assassinio di Stato (Bin Laden, ammazzato senza processo, chiss&agrave; perch&eacute;?), se verso l&rsquo;attentatore di Boston catturato (Dzhokar Tsanaev) vengono sospesi i diritti costituzionali, com&rsquo;&egrave; possibile essere credibili presso persone che hanno visto soldati &ldquo;liberatori&rdquo; pisciare sul Corano? Se la &ldquo;nostra&rdquo; giustizia &egrave; questa, perch&eacute; meravigliarci? Se per noi gli attentatori sono stati &ldquo;indottrinati&rdquo;, per loro, almeno in parte, &egrave; stata &ldquo;presa di coscienza&rdquo;. Il terrorismo sar&agrave; stato appena scalfito. Le ferite invece, quelle resteranno. Rester&agrave; il terreno fertile che ha fatto crescere, invece che ragazzi che giocano in strada e giovani che sanno ascoltare musica e ballare, ragazzi indottrinati a combattere tutti gli infedeli, pronti a sacrificarsi per il paradiso portando una bomba sotto la camicia. Eppure il terrorismo si pu&ograve; e si deve combattere, comprendendo valori diversi senza volerli cambiare, difendendo valori che sono nostri con convinzione, non strappando le croci dalle pareti delle scuole, ma aprendo il cuore. Cercando di capire quali siano le cause del terrorismo, non confondendole con gli effetti.<br />
Khoda Negahdhar (addio) piccolo Fahran, che Dio ti accolga nel suo paradiso con tutti i tuoi amici ammazzati da un drone, come sono sicuro abbia accolto il piccolo Martin e le povere vittime dell&rsquo;attentato di Boston.</p>
<p style="text-align: justify;"><i><b>Nadir Sutter</b></i><br />
&nbsp;</p>]]>
			</description>
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			<category domain="http://www.udc-ti.ch">
				UDC Ticino
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			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[Dare fiducia al popolo]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;"><b>Toni Brunner, presidente di UDC Svizzera, Judith Uebersax, vicepresidente, Guy Parmelin, consigliere nazionale, come pure Markus K&auml;gi, presidente del governo cantonale zurighese, e Christoph Neuhaus, consigliere di Stato bernese, hanno tenuto una conferenza stampa oggi per presentare gli argomenti a favore dell&rsquo;elezione del Consiglio federale da parte del popolo. Non c&rsquo;&egrave; alcuna ragione per privare le cittadine e i cittadini del diritto di partecipazione politica proprio al livello pi&ugrave; elevato dello Stato, ossia l&rsquo;elezione del Consiglio federale. L&rsquo;elezione del Consiglio federale da parte del popolo &egrave; una prova di fiducia nel popolo e un rafforzamento della democrazia diretta. Solo un Consiglio federale eletto dal popolo si sentir&agrave; obbligato a risolvere i problemi pi&ugrave; urgenti del paese, come gli abusi nel diritto d&rsquo;asilo, l&rsquo;immigrazione e le pressioni straniere sulla Svizzera.</b></p>
<p style="text-align: justify;">L&rsquo;elezione del Consiglio federale da parte del popolo porta un correttivo assolutamente indispensabile in un&rsquo;epoca nella quale governo e amministrazione riducono i diritti politici del popolo, pongono il diritto internazionale al di sopra di quello nazionale e vogliono integrare istituzionalmente la Svizzera nell&rsquo;UE.</p>
<p style="text-align: justify;"><b>Ecco perch&eacute; bisogna dire S&Igrave; all&rsquo;elezione popolare del Consiglio federale:</b><br />
&nbsp;</p>
<ul>
    <li>L'elezione del governo e del parlamento da parte del popolo ha dato buona prova di s&eacute; nei cantoni e nei comuni. Tale elezione &egrave; trasparente, equa e garantisce un miglior controllo del potere.</li>
    <li>La Svizzera romanda, il canton Ticino e le regioni italofone del canton Grigioni ne beneficiano: due seggi almeno sono loro garantiti dalla Costituzione. Oggi non &egrave; il caso.</li>
    <li>L&rsquo;elezione popolare del Consiglio federale &egrave; una testimonianza di fiducia e un trasferimento di competenze a favore del popolo. Se sono eletti dal popolo, i consiglieri federali dovranno tenere maggiormente conto della volont&agrave; popolare.</li>
    <li>La democrazia diretta e un arsenale ben fornito di diritti popolari sono garanti di prosperit&agrave;, sicurezza e stabilit&agrave; in Svizzera. Affidare ai cittadini il compito di eleggere il Consiglio federale &egrave; un segno di fiducia nei loro confronti. Le osservazioni sprezzanti e i pretesti dei politici all&rsquo;estero a seguito delle votazioni popolari, dimostrano la crescente diffidenza di quest&rsquo;ultimi nei confronti del popolo. Bisogna correggere questa rotta sbagliata!</li>
    <li>Le intese dietro le quinte, i trucchi e i regolamenti di conti prima dell&rsquo;elezione del Consiglio federale, non saranno pi&ugrave; possibili.</li>
    <li>L&rsquo;elezione popolare del Consiglio federale avr&agrave; luogo ogni quattro anni. contemporaneamente a quella del Consiglio nazionale. Non sar&agrave; quindi necessario condurre delle costose campagne supplementari per l&rsquo;elezione del governo federale.</li>
    <li>La maggior parte degli argomenti avanzati contro l&rsquo;elezione popolare sono privi di senso. Li si potrebbe far valere anche contro le elezioni dei governi cantonali da parte del popolo. Ma nessuno si sognerebbe oggi di abbandonare l&rsquo;elezione popolare nei cantoni e nei comuni.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><b>Quindi: il 9 giugno 2013, un S&Igrave; convinto all&rsquo;elezione del Consiglio federale da parte del popolo. Perch&eacute;: elezione popolare uguale a benessere del popolo!</b></p>
<p style="text-align: justify;">Ulteriori informazioni: <a href="http://www.elezione-popolare.ch" target="_blank">http://www.elezione-popolare.ch</a></p>
<p style="text-align: justify;"><i><b>Unione democratica di centro</b></i></p>]]>
			</description>
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			<category domain="http://www.udc-ti.ch">
				UDC Svizzera
			</category>
			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[Editoriale Il Paese - La civica quale strumento per riconoscere il valore della democrazia diretta]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il regime di democrazia diretta nel quale i cittadini svizzeri hanno la fortuna di vivere &egrave; un pregio inestimabile unico al mondo, invidiatoci da tutti gli altri popoli. Attenzione, preciso giustamente popoli, non genericamente paesi nei quali il popolo si limita a eleggere ogni ics anni una classe politica che, invece di rappresentarlo degnamente, ne fa il proprio suddito che deve accettarne le decisioni senza pi&ugrave; aver niente da dire. No, parlo di popolo nel senso della gente comune che dal proprio governo si accorge di dover solo subire senza che i suoi reali problemi (disoccupazione, sicurezza, eccetera) siano risolti. Anche noi, in Svizzera, chiamiamo dei deputati in Parlamento (e speriamo presto anche in Consiglio federale) a rappresentarci, e anche noi viviamo purtroppo sempre pi&ugrave; il fenomeno di una classe politica prevaricatrice e tendente a considerarsi unta dal Signore al punto di tentare la svendita del nostro Paese a organismi internazionali ma, con la democrazia diretta &ndash; tramite il diritto di referendum e di iniziativa &ndash; siamo in grado perlomeno di dire la nostra e, spesso, di correggerne gli errori, quando non i veri e propri tradimenti del mandato.</p>
<p style="text-align: justify;">Si dice che il cittadino svizzero sia chiamato alle urne in un solo anno, pi&ugrave; di quanto un qualunque cittadino europeo lo sia nella sua intera vita. Per fortuna, dico io, perch&eacute; &egrave; unicamente a questo privilegio che dobbiamo il grado di maggior benessere di cui godiamo rispetto agli altri paesi. Un maggior benessere che, seppure ancora esistente, si &egrave; andato negli ultimi decenni vieppi&ugrave; affievolendo proprio perch&eacute; non si &egrave; votato a sufficienza in particolare sui rapporti &ndash; che sempre pi&ugrave; ci portano alla dipendenza dall&rsquo;estero e all&rsquo;assimilazione di tutti i suoi difetti dai quali eravamo immuni fino a poco tempo fa &ndash; internazionali che la classe politica smania di sottoscrivere con un servilismo indegno e in totale contrasto con quell&rsquo;orgoglio elvetico (ma anche dal semplice buonsenso) che animava i nostri padri e nonni. Questi erano, a giusta ragione, fieri e convinti che la Svizzera dovesse essere migliore degli altri, un modello da invidiare e da imitare da parte dei paesi esteri. E per legittimare questa convinzione &ndash; visto che la virt&ugrave; &egrave; decisamente pi&ugrave; faticosa della rassegnazione - erano disposti a sacrifici, sforzi e anche ad affrontare dirette divergenze con gli altri Stati, ma mai ad abbassare la testa oltre il limite del ragionevole compromesso. Oggi non &egrave; pi&ugrave; cos&igrave;, purtroppo, ma non tanto perch&eacute; siano cambiate le condizioni, quanto perch&eacute; la classe politica che ci dirige &ndash; assurdamente smaniosa di internazionalismo &ndash; &egrave; disposta a calpestare i valori inestimabili che ancora caratterizzano la Svizzera, ossia l&rsquo;indipendenza, la neutralit&agrave; e la democrazia diretta.<br />
Un fattore che ha contribuito e continua a contribuire sensibilmente a questo degrado politico &egrave;, a mio avviso, l&rsquo;inconsapevolezza da parte delle cittadine e dei cittadini del valore della democrazia diretta e del privilegio che questa ci d&agrave; rispetto ai cittadini di qualsiasi altro Stato. Quello che dovrebbe essere sentito anzitutto come un irrinunciabile diritto, ossia votare quando si &egrave; convocati alle urne, viene sempre pi&ugrave; considerato un fastidioso dovere, che per&ograve; si pu&ograve; bellamente ignorare, dato che non si incorre in alcuna penalit&agrave;. <br />
Questo fattore si aggrava ogni giorno, anche perch&eacute; la gran parte della gente comune non s&rsquo;interessa e non si rende conto di quanto possa partecipare alla gestione della cosa pubblica &ndash; e quindi dei suoi propri interessi &ndash; sfruttando gli strumenti che la democrazia diretta le d&agrave;.<br />
E qui arriviamo al tema di questo editoriale: l&rsquo;insegnamento della civica nelle nostre scuole. Questo insegnamento era dapprima stato tolto dai programmi scolastici poi, con una modifica di legge a seguito di un&rsquo;iniziativa popolare dei Giovani liberali radicali ticinesi, lo si &egrave; reintrodotto (art. 23 a della legge sulla scuola), ma con il suo inserimento in altre materie d&rsquo;insegnamento e senza una valutazione a s&eacute; stante. Il risultato &egrave; una situazione confusa, non uniforme in ogni scuola e senza dei testi precisi cui far capo e, soprattutto, con dei risultati estremamente deludenti a livello pratico. Delle domande generiche inerenti al nostro sistema politico (differenza fra Consiglio nazionale, Consiglio degli Stati e Consiglio federale, concetto di referendum e di iniziativa, eccetera) hanno evidenziato l&rsquo;insufficienza dell&rsquo;attuale insegnamento della civica nelle nostre scuole. <br />
Alberto Siccardi &ndash; che, memore di quanto succede nel suo paese d&rsquo;origine, apprezza oltremodo il sistema democratico svizzero e ne vorrebbe arrestare il degrado &ndash; ha formato un comitato, al quale mi sono affrettato ad aderire con la massima convinzione, e lanciato un&rsquo;iniziativa popolare volta a reintrodurre nelle scuole medie, medie superiori e professionali l&rsquo;insegnamento a s&eacute; stante e con un proprio voto della civica per almeno due ore al mese. In teoria, separandola dalla storia nell&rsquo;ambito della quale dovrebbe gi&agrave; oggi essere insegnata, le due ore mensili necessarie potrebbero essere tolte a quella materia senza danno alcuno. &Egrave; comunque importante far sapere che la popolazione considera la civica nel suo giusto valore, ossia importantissima per creare nei futuri cittadini votanti un atteggiamento politico consapevole del privilegio costituito dalla democrazia diretta.<br />
Alcuni paventano il pericolo &ndash; vista la deriva sinistroide subita dalla scuola dal &rsquo;68 in poi &ndash; di un lavaggio del cervello che l&rsquo;insegnante potrebbe effettuare sugli allievi. Indubbiamente questo pericolo c&rsquo;&egrave;, e star&agrave; alle autorit&agrave; scolastiche far s&igrave; che non succeda, stabilendo innanzitutto dei testi di studio imparziali e istituendo dei controlli a livello d&rsquo;ispettorato. C&rsquo;&egrave; poi da dire che questo pericolo sussiste gi&agrave; oggi. La pressione politico-partitica sugli allievi &egrave; infatti non solo possibile, ma verosimilmente esercitata, anche sfruttando l&rsquo;insegnamento di altre materie. Tutto sommato, basta la figura particolarmente simpatica e/o carismatica del docente per influenzare l&rsquo;atteggiamento politico di un giovane, gi&agrave; per caratteristica di quell&rsquo;et&agrave; tendente a idealizzare unilateralmente il mondo e la societ&agrave;.<br />
La scelta dell&rsquo;insegnamento della civica ha perci&ograve; comunque il merito di avvicinare i giovani alla gestione della cosa pubblica con cognizione di causa, invogliandoli a partecipare pi&ugrave; attivamente.<br />
&Egrave; un merito non da poco, e invito pertanto tutti a firmare e a far firmare l&rsquo;iniziativa popolare &ldquo;Educhiamo i giovani alla cittadinanza (diritti e doveri).</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><i><b>Eros N. Mellini</b></i></p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>]]>
			</description>
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			<category domain="http://www.udc-ti.ch">
				UDC Ticino
			</category>
			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[Al  ladro,  al  ladro ]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;">Quel che &egrave; accaduto a Cipro, o sta per accadere, con il cosiddetto &ldquo;prelievo forzoso&rdquo; dai conti di pi&ugrave; di 100'000 euro di privati e societ&agrave; presso le due grandi banche, Bank of Cyprus e Laiki Bank, dovrebbe far accapponare la pelle ad ogni cittadino ragionevole. Invece, in questo mondo irreversibilmente pervertito, le reazioni, di fronte all&rsquo;enorme nefandezza del &ldquo;furto con scasso legalizzato&rdquo; commesso o che si sta per commettere a Cipro, sono state cos&igrave; flebili e tenui da lasciarmi allibito. A dire il vero, il primate ortodosso di Nikosia, Chrysostomos II, ha protestato per le ingenti perdite subite dalla sua chiesa, ed esige le dimissioni del ministro delle finanze, Michalis Sarris  (che ha poi dimissionato il giorno dopo). Fino all&rsquo;agosto 2012 Sarris era stato presidente del CdA della Laiki Bank. Alcuni amici miei, gente munita &ldquo;di ampia pecunia&rdquo;, faccio per dire ben pi&ugrave; di 100'000 euro o 125'000 franchi deposti in banca, hanno cos&igrave; commentato: &ldquo;ma a Cipro tengono i loro soldi cittadini russi che si sono arricchiti in malo modo, a spese dei loro concittadini poveri. E`quindi giusto che adesso siano loro a subire un prelievo in qualche modo riparatore&rdquo;. Un modo di ragionare demenzialmente improprio, da parte di persone  tutte con titoli di studio superiore. <br />
Un cittadino comune, onesto come tutti noi, mai stato oligarca russo neppure per un minuto, i suoi risparmi, pochi o tanti che siano, li tiene in banca. Se viene a sapere che d&rsquo;ora in avanti i suoi soldi gli potrebbero, su decisione non impugnabile di politici amorali o di bankster (&egrave; un termine nuovo, felicemente coniato non so da chi, unendo le parole banchiere e ganster) del FMI e delle banche centrali, venir rubati  in qualsiasi luogo e in qualsiasi momento, ebbene, quel cittadino potrebbe venir tentato dall&rsquo;idea di porre in sicurezza i propri soldi (quella della sicurezza &egrave; l&rsquo;ansia costante, spesso causa di insonnia, di tutti coloro che posseggono molta pecunia), prelevandoli dalla banca e tenendoseli poi in casa. La cosa, prima o poi, non potrebbe sfuggire all&rsquo;attenzione dei nostri &ldquo;amici del sud-est&rdquo;, stimolando conseguentemente il rischio di furti o addirittura i furti con scasso veri e propri. Ci penserebbero poi i suddetti amici balcano-romeni a reclutare il personale occorrente, magari previa formazione con diploma ottenuta con il beneplacito dei &ldquo;politster&rdquo; (neologismo ancora da creare, da politici e gangster) di Bruxelles. Fantascienza, o anche fantascemenza, potrai obiettarmi, amico lettore. Chi vivr&agrave; vedr&agrave;, ti rispondo.<br />
Sulle modalit&agrave; del prelievo abusivo non si hanno finora informazioni concrete. Non credo che i depositi da &ldquo;castigare&rdquo; (quelli che superano i 100'000 euro, per un totale di 36,9 mrd) siano tutti su conto corrente. Buona parte dovrebbe essere costituita da azioni, obbligazioni o altri titoli. Si rapineranno direttamente queste carte, si ordiner&agrave; la loro vendita forzosa, da parte del FMI o della BCE, da parte delle banche colpite o dei detentori? Vendere le azioni, le obbligazioni, le cartelle ipotecarie o i derivati tanto di moda? Sicuramente i bankster sapranno inventare qualcosa di stupefacente per dare risposta alle ingenue domande che, segno di sconfinata ignoranza, mi pongo.<br />
Stando a fonti degne di fede(?), banca centrale e governo di Cipro, centro studi Barclay, nei forzieri delle due grandi banche sottoposte al &ldquo;prelievo forzoso&rdquo; stanno 68,4 mrd di euro. I depositi rapinabili, da 100 a 500'000 euro fanno 8,2 mrd, quelli da 500'000 in su 28,7. Per l&rsquo;entit&agrave; del prelievo sono girate cifre varie, dal ladresco 6,75 fino ad un brigantesco esproprio del 37,5%. I calcoli son subito fatti: per dare un idea, prendiamo un tasso del 20%. Verrebbero rubati o, se si preferisce, forzatamente prelevati, 7,38 mrd di euro. Al cambio di 1,23 fanno 9,0774 franchi. Mica male, per dei rapinatori principianti, al primo furto a volto scoperto. E parlo di furto a volto scoperto perch&eacute; di furti mascherati da parte di questi signori ne stiamo subendo da tempo. Ma, ancora una volta, lasciamo perdere, ricordando che mio nonno diceva, e io ripeto con lui, che &egrave; il fatal destin che non si cangia, il pesce grosso il piccol mangia.<br />
Per finire, il lettore avr&agrave; notato che sopra ho scritto di un prelievo accaduto o che sta per accadere. Ma &egrave; accaduto o sta solo per accadere? Conoscendo i ciprioti, orientali, bizantini, ottomani, levantini e mammaliturchi come sono, non rimarrei stupito se trovassero, non appena possibile, il sistema di farsi beffe degli ingenui politicanti di Bruxelles. Por realmente mano al &ldquo;prelievo forzoso&rdquo; potrebbe significare la fine della loro piazzetta finanziaria.</p>
<p style="text-align: justify;"><i><b>Gianfranco Soldati</b></i><br />
&nbsp;</p>]]>
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				UDC Ticino
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			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
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			<title>
				<![CDATA[Una dolorosa dÃ©bÃ¢cle ]]>
			</title>
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				<![CDATA[<p style="text-align: justify;">Normalmente, dopo un brutto risultato elettorale, i partiti cercano di trovare degli argomenti per giustificarlo o perlomeno attenuare gli effetti di una realt&agrave; che per&ograve; non pu&ograve; essere cambiata. Io non sono cos&igrave; e, fedele al mio slogan elettorale &ldquo;Non sono un uregiatt&rdquo;, non esito ad ammettere di aver perso. A titolo personale, non essendo stato rieletto in Consiglio comunale, e a titolo del partito che, perdendo un seggio, non solo ha registrato una diminuzione di consensi, ma ha anche perso il suo diritto a essere rappresentato nelle commissioni. <br />
L&rsquo;analisi delle cause puntuali che hanno portato al pessimo risultato che l&rsquo;UDC ha conseguito alle elezioni comunali di Lugano verr&agrave; effettuata dai vertici del partito in una prossima riunione, nella quale si trarranno le conseguenze e si decider&agrave; la futura strategia del partito. La polarizzazione della campagna su PLRT e Lega, la nascita di Area liberale e la sua conseguente concorrenza a destra, la mancanza di Marco Chiesa in lista, tutte queste e forse altre ragioni dovranno essere valutate. Ma gi&agrave; sin d&rsquo;ora &ndash; personalmente, libero il partito di smentirmi &ndash; ne rifiuto categoricamente una: avremmo dovuto andare in lista con la Lega per il Municipio. Non l&rsquo;accetto per pi&ugrave; di una ragione: primo, non avremmo fatto altro che facilitare ancora di pi&ugrave; il successo della Lega sostenendo con il nostro ca. 2% l&rsquo;elezione del loro terzo candidato. Mai avremmo per&ograve; avuto la possibilit&agrave; di vedere il nostro rappresentante nella sala dei bottoni. Non che questa possibilit&agrave; l&rsquo;avessimo correndo da soli, ma perlomeno abbiamo potuto partecipare a qualche dibattito in pi&ugrave;.<br />
In secondo luogo, l&rsquo;UDC a Lugano e in Ticino &egrave; un partito d&rsquo;opposizione, mentre la Lega &ndash; con la maggioranza relativa in Consiglio di Stato e oggi anche in Municipio a Lugano &ndash; &egrave; un partito di &ldquo;ultra-governo&rdquo;. Terzo, si dice erroneamente &ldquo;in Ticino la destra, Lega e UDC, &hellip;&rdquo;, mentre la Lega &egrave; con noi quando si tratta di esagerato inforestieramento, di Schengen, di UE, eccetera, tutti problemi che possono essere risolti soltanto a livello federale (ed &egrave; del resto per questo che l&rsquo;UDC accoglie i consiglieri nazionali leghisti nel suo gruppo parlamentare), mentre quando si parla di politica sociale e di politica economica &ndash; temi che, se affrontati con il dovuto rigore, possono far perdere consensi &ndash; la Lega &egrave; decisamente di sinistra. Guai effettuare tagli sul sociale, il debito pubblico pu&ograve; essere aumentato senza problemi, ecco ci&ograve; che contraddistingue la sinistra di cui anche la Lega fa parte. L&rsquo;UDC, dal canto suo, rimane a coerentemente a destra anche quando tocca argomenti antipatici alla gente: nel sociale abbiamo esagerato e siamo caduti nell&rsquo;assistenzialismo, per cui si deve dire basta alle sovvenzioni a innaffiatoio, il debito pubblico bisogna ridurlo e contenerlo perch&eacute; presto o tardi saranno i nostri discendenti a doverlo pagare. Personalmente mi preoccupa la deriva a sinistra che il Municipio di Lugano non potr&agrave; fare a meno di subire, con il nuovo rapporto di forze venutosi a creare con una maggioranza pi&ugrave; disposta a spendere che a cercare il rigore finanziario.<br />
La realt&agrave; nuda e cruda di cui dobbiamo prendere atto &egrave; comunque che a Lugano l&rsquo;UDC ha subito una dolorosa d&eacute;b&acirc;cle, eleggendo solo due consiglieri comunali e cadendo dal 4,41 al 3,08%.</p>
<p style="text-align: justify;"><b>A Mendrisio niente di nuovo per l&rsquo;UDC</b><br />
A Mendrisio il gruppo Lega-UDC-Indipendenti ha registrato un grande successo eleggendo un municipale e sette consiglieri comunali, con un +1 per il municipio e un +2 per il CC. Peccato che l&rsquo;unico UDC eletto nel 2009, Dominik Hoehle, sia stato anche quest&rsquo;anno l&rsquo;unico candidato del nostro partito. &Egrave; stato brillantemente rieletto &ndash; e gli presento i pi&ugrave; vivi complimenti &ndash; ma la sostanza &egrave; che per l&rsquo;UDC non &egrave; cambiato nulla. Il gruppo misto &egrave; cresciuto, ma l&rsquo;UDC no.</p>
<p style="text-align: justify;"><b>Miglior sorte a Terre di Pedemonte, unica nota lieta per l&rsquo;UDC</b><br />
Qui il gruppo Lega/UDC-SVP/Indipendenti, con il 18.54% si &egrave; piazzato al terzo posto, con un leggero vantaggio sul PPD. Oltre al municipale leghista Omar Balli, il gruppo ha eletto cinque consiglieri comunali, fra cui gli UDC Paolo Monotti e Lisa Cavalli. Un ottimo risultato che diluisce un po&rsquo; la delusione per Lugano.</p>
<p style="text-align: justify;"><i><b>Eros N. Mellini</b></i><br />
&nbsp;</p>]]>
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				UDC Ticino
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			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
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			<title>
				<![CDATA[Interrogazione - Aziende: basta con i parassiti!]]>
			</title>
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				<![CDATA[<p style="text-align: justify;"><i>Ha 26 anni, vive a Lugano e sta terminando la formazione alla Supsi per poi ottenere un Bachelor in ingegneria informatica. Il momento sembra quindi opportuno per cercare un posto di lavoro. L'obiettivo &egrave; trovare una soluzione in Ticino. &Egrave; per questo che spesso gli capita di setacciare la rete alla ricerca dell'offerta giusta, di un bando di concorso a cui mandare la propria candidatura. Recentemente gli &egrave; capitata tra le mani l&rsquo;offerta di un'azienda informatica con sede a Chiasso: &quot;cerchiamo programmatori web&quot;. Ma lui &egrave; gi&agrave; tagliato fuori. Non perch&eacute; non ha i titoli di studio, l'esperienza o le conoscenze. Semplicemente perch&eacute; &egrave; ticinese e l&igrave; vogliono soltanto frontalieri. C'&egrave; scritto senza tanti giri di parole: &quot;necessariamente residente Comuni frontalieri&quot;.</i><br />
<br />
In sintesi riportiamo in questo nostro atto parlamentare lo stralcio di un drammatico racconto di un giovane in cerca di lavoro riportato dal portale di Teleticino.<br />
A nostro avviso, queste ditte non ledono soltanto gli accordi sulla libera circolazione, che gi&agrave; di per se stessi penalizzano i nostri professionisti, ma addirittura arrecano danno incalcolabile al nostro mercato del lavoro e alle famiglie dei ticinesi e dei residenti. Si tratta di aziende parassitarie che sfruttano le nostre favorevoli condizioni quadro e il nostro Swiss made senza apportare alcun valore aggiunto al nostro Cantone. In buona sostanza, sul nostro territorio, siamo passati dal fenomeno della sostituzione al fenomeno dell&rsquo;esclusione dei ticinesi. Una cosa inaudita!<br />
<br />
Le mezze misure non bastano pi&ugrave;, &egrave; necessario che le Istituzioni ticinesi intervengano per combattere l&rsquo;implementazione di vere e proprie aziende succhiasangue nel nostro Cantone.<br />
<br />
Con la presente Interrogazione parlamentare chiediamo pertanto al CdS di voler da seguito alle seguenti domande:<br />
<br />
<b>1.	</b>Il CdS ticinese intende intervenire sanzionando pesantemente le ditte che fanno capo a queste pratiche di selezione di personale inaccettabili volte ad escludere i nostri lavoratori?</p>
<p style="text-align: justify;"><b>2.</b>	&Egrave; possibile stilare e pubblicare un registro cantonale di ditte attive nel settore terziario che impiegano pi&ugrave; del 50% di personale frontaliero? Il nostro CdS intende attivarsi in tal senso? &Egrave; possibile, se non esistesse, una base legale a questo proposito?</p>
<p style="text-align: justify;"><b>3.</b>	In futuro &egrave; possibile bloccare l&rsquo;implementazione di societ&agrave; che palesemente non hanno alcuna intenzione di impiegare personale ticinese come in questo caso? Il CdS intende attivarsi in tal senso?</p>
<p style="text-align: justify;"><b>4.</b>	 Il CdS intende ora appoggiare l&rsquo;iniziativa contro l&rsquo;immigrazione di massa promossa dall&rsquo;UDC nazionale che permetterebbe il ripristino della clausola della preferenza indigena o intende attendere che la situazione degeneri ulteriormente?</p>
<p style="text-align: justify;"><br />
<i><b>A nome dell&rsquo;UDC<br />
Marco Chiesa</b></i><br />
&nbsp;</p>]]>
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				UDC Ticino
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			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[Bernasconi, piantala!]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;">&laquo;Marco, perch&eacute; Paolo non la smette di pontificare su tutto e tutti? Marco, ma perch&eacute; la RSI d&agrave; cos&igrave; tanto spazio a una persona che mai &egrave; stata eletta dal popolo e da essa deputata a parlare dei problemi della gente?&raquo; mi han chiesto in tanti, per mail e per la strada. Leggendo la lungimirante opinione del tuttologo Paolo Bernasconi, pubblicata oggi dal Corriere del Ticino, non si pu&ograve; nient&rsquo;altro che concordare con le perplessit&agrave;, e talvolta il disgusto, di queste numerose persone. &Egrave; mia abitudine rispettare tutti gli avversari politici ma non tollero gli pseudointelletuali narcisisti e presuntuosi.  Non sopporto neppure coloro che per sostenere la propria tesi, sono pure disposti a fare di tutta un&rsquo;erba un fascio gettando fango su cittadine e cittadini che si sono messi a disposizione della popolazione per gestire la cosa pubblica nelle liste dell&rsquo;UDC. Bernasconi, nella sua manifesta confusione, si arroga infatti il divin diritto di insultare anche i nostri candidati mettendo in discussione la loro validit&agrave;, integrit&agrave; morale, impegno e indipendenza. All&rsquo;avvocato val la pena ricordare che UDC luganese in questa tornata elettorale ha preso una decisione coraggiosa proponendo un vero e proprio rinnovamento fra le proprie liste e, in particolare, sostenendo giovani candidati che, di certo, non fanno parte di nessuna cricca o mangiatoia di qualsiasi tipo. Il mio partito, che ho avuto l&rsquo;onore di rappresentare per ben nove anni in consiglio comunale, non ha mai barattato le sue idee e i suoi valori con alcun interesse o vantaggio personale. Da parte mia ho sempre cercato di comportarmi con correttezza ed educazione nei confronti degli altri membri del legislativo e delle Istituzioni, e non dubito che chi mi seguir&agrave; sar&agrave; animato dallo stesso spirito. Certo il mio partito non ha mai sottaciuto i veri problemi della gente, talvolta manifestandoli con delle campagne provocatorie. Sostituzione di manodopera indigena con manodopera straniera, minori opportunit&agrave; per i nostri giovani, piazza finanziaria sotto attacco e diminuzione della sicurezza meritano ben di essere messi al centro dell&rsquo;agenda politica del nostro Comune e del nostro Cantone. Ma se queste preoccupazioni, che molti altri partiti tendevano in passato a sottovalutare, oggi sono il pretesto per dipingere l&rsquo;UDC come un partito di malfattori, io sono ancora pi&ugrave; orgoglioso di essermi &ldquo;compromesso&rdquo; con gli ideali e le battaglie del primo partito in Svizzera.</p>
<p style="text-align: justify;"><i><b>Marco Chiesa<br />
Capogruppo UDC in Gran Consiglio</b></i><br />
&nbsp;</p>]]>
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				Distretti
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			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[NO alla vignetta autostradale a Fr 100.-]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;">L&rsquo;UDC ancora una volta &egrave; vicina alla gente in maniera seria e concreta; nessuno slogan, ma solo un tangibile impegno da parte dei suoi esponenti che si sono fatti promotori di un referendum contro l&rsquo;aumento del costo della vignetta autostradale, al quale anche altri partiti hanno deciso di aderire.<br />
9,5 miliardi di franchi, questa &egrave; la cifra che ogni anno la Confederazione incassa tra imposte, dazi, e tasse provenienti dal traffico privato, in prevalenza da automobilisti e motociclisti. <br />
Il 70% di questa cifra non viene per&ograve; destinato al mantenimento delle strade, bens&igrave; ad altri scopi, ovvero finanziare il trasporto pubblico.<br />
Vista la percentuale di questa somma ci si domanda per&ograve; come mai i trasporti pubblici subiscano ogni anno notevoli aumenti di prezzo; la crescita della vignetta non sembra altro dunque che un inutile nuovo balzello per assottigliare quanto rimane nelle tasche dei cittadini gi&agrave; alle prese con la crisi economica ed i conseguenti risparmi personali.<br />
L&rsquo;aumento del costo della vignetta &ndash; da 40.- a 100.- franchi &ndash; equivale ad un 150% di rincaro, che non influisce solo sulle libere scelte dei cittadini circa quale mezzo utilizzare per i propri spostamenti, ma anche e soprattutto sulle imprese che gi&agrave; devono far fronte a una concorrenza spietata con prezzi a volte assai pi&ugrave; vantaggiosi, e che si vedranno obbligate ad aumentare ulteriormente i propri. La qualit&agrave; chiaramente si paga, ma &egrave; come invogliare i cittadini a rivolgersi oltreconfine per i propri acquisti. <br />
C&rsquo;&egrave; inoltre un altro aspetto che cantoni periferici come il nostro hanno sottolineato, ma la cui voce &egrave; rimasta inascoltata, il problema del frontalierato che si riverser&agrave; sulle strade cantonali pur di non acquistare la &ldquo;costosa&rdquo; vignetta.<br />
In Ticino ogni giorno si riversano sulle nostre strade ed autostrade qualcosa come 56'000 veicoli ed &egrave; altamente ipotizzabile che si riversino tutti sulle prime, causando cos&igrave; notevoli ingorghi e disagi alla popolazione residente che ci rimetter&agrave; in qualit&agrave; di vita. <br />
Noi dell&rsquo;UDC siamo per una reale mobilit&agrave; sostenibile: il cittadino deve poter scegliere liberamente quale mezzo usare nei suoi spostamenti, senza che lo si debba obbligare a sostenere il trasporto pubblico, anche perch&eacute;, come gi&agrave; precedente citato, la quota di denaro assegnata al traffico pubblico &egrave; gi&agrave; eccessiva e semmai va rivisto come distribuirlo affinch&eacute; il servizio sia capillare e puntale.<br />
Vi invitiamo dunque a sostenere attivamente con la vostra firma il referendum scaricando il formulario dal sito internet  <a target="_blank" href="http://www.referendum-autobahnvignette.ch">www.referendum-autobahnvignette.ch</a> oppure dal 20 aprile 2013 a Lugano e per tutti i sabati a seguire finch&eacute; non raggiungeremo le necessarie 50'000 firme a livello nazionale, alle bancarelle organizzate dai GUDC TI.<br />
<br />
<i><b>Lara Filippini<br />
Deputata UDC in Gran Consiglio</b></i><br />
&nbsp;</p>]]>
			</description>
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			<category domain="http://www.udc-ti.ch">
				UDC Ticino
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			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[L'UDC continuerÃ  a collaborare]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;">Elezioni passate (salvo eventuale ballottaggio, al momento di scrivere questo articolo), legittima amarezza per il pessimo risultato metabolizzata, ritengo opportuna qualche riflessione sulle ragioni che hanno portato il mio partito a perdere il gruppo in Consiglio comunale e me personalmente ad essere estromesso dal Consiglio comunale.<br />
<br />
Al di l&agrave; del mio risultato personale, quello che ritengo pi&ugrave; grave &egrave; che l'UDC abbia perso il gruppo in Consiglio comunale, e con questo la possibilit&agrave; di essere rappresentato nelle commissioni.<br />
A cosa &egrave; dovuta questa sconfitta? Innanzitutto, la battaglia che ha polarizzato la campagna fra PLRT e Lega ha fatto perdere qualche seggio anche a PS e PPD, con la differenza che se loro perdono uno o due seggi gliene rimangono sempre nove, mentre togliendone uno all'UDC a questa ne rimangono solo due, insufficienti per operare efficacemente con lo status di gruppo. Un gruppo che nella passata legislatura ha peraltro lavorato bene - e ringrazio per questo i colleghi Alessandra Noseda e Marco Chiesa - operando in modo qualificato all'interno delle commissioni, partecipando costruttivamente a pi&ugrave; progetti e messaggi e sollevando con molteplici interventi dei problemi segnalatigli dalla gente (videosorveglianza, assistenti di polizia, riqualifica dell'ex-macello, ecc.).<br />
In secondo luogo, ritengo che la presenza sulla scena di Area liberale abbia eroso qualche voto a noi pi&ugrave; che a qualsiasi altro partito. Sar&ograve; un inguaribile illuso, ma continuo a sperare in un ricompattamento della vera destra di questo cantone. Ma questo &egrave; un discorso diverso.<br />
<br />
Su una cosa sono d'accordo con Peter Walder: una lista unica con la Lega non avrebbe portato assolutamente nulla all'UDC, in compenso avrebbe rafforzato di un 2 o 3% il risultato della Lega nei confronti del PLRT. &Egrave; quindi importante che l'UDC continui a collaborare, come del resto ha sempre fatto, con qualsiasi partito su temi puntuali condivisi, il che si traduce poi nel votare secondo coscienza e linea del partito, lasciando che le collaborazioni si rivelino a posteriori. Ma basta con le alleanze elettorali con partiti non posizionati politicamente come noi (anche sui temi che possono far perdere voti quali la socialit&agrave; e l'economia), salvo che venga accettata la nostra iniziativa parlamentare volta a reintrodurre in Ticino la possibilit&agrave; della congiunzione delle liste, come &egrave; il caso delle elezioni nazionali. &Egrave; l'unica forma di alleanza che non fa necessariamente s&igrave; che il partito pi&ugrave; grande fagociti e sfrutti quello pi&ugrave; piccolo senza la bench&eacute; minima contropartita.</p>
<p style="text-align: justify;"><i><b>Eros N. Mellini<br />
Deputato dell'UDC in Gran Consiglio </b></i></p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>]]>
			</description>
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			<category domain="http://www.udc-ti.ch">
				UDC Ticino
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			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[Editoriale - Il fisco deve sgravare tutte le famiglie]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il dibattito provocato dal progetto d&rsquo;articolo costituzionale sulle famiglie ha rivelato una vasta volont&agrave; politica di sgravare le famiglie. Contrariamente agli interventi statalisti e altre sovvenzioni, uno sgravio fiscale mirato &egrave; una soluzione ragionevole, perch&eacute; rafforza la responsabilit&agrave; individuale delle famiglie. Ed &egrave; precisamente a questo livello che interviene l&rsquo;iniziativa UDC per la famiglia.<br />
<br />
Le camere federali hanno deciso, durante la sessione parlamentare d&rsquo;autunno 2009, che i costi comprovati per la cura extra-familiare dei bambini, fino a un massimo di 10'000 franchi, possono essere dedotti dal reddito imponibile. I cantoni sono costretti da questo decreto federale a introdurre a loro volta una deduzione fiscale corrispondente per la cura dei bambini da parte di terzi. Il Parlamento ha cos&igrave; reagito a una regolamentazione insoddisfacente del diritto fiscale.</p>
<p style="text-align: justify;">Purtroppo, questo difetto &egrave; stato sostituito da un altro: il Parlamento ha escluso da questo sgravio le famiglie che accudiscono loro stesse i propri figli. Ma la cura dei bambini rappresenta uno sforzo anche per queste famiglie che rinunciano volontariamente a un secondo reddito, alleggerendo nel contempo le strutture d&rsquo;accoglienza per i bambini. Il Parlamento &egrave; cos&igrave; intervenuto &ndash; volontariamente o no &ndash; sulla libert&agrave; delle famiglie di scegliere il modello d&rsquo;organizzazione che loro conviene di pi&ugrave;. Le famiglie che fano accudire i propri figli da terzi sono avvantaggiati rispetto a quelle che si assumono loro stesse questo compito.</p>
<p style="text-align: justify;">&Egrave; per correggere questa situazione sconveniente che l&rsquo;UDC ha lanciato la sua iniziativa per la famiglia, la quale chiede che i genitori che si occupano loro stessi della cura dei propri figli, beneficino di una deduzione fiscale almeno uguale a quella dei genitori che affidano i loro bambini a terzi.</p>
<p style="text-align: justify;">L&rsquo;UDC punta dunque su una soluzione liberale, neutra, incoraggiante la responsabilit&agrave; individuale e, per di pi&ugrave;, aumentando la libert&agrave; di scelta delle famiglie. Non si tratta assolutamente di combattere un certo modello di famiglia perch&eacute;, agli occhi dell&rsquo;UDC, gli sgravi accordati alle famiglie che fanno accudire i propri figli da terzi, sono utili. Lo scopo &egrave; ben di pi&ugrave; quello di far beneficiare tutte le famiglie di una diminuzione degli oneri. Diversi cantoni praticano d&rsquo;altronde gi&agrave; dei modelli a vantaggio della cura familiare. L&rsquo;iniziativa UDC d&agrave; una garanzia costituzionale federale a questa politica.</p>
<p style="text-align: justify;">L'argomento su cui poggia l&rsquo;iniziativa UDC non rileva unicamente dalla tecnica fiscale, oggetto sul quale si pu&ograve; effettivamente divergere. L&rsquo;obiettivo &egrave; in realt&agrave; quello di dare alle famiglie delle condizioni-quadro ottimali per allevare ed educare i loro figli. Le discussioni suscitate dall&rsquo;articolo costituzionale sulla famiglia, che la maggioranza dei cantoni ha respinto, ha dimostrato come il sovrano non voglia che la famiglia tradizionale sia svantaggiata.</p>
<p style="text-align: justify;">Dibattiti del genere hanno avuto luogo in altri paesi. La Germania ha recentemente messo in vigore un sistema di contributi alla cura in famiglia dei propri figli, ci&ograve; in particolare con l&rsquo;idea di scaricare le costose istituzioni d&rsquo;accoglienza extra-familiare dei bambini. L&rsquo;UDC, al contrario, non vuole sovvenzioni supplementari e respinge soprattutto il loro versamento secondo il principio dell&rsquo;annaffiatoio. Degli sgravi fiscali per sostenere le famiglie sono un buon mezzo &ndash; tanto pi&ugrave; che ne beneficiano anche le classi medie, di solito sfavorite dai detti sistemi d&rsquo;incentivazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Non ci sarebbe da sorprendersi nel constatare che il Consiglio federale, che ha sempre rifiutato di spiegarsi circa i costi risultanti dall&rsquo;articolo respinto per una nuova politica familiare, abbia calcolato precisamente le conseguenze finanziarie dell&rsquo;iniziativa UDC: la Confederazione ci perderebbe 390 milioni di franchi di entrate fiscali se si applicasse alla cura familiare la stessa tariffa che a quella extra-familiare. I cantoni, da parte loro, sono liberi di fissare l&rsquo;importo della deduzione. Ci&ograve; significa che l&rsquo;iniziativa dell&rsquo;UDC rispetta il federalismo e si limita ad eliminare la discriminazione fiscale delle famiglie che accudiscono loro stesse i propri figli. Alla base, bisogna evidentemente che ci sia la volont&agrave; politica di sgravare gli oneri delle famiglie. Le conseguenze dell&rsquo;iniziativa sono chiare, perci&ograve; le cittadine e i cittadini possono decidere con cognizione di causa.</p>
<p style="text-align: justify;">L'applicazione dell&rsquo;iniziativa non dovrebbe porre alcun problema. Esistono nei cantoni delle soluzioni semplici e non burocratiche per definire la deduzione per l&rsquo;accudimento familiare e per fissare le condizioni per la deduzione accordata alla cura extra-familiare. Non ci saranno quindi delle spese supplementari.</p>
<p style="text-align: justify;">L'UDC s'impegna per il rafforzamento della responsabilit&agrave; individuale e combatte la tendenza a delegare dei compiti parentali allo Stato. Partendo da questi princ&igrave;pi non &egrave; tollerabile che dei genitori che affidano la cura dei propri figli a terzi ne traggano un beneficio fiscale, mentre quelli che si assumono personalmente questo compito restano a bocca asciutta. La battaglia contro i nuovi compiti federali in politica familiare, come era previsto con l&rsquo;articolo costituzionale sulla famiglia respinto dal sovrano, si fonda quindi sulla stessa logica dell&rsquo;impegno per un&rsquo;estensione del margine di manovra finanziario delle famiglie mediante una riduzione delle imposte.</p>
<p style="text-align: justify;">Al di l&agrave; di questo dibattito, si tratta di non perdere di vista il benessere dei fanciulli. Dei bambini allevati e accuditi con amore sono un investimento nella societ&agrave; e nel nostro futuro. Gli interessi dei bambini pesano di pi&ugrave; delle considerazioni di tecnica fiscale.</p>
<p style="text-align: justify;"><i><b>Judith Uebersax<br />
Vicepresidente UDC Svizzera (articolo apparso nella NZZ) </b></i></p>]]>
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				UDC Svizzera
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			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
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			<title>
				<![CDATA[Ue e protezione del mercato del lavoro: si predica male e si razzola peggio?]]>
			</title>
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				<![CDATA[<p style="text-align: justify;">Attaccare il ï¬lo per ricaricare il proprio telefonino alla presa elettrica: un gesto che ormai fa parte del nostro quotidiano.<br />
Siamo cos&igrave; abituati che non ci soffermiamo mai abbastanza a pensare al fatto che l&rsquo;energia sta diventando sempre pi&ugrave; un qualcosa di essenziale nella nostra vita.<br />
In Svizzera entro il 2050 dovremo uscire dal nucleare, fonte energetica che copre la maggior parte del nostro fabbisogno, eppure gli eco-entusiasti, come in una sorta di cantilena, continuano solo a cantare le lodi di questa decisione, senza mai accennare alle importanti e negative ripercussioni a livello economico e sociale.<br />
La Iea (Agenzia internazionale dell&rsquo;energia), il principale organismo che si occupa a livello mondiale di produrre statistiche e previsioni in materia, prevede che entro il 2030 il consumo di energia a livello mondiale crescer&agrave; del 50 per cento.<br />
Questo dato &ndash; unito al fatto che la strategia decisa dal Consiglio federale si basa non sulle conoscenze tecnologiche attuali, ma su ipotetiche scoperte future &ndash; dovrebbe allarmarci e fare allarmare anche i pi&ugrave; eccitati da questo cambiamento. Invece continuano imperterriti a cantare le lodi di questa decisione; sogno o utopia?<br />
Quando si parla di energie rinnovabili, non si sottolinea mai abbastanza la loro volatilit&agrave;, ovvero il fatto che non sono disponibili su tutto l&rsquo;arco dell&rsquo;anno, come invece il fossile e nucleare.<br />
Durante l&rsquo;inverno dunque, ce ne sar&agrave; maggior richiesta e dovremo importarla dall&rsquo;estero con due evidenti problematiche: la dipendenza (!) da altri Paesi e il forte aumento del prezzo.<br />
Parlando per&ograve;, per esempio, di pannelli solari &ndash; una delle energie rinnovabili pi&ugrave; &ldquo;gettonate&rdquo; negli ultimi tempi &ndash; gli ecologisti si guardano bene dal sottolineare come in Paesi come la Germania (leader europeo nel settore) che ha puntato in modo intenso su questa tecnologia, creando anche tasse per alimentare fondi che aiutino il suo sviluppo, i prezzi dell&rsquo;energia sono aumentati ben del 40 per cento!<br />
La chicca del mese di marzo 2013 per&ograve;, &egrave; che &egrave; in atto una vera e propria guerra commerciale tra Cina e Unione europea. L&rsquo;industria asiatica sta conquistando il mercato europeo grazie ad una politica aggressiva dei prezzi, provocando naturalmente la crisi dell&rsquo;industria solare europea, tra cui appunto, diverse e rinomate aziende tedesche; queste ultime si sono dunque ritrovate a dovere affrontare fallimenti, acquisizioni e importanti tagli del personale.<br />
L&rsquo;esperienza Usa di protezione del proprio mercato ha per&ograve; fatto scuola &ndash; le importazioni sono diminuite &ndash; tanto da spingere l&rsquo;Ue a copiarne il modello con un regolamento redatto ad hoc (Ue n. 182/2013); per i prossimi nove mesi tutte le importazioni di pannelli fotovoltaici cinesi saranno registrati, saranno inoltre imposti alti dazi doganali al ï¬ne di scoraggiarne l&rsquo;entrata e a giugno si decider&agrave; se questi ultimi avranno anche effetto retroattivo (ï¬no a 90 giorni!).<br />
Tutte queste misure protezionistiche sono volte a scongiurare un sempre maggior dumping da parte dei cinesi, ovvero la vendita dei loro pannelli ad un prezzo inferiore sul mercato europeo.<br />
Naturalmente le aziende asiatiche si difendono sostenendo che tutto ci&ograve; &egrave; inveritiero, che dumping, concorrenza sleale e riduzione degli impieghi non sono direttamente collegabili a loro.<br />
Eppure la storia non &egrave; nuova, anzi, tralasciando il caso speciï¬co dei pannelli, ma applicandolo a qualsiasi prodotto in generale, alle aziende e a posti di lavoro, la Cina sta esattamente facendo con l&rsquo;Ue, ci&ograve; che quest&rsquo;ultima sta cercando di fare con gli Stati europei e soprattutto con noi svizzeri: terra bruciata! Con la differenza che l&rsquo;Ue si permette di reagire instaurando il protezionismo, la Berna federale sacriï¬ca invece le nostre Pmi ossequiando supinamente qualsiasi direttiva venga da Bruxelles.<br />
Se prima esistevano le frontiere e i prodotti di aziende locali venivano protetti e venduti all&rsquo;interno del Paese speciï¬co, con l&rsquo;abbattimento delle frontiere e la sentenza storica del Cassis De Dijon, qualsiasi prodotto conforme alle norme legali di uno Stato membro pu&ograve; essere venduto in un altro Stato. In questo modo si va a danneggiare il mercato interno di uno Stato a favore di un altro che magari ha prezzi pi&ugrave; &ldquo;concorrenziali&rdquo; per lo speciï¬co prodotto ma poi, forse, pecca di qualit&agrave;.<br />
Poco importa dunque che, per esempio, migliaia di litri di latte vengano buttati via ogni anno, che imprese storiche di uno Stato vengano chiuse, che i disoccupati in tutta Europa aumentino; si deve pur cercare qualcosa per distogliere l&rsquo;attenzione dalle magagne interne con Grecia, Cipro ecc.<br />
Per distogliere dunque l&rsquo;attenzione dal castello di sabbia che si sta sgretolando e canalizzare le proprie frustrazioni altrove, cosa c&rsquo;era di meglio che attaccare a tutto campo l&rsquo;unico Paese ancora libero ed indipendente, ovvero la Svizzera?<br />
Segreto bancario da smantellare, posti di lavoro per gli europei (e noi?), accordi che tirano l&rsquo;acqua al mulino dell&rsquo;Ue e il nostro Consiglio federale, capitanato dalle mesdames Sommaruga e Widmer-Schlumpf, sta ormai svendendo pezzo per pezzo la Svizzera e il benessere che faticosamente i nostri bisnonni e nonni ci hanno trasmesso.<br />
La nostra indipendenza &egrave; minata da subdoli e continui avvicinamenti all&rsquo;Ue, perch&eacute; quest&rsquo;ultima pi&ugrave; fa la voce grossa pi&ugrave; alle due signore (e ai loro colleghi salvo il presidente Maurer) le ginocchia fanno &ldquo;Giacomo Giacomo&rdquo;. La conseguenza &egrave; che spianano ogni volta la strada (o forse srotolano un tappeto rosso?) agli alti funzionari di questa dittatura che vorrebbe metterci in ginocchio.<br />
Fortunatamente noi dell&rsquo;Udc non abbiamo lastre di cemento armato sugli occhi (ci vediamo benissimo!) e ci siamo accorti gi&agrave; 20 anni fa che l&rsquo;adesione all&rsquo;allora See ci avrebbe portato a morte certa! Tacciano le nostre campagne xenofobe e razziste ma, in realt&agrave;, tutto ci&ograve; che facciamo lo facciamo per proteggere il nostro amato Paese e i suoi cittadini; per garantire loro e alle future generazioni un futuro di benessere e, soprattutto, di legittima occupazione.</p>
<p style="text-align: justify;"><i><b>Lara Filippini<br />
Deputata UDC in Gran Consiglio</b></i></p>
<p style="text-align: justify;"><i>Pubblicato su la Regione il 17 aprile 2013</i></p>]]>
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				GUDC
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			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[Lâeco devastante della stampa prezzolata]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;">Non &egrave; la prima volta che ci si trova ad assumere delle posizioni critiche rispetto al nostro Ente Radiotelevisivo. In parecchie occasioni il nostro partito ha dovuto intervenire presso l&rsquo;ombudsman per segnalare trattamenti poco rispettosi, per spazio e visibilit&agrave; negata, a causa di palesi favoritismi per altre forze politiche rispetto alla nostra.</p>
<p style="text-align: justify;">Spesso ci siamo trovati in solidale accordo con altri partiti di un certo spessore (come i PPD o i Verdi, ad esempio) che avanzavano le stesse identiche lamentele (a comprova del fatto che il nostro non &egrave; un esclusivo grido di parte, ma una lotta per la correttezza dell&rsquo;informazione).</p>
<p style="text-align: justify;">In sostanza, per&ograve;, non &egrave; mai cambiato nulla e disperiamo ormai che ci possa essere una speranza nel prossimo futuro di vedere che giustizia venga fatta.</p>
<p style="text-align: justify;">Inutile recriminare sul fatto che si sia scelto per mesi di parlare solo ed esclusivamente dell&rsquo;antagonismo tra Giudici e Borradori a Lugano, tralasciando ogni e qualsivoglia tema concreto e dimenticando in maniera quasi assoluta di parlare anche di Mendrisio o men che meno delle terre di Pedemonte. Si tratta di scelte redazionali che non condividiamo, ma che non possiamo in fondo impugnare.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando per&ograve; l&rsquo;informazione diventa volutamente disinformazione, quando le notizie sono talmente incomplete da diventare tendenziose, allora s&igrave; che il nostro grido non pu&ograve; sempre venir soffocato, altrimenti si arrischia di rimanere come delle galline strozzate senza fiato. E ci&ograve; non ci piace: sfido chiunque a provarmi il contrario.</p>
<p style="text-align: justify;">Il succo: domenica c&rsquo;&egrave; stata una diretta radiofonica non stop di oltre 5 ore, durante la quale non si &egrave; nemmeno una sola volta annunciato il risultato di una sola delle compagini al di fuori dello schieramento classico Lega, PLR, PPD, PS. Non si &egrave; fatto un accenno, non un nome, non una percentuale, non una proiezione non una citazione della UDC o di altre formazioni minori.</p>
<p style="text-align: justify;">Per Mendrisio si &egrave; parlato di un successo della Lega, di un&rsquo;entrata della Lega in Municipio volutamente dimenticando per oltre 5 ore che quella Lista era una lista Lega UDC Indipendenti. Che lo si voglia o meno cos&igrave; &egrave;! Seppur il nostro contributo possa essere stato insignificante: la Lista rimaneva una Lista con tale denominazione e con tale accezione. Solo commentando il risultato delle Terre di Pedemonte, la sigla UDC &egrave; finalmente apparsa: ma era troppo poco nel contesto.</p>
<p style="text-align: justify;">Qualcuno penser&agrave; forse che ci si aggrappa a dei semplici formalismi o a delle semplici questioni di principio, ma provate ad andare a dirlo voi a tutti quei giovani sulla nostra lista che si sono dannati l&rsquo;anima letteralmente per fare bella figura, per documentarsi per incontrare gente&hellip;chi si prender&agrave; carico di urlare la loro giustificata rabbia o di consolare la loro delusione?</p>
<p style="text-align: justify;">Come faremo a convincerli che il disservizio del nostro Ente non ha dato voce al loro coraggio? Ma queste questioni non sfiorano neppur lontanamente i &ldquo;prezzolati&rdquo; cronisti del nostro Ente, per molti di loro la Svizzera finisce a Lugano dopo avervi fatto tappa in provenienza dalla vicina penisola, visto che di Ticinesi all&rsquo;altezza difficilmente se ne possono trovare: vero vertici RSI?</p>
<p style="text-align: justify;"><i><b>Alfredo Soldati<br />
Membro della Direttiva UDC sezione Ticino </b></i></p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>]]>
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				UDC Ticino
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			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
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		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[Eventi pubblici in Ticino e Scientology]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;">Scientology ha fondamentalmente tre tipi di status: religione, setta, organizzazione.<br />
In molti Stati del mondo fortunatamente &egrave; riconosciuta come setta, e ci&ograve; grazie anche alle numerose testimonianze di ex-adepti che hanno portato alla luce i meccanismi di pressione psicologica al suo interno sui soggetti che vi hanno aderito.<br />
Purtroppo in altri Stati, come la Svizzera, questa &ldquo;organizzazione&rdquo; non &egrave; riconosciuta n&eacute; come setta, n&eacute; come religione e dunque, &egrave; come se fosse in una sorta di limbo giurisdizionale che, se da una parte non gli d&agrave; certezze, dall&rsquo;altra gli permette di muoversi come meglio crede per fagocitare nuovi adepti.<br />
Anche se nel 1998 nel nostro paese, un rapporto della &ldquo;Commissione Consultiva per la sicurezza dello Stato&rdquo; ha definito Scientology come culto totalitario, non si &egrave; mai andati oltre come invece in Germania, dove i responsabili dell&rsquo;Interno hanno dichiarato che considerano quest&rsquo;ultima &ndash; proprio per le idee veicolate &ndash; incompatibile con la costituzione, spianando cos&igrave; la strada al bando di quest&rsquo;ultima come setta.<br />
Ovunque, infatti, si stanno sempre pi&ugrave; aprendo gli occhi verso i danni psicologici e sociali creati da Scientology alle persone che vi aderiscono, facendo s&igrave; che si &ldquo;disconnettano&rdquo; (nella loro terminologia) escludendoli dal mondo circostante o meglio da chi non la pensa come loro; per alcuni Stati per&ograve;, apparentemente poco conta che sia stata spesso accusata e a volte condannata anche per maltrattamenti, ricatti ed estorsioni, minacce ed evasioni fiscali, truffa, ecc.<br />
Il suo agire &egrave; spesso e volentieri subdolo, e coloro che hanno una conoscenza basilare di Scientology, tendenzialmente si fermano a questa denominazione o al ben pi&ugrave; famoso libro &ldquo;Dianetics&rdquo; del loro fondatore, R.Hubbard - scrittore di fantascienza (!).<br />
<b>Applied Scholastics, Criminon, Fondazione Via della Felicit&agrave;, Narconon </b>(sorta di comunit&agrave; per tossici), <b>WISE </b>(World Institute of Scientology Enteprises) e <b>Comitato dei Cittadini per i Diritti umani </b>(CCDU) sono solo alcuni dei sottogruppi legati a Scientology, ma la lista &egrave; assai pi&ugrave; lunga.<br />
Coloro che appunto conoscono superficialmente tale setta e s&rsquo;imbattono in questi sottogruppi per caso, magari durante qualche manifestazione/evento aperta al pubblico, difficilmente riusciranno a percepire che si tratta di Scientology .<br />
Questi gruppi &ldquo;di facciata&rdquo; sono utili per diffondere in maniera occulta gli ideali pseudo-religiosi di Scientology, che non sono (o non sarebbero?) ammessi dalla societ&agrave; in cui svolgono quest&rsquo;opera di infiltrazione, e cos&igrave; dare un&rsquo;impressione di legittimit&agrave; al loro operato.<br />
Ovviamente si presentano come fossero delle entit&agrave; autonome e non legate a Scientology, ma ex-membri dello staff di sostenitori dell&rsquo;organizzazione hanno invece dichiarato, anche attraverso memorie date alla stampa (ad esempio: I miei anni in Scientology di Maria Pia Gardini), come invece sia una sorta di ragnatela impensabile ai pi&ugrave;, atta trovare nuove e potenziali &ldquo;vittime&rdquo;.<br />
Come avrete capito, in Svizzera, purtroppo, finch&eacute; non prenderemo posizione, non saremo immuni e non potremo proteggere coloro che in un periodo negativo della propria vita o troppo aperti a esperienze al limite del &ldquo;new age&rdquo; caschino nella loro rete.<br />
Anche in Ticino non siamo esonerati da tutto ci&ograve;, ma quello che pi&ugrave; sconvolge chi conosce veramente questa organizzazione, &egrave; come la si lasci infiltrare in eventi/manifestazioni aperte al pubblico senza che si muova un dito o si dica mezza parola in proposito; in particolare nella citt&agrave; di Lugano.<br />
Nel 2010, infatti, il Ticino fu tappezzato da cartelloni per la mostra di Scientology al Palazzo dei Congressi di Lugano, cosa che dest&ograve; ben pi&ugrave; di qualche malumore, proprio per quanto citato poc&rsquo;anzi. Chi &egrave; andato - con la testa sulle spalle (!) -a questa mostra ha sicuramente percepito come un&rsquo;accozzaglia di disinformazione legata alla psichiatria e filmati dal sapore Hitchcockiano potevano facilmente carpire le menti pi&ugrave; deboli; prova ne era la teca trasparente all&rsquo;uscita zeppa di banconote anche da Fr 100.-.<br />
Come se non bastasse, si infiltrano a manifestazioni come ExpoTicino (Bellinzona) e TiSana (Lugano), si infiltrano solitamente pagando all&rsquo;ultimo momento uno degli stand liberi, per non apparire nella lista degli espositori, manifestamente o attraverso uno di questi sottogruppi.<br />
Eppure basterebbe che il responsabile della manifestazione o chi &egrave; adibito alla cessione degli stand - in particolare TiSana &ndash; facesse un controllo un po&rsquo; pi&ugrave; approfondito verso gli espositori. Invece, come ogni anno, eccoli presenti con uno stand (!) proprio anche per il carattere di tale convegno gioca a loro favore.<br />
Il CCDU (Comitato dei Cittadini per i Diritti dell&rsquo;Uomo) invia  sempre pi&ugrave; sovente ad alcuni parlamentari (non si sa bene con quale criterio li scelga), materiale scritto e dvd affinch&eacute; questi possano portare avanti la loro causa.<br />
Tutti i recapiti telefonici del CCDU per&ograve;, se si fa attenzione, fanno capo alla Chiesa di Scientology in America (vi risulta nell&rsquo;organigramma ufficiale) e tutte le sue attivit&agrave; sono coordinate dalla Sea Org &ndash; responsabile per la &ldquo;riforma sociale&rdquo; (?).<br />
TiSana &egrave; s&igrave; una manifestazione di carattere privato, ovvero non organizzata dalle istituzioni comunali, ma ha comunque un carattere pubblico essendo aperta a tutti. E se vi si trovano cibi biologici, vari tipi di massaggi, eccetera, vi &egrave; anche quella parte olistica, un po&rsquo; &ldquo;new age&rdquo; alla quale bisognerebbe prestare pi&ugrave; attenzione.<br />
Passino le carte degli angeli, i dvd di traning autogeno, libri e quant&rsquo;altro, ma per quanto detto pi&ugrave; sopra &egrave; allucinante che tale manifestazione abbia accettato senza battere ciglio &ndash; giusto perch&eacute; pagano lo stand &ndash; la partecipazione di tali organizzazioni. Gli organizzatori potrebbero fare una ricerca prima di accettare l&rsquo;espositore di turno, evitando cos&igrave; la messa in pericolo della salute mentale e sociale di coloro che decidono di visitarla.<br />
Prossimamente, dunque, interverremo con l&rsquo;ennesimo atto parlamentare &ndash; altri sono tuttora in attesa di risposta - sottoscritto anche da altri membri del Gran Consiglio, affinch&eacute; si istituisca un decalogo ufficiale cantonale di responsabilit&agrave; (dell&rsquo;organizzatore) verso la popolazione, non dando cos&igrave; pi&ugrave; spazio a certe porcherie.</p>
<p style="text-align: justify;"><br />
<i><b>Orlando Del Don e Lara Filippini<br />
Deputati UDC in Gran Consiglio</b></i><br />
&nbsp;</p>]]>
			</description>
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				UDC Ticino
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			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
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				<item>
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				<![CDATA[Ma chi sono i ricchi?]]>
			</title>
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				<![CDATA[<p style="text-align: justify;">Le nazioni dell' UE, che si dibattono per cercare di far quadrare i conti dei loro stati indebitati fino al collo, stanno raschiando il fondo del barile con le imposte e la persecuzione degli evasori, causando una grave recessione. I socialisti in tutti i partiti, con il presidente Hollande in testa, hanno trovato la soluzione demagogicamente pagante di punire i ricchi, senza per&ograve; definire chiaramente quali &ldquo;ricchi&rdquo; si intendano. I ricchi, si possono infatti suddividere in due categorie: quelli per patrimonio posseduto ed i ricchi dal reddito elevato. La maggior parte dei &laquo;ricchi&raquo; miliardari per patrimonio &egrave; costituita dagli imprenditori con le loro aziende. Essi, col loro impegno, creano posti di lavoro e contribuiscono alla ricchezza della societ&agrave;. Non &egrave; detto che abbiano redditi esorbitanti - sui quali pagano comunque non poche imposte - e in caso di insuccesso della loro impresa pagano di tasca propria. Un'altra parte &egrave; costituita dai ricchi, che i loro patrimoni accumulati o ereditati, non li tengono certo sotto il materasso, ma li collocano in azioni e prodotti finanziari investiti nell'economia, investimenti che fanno funzionare l' economia stessa creando posti di lavoro. Quando poi il reddito del loro patrimonio sia elevato, dopo aver pagato cospicue imposte, spendono il resto per costruirsi la villa, dando lavoro al settore dell' edilizia o comprano una barca di lusso, mantenendo posti di lavoro qualificati nel settore dei cantieri, mentre con l' uso del loro motoscafo pagano non poche imposte sui carburanti. La seconda categoria di &laquo;ricchi&raquo; &egrave; quella di coloro che, pur privi di patrimonio, fruiscono di salari elevati per lavoro come dipendenti, che permettono loro una vita agiata. Anche questi pagano notevoli imposte progressivamente crescenti. Il loro patrimonio &egrave; costituito dal diritto alla pensione, alla quale contribuisce anche il datore di lavoro. Calcolando il capitale necessario per una pensione ad esempio di 100 mila franchi all' anno, con un interesse del 3% si arriva ad un capitale di cui fruire non indifferente di oltre 3 milioni. I liberi professionisti poi, come i medici, devono provvedere col proprio reddito al terzo pilastro. In questo contesto, si dimentica infatti troppo spesso, che fra i &laquo;miliardari&raquo; del mondo della finanza figurano anche le casse pensioni. A questo punto &egrave; legittimo chiedersi, chi siano i &laquo;ricchi&raquo; da spennare senza temere conseguenze negative per il benessere generale. Gli imprenditori che danno lavoro, pagano tasse e creano ricchezza? I &ldquo;ricchi&rdquo; che possono spendere garantendo posti di lavoro? Oppure chi ha ereditato una casa il cui valore &egrave; salito automaticamente nel tempo e deve vivere con l' AVS senza diritto alle prestazioni complementari? Per giustificarsi, i demagoghi si riempiono la bocca col termine di &laquo;giustizia sociale&raquo;, un concetto sfocato, che nessuno &egrave; in grado di definire con esattezza. I socialisti in ogni partito la definiscono semplicisticamente come una minore diseguaglianza dei redditi, ovviamente indipendentemente dalle prestazioni. L' iniziativa socialista sulla differenza massima dei redditi di 1 a 12 di prossima votazione, va in questa direzione. Purtroppo i fautori dell' iniziativa dimenticano la lezione della storia, che insegna come la riduzione delle diseguaglianze di reddito avvenga sempre e solo verso il basso, nessuna politica socialista &egrave; mai riuscita a far crescere l' economia. A ragione Karl Popper ha fatto presente che, salvo l' abolizione della propriet&agrave; privata e la collettivizzazione della produzione, tutti i postulati sociali del manifesto di Marx sono stati realizzati non dai regimi socialisti, ma nelle societ&agrave; liberali. Sono sempre stati i tanto vituperati &laquo;ricchi&raquo; a far crescere il benessere generale, creando i presupposti per permettere di migliorare la condizione dei poveri. Il presidente Hollande con la sua persecuzione dei &laquo;ricchi&raquo; sta segando il ramo su cui &egrave; seduto. &Egrave; da sperare che il popolo svizzero eviti di cedere alla politica fondata non sulla ragione, ma sul sentimento di invidia, dicendo chiaramente no all' iniziativa 1 a 12. La politica fondata sui sentimenti di invidia non ha mai giovato a nessuno.</p>
<p style="text-align: justify;"><i><b>Alexander Von Wyttenbach<br />
Presidente onorario UDC Ticino </b></i></p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>]]>
			</description>
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				UDC Ticino
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			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
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		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[Interpellanza - A scuola meglio a piedi]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify">Onorevole signor Sindaco,<br />
onorevoli signori Municipali,</p>
<p style="text-align: justify">&ldquo;Il 30 gennaio scorso il Consiglio di Stato, su proposta del DECS, ha deciso di rinnovare per il periodo gennaio 2013-dicembre 2015 il credito quadro di 300mila franchi a favore dei Comuni ticinesi per incentivare la realizzazione di Piani di mobilit&agrave; scolastica&rdquo;.<br />
Questo paragrafo &egrave; contenuto in una lettera inviata dal DECS ai Municipi di tutti i comuni ticinesi ad inizio febbraio 2013 ed &egrave; riferita al progetto denominato &ldquo;Meglio a piedi&rdquo; volto ad incentivare la mobilit&agrave; lenta e sostenibile nel tragitto casa-scuola, che si avvale anche di una persona che funge da coordinatrice a livello cantonale (maggiori informazioni su www.meglioapiedi.ch). Finora, sono una trentina i Comuni che hanno gi&agrave; aderito, mentre altri stanno sviluppando il proprio Piano di mobilit&agrave; scolastica (PMS).<br />
Anche Magliaso &egrave; confrontato alla realt&agrave; di genitori che per praticit&agrave;, rapidit&agrave; o pigrizia accompagnano i figli a scuola con la propria automobile, spostandosi anche solo per poche centinaia di metri e andando a contribuire all&rsquo;aumento del traffico gi&agrave; presente a tutte le ore sulle strade principali. Progetti quali il &ldquo;pedibus&rdquo; sono stati creati in passato ma non si sono protratti nel tempo.<br />
Ecco quindi che un progetto come &ldquo;Meglio a piedi&rdquo; fortemente sostenuto (anche finanziariamente) dal Cantone pu&ograve; fornire un&rsquo;ottima soluzione per incentivare lo spostamento a piedi lungo il tragitto casa-scuola dei bambini, sensibilizzandoli allo stesso modo ad un agire corretto lungo le strade e ad un uso intelligente dell&rsquo;automobile (quest&rsquo;ultimo principio validissimo anche per i genitori). L&rsquo;introduzione della &ldquo;Zona 30&rdquo; in paese nel corso di questa primavera costituisce poi un ulteriore stimolo alla creazione di un PMS, anche alla luce del fatto che contrariamente a quel che si pensa, il pedone non ha la precedenza.</p>
<p style="text-align: justify">Alla luce di queste considerazioni, avvalendoci della facolt&agrave; data dagli art. 66 LOC e 28 ROC, sottoponiamo al lodevole Municipio la seguente</p>
<p style="text-align: justify"><b>Interpellanza</b></p>
<p style="text-align: justify">1. Condivide i principi dei PMS e se s&igrave;, si &egrave; gi&agrave; attivato per un&rsquo;introduzione di un PMS anche a Magliaso?<br />
2. Se no, intende farlo a breve? In caso di risposta negativa, per quale motivo?<br />
3. Reputa possibile introdurre un PMS a Magliaso gi&agrave; per l&rsquo;inizio dell&rsquo;anno scolastico 2013-2014?</p>
<p style="text-align: justify"><br />
Con i migliori saluti.</p>
<p style="text-align: justify">Per il Gruppo Lega-UDC-Ind.<br />
<br />
<i><b>Luca Paltenghi<br />
Marco Burkhard, Paola De Gaudenzi<br />
</b></i></p>]]>
			</description>
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				Distretti
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			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[Duro intervento contro Schengen alla tribuna del Consiglio nazionale!]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify">Schengen &egrave; ormai diventato sinonimo di insicurezza, un pozzo senza fondo di spese, di soldi letteralmente gettati al vento.<br />
Prendiamo l&rsquo;esempio della sicurezza. L&rsquo;entrata della Svizzera nello spazio Schengen avrebbe dovuto migliorare questo aspetto, grazie ad una maggiore collaborazione internazionale. In realt&agrave; la soppressione dei controlli alle frontiere interne e le lacune alle frontiere esterne, ridotte a dei colabrodo, fanno di Schengen una vera e propria libera circolazione dei criminali!<br />
Il Ticino purtroppo &egrave; ormai una cavia di questo esperimento mal riuscito. Nelle regioni di confine rapine ai danni di distributori di benzina e uffici cambi avvengono con inquietante regolarit&agrave;. L&rsquo;ultima in ordine di tempo &egrave; avvenuta luned&igrave; a Stabio. Anche i sindaci della regione hanno pi&ugrave; volte denunciato la crescente insicurezza. Le statistiche mostrano che a livello svizzero, dopo l&rsquo;entrata in vigore di Schengen, le rapine sono aumentate del 22% dal 2008 al 2009, e del 15.7% dal 2011 al 2012.<br />
Aggiungiamo il fatto che occasionalmente paesi dell&rsquo;Unione europea (Francia e Olanda) hanno sospeso temporaneamente l&rsquo;accordo e questo la dice tutta sull&rsquo;affidabilit&agrave; e sulla sicurezza che esso garantisce.<br />
Oltre alla problematica della criminalit&agrave;, si aggiunge la beffa dei costi nettamente superiori a quanto preventivato. Se nell&rsquo;opuscolo elettorale il Consiglio federale tranquillizzava il popolo stimando i costi a 7.4 milioni di franchi all&rsquo;anno, poco tempo fa ha dovuto ammettere che tra il 2008 e il 2011 sono stati spesi in totale circa 268 milioni di franchi, ovvero una media di oltre 67 milioni all&rsquo;anno, una cifra quasi dieci volte superiore a quanto preventivato! Per il periodo 2013-2016 sono stimati costi complessivi per i vari dipartimenti coinvolti in Schengen addirittura tra i 92 e i 100 milioni di franchi. Quando ci &egrave; stata prospettata l&rsquo;adesione a Schengen, il Consiglio federale ha peccato di superficialit&agrave; o si &egrave; trattato di malafede elettorale?<br />
Vi &egrave; quindi una sola soluzione per frenare questa deriva: riprendere in mano con coraggio la situazione e approvare la mozione che chiede di rescindere l&rsquo;accordo di Schengen e rinegoziare un accordo su basi che diano maggiore sicurezza ai nostri cittadini. Solo cos&igrave; potremo riprendere pieno controllo delle nostre frontiere e del nostro Paese.</p>
<p><i><b>Pierre Rusconi, consigliere nazionale UDC TI</b></i></p>]]>
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				UDC Ticino
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			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[Unâoccasione mancata per ridurre il carico fiscale sulle famiglie]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;"><b>L'UDC &egrave; delusa della decisione del Consiglio nazionale di raccomandare il rigetto dell&rsquo;iniziativa per le famiglie. Il Parlamento ha cos&igrave; mancato un&rsquo;occasione per alleggerire il fardello fiscale gravante sulle famiglie e per eliminare la discriminazione dei genitori che accudiscono loro stessi i propri figli. L&rsquo;UDC continuer&agrave; a battersi con tutte le sue forze a favore della sua iniziativa e per le famiglie. </b></p>
<p style="text-align: justify;">L'iniziativa UDC per le famiglie propone una soluzione che rafforza la responsabilit&agrave; individuale, aumenta il margine di manovra finanziario e facilita la libera scelta del modello familiare da parte dei genitori. La riforma fiscale che il Parlamento ha adottato nel 2009 discrimina le famiglie che si occupano loro stesse dell&rsquo;accudimento dei propri figli per rapporto a quelle che fanno curare i loro bambini da terzi. Grazie all&rsquo;iniziativa dell&rsquo;UDC, questa ingiustizia fiscale indegna del nostro tempo potrebbe essere corretta.</p>
<p style="text-align: justify;">Il rigetto da parte della grande maggioranza del gruppo PLR di questo progetto liberale, perch&eacute; basato su una deduzione fiscale e incoraggiante la responsabilit&agrave; individuale delle famiglie, &egrave; decisamente incomprensibile. Ancora una volta, questo partito ha votato per pi&ugrave; Stato e meno libert&agrave;. La sua argomentazione fiscalista &egrave; ipocrita e serve solo a dissimulare una politica ingiusta che privilegia solo le famiglie che fanno accudire i propri figli da terzi.</p>
<p style="text-align: justify;">Accecata dalla sua ideologia, anche la sinistra ha respinto l&rsquo;iniziativa UDC. L&rsquo;atteggiamento di questi ambienti &egrave; tanto meno credibile in quanto chiedono d&rsquo;altro canto in diversi interventi parlamentari delle deduzioni fiscali per le famiglie che si occupano a domicilio di persone anziane e andicappate. &Egrave; difficile immaginare una politica pi&ugrave; contraddittoria.</p>
<p style="text-align: justify;">&Egrave; infine inquietante constatare che la maggioranza del Consiglio nazionale s&rsquo;infischia totalmente del benessere dei bambini. Gli interessi di quest&rsquo;ultimi sono sacrificati sull&rsquo;altare di riflessioni ideologiche miserabili e di acrobazie burocratiche e fiscaliste. L&rsquo;UDC non pu&ograve; accettare tali atteggiamenti e continuer&agrave; a impegnarsi a fondo per le famiglie e per i fanciulli.</p>
<p style="text-align: justify;"><i><b>Unione democratica di centro</b></i></p>]]>
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			<category domain="http://www.udc-ti.ch">
				UDC Svizzera
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			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
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				<item>
			<title>
				<![CDATA[Il gruppo lega-UDC ringrazia i suoi elettori]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il giorno del giudizio &egrave; arrivato e per la prima volta il gruppo Lega-UDC di Mendrisio ha tra gli eletti un proprio rappresentante in Municipio. Il giudizio degli elettori ci permette pure di essere meglio rappresentati in Consiglio Comunale di quanto lo eravamo nella scorsa legislatura. Per questo risultato dobbiamo un grande &ldquo;Grazie&rdquo; a tutti gli elettori che hanno voluto darci la loro preferenza. Questa scelta &egrave; un impegno verso di voi. Siamo arrivati al risultato ottenuto ascoltando i vostri problemi, le vostre proposte e le vostre preoccupazioni. Non sempre tra i candidati c&rsquo;&egrave; stata la stessa identica opinione, abbiamo avuto tra noi scambi di idee a volte vivaci, inutile negarlo o volerci presentare come tutti Santi, non &egrave; il nostro stile. Anche questi sono capitoli della storia che ha portato il gruppo Lega-UDC ad ottenere, per la prima volta a Mendrisio, un seggio in Municipio, il merito &egrave; vostro. Tutti i nostri candidati avrebbero degnamente rappresentato il gruppo Lega-UDC, in Municipio cos&igrave; come in Consiglio Comunale. Chi non &egrave; stato eletto non esce sconfitto dalle elezioni, perch&eacute; abbiamo vinto insieme e il loro apporto &egrave; stato importante. Negli scorsi anni, quando abbiamo potuto, siamo intervenuti per contribuire a risolvere i problemi del quotidiano, spesso grazie all&rsquo;ascolto di chi ha un potere che oggi possiamo condividere. Lavoreremo nell&rsquo;interesse dei nostri cittadini. &Egrave; un impegno che ci sentiamo di portare difendendo i principi che hanno convinto i nostri elettori. Attenzione affinch&eacute; i nostri giovani, e meno giovani, possano avere un posto di lavoro a condizioni adeguate. Attenzione affinch&eacute; la parola &ldquo;sicurezza&rdquo; abbia un contenuto concreto. Attenzione affinch&eacute; la parola &ldquo;solidariet&agrave;&rdquo; non sia il &ldquo;tutto gratis, tanto pagano gli altri&rdquo;. Attenzione affinch&eacute; il nostro territorio possa conservare i suoi valori e peculiarit&agrave;, in armonia con uno sviluppo che porti benessere a tutti e non solo a pochi. Attenzione all&rsquo;economia locale, quella dei piccoli commercianti, degli artigiani, dei contadini e dei viticoltori di questa magnifica terra.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci rendiamo conto che non sar&agrave; facile. Ma se fosse facile non ci saremmo.</p>
<p style="text-align: justify;"><i><b>Gruppo Lega-UDC Mendrisio</b></i><br />
&nbsp;</p>]]>
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				Distretti
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			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[Brava Raide - Buon inizio]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;">Qualcuno dir&agrave; che non dovrei esprimermi, e forse avrebbe ragione. Ma ho l&rsquo;abitudine poco politica di dire quello che penso.<br />
Quando ho visto l&rsquo;UDC perdere un seggio a Lugano, citt&agrave; che ho nel cuore, i pensieri sono stati molti; s&igrave;, soprattutto di rincrescimento verso persone che avrebbero, ben meritato il voto e che sicuramente avrebbero portato in Consiglio Comunale idee degne di essere prese in considerazione. Ma la politica, lo sappiamo, &egrave; fatta di molti pi&ugrave; sconfitti che vincitori, in tutti i partiti. La domenica sera il bicchiere &egrave; mezzo vuoto per molti. Il mattino dopo la domenica &egrave; quello del luned&igrave;, magari di una giornata bellissima. L&rsquo;analisi e le considerazioni non cambiano i fatti, se possibile aiutano a evitare gli stessi errori, ma non sempre. Il bicchiere ridiventa mezzo pieno, e ne sono contento. Lascio da parte la delusione e dico di tutto cuore: Auguri Raide, saprai sicuramente farti onore. Tiziano Galeazzi ha superato tutti i suoi concorrenti, rendergli merito &egrave; l&rsquo;unica considerazione davvero positiva. Buon lavoro Tiziano.</p>
<p style="text-align: justify;"><i><b>Nadir Sutter<br />
Gruppo Lega-UDC di Mendrisio</b></i></p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>]]>
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			<category domain="http://www.udc-ti.ch">
				Distretti
			</category>
			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[PiÃ¹ soldi per le famiglie!]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify">L&rsquo;iniziativa a favore delle famiglie &egrave; stata discussa tra ieri e oggi dal Consiglio nazionale. Nonostante la bocciatura, il tema suscita un grande interesse e sar&agrave; poi il popolo a dover dire la sua in merito. Il consenso &egrave; andato ben oltre i voti UDC, a riprova che la famiglia &egrave; riconosciuta quale fulcro della nostra societ&agrave;.<br />
La sinistra ancora una volta ha dimostrato di voler statalizzare la famiglie con argomenti puramente demagogici, mettendo il denaro davanti agli affetti.<br />
Il risultato odierno lascia comunque ben sperare in vista della votazione popolare.<br />
La domanda da porsi di fronte a quest&rsquo;iniziativa &egrave; quale modello di famiglia vogliamo. Compatibilmente con le risorse della famiglia, noi preferiamo che i figli siano cresciuti e accuditi il maggior tempo possibile dai genitori e non negli asili nido. Con la nostra iniziativa chiediamo al popolo di scegliere in quale direzione andare. Approvandola sar&agrave; data facolt&agrave; ai genitori a parit&agrave; di costi di optare per una o l&rsquo;altra soluzione. Dato lo scarso incremento demografico, l&rsquo;iniziativa &egrave; anche uno strumento per stimolare le famiglie ad avere pi&ugrave; figli, dato che la componente economica non &egrave; secondaria nella decisione. In sostanza, vogliamo una famiglia pi&ugrave; statalizzata o permettere ai genitori di essere il pi&ugrave; vicino possibile ai propri figli?<br />
Io non ho dubbi: ai miei nipoti e pronipoti voglio garantire la possibilit&agrave; di scelta, senza un confronto tra le necessit&agrave; del lavoro e la cura diretta dei bambini.</p>
<p style="text-align: justify"><i><b>Pierre Rusconi<br />
Consigliere nazionale UDC Ticino</b></i></p>]]>
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				UDC Ticino
			</category>
			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[La flessibilitÃ  del diritto del lavoro Ã¨ in pericolo]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;"><b>Un mercato del lavoro flessibile e liberale, nel quale i partner sociali definiscono le condizioni-quadro assumendosi la loro responsabilit&agrave; per l&rsquo;impiego, &egrave; sempre stato l&rsquo;atout principale dell&rsquo;economia svizzera. L&rsquo;iniziativa 1:12 e l&rsquo;iniziativa per dei salari minimi, che saranno prossimamente sottoposte al popolo, comprometterebbero gravemente questo vantaggio. &Egrave; tanto meno comprensibile in quanto perfino degli ambienti che si pretendono borghesi ammettono l&rsquo;idea di un controprogetto all&rsquo;iniziativa sui salari minimi. Solo la trappola della libera circolazione delle persone, nella quale sono impantanati i partiti di centro, pu&ograve; spiegare questa tendenza distruttiva. </b><br />
<br />
L&rsquo;iniziativa 1:12 e l&rsquo;iniziativa sui salari minimi permetterebbero allo Stato d&rsquo;intervenire direttamente nella politica salariale privata. La libert&agrave; contrattuale fra datori di lavoro e salariati verrebbe cos&igrave; relegata nella storia. Lo Stato definirebbe i salari minimi come pure quelli massimi. Significherebbe anche che la Svizzera s&rsquo;ispirerebbe a modelli economici socialisti di un&rsquo;epoca ormai passata da tempo. Una tendenza fatale per un paese che deve difendere la sua posizione nel contesto di accesa concorrenza di questo 21&deg; secolo. &Egrave; preoccupante che perfino degli ambienti socialisti abitualmente ragionevoli accettino che la Svizzera divenga il campo da gioco di giovani sinistroidi irresponsabili. Bisogna ricordare che la posta in gioco &egrave;, n&eacute; pi&ugrave; n&eacute; meno, un partenariato sociale acquisito nel corso di lunghe battaglie e che obbliga i datori di lavoro come i salariati a riunirsi attorno allo stesso tavolo per trovare delle soluzioni sensate e competitive? &Egrave; precisamente questo modello di successo che, da decenni, permette alla popolazione svizzera di registrare i tassi di disoccupazione pi&ugrave; bassi per i lavoratori in generale e i giovani in particolare, e di beneficiare di un reddito medio e di un potere d&rsquo;acquisto eccezionali a livello internazionale.<br />
<br />
<b>Nessuna concessione inutile</b><br />
<br />
&Egrave; tanto pi&ugrave; sorprendente vedere degli ambienti che si dicono borghesi prevedere di opporre un controprogetto all&rsquo;iniziativa sui salari minimi, quindi di fare una concessione agli iniziativisti. Si tratta di contratti collettivi di lavoro imposti in tutta la Svizzera e di &ldquo;standard minimi&rdquo;. Un comportamento inaccettabile per dei partiti politici che pretendono d&rsquo;impegnarsi a favore di un modello sociale ed economico liberale. Le buone ragioni d&rsquo;opporsi a questa iniziativa nociva peraltro non mancano. Perfino il Consiglio federale rileva nel suo messaggio che<i> &ldquo;un salario minimo garantito a livello nazionale per legge minaccerebbe il buon funzionamento del mercato del lavoro e l&rsquo;impiego. L&rsquo;integrazione di certe categorie di persone oggi sfavorite ne sarebbe toccata negativamente. Certe regioni e settori sarebbero particolarmente toccate (trad.)&rdquo;. </i><br />
<br />
Queste tattiche elettoralistiche di qualche rappresentante dei partiti di centro hanno dunque probabilmente altri motivi che non la preoccupazione per la piazza industriale svizzera. Queste persone sono in realt&agrave; prese nella trappola della libera circolazione delle persone. Il buonsenso economico cede il passo alla panacea universale della libera circolazione delle persone con l&rsquo;UE. Il centro politico svizzero si &egrave; volontariamente esposto al ricatto. Sempre di pi&ugrave; esso cede alle rivendicazioni sindacaliste pi&ugrave; estreme con il pretesto delle &ldquo;misure d&rsquo;accompagnamento&rdquo;: estensione dei contratti collettivi di lavoro, responsabilit&agrave; solidale, burocrazia e controlli. Quasi in ognuna delle sue sessioni, il Parlamento federale limita la flessibilit&agrave; del mercato del lavoro e indebolisce contemporaneamente la competitivit&agrave; dell&rsquo;economia svizzera.  <br />
<br />
Questa evoluzione &egrave; pericolosa. Essa deriva da una logica mal compresa in virt&ugrave; della quale un indebolimento della competitivit&agrave; economica della Svizzera ridurrebbe la pressione degli immigranti. &Egrave; vero: quando non ci saranno pi&ugrave; posti di lavoro, effettivamente non ci sar&agrave; pi&ugrave; bisogno di manodopera. Esistono mezzi ben pi&ugrave; intelligenti per frenare l&rsquo;immigrazione. Si osa sperare che il centro politico finir&agrave; per ritrovare la ragione. Di fronte a una concorrenza vieppi&ugrave; severa delle economie nazionali, non &egrave; veramente pi&ugrave; tempo di fare concessioni alla sinistra. Non bisogna incoraggiare uno Stato distributore, bens&igrave; l&rsquo;economia nazionale.</p>
<p style="text-align: justify;"><i><b>Martin Baltisser, segretario generale UDC Svizzera </b></i></p>]]>
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				UDC Svizzera
			</category>
			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[La scuola obbligatoria prepara sempre meno alla vita professionale]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;"><b>L'UDC ha tenuto oggi una conferenza stampa per presentare ai media e al pubblico il suo nuovo documento strategico &ldquo;Scuola obbligatoria e formazione professionale&rdquo;. Basato su apprendistati solidi, esigenti e orientati sulla pratica, il sistema di formazione duale &egrave; un mezzo efficace contro la disoccupazione dei giovani. &Egrave; l&rsquo;attitudine professionale che deve essere al centro della formazione, e non l&rsquo;ottenimento di un titolo accademico. La disoccupazione giovanile raggiunge il 55% in Spagna. Nella media europea, un giovane su quattro &egrave; senza lavoro, mentre che in Svizzera il tasso di disoccupazione giovanile si situa fra il 3 e il 4%Il modello di successo praticato in Svizzera &egrave; tuttavia minacciato da certi sviluppi nocivi a livello della scuola obbligatoria. Si devono fermare queste tendenze.   </b></p>
<p style="text-align: justify;">L'economia, tramite le imprese, attori centrali del sistema di formazione professionale svizzero, &egrave; stata fin dall&rsquo;inizio strettamente coinvolta nell&rsquo;elaborazione di questo documento strategico. Delle discussioni dettagliate sono state condotte con dei maestri d&rsquo;apprendistato e responsabili degli apprendisti di rinomate imprese svizzere. Questi uomini e donne al fronte confermano che le attitudini (comprese le capacit&agrave; manuali), le conoscenze, la volont&agrave; d&rsquo;impegnarsi e la resistenza degli adolescenti che escono dalla scuola obbligatoria sono in costante calo, e con esse le chance dei giovani di seguire una formazione professionale fruttuosa. Partendo da queste interviste, &egrave; stata redatta una prima versione del documento &ldquo;Mondo professionale e scuola obbligatoria&rdquo;, che &egrave; stata sottoposta per un&rsquo;opinione alle sezioni cantonali UDC, come pure a diverse imprese delle arti e mestieri. Poich&eacute; la Svizzera romanda dispone di condizioni-quadro parzialmente diverse e di un altro sviluppo del sistema scolastico e di formazione professionale, la versione francese del documento &egrave; stata adattata di conseguenza.</p>
<p style="text-align: justify;">L&rsquo;analisi di questa problematica ha rilevato degli sviluppi nocivi gi&agrave; a livello del concetto di base e della realizzazione concreta della formazione degli insegnanti, poi nell&rsquo;insegnamento nella scuola obbligatoria. Queste tendenze devono essere fermate. Bisogna correggere questa situazione affinch&eacute; la scuola obbligatoria possa di nuovo dare ai giovani un bagaglio solido che permetta loro di affrontare con successo la vita professionale. Ecco le principali richieste dell&rsquo;UDC:<br />
&nbsp;</p>
<ul>
    <li>l'economia e la politica devono formulare insieme gli obiettivi della formazione. Questi obiettivi devono essere conformi al profilo di esigenze culturali ed economiche della Svizzera. La scuola obbligatoria svizzera deve restare indipendente dalle esigenze burocratiche straniere;</li>
    <li>il valore di un sistema di formazione professionale &egrave; determinato esclusivamente dal tasso d&rsquo;occupazione dei giovani e non dal numero di diplomi universitari;</li>
    <li>ogni docente di scuola secondaria deve conoscere per esperienza personale il mondo professionale al di fuori dell&rsquo;istruzione pubblica;</li>
    <li>la scuola obbligatoria deve dispensare una cultura generale. Le attitudini di base e le capacit&agrave; degli allievi devono essere esercitate regolarmente per costituire un bagaglio solido e utile durante tutta la vita;</li>
    <li>le materie generali della scuola obbligatoria devono servire a insegnare agli allievi che la libert&agrave; e la democrazia, come pure un atteggiamento positivo nei confronti del lavoro, la responsabilit&agrave; individuale e la volont&agrave; d&rsquo;impegnarsi sono delle caratteristiche essenziali della cultura cristiana occidentale;</li>
    <li>la responsabilit&agrave; e la condotta degli allievi deve di nuovo essere assunta da un maestro di classe. La dispersione della responsabilit&agrave; fra numerosi insegnanti specialisti deve cessare completamente a livello di scuola primaria, mentre che a livello di scuola secondaria il numero di insegnanti specialisti deve essere limitato a due;</li>
    <li>&egrave; indispensabile valutare le prestazioni degli allievi con delle note e incoraggiare una cultura della concorrenza;</li>
    <li>la tendenza a trascurare la matematica, la lingua materna e diverse materie pratiche a vantaggio dell&rsquo;insegnamento precoce di lingue straniere deve essere corretta. Delle misure di correzione devono essere prese a scapito dell'insegnamento della seconda lingua straniera, soprattutto a livello di scuola elementare e se delle lacune sono constatate in occasione di esami intermedi;</li>
    <li>il concetto essenzialmente intellettuale del &ldquo;docente secondario uniforme&rdquo; non ha dato buona prova di s&eacute; ai gradi B e C. Bisogna che la scuola obbligatoria incoraggi di nuovo i fanciulli che hanno delle doti pratiche. I lavori manuali, che sono stati soppressi in larga misura, devono essere reintrodotti almeno ai gradi inferiori e medi. I docenti devono essere formati a questo scopo. <br />
    &nbsp;</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;"><br />
Da una parte si tratta di rivalorizzare il mestiere d&rsquo;insegnante dando a  quest&rsquo;ultimo una maggiore responsabilit&agrave; e un pi&ugrave; grande margine  creativo. Dall&rsquo;altra, gli allievi devono essere meglio preparati alla  prossima importante tappa della loro vita, ossia la formazione  professionale e il suo raggiungimento con successo. L&rsquo;economia ha  urgente bisogno di giovani lavoratori ben formati, al fine di poter  resistere alla concorrenza internazionale. Ma la base di una formazione  professionale superiore alla media deve essere posta gi&agrave; durante la  scuola obbligatoria.</p>
<p style="text-align: justify;">L&rsquo;UDC terr&agrave; il prossimo 15 giugno un congresso speciale sul tema del mondo professionale e della scuola obbligatoria. Questa manifestazione &egrave;, beninteso, aperta a tutte le persone interessate alla politica della formazione. Questo documento e un manifesto sull&rsquo;istruzione pubblica saranno sottoposti all&rsquo;avviso dell&rsquo;assemblea.</p>
<p style="text-align: justify;"><i><b>Unione democratica di  centro</b></i></p>]]>
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				UDC Svizzera
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			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[Volantini anti Lega-UDC  distribuiti al Gaggiolo - Una replica Lega-UDC Mendrisio]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<h4>I leghisti e UDC non mangiano i bambini</h4>
<p style="text-align: justify;">Possiamo assicurare chi ci legge che i leghisti e UDC di Mendrisio non mangiano i bambini e non ci risulta lo facciano da qualche altra parte del Canton Ticino o della Svizzera. Semplicemente, la Lega e l&rsquo;UDC vogliono che nell&rsquo;attribuzione di posti di lavoro sia data la priorit&agrave; agli Svizzeri e ai residenti. Questo non vuol dire &ldquo;niente frontalieri&rdquo;, e nemmeno vuol dire &ldquo;niente stranieri&rdquo;. Per chi lo vuole capire vuol dire semplicemente che Lega e UDC ritengono non normale avere da una parte disoccupati Svizzeri benissimo in grado di svolgere lavori che oggi sono svolti da frontalieri e dall&rsquo;altra vuol dire riconoscere che tra gli oltre 50'000 lavoratori che arrivano ogni giorno dall&rsquo;Italia ogni giorno ce ne potrebbe essere qualcuno di troppo. Considerate le proporzioni il Ticino &egrave; il maggiore, e probabilmente il migliore datore di lavoro d&rsquo; Italia.  Lega e UDC ritengono che le conseguenze di questa situazione, quali traffico, inquinamento, dumping salariale, siano temi da affrontare a occhi aperti; che la politica dello struzzo, del fare finta che non esistano problemi, non sia la pi&ugrave; adeguata a risolvere le situazioni. Possiamo dire a tutti i frontalieri e agli ospiti stranieri del nostro paese che apprezziamo le capacit&agrave; delle molte persone che contribuiscono al nostro benessere. Nello stesso tempo &egrave; evidente che chi lavora in Svizzera lo fa per propria scelta, non perch&eacute; ci &egrave; costretto. Pu&ograve; esservi costretto dalle condizioni economiche in cui si trovano molti paesi dell&rsquo;Unione Europea, e di queste situazioni non pu&ograve; certo essere incolpata la Svizzera, la quale non ne fa parte. Lega-UDC vogliono invece poter dare un lavoro adeguato, a condizioni giuste, a tutti, ticinesi prima, frontalieri poi e alle persone di buona volont&agrave; che arrivano in Svizzera da tutto il mondo. Riconosciamo che i lavoratori stranieri sono una ricchezza, ma non solo. Questi flussi devono essere gestiti, anche a favore del frontaliere che si verrebbe altrimenti sostituito a medio termine da lavoratori che arriverebbero da paesi pi&ugrave; lontani dell&rsquo;Italia. Siamo sicuri che molti frontalieri, se potessero, voterebbero Lega-UDC.</p>
<p style="text-align: justify;"><i><b>Lega-UDC  &ldquo;Il grimaldello&rdquo;  Mendrisio</b></i><br />
&nbsp;</p>]]>
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				Distretti
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			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
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			<title>
				<![CDATA[Editoriale La Regione 10.04.2013 - Tutti contro Croci (specialmente la Lega?) - Una replica Lega-UDC Mendrisio]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;">Abbiamo letto con attenzione l&rsquo;editoriale della Regione Ticino firmato dalla Signora Daniela Carugati (in allegato), nel quale evidenzia le sue simpatie per il nostro Sindaco, Onorevole Croci. Simpatie che condividiamo, e che diamine, ci mancherebbe altro. Ci pare per&ograve; di ricordare, ci corregga se sbagliamo, che se tra i suoi meriti cita pure quello della creazione dell&rsquo;Accademia, lei ricorda male. Se l&rsquo;Accademia &egrave; arrivata a Mendrisio questo &egrave; stato un merito del suo predecessore sulla poltrona di sindaco, l&rsquo;avvocato Rossi. Non stiamo a sottilizzare su altro, ci porterebbe lontano. Lei scrive &ldquo;Se il grimaldello della Lega (con l&rsquo; UDC) riuscir&agrave; ad aprirsi la strada verso il palazzo, allora a Mendrisio sar&agrave; cambiato qualcosa. Un cambio di passo che a noi piacerebbe davvero poco&rdquo;.  Gentile Signora Carugati, o lei si attribuisce il &ldquo;pluralis maiestatis&rdquo; oppure ci faccia capire chi sono i &ldquo;noi&rdquo;.  Quelli che non sono della sua (o dobbiamo dire vostra?) opinione sarebbero cos&igrave; cittadini di serie &ldquo;B&rdquo;? Sarebbero meno degni di cittadinanza a Mendrisio quelli che, per una ragione o per l&rsquo;altra voterebbero per un cambiamento, magari scegliendo Lega-UDC?  Non potrebbe essere che un rappresentante Lega-UDC  in Municipio si dimostrerebbe altrettanto capace e valido degli altri, pur difendendo prima i posti di lavoro per gli svizzeri; un pi&ugrave; incisivo controllo alle frontiere; meno sprechi di soldi pubblici e un sostegno pi&ugrave; convinto all&rsquo;economia locale. Sarebbe davvero un male tutto questo?  Noi riteniamo di no, e per il resto, lasciamo che siano gli elettori a decidere.</p>
<p style="text-align: justify;"><b><i>Lega-UDC  Mendrisio</i></b><br />
&nbsp;</p>]]>
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				Distretti
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			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
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			<title>
				<![CDATA[Bisogni reali tra promesse, sordi e ciechi ]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;">In questi ultimi anni Lugano ha avuto una grande espansione territoriale e un sostanziale aumento della popolazione. Tanti sono i valori aggiunti ma in determinati casi pochi sono gli obiettivi conseguiti. Non &egrave; sufficiente prendere e poi fare i grandi, la popolazione si aspetta di ricevere qualcosa in cambio... prima o poi. In questo caso sarebbe pi&ugrave; opportuno prima vista la mega crisi che si sta abbattendo non solo sulla citt&agrave; ma anche nel Cantone. La prassi &egrave; che per affrontare e risolvere i problemi servono poche cose come semplici parole, una pacca sulla spalla, la famosa frase &laquo;non ti preoccupare, ciapasala mia&raquo;. Ma &egrave; proprio questa la soluzione di cui ha bisogno la popolazione? No! Ha bisogno di fatti concreti, di azioni e non di parole di incoraggiamento. Vi sono quattro punti sostanziali che i partiti dovrebbero avere in comune: il futuro dei nostri figli, la salute, la sicurezza ed il lavoro. Qui non si discute, per il semplice motivo che questi problemi colpiscono chiunque e non solo chi &egrave; giallo, verde, blu, rosso o fluorescente. Bisogna assolutamente trovare una giusta linea affinch&eacute; tutti ne possano beneficiare. La crisi &egrave; come l'influenza, si propaga e colpisce chiunque, indipendentemente dalla posizione sociale, professionale, partitica o religiosa. Quindi &egrave; opportuno muoversi per tempo senza tergiversare per il semplice motivo che la Terra gira, il mondo si evolve e non si pu&ograve; arrestare l'evoluzione. Che poi si discuta sul colore dei marciapiedi se farli azzurri a puntini rosa, oppure se mettere una statua in bronzo con i led piuttosto che una di legno modello grottino, questo se ne pu&ograve; parlare finch&eacute; non ci si disidrata. I temi principali sono quelli da affrontare seriamente. A volte &egrave; pi&ugrave; conveniente risolvere problemi di poco conto e far vedere che si &egrave; lavorato tantissimo. Il vero problema &egrave; che girando la testa dall'altra parte oppure facendo finta di non vedere la reale problematica, si crede o si ha la presunzione di aver risolto il problema e di essere a posto con la propria coscienza. Sarebbe invece opportuno aprire occhi e orecchie per vedere cosa sta succedendo e cosa la popolazione necessita maggiormente. Ricordiamoci che non c'&egrave; peggior sordo di chi vuol fare anche il cieco!</p>
<p style="text-align: justify;"><i><b>Cristiano Rovelli<br />
Candidato UDC al Consiglio comunale a Lugano<br />
</b></i></p>]]>
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				Distretti
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			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
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				<item>
			<title>
				<![CDATA[UDC Ticino e Giovani UDC Ticino per il referendum contro il rincaro della vignetta autostradale]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;">L&rsquo;UDC Ticino e la sezione ticinese dei Giovani UDC Svizzera hanno deciso di sostenere attivamente la raccolta delle firme per il referendum contro l&rsquo;aumento del prezzo della vignetta autostradale da 40 a 100 franchi l&rsquo;anno. Un aumento del 150% come quello avallato dalle Camere federali &egrave; infatti assurdo, in particolare se si pensa che la carente manutenzione e il mancato completamento della rete di strade nazionali non sono dovuti a un insufficiente introito fiscale prodotto dagli utenti della strada, bens&igrave; al fatto che detto introito &egrave; dirottato per la gran parte su altri utilizzi (cassa federale ordinaria, traffico ferroviario).<br />
Ancora una volta si vuole caricare sul trasporto privato il finanziamento di un trasporto pubblico perennemente deficitario, mediante un ulteriore onere fiscale costituito da un aumento peraltro esagerato del costo della vignetta autostradale.<br />
<br />
UDC e Giovani UDC Ticino dicono NO a questa sciagurata politica volta a fare degli utenti della strada la vacca da mungere per il finanziamento di assurde pretese degli ambientalisti che hanno negli ultimi anni vieppi&ugrave; trasformato una ragionevole ecologia in un&rsquo;assurda caccia alle streghe.<br />
<br />
UDC e Giovani UDC Ticino organizzeranno delle bancarelle per la raccolta delle firme. Se altre forze politiche vorranno aggregarsi, saranno le benvenute. Prendere contatto con il segretario cantonale UDC Ticino Eros Mellini (079 620 38 84) o con il presidente dei Giovani UDC Ticino Alain B&uuml;hler (076 458 32 89).</p>
<p style="text-align: justify;"><b><i>UDC Ticino<br />
Eros N. Mellini &ndash; Segretario cantonale<br />
</i></b></p>]]>
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				UDC Ticino
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			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[Per i quartieri si puÃ² fare molto di piÃ¹]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il prossimo 14 aprile a Lugano saranno eletti i rappresentanti al Municipio e al Consiglio comunale e, finalmente, saranno integrati anche i nuovi quartieri. Lugano, grazie alle fusioni, &egrave; diventata una Citt&agrave; molto variegata e di dimensioni notevoli (a livello svizzero).<br />
<br />
A mio avviso, ci&ograve; che &egrave; davvero importante, &egrave; che nella gestione della Citt&agrave; si pensi a tutti i quartieri e che questi siano trattati alla pari. Basta guardare le liste dei vari candidati, per rendersi conto che ci sono quartieri poco rappresentati ma questo non significa che anche loro non debbano far sentire la loro voce in Citt&agrave;. I rappresentanti che saranno eletti lavoreranno per tutti i cittadini di Lugano e, dato che ovviamente non sono onniscienti e non dispongono del dono dell&rsquo;ubiquit&agrave;, penso che una collaborazione con le Commissioni di Quartiere sia importante. Attualmente a Lugano abbiamo 17 Commissioni di Quartiere che a breve, grazie alle fusioni, diventeranno 24. Non nego che si possa lavorare sui compiti e le competenze di queste Commissioni ma il loro mantenimento &egrave; fondamentale. Solo le persone che risiedono in una data zona sono in grado di dire di cosa abbia bisogno il loro quartiere.<br />
<br />
Lugano ora comprende un territorio molto ampio ed &egrave; importante tener conto delle diverse sensibilit&agrave; e poter contare sulla collaborazione della popolazione per far &ldquo;funzionare le cose&rdquo;. Nel corso di un dibattito tra giovani (che si &egrave; svolto lo scorso sabato), c&rsquo;era chi sosteneva che queste Commissioni sono inutili perch&eacute;, se e quando c&rsquo;&egrave; un problema, &egrave; sufficiente chiamare a casa un membro del Consiglio comunale. Ovviamente io non posso parlare a nome del cittadino medio di Lugano, ma prima di diventare addetta stampa dell&rsquo;UDC mai mi sarei sognata di riportare un problema di persona ad un Consigliere comunale. Secondo me, &egrave; importante che le persone possano far presente all&rsquo;esecutivo e al legislativo cittadino le loro idee, problemi, ecc. Per citare un esempio, il gruppo di lavoro Viva Gandria si &egrave; costituito nel 2008 (Gandria fa parte della Citt&agrave; di Lugano dal 2004) per far sentire la voce del quartiere su temi che sono importanti per Gandria come la salvaguardia del territorio. Prima di trasferirmi a Viganello, ho abitato 10 anni a Castagnola e ho visto le condizioni della &ldquo;passeggiata di Gandria&rdquo; deteriorarsi negli anni.<br />
<br />
Anche i quartieri meno rappresentati o pi&ugrave; lontani dal centro sono parte integrante di Lugano e meritano di essere presi in considerazione ed essere trattati da pari quindi ben vengano le persone che si mettono a disposizione del loro Quartiere e della loro Citt&agrave; e partecipano attivamente a questa grande Lugano.</p>
<p style="text-align: justify;"><b><i><br />
Manuela Schlatter<br />
Candidata UDC al Municipio e al Consiglio comunale a Lugano</i></b><br />
&nbsp;</p>]]>
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				Distretti
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			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[PerchÃ© non sono razzista, ma per la salvaguardia del nostro diritto dâasilo]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;">Se dicessi &ldquo;nel Mendrisiotto ci sono problemi di sicurezza dovuti a richiedenti l&rsquo;asilo criminali&rdquo; sarei un razzista. Non lo sono, ho amici di ogni nazione e colore. Se prendendo in mano un recente studio del Kriminologisches Institut der Universit&auml;t Z&uuml;rich, dicessi che, considerato il periodo 1984-2011, su 36'116 asilanti, 17'251 sono stati condannati da un tribunale, che 1 su 2 richiedenti ha avuto comportamenti criminali e che dei delitti verso le persone (aggressioni e simili) commessi da uomini tra i 18 e i 29 anni il 70% &egrave; stato compiuto da asilanti, e infine che l&rsquo;85% delle infrazioni contro la legge sugli stupefacenti &egrave; stato messo in atto da asilanti, direi semplicemente le cose come stanno. Le direi proprio per salvaguardare la tradizione umanitaria Svizzera, perch&eacute; tacere sulle verit&agrave; non risolve i problemi, li accentua, soprattutto verso chi avrebbe bisogno di autentico asilo politico e sarebbe ben felice di rispettare le nostre leggi.<br />
Sono verit&agrave; scomode non molto note al grande pubblico. Se poi aggiungessi: in caso di presentazione al pubblico dei dati suggerirei di presentarli purgati da definizioni che possono favorire il razzismo, sarei socialista, ex professore di Antropologia sociale all&rsquo;Universit&agrave; di Berna e mi chiamerei Hans Rudolf Wicker. Non lo sono. Mi chiamo Nadir Sutter, sono UDC, candidato sulla lista Lega-UDC-Indipendenti &ldquo;Grimaldello&rdquo; e non sono razzista. Preferisco vedere le cose come stanno, e dire: se il corpo &egrave; malato e il paese ne soffre in termini di sicurezza preferirei che venga curato, piuttosto che restare al  fin troppo sentito &ldquo;tout va bien Madame la Marquise&rdquo;.  Dire le cose come stanno, in politica non &egrave; sempre pagante, ma io ci proverei lo stesso.</p>
<p style="text-align: justify;"><i><b>Nadir Sutter<br />
Candidato UDC al Consiglio Comunale di Mendrisio<br />
</b></i></p>]]>
			</description>
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				Distretti
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			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[Sessione primaverile tutta ticinese]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;">Ad inizio marzo, il sole ha ricominciato a scaldare la Berna federale ed ha accompagnato le prime due settimane della sessione primaverile delle Camere.<br />
Per la terza volta, il Consiglio nazionale ha esaminato la proposta di aumento del prezzo della vignetta autostradale, accettando stavolta di portarla a 100 franchi all&rsquo;anno. L&rsquo;UDC si &egrave; battuta per la soluzione di compromesso, ovvero 70 franchi. Questa decisione rischia di avere effetti nefasti sul traffico in Ticino, con le strade cantonali che saranno prese ancora pi&ugrave; d&rsquo;assalto da frontalieri e turisti senza vignetta. Alcuni esponenti UDC hanno deciso di lanciare il referendum.<br />
Buone notizie per chi dovr&agrave; sostenere delle spese di formazione e di perfezionamento: conformemente alla volont&agrave; dell&rsquo;UDC, il Consiglio nazionale ha approvato il principio secondo cui le spese sostenute saranno deducibili illimitatamente, rigettando il tetto massimo di 12'000 franchi proposto dal Consiglio degli Stati.<br />
Buone notizie anche per il Corpo delle Guardie di confine e per tutta la popolazione: il Consiglio nazionale ha approvato un&rsquo;iniziativa parlamentare UDC che chiede un aumento degli effettivi.<br />
Nel corso della seconda settimana, il tema principale &egrave; stato quello della revisione totale della legge sulla cittadinanza. Se da un lato non sar&agrave; pi&ugrave; possibile naturalizzare chi non ha un permesso di soggiorno, non conosce sufficientemente una lingua nazionale e non verr&agrave; pi&ugrave; tenuto in conto il soggiorno di asilanti e persone ammesse provvisoriamente, dall&rsquo;altro lato la durata minima del soggiorno sar&agrave; ridotta da 12 a 10 anni. Inoltre, la proposta dell&rsquo;UDC di revocare la cittadinanza a chi si &egrave; macchiato di un crimine non &egrave; stata accettata. Ecco perch&eacute; il nostro partito si &egrave; astenuto nella votazione finale, nella speranza che le nostre proposte vengano accettate dal Consiglio degli Stati.<br />
Nel corso del dibattito sul rapporto di politica estera 2012, l&rsquo;UDC ha poi criticato la libera circolazione delle persone e l&rsquo;impegno della Svizzera in seno all&rsquo;ONU.<br />
L&rsquo;ultima settimana di sessione primaverile ci ha riportato un clima invernale ma ha anche regalato al Ticino la soluzione per salvaguardare le aperture domenicali del Fox Town. Il Consiglio nazionale ha infatti accolto, col sostegno compatto del gruppo UDC, la mozione di Fabio Abate per la modifica dell&rsquo;ordinanza sul lavoro.<br />
Infine, il Consiglio nazionale si &egrave; schierato in favore dell&rsquo;iniziativa popolare di Marche Blanche che chiede che i pedofili, una volta scontata la pena, non possano pi&ugrave; lavorare a contatto con i bambini.<br />
Per quel che riguarda le attivit&agrave; dell&rsquo;UDC Ticino in Consiglio nazionale, segnaliamo in particolare la mozione che chiede al Consiglio federale di proporre delle misure legislative per porre fine alla violenza contro la polizia, nonch&eacute; un&rsquo;interpellanza che chiede di fare il punto sulle trattative nell&rsquo;ambito del progetto Galileo sullo sviluppo di un sistema alternativo al GPS, gestito dal Dipartimento della Difesa degli USA.<br />
Infine, da sottolineare che il postulato per la salvaguardia dell&rsquo;orso in Svizzera &egrave; stato accolto dal Consiglio federale: la palla passa ora al Parlamento. L&rsquo;ufficio caccia, pesca e biodiversit&agrave; forestale ci ha per&ograve; assicurato che qualcosa si sta gi&agrave; muovendo, per evitare che in futuro un altro orso faccia la stessa fine di M13.</p>
<p style="text-align: justify;"><b><i>Pierre Rusconi, Consigliere nazionale<br />
Luca Paltenghi, Assistente parlamentare<br />
</i></b></p>]]>
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			<category domain="http://www.udc-ti.ch">
				UDC Ticino
			</category>
			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[Lo psicodramma della Road Map]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il 18 dicembre 2012, con la votazione del Preventivo 2013, i partiti di governo Lega dei ticinesi, PLRT, PPD e PS approvavano un impegno vincolante per il futuro finanziario del Canton Ticino. L&rsquo;articolo 1 recita: &ldquo;<i><b>Al fine di conseguire il pareggio di bilancio con l'esercizio 2015</b>, negli anni 2013 e 2014 viene promossa una verifica della necessit&agrave;, dell'efficienza e dell'efficacia dei compiti svolti dallo Stato, delle spese sostenute, delle prestazioni erogate e delle risorse disponibili</i>.&rdquo; A suo tempo in Parlamento non avevo sottoscritto quanto sopra e mi ero espresso in questi termini: &ldquo;credo che questa Road Map sia come un gigante dai piedi d&rsquo;argilla. L&rsquo;intento di alcuni &egrave; certamente nobile ma la strada per l&rsquo;inferno &egrave; lastricata di buone intenzioni. Siamo disposti come UDC ad attendere con curiosit&agrave; anzi, siamo disposti a contribuire con costruttivit&agrave; al raggiungimento di alcuni obiettivi, ma riteniamo che in questo caso siamo in presenza di convergenze parallele. Non chiedeteci dunque di applaudire questo preventivo 2013, un piccolo topolino. Avrei capito meglio una strategia nella quale uno schieramento di destra o di sinistra avesse preso in mano il futuro di questo Cantone. Una grosse Koalition estesa, composta da sensibilit&agrave; e modi di intendere lo Stato talmente diversi, come quella che ha messo in piedi questa trovata dell&rsquo;ultima ora, ha un&rsquo;altissima probabilit&agrave; di fallire. E questo a scapito delle riforme che il nostro Cantone veramente necessita. Non sono passati tre mesi e gi&agrave; due dei quattro compagni di viaggio, Lega dei ticinesi e PS, hanno ritrattato l&rsquo;accordo formalizzato nel decreto legge allegato al Preventivo 2013. Alcuni rappresentanti di questi partiti credono che oggi si debba investire nel lavoro senza pensare troppo, ora come ora, ai disavanzi. Posizione legittima, ma allora perch&eacute; i partiti di Governo Lega dei ticinesi, PLRT, PPD e PS hanno firmato questi impegni solo qualche mese fa? E perch&eacute; &egrave; nato il famoso triciclo di Medeglia che doveva contenere le spese del nostro Cantone? Cosa &egrave; cambiato in 90 giorni? Semplice, alla prova dei fatti nessuno sa o vuole prendersi delle responsabilit&agrave;, in particolare il partito di maggioranza relativa in Governo. Non &egrave; facile passare dalla protesta alla proposta!</p>
<p style="text-align: justify;"><b>Amnistia e investimenti nel lavoro</b><br />
Sono favorevole all&rsquo;amnistia cantonale. L&rsquo;ultima, a livello federale, data pi&ugrave; di quarant&rsquo;anni, quando il Lugano di Luttrop, Prosperi, Coduri, Pulica e Indemini vinceva la Coppa svizzera. Il nostro Cantone necessita di imprenditori con buone idee e di nuovi capitali da investire per creare occupazione. E anche i capitali che riemergeranno grazie all&rsquo;amnistia potrebbero generare un circolo virtuoso sia a livello economico che, evidentemente, a livello fiscale. Non escludo certo che le maggiori entrate possano essere destinate a delle iniziative puntuali nel campo della creazione di nuovi posti di lavoro. Dunque non escludo che i soldi recuperati si possano investire a favore dell&rsquo;occupazione. Ma se di lavoro si tratter&agrave; dovr&agrave; essere lavoro per Ticinesi e residenti! Non vorrei che, ancora una volta, noi Ticinesi risultassimo cornuti e mazziati. Qualcuno dunque mi dovrebbe spiegare come fare per favorire i nostri e solo i nostri, visto che finora, sebbene siano cambiati i pesi politici, il fenomeno non si &egrave; mai arrestato.</p>
<p style="text-align: justify;"><b>Lavoro e frontalierato:  cosa hanno proposto i partiti di governo e il Governo?</b><br />
L&rsquo;allarme occupazione &egrave; al centro delle preoccupazioni di tutti. Il fenomeno della sostituzione del personale indigeno, dapprima negato, ora &egrave; deflagrato in tutta la sua drammaticit&agrave;. Quale partito ha proposto qualcosa di realizzabile? Non parlo di sparate ma di cose concrete. Cosa &egrave; stato fatto dal Governo per favorire i nostri lavoratori? PS e Verdi propongono, sotto diverse forme, salari minimi per combattere la discesa dei salari. Proposte da considerare ma che non risolvono il problema. Ci ritroveremo forse con frontalieri meglio pagati e magari con meno posti di lavoro? Ci sar&agrave; una pressione sui salari del ceto medio, visto che i meno formati e all&rsquo;inizio della scala professionale percepiranno di pi&ugrave;? Sono interrogativi interessanti che meritano delle riflessioni approfondite. L&rsquo;UDC, da parte sua, qualche risposta ha cercato di darla, ma gli altri?</p>
<p style="text-align: justify;"><b>&bull;	Contro l&rsquo;immigrazione di massa</b><br />
56'000 frontalieri sono troppi. I pochi posti di lavoro creati negli ultimi anni non vanno pi&ugrave; ad appannaggio di Ticinesi e residenti anzi, assistiamo ad una palese sostituzione del personale indigeno con frontalieri. Oggi gli indignati si moltiplicano perch&eacute; la malattia ha ormai attaccato anche il settore terziario, alcuni si spingono a chiedere delle clausole di salvaguardia per questo settore. Bravi, bene, ma perch&eacute; quando l&rsquo;UDC ha promosso la propria iniziativa contro l&rsquo;immigrazione di massa nessuno ha mosso un dito? Questa iniziativa prevede di limitare l&rsquo;immigrazione a mezzo di tetti massimi e contingenti per tutte le autorizzazioni contemplate nella legge sugli stranieri. Saranno inclusi anche le frontaliere e i frontalieri, come pure i &ldquo;padroncini&rdquo;. Nell&rsquo;attribuzione di autorizzazioni a straniere e stranieri esercitanti un&rsquo;attivit&agrave; lavorativa, si dovranno considerare gli interessi economici generali. Le Svizzere e gli Svizzeri devono avere la priorit&agrave; nella ricerca del lavoro. Altre pseudosoluzioni non esistono e altre proposte federali o cantonali non ne conosco!</p>
<p style="text-align: justify;"><b>&bull;	A favore del lavoro per i nostri disoccupati</b><br />
Nel giro di cinque anni i frontalieri in Ticino sono aumentati di quasi 14.000 unit&agrave;, mentre a livello svizzero la crescita &egrave; stata di 55.000, pari al 27% (insieme dei lavoratori: +7,8% a 4,8 milioni). L'incremento del 2012 &egrave; stato peraltro inferiore a quello del 2011, sia sul piano nazionale (era dell'8,5%) che su quello cantonale (+8,6%). Dal profilo qualitativo spicca che la crescita pi&ugrave; marcata &egrave; stata riscontrata nella categoria degli impiegati d'ufficio (+68%), persone non qualificate (+56%) e dirigenti (+42%). Cosa aspetta il nostro Governo a fare qualcosa? Il tempo &egrave; scaduto, condivido in questo senso il manifesto di Bazzi e Leoni. Purtroppo chi pu&ograve; fare non fa, e proposte come quella di applicare il modello di Ginevra che d&agrave; la priorit&agrave; ai disoccupati ticinesi e residenti nei posti pubblici e parapubblici resta ancora colpevolmente rinchiusa in un cassetto.</p>
<p style="text-align: justify;"><b>Disobbedienza civile necessaria</b><br />
Noi Svizzeri siamo troppo ligi nell&rsquo;applicare gli accordi che sottoscriviamo. Da un lato vado fiero di questa nostra attitudine, dall&rsquo;altro non mi piace passare per lo stupido d&rsquo;Europa. Senza reciprocit&agrave;, senza le stesse opportunit&agrave;, senza collaborazione, dobbiamo smetterla di creare delle autostrade che danneggiano i nostri lavoratori come nel caso della procedura online di notifica per attivit&agrave; lucrativa di breve durata. Troppo facile, troppo automatico, troppo rapido lavorare nel nostro Cantone. Un po&rsquo; di furbizia e una piccola dose di disobbedienza civile &egrave; senz&rsquo;altro giustificata.</p>
<p style="text-align: justify;"><b><i>Marco Chiesa<br />
Capogruppo UDC in Gran Consiglio</i></b><br />
&nbsp;</p>]]>
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			<category domain="http://www.udc-ti.ch">
				UDC Ticino
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			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[Unâiniziativa in favore del popolo sovrano svizzero, una Waterloo per Eveline]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il Consiglio federale si accinge a dare il via alla battaglia contro l&rsquo;ultimo lembo di sfera privata rimasta al cittadino svizzero. Tra le proposte legislative che la Consigliera federale Eveline Widmer-Schlumpf ha presentato nei giorni scorsi, nel quadro della tanto decantata strategia del &ldquo;denaro pulito&rdquo;, vi &egrave; il passaggio da reato amministrativo a reato penale di alcune casistiche di evasione fiscale. Nulla in contrario se il fine ultimo fosse la persecuzione di chi sottrae soldi al fisco e quindi allo Stato, ma su questo punto il Governo &egrave; stato chiaro: le modifiche avvengono sotto la pressione della comunit&agrave; internazionale e di quelle entit&agrave; che dal 2008 perseguitano il nostro paese. Infatti, visto che della privacy finanziaria dei cittadini stranieri non resta oggi praticamente alcunch&eacute;, gli occhi dell&rsquo;OCSE di altri gruppi e comitati si sono spostati sulle pratiche fiscali in vigore nei nostri confini nazionali.<br />
Inoltre, ed &egrave; un dettaglio da non sottovalutare, quelle modifiche proposte di recente non sarebbero altro che le prime fette di un lungo salame che Berna vorrebbe nuovamente far ingoiare all&rsquo;ignaro popolo, perch&eacute; il fine ultimo &egrave; l&rsquo;abolizione in toto di quella pratica che non permette allo Stato di ficcare il naso nella sfera privata dei cittadini. Un fastidio per una Berna federale che vuole sempre pi&ugrave; prerogative per s&eacute; togliendole ai cittadini e ai cantoni.</p>
<p style="text-align: justify;">&Egrave; per questo motivo che l&rsquo;UDC, unico partito nazionale ad aver tentato di affossare invano le innumerevoli proposte di allentamento che hanno, di fatto sgretolato, il segreto bancario, i liberali e democristiani si accingono a lanciare un&rsquo;iniziativa volta a difendere il popolo svizzero dall&rsquo;occhio fin troppo curioso dello Stato. A molti sembrer&agrave; un dej&agrave; vu, e sicuramente non a torto, dato che nel 2009 l&rsquo;UDC Ticino e la Lega dei ticinesi, con l&rsquo;appoggio dei Giovani UDC, lanciarono a livello nazionale una iniziativa popolare volta ad ancorare il segreto bancario nella Costituzione. L&rsquo;Iniziativa che dovette scontrarsi sin da subito con la contrariet&agrave; degli ambienti bancari, pi&ugrave; interessati a ripulirsi da un passato fatto di complicit&agrave; in evasione fiscale con i clienti esteri che a tutelare gli interessi di tutta la clientela che aveva risposto la fiducia in loro, e dei partiti storici decretandone il fallimento. Ora il vento sembra esser finalmente cambiato per il Consiglio federale e i partiti borghesi a forza di ingoiare rospi, hanno fatto indigestione.</p>
<p style="text-align: justify;">L&rsquo;iniziativa denominata &ldquo;SI alla protezione della sfera privata&rdquo; mira ad ancora nella Costituzione federale, quel principio secondo cui solo un tribunale, dietro un fondato sospetto di frode fiscale e in casi di grave evasione fiscale dovuta a sottrazione di ingenti somme e falsa documentazione, pu&ograve; concedere alle autorit&agrave; di accedere alle informazioni bancarie di un contribuente riluttante a farlo. Una brusca frenata per la crociata del Governo federale con la sfera privata del cittadino e soprattutto un sonoro schiaffo alla Consigliera federale Eveline Widmer Schlumpf, che viene, di fatto, scaricata ed abbandonata da coloro che hanno contribuito alla sua elezione nel 2011 e lasciata a remare sola insieme alla sinistra. La rivedremo nel 2015?<br />
In ogni caso l&rsquo;UDC Ticino, e i Giovani UDC, non mancheranno di sostenere attivamente l&rsquo;iniziativa, che si prefigge di proteggere la sfera privata del cittadino di svizzero.</p>
<p style="text-align: justify;"><i><b>Alain B&uuml;hler, membro della Direttiva cantonale UDC Ticino<br />
Presidente Giovani UDC Ticino<br />
</b></i></p>]]>
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			<category domain="http://www.udc-ti.ch">
				GUDC
			</category>
			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
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		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[Editoriale Il Paese - Siam felici, siam beati, i cavedani son tornati!]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;">La campagna UDC dell&rsquo;amico Michel Ferrise (gi&agrave; autore della campagna Balairatt) per le elezioni comunali di Lugano ha colpito di nuovo nel segno. <br />
Qual &egrave; lo scopo di una campagna pubblicitaria elettorale? A mio avviso, l&rsquo;obiettivo principale &egrave; quello di ottenere i consensi dei cittadini votanti s&igrave;, ma denunciando e creando la discussione su quelli che dalla gente sono sentiti come i problemi prioritari da risolvere. Orbene, non &egrave; che gli argomenti scelti per il lancio della campagna &ldquo;Siamo in mutande&rdquo; siano frutto della fantasia di qualche buontempone, bens&igrave; sono emersi da una ricerca telefonica effettuata nel Luganese su un campione &ndash; ammettiamolo pure, non enorme, ma comunque di qualche centinaio di persone &ndash; di cittadini luganesi. &Egrave; evidente che, fra quelli non interpellati ci sar&agrave; anche qualcuno per il quale il problema prioritario non &egrave; la sicurezza, la disoccupazione o la mancanza di sbocchi professionali  per i nostri giovani &ndash; a dar retta ai talebani ecologisti probabilmente le piste ciclabili o la marca dell&rsquo;acqua minerale in uso a Palazzo civico sono verosimilmente pi&ugrave; importanti &ndash; ma nessuno pu&ograve; negare che i tre problemi da noi evidenziati siano sentiti dalla gran parte della popolazione sulla propria pelle.<br />
Come nel classico (e efficace) stile cui l&rsquo;UDC ci ha abituato (pecore nere, minareti, balairatt, eccetera) anche per &ldquo;Siamo in mutande&rdquo; abbiamo scelto tre messaggi forti, che hanno lo scopo di attirare l&rsquo;attenzione in un colpo d&rsquo;occhio sui suddetti problemi, invogliando la gente ad approfondirli andando su altre fonti d&rsquo;informazione quali il sito della campagna o del partito per vedere un po&rsquo; pi&ugrave; in dettaglio cosa proponiamo.<br />
I cavedani (pesci notoriamente voraci e che quindi abboccano volentieri all&rsquo;amo, qualsiasi esca si proponga loro) della stampa e della politica italiana, subito imitati da qualche sindacalista nostrano - che, invece di difendere gli interessi dei nostri lavoratori come sarebbe suo dovere, si sente in dovere di esprimere la sua solidariet&agrave; ai frontalieri &ndash; sono insorti con veemenza, cosa di cui li ringraziamo di cuore: finch&eacute; avremo tali alleati, le nostre campagne avranno il successo assicurato. Infatti, al momento di scrivere questo editoriale, NON ABBIAMO ANCORA AFFISSO NEPPURE UN UNICO CARTELLONE, ma gi&agrave; i nostri tre soggetti in mutande stanno ricevendo un&rsquo;eco mediatica sui giornali del Nord Italia e sul Web andante ben oltre ogni aspettativa.<br />
Addirittura ci danno lo spunto per contrattaccare, ottenendo cos&igrave; i consensi di coloro che il problema &ndash; nella fattispecie quello del frontalierato &ndash; lo vivono ormai quotidianamente sulla propria pelle. Ed &egrave; ovviamente di questa gente che cerchiamo il consenso, non dei tromboni politici e mediatici di un paese la cui situazione politica &egrave; patetica, per usare un eufemismo.<br />
Ma come detto, ai cavedani d&rsquo;oltre confine, c&rsquo;&egrave; anche un sindacalista svizzero (OCST) che ha perso un&rsquo;occasione per star zitto, tale Giorgio Fonio, gi&agrave; candidato al nazionale per il PPD. Costui chiede: &ldquo;Che differenza c&rsquo;&egrave; tra un lavoratore frontaliere che ogni mattina si alza per venire legalmente a lavorare nel nostro cantone e un altrettanto cittadino italiano che invece viene nel nostro paese e porta in una valigetta i suoi soldini, magari di dubbia provenienza, nelle nostre banche?&rdquo; Al di l&agrave; che &ndash; &egrave; opportuno specificarlo &ndash; noi non siamo per nulla contro i pi&ugrave; o meno 36'000 frontalieri che lavoravano in Ticino prima della sciagurata sottoscrizione dell&rsquo;accordo di libera circolazione delle persone e che, salvo qualche eccezione, lavoravano in settori quali l&rsquo;edilizia o la ristorazione nei quali abbiamo effettivamente bisogno di loro. Siamo per&ograve; contrari - non a loro personalmente, che in Svizzera vengono legittimamente a cercare e ottenere lavoro &ndash; al fatto che ulteriori 20'000 di loro abbiano potuto presentarsi in settori dove prima erano occupati degli indigeni, creando il cosiddetto effetto-sostituzione. E, parlando di questi 20'000, a noi la differenza sembra evidente: il semplice cittadino italiano che porta i suoi risparmi in Svizzera &ndash; sempre pi&ugrave; comprensibilmente, vista la situazione politica della vicina penisola &ndash;non mette in disoccupazione i lavoratori nostrani, semmai crea qualche posto di lavoro in pi&ugrave; facendo lavorare le nostre banche. L&rsquo;UDC dovrebbe iniziare a votare a Berna il potenziamento delle misure di accompagnamento. &ndash; continua l&rsquo;esponente di quella sinistra moderata (ma neanche poi tanto, solo in confronto a quella estrema del PS) -  Rusconi (deputato UDC a Berna!!!!) perch&eacute; ha votato a favore dei salari in euro quando Marina Carobbio aveva proposto di obbligare il pagamento dei salari in franchi svizzeri? Primo, le misure d&rsquo;accompagnamento servono solo ad attutire a breve termine le conseguenze pi&ugrave; nefaste di un accordo, a dimostrazione che quello di libera circolazione delle persone (come altri accordi bilaterali, peraltro) &egrave; di unilaterale interesse dell&rsquo;UE. Perch&eacute; mai l&rsquo;UE non ha bisogno di misure accompagnatorie, soltanto noi? Evidentemente perch&eacute; lei di effetti negativi non ne ha!<br />
Che poi si chieda perch&eacute; Rusconi abbia votato in antitesi alla posizione di Marina Carobbio, neanche i cavedani &ldquo;itticamente corretti&rdquo; sarebbero tanto ingenui da porre tale domanda. Ci sar&agrave; pure qualche differenza fra un partito che privilegia l&rsquo;economia e la conseguente produzione anche di quel denaro pubblico che la sinistra ci fa spendere spesso malamente, e il partito delle tasse che i franchi li vuole scialacquare a destra, mi correggo: a sinistra e a manca senza preoccuparsi di quelli che li producono, tanto non militano nelle sue fila. Potrei poi concludere questa risposta al parolaio sindacalista che, fosse dipeso dall&rsquo;UDC, l&rsquo;accordo di libera circolazione che ci ha portato a questa miserevole situazione non l&rsquo;avremmo nemmeno firmato. E che, sempre grazie all&rsquo;UDC, a Berna &egrave; depositata l&rsquo;unica vera soluzione al problema, che &egrave; quella di tornare ai contingenti e ai tetti massimi di tutte le categorie di lavoratori stranieri, rappresentata dall&rsquo;iniziativa popolare UDC &ldquo;Contro l&rsquo;immigrazione di massa&rdquo;.<br />
Perch&eacute; &egrave; chiaro, la nostra campagna elettorale solleva il problema, ma la soluzione non &egrave; possibile a livello comunale, n&eacute; tantomeno cantonale, chiunque affermi il contrario fa delle promesse da marinaio. La soluzione va adottata a livello federale ma, vista la pusillanimit&agrave; che la Berna politica dimostra nei confronti dell&rsquo;estero e dell&rsquo;UE in particolare, solo una votazione popolare che plebisciti la nostra iniziativa pu&ograve; avere qualche possibilit&agrave; di successo.</p>
<p style="text-align: justify;"><i><b>Eros N. Mellini</b></i></p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>]]>
			</description>
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			<category domain="http://www.udc-ti.ch">
				UDC Ticino
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			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[Mercato del lavoro: quale ruolo per l'Ente pubblico?]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;">Uno dei punti inseriti nel nostro manifesto &egrave; il lavoro, tema molto sentito da buona parte della popolazione. Esiste una vera e propria emergenza che si estende a tutte le fasce d'et&agrave;.<br />
<br />
Perdere il posto di lavoro &egrave; un dramma che pu&ograve; portare a serie conseguenze sia per il singolo individuo che per l'intera societ&agrave;. Le statistiche parlano chiaro, nel mese di dicembre il tasso di disoccupazione nel distretto di Mendrisio era pari a 4.3%, situazione sicuramente migliore della media cantonale (5%) ma pur sempre drammatica. Negli ultimi anni, grazie alle scellerate decisioni prese a livello di politica estera (bilaterali/ Schengen Dublino), sono nate nuove problematiche quali il dumping salariale e la sistematica sostituzione di personale locale con personale frontaliero. Difficile capire in che modo l'ente pubblico possa intervenire per arginare i problemi senza infrangere gli accordi bilaterali e le leggi in vigore.<br />
<br />
Vi illustro brevemente delle possibili soluzioni per arginare l'attuale crisi occupazionale a livello locale. La prima soluzione &egrave; quella di creare pi&ugrave; posti di lavoro comunali assumendo pi&ugrave; personale.<br />
<br />
Ma i costi di gestione rischiano di aumentare a dismisura e, se le entrate (gettito fiscale) dovessero diminuire, ci ritroveremmo con aumento del moltiplicatore d'imposta. La seconda soluzione &egrave; quella di assegnare i concorsi a ditte locali. Mendrisio sta investendo notevolmente in progetti di dimensioni e costi non indifferenti.<br />
<br />
Purtroppo il rischio che vengano favoriti i &quot;soliti noti&quot; &egrave; alto e solo l'elezione di nostri esponenti nell'Esecutivo comunale ci permetterebbe di attuare correttivi alle pratiche sono attualmente in uso. La terza soluzione &egrave; quella di premiare fiscalmente le aziende che assumono personale domiciliato a Mendrisio. Per il Comune risulta certo oneroso ma, visto che si tratta di personale domiciliato sarebbe garantito un ritorno in gettito d'imposta. Come ho illustrato pocanzi le soluzioni esistono, bisogna per&ograve; avere il coraggio di attuarle. Ora tocca a voi, cari elettori. Sostenete i nostri candidati al Municipio, solo cos&igrave; saremo in grado di cambiare la situazione e aiutare concretamente i nostri concittadini !<br />
<br />
<b><i>Dominik Hoehle<br />
Candidato UDC al Municipio Gruppo Lega-UDC- Indipendenti</i></b><br />
&nbsp;</p>]]>
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			<category domain="http://www.udc-ti.ch">
				Distretti
			</category>
			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[Back to basics; "guarda indrÃ©"]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;">Quello che vorrei per Lugano, nelle dovute proporzioni, &egrave; rivedere la Citt&agrave; turistica come &egrave; apparsa agli occhi di mio padre che nel lontano 1946 arriv&ograve; a Lugano dalla Svizzera Interna. Mi rammento i suoi racconti, a proposito di barcaioli che incoraggiavano i turisti a salire a bordo ai suoni di una canzone ticinese per poi portarli ai vari grotti... sono cose che giustamente appartengono al passato ma di cui dovremmo conservare lo spirito. Nel dopoguerra, Lugano era una meta molto ambita poich&eacute; risparmiata dal conflitto, la Citt&agrave; era rimasta intatta ed aveva questo &ldquo;charme&rdquo; mediterraneo che molti ci invidiano.<br />
<br />
Secondo il mio modesto parere, a Lugano urgono degli interventi affinch&eacute; la nostra bella Citt&agrave; sia ancor pi&ugrave; attrattiva per chi la vive e chi la visita.<b> &ldquo;Prendiamo il meglio del passato e utilizziamolo per migliorare il futuro&rdquo;</b>. L&rsquo;accesso di Lugano Sud ha bisogno di un intervento di riqualifica perch&eacute; una Citt&agrave; bella come Lugano non merita una porta d&rsquo;ingresso cos&igrave;. I centri commerciali di Grancia provocano un traffico caotico, senza entrare nei particolari punti del PVP. Tutto questo non da una bella impressione al turista.<br />
<br />
<b>L&rsquo;ospitalit&agrave;!</b> Un altro punto sul quale noi operatori del settore turistico, e non solo, dovremmo puntare maggiormente. Tutti si &ldquo;riempiono la bocca&rdquo; con l&rsquo;ospitalit&agrave; ma la cosa finisce l&igrave;: &egrave; ora di viverla tutti i giorni, belli o brutti che siano. A livello di Ticino e Lugano Turismo ci sono pi&ugrave; progetti in questo senso. Sarebbe bene farli decollare e metterli in rete per tutti. Questo a favore dei cittadini (anche ai ragazzi nelle scuole) oltre agli operatori turistici, ai commercianti e tutti coloro che sono a contatto con il pubblico!<br />
<br />
<b>Lugano &egrave; avanguardista e coraggiosa nelle sue scelte.</b> La costituzione del Dicastero Turismo ha permesso alla Citt&agrave; di profilarsi riconoscendo la grande importanza di questo settore. Personalmente trovo scandaloso che la Confederazione non disponga ancora di un ministero del turismo: Lugano precursore ancora una volta!<br />
<br />
Dobbiamo investire di pi&ugrave; nel settore turistico e qui non mi riferisco sempre in termini economici. Esperienze analoghe in altre destinazioni hanno sancito il successo dei commerci di queste zone. I grandi centri europei dispongono di zone pedonali ben frequentate dove le famiglie possono passeggiare in piena tranquillit&agrave; e soprattutto in sicurezza. Mettiamo in atto la riqualifica del lungolago e interveniamo su quei punti del traffico e del servizio pubblico che non funzionano. Limitiamo i rumori dando un giusto occhio di riguardo a chi vive a ridosso del tracciato della ferrovia reclamando le tanto attese barriere foniche.<br />
<br />
Il mio motto per la nostra Citt&agrave; &egrave; <b>&ldquo;back to basics&rdquo;</b>. Credo che dobbiamo ri-connetterci con le cose ed i valori che hanno proiettato Lugano al successo. Quando i prodotti sono buoni, la ricetta riesce sempre e Lugano lavorando su ospitalit&agrave;, accoglienza, genuinit&agrave; e seriet&agrave; pu&ograve; veramente tornare a splendere come quella, che anni fa sedusse i turisti di mezzo Mondo!</p>
<p style="text-align: justify;"><br />
<b><i>Federico Haas, Albergatore<br />
Candidato UDC al Municipio e al Consiglio comunale a Lugano</i></b><br />
&nbsp;</p>]]>
			</description>
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			<category domain="http://www.udc-ti.ch">
				Distretti
			</category>
			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[Contagio HIV a insaputa del partner: da lesione grave a semplice?]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;">Ha un gusto amaro, molto amaro la notizia che il TF vorrebbe rivedere la giurisprudenza in materia di contagio HIV ad insaputa del partner; da lesione grave a semplice!<br />
Quello che colpisce &egrave; la motivazione, ovvero: siccome ora i nuovi trattamenti terapeutici messi a punto permettono di vivere quasi quanto coloro che godono di buona salute (?) la concezione che chi &egrave; infettato &egrave; in pericolo di morte non sarebbe pi&ugrave; valida!<br />
Anche se queste persone possono vivere meglio grazie alle nuove cure, &egrave; innegabile che una cura vera e propria che porti alla sconfitta della malattia non c&rsquo;&egrave;, non esiste e sfido i giudici del TF a sostenere che un paziente quando gli viene riferita questa notizia non si senta morire dentro.<br />
Qui per&ograve; si fa un passo pi&ugrave; lungo della gamba, affermando che contagiare consapevolmente il proprio partner, che invece ignora che l&rsquo;altro abbia l&rsquo;HIV, in fondo non &egrave; cos&igrave; grave.<br />
Tutti i medicamenti odierni possono aiutare a &ldquo;vivere&rdquo; meglio queste persone, ma non si capisce come si possa concepire che l&rsquo; &ldquo;untore&rdquo; potr&agrave; in fondo passarsela liscia, vedendosi ridurre il grado di gravit&agrave; di quanto commesso.<br />
S&igrave;, perch&eacute; &egrave; un fatto grave, gravissimo; trasmettere una malattia  per la quale non c&rsquo;&egrave; soluzione, che malgrado tutte le campagne di prevenzione e di sensibilizzazione, fa s&igrave; che molti ancora oggi siano emarginati da altre persone. <br />
Purtroppo raramente emergono nella cronaca fatti che parlano di infezione volontaria da un soggetto ad un altro, ma a volte accade, come ad esempio nel caso dell&rsquo;insegnate di musica, che si autoproclamava &ldquo;guaritore&rdquo;.<br />
Tra il 2001 e il 2005 ha infettato volontariamente ben 15 persone con il virus dell&rsquo;HIV ed altre con il virus dell&rsquo;epatite C (che porta alla cirrosi epatica).<br />
La prima vittima si era presentata dal &ldquo;guaritore&rdquo; per seguire un trattamento di agopuntura. Poco pi&ugrave; di una settimana dopo l'uomo si &egrave; fortemente ammalato ed &egrave; risultato positivo ad un test dell'HIV dovuto proprio a questa seduta. <br />
Tutte le altre vittime hanno raccontato, con varie sfumature, la stessa cosa, ossia di aver avuto gli stessi sintomi e di aver capito che si erano infettate a causa di questo &ldquo;untore&rdquo;. E quando si &egrave; barricato in casa brandendo una sciabola? La fragilit&agrave; psicologica di questo personaggio, non pu&ograve; e non deve giustificare la gravit&agrave; del suo atto e personalmente, anche se &egrave; stato condannato per lesioni gravi, ritengo che la sentenza sia stata fin troppo blanda; figuriamoci poi se avesse potuto esser condannato SOLO per lesioni semplici. Ma stiamo scherzando? Spero che i nostri deputati ticinesi, quando e se si arriver&agrave; al dibattito parlamentare su questo tema, facciano sentire la propria voce, rispedendo al mittente, il TF, questa malsana idea. Il TF sta solo sottolineando una volta di pi&ugrave; che sta perdendo la bussola del buonsenso!</p>
<p style="text-align: justify;"><b><i>Lara Filippini<br />
Deputata UDC in Gran Consiglio<br />
</i></b></p>]]>
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			<category domain="http://www.udc-ti.ch">
				UDC Ticino
			</category>
			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[Interpellanza - Quattro corsie? Magliaso non Ã¨ unâautostrada!]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify">Onorevole signor Sindaco,<br />
onorevoli signori Municipali,</p>
<p style="text-align: justify"><b>Premessa</b></p>
<p style="text-align: justify">Il nostro Comune &egrave; confrontato ormai da decenni con l&rsquo;annoso problema del traffico, con l&rsquo;attraversamento del paese da parte della strada cantonale che ha letteralmente spazzato via il centro e cancellato la piazza. Fintanto che non verr&agrave; realizzata una galleria di aggiramento il paese rester&agrave; spezzato in due.<br />
In (impaziente) attesa che ci&ograve; avvenga, nel Programma d&rsquo;agglomerato del Luganese di seconda generazione (PAL2) si parla di varie misure urgenti da attuare a breve termine nel Basso Malcantone per alleviare la situazione. In particolare, si cita il potenziamento delle rotonde di Caslano e Magliaso e il raddoppio delle corsie tra le due rotonde, per un costo stimato a CHF 6'800'000.<br />
Da informazioni in nostro possesso, questa misura &egrave; contenuta in un documento discusso nel corso del mese di novembre 2012 dalla Commissione regionale dei trasporti del Luganese (CRTL), unitamente ad altre misure quali la posa di semafori in due punti diversi a Caslano e ad alcuni interventi a Ponte Tresa. Nel corso della riunione, sarebbe gi&agrave; stata accolta la proposta di preparazione di un bando di concorso per un progetto di massima e di attribuzione di un mandato per i lavori.<br />
Dubbi sarebbero per&ograve; stati sollevati sulla possibilit&agrave; di rendere pi&ugrave; fluido il traffico sulla tratta compresa tra le rotonde di Magliaso e di Caslano, tanto che un secondo studio sulla reale efficacia di queste misure sarebbe stato attribuito ad uno studio d&rsquo;ingegneria d&rsquo;oltralpe. Dubbi che ha anche chi scrive, in quanto si tratta unicamente di 400 metri di strada cantonale che conta circa 5 km tra Agno e Ponte Tresa. Ricordo che si registrano mediamente circa 30'000 passaggi giornalieri sulla Via Cantonale e altri 9'000 passaggi sulla Via San Giorgio che sbocca proprio alla rotonda di Magliaso. Trattandosi di una strada di valenza internazionale, e dato il continuo aumento del traffico locale e frontaliero, &egrave; lecito chiedersi se questa misura serva realmente agli automobilisti oppure se peggiorer&agrave; ulteriormente la qualit&agrave; di vita degli abitanti di Magliaso, trasformando la strada in una sorta di autostrada. Inoltre, secondo voci insistenti, il raddoppio delle corsie tra le rotonde di Caslano e Magliaso, sarebbe anche da ricondurre alla possibile costruzione di un centro commerciale (Coop?) nei terreni di fronte al Mc Donald&rsquo;s e alla stazione di servizio Autop, dopo l&rsquo;abbandono del progetto da parte di Lidl, il che genererebbe del traffico supplementare.</p>
<p style="text-align: justify"><br />
Alla luce di questa premessa, avvalendoci della facolt&agrave; data dagli art. 66 LOC e 28 ROC, sottoponiamo al lodevole Municipio la seguente</p>
<p style="text-align: justify"><b>Interpellanza</b></p>
<p style="text-align: justify"><b>1. </b>Quale posizione ha espresso il Municipio in merito alle misure riguardanti Magliaso in occasione della<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; pubblicazione del PAL2 ad inizio 2012?<br />
<b>2. </b>In occasione della riunione della CRTL del novembre 2012, quale posizione ha preso sulle misure che<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp; toccano il nostro Comune?<br />
<b>3.</b> Crede realmente che queste misure servano a rendere pi&ugrave; fluida la situazione o si tratta solo di palliativi?<br />
<b>4.</b> In caso di realizzazione di due corsie supplementari tra le rotonde di Caslano e Magliaso, il nostro<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp; Comune sarebbe chiamato a contribuire finanziariamente? Se s&igrave;, in che misura?<br />
<b>5.</b> Nel caso dovesse finalmente essere costruita una galleria che aggiri il paese di Magliaso, i terreni<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp; espropriati per raddoppiare le corsie verrebbero restituiti ai precedenti proprietari?<br />
<b>6.</b> Non ritiene che debbano essere prese anche delle misure di contenimento del traffico sulla via San<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp; Giorgio, o perlomeno volte a garantire una migliore sicurezza ai pedoni (in particolare per<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp; l&rsquo;attraversamento della strada all&rsquo;intersezione con Via Robbiolo e Via Chiesa)?<br />
<b>7.</b> Qual &egrave; la situazione attuale in merito alla possibile costruzione di un centro commerciale nei terreni<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp; di fronte al Mc Donald&rsquo;s e alla stazione di servizio Autop e cosa cambierebbe con la futura<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp; circonvallazione?</p>
<p style="text-align: justify"><br />
Con i migliori saluti.<br />
<br />
<i><b>Per il Gruppo Lega-UDC-Ind.</b></i></p>
<p style="text-align: justify"><i><b>Luca Paltenghi<br />
Marco Burkhard, Paola de Gaudenzi</b></i></p>
<p style="text-align: justify">&nbsp;</p>]]>
			</description>
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				Distretti
			</category>
			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
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			<title>
				<![CDATA[Toni Brunner a Lugano!]]>
			</title>
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				<![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img alt="" src="http://www.udc-ticino.ch/repository/Image/Toni%20Brunner.jpg" /></p>
<p style="text-align: justify;">Nell&rsquo;ambito delle azioni di sostegno alla campagna dell&rsquo;UDC luganese per le elezioni comunali, dopo la visita del consigliere nazionale Oskar Freysinger dello scorso 23 marzo, &egrave; ora la volta del presidente del partito nazionale Toni Brunner. Questo sar&agrave; a Lugano per una visita lampo sabato 6 aprile 2013 dove, accompagnato dal consigliere nazionale sangallese Roland B&uuml;chel e dal segretario generale del partito, Martin Baltisser, sar&agrave; a disposizione per qualche ora degli elettori e dei simpatizzanti UDC presso lo stand di UDC Lugano in Piazzetta Maraini, a partire dalle ore 11.00.<br />
Siamo sicuri che il prestigio della funzione istituzionale ma, soprattutto, la carica di simpatia e spontaneit&agrave; del nostro consigliere nazionale e presidente del partito, non mancheranno di attirare numerose persone che vorranno conoscerlo personalmente.</p>
<p style="text-align: justify;"><i><b>UDC Lugano</b></i><br />
&nbsp;</p>]]>
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				Distretti
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			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[Lugano: alcuni spunti di riflessione per il dopo elezioni]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;">In questo mio contributo, vorrei toccare alcuni punti che meriterebbero di essere analizzati da parte dei nuovi poteri comunali dopo il prossimo 15 aprile. Gi&agrave;, perch&eacute; &egrave; dopo questa data che gli eletti nella nuova Grande Lugano dovranno dimostrare, con i fatti e non pi&ugrave; con le classiche promesse elettorali, in cosa e come vorranno migliorare la citt&agrave; e le sue nuove periferie, oggi banalmente chiamate &ldquo;quartieri&rdquo;.</p>
<p style="text-align: justify;"><b>Le periferie:</b> La Grande Lugano non &egrave; composta solo dalla citt&agrave; in s&eacute; ma comprender&agrave; zone e paesi che andranno integrati con nuove infrastrutture e servizi. In questa campagna elettorale ho assistito a dibattiti di candidati dei diversi partiti e devo dire che in pochi hanno approcciato la questione periferie, magari perch&eacute; personalmente toccati in quanto provenienti, ad esempio, dalla Valcolla. <br />
E&rsquo; un peccato che i &ldquo;candidati cittadini&rdquo; non arrivino a pensare a questi paesi che, dopo tutto, chi contro e chi a favore, dalla met&agrave; di aprile faranno parte della Grande Lugano.<br />
Esistono aree da analizzare e migliorare, come i servizi pubblici, le canalizzazioni e le strade. Sembra sciocco scriverlo, ma in una delle mie passeggiate tra Sonvico e Madonna d&rsquo;Arla mi sono imbattuto in una strada di collegamento con Villa Luganese che sembra un campo di patate o, peggio, una strada bombardata. Confrontandomi coi residenti, ho potuto capire che vi sono per&ograve; anche altre esigenze, di ben pi&ugrave; ampia portata, servizi di primaria necessit&agrave; come le tubature per l&rsquo;acqua potabile, le scuole, i pompieri e la polizia, questi ultimi attualmente coperti in parte tramite accordi con la Capriasca, ma che da met&agrave; aprile passeranno sotto la giurisdizione di Lugano che, ancora una volta, si trover&agrave; a gestire e ripianificare i propri servizi e uomini che, ahim&egrave;, specie nel corpo di polizia, sono carenti.<br />
<br />
<b>Mobilit&agrave; lenta:</b> Non entro nel merito per ragioni di spazio ma una nota &egrave; di dovere. Andando a correre di tanto in tanto sul lungo fiume Cassarate in compagnia del mio vecchio walkman anni &rsquo;90, dalla parte pedonale da Viganello verso Pregassona, mi sono pi&ugrave; volte chiesto come mai un sentiero del genere sia sempre fangoso (terriccio dissestato con, spesso e volentieri, qualche &ldquo;regalino&rdquo; canino che il padrone dell&rsquo;amico a quattro zampe non si &egrave; curato di raccogliere) e non illuminato, nonostante in inverno la notte cali presto, in orario dei rientri a casa dei lavoratori. Su questo tragitto mi capita di incrociare persone di ogni et&agrave; e sesso, anche molte signore sole, e penso a cosa succederebbe se nel buio totale fossero aggrediti da una persona mal intenzionata. Nessuno vedrebbe e nessuno potrebbe intervenire. Sono del parere che delle luci, magari ad energia solare, andrebbero piazzate al pi&ugrave; presto in quel sentiero. Sicuramente vi saranno altre zone simili. Cerchiamo di scoprirle e renderle sicure, perch&eacute; uno dei compiti dell&rsquo;amministrazione comunale &egrave; la salvaguardia del benessere, dei servizi e della sicurezza della propria popolazione.</p>
<p style="text-align: justify;"><i><b>Tiziano Galeazzi,<br />
Candidato UDC al Municipio e al Consiglio Comunale a Lugano</b></i><br />
&nbsp;</p>]]>
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				Distretti
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			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[Il fallimento dell'Unione europea]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;">Dopo l'immane tragedia delle due guerre del secolo scorso con milioni di morti, sulle macerie dell'Europa nacque la visione ideale di un'Europa con pace tra le nazioni coinvolte nel conflitto. I popoli intrapresero cos&igrave; il cammino verso la conciliazione con la libera circolazione delle persone e delle merci, i popoli europei si avvicinarono, Francia e Germania da nemici divennero amici. Progressivamente il processo sfoci&ograve; nell'Unione europea.<br />
I costruttori dell'UE, ispirati dal centralismo socialista, non hanno mai affrontato seriamente il problema di dare un'istituzione costituzionale alla loro costruzione. I governi delle nazioni europee conclusero fra loro diversi patti (Maastricht, Lisbona) senza coinvolgere nelle decisioni i cittadini interessati. La declamata sussidiariet&agrave; si tramut&ograve; in una crescente invasione del governo di Bruxelles negli affari interni dei popoli. Sempre pi&ugrave; frequentemente le decisioni vennero prese dai burocrati privi di legittimazione popolare, spesso sotto la pressione delle lobby dei grandi complessi e monopoli economici. Il Parlamento europeo &egrave; privo di reali competenze.<br />
<br />
Nel realizzare la loro visione di un'Europa unita, la Commissione europea e i ministri delle nazioni dell'UE si scontrano con la difficolt&agrave; di superare le grandi diversit&agrave; storiche, politiche, sociali e culturali dei popoli europei. Fatale fu l'errore di introdurre una moneta unica per realt&agrave; cos&igrave; diverse, impossibile usare gli stessi parametri sociali ed economici adatti per le popolazioni del Nord Europa, per la Grecia o per una Calabria, la cui economia &egrave; in mano alla criminalit&agrave; organizzata. Inevitabilmente le leggi e i regolamenti dei burocrati senza legittimazione democratica e dei ministri dell'UE, nati a grande distanza dalle popolazioni interessate, ne hanno ignorato le necessit&agrave; e i sentimenti. Ci&ograve; che sembrava funzionare bene in periodo di crescita economica, sta dimostrandosi un fatale errore nell'attuale periodo di crisi. Le autorit&agrave; di Bruxelles e i governi dell'area dell'euro, di fronte ai debiti astronomici delle nazioni e alla crisi del mondo della finanza, sono in preda al panico e nel tentativo di salvare capra e cavoli - salvare il mondo bancario, conciliare la riduzione del debito pubblico con la crescita economica necessaria per saldarlo - ricorrono sempre pi&ugrave; a misure coercitive che riducono le sovranit&agrave; nazionali. I patti, come la clausola del no bail out , oppure il patto di stabilit&agrave; delle finanze nazionali con il limite del deficit pubblico al 3% sono &laquo;chiffon de papier&raquo;. Nella crisi di Cipro i ministri delle finanze dell'area dell'euro, violando le garanzie date ai risparmiatori, non hanno avuto vergogna a proporre di saccheggiare con un contributo forzato i risparmi dei cittadini al di sotto dei centomila euro garantiti dall'Unione (misura poi abbandonata dopo il no del Parlamento di Nicosia). Nella loro disperazione di fronte alla crisi ed al pericolo di un crollo dell'euro, le autorit&agrave; di Bruxelles si prendono il diritto di valutare le finanze degli Stati membri, un'autorit&agrave; dell'UE sar&agrave; chiamata a controllare il settore bancario. La fiscalit&agrave; dovr&agrave; essere livellata (naturalmente verso l'alto) per evitare l'evasione e la concorrenza fra le nazioni, tutte misure prive di ogni legittimazione democratica che ledono la sovranit&agrave; dei popoli e degli Stati.<br />
<br />
Le conseguenze della dissennata politica dell'UE che, per difendere il mondo della finanza, ignora le necessit&agrave; delle popolazioni, diventano sempre pi&ugrave; evidenti. Una classe politica europea litigiosa &egrave; incapace di affrontare i veri problemi; recessione e disoccupazione, specie giovanile, dominano la scena politica.<br />
La crisi di Cipro &egrave; l'ultimo tassello di questa evoluzione. In Italia il Movimento antieuropeista e nazionalista del comico Grillo &egrave; stato il clamoroso vincitore delle elezioni mentre Monti, rappresentante dell'establishment politico ed economico europeo, ha dovuto accontentarsi di un misero risultato elettorale. In Francia cresce il consenso per il nazionalista Front National di Le Pen mentre quello del governo Hollande &egrave; ai minimi storici. In Germania diminuisce sensibilmente il consenso popolare per ulteriori oneri a favore dei Paesi in crisi e nasce il partito dei Pirati, in Gran Bretagna l'ala destra dei Conservatori ha spinto David Cameron a fare una pesante critica alla politica dell'UE e a promettere un referendum per il 2017.<br />
La visione ideale di un'Europa pacifica e unita, realizzata senza una chiara struttura istituzionale e costituzionale e senza una sana politica degli ordinamenti, &egrave; degenerata a pura e semplice ideologia. Un'idea politica da realizzare ad ogni costo con la coercizione autoritaria e l'esautorazione democratica dei popoli che la compongono, che ora iniziano a ribellarsi. L'attuale ideologia dell'UE con le sue radici centraliste socialiste, come tutte le ideologie che credono di poter guidare economia e popoli, &egrave; destinata a fallire. Un'inflazione galoppante con il conseguente tragico impoverimento di tutte le popolazioni dell'Unione, sar&agrave; l'evoluzione prossima ventura della crisi e segner&agrave; la fine di un esperimento europeo nato come visione ideale, ma concluso malamente come ideologia disgregatrice. E da noi vi sono ancora alcuni che, ciechi di fronte alla realt&agrave;, auspicano una nostra adesione!</p>
<p style="text-align: justify;"><i><b>Alexander Von Wyttenbach<br />
Presidente onorario dell'UDC Ticino </b></i><br />
&nbsp;</p>]]>
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				UDC Ticino
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			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[Fra finanze, tempo libero e sport ]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;">In questo mio nuovo contributo vorrei toccare gli altri punti chiave della mia campagna elettorale. Se nel primo articolo ho affrontato i posti di lavoro, mobilit&agrave;-servizi e sicurezza, oggi parliamo di: finanze, tempo libero-sport.</p>
<p style="text-align: justify;"><b>Finanze: </b>Tutti sono al corrente del rialzo imposto al moltiplicatore, dal 70% al 73%, preciso indicatore del fatto che i soldi in cassetta siano ormai pochi, mentre le spese della municipalit&agrave; sono inesorabilmente in aumento, con un deficit oramai consolidato e strutturale. Alla nuova compagine municipale e al nuovo legislativo (CC) toccher&agrave; quindi il compito di affrontare seriamente una &ldquo;revisione globale dei compiti della citt&agrave;&rdquo;: rivedere tutti i dicasteri, i progetti e le opere, in ottica sia di contenimento dei costi sia di posizionamento di ciascuna iniziativa nella scala di priorit&agrave;. Ad oggi vi sono impegni gi&agrave; approvati per oltre 300 milioni ma mi chiedo, ad esempio, come si possa pensare di realizzare un&rsquo;opera quale il nuovo stadio e palazzetto dello sport con 100 milioni, senza l&rsquo;aiuto di privati. Temo che per qualche anno rimarr&agrave; un bel progetto solo sulla carta, un po&rsquo; come lo stadio del Bellinzona.</p>
<p style="text-align: justify;"><b>Tempo libero:</b> Sar&agrave; colpa della crisi o del PVP di oggi ma a Lugano, da qualche anno, ci si &egrave; resi conto che la citt&agrave; sta sprofondando sempre pi&ugrave; in un abisso di tedio e inattivit&agrave;. Girando la sera ci si accorge della desertificazione cittadina e, parlando con gli esercenti, le lamentele sono sempre le stesse, dal problema degli orari restrittivi (che neanche in Afghanistan hanno) al PVP, che al posto di invogliare residenti e turisti a entrare in citt&agrave; per le proprie compere o un drink o una cena al ristorante, li fanno scappare a gambe levate. E&rsquo; questa citt&agrave; che vogliamo? Capisco che i residenti del centro mal sopportino le molestie notturne e i locali aperti fino al mattino, ma sono fiducioso che un compromesso sia possibile, con orari flessibili a disposizione del gerente e l&rsquo;impegno di tutti a creare le strutture e le norme a tutela della quiete pubblica. In questo modo, potremmo accontentare la &ldquo;nonna Gina&rdquo;, che vorrebbe poter dormire dalle 7 di sera al mattino seguente, e il &ldquo;ventenne Giovanni&rdquo;, che vorrebbe divertirsi in maniera sana e magari anche &ldquo;cuccare&rdquo; in discoteca la notte.<br />
Insomma, prima di porre il veto su tutto, cerchiamo di arrivare a dei compromessi e di non essere sempre pi&ugrave; &ldquo;talebani&rdquo; dei talebani.<br />
<br />
<b>Sport:</b> sempre stato un sostenitore dello sport in generale. Mi auguro che i nuovi esecutivo e legislativo non abbiamo a risparmiare tagliando i contributi destinati alle societ&agrave; sportive della Grande Lugano (paesi nuovi aggregati), che costituiscono il futuro dei nostri giovani, le belle speranze del nostro Paese. Tagliamo magari sui fuochi d&rsquo;artificio del primo agosto, con qualche petardo in meno, ma non neghiamo 1000 franchi ad una societ&agrave; che si impegna per lo sport e a far crescere i nostri ragazzi in un ambiente fatto di valori sani.</p>
<p style="text-align: justify;"><i><b>Tiziano Galeazzi<br />
Candidato UDC al Municipio e al  Consiglio Comunale a Lugano</b></i><br />
&nbsp;</p>]]>
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				Distretti
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			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[Editoriale - Trasparenza anche da parte dei âgrandi viaggiatori parlamentariâ]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p>La trasparenza &egrave; di moda. Tuttavia, coloro che la reclamano pi&ugrave; a gran voce, diventano molto discreti quando sono in causa i fatti loro. Prendiamo ad esempio gli onorari e le spese di viaggio rivendicati dai dodici membri della delegazione al Consiglio d&rsquo;Europa (DCE) in pi&ugrave; dei gettoni di presenza alle sessioni ordinarie delle camere e delle commissioni. Grazie alla formula &ldquo;approvato dal Consiglio d&rsquo;Europa, ma non a carico dello stesso&rdquo;, questi parlamentari possono impegnarsi in azioni nei quattro angoli del mondo, fatturando tranquillamente le loro spese di viaggio al Parlamento svizzero. Per contro, i deputati eletti alle Camere federali non possono consultare il conteggio annuale globale della DCE &ndash; nemmeno i membri della delegazione vi hanno accesso.</p>
<p>Un tempo non era cos&igrave;. Ma da quando un grande viaggiatore della sinistra ha battuto tutti i record di spesa e i suoi eccessi hanno trovato la strada della stampa, la Delegazione amministrativa (i presidenti e i vicepresidenti dei due consigli) ha proibito, dietro pressione della sinistra, la pubblicazione di queste cifre. Il partito che esige in permanenza la trasparenza dappertutto, in particolare in materia di finanziamento dei partiti, si &egrave; imposto per impedire la trasparenza.</p>
<p>Membro della DCE dal 2000, occupo un posto privilegiato per osservare l&rsquo;intensa attivit&agrave; turistica di certi parlamentari in nome del Consilio d&rsquo;Europa e a spese dei contribuenti svizzeri. Questa situazione non &egrave; pi&ugrave; tollerabile. Ho perci&ograve; indirizzato &ndash; con 59 co-firmatari &ndash; una proposta alla Delegazione amministrativa chiedendo che questo divieto della trasparenza sia tolto.</p>
<p><b>Proposta del 18 marzo 2013 alla Delegazione amministrativa delle Camere federali:</b></p>
<p><u><b>Accesso al conteggio annuale della Delegazione al Consiglio d&rsquo;Europa</b></u></p>
<p>Signore e signori membri della Delegazione amministrativa,<br />
con la presente vi chiedo di tornare sulla decisione presa in precedenza dalla DA di non dare accesso ai conteggi annuali della Delegazione al Consiglio d&rsquo;Europa e di autorizzare, come in passato, i membri della Delegazione a consultare queste cifre.</p>
<p><b>Motivazione</b>:<br />
Le delegazioni parlamentari devono anch&rsquo;esse rispondere al principio della trasparenza. Ci&ograve; vale in particolare per la DCE i cui membri s&rsquo;impegnano in interventi collettivi e individuali. I membri della Delegazione devono dunque avere formalmente il diritto di essere informati almeno una volta l&rsquo;anno quali interventi sono stati realizzati, da parte di chi e quali ne sono le conseguenze finanziarie per il Parlamento.</p>
<p><i><b>Maximilian Reimann, consigliere nazionale, Gipf-Oberfrick (AG) </b></i></p>
<p>&nbsp;</p>]]>
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			<category domain="http://www.udc-ti.ch">
				UDC Svizzera
			</category>
			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[Editoriale - Lâelezione del Consiglio federale da parte del popolo e la base del PS]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;"><b>Nel segreto dell&rsquo;urna, gli elettori socialisti potrebbero anche sostenere l&rsquo;iniziativa dell&rsquo;UDC concernente l&rsquo;elezione del Consiglio federale da parte del popolo.</b></p>
<p style="text-align: justify;">I giochi sembravano fatti e le decisioni prese, a seguito dell&rsquo;assemblea dei delegati del partito socialista, a favore di un deciso rigetto dell&rsquo;iniziativa UDC a favore dell&rsquo;elezione popolare del Consiglio federale. Tuttavia, questo sabato prima la proposta del comitato direttivo del Partito socialista vodese di sostenere l&rsquo;iniziativa UDC, poi il voto compatto dei delegati di questo stesso partito contro questa iniziativa, lasciano chiaramente intendere che nel segreto dell&rsquo;urna, gli elettori socialisti potrebbero darle il loro sostegno.</p>
<p style="text-align: justify;">A sentire i deboli argomenti dei socialisti romandi che si esprimono contro l&rsquo;iniziativa dell&rsquo;UDC e, per contrasto, i fermi propositi uscenti dalla bocca di un altro socialista, Pierre-Yves Maillard, presidente del Consiglio di Stato vodese, a favore della nostra iniziativa, c&rsquo;&egrave; da scommettere che un buon numero di elettori di sinistra sosterranno l&rsquo;iniziativa dell&rsquo;UDC volta all&rsquo;elezione del Consiglio federale da parte del popolo garantendo due rappresentanti alle regioni latine!</p>
<p style="text-align: justify;">Il presidente del Consiglio di Stato vodese ha affermato in maniera diretta che l&rsquo;iniziativa dell&rsquo;UDC chiede semplicemente l&rsquo;elezione del governo federale da parte del popolo. Sempre secondo Maillard, &ldquo;&hellip;&egrave; la battaglia per la democratizzazione delle autorit&agrave; che ha permesso di ottenere l&rsquo;elezione dei municipi, dei sindaci e dei consiglieri di Stato vodesi da parte del popolo. Questi deputati eletti non sono peraltro diventati dei pericolosi leader che vogliono farla finita con la democrazia&rdquo;. Non c&rsquo;&egrave; quindi alcuna ragione oggettiva per respingere questa iniziativa se non il pretesto che porta la firma dell&rsquo;UDC.</p>
<p style="text-align: justify;">Quindi oggi, se il partito socialista non pu&ograve; soffrire l&rsquo;idea di apportare direttamente il suo sostegno a questa iniziativa che porta il marchio UDC, sembra per&ograve; che numerosi deputati di sinistra l&rsquo;approveranno sotto il segreto dell&rsquo;anonimato il prossimo 9 giugno.</p>
<p style="text-align: justify;">In conclusione, l&rsquo;UDC ricorda che la sua iniziativa tiene primariamente a dare fiducia al popolo permettendogli di eleggere il Consiglio federale come gi&agrave; &egrave; il caso in tutti i cantoni che eleggono con soddisfazione i consiglieri di Stato, i consiglieri agli Stati e i consiglieri nazionali. Questa pratica democratica ha dato buona prova di s&eacute;. Non ci sono quindi ragioni a che le cittadine e i cittadini non debbano pronunciarsi anche al livello pi&ugrave; alto, ossia l&rsquo;elezione del Consiglio federale.</p>
<p style="text-align: justify;"><i><b>Claude-Alain Voiblet<br />
Deputato<br />
Vicepresidente UDC Svizzera<br />
Losanna (VD) </b></i><br />
&nbsp;</p>]]>
			</description>
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			<category domain="http://www.udc-ti.ch">
				UDC Svizzera
			</category>
			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[Lugano: il cuculo e la paura]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il cuculo &egrave; un uccello noto per fare l&rsquo;uovo nel nido di altri uccelli. Un atteggiamento parassitario e infido del tutto simile a quello della Lega dei Ticinesi nei confronti dell&rsquo;UDC che, successo gi&agrave; altre volte in passato (vedi la cavalcata del tema frontalieri lanciato dalla nostra campagna Balairatt alle scorse elezioni cantonali), oggi la Lega ripete con il suo appello al voto utile apparso oggi nel Mattino della Domenica. La paura menzionata nel nostro titolo &egrave; invece quella della Lega di non riuscire a fare il terzo seggio in Municipio a Lugano a scapito del PLRT. E dunque, all&rsquo;improvviso, anche l&rsquo;elettorato UDC, da sempre bollato dalla Lega come insignificante, viene riscoperto come determinante. Gli &ldquo;utili idioti&rdquo; del primo partito svizzero fanno dunque comodo per soddisfare le ambizioni di via Monte Boglia e rifornire di nuovi cadreghini il movimento leghista. Cadreghini di cui ha evidentemente bisogno per sistemare tutti i suoi candidati pi&ugrave; velleitari che hanno ormai raggiunto un numero superiore alle potenzialit&agrave; di cui dispone il partito, e in mancanza dei quali rischia di avviare una sorta d&rsquo;implosione potrebbe avvenire non appena, terminate le comunali, si aprir&agrave; il fronte cantonale per la successione di Marco Borradori in Consiglio di Stato. Gi&agrave; adesso, infatti, seppur ancora velati, non mancano auspici e pressioni affinch&eacute; il subentrante naturale Michele Barra abbia a &ldquo;opporre il gran rifiuto&rdquo; per favorire la nomina di un outsider non eletto, alla faccia del rispetto della volont&agrave; popolare. D&rsquo;altro canto anche la presenza di Attilio Bignasca, Lorenzo Quadri e Michele Foletti nella lista del Consiglio comunale di Lugano la dice lunga sull&rsquo;importanza vitale che queste elezioni rivestono per la Lega. Il buon Quadri potr&agrave; dunque accomodarsi su una comoda sedia in Municipio, una in Consiglio nazionale, eventualmente una in Consiglio comunale e, se proprio andasse male, una in Consiglio di Stato in quanto primo subentrante. C&rsquo;&egrave; ancora qualcuno che crede che l&rsquo;interesse primario di costoro sia il bene della comunit&agrave;? E per fortuna che era la sinistra il partito dei culi di pietra! La Lega dei Ticinesi si trova in un evidente stato confusionale e sa pi&ugrave; cosa estrarre dal cilindro per raggranellare qualche voto. Ma, purtroppo per lei, il cilindro ha perso la sua magia e rifiuta di cacciar fuori conigli. Parlano di &ldquo;voto utile&rdquo;, ma utile a chi? Ovviamente alla Lega, la cui utilit&agrave; reale per il cittadino &egrave; andata vieppi&ugrave; scemando rispetto agli anni d&rsquo;oro di inizio &rsquo;90. In effetti, alla prova dei fatti il partito di maggioranza relativa in Governo non ha certo brillato per iniziative che permettessero di frenare l&rsquo;invasione dei frontalieri, la crescita della criminalit&agrave; e la diminuzione di opportunit&agrave; professionali per i nostri giovani. Il Mattino della Domenica per primo ha sempre definito il suo Governo con lo spregiativo di &ldquo;Governicchio&rdquo; e ora si spende per averne una replica a Lugano. Un progetto politico che per la verit&agrave; non convinceva neppure all&rsquo;interno della Lega e le svariate retromarce ne sono la pi&ugrave; chiara dimostrazione. Certo, per l&rsquo;UDC luganese sarebbe stato molto pi&ugrave; semplice barattare il proprio sostegno con qualche sedia nei consigli d&rsquo;amministrazione o qualche vantaggio per alcuni dei suoi membri, ma ci&ograve; che anima il nostro partito non &egrave; il guadagno personale bens&igrave; la volont&agrave; di portare avanti delle idee, dei progetti senza gettare fumo negli occhi degli elettori. Volont&agrave; e forza che, ad esempio, &egrave; mancata alla Lega dei Ticinesi allorquando si &egrave; trattato di riprendere il Dipartimento delle Finanze e dell&rsquo;economia. Dipartimento cruciale per i temi che ci stanno a cuore e per mettere in atto le promesse fatte in campagna elettorale non pi&ugrave; tardi di due anni fa. <br />
Voto utile? Magari lo sarebbe, se la Lega avesse dimostrato finora di saper tenere fede alle sue promesse e alle aspettative che il popolo aveva in lei. No, l&rsquo;unico voto utile &egrave; quello volto a rafforzare l&rsquo;UDC!</p>
<p style="text-align: justify;"><i><b>UDC Sezione Lugano</b></i><br />
&nbsp;</p>]]>
			</description>
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			<category domain="http://www.udc-ti.ch">
				Distretti
			</category>
			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[AIL-Alpiq: puff, la bolla Ã¨ scoppiata]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;">Da quando sono in Gran Consiglio, ma forse la storia era gi&agrave; in atto prima, vedo la Lega dei Ticinesi sparare a zero sull'Azienda Elettrica Ticinese (AET), non sempre - intendiamoci - senza giustificazione. Ma, proprio per far risaltare l'incapacit&agrave; gestionale dei vertici di AET (partecipazione in Geopower SA inquisita per il terremoto di Basilea, investimenti in metanodotti in Albania, eccetera), negli articoli sul Mattino e nelle innumerevoli atti parlamentari di Lorenzo Quadri si continuava a elogiare l'acquisto nel 2006 da parte delle Aziende Industriali di Lugano (AIL) di un pacchetto di azioni di Motor Columbus per circa 112 milioni, convertito poi, dopo alcune ristrutturazioni fiduciarie, in 577'000 azioni della nuova societ&agrave; Alpiq Holding SA, per un valore di circa 105 milioni. Un valore nominale per azione di ca. franchi 182. Queste azioni hanno poi subito una vera e propria bolla - nel 2008 superavano il valore di 600 franchi - giustificando in parte le reiterate sparate di Mattino della Domenica e Lega pi&ugrave; o meno del tenore &laquo;AIL s&igrave; che ha una gestione oculata e lungimirante, non come AET (e Cantone) che non vedono pi&ugrave; in l&agrave; del loro naso e hanno perso il treno di un investimento eccezionale!&raquo;. E sembravano avere ragione, se non fosse per alcuni particolari non del tutto insignificanti.<br />
<br />
Primo, l'investimento non avr&agrave; anche avuto una connotazione di carattere finanziario-speculativo - come AIL afferma nella risposta a un'interrogazione del 2011 - ma vantarsi che AIL abbia &laquo;guadagnato in pochi mesi 58 milioni di franchi&raquo; (vedi interrogazione Quadri in Gran Consiglio del 14 maggio 2006), fa credere l'esatto contrario.<br />
Secondo, &egrave; risaputo che l'aumento del valore di un'azione - quindi il tanto vantato &ldquo;guadagno&rdquo; - &egrave; reale solo al momento in cui le azioni sono vendute, fin l&igrave; si tratta di cifre ipotetiche, l'unica cifra reale &egrave; quella sborsata a suo tempo per l'acquisto. Anzi no, reali sono anche i dividendi pagati sulle azioni, ma questo rafforza semmai il carattere speculativo dell'investimento. In altre parole, si pu&ograve; dare alle azioni il valore che si vuole, ma se nessuno te le compra non ha guadagnato niente. Infine, terzo e pi&ugrave; doloroso punto: scoppiata la bolla - complice finch&eacute; si vuole la congiuntura e la situazione del mercato, la cosa non ha alcuna importanza - Alpiq ha cominciato ad avere parecchie difficolt&agrave;, la sua azione &egrave; scesa vertiginosamente e dai 182 franchi iniziali oggi ne vale attorno ai 116. In altre parole, i 105 milioni di franchi investiti da AIL oggi ne valgono solo scarsi 67.<br />
<br />
Il gruppo UDC in Consiglio comunale ha inoltrato un'interrogazione e attende qualche lume dal Municipio, soprattutto se esiste il modo di vendere, o anche svendere, la partecipazione di AIL in Alpiq, prima che l'unico valore che ancora le rimane possa essere realizzato solo con banconote del Monopoly.</p>
<p style="text-align: justify;"><b><i>Eros N. Mellini<br />
Candidato UDC al Municipio e Consiglio comunale <br />
</i></b></p>]]>
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				Distretti
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			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
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				<item>
			<title>
				<![CDATA[Giovani e politica, si puÃ² fare di piÃ¹]]>
			</title>
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				<![CDATA[<p style="text-align: justify;">Da pi&ugrave; di un anno affianco alla mia attivit&agrave; professionale alcune settimane a Berna come assistente parlamentare in occasione delle sessioni del Consiglio nazionale. Durante queste settimane, vengono organizzate visite guidate a Palazzo federale con la possibilit&agrave; di assistere dalle tribune alle sedute del Consiglio nazionale e del Consiglio degli Stati.<br />
<br />
Regolarmente, anche scolaresche provenienti dal Canton Ticino approfittano della possibilit&agrave; di vedere da vicino il lavoro dei propri rappresentanti, dialogando anche con alcuni di loro durante la visita. Si tratta senz'altro di incontri molto importanti. La mia sensazione, tuttavia, &egrave; che si debba andare oltre per avvicinare alla politica i giovani, ovvero coloro che un domani saranno chiamati a governare, legiferare e decidere su argomenti importanti. Gli studenti che si recano a Berna per seguire i dibattiti spesso dimostrano molto interesse e molta fame di sapere, ma denotano anche una conoscenza della civica e della politica non sempre adeguata.<br />
La colpa evidentemente non &egrave; loro, ma di un sistema scolastico che in Ticino troppo a lungo ha ignorato questo aspetto fondamentale per l'educazione. Io stesso faccio parte di coloro che hanno appreso la civica per puro interesse personale e che si sono avvicinati autonomamente alla politica giovanile.<br />
<br />
Cosa fare quindi per invertire questa tendenza? Naturalmente bisogna approfondire lo studio della civica nelle scuole, ma questo non basta: ci vogliono misure pi&ugrave; pratiche e meno teoriche. Ben vengano le visite a Palazzo federale, le manifestazioni come &laquo;Scuole a Berna&raquo; in cui studenti delle scuole medie simulano il lavoro del Consiglio nazionale, o ancora il Parlamento dei giovani. Ma anche i politici stessi devono fare un passo in pi&ugrave; verso gli studenti. Perch&eacute; non portare pi&ugrave; spesso nelle scuole la Deputazione ticinese alle Camere per parlare di temi d'attualit&agrave; e raccontare aneddoti sulla politica federale? In fondo, le decisioni prese oggi andranno a beneficio dei giovani un domani. Siccome poi l'indole della politica &egrave; quella di essere piuttosto noiosa, uno sforzo andrebbe fatto per renderla pi&ugrave; comprensibile per tutti, anche nella dialettica. Conoscere, capire e toccare con mano la politica &egrave; molto pi&ugrave; importante di mille parole. Perch&eacute; i giovani di oggi sono i politici di domani. </p>
<p style="text-align: justify;"><b><i><br />
Luca Paltenghi<br />
Assistente parlamentare a Berna <br />
Vicepresidente dei Giovani UDC Ticino </i></b></p>
<p>&nbsp;</p>]]>
			</description>
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				GUDC
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			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
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			<title>
				<![CDATA[Abbiamo abbastanza frontalieri lavoratori, senza che vi si aggiungano quelli politici e mediatici]]>
			</title>
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				<![CDATA[<p style="text-align: justify;">La campagna elettorale dell&rsquo;UDC Ticino &ldquo;Siamo in mutande&rdquo; si sta rivelando azzeccata per quanto concerne lo scalpore suscitato attorno ai temi pi&ugrave; sentiti dalla popolazione, ossia sicurezza, disoccupazione giovanile e frontalierato. Respingiamo quindi gi&agrave; sin d&rsquo;ora  qualsiasi interpretazione di questo comunicato quale sorta di scuse o giustificazioni per l&rsquo;averla lanciata.<br />
I tre temi non sono campati in aria, bens&igrave; sono la scelta emersa dopo una seria ricerca effettuata fra la popolazione. Come nel pi&ugrave; puro stile dell&rsquo;UDC, la campagna propone volutamente in maniera forte e magari &ldquo;politicamente scorretta&rdquo; i tre temi, con l&rsquo;intenzione di far discutere su quelli che sono i veri problemi della cittadinanza, anche se spesso esulano dal contesto locale essendo di livello federale. Ci&ograve; nondimeno, vale la pena di ricordare che l&rsquo;UDC &egrave; anche l&rsquo;unico partito che, a questi problemi, propone concrete soluzioni anche a Berna (vedi iniziativa contro l&rsquo;immigrazione di massa, iniziativa per l&rsquo;espulsione dei criminali stranieri, eccetera).<br />
Mentre la sicurezza e la disoccupazione giovanile passano &ndash; a torto &ndash; piuttosto &ldquo;in sordina&rdquo;, il tema dei frontalieri ci hanno pensato in questi giorni i soliti tromboni della politica e della stampa italiana, con prese di posizione e articoli che stanno diffondendosi a macchia d&rsquo;olio su Internet. In questo senso &egrave; bene sottolineare che le facili (e ormai solite) strumentalizzazioni dei suddetti tromboni non ci toccano minimamente, e che tutti noi UDC &ndash; candidati e no &ndash; abbiamo in generale un ottimo rapporto con i singoli frontalieri cui riconosciamo sia certi meriti nella crescita della nostra economia, sia la legittimit&agrave; di cercare un lavoro da noi. Infatti, siamo noi (Svizzeri) gli allocchi che, firmando l&rsquo;accordo di libera circolazione con l&rsquo;UE, abbiamo dato il via al fenomeno della sostituzione, acuendo il problema della disoccupazione indigena a favore dell&rsquo;occupazione italiana. A noi non danno fastidio i 36'000 frontalieri del pre-accordo di libera circolazione che occupavano manodopera di cui avevamo bisogno, bens&igrave; gli oltre 20'000 in pi&ugrave; da allora i cui impieghi erano tradizionalmente occupati da personale indigeno, status al quale cerchiamo concretamente di tornare con la nostra summenzionata iniziativa contro l&rsquo;immigrazione di massa &ndash; purtroppo ostacolata a Berna da un Parlamento di chiare tendenze sinistroidi. E ancora di pi&ugrave; ci danno fastidio &ndash; nel limite in cui anche qualche raglio riesca a salire in cielo -  i frontalieri politici e mediatici che si profilano soltanto per mettere il loro naso gocciolante livore e povert&agrave; di spirito nei confronti di una politica che ha reso il nostro paese molto migliore del loro. E quando un esponente del PD comasco dice che l&rsquo;economia ticinese rischia il tracollo senza i frontalieri, rispondiamo: e cosa rischierebbe l&rsquo;economia lombardo-piemontese, in particolare quella Comasco-Varesina? Noi i 36'000 precedenti l&rsquo;accordo di libera circolazione li potremmo trasformare in residenti permanenti attingendo altrove, mentre i 20'000 supplementari tornerebbero ad essere finalmente indigeni, ma per il Nord-Italia sarebbero 56'000 disoccupati secchi in pi&ugrave;. Che poi un sindacalista &ndash; sempre dalla vicina Italia &ndash; affermi che i lavoratori frontalieri siano migliori dei nostri &egrave; gratuito e offensivo, nella misura in cui si possano prendere in considerazione le offese di tale personaggio. Come al solito, gli attacchi provengono dal solo fronte politico della sinistra, il che ci induce a pensare di aver colpito nel segno.<br />
Ma torniamo agli altri due temi della nostra campagna: sia la sicurezza, sia la disoccupazione giovanile non sono meno importanti del frontalierato, anche se evidentemente non godono dell&rsquo;interesse dei frontalieri politici e mediatici. Per il primo, Lugano pu&ograve; fare qualcosa di concreto rendendo prioritario un investimento per il potenziamento delle forze di polizia, eventualmente anche riconsiderando seriamente l&rsquo;oggetto di una mozione UDC volta all&rsquo;assunzione degli assistenti di sicurezza. Nella scelta delle priorit&agrave; nell&rsquo;ambito dei quei 60 o 70 milioni (?) di investimenti che Lugano dovrebbe potersi annualmente permettere, questa &egrave; senz&rsquo;altro nei primi posti.<br />
Per la disoccupazione (e quella giovanile ne &egrave; il lato pi&ugrave; pungente) &egrave; un fatto che una soluzione deve essere portata avanti a livello federale, cosa che l&rsquo;UDC sta puntualmente facendo con la sua iniziativa contro l&rsquo;immigrazione di massa volta a reintrodurre contingenti e tetti massimi al fine di favorire l&rsquo;assunzione di manodopera locale. La citt&agrave;, dal canto suo, potrebbe fungere da esempio al suo interno dando la precedenza nelle assunzioni &ndash; come in uso nel canton Ginevra e ripreso da un nostro atto parlamentare a Bellinzona &ndash; a persone iscritte alla cassa disoccupazione, e imponendo qualche misura in questo senso anche a quei privati che intendono chiedere sovvenzioni o vantaggi fiscali per insediarsi fra di noi. <br />
Ribadiamo quindi: lo scopo di mettere in evidenza e far discutere sui tre temi pi&ugrave; sentiti dalla popolazione &egrave; stato raggiunto. La campagna &ldquo;Siamo in mutande&rdquo; &egrave; riuscita.</p>
<p style="text-align: justify;"><b><i>Sezione UDC di Lugano Citt&agrave;</i></b><br />
&nbsp;</p>]]>
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				Distretti
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			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
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				<item>
			<title>
				<![CDATA[Questa Europa non Ã¨ governabile]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;">Geert Mak pubblic&ograve; nel 1999 un volume &laquo;In Europa&raquo; contemp o r a n e a m e n t e alla nascita dell'euro. Vantava lo splendido debutto della moneta unica ricordando per&ograve; anche i venti tempestosi che in quel periodo soffiavano sull'Europa. Viaggiando sul continente ne aveva ricavato l'impressione di un'UE trionfalistica: si accettavano troppo facilmente e frettolosamente nuovi stati membri mentre si procedeva a rilento per quel che concerneva l'indispensabile democratizzazione. Tutto dipendeva dalla caduta del muro di Berlino con relative conseguenze, e ci&ograve; vale anche per l'introduzione dell'euro, che fu il prezzo che la Germania dovette pagare per ottenere la riunificazione concordata dapprima tra Kohl e Mitterrand. Era una politica del &laquo;fait accompli&raquo;, voluta primariamente da Jean Monnet e tuttora in auge a Bruxelles. Per un decennio l'euro ha funzionato, ma tenendo nascosti i problemi di fondo, ed &egrave; questa la causa vera del disastro attuale.<br />
Nel 2008 Mak ha pubblicato un altro volume: &laquo;Paesi Bassi&raquo;, con una prefazione di Helmut Schmidt (cancelliere) e Richard von Weizs&auml;cker (presidente) che considerano irreversibile e senza equivalenti al mondo l'UE. In realt&agrave; si era gi&agrave; allora sull'orlo dell'abisso, ma Mak ritiene che in un processo di unificazione le tensioni iniziali siano cosa normale. Adesso &egrave; giunto il momento in cui popoli e stati devono guardarsi negli occhi accettando vantaggi e svantaggi. Ci si deve poi chiedere cosa accadrebbe se l'UE affonda. Mak affronta poi il problema delle differenze culturali tra Nord e Sud, molto pi&ugrave; grandi e decisive di quelle tra Oriente e Occidente, che erano in buona parte artificiali, da imputare al comunismo. Il &laquo;R&ouml;sti-Graben&raquo; dell'UE &egrave; quello tra Nord e Sud. Non si doveva ammettere la Grecia. A Bruxelles sapevano anche i paracarri che i greci imbrogliavano, ma furono ugualmente accettati. L'UE vuole un cambio di mentalit&agrave; dei paesi del Sud che domanderebbe pi&ugrave; generazioni ed &egrave; impossibile in pochi anni. Secondo Mak l'UE ha dato un contributo significativo al mantenimento della pace tra stati europei: solo in Jugoslavia c'&egrave; stata una guerra dopo la caduta del muro di Berlino con conseguente crollo dell'URSS. Lo storico olandese ammette senz'altro la natura elitaria dell'UE, sottacendo per&ograve; che in fatto di legittimazione democratica la situazione sta peggiorando di anno in anno. All'entusiasmo meritevole dei fondatori non &egrave; seguita l'adesione popolare, anzi adesso si stanno fomentando inimicizie come quella contro la Germania della Merkel, pagliuzza e capro espiatorio per nazioni che dimenticano volentieri la trave dei propri debiti. &Egrave; evidente che la Germania prima che la Grecia vuole salvare le proprie banche, ed &egrave; anche evidente che dietro ogni debitore irresponsabile c'&egrave; un creditore (le grandi banche) altrettanto irresponsabile. L'UE ha scelto di salvare le banche e lo sta facendo stampando Euro a centinaia di miliardi, cos&igrave; che tramite l'inevitabile inflazione alla fine a pagare sar&agrave; il povero contribuente. La Germania si trova adesso nella situazione di sbagliare qualsiasi decisione che prende. Dovrebbe invece fare come consiglia Soros: &laquo;Lead or leave&raquo;, assumere il comando o lasciare l'UE. Merkel deve riuscire a far capire agli altri stati che lavora in fin dei conti anche per loro, pur sapendo che per i maestri severi il giusto riconoscimento arriva dopo il pensionamento, quando non &egrave; postumo. E`necessario che dia prova di generosit&agrave;, come hanno fatto gli USA con il piano Marshall, cosa che &egrave; valsa loro la riconoscenza e quindi la leadership in Europa. In che modo? Oggi si aiutano direttamente le banche e solo indirettamente la gente. Converrebbe fare il contrario: aiutare direttamente la gente, con conseguente aiuto indiretto alle banche. Poi istituendo un'unione bancaria a garanzia della loro solvibilit&agrave; e di quella degli stati. Adesso in Europa vale la legge del pi&ugrave; forte, gli stati del Nord. Ma se la forbice con gli stati del Sud si allarga ulteriormente, alla fine il castello europeo crolla. Come ha detto Soros, gli stati del Nord o danno prova di grande generosit&agrave; o devono abbandonare la zona euro formando una zona marco. Il Sud rimarrebbe zona euro. A quel momento il prezzo del formaggio olandese o delle auto tedesche salirebbe fortemente, gli stati del Nord si troverebbero confrontati con difficolt&agrave; di esportazione come quelle che conosce la Svizzera e quelli del Sud diverrebbero competitivi. Al nord si capirebbe allora i vantaggi che si hanno grazie all'euro, definito per&ograve; da Mak &laquo;moneta senza cuore e senza anima&raquo;. Per assestare la moneta biso&not;gna che l'UE si concentri sull'essenziale, mercato e finanze comuni, ambiente, energia e politica estera, rinunciando a prescrizioni inutili e irritanti, tipo burro di cacao nel cioccolato o raggio di curvatura dei cetrioli. Purtroppo nella ricerca di soluzioni della crisi attuale Bruxelles spinge in direzione centralizzatrice aggravando cos&igrave; il suo innegabile deficit democratico. L'UE non ha saputo sciogliere il contrasto tra la sua struttura sovranazionale e gli stati nazionali. In realt&agrave; l'Europa non &egrave; governabile, ma bisogna tener conto della sua giovine et&agrave;. La crisi ha obbligato Bruxelles a mettere in discussione le nazionalit&agrave;: un discorso che si doveva fare a Maastricht e prima di introdurre l'euro. Rimane il fatto che i &laquo;superuomini&raquo; di Bruxelles sembrano pensare ai loro cittadini come a una massa da condur per mano verso il luminoso traguardo dell'unit&agrave; europea. E procedono, questi &laquo;superuomini&raquo;, con un'arroganza insopportabile.</p>
<p style="text-align: justify;"><b><i>Gianfranco Soldati<br />
Presidente onorario UDC Ticino </i></b><br />
&nbsp;</p>]]>
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				UDC Ticino
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			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
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				<item>
			<title>
				<![CDATA[Il Consiglio federale non si fida del popolo]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;"><b>Tenendo una conferenza stampa oggi, il Consiglio federale ha argomentato contro l&rsquo;elezione dei consiglieri federali da parte del popolo. Questo modo d&rsquo;elezione minaccia la stabilit&agrave; della Svizzera, afferma. Un&rsquo;argomentazione che dimostra soprattutto la sfiducia del governo nei confronti delle cittadine e dei cittadini. La consigliera federale Simonetta Sommaruga ha dichiarato che i consiglieri federali si preoccuperebbero di pi&ugrave; dell&rsquo;opinione del popolo per essere rieletti. Tali dichiarazioni lasciano a bocca aperta: non &egrave; proprio il dovere del Consiglio federale di preoccuparsi dei bisogni della popolazione e di accettare le decisioni del sovrano popolare? Sarebbe una brutta cosa se, per esempio, il Consiglio federale prendesse sul serio e applicasse rapidamente le iniziative accettate dal popolo &ndash; quali l&rsquo;iniziativa per l&rsquo;espulsione degli stranieri criminali? Per gli autori dell&rsquo;iniziativa per l&rsquo;elezione popolare del Consiglio federale &egrave; evidente che, per esempio, la politica d&rsquo;asilo che minaccia la sicurezza della popolazione o i tentativi del Consiglio federale di vincolare istituzionalmente la Svizzera all&rsquo;UE sarebbero stati corretti da lungo tempo se il popolo potesse eleggere il suo governo nazionale. </b></p>
<p style="text-align: justify;">Inoltre, l&rsquo;argomentazione del Consiglio federale &egrave; sbagliata su diversi punti. Il governo afferma che gli iniziativisti hanno dimenticato i Reto-romanci. Questa &egrave; pura malafede. La garanzia di due seggi al minimo per la Svizzera latina ancora finalmente nella Costituzione federale una pratica applicata da molti anni in occasione delle elezioni del Consiglio federale e migliora perci&ograve; incontestabilmente la situazione attuale in cui non c&rsquo;&egrave; alcuna garanzia di seggi per i Latini. Se il 16 settembre 2009 Urs Schwaller del PPD fosse stato eletto alla successione del radicale Pascal Couchepin, la Svizzera latina avrebbe avuto pi&ugrave; soltanto un rappresentante in Consiglio federale.</p>
<p style="text-align: justify;">Se l&rsquo;iniziativa per l&rsquo;elezione del Consiglio federale da parte del popolo sar&agrave; accettata, la Svizzera latina avr&agrave; la garanzia costituzionale di disporre di almeno due seggi nel governo federale (per analogia con il modello bernese delle elezioni dell&rsquo;esecutivo cantonale con un seggio garantito al Giura bernese). Si potrebbero addirittura immaginare pi&ugrave; di due seggi.</p>
<p style="text-align: justify;">Concretamente, la Svizzera latina comprende la Svizzera romanda, il Ticino e le regioni italofone dei Grigioni. Non essendo i Reto-romanci dei Grigioni organizzati in una circoscrizione delimitata, ma costituendo il reto-romancio la lingua ufficiale di diversi comuni (talvolta il reto-romancio e il tedesco costituiscono insieme la lingua ufficiale), il comitato d&rsquo;iniziativa non poteva, per ovvie ragioni pratiche, menzionare la popolazione reto-romancia come una regione indipendente nell&rsquo;iniziativa costituzionale.<br />
<br />
Il Consiglio federale critica la dipendenza da forti lobbies in occasione di un&rsquo;elezione popolare. Secondo lui, una campagna elettorale nazionale e delle campagne d&rsquo;immagine prenderebbero troppo tempo. Con il panorama mediatico attuale e tenuto conto delle elezioni del Consiglio nazionale e del Consiglio degli Stati che si svolgerebbero contemporaneamente, i candidati al Consiglio federale avrebbero senza dubbio una grande sfida da affrontare, ma ci&ograve; rimane perfettamente fattibile grazie agli interventi alla televisione e su Internet, alle interviste nei giornali, eccetera. Per i consiglieri federali uscenti l&rsquo;impegno non sarebbe pi&ugrave; gravoso di quello attuale nel contesto delle elezioni del Consiglio nazionale. Infine, non bisogna dimenticare che nel sistema attuale i consiglieri federali devono piacere al Parlamento e che i loro atti di servilismo nei riguardi del legislativo sono palesi gi&agrave; oggi. &Egrave; evidente che un&rsquo;elezione del Consiglio federale da parte del popolo porterebbe pi&ugrave; trasparenza e costringerebbe il governo a rendere conto al popolo.<br />
...</p>
<p style="text-align: justify;"><i><b>Unione democratica di centro</b></i><br />
&nbsp;</p>]]>
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				UDC Svizzera
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			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[Torniamo a innamorarci della cittÃ ]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;">Dal mio presidio di Cassarina ho il privilegio di osservare la mia Citt&agrave; da un punto di vista privilegiato. Grazie alla mia attivit&agrave; (sono albergatore) posso vedere Lugano attraverso i miei occhi di cittadino ma anche con quelli dei miei ospiti in albergo (turisti o gente d&rsquo;affari in visita a Lugano). Discutendo con loro spesso scopro delle visioni interessanti e spesso contrastanti per quello che concerne le esigenze dei turisti e degli uomini d&rsquo;affari in Citt&agrave;.<br />
Dal momento che la crisi ha colpito fortemente l&rsquo;economia luganese (e specialmente nel terziario) in molti parlano di rilancio: la mia ricetta punta sul turismo di ogni genere. Lugano ha grandi progetti in fase di progettazione e di realizzazione e dobbiamo quindi approfittarne. Un primo esempio &egrave; il LAC: si devono ben definire i suoi contenuti e la gestione a mio avviso va affidata alla citt&agrave; (eventualmente in collaborazione con dei privati). In Europa ci sono citt&agrave; di dimensioni simili a Lugano che dopo aver investito nella cultura (con una gestione oculata dei contenuti) hanno avuto riscontri molto positivi di immagine e ricadute economiche nel settore turistico e nel commercio. Lugano pu&ograve; fare di pi&ugrave; per profilarsi come meta culturale nel contesto svizzero. Personalmente saluto con un grande sollievo anche la liberalizzazione degli orari d&rsquo;apertura dei commerci che sono a tutto vantaggio, non solo del turismo.<br />
Un altro tema che mi sta a cuore &egrave; poter vedere Lugano parte dei circuiti dei congressi a livello europeo. Con un polo congressuale/espositivo comme il faut potremmo diventare molto attrattivi. Al momento lo spazio del Palazzo dei Congressi &egrave; insufficiente: abbiamo poco spazio per congressi e esposizioni. <br />
Un altro grande progetto &egrave; lo stadio a Cornaredo. Lugano potrebbe profilarsi ulteriormente come polo sportivo d&rsquo;eccellenza. Con delle strutture polifunzionali adeguate potremmo accedere ad un circuito internazionale molto ricco approfittando di un&rsquo;ottima vetrina promozionale per la regione. Sappiamo che le grandi manifestazioni sportive sono degli attrattori di pubblico.<br />
Concludo dicendo che, sempre per incentivare il turismo, vorrei una riqualifica della riva lago. Pedonalizzare il lungolago, fare delle gradinate per potersi &ldquo;avvicinare&rdquo; all&rsquo;acqua, poter rivedere finalmente le famose fontane di Lugano e magari installare piccole strutture che attirino la gente, non solo in estate. A Lugano ci sono diversi progetti che possono decollare e questo sarebbe sicuramente a beneficio di chi vive di turismo con tutte le numerose attivit&agrave; ad esso connesse che capillarmente raggiungono tutti e dico TUTTI.<br />
Cittadini, vogliamo ri-innamorarci di Lugano ? Bene, diamoci da fare!</p>
<p style="text-align: justify;"><b><i>Federico Haas<br />
Candidato UDC al Municipio e al Consiglio comunale a Lugano<br />
</i></b></p>]]>
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				Distretti
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			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
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				<![CDATA[Editoriale Il Paese - E ci risiamo!]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;">Gi&agrave; da tempo andiamo denunciando la pericolosa tendenza della Berna federale ad adeguare sistematicamente il nostro diritto nazionale a quello internazionale, con l&rsquo;evidente obiettivo di rendere la Svizzera talmente dipendente dall&rsquo;UE che, di fatto, fra pochi anni ne avr&agrave; comunque assorbito tutti gli inconvenienti e ci potranno finalmente dire: &ldquo;Ormai siamo praticamente membro dell&rsquo;UE anche senza lo statuto ufficiale, per cui tanto vale fare quest&rsquo;ultimo passo e aderire con tutti i crismi al grande sogno (per noi un grande incubo) europeo&rdquo;.<br />
Oltre all&rsquo;assurdit&agrave; di tuffarci, senza esservi obbligati, in quello che sempre di pi&ugrave; si sta rivelando un lurido immondezzaio politico, la maggiore motivazione del rifiuto elvetico di aderire all&rsquo;UE &egrave; la perdita della nostra indipendenza, della nostra sovranit&agrave; e della nostra democrazia diretta.<br />
Ebbene, la Berna federale sta  &ndash; contro la volont&agrave; del popolo pi&ugrave; volte espressa chiaramente &ndash; rinunciando &ldquo;spontaneamente&rdquo; a questi tre pilastri del nostro regime democratico, affinch&eacute; non siano pi&ugrave; d&rsquo;ostacolo all&rsquo;adesione definitiva della Svizzera all&rsquo;UE e si possa finalmente riesumare quella scandalosa domanda d&rsquo;adesione inoltrata senza consultare il popolo e che ci si &egrave; ostinati a mai ritirare nonostante tutti i partiti, salvo l&rsquo;estrema sinistra, abbiano reiteratamente e ipocritamente affermato in questi ultimi vent&rsquo;anni che &ldquo;l&rsquo;adesione all&rsquo;UE non &egrave; pi&ugrave; in questione&rdquo;.<br />
In modo grossolano, si pu&ograve; dire che il diritto internazionale si divide in due parti: quello cogente e quello non imperativo. In altre parole, i paesi che hanno sottoscritto la Convenzione per la salvaguardia dei diritti <br />
dell&rsquo;uomo e delle libert&agrave; fondamentali - fra cui la Svizzera nel 1974 - sono tenuti ad applicare il diritto internazionale cogente, che si limita a salvaguardare i diritti umani fondamentali (per esempio con il divieto della tortura, della messa in schiavit&ugrave;, eccetera), ma per quanto riguarda il diritto internazionale non imperativo hanno il diritto di mantenere sullo stesso il primato del diritto nazionale. Negli Stati membri dell&rsquo;UE il diritto nazionale perde il suo primato nei confronti del diritto comunitario, ma ci&ograve; non &egrave; il caso della Svizzera che &ndash; non smetteremo mai di benedire la lungimiranza del popolo che nel 1992 ha respinto l&rsquo;adesione allo SEE &ndash; non fa parte dell&rsquo;UE. Quest&rsquo;ultima fa s&igrave; pressioni affinch&eacute; le sue leggi (e i loro futuri adeguamenti) vengano adottate automaticamente dalla Svizzera con la firma di accordi bilaterali, ma finora siamo riusciti a evitare questo pericolo che sancirebbe la fine definitiva della nostra sovranit&agrave; e autonomia.<br />
Di conseguenza, sta ai nostri negoziatori &ndash; che purtroppo non hanno per&ograve; finora dato convincenti segni di essere affidabili &ndash; far s&igrave; che da qualsiasi accordo internazionale sia esclusa la ripresa di leggi straniere.<br />
Per tornare al discorso iniziale, dunque, la Svizzera &egrave; tenuta a rispettare il diritto internazionale cogente, e in questo non c&rsquo;&egrave; alcuna difficolt&agrave;. Checch&eacute; ne dicano certi funzionari di ONU, Amnesty International  e altre simili organizzazioni per il mantenimento di parassiti cui nessun altro affiderebbe un lavoro serio, nessuno in Svizzera, e tanto meno le istituzioni, si sognerebbe di avallare la tortura o la messa in schiavit&ugrave;.<br />
Ma quando si parla del restante diritto internazionale si toccano gli interessi economici e sociali del singolo paese che, non necessariamente, corrispondono a quelli dell&rsquo;UE o del mondo intero. Ergo, la Svizzera pu&ograve; e deve adottare in questi settori il regime legale che pi&ugrave; le si conf&agrave;, esigendo solo la stretta osservanza del diritto nazionale. E se l&rsquo;interlocutore &ndash; nella maggior parte dei casi attuali, l&rsquo;UE &ndash; non &egrave; d&rsquo;accordo, semplice, non si sottoscrive l&rsquo;accordo.<br />
L&rsquo;ultimo tentativo di aggirare la volont&agrave; popolare per sottometterla ai voleri dell&rsquo;UE risale al 15 marzo 2013. Il Consiglio federale ha messo in consultazione pi&ugrave; progetti su uno stesso tema: &ldquo;come far s&igrave; che il popolo la smetta di rompere con la democrazia diretta&rdquo;. Non con queste parole, ovviamente, il titolo ufficiale &egrave; &ldquo;Migliorare la conformit&agrave; delle iniziative popolari con il diritto internazionale&rdquo;, ma il senso nemmeno tanto recondito &egrave; quello.<br />
In poche parole, la situazione attuale per quanto concerne le iniziative popolari &egrave; la seguente: i promotori depositano il testo, raccolgono le firme, poi il Parlamento decide la ricevibilit&agrave; dell&rsquo;iniziativa secondo il concetto che, se non &egrave; in contrasto con il diritto internazionale cogente &egrave; ricevibile e deve essere sottoposta al voto popolare. &ldquo;Se, una volta approvate &ndash; dice il Consiglio federale - tali iniziative non possono essere attuate conformemente al diritto internazionale, la Svizzera si trova nella difficile situazione di dover scegliere tra rinunciare del tutto o in parte ad applicare il diritto costituzionale vigente o violare i suoi obblighi internazionali&rdquo;.<br />
Di conseguenza, il primo progetto prevede un esame preliminare del testo e, furbescamente, non se dichiara immediatamente l&rsquo;irricevibilit&agrave; nel caso sia in contrasto con il diritto internazionale, bens&igrave; si impone la messa in guardia sul formulario per la raccolta delle firme. Cos&igrave; il cittadino &egrave; libero di firmare &ndash; e secondo loro si salva cos&igrave; il principio della democrazia diretta &ndash; ma poi non potr&agrave; reclamare quando, a iniziativa riuscita, sar&agrave; dichiarata irricevibile perch&eacute; in contrasto con il diritto internazionale non cogente, al quale peraltro, giuridicamente l&rsquo;iniziativa non ha l&rsquo;obbligo di ottemperare. Una &ldquo;uregiattada&rdquo; che nemmeno Machiavelli avrebbe saputo escogitare!<br />
Intendiamoci, l&rsquo;idea di un esame di ricevibilit&agrave; prima di raccogliere le firme sarebbe di per s&eacute; niente male, se il criterio di ricevibilit&agrave; rimanesse quello di prima. Ma il fatto &egrave; che la Svizzera ha sottoscritto e continua a sottoscrivere innumerevoli accordi internazionali con Stati che hanno adottato integralmente il diritto internazionale, e quindi considera uno sgarbo verso quest&rsquo;ultimi l&rsquo;avanzare dei distinguo peraltro del tutto legittimi. &Egrave; stato cos&igrave; con i minareti, &egrave; stato cos&igrave; con l&rsquo;espulsione degli stranieri criminali, con il risultato che ambedue le iniziative approvate in votazione giacciono in un cassetto in attesa di una legge d&rsquo;applicazione che la Berna politica non &egrave; disposta a promulgare. <br />
C&rsquo;&egrave; poi in ballo un&rsquo;estensione dei motivi d&rsquo;irricevibilit&agrave; di un&rsquo;iniziativa popolare volta a modificare la Costituzione. Il Parlamento dovrebbe dichiarare nulla anche un'iniziativa popolare che viola l'essenza dei diritti fondamentali riconosciuti dalla Costituzione. Verrebbe cos&igrave; a cadere qualsiasi proposta di modifica costituzionale che toccasse gli articoli da 7 a 36 della Magna Charta elvetica sotto il titolo &ldquo;Diritti fondamentali&rdquo;. Chiunque si dia la pena di leggere quegli articoli si render&agrave; conto che la limitazione imposta dal progetto federale non &egrave; cosa da poco.<br />
&Egrave; in atto un vero e proprio colpo di Stato che per&ograve;, se non ci fosse l&rsquo;UDC a denunciarlo, passerebbe quasi inosservato e sotto l&rsquo;indifferenza della gente la cui maggior parte, purtroppo, non realizza appieno il grande privilegio della democrazia diretta di cui nessun altro paese gode, e che dobbiamo difendere all&rsquo;ultimo sangue. Purtroppo anche contro una gran parte della classe politica che spaccia per interesse della Svizzera la sua personale smania di potere.</p>
<p style="text-align: justify;"><i><b>Eros N. Mellini</b></i></p>
<p style="text-align: justify;"><br />
&nbsp;</p>]]>
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				UDC Ticino
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			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
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				<![CDATA[6 dicembre 1992: 20 anni dopo  (4a e ultima parte)]]>
			</title>
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				<![CDATA[<p style="text-align: justify;">Vediamo adesso le considerazioni di Urs Paul Engeler, grande giornalista d&rsquo;inchiesta della &ldquo;Weltwoche&rdquo;, lucidissimo analista politico molto vicino al nostro partito, sempre a proposito del 6 dicembre 1992.</p>
<p style="text-align: justify;">A Berna regnavano costernazione, cecit&agrave; e irritazione per i rsultati della votazione: 16 cantoni  contrari e solo 7 favorevoli all&rsquo;adesione allo SEE e soprattutto il popolo, contrario con 50,3% dei voti, con il solo appoggio di UDC-SVP e dei verdi, allora 2 piccoli partiti. Fosse disorientamento o tentativo di distrarre l&rsquo;attenzione degli elettori, i commenti portarono su un aspetto secondario, il cosiddetto &ldquo;R&ouml;stigraben&rdquo;. Sbocciarono come bucaneve sotto la neve organizzazioni di benpensanti dediti a riconciliare romandi e tedeschi. Le Camere federali misero in piedi un&rsquo;apposita commissione che dopo 2 anni partor&igrave; 25 raccomandazioni dal lacrimoso titolo &ldquo;Dobbiamo preoccuparci del malinteso&rdquo;, subito cadute nel dimenticatoio. Solo risultato fu che alle Camere i romandi non sedettero pi&ugrave; in un sol gruppo linguistico, ma in gruppi di partito, frammisti a tedeschi e italofoni. Questa distribuzione potr&agrave; essere utile per far imparare le lingue ai deputati anziani, ma non ha valenza politica e non ha trasformato in romandi eurofili gli svizzerotedeschi euroscettici. Il fronte tra favorevoli e contrari non correva sui confini linguistici. E non si contrapponevano neppure i gruppi classici, sindacati e padronato, destra e sinistra, anziani e giovani. Era, fatto unico, la contrapposizione tra governanti (esecutivo e legislativo, sostenuti dai media e dal mondo dell&rsquo;economia) e popolo. Quest&rsquo;ultimo, con il sicuro istinto  che lo caratterizza quando i primi tentano di appropriarsi del potere tramite pressioni psicologiche, era diventato diffidente e si era ribellato. Per capire quel che era accaduto nei mesi che precedettero la votazione non ci si pu&ograve; riferire al solo Blocher, vero leader dell&rsquo;opposizione, ma non unico attore. Semplici cittadini senza attivit&agrave; politica nel passato si prodigarono sul fronte degli oppositori.  Engeler ne ricorda alcuni. Posso aggiungere che anche in Ticino gli euroscettici si reclutarono, a parte l&rsquo;UDC, tra i ranghi dei &ldquo;dilettanti&rdquo;, in particolare dell&rsquo;ALS, Alleanza Liberi e Svizzeri, fondata nel l976 proprio a difesa dell&rsquo;indipendenza svizzera. I partiti di governo erano tutti schierati in favore dell&rsquo;adesione, con maggioranze bulgare tutte ottenute con misure soverchianti tipo voto per alzata di mano e non segreto. Mi spiace, ma mi piace anche, ricordare qui l&rsquo;apposito congresso di Giornico del PPD, diretto da Caccia, presidente, Respini, Consigliere di Stato e Luigi Pedrazzini, capogruppo in GC, con tre oratori invitati fautori dell&rsquo;entrata nello SEE (tra cui un funzionario federale, che aveva solo l&rsquo;obbligo morale di star zitto) ed il solo Bonny, consigliere nazionale liberale a dar replica, in un italiano incespicante. Dopo aver ascoltato gli interventi si formarono 3 gruppi di lavoro, presieduti dai 3 suddetti signori. Una farsa ripugnante: con la scusa di concedere ad ognuno degli intervenuti nel dibattito lo stesso tempo e sfruttando l&rsquo;innato servilismo di molti dei convenuti si imped&igrave;  agli euroscettici di adeguatamente esporre le proprie considerazioni. Dopo le entusiastiche relazioni dei presidente degli pseudogruppi di lavoro, si pass&ograve; alla votazione, prevista segreta. L&rsquo;entusiasmo eurofilo indusse al voto per alzata di mano. Al mio tavolo, una ventina di persone, tutti, dico tutti, si erano diciarati euroscettici:ad alzare il cartellino rosso del no restammo in tre. Al tavolo presidenziale tutti si congratularono: al mio tavolo dissi che dopo il voto nelle urne (segreto, non per alzata di mano) quei tre signori invece di congratularsi si sarebbero congrattati. E cos&igrave; fu. Il congresso PPD dell&rsquo;estate 1992 di Giornico resta uno dei pi&ugrave; goffi e disonesti tentativi di manipolare il proprio elettorato che abbia visto nel corso di una lunghissima attivit&agrave; politica. E rimane una macchia indelebile sull&rsquo;estratto del casellario politico dei tre dirigenti summenzionati. Le stesse manovre, dal pi&ugrave; al meno, furono adottate dagli altri partiti di governo. Da allora, per PLRT e PPD, &egrave; cominciato un declino inesorabile e finora irreversibile. I socialisti, beati loro, mantengono ancor oggi le loro certezze e vorrebbero indurci ad entrare nell&rsquo;UE per aiutare i nostri concittadini europei a pagare i loro debiti, cosa che, come si sa, &egrave; la massima aspirazione del popolo svizzero in genere e dei compagni in particolare.<br />
Di fronte a questo impegno dilettantesco di singoli cittadini o gruppi i governanti misero in atto una campagna da veri professionisti. 6 consiglieri federali, compresi due che avevano votato in CF contro l&rsquo;adesione (Cotti e Villiger, &egrave; praticamente certo), escluso Stich, entrarono in campagna. A consigliarli c&rsquo;era Claude Longchamp, SP, monopolista dei sondaggi per gli enti pubblici, con risultati non pubblicati quando non conveniva. Il mondo economico mise a disposizione somme ingenti, come mai aveva fatto prima di allora.<br />
Alla votazione partecip&ograve; il 78,73% degli aventi diritto, un record da quando le donne avevano ottenuto il diritto di voto. Gli euroscettici avrebbero tranquillamente accettato una sconfitta. Non cos&igrave; i &ldquo;caporioni&rdquo;, che allora come oggi cedono alla tentazione di credersi pi&ugrave; intelligenti del popolo. Delamuraz, come ho gi&agrave; ricordato, parl&ograve; di un &ldquo;dimanche noir&rdquo;, quando a essere &ldquo;noir&rdquo; (in francese nero, ma anche ebbro) era solo lui. Gli sconfitti deridevano come ignorante il popolo del no, dando prova di insopportabile supponenza e assoluta misconoscenza delle regole democratiche. Consiglio e burocrazia federali, sostenuti dalla quasi totalit&agrave; dei media e dal mondo economico, invece di accettare il dibattito franco e leale ricorsero a trucchi, sotterfugi e manipolazioni varii. Mantennero la domanda di adesione inoltrata a Bruxelles, firmarono trattati bilaterali fatti passare in votazione con informazioni parziali o false (Schengen, libera circolazione delle persone, per fare qualche esempio), ci legarono sempre pi&ugrave; all&rsquo;UE da punto di vista istituzionale, adottarono supinamente il diritto comunitario. Adesso, con il pretesto  di difendere un&rsquo;economia sempre pronta a pianto e lamentele ma che in realt&agrave; sa benissimo dfendersi da sola (esisteva con il dollaro a 4,30 franchi negli anni &rsquo;70 e esiste ancora oggi, pi&ugrave; forte e ricca, con il dollaro a 93 cts.), la nostra BNS ci ha legati a un euro traballante e praticamente fallito malgrado i disperati tentativi di nascondere la bancarotta, con il rischio di venir travolti dal fallimento europeo quando gli inesorabili nodi economici verranno al pettine.<br />
Altro che &ldquo;R&ouml;stigraben&rdquo;. Il vero fossato &egrave; quello che si &egrave; scavato tra autorit&agrave; e larga parte del popolo svizzero, tale da indurre molti cittadini a considerare  queste autorit&agrave; senza il rispetto che sarebbe ovvio e dovuto alle loro alte cariche.<br />
Avenir Suisse, organismo dell&rsquo;alta economia, nel 2002 pubblic&ograve; uno studio secondo il quale i 10 anni dopo il voto del 6 dicembre 1992 sono stati anni di mancato sviluppo. Bodenmann, tuttologo e euroturbo inguaribile, cocciuto come un mulo congelato, ci ha martellati e assordati con dati sull&rsquo;incredibile sviluppo di Irlanda e stati europei del Sud. Poveretto, non ha ancora capito che i dati sui quali si basava il decantato sviluppo erano debiti, debiti e ancora debiti, con la spintarella di bilanci falsificati. A tutt&rsquo;oggi nessun sostenitore del 1992 dell&rsquo;adesione allo SEE ha riconosciuto che la decisione popolare di allora fu saggia. Solo il segretario di Stato Blankart (&ldquo;se la Svizzera dir&agrave; no, dopo 5 anni andr&agrave; a Bruxelles a supplicare in gnocchio di venir accolta&rdquo;) ha pubblicamente e onestamente riconosciuto di essersi lasciato trascinare dall&rsquo;entusiasmo eurofilo ad un&rsquo;uscita idiota. Ogi non ricorda pi&ugrave; niente, ma blatera ancora sullo schermo e sui giornali. Gli altri tacciono, con pudore, modestia e discrezione. Albert Camus in &ldquo;Carnets&rdquo;, chez Gallimard, 1962, ha scritto: &ldquo;La politiqe et le sort des hommes sont form&eacute;s par des hommes sans id&eacute;al et sans grandeur. Ceux qui ont une grandeur en eux ne font pas de politique&rdquo;. Che avesse ragione?</p>
<p style="text-align: justify;"><br />
<i><b>Gianfranco Soldati<br />
Presidente onorario UDC Ticino</b></i></p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>]]>
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				UDC Ticino
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			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
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				<item>
			<title>
				<![CDATA[Iniziativa Savoia: unâaltra zappa sui piedi?]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;">In questo cantone amiamo farci del male. Un po&rsquo; per gusto, un po&rsquo; per consuetudine, ogni tanto cercando di fare del bene. Prendiamo ad esempio l&rsquo;iniziativa annunciata in settimana da Sergio Savoia per contenere sia il dumping salariale sia il numero dei frontalieri. Siamo tutti d&rsquo;accordo che qualsiasi ticinese deve poter lavorare e deve poter guadagnare uno stipendio dignitoso che gli permetta di sbarcare il proverbiale lunario. A fronte di questo, siamo proprio sicuri che un&rsquo;iniziativa del genere riuscir&agrave; nell&rsquo;intento? Ovvero, potrebbe essere che conseguenze inaspettate vadano contro, anzich&eacute; favorire, gli obiettivi prefissati?</p>
<p style="text-align: justify;">La libera circolazione delle persone ha favorito l&rsquo;esplosione del numero di frontalieri, non ne ha certo vista la sua nascita. La differenza col passato sta nel fatto che a suo tempo amministrativamente se ne poteva limitare il numero mentre ora questo non &egrave; possibile a fronte della libera circolazione delle persone. In retrospettiva, se la classe dirigente fosse stata meno miope avrebbe fissato dei paletti con dei limiti di salvaguardia. Ma tant&rsquo;&egrave;.</p>
<p style="text-align: justify;">Un secondo aspetto riguarda lo stipendio. Fintanto che esiste personale disposto a ricevere meno stipendio la pressione salariale continuer&agrave;. In questo senso la forza del franco svizzero e la crisi del lavoro in Italia ci complicano la vita. Pertanto fissare un salario minimo, forse pu&ograve; rallentare la pressione sugli stipendi ma rischia di rendere ancora pi&ugrave; attrattivo il frontalierato dato il bacino d&rsquo;utenza nel nord Italia. Il problema, dunque, di una tale iniziativa non sta tanto nel decidere se essa stessa sia legale, quando nel capire quali possano essere i suoi effetti indesiderati.</p>
<p style="text-align: justify;">Infatti, l&rsquo;introduzione di uno stipendio minimo per i frontalieri render&agrave; ancora pi&ugrave; attrattivo il lavorare in Ticino. Infatti, uno stipendio minimo garantisce ai frontalieri un maggior potere di acquisto. Iniziative cantonali efficaci dovrebbero pertanto toccare aspetti impositivi che rendano tale potere di acquisto pi&ugrave; equo fra ticinesi e frontalieri. In questo modo, il ticinese potr&agrave; competere nel mercato di lavoro e non essere penalizzato in partenza sapendo che con certi stipendi non si tira alla fine del mese in Ticino ma in Italia s&igrave;.</p>
<p style="text-align: justify;"><i><b>Cristiano Rovelli<br />
Candidato UDC al Consiglio comunale di Lugano<br />
Lista N&deg; 3, Candidato N&deg; 20<br />
</b></i></p>]]>
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				Distretti
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			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
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				<item>
			<title>
				<![CDATA[La maggioranza dei cantoni Ã¨ politicamente superata?]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;"><b>Dopo il rigetto dell&rsquo;articolo sulla famiglia, l&rsquo;esigenza della maggioranza dei cantoni nelle votazioni popolari viene (di nuovo) denigrata e discussa intensamente. Non dovremmo considerare questa espressione della tutela delle minoranze in s&eacute; stessa, bens&igrave; nel contesto generale del sistema politico svizzero.  </b></p>
<p style="text-align: justify;">La Svizzera non &egrave; uno Stato-nazione, ma uno Stato federale. Una struttura di Stato che nel corso di secoli, con l&rsquo;entrata di nuovi Stati autonomi (cantoni), faticosamente si &egrave; costituito in una Confederazione. Questa Confederazione si &egrave; dotata soltanto pi&ugrave; tardi, ossia nel 1848/1874 della propria Costituzione. Prevedendo anche, giustamente, che tutti gli Stati costituenti il neo-fondato Stato federale dovessero valere quali partner con pari diritti. Da ci&ograve; deriva logicamente anche l&rsquo;esigenza della maggioranza dei cantoni quale espressione della tutela delle minoranze.</p>
<p style="text-align: justify;"><b>I diritti politici di partecipazione dei cantoni, quali costituenti, legislatori e nel governo federale &ndash; dal punto di vista della tutela delle minoranze &ndash; sono in Svizzera intelligentemente equilibrati fra ambedue i poli, maggioranza del popolo (democrazia) e maggioranza dei cantoni (federalismo).</b></p>
<ul>
    <li style="text-align: justify;">Nelle modifiche costituzionali (iniziative, referendum obbligatori), la maggioranza del popolo e quella dei cantoni si confrontano direttamente, il che &ndash; come si &egrave; dimostrato ancora una volta &ndash; pu&ograve; portare a una collisione. Ci&ograve; non &egrave; successo spesso (dal 1848 in 9 casi), ma solleva la questione a sapere se il voto di un cittadino di Appenzello interno debba di fatto avere circa 44 volte pi&ugrave; peso di quello di uno Zurighese.</li>
    <li style="text-align: justify;">Nelle modifiche legislative i diritti di partecipazione dei cantoni sono determinati dal nostro sistema bicamerale. Mentre il Consiglio nazionale &egrave; costituito in proporzione al numero degli abitanti (il canton Zurigo ha 34 voti, il canton Appenzello interno uno solo), il correttivo subentra, qui nel senso della tutela delle minoranze, con la pari rappresentanza nel Consiglio degli Stati (ZH 2, AI 1 deputato).</li>
    <li style="text-align: justify;">Dove la tutela delle minoranze &egrave; marcata meno, &egrave; nel governo federale. Qui vale soltanto il principio che tutte le &ldquo;regioni&rdquo; e le &ldquo;regioni linguistiche&rdquo; dovrebbero esservi rappresentate, il che non &egrave; sempre il caso. Dei cantoni, dopo l&rsquo;abolizione della relativa clausola, non si parla nemmeno pi&ugrave;. &Egrave; comunque diventata tradizione che i cantoni pi&ugrave; grandi abbiano di fatto una rappresentanza permanente nel governo del paese.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;"><b>Bisogna perci&ograve; l&rsquo;esigenza della maggioranza dei cantoni non di per s&eacute; stessa, ma quale parte di un sistema globale intelligentemente equilibrato, rispondente al nostro concetto di Stato.  </b></p>
<p style="text-align: justify;">La rabbia che ha infiammato nuovamente gli oppositori della maggioranza dei cantoni si spiega con il fatto che spesso i piccoli cantoni non votano come vorrebbero la Berna federale piuttosto orientata al centralismo e all&rsquo;internazionalismo e i grandi cantoni molto popolati. Vecchi motivi religiosi, il Sonderbund, eccetera &ndash; che a suo tempo portarono all&rsquo;istituzione della maggioranza dei cantoni &ndash; oggi non sono praticamente pi&ugrave; determinanti; i piccoli cantoni votano oggi, perlopi&ugrave; per motivi completamente differenti, piuttosto in modo conservatore e difensivo ossia, secondo molti, in modo non cos&igrave; politicamente corretto. Che abbiano ragione o torto &egrave; politicamente opinabile, ma comunque da prendere sul serio.</p>
<p style="text-align: justify;"><b>Per le citate ragioni, non bisogna scuotere sconsideratamente l&rsquo;istituzione della maggioranza dei cantoni (indipendentemente dalle piuttosto scarse chance di successo che d&rsquo;altronde avrebbe una modifica della maggioranza dei cantoni). Ogni singolo cambiamento del nostro sistema politico (come, per esempio, la proposta elezione popolare del Consiglio federale) produce degli effetti che si devono valutare in rapporto al sistema politico nella sua globalit&agrave;.  </b></p>
<p style="text-align: justify;"><br />
<i><b>Roland Burkhard   </b></i><br />
&nbsp;</p>]]>
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				UDC Ticino
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			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
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				<item>
			<title>
				<![CDATA[Master in medicina, perchÃ© non a Bellinzona?]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il 20 febbraio scorso il Consiglio di Stato ha reso pubblico il rapporto del gruppo di studio sulla realizzazione di un master in medicina a livello cantonale.<br />
Lo studio analizza la possibilit&agrave; di portare in Ticino, in collaborazione con altre universit&agrave; svizzere, il secondo triennio di formazione medica.<br />
Il rapporto propone di assegnare 100 posti di bachelor (i primi 3 anni di formazione) presso altri atenei svizzeri a partire dal 2014, con l'obiettivo di avere in Ticino i primi 70 allievi a fine 2017, per un totale a pieno regime di 210 studenti nel 2019.<br />
Gli spazi richiesti per questo master sono abbastanza contenuti: si tratta per la sede principale di 2 aule da 70 posti, 4 aule da 35 posti, alcuni piccoli locali e di uffici per il rettorato, i docenti e gli assistenti.<br />
Sono inoltre previsti alcuni locali nelle altre sedi di formazione e soprattutto un'importante superficie per la ricerca di base presso l'Istituto di Ricerca in Biomedicina. <br />
Incomprensibilmente per&ograve; nello studio si sostiene che gli spazi della sede principale, in totale circa un migliaio di metri quadrati, siano gi&agrave; previsti nel futuro campus USI-SUPSI di Viganello.<br />
Scrivo incomprensibilmente perch&eacute; nel relativo bando di concorso non ve ne &egrave; traccia, e perch&eacute; questo campus sar&agrave; destinato ad accogliere il Dipartimento tecnologie innovative (DTI) della SUPSI e la Facolt&agrave; di Informatica dell'USI, che ben poco hanno in comune con un master in medicina.<br />
Sarebbe chiaramente facile ricavare un migliaio di metri quadrati da dedicare ad altri fini nei 22000 metri quadrati del futuro campus di Viganello o nei 14000 metri quadrati del futuro campus di Mendrisio (ing. civile, architettura, ecc.), ma non ha nessun senso farlo.<br />
Lo scopo di questi campus &egrave; quello di creare dei centri di competenza settoriale, sfruttando al meglio le possibili sinergie fra le varie facolt&agrave;, laboratori di ricerca ed istituti. Non di riempire spazi senza alcuna logica.<br />
&Egrave; invece molto pi&ugrave; sensato che il master in medicina abbia sede a Bellinzona nei pressi dell'Istituto di Ricerca in Biomedicina, dell'Istituto Oncologico di Ricerca e della direzione dell'Ente Ospedaliero Cantonale. <br />
Il modello da seguire &egrave;, anche in questo caso e come d'altronde inizialmente previsto, quello di rafforzare il polo esistente con il nuovo master, sfruttando al meglio le evidenti sinergie.<br />
Disperderlo altrove sarebbe al contrario estremamente miope, e denoterebbe sia una mancanza di visione di insieme del tessuto scientifico ticinese e delle sue potenzialit&agrave; di sviluppo che una mancanza di considerazione delle pi&ugrave; che legittime rivendicazioni del Sopraceneri.</p>
<p style="text-align: justify;"><i><b>Athos Ambrosini<br />
Presidente distrettuale UDC Bellinzonese e Valli</b></i></p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>]]>
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				Distretti
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			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
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			<title>
				<![CDATA[Un segreto bancario piÃ¹ che mai da difendere]]>
			</title>
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				<![CDATA[<p style="text-align: justify;">Annunciata qualche giorno fa alla stampa, &egrave; in via di ultimazione la stesura definitiva del testo dell'iniziativa popolare, proposta da UDC, PPD e PLR, che chiede di ancorare nella Costituzione federale il segreto bancario per cittadini svizzeri e residenti stranieri. Se l'iniziativa popolare lanciata dalla Lega dei Ticinesi, con l'appoggio di UDC sezione Ticino e dei Giovani UDC, non ebbe particolare fortuna nel 2009, mancando per poche firme il limite richiesto, a causa anche dell'indifferenza generale dei grandi partiti, sembra che ora il vento sia cambiato e che ci possa essere spazio per la riuscita di un nuovo esercizio di raccolta firme. Ci si rende quindi conto, in sostanza, in maniera molto pi&ugrave; pronunciata che non in passato, che i tentativi di questa Europa, complice la sinistra svizzera in genere, di intervenire in maniera sempre pi&ugrave; invasiva sui meccanismi interni del nostro Paese, sono fini e mirati all'esclusivo nostro indebolimento. Un indebolimento dei nostri istituti bancari e della nostra affidabilit&agrave; di cui qualcuno facilmente potrebbe poi approfittare, facendoci pelo e contropelo utilizzando una dolorosa spazzola dai denti d'acciaio. Dobbiamo essere coscienti che una Confederazione debole, sempre pi&ugrave; propensa alle con&not;cessioni senza nulla in cambio, porter&agrave; inevitabilmente al tracollo non solo del&not;le nostre istituzioni finanziarie, ma anche della nazione stessa. Persi oramai gli affari che si facevano con la gestione di capitali esteri, con un forte tracollo anche occupazionale della nostra piazza finanziaria, sarebbe ora il colmo che ci si indirizzi verso il baratro definitivo, smantellando anche l'ultima protezione della sfera privata ancora in vigore. Il segnale che i tre maggiori partiti vogliono ora dare, ha come scopo ultimo proprio quello di arginare le intenzioni del Consiglio federale, mantenendo la forza della Svizzera nei confronti degli Stati esteri e una sua indipendenza finanziaria, ma anche quello di rilanciare l'attrattiva della nostra piazza finanziaria, invitando nel nostro Paese anche cittadini esteri che, approfittando dell'efficienza e della sicurezza del nostro sistema bancario, possano pensare di risiedere da noi stabilmente, piuttosto che in Paesi sempre sull'orlo del baratro del fallimento. La nostra credibilit&agrave; e l'opinione che il resto del mondo ha di noi, cos&igrave; ingiustamente intaccata, e in parte bisogna dirlo, anche incrinata da certi comportamenti scriteriati di alcuni istituti finanziari, ha in fondo permesso al meccanismo di darsi nuove regole ancora pi&ugrave; severe che non hanno fatto nient'altro che migliorare ancora di pi&ugrave; la sua affidabilit&agrave;.<br />
<br />
Il punto cruciale, a nostro modo di vedere, &egrave; per&ograve; il fatto che ancorare il segreto bancario nella Costituzione, non significa protezione e sicurezza per capitali provento di crimini. Nell'articolo 13 della Costituzione federale, si vuole sancire la protezione della sfera privata dei cittadini, permettendo che vengano fornite delle informazioni all'Autorit&agrave; pubblica soltanto nel caso in cui sia stato aperto un procedimento penale e laddove quindi esistano dei sospetti fondati che vi sia stata intenzione di frodare il fisco tramite documenti fiscali falsificati o falsi, oppure se esistono sospetti fondati di evasione fiscale internazionale mirante a sottrarre somme ingenti; sospetti fondati che devono per&ograve; essere sanciti da una decisione giudiziaria. La protezione della sfera privata sarebbe quindi salva.<br />
Spazziamo allora subito l'ipotesi che questa iniziativa possa essere stata ideata a favore di chi non si merita di essere protetto, in quanto il nostro sistema attuale di controllo si &egrave; dotato di strumenti efficienti, sicuramente e di gran lunga pi&ugrave; efficaci di molti sistemi bancari esteri di quei Paesi che spesso sono poi i primi a mettere all'indice la Sviz&not;zera. Da l&igrave; a pensare che lo facciano per togliersi di torno un valido avversario, il passo &egrave; breve.<br />
Un'iniziativa che ci sentiamo gi&agrave; sin d'ora in dovere di sostenere con il dovuto impegno contro chi, la sinistra in particolare, non lascia passare occasione alcuna per spingerci verso l'adesione ad un Europa che continua a non convincerci e che persino una fetta importante dei suoi cittadini si &egrave; stufata di appoggiare. <br />
<i><b> </b></i></p>
<p style="text-align: justify;"><i><b>Gabriele Pinoja<br />
Presidente UDC Ticino </b></i><br />
&nbsp;</p>]]>
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			<category domain="http://www.udc-ti.ch">
				UDC Ticino
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			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[Ci vuole un fisico bestiale]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;">La mobilit&agrave; a Lugano &egrave; un tema da sempre al centro dell&rsquo;attenzione. Dopo il putiferio scatenato dall&rsquo;introduzione del nuovo piano viario del polo, il Consiglio comunale ha deciso di ï¬nanziare delle piste ciclabili. La Citt&agrave; ha scelto d&rsquo;incoraggiare la mobilit&agrave; lenta e, in questo caso, l&rsquo;uso di biciclette come alternativa all&rsquo;automobile. Concordo sul fatto che, per motivi di sicurezza, siano necessarie delle piste ciclabili a Lugano e mi aspetto anche che i ciclisti rispettino gli altri utenti della strada. Capita talvolta infatti, circolando in automobile, di subire pericolosi rallentamenti causati da singoli ciclisti poco attenti o, ancor peggio, da gruppi che ostacolano la circolazione occupando un&rsquo;intera corsia.<br />
<br />
Sebbene io apprezzi l&rsquo;idea di incoraggiare la mobilit&agrave; lenta, ritengo che prima di ï¬nanziare le piste ciclabili si sarebbero potuti potenziare, con un investimento minore, i trasporti pubblici. &Egrave; indubbio che certe zone periferiche della Citt&agrave; potrebbero essere meglio collegate al centro se i trasporti pubblici circolassero con maggiore frequenza. Personalmente, se abitassi nei quartieri meno serviti come Cureggia o Br&egrave;-Aldesago, sceglierei sempre di spostarmi in Citt&agrave; con il mio mezzo privato e questo non sarebbe di certo la bicicletta.<br />
<br />
I trasporti pubblici possono rappresentare un&rsquo;alternativa pi&ugrave; che valida all&rsquo;automobile, ma bisogna anche considerare la realt&agrave; di Lugano. Quando vivevo a Losanna per studio, mi spostavo sempre con i mezzi pubblici: la rete era molto capillare e la frequenza dei trasporti incentivava i cittadini all&rsquo;utilizzo degli stessi. Ad esempio, la linea 2 della metropolitana di Losanna nelle ore di punta viaggia ogni 3 minuti per permettere ai pendolari di recarsi in stazione mentre la linea 1 viaggia ogni cinque minuti per permettere agli studenti di raggiungere l&rsquo;universit&agrave; e il politecnico. A Lugano, i tempi d&rsquo;attesa tra un bus e l&rsquo;altro sono molto pi&ugrave; lunghi.<br />
Trovo positivo che i cittadini di Lugano abbiano pi&ugrave; alternative per spostarsi, &egrave; molto importante garantire la libera scelta del mezzo di trasporto. Personalmente, non apprezzo i tentativi di ostacolare gli automobilisti nei loro spostamenti per la Citt&agrave;. Anche i commercianti del centro si sono lamentati della situazione e a ragione: ormai &egrave; diventato molto pi&ugrave; semplice recarsi ai centri commerciali di Grancia che raggiungere il centro Citt&agrave;.<br />
<br />
Concludo dicendo che, per quanto mi piacciano le alternative, in questo momento di difficolt&agrave; ï¬nanziaria, il credito concesso per le piste ciclabili mi lascia alquanto perplessa. Inoltre, pensando alla topograï¬a di Lugano, mi risulta difficile immaginare degli spostamenti in bicicletta in alcuni quartieri periferici. Come recitava la canzone &ldquo;ci vuole un ï¬sico bestiale&rdquo; per risalire in bicicletta ï¬no a Cadro o a Ruvigliana.</p>
<p style="text-align: justify;"><i><b>Manuela Schlatter<br />
Candidata UDC al Municipio e al Consiglio comunale a Lugano</b></i><br />
<br />
<i>Articolo apparso su La Regione del 22 marzo 2013 </i><br />
&nbsp;</p>]]>
			</description>
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				Distretti
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			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[Una cittadella per la movida a Lugano?]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;">In questi giorni sulla Grande Rete e su quelle sociali tiene banco, anche grazie alle dichiarazioni del Sindaco Giudici e del suo antagonista Borradori, una vivace discussione su svago e tempo libero a Lugano, la cosiddetta &laquo;movida&raquo;. Penso che nessuno possa mettere in dubbio che durante la bella stagione, l'offerta di svago in Citt&agrave; (con Long Lake Festival, Blues to Bop, Estival Jazz solo per citare i principali eventi) sia soddisfacente; ma una consistente fetta della popolazione ritiene che Lugano offra poco in questo ambito, soprattutto durante la stagione fredda. Ecco quindi che su Facebook &egrave; nato un gruppo che chiede la realizzazione di una &laquo;Cittadella del Divertimento&raquo; e che in breve tempo ha raccolto quasi 5.000 adesioni, inclusa la mia, che testimoniano come la necessit&agrave; sia effettivamente sentita. L'idea &egrave; di concentrare in un unico luogo pi&ugrave; attrazioni, anche alla luce delle recenti limitazioni agli orari dei locali notturni dovute al disturbo della quiete che &egrave; contorno inevitabile di queste attivit&agrave;, ed &egrave; sicuramente degna di essere considerata. Esempi simili da cui trarre ispirazione esistono gi&agrave;, tra gli altri, sia nella vicina Italia che nella festaiola Spagna (&laquo;Bicocca Village&raquo; alla periferia nord di Milano e &laquo;Centro Maremagnum&raquo; di Barcellona, celebre in tutta Europa, su tutti).<br />
<br />
Una tale iniziativa porterebbe sicuramente un interessante indotto, sia finanziario che in termini di posti di lavoro, cosa certo da non sottovalutare. Dal punto di vista della sicurezza poi, un'area circoscritta &egrave; sicuramente pi&ugrave; facile da sorvegliare; quindi certi comportamenti che portano a giuste proteste da parte dei cittadini, come cocci di vetro abbandonati nei dintorni dei locali, atti di vandalismo o di maleducazione potrebbero venir arginati con minor dispendio di forze e pi&ugrave; efficacia. Si potrebbe facilmente ipotizzare la collocazione di una tale struttura nel Nuovo Quartiere Cornaredo attualmente in fase di studio e, ovviamente, dovrebbe essere raggiungibile con mezzi pubblici, ma pure essere dotata di un numero adeguato di parcheggi. Gli orari d'apertura dovrebbero poi essere consoni a questo genere di attivit&agrave;, ovvero i pi&ugrave; estesi possibile. Pianificando la Cittadella con lungimiranza, intelligenza e senza trincerarsi dietro steccati ideologici verrebbero inevitabilmente meno anche le obiezioni di chi, a ragione, preferisce la quiete notturna ed il sacrosanto riposo.</p>
<p style="text-align: justify;"><b><i>Stefano Schiavi<br />
Candidato UDC al Consiglio comunalea Lugano</i></b></p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>]]>
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				Distretti
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			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[La prescrizione del farmaco Ritalin e prodotti equivalenti in Ticino.  Situazione sotto controllo?]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;">Da una recente indagine dell&rsquo;Ufficio federale della sanit&agrave; pubblica (UFSP), &egrave; emerso che la prescrizione del farmaco Ritalin e prodotti equivalenti &egrave; in forte aumento in Svizzera.<br />
La percentuale di bambini e adolescenti che hanno assunto il farmaco in Svizzera sarebbe aumentato del 40% dal 2005 al 2008.<br />
Il medicamento &ndash; usato per curare cosiddetti &ldquo;<i>deficit di concentrazione e iperattivit&agrave;</i>&rdquo; (ADHS) &ndash; sarebbe prescritto soprattutto ai maschi.<br />
Il problema della somministrazione di questo farmaco (la cui sostanza attiva &egrave; il Metilfenidato, sostanza che agisce a livello del Sistema Nervoso Centrale) &egrave; che si tratta di un prodotto stupefacente la cui azione &egrave; simile a quella della cocaina e delle anfetamine.<br />
Da sempre questo trattamento &egrave; visto con sospetto da una parte del mondo scientifico e dagli stessi professionisti della salute (medici, pediatri, psicoterapeuti, ecc). Nella sostanza, la sua indicazione nel trattamento dei disturbi cosiddetti di &ldquo;<i>deficit di concentrazione e iperattivit&agrave;</i>&rdquo;, non solo non fa l&rsquo;unanimit&agrave; ma vi sono anche molte perplessit&agrave; relativamente alle modalit&agrave; con la quale viene posta questa stessa diagnosi (peraltro, per molti medici, dubbia anch&rsquo;essa nella sua reale dignit&agrave; clinica e nosografica), per non citare tutte le polemiche e controversie sul piano medico e scientifico relativamente alla durata del trattamento, agli effetti collaterali dello stesso e al venir meno (con il trattamento farmacologico sostitutivo) della psicoterapia e delle pratiche correlate con l&rsquo;ascolto e l&rsquo;attenzione da riservare ai giovani pazienti unitamente all&rsquo;analisi del contesto anche famigliare.<br />
Detto questo, anche in Ticino, questa realt&agrave; &egrave; ben presente e conosciuta; anzi, sempre pi&ugrave; presente e conosciuta, con tutti i dubbi, le preoccupazioni, le ansie, e i quesiti clinici, etici e sociali che tutto ci&ograve; comporta. E questo ancor pi&ugrave; ora dopo lo studio dell&rsquo;UFSP che, nelle sue conclusioni, &egrave; orientato a porre un freno a questa crescita incontrollata nella somministrazione di questo medicamento.<br />
<br />
Detto ci&ograve;, con la presente interrogazione, chiediamo al CdS di voler da seguito alle seguenti domande:<br />
<br />
<b>1.</b>	In Ticino si sta monitorando la situazione? E se si, da quando?<br />
<br />
<b>2.</b>	Quali sono i risultati emersi relativamente alla somministrazione di questo farmaco? In particolare vorremmo<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp; sapere quali sono i dati che riguardano questi giovani in trattamento (et&agrave; di inizio cura, durata della stessa,<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp; dosaggi, esiti del trattamento).<br />
<br />
<b>3.</b>	Quali sono le specialit&agrave; mediche coinvolte nella prescrizione del farmaco?<br />
<br />
<b>4.</b>	Vi sono dei criteri rigorosi, precisi e verificabili per quanto riguarda le indicazioni da rispettare al fine di<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp; poter essere autorizzati ad intraprendere un trattamento siffatto?<br />
<br />
<b>5.</b>	I giovani che seguono questo trattamento sono allo stesso tempo seguiti anche dal punto di vista<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp; psicoterapeutico e familiare?<br />
<br />
<b>6.</b>	Esiste una commissione scientifica di studio incaricata di valutare questo tipo di trattamento, come pure<br />
&nbsp; &nbsp; i suoi effetti nel tempo a confronto con le valide e consolidate alternative classiche che prevedono una<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp; presa a carico psicoterapeutica del paziente e della sua famiglia?</p>
<p style="text-align: justify;"><i><b>Per il Gruppo UDC in Parlamento<br />
Dr. med. Orlando Del Don<br />
</b></i></p>]]>
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				UDC Ticino
			</category>
			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[Se fossi eletto proporrei...]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;">Ho idee precise su ci&ograve; che mi piacerebbe proporre per questa citt&agrave; e la sua <i>p e r i f e r i a</i> , purtroppo per&ograve;, per ragioni di spazio, oggi ve ne presenter&ograve; solo una parte, con tema: posti di lavoro, mobilit&agrave; e servizi, sicurezza delle persone e del territorio.<br />
Posti di lavoro: Lugano ha la sua base produttiva principalmente nel terziario. Sempre pi&ugrave; cittadini e residenti perdono il posto di lavoro per essere sostituiti da manodopera estera con l'oramai collaudato metodo &laquo;licenzio uno, ne assumo due&raquo;.<br />
Questa pratica distruttiva deve essere fermata al pi&ugrave; presto, ma come?<br />
Il problema origina dagli accordi capestro firmati dalla Confederazione con l'UE, i cosiddetti &laquo;accordi di libera circolazione&raquo;, che tutti, chi pi&ugrave; chi meno, stiamo vivendo negativamente sulla nostra pelle o in famiglia.<br />
Una soluzione a medio termine arriva dall'iniziativa UDC depositata a Berna con pi&ugrave; di 100.000 firme, che si spera il popolo svizzero sar&agrave; presto chiamato a votare.<br />
L'iniziativa si chiama &laquo;Stop all'immigrazione di massa&raquo; e contiene una richiesta di modifica di legge volta al &laquo;contingentamento&raquo; della manodopera estera.<br />
Solo cos&igrave; potremo fermare l'emorragia di posti di lavoro. Lugano, come il resto del Ticino, ne sa qualcosa.<br />
Un'altra soluzione dissuasiva potrebbe essere lo stop a nuove aziende estere o locali che desiderino iniziare un'attivit&agrave; (con richieste d'incentivi fiscali e aiuti finanziari) ma che non pianifichino e concretizzino un organico rappresentato da almeno il 70-75% di personale ticinese e residente.<br />
Il discorso per l'amministrazione comunale &egrave; ben altro. Come gi&agrave; proposto dal gruppo UDC in Gran Consiglio, le assunzioni nel settore pubblico andrebbero coordinate con gli Uffici regionali del Lavoro. Laddove si possa assumere disoccupati indigeni, formandoli e riqualificandoli per compiti specifici.<br />
Mobilit&agrave; e servizi: dopo mesi di rodaggio, il Piano Viario del Polo (PVP) genera ancora troppi ingorghi e problemi all'utenza. Le limitazioni e inefficienze del progetto sono sotto gli occhi di tutti, occorre affrontarle e risolverle con urgenza.<br />
Se dovesse malauguratamente succedere un incidente in zona tunnel Besso direzione Loreto, la colonna di auto arriverebbe a Cadro e a Tesserete, perch&eacute; siamo davanti all'unico sbocco dal centro cittadino verso l'autostrada A2 direzione Sud, senza passare dal lungolago.<br />
Non parliamo poi di alcuni incroci che al posto di smaltire il traffico lo generano ancor di pi&ugrave;. Il risultato finale &egrave; di rendere il centro cittadino meno fruibile, scoraggiando chi intenda entrare in centro per acquisti o per consumare un pasto.<br />
Sicurezza delle persone: i tempi cambiano e se qualche anno fa lasciavamo le porte delle auto o di casa aperte, oggi siamo costretti a blindarle.<br />
Sono favorevole a potenziare la polizia comunale e a tutto quanto possa garantire maggiore sicurezza al cittadino. Vi sono strade, come ad esempio via Cattedrale, e parchi, come il Ciani, che devono essere maggiormente sorvegliati e protetti. <br />
&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><i><b>Tiziano Galeazzi<br />
Candidato UDC al Municipio e al Consiglio comunale a Lugano </b></i><br />
&nbsp;</p>]]>
			</description>
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			<category domain="http://www.udc-ti.ch">
				Distretti
			</category>
			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[Al Municipio piace âvincere facileâ]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il moltiplicatore d'imposta comunale &egrave; ormai entrato prepotentemente a far parte della rosa dei temi elettorali. L'11 febbraio scorso, infatti, il Municipio ha deciso di innalzare la percentuale dall'attuale 70 al 73 %. Nulla di anomalo, in fondo c'&egrave; la crisi e non ci si aspettava di certo che Lugano ne uscisse indenne. Inoltre questo sembra essere un po' il modus operandi che vige in tutto il Ticino, soprattutto a livello cantonale. Perch&eacute; Lugano dovrebbe agire diversamente? Perch&eacute; non dovrebbe &laquo;vincere facile&raquo;? In fondo non c'&egrave; nulla di pi&ugrave; semplice che aumentare le imposte per risolvere il problema. Il disavanzo previsto per il 2013 si attesta per&ograve; ad una quarantina di milioni, un deficit che non verrebbe coperto dall'aumento d'imposta previsto dall'esecutivo. Si tratterebbe, quindi, solamente di un'azione di cosmesi atta a rendere i conti meno peggiori del previsto, ma che non risolve per nulla il problema di fondo, ossia, che i costi della Citt&agrave; sono aumentati a tal punto da esser sfuggiti di mano al Municipio; questa &egrave; anche la conclusione a cui &egrave; giunta la Commissione della gestione. Le entrate, d'altro canto, sono diminuite soprattutto per quanto attiene alle persone giuridiche, e pi&ugrave; precisamente al settore finanziario. Si passa, infatti, dai 41,3 milioni di Franchi versati nelle casse cittadine nel 2007 ai 17,7 milioni del 2011. Non ci troviamo, quindi, innanzi a un deficit congiunturale, dettato quindi dalla crisi, ma si tratta di un deficit strutturale. Ora le opzioni per uscire con i conti in pareggio sarebbero due: aumento del moltiplicatore all'85% oppure un'attenta analisi dei costi e degli investimenti da parte del Municipio volta a riformare la spesa pubblica. La seconda modalit&agrave; avrebbe il pregio di migliorare, oltre al risultato annuale, anche quelli degli anni a venire garantendo cos&igrave; una crescita sostenibile alla Grande Lugano. La prima opzione &egrave;, ai miei occhi, del tutto fuori discussione, come pure qualsiasi altro aumento del moltiplicatore. Non si mettono le mani nelle tasche dei cittadini perch&eacute; non si ha la volont&agrave; di fare ci&ograve; che un amministratore comunale &egrave; chiamato a fare di regola, ci&ograve; dev'essere chiaro a tutti.<br />
Auspico, dunque, che l'attuale Consiglio comunale in carica, come far&agrave; il gruppo UDC, si esprima con lungimiranza respingendo aumenti d'imposta comunale che, in questo momento di difficolt&agrave;, segnerebbero la sconfitta della &laquo;buona gestione&raquo; della cosa pubblica e un ulteriore aggravio sulle spalle del cittadino luganese. <br />
&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><b><i>Alain B&uuml;hler<br />
Candidato UDC al Municipio e al Consiglio comunale a Lugano </i></b><br />
&nbsp;</p>]]>
			</description>
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			<category domain="http://www.udc-ti.ch">
				Distretti
			</category>
			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[Rilanciare per non arretrare]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;">L&rsquo;iniziativa fiscale promossa dalla Lega dei Ticinesi &egrave; stata respinta dal popolo ticinese con il 65% dei voti. Contro questo testo si era formato un fronte comune costituito da Governo e tutti i partiti. Dagli stessi erano state formulate critiche al pacchetto di sgravi leghisti perch&eacute;, se approvato in votazione, avrebbe frantumato il gettito fiscale del Cantone e dei Comuni. Tutti, tranne la sinistra, erano per&ograve; coscienti che qualcosa di diverso andava comunque fatto per rendere competitiva la politica fiscale ticinese al fine di attirare nuovi contribuenti e, soprattutto, per mantenere quelli &ldquo;buoni&rdquo;. Si &egrave; quindi delineata una posizione condivisa per discutere di sgravi mirati e sostenibili dal profilo delle entrate fiscali. La stessa Lega dei Ticinesi si &egrave; pure sempre detta disponibile a esaminare delle controproposte alla sua iniziativa, controproposte che tuttavia non sono mai giunte dal Governo. Fatta questa doverosa premessa, sembra ora arrivato il momento opportuno per ricordare alle principali forze politiche che da quasi un anno, era il 12 marzo 2012, il Gruppo parlamentare UDC ha inoltrato un&rsquo;iniziativa parlamentare elaborata che consentirebbe, se accolta dal Gran Consiglio, di rendere il nostro Cantone fiscalmente attrattivo ad un costo molto contenuto. Il nostro &ldquo;Progetto fiscale per il Ticino&rdquo;, questo &egrave; il nome che abbiamo attribuito all&rsquo;atto parlamentare, prevede sia delle misure puntuali sia delle proposte di modifiche strutturali della nostra fiscalit&agrave;. I concetti di base che abbiamo applicato per la stesura di questo testo sono i seguenti: da un lato rilanciare la competitivit&agrave; intercantonale delle nostre aliquote laddove il Cantone &egrave; decisamente poco concorrenziale e dall&rsquo;altro promuovere differenti modelli fiscali per attrarre nuove attivit&agrave; produttive. Per le persone giuridiche, in questo ultimo ambito, proponiamo dunque il modello &ldquo;Licence Box&rdquo;, vale a dire una riduzione importante dell&rsquo;imposta sull&rsquo;utile nel caso in cui queste conseguano dei proventi legati, direttamente o indirettamente, a delle propriet&agrave; intellettuali, i cosiddetti brevetti. Mentre per le persone fisiche si richiede la defiscalizzazione ai fini dell&rsquo;imposta sul reddito degli investimenti in societ&agrave; innovative con sede in Ticino. In tal modo si vogliono incentivare gli investimenti nelle societ&agrave; che creano un vero valore aggiunto per il nostro Cantone e richiamano professionalit&agrave; competenti e ben retribuite. Si tratta quindi, in buona sostanza, di utilizzare la leva fiscale per favorire in particolar modo l&rsquo;occupazione sopratutto in questo periodo economicamente delicato. Accompagnata da un rilancio della proposta di amnistia cantonale, puntualmente avvenuto, siamo sicuri che queste misure strutturali potranno dare nuova linfa produttiva al Ticino di domani, creando benessere e ricchezza per cittadini e aziende. Le idee ci sono, i progetti anche e sono gi&agrave; sul tavolo del Gran Consiglio. Non perdiamo questo treno, il nostro Cantone deve rilanciare per non arretrare!</p>
<p style="text-align: justify;"><br />
<b><i>Marco Chiesa<br />
Capogruppo UDC</i></b><br />
&nbsp;</p>]]>
			</description>
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			<category domain="http://www.udc-ti.ch">
				UDC Ticino
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			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[Una vittoria tutta ticinese!]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify">Anche il Consiglio nazionale ha accolto la mozione depositata dal consigliere agli Stati Fabio Abate che chiede la modifica dell&rsquo;ordinanza sul lavoro in modo da adeguarla alle esigenze del turismo e delle regioni turistiche. In questo modo, sono salve le aperture domenicali del Fox Town.<br />
Il Gruppo UDC alle Camere federali ha sostenuto compatto questa modifica, grazie anche al lavoro dei deputati ticinesi al suo interno, convinto dell&rsquo;importanza di questo tipo di turismo, in particolare per le regioni di frontiera come il Ticino che subiscono la concorrenza dell&rsquo;Italia.<br />
Lo stesso sostegno &egrave; andato alla mozione del consigliere agli Stati Filippo Lombardi che chiede un&rsquo;armonizzazione degli orari d&rsquo;apertura dei negozi in tutta la Svizzera.<br />
Un ottimo segnale e una vittoria per il Ticino, cui si &egrave; opposta solo la sinistra, dimostrando quanto abbia a cuore veramente la salvaguardia dei posti di lavoro&hellip;</p>
<p style="text-align: justify"><i><b>Pierre Rusconi<br />
Consigliere nazionale UDC Ticino</b></i></p>]]>
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				UDC Ticino
			</category>
			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[Mozione - Agire per porre fine alle violenze contro la polizia!]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify">Il Consiglio federale &egrave; incaricato di elaborare delle proposte volte a porre fine alle violenze contro la polizia, in particolare con modifiche a livello legislativo e con programmi di sensibilizzazione</p>
<p style="text-align: justify">Gli atti di violenza sulla polizia sono purtroppo sempre pi&ugrave; diffusi e il rischio di passare da accusatore ad accusato per presunti abusi di potere &egrave; sempre maggiore. Nel solo Canton Ticino, numerosi sono stati i casi negli ultimi mesi.<br />
Le statistiche svizzere parlano di un aumento costante di aggressioni e minacce contro gli agenti. Dal 2000 al 2010, aggressioni e minacce contro funzionari sono aumentate da poco meno di 800 a 2258: nove volte su dieci le vittime erano poliziotti. Le sentenze penali sono invece pi&ugrave; che raddoppiate (da circa 600 a oltre 1400). La sensazione &egrave; che tra la popolazione vi sia sempre meno rispetto per l'autorit&agrave; e i corpi di polizia, una volta guardati addirittura con deferenza e oggi vittima di atti che sfociano nella violenza.<br />
La Federazione Svizzera dei Funzionari di Polizia ha presentato gi&agrave; nel 2009 una petizione sugli atti di violenza contro la polizia, chiedendo la reintroduzione delle pene detentive di breve durata, un aumento della pena minima prevista dall'art. 285 CP (violenza o minaccia contro le autorit&agrave; e i funzionari), nonch&eacute; un raddoppio della pena in caso di recidiva e la non sospensione della pena detentiva.<br />
Nel 2011, queste richieste sono state ribadite in una campagna di sensibilizzazione, chiedendo che la politica passi dalle parole ai fatti.<br />
Con questo intervento chiedo quindi che il Consiglio federale agisca con urgenza presentando modifiche legislative e/o misure pratiche affinch&eacute; tra la popolazione sia ristabilita la credibilit&agrave; dei corpi di polizia e venga messo un punto fermo alla violenza contro i poliziotti.</p>
<p style="text-align: justify"><i><b>Pierre Rusconi<br />
Consigliere nazionale UDC TI</b></i></p>]]>
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			<category domain="http://www.udc-ti.ch">
				UDC Ticino
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			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[Il rapporto delle CdG nasconde piÃ¹ di quanto rivela]]>
			</title>
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				<![CDATA[<p style="text-align: justify;"><b>Il rapporto pubblicato oggi dalle Commissioni della gestione (CdG) delle Camere federali sul caso che ha condotto alle dimissioni di Philipp Hildebrand, presidente della BNS, nasconde molto pi&ugrave; di quanto rivela. Invece di indagare sugli avvenimenti essenziali che hanno segnato questo affare, le CdG cercano in realt&agrave; d&rsquo;impedire tale analisi, negando la responsabilit&agrave; del Consiglio federale e del Parlamento nella sorveglianza della Banca nazionale. &Egrave; intollerabile che delle persone che, informando il Consiglio federale, hanno assunto le proprie responsabilit&agrave; e impedito che la Svizzera subisse dei danni ancora pi&ugrave; gravi, siano esposte a delle procedure penali, mentre che il Parlamento fa ostruzione a un&rsquo;analisi seria degli avvenimenti che hanno recato grave danno alla Banca nazionale. L&rsquo;UDC mantiene perci&ograve; con insistenza la sua domanda di costituire una Commissione parlamentare d&rsquo;inchiesta (CPI). Questa decisione potrebbe essere presa ancora durante questa sessione. </b></p>
<p style="text-align: justify;">Molte domande sono sempre in attesa di una risposta, inerenti al commercio di valuta e di titoli che ha condotto alle dimissioni del presidente della BNS e che ha recato danno alla credibilit&agrave; della Banca nazionale e a tutto il paese. Il rapporto delle Commissioni della gestione non porta purtroppo alcuna informazione nuova, al contrario, mira addirittura a impedire un&rsquo;analisi seria di questo affare. L&rsquo;UDC si &egrave; impegnata fin dall&rsquo;inizio per un&rsquo;inchiesta completa al fine di dare delle risposte a tutte le domande scottanti. Come &egrave; stato adottato il regolamento del tutto insufficiente che copriva l&rsquo;inaccettabile commercio di valuta e di azioni di membri del Direttorio della BNS? Perch&eacute; queste transazioni fuori luogo sfuggivano a qualsiasi controllo? Perch&eacute; il Consiglio federale ha coperto cos&igrave; a lungo Philipp Hildebrand, mentre era evidente che le gravi mancanze del presidente della BNS si opponevano al proseguimento del suo mandato? Perch&eacute; &egrave; stato necessario che finalmente il Consiglio di banca e gli altri membri obbligassero Philipp Hildebrand a dimissionare? Perch&eacute; &egrave; stata avviata un&rsquo;inchiesta solo a seguito di pressioni politiche e dal pubblico, per esempio per quanto concerne gli affari della signora Hildebrand? Come si pu&ograve; migliorare la carente sorveglianza della Banca nazionale per garantire il buon ordine e la legittimit&agrave; delle sue attivit&agrave;? La norma penale contro l&rsquo;insider trading non deve essere obbligatoriamente estesa al commercio di valuta? Tutte domande che attendono una risposta. Non &egrave; accettabile che le investigazioni nel caso Hildebrand siano scientemente limitate a certi fatti isolati. L&rsquo;UDC chiede perci&ograve; l&rsquo;istituzione di una Commissione parlamentare d&rsquo;inchiesta. Il Parlamento ha l&rsquo;obbligo di assumersi le proprie responsabilit&agrave;. L&rsquo;intervento parlamentare del gruppo UDC esigente la costituzione di una CPI &egrave; pronto per essere sottoposto al Parlamento. Quest&rsquo;ultimo pu&ograve; quindi decidere ancora durante questa sessione.</p>
<p style="text-align: justify;"><i><b>Unione democratica di centro</b></i></p>]]>
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			<category domain="http://www.udc-ti.ch">
				UDC Svizzera
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			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[La sicurezza oggi non Ã¨ quella di ieri]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;">Mi ricordo, quando ero pi&ugrave; piccolo, che nelle calde estati luganesi ero solito uscire a giocare con gli amici di quartiere a Viganello. Si faceva spola tra il parco della Casa anziani &ldquo;La Meridiana&rdquo;, le Scuole elementari, il campetto di basket e la chiesa Santa Teresa, e l&rsquo;orario di rientro a casa variava a seconda dell&rsquo;imbrunire. Era un periodo in cui i nostri genitori, pur restando vigili ï¬no al rientro dei loro ï¬gli, si sentivano relativamente sicuri.<br />
<br />
Oggi non &egrave; pi&ugrave; cos&igrave;, molti genitori mi hanno confessato che quando i bambini scendono nel giardino condominiale a giocare, non possono fare altro che restare in balcone tutto il tempo a non perderli di vista. Un esempio di come la sicurezza di oggi a Lugano, come in tutto il nostro paese, sia cambiata e in peggio. &Egrave; un degrado lento ma ampiamente percepito dalla popolazione. Ed essere tra le Citt&agrave; pi&ugrave; sicure della Svizzera, statisticamente, quando la sicurezza &egrave; ormai un miraggio su tutto il suolo della Confederazione, &egrave; una magra consolazione. Ovvio che la situazione sulle rive del Ceresio &egrave; nettamente migliore che a Ginevra, da noi bande armate di Kalashnikov non si sono ancora viste rapinare banche e gioiellerie. Il numero di furti d&rsquo;auto non &egrave; cos&igrave; elevato come nei Cantoni dell&rsquo;Arco lemanico al conï¬ne con la Francia, ma non per questo motivo i nostri cittadini si sentono pi&ugrave; sicuri. I furti, rapine a mano armata, aggressioni, scippi, spaccio di droga e consumo di droga all&rsquo;aperto sono realt&agrave; che si stanno radicando anche a Lugano. Una volta non ci si preoccupava di chiudere la portiera dell&rsquo;auto quando la si posteggiava sotto casa, e nemmeno di pensava a celare eventuali oggetti di valore dalla vista di eventuali malintenzionati. Oggi, non farlo, pu&ograve; equivalere a ricevere una sgradita visita in auto, come successo a un nostro consigliere di Stato di recente proprio a Lugano.<br />
<br />
A livello svizzero, ufficialmente, si stima che servano ancora 1&rsquo;500 effettivi di polizia per far fronte alla mutata situazione nel nostro paese, ufficiosamente pare si parli di molti di pi&ugrave;. A livello cantonale, la struttura della Polizia cantonale odierna, progettata prima dell&rsquo;entrata in vigore della libera circolazione delle persone e soprattutto prima dell&rsquo;entrata nello spazio Schengen, con tutto ci&ograve; che ne &egrave; conseguito, sta mostrando tutti i suoi limiti. A Lugano la situazione non &egrave; da meno, ed &egrave; per questo che &egrave; di assoluta importanza che alla Polizia vengano dati pi&ugrave; mezzi e pi&ugrave; uomini, e mi riferisco anche agli &ldquo;Assistenti alla sicurezza&rdquo; proposti dall&rsquo;Udc nel 2009, come pure &egrave; imperativo che a Lugano si installi quanto prima un sistema di videosorveglianza nelle zone a rischio.<br />
<br />
Tutto ci&ograve; al ï¬ne di offrire a tutta la cittadinanza una sicurezza degna di questo nome e un serio effetto deterrente nei confronti di chi vuole commettere dei crimini. La sicurezza &egrave; e deve restare un valore fondamentale per l&rsquo;ente pubblico chiamato a salvaguardare l&rsquo;incolumit&agrave; di tutti luganesi.</p>
<p style="text-align: justify;"><b><i>Alain B&uuml;hler<br />
Candidato UDC al Municipio e al Consiglio comunale a Lugano</i></b></p>
<p style="text-align: justify;">Articolo apparso su la Regione il 16 marzo 2013<br />
&nbsp;</p>]]>
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			<category domain="http://www.udc-ti.ch">
				Distretti
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			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
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				<item>
			<title>
				<![CDATA[LâUDC si batte contro il colpo di Stato della classe politica]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;"><b>L'UDC &egrave; indignata <a target="_blank" href="http://www.admin.ch/aktuell/00089/index.html?lang=it&amp;msg-id=48166">della decisione presa oggi dal Consiglio federale</a> di limitare massicciamente i diritti democratici con i progetti messi in consultazione. Tanto l&rsquo;esame preventivo delle iniziative popolari con un eventuale &ldquo;avvertimento&rdquo; sul formulario delle firme che l&rsquo;inasprimento delle condizioni di validit&agrave; per mezzo di un riferimento agli &ldquo;impegni internazionali della Svizzera&rdquo; costituiscono degli attentati inammissibili ai diritti del popolo e alla democrazia diretta. L&rsquo;intenzione del Consiglio federale &egrave; chiara: accaparrarsi il massimo potere per s&eacute; stesso, per il Parlamento e per l&rsquo;amministrazione, mettendo le cittadine e i cittadini in panchina. L&rsquo;obiettivo finale &egrave; quello di dare quasi tutti i poteri alla classe politica, ai funzionari e ai giudici. L&rsquo;UDC combatter&agrave; con tutti i mezzi politici a sua disposizione questo progetto che, in realt&agrave;, equivale a un colpo di Stato. </b></p>
<p style="text-align: justify;">Il modo di procedere del Consiglio federale fa parte di una strategia perfida. Nel contesto dell&rsquo;allineamento istituzionale della Svizzera all&rsquo;UE voluto dal Consiglio federale, il governo ricorre a tutti i mezzi per porre il diritto UE al di sopra di quello svizzero. A questo scopo, si basa sul parere giuridico Th&uuml;rer e sull&rsquo;offerta che ha fatto all&rsquo;UE l&rsquo;estate scorsa. Recentemente, il Tribunale federale ha deciso che il diritto internazionale &ndash; anche la parte non imperativa &ndash; prevale sul diritto svizzero. Il Consiglio federale non s&rsquo;&egrave; fatto pregare a lungo per assestare il colpo seguente alla democrazia svizzera:</p>
<p style="text-align: justify;">il Consiglio federale vuole in futuro poter impedire delle iniziative popolari sui temi che non gradisce o che sono sgraditi al Parlamento o, quantomeno, avere i mezzi per influenzarle in modo intollerabile. Esso propone perci&ograve; una massiccia restrizione dei diritti del popolo. Secondo il diritto in vigore, il Parlamento invalida un&rsquo;iniziativa popolare se questa viola il diritto internazionale imperativo, ossi, per esempio, il divieto del genocidio, della tortura e della schiavit&ugrave;. La novit&agrave; consisterebbe in un esame preventivo da parte dell&rsquo;amministrazione federale prima dell&rsquo;inizio della raccolta delle firme. Se il progetto d&rsquo;iniziativa rischia di entrare in conflitto con qualsiasi accordo internazionale o con qualunque norma del diritto internazionale non cogente, un &ldquo;avvertimento&rdquo; sar&agrave; apposto sul formulario per la raccolta delle firme.</p>
<p style="text-align: justify;">Parallelamente, i motivi d&rsquo;invalidazione di un&rsquo;iniziativa saranno massicciamente estesi. Il Parlamento sarebbe tenuto a dichiarare nulle le iniziative &ldquo;che violano l&rsquo;essenza dei diritti fondamentali&rdquo;. Secondo il Consiglio federale, &ldquo;questo nuovo motivo d&rsquo;invalidit&agrave; rafforzerebbe la conformit&agrave; delle iniziative popolari con i pi&ugrave; importanti obblighi internazionali della Svizzera&rdquo;. In altre parole, il Consiglio federale spalanca le porte all&rsquo;arbitrio politico. Il Parlamento ricever&agrave; la competenza d&rsquo;invalidare a piacimento delle iniziative che non gli piacciono, facendo riferimento a delle regole vaghe. Si tratta, n&eacute; pi&ugrave; n&eacute; meno, di un attacco frontale ai diritti democratici e di una riduzione massiccia della democrazia diretta.</p>
<p style="text-align: justify;"><b>L&rsquo;UDC combatter&agrave; con tutti i mezzi politici a sua disposizione i progetti messi in consultazione oggi. Da sempre l&rsquo;UDC s&rsquo;impegna senza compromessi a favore dei diritti del popolo e della democrazia diretta. Il popolo ha l&rsquo;ultima parola in una democrazia diretta. L&rsquo;UDC non tollerer&agrave; questo colpo di Stato tentato dalla classe politica.</b></p>
<p style="text-align: justify;"><i><b>Unione democratica di centro</b></i></p>]]>
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			<category domain="http://www.udc-ti.ch">
				UDC Svizzera
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			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[Bersani, il PD e l'antiberlusconismo]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;">Mercoled&igrave; 6 marzo: riunione della direzione del PD a Roma. Le televisioni italiane trasmettono ampi stralci dei numerosi interventi. Abbiamo sentito analisi e considerazioni interessanti, ma a predominare &egrave; stato un antiberlusconismo talmente viscerale e forsennato (un termine che significa esattamente quel che dice: fuori di senno) da sconfinare nel demenziale. Berlusconi lo si pu&ograve; amare o no, ha buttato al vento parte della dignit&agrave; personale e di quella inerente all'alta carica che ha ricoperto per pi&ugrave; anni di qualsiasi predecessore del dopoguerra, forse di sempre, e probabilmente anche dei futuri successori con puerili (e senili) atteggiamenti da &laquo;<i>conquistador</i>&raquo; di gentili donzelle, ma resta pur sempre, e di gran lunga, il politico italiano attuale di maggior calibro. Con i risultati usciti dalle urne l'Italia, che ha gran bisogno di un governo forte, &egrave; assolutamente ingovernabile. Cercare il sostegno di Grillo &egrave; mortificante e umiliante per chi lo fa e assolutamente inutile, perch&eacute; Grillo ha costruito le sue fortune politiche dichiarando guerra ai partiti (&laquo;arrendetevi, siete circondati&raquo;) e non pu&ograve;, pena l'autosqualifica con inevitabile morte politica, sostenere un partito, di destra o sinistra che sia. Potrebbe, tutt'al pi&ugrave; dare un sostegno a Monti, adducendo a pretesto di non sostenere un partito, ma solo un governo tecnico, ma anche questo comporterebbe per lui pi&ugrave; rischi che vantaggi. Gli ultimi sondaggi lo danno gi&agrave; al 29%, e se continua sulla sua (facile) strada non &egrave; certo rischioso il prevedere un 30 o 35% quando i partiti dovessero confermare la loro incapacit&agrave; a dare al paese le risposte che si impongono.<br />
<br />
Bersani, con la sua relazione delle 18, ha dimostrato di non essere in grado di capire una cosa tanto semplice e insistito sulla convenienza per il PD di cercare aiuti in casa grillina, escludendo tassativamente qualsiasi approccio al PdL, che invece e intelligentemente gi&agrave; la stessa sera ha rinnovato, per bocca di Alfano, la proposta di un accordo per uscire dal pantano con un governo di coalizione. La Germania &egrave; retta da un simile sistema e a ben guardare anche la Svizzera: perch&eacute; la cosa non dovrebbe essere possibile in Italia? Per due motivi: perch&eacute; la politica italiana si fa prima di tutto sulla base della denigrazione sistematica dell'avversario, con disinvolta complicit&agrave; di quella parte corrotta di magistratura faziosamente politicizzata che imperversa da Palermo a Milano, con ripetitive accuse e condanne di primo grado, senza mai vincere in via definitiva, e poi perch&eacute; uomini di diversa intelligenza (un'intelligenza che si estende dal campo della scarsit&agrave; a quello dell'assenza totale) come Bersani possono salire al rango di leader di un grosso partito, vincere abbondantemente le primarie e poi trovare il sistema per perdere malamente le elezioni.<br />
<br />
Adesso il segretario PD sa scrivendo senza accorgersene la musica della marcia funebre per il proprio funerale politico. Circondato come &egrave; da adulatori e furbacchioni che cantano in coro con lui &laquo;a morte Berlusconi&raquo; continua a sognare una sedia presidenziale di governo che, se mai diverr&agrave; realt&agrave;, avr&agrave; 3 e forse solo 2 gambe. Matteo Renzi in segno di fedelt&agrave; al vincitore delle primarie ha lasciato insalutato ospite la sala della riunione senza scucire una sola parola. Un modo come un altro di parlar chiaro. La Finocchiaro sostiene di aver capito che il PD, se vuole governare, deve smettere di essere troppo prudente e reticente e trasformarsi in &laquo;forza impaziente&raquo;. Politichese tanto puro quanto privo di contenuti. D'Alema, a cui nessuno nega l'intelligenza, ha diplomaticamente fatto osservare a Bersani che la sola alleanza logicamente possibile &egrave; quella con il PdL, in un governo di coalizione volto a partorire una nuova legge elettorale che permetta poi di ritornare al voto con qualche possibilit&agrave; di dare governabilit&agrave; al paese. Confermando anche lui, sempre diplomaticamente, che per&ograve; deve essere un PdL senza Berlusconi. Come dire un corpo senza anima. La ripulsione da vomito negro che la sinistra italiana prova nei confronti di Berlusconi si pu&ograve; ben capire e anche giustificare, visti i dispiaceri che il personaggio le ha sempre procurato proprio quando credeva di averlo in pugno: prima con Occhetto, poi con Prodi e adesso con Bersani: ma il momento per il paese &egrave; drammatico e il Berlusconi che tutti credevano morto e sepolto ha dimostrato di essere vivo e ben vivo, portando il suo movimento a risultati che solo 4 mesi fa tutti ritenevano impossibili. In un momento drammatico come quello che vive adesso l'Italia ai responsabili partitici di qualsiasi colore incombe un solo dovere: formare un governo, a costo anche di dover ingoiare un rospo schifoso come pu&ograve; essere per la sinistra l'uomo di Arcore. La realt&agrave;, mi sembra, &egrave; questa e solo questa. Gli 8 punti proposti da Bersani sono solo una dimostrazione della sua scarsa sensibilit&agrave; politica. I punti veri sui quali accordarsi sono solo 3: nuova legge elettorale, perch&eacute; il ritornare al voto senza cambiarla produrrebbe di nuovo ingovernabilit&agrave;, un abbattimento dei costi della politica con simultanea diminuzione del numero dei politicanti perch&eacute; auspicato dal 100% degli elettori e perch&eacute; se non si fa subito alla prossima votazione Grillo sale al 50% o pi&ugrave; e poi la restituzione dell'Imu sulla prima casa per indurre nel paese una ripresa dei consumi che dia fiato a grandi e piccole imprese. Con gli uomini attualmente al comando della sinistra la cosa &egrave; impossibile? Allora bisogna cambiarli. Il contendente che ha lasciato la sala di riunione della direzione PD senza pronunciar parola &egrave; ancora vivo e sicuramente disponibile. Berlusconi non avr&agrave; la minima difficolt&agrave; a delegare i potei di trattativa ad Alfano, restando per&ograve; pi&ugrave; che mai presente dietro le quinte.<br />
<br />
Commovente, per finire e dire il vero, la conclusione del discorso del leader del&not;la sinistra congiunta : ci affidiamo con fiducia al capo dello Stato. Penso che non baster&agrave;: per salvare Bersani ci vuole un intervento del Padreterno.</p>
<p style="text-align: justify;"><i><b>Gianfranco Soldati<br />
Presidente onorario UDC Ticino <br />
<br />
</b></i></p>]]>
			</description>
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			<category domain="http://www.udc-ti.ch">
				UDC Ticino
			</category>
			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[Gestione dellâorso in Svizzera: qualcosa si muove]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify">Rispondendo positivamente al postulato depositato dal sottoscritto in merito ad una modifica della &ldquo;Strategia orso&rdquo; della Confederazione, il Consiglio federale ha lanciato un chiaro segnale. Ora spetter&agrave; al Parlamento approvare il postulato, in tempi possibilmente brevi.<br />
Possiamo per&ograve; gi&agrave; constatare i primi effetti positivi del postulato. Reinhard Schnidrig, caposezione caccia, pesca e biodiversit&agrave; forestale, ha confermato che finalmente anche all&rsquo;interno della sezione e del dipartimento le cose si stanno muovendo. Si sta in particolare considerando la presenza dell&rsquo;orso nelle Alpi da un punto di vista globale, con il coinvolgimento di altri paesi europei e con la messa in pratica di misure che proteggano sia l&rsquo;orso che le attivit&agrave; dell&rsquo;uomo: protezione delle greggi, migliore gestione dei rifiuti, con la conseguente ripartizione dei costi.<br />
Con la situazione attuale assistiamo ad una sorta di scaricabarile delle responsabilit&agrave; dalla Confederazione, ai Cantoni, ai comuni. Una nuova base legale darebbe alla Confederazione quelle competenze necessarie per una degna gestione dell&rsquo;orso.</p>
<p style="text-align: justify"><i><b>Pierre Rusconi<br />
Consigliere nazionale UDC TI</b></i></p>]]>
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			<category domain="http://www.udc-ti.ch">
				UDC Ticino
			</category>
			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[Expo Milano 2015? 2016? MAI?]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;">Le elezioni politiche nella vicina Italia hanno consegnato al paese un quadro politico se possibile ancora pi&ugrave; complicato e frastagliato del precedente: nessuno ha una maggioranza confortevole con PD, PdL e Movimento 5 Stelle che hanno circa un terzo ciascuno dei consensi. Alla luce di questi risultati, la formazione di un governo sar&agrave; impresa ardua, mentre una delle ipotesi in gioco prevede una riforma urgente della legge elettorale ed una nuova votazione.<br />
<br />
Appare ormai chiaro a tutti quali siano le priorit&agrave; della politica italiana: tra queste non rientrano di certo le relazioni e la risoluzione dei contenziosi con la Svizzera. ad ammetterlo sono i nostri stessi negoziatori per quel che concerne il famoso accordo fiscale, ormai certo di slittare alle calende greche. Proprio ieri, nel dibattito sul rapporto di politica estera al Consiglio degli Stati, il consigliere federale Didier Burkhalter ha ammesso che &egrave; difficile decifrare la situazione politica italiana e prevedere l&rsquo;evolversi delle relazioni con la Svizzera.<br />
<br />
Tra le priorit&agrave; italiane non figura nemmeno l&rsquo;esposizione universale di Milano (Expo 2015), progetto megalomane che sta subendo un costante ridimensionamento. I lavori procedono a rilento e la situazione non sembra essere mutata rispetto a quella dello scorso mese di settembre, quando il Consiglio nazionale vot&ograve; il credito per la partecipazione svizzera all&rsquo;evento. Una decisione prematura, che potrebbe costare al nostro paese diversi milioni di franchi, di cui una parte &egrave; gi&agrave; stata spesa per i lavori preparatori. Se prima il governo italiano era come uno yogurt con la data di scadenza, ora questo yogurt &egrave; ormai cagliato e del prossimo non &egrave; nemmeno cominciata la produzione! Figuriamoci se nella situazione economica attuale la priorit&agrave; verrebbe data a questo evento!<br />
<br />
Si spera quindi che il Consiglio federale sia davvero costantemente in contatto con gli organizzatori dell&rsquo;evento, come aveva annunciato rispondendo ad un&rsquo;interpellanza, e che la clausola che prevede un annullamento della partecipazione svizzera in caso di cancellazione del progetto sia gi&agrave; effettiva. Confermando la sua partecipazione quale primo paese in assoluto, la Svizzera ha voluto giocare il ruolo della prima della classe, assumendosi per&ograve; anche un grande rischio. Cerchiamo di non farci abbindolare da falsi proclami secondo i quali <i>&ldquo;tout va tr&egrave;s bien, Madame la Marquise&rdquo;</i>!</p>
<p style="text-align: justify;"><i><b><br />
Pierre Rusconi, consigliere nazionale UDC TI<br />
Luca Paltenghi, assistente parlamentare UDC TI<br />
<br />
</b></i></p>]]>
			</description>
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				http://www.udc-ti.ch/index.php?module=news_mod&amp;newsid=591
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			<category domain="http://www.udc-ti.ch">
				UDC Ticino
			</category>
			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[Imposta sulla successione: la fattura la pagherÃ  il ceto medio]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;">La direzione di UDC Svizzera ha espresso al Consiglio federale la sua inquietudine a seguito del deposito dell&rsquo;iniziativa popolare per un&rsquo;imposta sulle successioni. Gi&agrave; oggi, questa iniziativa esercita i suoi effetti nocivi. Il deterioramento delle condizioni-quadro economiche che provocher&agrave; sar&agrave; una volta di pi&ugrave; sopportata soprattutto dalle classi medie e dalle arti e mestiere che alla fine pagheranno pi&ugrave; imposte e saranno costrette a sopprimere degli impieghi. L&rsquo;UDC invita perci&ograve; il Consiglio federale a respingere questa iniziativa e a sottoporla rapidamente al voto popolare. Ecco il contenuto della lettera inviata al Consiglio federale:<br />
<br />
<b>Proteggere la piazza economica svizzera. Conservare le entrate fiscali. Esaminare con priorit&agrave; l&rsquo;iniziativa popolare &ldquo;Tassare le eredit&agrave; milionarie per finanziare la nostra AVS (Riforma dell'imposta sulle successioni)&rdquo;. </b><br />
<br />
Signor Presidente della Confederazione, <br />
<br />
&Egrave; con grande inquietudine che abbiamo preso atto del deposito dell&rsquo;iniziativa &ldquo;Tassare le eredit&agrave; milionarie per finanziare la nostra AVS (Riforma dell'imposta sulle successioni&rdquo;. Questa iniziativa mira a introdurre un&rsquo;imposta sulle successioni del 20%, con effetto retroattivo al 1&deg; gennaio 2012. Questa imposta sarebbe dovuta in aggiunta a quella sul patrimonio gi&agrave; versata dal proprietario. Nel confronto internazionale, la Svizzera percepisce gi&agrave; oggi un&rsquo;imposta relativamente elevata sul patrimonio. Solo un piccolo numero di Stati membri dell&rsquo;OCSE adotta contemporaneamente un&rsquo;imposta sul patrimonio e una sulle successioni. La maggior parte dei cantoni ha soppresso l&rsquo;imposta sulle successioni per i discendenti diretti, perch&eacute; tale fiscalit&agrave; riduce massicciamente la competitivit&agrave; economica del luogo dove &egrave; applicata. La Svezia ha eliminato sia l&rsquo;imposta sulle successioni sia l&rsquo;imposta sul patrimonio. In Svizzera, una forte percentuale delle imposte versate proviene da un numero relativamente piccolo di persone possidenti dei grandi patrimoni. &Egrave; evidente che parecchi contribuenti fortunati &ndash; in particolare stranieri, ma anche svizzeri &ndash; lasceranno la Svizzera o rifiuteranno di venire a stabilirsi in Svizzera con una tale minaccia fiscale.     <br />
<br />
L'introduzione di un&rsquo;imposta sulle successioni a livello nazionale sarebbe quindi un colpo estremamente grave portato all&rsquo;economia svizzera e avrebbe presto o tardi per conseguenza inevitabile un aumento dell&rsquo;imposizione fiscale. L&rsquo;economia sarebbe toccata globalmente e, con lei, tutta la popolazione, in ragione dell&rsquo;aggravio generale del carico fiscale e della soppressione di impieghi. Questa eccessiva fiscalit&agrave; colpirebbe in particolare le imprese familiari, piccole e medie, che costituiscono la spina dorsale dell&rsquo;economia svizzera. Un&rsquo;accettazione di questa iniziativa ostacolerebbe gravemente il trasferimento delle imprese alle generazioni seguenti. Gi&agrave; oggi regna una grande insicurezza negli ambienti economici dal deposito di questa iniziativa. In pratica, questo progetto esercita gi&agrave; da ora i suoi effetti negativi sulla piazza economica svizzera.  <br />
<br />
Questa iniziativa costituisce un pericolo estremamente grave per l&rsquo;impiego e per le entrate fiscali. Questa minaccia deve essere eliminata il pi&ugrave; rapidamente possibile. <br />
<br />
<b>Noi preghiamo perci&ograve; il Consiglio federale di trattare il pi&ugrave; rapidamente possibile questa iniziativa e di sottoporla nei prossimi mesi al Parlamento federale senza opporle controprogetti. Bisogna che le cittadine e i cittadini possano votare su questa iniziativa ancora quest&rsquo;anno, o al pi&ugrave; tardi l&rsquo;anno prossimo. Si ristabilir&agrave; cos&igrave; la sicurezza del diritto e si eviter&agrave; che questo progetto nocivo faccia troppi danni. </b><br />
<br />
Distinti saluti,</p>
<p style="text-align: justify;"><b><i>Toni Brunner,					<br />
Consigliere nazionale<br />
Presidente del partito	<br type="_moz" />
</i></b></p>
<p style="text-align: justify;"><b><i>Adrian Amstutz,<br />
Consigliere nazionale,<br />
Presidente del gruppo parlamentare	</i></b><br />
&nbsp;</p>]]>
			</description>
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				UDC Svizzera
			</category>
			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[LâUDC esige sufficienti mezzi per una difesa nazionale credibile]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;"><b>Il gruppo parlamentare UDC ha esaminato oggi gli oggetti rimanenti della sessione primaverile in corso alle Camere federali. Esso sostiene in particolare la mozione della Commissione di politica di sicurezza del Consiglio nazionale, che fissa il tetto delle spese per l&rsquo;esercito a 5 miliardi di franchi, conformemente alle precedenti decisioni del Parlamento. Inoltre, i parlamentari UDC sostengono l&rsquo;iniziativa popolare che impedisce ai pedofili di lavorare con i fanciulli.</b></p>
<p style="text-align: justify;">Le spese annuali per la difesa nazionale sono diminuite dagli oltre 6 miliardi di franchi del 1990 ai circa 4,4 miliardi di oggi (-20%). Durante lo stesso periodo, la totalit&agrave; delle spese della Confederazione &egrave; pi&ugrave; che raddoppiata. Un tetto di spesa di 5 miliardi di franchi come approvato dal Parlamento nel rapporto 2010 sull&rsquo;esercito &egrave; indispensabile per garantire una difesa nazionale credibile. L&rsquo;effettivo dell&rsquo;esercito deve essere mantenuto ad almeno 100'000 uomini e gli aerei da combattimento Tiger, oggi ormai obsoleti, devono essere sostituiti. &Egrave; inaccettabile, agli occhi dell&rsquo;UDC, che il Consiglio federale rifiuti di applicare la decisione presa dal Parlamento nel rapporto 2010 sull&rsquo;esercito, ossia di dare a quest&rsquo;ultimo i mezzi di cui ha bisogno. &Egrave; tempo che il Parlamento richiami il governo all&rsquo;ordine.</p>
<p style="text-align: justify;">L'iniziativa &quot;Affinch&eacute; i pedofili non lavorino pi&ugrave; con fanciulli&quot; esige che chiunque sia stato condannato per aver attentato all&rsquo;integrit&agrave; sessuale di fanciulli o di persone dipendenti, perda il diritto di esercitare un&rsquo;attivit&agrave; professionale o di benevolato con dei minorenni o con persone dipendenti. Il gruppo parlamentare UDC sostiene questa iniziativa popolare e respinge il controprogetto indiretto.</p>
<p style="text-align: justify;"><i><b>Unione democratica di centro</b></i></p>]]>
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				UDC Svizzera
			</category>
			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[I cantoni â i garanti del federalismo]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;"><b>Il rifiuto dell&rsquo;articolo sulla famiglia da parte della maggioranza dei cantoni &egrave; un chiaro segnale contro le tendenze centralizzatrici della sinistra che si sono manifestate in numerosi settori politici, dalla politica familiare alla promozione della cultura, passando dalla politica della salute. L&rsquo;autonomia dei cantoni e dei comuni &egrave; costantemente minata dalla Confederazione. Il risultato della recente votazione sanziona anche una politica sempre pi&ugrave; lontana dai cittadini, onerosa ed elitaria. Il NO dei cantoni alemanni all&rsquo;articolo sulla famiglia &egrave; un S&Igrave; al federalismo e all&rsquo;autonomia di cantoni e comuni. L&rsquo;equilibrio fra cantoni grandi e piccoli &egrave; un principio essenziale che fa la forza del nostro paese. &Egrave; una sicurezza contro il centralismo che era gi&agrave; stata introdotta nella Costituzione federale del 1848.</b></p>
<p style="text-align: justify;">Il rifiuto dell&rsquo;articolo sulla famiglia da parte della maggioranza dei cantoni rafforza la libert&agrave; e la responsabilit&agrave; individuale delle famiglie. Dimostra anche l&rsquo;opposizione dei contribuenti a una nuova estensione dello Stato sociale secondo il principio dell&rsquo;annaffiatoio e a spese delle generazioni future. Perch&eacute; un contribuendo appenzellese dovrebbe pagare per degli asili infantili a Ginevra? Se il canton Ginevra vuole sovvenzionare un aumento del numero di posti negli asili-nido, pu&ograve; farlo senza chiedere l&rsquo;avallo della Confederazione. &Egrave; giusto cos&igrave; ed &egrave; conforme alla struttura federalista del nostro Stato.<br />
<br />
La responsabilit&agrave; individuale resta un principio eminentemente svizzero. Ci&ograve; che l&rsquo;individuo non pu&ograve; regolare, sar&agrave; assunto dal comune, e se il comune non ce la fa, subentrer&agrave; il cantone. Nei settori nei quali la Confederazione &egrave; indispensabile, bisogner&agrave; adottare un articolo costituzionale seguito da una regolamentazione legislativa. La maggioranza dei cantoni si sono battuti con successo contro questa soppressione di loro competenze. Un&rsquo;applicazione, di fatto, del principio federalista.<br />
<br />
La decisione del sovrano elvetico non impedisce il quotidiano scandalistico &ldquo;Blick&rdquo; di proseguire sfacciatamente la sua campagna per l&rsquo;articolo sulla famiglia e contro l&rsquo;UDC. Esso offre una piattaforma a Christian Darbellay, gran perdente di questo scrutinio, che rifiuta d&rsquo;ammettere la sua sconfitta, in particolare nei cantoni che sono tradizionalmente delle piazzeforti PPD, ma che non hanno voluto che la Berna federale imponga il suo modello favorito. Questo politico continua ad affermare che mancano 50'000 posti in asili-nido in Svizzera, tacendo accuratamente, &egrave; ovvio, che si tratta di asili fortemente sovvenzionati dallo Stato. Quando degli asili-nido statalizzati offrono dei posti a prezzi da dumping grazie alle sovvenzioni, &egrave; chiaro che la domanda sar&agrave; forte, mentre che gli asili-nido privati avranno dei posti liberi. E, naturalmente, il signor Darbellay non dice parola dei costi enormi di questa operazione per i contribuenti. Per l&rsquo;ennesima volta disegna la figura di una donna ben formata &ndash; il &ldquo;Blick&rdquo; d&agrave; oggi l&rsquo;esempio di una donna medico &ndash; affermando perentoriamente che &egrave; assolutamente impossibile che questa donna rimanga a casa. Il problema &egrave; che delle donne medico come quella descritta non ne esistono in Svizzera. Bisogna quindi chiedersi quale sia il vero obiettivo della retorica del signor Darbellay: lui e il suo partito, il PPD, ritengono forse che queste donne debbano essere obbligate a lavorare perch&eacute; i loro studi sono costati cari alla collettivit&agrave;? <br />
<br />
L&rsquo;esito della votazione del 3 marzo 2013 ha pure evidenziato il malessere dei cantoni di fronte all&rsquo;estensione costante dello Stato sociale. Osservando l&rsquo;Unione europea, nella quale si promettono alle cittadine e ai cittadini mari e monti a costo zero, &egrave; importante che ci interroghiamo sempre sul costo reale di queste promesse. Battiamoci per la salvaguardia del nostro Stato sociale ben organizzato, come pure per la responsabilit&agrave; individuale e per lo spirito d&rsquo;iniziativa delle cittadine e dei cittadini. Ecco il credo dell&rsquo;UDC. La responsabilit&agrave; individuale e la libert&agrave; devono essere rafforzate affinch&eacute; possiamo continuare a finanziare il nostro Stato sociale senza lasciare degli enormi debiti alle future generazioni. <br />
<br />
<b>L'UDC vincitrice delle elezioni del fine settimana</b></p>
<p style="text-align: justify;">L'UDC esce chiaramente vincente dalle elezioni cantonali che hanno avuto luogo il 3 marzo 2013. I cantoni Soletta e Vallese hanno rinnovato i loro legislativi e i loro esecutivi cantonali. Delle elezioni esecutive complementari hanno avuto luogo nei cantoni di Basilea-Campagna e di Appenzello esterno. Nei due cantoni nessun candidato ha ottenuto la maggioranza assoluta.<br />
<br />
<b>Canton Vallese</b></p>
<p style="text-align: justify;">Per la prima volta nella storia del Vallese, il PPD e il PCS perdono la maggioranza dei seggi. Essi dispongono ora di 61 (-7) dei 130 seggi del Gran Consiglio. L&rsquo;UDC ne guadagna 9 e raggiunge cos&igrave; i 21 mandati. Il campo della sinistra perde 2 seggi e cade a 20. Il consigliere nazionale Oskar Freysinger ha ottenuto di gran lunga il miglior risultato di tutti i candidati in questo primo turno di elezioni del Consiglio di Stato, sorpassando perfino i consiglieri di Stato uscenti. Nessun candidato ha tuttavia ottenuto la maggioranza assoluta. Nell&rsquo;Alto Vallese l&rsquo;UDC guadagna un seggio a scapito del PLR. <br />
<br />
<b>Elezione del Gran Consiglio vallesano</b></p>
<table width="555" cellspacing="1" cellpadding="1" border="0">
    <tbody>
        <tr>
            <td><b>Partito	</b></td>
            <td><b>Seggi 2009</b></td>
            <td><b>	Seggi 2013</b></td>
            <td><b>	+/-</b></td>
        </tr>
        <tr>
            <td><b>PPD/PCS	</b></td>
            <td>68</td>
            <td>61</td>
            <td>-7</td>
        </tr>
        <tr>
            <td><b>PLR	</b></td>
            <td>28</td>
            <td>28</td>
            <td>0</td>
        </tr>
        <tr>
            <td><b>UDC	</b></td>
            <td>12</td>
            <td>21</td>
            <td>+9</td>
        </tr>
        <tr>
            <td><b>PS/Verdi </b></td>
            <td>22</td>
            <td>20</td>
            <td>-2</td>
        </tr>
    </tbody>
</table>
<p style="text-align: justify;"><br />
<b><br />
Canton Soletta</b></p>
<p style="text-align: justify;">Ottenendo una quota di suffragi del 20,2% (+0,8%), l&rsquo;UDC diventa il secondo partito del canton Soletta. Essa supera per la prima volta il PPD e il PS. I perdenti sono il PLR (-2%; ora al 24,8%), il PS (-1,6%; 19,1%) e il PPD (-2,4%; 18,4%).   <br />
<br />
<b>Elezione del Gran Consiglio solettese</b></p>
<table width="555" cellspacing="1" cellpadding="1" border="0">
    <tbody>
        <tr>
            <td><b>Partito</b></td>
            <td><b>2009</b></td>
            <td><b>2013	</b></td>
            <td><b>+/-	 	</b></td>
            <td><b>No. Di seggi	</b></td>
            <td><b>2009	</b></td>
            <td><b>2013</b></td>
            <td><b>	+/-</b></td>
        </tr>
        <tr>
            <td><b>PLR</b></td>
            <td>26.8%</td>
            <td>24.8%</td>
            <td>&nbsp;-2.0%</td>
            <td><b>PLR	</b></td>
            <td>27</td>
            <td>26</td>
            <td>&nbsp;-1</td>
        </tr>
        <tr>
            <td><b>PS</b></td>
            <td>20.7%</td>
            <td>19.1%</td>
            <td>&nbsp;-1.6%</td>
            <td><b>PS	</b></td>
            <td>21</td>
            <td>19</td>
            <td>&nbsp;-2</td>
        </tr>
        <tr>
            <td><b>PPD</b></td>
            <td>20.8%</td>
            <td>18.4%</td>
            <td>&nbsp;-2.4%</td>
            <td><b>PDC	</b></td>
            <td>25</td>
            <td>22</td>
            <td>&nbsp;-3</td>
        </tr>
        <tr>
            <td><b>UDC</b></td>
            <td>19.4%</td>
            <td>20.2%</td>
            <td>+0.8%</td>
            <td><b> 	UDC	</b></td>
            <td>18</td>
            <td>19</td>
            <td>+1</td>
        </tr>
    </tbody>
</table>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p><b><i>Silvia B&auml;r, vicesegretaria generale UDC Svizzera</i></b></p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>]]>
			</description>
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			<category domain="http://www.udc-ti.ch">
				UDC Svizzera
			</category>
			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[ Il verde Ã¨ anche quello dellâagricoltura]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;">Puo&rsquo; sembrare strano in questi giorni di notizie riguardanti soprattutto la Germania, dove si sente parlare di false dichiarazioni, (scandalo della carne di cavallo dichiarata come carne di manzo), di uova con bollino BIO provenienti da galline che un filo d&rsquo;erba non lo hanno mai visto, di latte prodotto da mucche nutrite con mais contaminato, arrivare a una realt&agrave; come quella del Mendrisiotto.</p>
<p style="text-align: justify;">Fino ad oggi abbiamo avuto fortuna, oppure qualche ragione c&rsquo;&egrave; se abbiamo un&rsquo;ottima qualit&agrave; nei prodotti che vediamo in vendita nei nostri negozi? Vorrei ricordare, quale candidato UDC, che le radici di questo partito sono quelle del Partito Agrario Ticinese fondato il 19.12.1920 da persone che avevano saputo amalgamare i valori del cristianesimo e del liberalismo. Dunque il &ldquo;Verde&rdquo; pi&ugrave; vicino alla terra che esista. &Egrave; storia di un partito che in Svizzera ha messo sulla propria bandiera i valori della classe media, dei piccoli commercianti &ldquo;Gewerbe&rdquo; e dei cittadini &ldquo;B&uuml;rger&rdquo;.</p>
<p style="text-align: justify;">&Egrave; l&rsquo;origine che ha portato alla resistenza, contro tutti gli altri partiti, all&rsquo;entrata nell&rsquo;Unione Europea (votazione sullo Spazio Economico Europeo). In Ticino fondamentale &egrave; stato il contributo della Lega dei Ticinesi. Resistenza oggi vista come una delle decisioni politiche pi&ugrave; positive per la Svizzera. Di questa decisione approfitta anche il Mendrisiotto, e al mercato del mercoled&igrave;, prodotti locali di grande qualit&agrave; possono trovare estimatori (ne meriterebbero di pi&ugrave;, per il bene di tutti), siano essi frutta e verdura, oppure formaggi, salumi e altre specialit&agrave;.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel Mendrisiotto sono attivi artigiani di grandi capacit&agrave;, viticoltori che sanno realizzare vini di qualit&agrave; eccelsa, autentici gioielli a prezzi pi&ugrave; che accessibili. Autenticit&agrave; garantita da chi ci mette il proprio nome e la propria faccia, qui, a un tiro di sasso, non in Australia o in altri posti irraggiungibili nel caso di scoperta di una frode. Il Mendrisiotto soffre piuttosto le conseguenze di qualche discutibile concessione a senso unico, ne soffre in termini di traffico, di inquinamento e di salari spinti verso il basso.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci si pu&ograve; pure chiedere se, com&rsquo;era stato promesso, gli accordi di Schengen (respinti in Ticino e che oggi costano circa 10 volte di pi&ugrave; di quanto era stato dichiarato) hanno davvero migliorato la sicurezza. Chi li ha voluti? Gli accordi bilaterali, cos&igrave; come sono, davvero favoriscono, il &ldquo;piccolo&rdquo; commercio e l&rsquo;imprenditoria locale? Quel &ldquo;piccolo&rdquo; che rappresenta circa il 90% dei posti di lavoro?</p>
<p style="text-align: justify;">La qualit&agrave; ha un prezzo, il non voler capire questo semplice principio, porta all&rsquo;erosione di qualit&agrave; (vedi www.agricoltura.ch), un&rsquo;erosione che si diffonde poi sempre di pi&ugrave;, fino allo scandalo della carne di cavallo venduta come carne di manzo. La corsa al prezzo pi&ugrave; basso porta con il tempo all&rsquo;abbandono del produttore locale, che &egrave; quello che ti offre la migliore carne ad un giusto prezzo, assolutamente in linea o anche inferiore a quelli della grande distribuzione. Carne proveniente da animali trattati secondo criteri di rispetto e controllati con seriet&agrave;.</p>
<p style="text-align: justify;">Vogliamo un prezzo sempre pi&ugrave; basso? Pensiamoci, dopotutto ne va della nostra salute. Non &egrave; meglio un prezzo giusto, ragionevole, che permetta all&rsquo;artigiano di offrire un posto di lavoro in pi&ugrave;, piuttosto che uno in meno? Mi sento verde, mi sento vicino all&rsquo;anima agraria dell&rsquo;UDC, il verde autentico, e l&rsquo;odore di terra dopo la pioggia mi fanno sentire vivo. L&rsquo;odore di officina, di atelier mi fanno apprezzare gente con i piedi per terra.</p>
<p style="text-align: justify;">Per me la piccola impresa merita di essere sostenuta con convinzione, anche, e proprio nel &ldquo;piccolo&rdquo; di una citt&agrave; come Mendrisio. Di farlo lo dicono tutti. Farlo con quel pizzico di convinzione in pi&ugrave; &egrave; quello mi piacerebbe.</p>
<p style="text-align: justify;"><b><i>Nadir Sutter<br />
Candidato UDC al Consiglio Comunale di Mendrisio </i></b></p>]]>
			</description>
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			<category domain="http://www.udc-ti.ch">
				Distretti
			</category>
			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[Ora delle domande - Expo 2015: quale posizione intende prendere il Consiglio federale?]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify">Il quadro politico uscito dalle recenti elezioni italiane &egrave; tutt'altro che semplice e la formazione di un governo per nulla scontata. Data la situazione economica, la priorit&agrave; non sar&agrave; in ogni caso data ad Expo 2015, la cui organizzazione non avanza. Alcuni cantoni dovranno prendere una decisione in merito.</p>
<p style="text-align: justify">Chiedo al Consiglio federale:<br />
Visti i nuovi eventi, quale posizione intende prendere il Consiglio federale per tutelarsi da sorprese negative, anche nei confronti dei cantoni interessati?</p>
<p style="text-align: justify"><i><b>Pierre Rusconi<br />
Consigliere nazionale UDC Ticino</b></i></p>]]>
			</description>
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			<category domain="http://www.udc-ti.ch">
				UDC Ticino
			</category>
			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[Editoriale Il Paese - Non sono un âuregiattâ!]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;">Recentemente sono stato all&rsquo;incontro della cittadinanza di Bedretto con le proprie autorit&agrave; comunali e con quelle di Airolo, per discutere dell&rsquo;insediamento di richiedenti l&rsquo;asilo che la Confederazione ha ventilato di voler collocare nelle strutture ex-militari di All&rsquo;acqua e del Lago della sella. <br />
Chiariamo una cosa: dovunque si vogliano insediare questi asilanti, la popolazione locale insorge. A giusta ragione, perch&eacute; i richiedenti l&rsquo;asilo, fra virgolette &ldquo;buoni&rdquo;, quelli che non danno problemi, sono qui magari con la famiglia e, perch&eacute; no, sono magari realmente fuggiti da una persecuzione nel proprio paese, vengono piazzati in appartamenti o in alberghi senza chiedere niente ad alcuno e, proprio perch&eacute; non problematici, raggiungono un ragionevole grado di pacifica convivenza con il vicinato autoctono che non &egrave; per nulla razzista e xenofobo come qualcuno taccia di essere chiunque esterni delle peraltro pi&ugrave; che ragionevoli preoccupazioni in questo settore. No, sono generalmente quelli &ldquo;problematici&rdquo;, &ldquo;recalcitranti&rdquo;, del cui comportamento riporta regolarmente la stampa riferendosi al centro d&rsquo;accoglienza di Chiasso.<br />
Li volevano mettere a Losone &ndash; e io stesso sono stato in prima linea per esprimere il dissenso della popolazione locale con una petizione che ha raccolto oltre 6'000 firme in poco pi&ugrave; di un mese &ndash; hanno proposto Monteggio, e anche l&igrave; autorit&agrave; e popolazione si sono date da fare per far conoscere il loro disaccordo a Berna, adesso &egrave; la volta dell&rsquo;alta Leventina e della Val Bedretto, dove si assiste all&rsquo;identica reazione.<br />
La tesi &egrave; sempre la stessa: non abbiamo nulla contro gli asilanti &ndash; dicono (molti pi&ugrave; per paura di passare per razzisti che per convinzione) &ndash; ma non l&igrave;, laddove con &ldquo;l&igrave;&rdquo;, naturalmente, s&rsquo;intende sulla porta della propria casa. Ma anche per il loro bene &ndash; aggiungono i pi&ugrave; &ldquo;uregiatt&rdquo; - le strutture militari non sono rispettose della dignit&agrave; di essere umano di questi che, in fondo, sono persone come noi.<br />
Permettetemi due riflessioni: primo, saranno anche &ldquo;persone come noi&rdquo;, ma allora come mai noi non ci comportiamo come loro, gi&agrave; in casa nostra, ma tanto meno quando andiamo all&rsquo;estero dove generalmente ci adeguiamo alle usanze locali guardandoci bene di abusare dell&rsquo;ospitalit&agrave;? Secondo, fatemi capire: le nostre strutture militari sono del tutto rispettose della dignit&agrave; dei nostri soldati svizzeri, e sarebbero invece improponibili per un soggiorno provvisorio di persone che &ndash; a detta loro &ndash; fuggono da un paese dove li attendono torture, persecuzioni e morte? Verrebbe provocatoriamente da dire: facciamoli tutti svizzeri e arruoliamoli nell&rsquo;esercito, cos&igrave; le strutture ne rispetteranno la dignit&agrave; di soldati elvetici!<br />
Di me si potr&agrave; dire di tutto, ma non accetter&ograve; mai l&rsquo;etichetta di ipocrita. Non sono un &ldquo;uregiatt&rdquo; &ndash; per indole e atteggiamento, senza riferimento a uno specifico partito politico &ndash; e dico che di asilanti in Ticino non ne voglio pi&ugrave;, ne abbiamo gi&agrave; abbastanza sparsi su tutto il territorio in alberghi e appartamenti, il Ticino &ldquo;ha gi&agrave; dato!&rdquo;. Questo dobbiamo avere il coraggio di dire, non cercare giustificazioni politicamente corrette perch&eacute; altrimenti &ldquo;chiss&agrave; cosa pensa la gente&rdquo;.<br />
Il problema deve essere risolto a monte, a livello federale, non cercando strutture dove mettere i richiedenti l&rsquo;asilo che, sempre di pi&ugrave;, stanno diventando di carattere economico &ndash; spesso anche criminale &ndash; invece che politico (unica categoria quest&rsquo;ultima che d&agrave; diritto all&rsquo;asilo), bens&igrave; dimezzandone il numero con un&rsquo;applicazione pi&ugrave; rigorosa della legge e, se necessario, inasprendola. <br />
Mi sono sempre chiesto come faccia la Svizzera a prendere in considerazione certi richiedenti. Uno che fugge da un paese nel quale &egrave; perseguitato o c&rsquo;&egrave; una guerra civile o semplicemente si muore di fame, dovrebbe fuggire nello Stato pi&ugrave; vicino chiedendo l&rsquo;asilo l&igrave;. Invece no, intraprende un viaggio lunghissimo, a volte in aereo, per arrivare in Europa prima e in Svizzera poi, senza i documenti per impedire il suo rimpatrio. E mentre noi, sempre primi della classe, ci impantaniamo in procedure che durano due o tre anni &ndash; e che altri Stati altrettanto civili quali l&rsquo;Olanda risolvono in due/quattro settimane &ndash; questi si ubriacano, molestano le passanti, orinano sui muri della Chiesa, quando non si macchiano di reati ben pi&ugrave; gravi quali lo spaccio di droga o gli atti di violenza. Sono pienamente d&rsquo;accordo quando mi si dice che non sono tutti cos&igrave; e che non bisogna fare di ogni erba un fascio, ma coloro che parlano cos&igrave; non si rendono conto che stanno facendo loro stessi di ogni erba un fascio al contrario, cio&egrave; considerandoli tutti buoni? Quelli che si comportano bene &ndash; e ce ne sono, per carit&agrave; &ndash; non hanno nulla da temere, ma quelli che delinquono devono poterlo fare al massimo una volta sola. Il fatto di essere qui ospiti, addirittura in attesa d&rsquo;asilo, deve essere considerato un&rsquo;aggravante, e non di poco conto, del reato stesso. <br />
Ma per tornare al problema degli asilanti, a Bedretto ho detto &ndash; attirandomi le ire del giornalista de La Regione che ha definito la mia frase &ldquo;al limite del razzismo&rdquo;: &ldquo;Credevo che gli asilanti fossero come le scorie radioattive, ossia tutti sanno che bisogna metterle da qualche parte ma nessuno le vuole vicino a casa sua. Ma ultimamente mi sono dovuto ricredere. Infatti, se poniamo al cittadino la domanda a sapere se fra i due mali preferisca avere vicino a casa gli asilanti o le scorie radioattive, questo opter&agrave; per la seconda alternativa.&rdquo;<br />
E sono convinto di questo. In passato abbiamo avuto gli Ungheresi, i Cecoslovacchi, i Cileni, i Vietnamiti, tutta gente che scappava davvero dalle persecuzioni e che nella maggior parte non ha fatto fatica a integrarsi completamente, vivendo qui ormai da trenta, quaranta o cinquant&rsquo;anni lavorando &ndash; una volta ottenuto lo statuto di rifugiato - per mantenere la propria famiglia. Ma quanti sono di questa tempra fra i richiedenti l&rsquo;asilo di oggi? La differenza sta in quella parolina della frase precedente: &ldquo;lavorando&rdquo;. Troppi fra gli asilanti di oggi non sono qui con la prospettiva di lavorare una volta al sicuro dalle persecuzioni, bens&igrave; per vivere alle spalle di una societ&agrave; la cui generosit&agrave; si &egrave; nel tempo trasformata in dabbenaggine, i cui echi sono arrivati nei pi&ugrave; lontani anfratti in cui &egrave; stata installata un&rsquo;antenna satellitare.<br />
E noi dobbiamo avere il coraggio di dire che non li vogliamo, senza cercare di abbellire ipocritamente la nostra posizione con affermazioni politicamente corrette ma fondamentalmente false.</p>
<p style="text-align: justify;"><b><i>Eros N. Mellini</i></b><br />
&nbsp;</p>]]>
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				UDC Ticino
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			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
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			<title>
				<![CDATA[Elezioni in Vallese - Complimenti e auguri Oskar!]]>
			</title>
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				<![CDATA[<p style="text-align: justify;">Oskar Freysinger ha spopolato nel primo turno delle elezioni del Consiglio di Stato vallesano Sebbene nessuno abbia ottenuto la maggioranza assoluta per essere eletto al primo turno, il simpatico consigliere nazionale UDC &egrave; andato ben oltre le aspettative, imponendosi non soltanto all&rsquo;avversario diretto Varone, ma addirittura facendo il miglior risultato in assoluto. Complimenti a Oskar Freysinger e i nostri migliori auguri per il turno di ballottaggio del 17 marzo.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche nel legislativo, l&rsquo;UDC ha registrato un risultato brillantissimo aumentando di 9 unit&agrave; la sua presenza. Per la prossima legislatura disporr&agrave; cos&igrave; di 21 seggi in Gran Consiglio. Alla faccia di chi non perde un&rsquo;occasione per affermare che l&rsquo;UDC &egrave; in perdita di consensi!</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>]]>
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				UDC Ticino
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			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
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			<title>
				<![CDATA[Menznau: non confondiamo causa ed effetto]]>
			</title>
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				<![CDATA[<p style="text-align: justify;">La sparatoria di Menznau ha fatto parlare tutta la stampa svizzera, spesso anche a sproposito; i titoli dei telegiornali ne sono un ottimo esempio in quanto cercano di attirare l&rsquo;attenzione focalizzando quest&rsquo;ultima su ci&ograve; che fa pi&ugrave; emotivamente effetto. <br />
I media in generale infatti - notoriamente di tendenze sinistroidi - non hanno mancato l'occasione per attribuire la responsabilit&agrave; dell'accaduto al troppo facile possesso di armi da parte dei cittadini svizzeri, come al solito volutamente confondendo causa ed effetto.<br />
Dalla massa di informazioni con cui quotidianamente entrano in contatto infatti, solo alcune vengono fatte emergere in superficie cercando di suscitare nel telespettatore/lettore quella giusta dose di emozioni (oserei dire di pancia) che lo tengano incollato alla notizia in quel momento e nei giorni seguenti.<br />
Sicuramente uno dei temi pi&ugrave; controverso &egrave; quello delle armi; controverso in quanto la sinistra tenta ormai da tempi immemori di smantellare l&rsquo;esercito e, di conseguenza, i valori che sono ancorati nel nostro essere svizzeri, quasi ce ne dovessimo vergognare invece che esserne fieri. <br />
Enfatizzando i tratti della tragedia si riesce a creare nelle persone pi&ugrave; sensibili una repulsione verso l&rsquo;arma, e siccome le notizie quando escono non sono mai complete ma parziali, purtroppo il danno di immagine &egrave; gi&agrave; fatto.<br />
Si cerca dunque da tempo di smantellare pi&ugrave; o meno apertamente l&rsquo;esercito con iniziative di ambienti di sinistra, mentre i media, con questo approccio un po&rsquo; troppo superficiale al fatto, vogliono dimostrare come questo sia l&rsquo;ennesima prova di quanto sia pericoloso possedere armi al proprio focolare.<br />
&Egrave; sempre stata tradizione da parte di noi svizzeri tenerci l&rsquo;arma di servizio a casa, eppure questi episodi vengono fatti apparire come fatti quotidiani, di cui temere per la nostra propria incolumit&agrave;.<br />
Nessuno di noi vuole negare la gravit&agrave; dell&rsquo;episodio tuttavia, se ben si guarda, il problema sta a monte: infatti non sta nella detenzione dell&rsquo;arma &ndash; tra l&rsquo;altro si lasci&ograve; sottintendere che fosse l&rsquo;arma d&rsquo;ordinanza dell&rsquo;esercito quand&rsquo;era invece una Sphinx - quanto nell&rsquo;ormai triste prassi amministrativa delle naturalizzazioni.<br />
I cittadini svizzeri, sia uomini che donne, hanno infatti creato un corretto rapporto con l&rsquo;arma, anche grazie alla nostra tradizione di tenerci l&rsquo;arma d&rsquo;ordinanza presso il nostro domicilio ben consapevoli dell&rsquo;importanza di custodire un oggetto che protegge la patria e la popolazione in caso di guerra.<br />
Naturalizzare uno straniero dunque non dovrebbe essere cosa da poco, ma lo sta diventando, con il rischio appunto che (a volte) la loro provenienza li pu&ograve; fare &ldquo;importare&rdquo; anche usanze ormai arcaiche, come la &ldquo;difesa dell&rsquo;onore&rdquo; oppure il &ldquo;regolamento di conti&rdquo; con l&rsquo;arma da fuoco. <br />
Salvo il fatto del casellario giudiziale sporco, raccogliendo i documenti che per legge vengono richiesti, pi&ugrave; qualche lettera da parte del datore di lavoro, di qualche amico e di conoscenti, che sostengono la riuscita integrazione del soggetto, tutti possono oggi facilmente brandire tra le proprie mani quell&rsquo;ormai divenuto un &ldquo;pezzo di carta&rdquo; rosso con al centro una croce bianca: il passaporto svizzero.<br />
S&igrave;, pezzo di carta, perch&eacute; ormai quello &egrave; diventato, null&rsquo;altro che un documento qualsiasi da richiedere, da riporre nel cassetto della scrivania ed esibirlo non con orgoglio e senso di appartenenza, ma solo quando serve; ad esempio per esser sicuri di non esser rimandati al proprio paese d&rsquo;origine nel caso di qualche &ldquo;marachella&rdquo;.<br />
Peccato che qui molte persone innocenti, che erano in mensa durante la pausa lavoro abbiano perso la vita, eppure le avvisaglie che qualcosa non andava c&rsquo;erano tutte; infatti un suo collega sostiene che da diverso tempo parlasse e si rispondesse da solo.<br />
Proprio la sinistra che si indigna di fronte a questi fatti, che fa leva sull&rsquo;arma usata, dovrebbe fare qualche riflessione sulle naturalizzazioni facilitate di gente formalmente, ma non realmente integrata, che poi in barba a qualsiasi nostra legge fa ci&ograve; che vuole.<br />
Chi ci va di mezzo per&ograve; &egrave; sempre l&rsquo;arma e tutti i cittadini onesti, mentalmente sani, mai chi ha commesso il fatto; si carica un oggetto di un potere che non ha, se non c&rsquo;&egrave; qualcuno che preme il grilletto.<br />
Permettetemi dunque un&rsquo;amara riflessione in quanto donna e in rapporto ai media: si enfatizzano sempre atti criminosi perpetrati con l&rsquo;arma, perch&eacute; mai invece non si da altrettanto risalto alle donne che periscono sotto le botte a mani nude del marito/compagno/padre? <br />
&Egrave; ancora un argomento tab&ugrave;, un argomento con cui ogni giorno delle donne (e a volte anche uomini) si trovano confrontate, un&rsquo;agonia fatta di ricatti, minacce, schiaffi e botte che, come culmine. hanno a volte la morte della vittima, ma di questi fatti non si viene mai a sapere nulla&hellip; forse perch&eacute; fanno meno notizia?</p>
<p style="text-align: justify;"><b><i>Lara Filippini<br />
Deputata UDC in Gran Consiglio</i></b><br />
&nbsp;</p>]]>
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			<category domain="http://www.udc-ti.ch">
				UDC Ticino
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			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[Poteva andare meglio (ma anche peggio)!]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;"><b>Votazioni del 3 marzo 2013</b></p>
<p style="text-align: justify;">(enm) S&igrave;, l&rsquo;UDC non pu&ograve; dichiararsi soddisfatta dell&rsquo;esito delle votazioni del 3 marzo 2013. Sebbene abbia vinto su uno degli oggetti in votazione, gli altri lasciano l&rsquo;amaro in bocca soprattutto perch&eacute;, per quanto riguarda la revisione della LPT, abbiamo perso un&rsquo;occasione per porre un freno alla pericolosa tendenza accentratrice della Berna federale, le cui decisioni corrodono vieppi&ugrave; il nostro federalismo.</p>
<p style="text-align: justify;"><b>Iniziativa Minder: un risultato scontato</b><br />
Su questo tema non c&rsquo;&egrave; nulla da recriminare, se non l&rsquo;assurdit&agrave; di un sistema che non permette &ndash; almeno stando a quanto mi &egrave; stato spiegato &ndash; di mettere in votazione popolare contemporaneamente un&rsquo;iniziativa e il suo controprogetto, se questi non sono sullo stesso livello giuridico. Cos&igrave;, trattandosi di un&rsquo;iniziativa di livello costituzionale, mentre il controprogetto agiva a livello di legge, si sarebbe dovuto votare NO all&rsquo;iniziativa (che nella fattispecie godeva di ampio consenso) per dire tacitamente S&Igrave; al controprogetto. Basta e avanza per mettere in sospetto il cittadino votante cui le cose poco chiare fan subito pensare &ndash; purtroppo a volte con ragione &ndash; che lo si voglia menare per il naso. Se poi occorreva qualche punto percentuale in pi&ugrave; a favore dell&rsquo;iniziativa, ci ha pensato l&rsquo;ultima vicenda Vasella a procurarglielo: mi danno i 70 milioni, li prendo, non li prendo, li prendo ma li d&ograve; in beneficenza&hellip; il tutto a dieci giorni dalla votazione, complimenti! <br />
Ma verosimilmente sarebbe passata lo stesso, lo si sentiva nell&rsquo;aria. Per cui non ci facevamo alcuna illusione.</p>
<p style="text-align: justify;"><b>Revisione della LPT: un&rsquo;altra fetta di federalismo che se ne va</b><br />
Fra le obiezioni puntuali che ci facevano optare per il NO, c&rsquo;era quella della pericolosa tendenza della Berna federale ad accentrare su di s&eacute; competenze che, in uno stato federalista per antonomasia quale la Svizzera, sono compiti caratteristici dei cantoni, rispettivamente dei comuni. &Egrave; preoccupante il fatto che l&rsquo;elettorato di oggi sembra avere pi&ugrave; fiducia nelle autorit&agrave; federali che in quelle cantonali, nonostante che le pecche pi&ugrave; gravi della nostra politica &ndash; per intenderci gli accordi bilaterali con la sciagurata libera circolazione delle persone i cui effetti funesti sono sotto gli occhi di tutti &ndash; siano state opera della Berna federale, ai cantoni e ai comuni sono andate solo le conseguenze pi&ugrave; nocive. In Ticino, un effetto simile a quello che avremo con questa revisione di legge, lo abbiamo avuto con la faccenda dei rustici. O ci si &egrave; gi&agrave; dimenticati che, con una decisione presa a tavolino senza conoscere la realt&agrave; locale, Berna aveva deciso di farci abbattere oltre 11'000 rustici, cifra ridotta a circa 1'500 grazie agli sforzi dell&rsquo;autorit&agrave; cantonale e che si cerca di ridurre ulteriormente? Eppure, l&rsquo;impressione che si ha parlando con certa gente &egrave; che &ldquo;ben venga Berna a mettere in ordine le cose&rdquo; &ndash; anche quando poi sono ben lungi dall&rsquo;essere in disordine. Ma tant&rsquo;&egrave;, i cittadini hanno votato e non ci resta che aspettare le conseguenze, sperando di non dover dire un giorno &ldquo;noi ve l&rsquo;avevamo detto&rdquo;.</p>
<p style="text-align: justify;"><b>Articolo costituzionale sulla famiglia</b><br />
Finalmente una buona notizia per l&rsquo;UDC che si era prodigata enormemente per far s&igrave; che questo ulteriore furto di federalismo, con l&rsquo;aggravante dell&rsquo;ingerenza dello Stato nella sfera privata, fosse respinto. A nostro avviso, se l&rsquo;articolo &egrave; stato respinto con la sola maggioranza dei cantoni (ma basta e avanza), la differenza l&rsquo;ha fatta l&rsquo;opuscolo &ldquo;Edizione straordinaria&rdquo; (in tedesco &ldquo;Extrablatt&rdquo;) inviato proprio dall&rsquo;UDC a tutte le famiglie della Svizzera. <br />
Almeno su questo punto, i cantoni sono riusciti a porre un freno non soltanto alla tendenza vieppi&ugrave; accentratrice di Berna, ma anche alla deriva costituita da una mentalit&agrave; sempre pi&ugrave; parassitaria e delegante allo Stato compiti che dovrebbero essere coperti dalla responsabilit&agrave; individuale.</p>
<p style="text-align: justify;"><b>In Ticino gli sgravi fiscali della Lega&hellip;</b><br />
Fortunatamente i Ticinesi non si sono lasciati affascinare dagli ingannevoli canti delle sirene leghiste e hanno detto no a degli sgravi fiscali eccessivi che, in questo particolarmente delicato momento congiunturale, avrebbero messo in seria difficolt&agrave; i comuni, ancor pi&ugrave; che il cantone. L&rsquo;UDC ticinese guarda ora con interesse all&rsquo;esito dell&rsquo;iter parlamentare della sua iniziativa fiscale che prevede uno sforzo ben pi&ugrave; ragionevole da parte di cantone e comuni.</p>
<p style="text-align: justify;"><b>&hellip; e la legge sulle tutele e sulle curatele</b><br />
I Ticinesi hanno dato ragione al Gran Consiglio, respingendo le opposizioni nate dopo l&rsquo;adozione della legge, quindi quelle s&igrave; ben oltre la &ldquo;zona Cesarini&rdquo; che gli avversari accusavano il Parlamento di aver utilizzato per prendere la decisione. Il problema &egrave; decisamente complesso e non sar&agrave; di certo risolto completamente da questa legge, tuttavia si &egrave; fatto un passo avanti nella giusta direzione. Al Parlamento ora il compito di procedere con i miglioramenti e gli eventuali correttivi che risultassero necessari.</p>
<p style="text-align: justify;"><b><i>UDC Ticino</i></b><br />
&nbsp;</p>]]>
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				UDC Ticino
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			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
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				<item>
			<title>
				<![CDATA[6 dicembre 1992: 20 anni dopo  (3a parte)]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;">Nel mondo tutto sta cambiando rapidamente. Bodenmann passa in rapida rassegna le sconfitte nostre e soprattutto del CF, costretto dagli USA ad azioni illegali in fatto di segreto bancario. Ricorda che adesso Pierin Vincenz (Raiffeisen), Sergio Ermotti (UBS) e Thomas Borer (gi&agrave; ambasciatore a Berlino) chiedono la definitiva e completa abolizione del segreto bancario e passa poi al suo cavallo di battaglia: che si voglia o no verremo inglobati dall&rsquo;UE, che sola ha il potere di decidere. Certo, con i troppi traditori in circolazione (doppiamente traditori: della nostra storia, indipendenza e sovranit&agrave; prima, e della volont&agrave; chiaramente e a pi&ugrave; riprese manifestata dal popolo poi) il rischio che corriamo &egrave; grande. E`gentaglia che per imporre i propri sogni utopici di solidariet&agrave;, fratellanza e vano internazionalismo auspica la dissoluzione della nazione in un coacervo UE tenuto assieme da una montagna di debiti e da una dirigenza elitaria priva di ogni legittimazione democratica. Gli svizzeri che credono al fallimento dell&rsquo;UE e dell&rsquo;euro non possono cambiare la realt&agrave;, afferma il nostro. Il Giappone &egrave; due volte pi&ugrave; indebitato degli stati UE e non crolla (Bodenmann more solito dimentica che se non crolla, da 25 anni neanche riesce a ricominciare a crescere). Gli USA combinano indebitamento eccessivo con un deficit pure eccessivo della bilancia commerciale. L&rsquo;UE non risparmia troppo poco, ma troppo e troppo velocemente. E`questa la causa dell&rsquo;affanno di Grecia e Portogallo. Ma, insiste l&rsquo;insigne tuttologo socialista, le rivolte nel Sud e Mario Draghi sapranno presto ridurre alla ragione una Merkel che preme troppo sul pedale dei risparmi e tutto andr&agrave; a posto. Keynes (padre di tutti gli indebitamenti eccessivi, autore di una teoria economica insensata nella pratica, poich&eacute; non tiene conto della natura umana: chi ha ricevuto dallo stato nel periodo delle vacche magre quando arriva il periodo grasso invece di rimborsare e abbattere il debito continua a pretendere e a sperperare. E`cos&igrave; che cresce il debito sovrano, cresce e ancora cresce, come sta facendo adesso. Tutti ammettono che la crisi &egrave; dovuta al troppo indebitamento, per  risanare hanno tassato e distrutto il ceto medio, ma il debito, pi&ugrave; sovrano che mai, aumenta e incombe, dico io.<br />
Franz Steinegger, da ricordare per il disastro (&ldquo;d&eacute;bacle&rdquo;) finanziario di &ldquo;Expo 2002&rdquo; da lui presieduta, si lamenta in pubblico perch&egrave; il CF negli ultimi l5 anni non ha fatto un passo in avanti sui temi essenziali, neutralit&agrave;, democrazia diretta e federalismo. E come no, se si considera che Micheline Calmy-Rey pot&egrave; assurgere all&rsquo;alta carica solo promettendo ai banchieri privati ginevrini la difesa del segreto bancario? E`comunque un falso problema: la Svizzera pu&ograve; rimanere neutrale anche se entra nell&rsquo;UE. Nessuno, in Europa e nella Nato, muore dalla voglia di pianificare interventi con i nostri strateghi superspecializzati degli stati maggiori. Al massimo si pretender&agrave; un contributo finanziario. Per noi sar&agrave; sempre pi&ugrave; conveniente che &ldquo;avere il migliore esercito del mondo&rdquo; (battuta ironica di Bodenmann riferita ad una battuta di Uli Maurer).<br />
La politica nazionale e internazionale &egrave; la messa a confronto di differenti interessi. Ogni stato UE pu&ograve; agire e reagire come vuole, naturalmente in modo eurocompatibile. Se non fosse vero non ci sarebbe la differenza tra Germania e Grecia. Pi&ugrave; o meno giustizia sociale, ecologia, democrazia diretta, in qualsiasi modo che un cittadino svizzero potrebbe auspicare. Nelle campagne in vista di votazioni si mente fino a piegare le travi, di solito da ambedue le parti. 20 anni fa a raccontar favole si distinsero il Delamuraz di felice memoria, Verena Diener e l&rsquo;inossidabile Blocher, rimasto cocciutamente dello stesso parere (da che pulpito questo giudizio!). Purtroppo nessuno ricorda le loro favole. La Svizzera non &egrave; crollata per il no allo SEE e si &egrave; poi integrata nell&rsquo;UE passo dopo passo, al contrario delle nere previsioni di Delamuraz. Ecologicamente siamo finiti in grave ritardo proprio per colpa dell&rsquo;ecologista Verena Diener (quella del ritardo ecologico &egrave; un&rsquo;altra delle frottole di Bodenmann che piega i fatti secondo i bisogni delle sue strampalate teorie e visioni). Blocher e Schilknecht hanno sbagliato: nell&rsquo;UE i tassi di interesse non sono cresciuti, ma calati. In Germania sono inferiori a quelli della Svizzera. Qui si manifesta chiaramente la cecit&agrave; con conseguente disonest&agrave; di Bodenmann e dei suoi accoliti socialisti, cecit&agrave; che li rende pericolosi e dannosi. I tassi di interesse sono dal pi&ugrave; al meno uguali tra Svizzera e Germania, ma in Grecia? Spagna? Italia? Inoltre Bodenmann omette di dire che in Svizzera i tassi sono &ldquo;naturali&rdquo;, mentre quelli dell&rsquo;UE sono manipolati dalla BCE nel disperato tentativo di mascherare il reale fallimento della Grecia e il rischio di fallimento incombente degli altri stati PIIGS (Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia e Spagna)).</p>
<p style="text-align: justify;">Conclusioni di Bodenmann.</p>
<p style="text-align: justify;">Un sistema politico e mediatico che non confronta i suoi attori con i loro errori pu&ograve; sempre posizionarsi secondo bisogno. Nessuno perde la faccia. Questa elvetica smemorataggine benevola &egrave; un vantaggio di non poco conto del nostro paese (che faccia di bronzo. E non si accorge il buon Bodenmann che le sue considerazioni dovrebbe rivolgerle a s&eacute; stesso prima che ad altri). Il segreto bancario &egrave; in agonia. La via solitaria finir&agrave; allo stesso modo. E nessuno vuol sapere quale sar&agrave; la vita dei confederati nello SEE o nell&rsquo;UE. Questa &egrave; la forza degli svizzeri. Se dobbiamo sappiamo essere pi&ugrave; mobili degli altri. Mai troppo presto, sempre un po&rsquo; tardi. E non vogliamo mai sapere dove ci porta il destino. (continua)</p>
<p style="text-align: justify;"><br />
<b><i>Gianfranco Soldati<br />
Presidente onorario UDC Ticino</i></b></p>]]>
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				UDC Ticino
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			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
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			<title>
				<![CDATA[Oro svizzero: raccolta firme iniziativa per salvarlo]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;">Ai tempi della mia infanzia circolava la voce che l&rsquo;oro della Banca nazionale svizzera (BNS), indispensabile riserva a garanzia del valore e della solidit&agrave; della moneta cartacea era al sicuro in un forte militare (Forte Knox, se ben ricordo, da qualche parte in Arizona o in Colorado, nel deserto dove gli USA hanno poi condotto i loro esperimenti nucleari). Fosse mito o realt&agrave;, tutti erano contenti e tranquilli: quale maggior sicurezza di un deposito pi&ugrave; o meno segreto presso i nostri amici, salvatori e protettori dalle grinfie naziste. Finita la guerra, l&rsquo;Europa, sconfitta malgrado la vittoria parziale, fin&igrave; divisa in due, Est e Ovest. La guerra fredda scoppiata tra USA e il compagno Baffone, padre e salvatore dei popoli, ci obblig&ograve; a pensare che il nostro oro stava bene dove si trovava, visto che con Baffone non c&rsquo;era di che scherzare.<br />
Adesso la situazione geostrategica mondiale &egrave; cambiata. Gli USA non sono pi&ugrave; i nostri amici e men che meno protettori. La potenza ancora egemone lotta disperatamente per conservare il suo potere e per farlo ringhia e tira fuori le unghie. Noi svizzeri lo abbiamo dovuto constatare con gli attacchi alla nostra piazza finanziaria, altri stati hanno pagato e pagano subendo guerre di aggressione, rivolte pseudopopolari e sanzioni economiche con effetti catastrofici: morti innocenti a centinaia di migliaia, distruzioni e disastri economici indescrivibili. Tra le potenze emergenti e concorrenti, al momento solo la Cina sembra avere la massa d&rsquo;urto (popolazione) occorrente, India  e Russia potrebbero avanzar pretese in un prossimo futuro. La conoscenza, pienamente confermata dalla storia delle civilt&agrave;, della genetica e generica mansuetudine della razza umana, ci induce a pensare che in futuro potranno mancare i mezzi finanziari, venir meno l&rsquo;acqua, evaporare il petrolio e svanire il benessere ma non mancheranno certo le aggressioni e gli olocausti, di questo o quel colore. In simili prevedibili frangenti la sopravvivenza degli altri stati sar&agrave; appesa a fili sottilissimi. Per gli stati piccoli come la Svizzera, gli unici che permettono realmente una conduzione democratica, il pericolo sar&agrave; doppio, perch&eacute; un&rsquo;altra delle caratteristiche degli organismi statali retti da uomini &egrave; quella di essere forti con i deboli e deboli con i forti (vedi recenti atteggiamenti aggressivi nei confronti della Svizzera di illustri uomini politici di paesi confinanti: non tutti sono dei Nicolas Sarkozy o dei Peer Steinbr&uuml;ck, ma molti lo sono almeno in pectore).<br />
Come barcamenarsi in simili acque procellose? Una politica di opposizione o scontro aperto sarebbe insensata oltre che suicida. Concessioni anche farisaiche saranno inevitabili. Trovare la giusta misura tra fermezza, cautela e disponibilit&agrave; sar&agrave; indispensabile. Ma le prime misure da mettere in atto, anche a titolo preventivo, saranno quelle di mantenimento della coesione e della saldezza economica della nazione, oltre, beninteso, ai possibili e certo modesti provvedimenti di natura militare.<br />
Tra le misure di difesa della coesione e della sicurezza economica primeggiano, dopo la volont&agrave; di difendersi, quelle di difesa della struttura monetaria. La FED (USA) e la BCE (UE) stanno inondando il mondo di carta stampata (la moneta in realt&agrave; &egrave; solo una promessa di pagamento, resa credibile da adeguate garanzie) le cui garanzie altro non sono che parole (al vento?). La Svizzera, non potendo far altro, per il momento ha legato il suo franco alla sorte incerta quant&rsquo;altre mai dell&rsquo;euro. Nel 2000 il paese era sotto pressione per l&rsquo;affare degli averi ebrei dimenticati nei forzieri delle nostre banche. Il nostro consigliere federale Koller, uomo tanto mite quanto fatto cos&igrave;, aveva proposto una fondazione di solidariet&agrave; di 7 miliardi di franchi, da finanziarsi con la vendita dell&rsquo;oro nazionale, fondazione poi affondata a larga maggioranza dal popolo. Subito il CF fece sapere al colto e all&rsquo;inclita che avrebbe venduto dosi massicce di oro della BNS. Il 20.5.1999 Alan Greenspan, presidente FED, in una conferenza a banchieri statunitensi comment&ograve; sarcastico: &ldquo;E`chiaro a tutti che le banche centrali sanno che se si preannunciano grosse vendite di oro il prezzo scende e con il prezzo dell&rsquo;oro scendono i ricavi della vendita. Nessun venditore con il minimo di rispetto di s&eacute; stesso commetterebbe una simile scempiaggine&rdquo;. Nel maggio 2000 la prevista e incauta (stupida: per capirlo non avevamo bisogno di Greenspan, bastava il buon senso) vendita di 1'300 tonnellate dell&rsquo;oro presente nel paese fu messa in atto, seguita poco dopo dalla vendita di altre 250 t.. Fino al 2000 il nostro paese aveva 2'590 t. di oro, l&rsquo;8% degli averi aurei statali del mondo. Per dare un&rsquo;idea: CH 7 mio abitanti, 2'590 t. oro. Germania: 90 mio abitanti, 3'000 t. oro, USA 270 mio abitanti, 8'000 t. oro. Veramente, un piccolo paese d&rsquo;oro il nostro, oro risparmiato con sangue e sudore di nostri antenati fatti di un&rsquo;altra pasta. 2 anni dopo quella vendita l&rsquo;oro valeva il doppio. Lo avessimo ancora oggi, saremmo proprietari di 70 miliardi di franchi in pi&ugrave;.<br />
<br />
Persone che hanno a cuore la salvezza della nostra moneta, sotto la guida del consigliere nazionale  Ulrich Schl&uuml;er, hanno lanciato un&rsquo;iniziativa di modifica costituzionale per la tutela del patrimonio aureo del paese e quindi della sua moneta.<br />
<br />
1.	si proibiscono ulteriori vendite dell&rsquo;oro nazionale,<br />
2.	il nostro oro deve essere depositato in Svizzera,<br />
3.	la BNS deve tenere almeno il 20% delle sue riserve in oro.<br />
<br />
Le camere hanno respinto tutti i tentativi parlamentari in questa direzione. Come gi&agrave; nel caso dell&rsquo;adesione allo spazio economico europeo, deve quindi essere il POPOLO ad indicare la via da seguire.<br />
<br />
La raccolta delle firme &egrave; purtroppo faticosa, cosa ben spiegabile con il fatto che troppo sovente ci si vede obbligati a ricorrere ad iniziative e referendum per correggere la mira difettosa di Berna. Ai cittadini ed alle cittadine che hanno a cuore l&rsquo;avvenire del paese domandiamo un ulteriore sforzo.<br />
<br />
Firmate i formulari per l&rsquo;iniziativa popolare.</p>
<p style="text-align: justify;"><b><i>Gianfranco Soldati<br />
Presidente onorario UDC Ticino<br type="_moz" />
</i></b></p>
<p style="text-align: justify;"><i>Da articolo di Luzi Stamm su Zeit-Fragen 14.1.2013</i><br />
&nbsp;</p>]]>
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				UDC Ticino
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			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
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				<item>
			<title>
				<![CDATA[Il Tallero di Mendrisio, per favorire il commercio locale]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;">Arrivato da poco a Mendrisio, forse per formazione mentale, forse per semplice curiosit&agrave;, non resisto a pormi delle domande, a cercare delle risposte. Cos&igrave; mi interessava sapere chi fosse Pontico Vitruvio, il personaggio che ha dato il nome alla strada sulla quale accedo tutti i giorni. Scopro che Gaetano Pollini - s&igrave;, proprio quello del magnifico palazzo - agli inizi dell&rsquo;800 paga di suo, per la liberazione di 755 schiavi cristiani, il prezzo di 500 Piastre l&rsquo;uno  al Bey di Tunisi. Incontro gli amici di percorso politico al Grotto Cercera e scopro in una pubblicazione che l&igrave; venivano bruciate le streghe. Impressioni che nulla hanno a che vedere con l&rsquo;idea del Tallero di Mendrisio, ma che mi sono servite per dire che Mendrisio &egrave; davvero un Magnifico Borgo e che mi ci trovo benissimo. Grazie per l&rsquo;accoglienza, ve lo devo. Per tornare al &ldquo;Tallero di Mendrisio&rdquo;: &egrave; un&rsquo;idea che mi &egrave; nata parlando con un commerciante del centro, il quale mi faceva notare che s&igrave;, Mendrisio &egrave; attrattiva per molti lavoratori, in tutti i rami, provenienti da oltre confine, ma che poco o nulla lasciano all&rsquo;attivit&agrave; locale. Gli dico: e se creassimo &ldquo;il Tallero di Mendrisio?&rdquo; ?  Si tratterebbe di pagare una minima parte dello stipendio ai non residenti in una forma di pagamento circolante e da spendere unicamente a Mendrisio (si potrebbe naturalmente ampliare il discorso a tutto il Ticino). Il risultato sarebbe che il conto di una pizzeria, l&rsquo;acquisto di un viaggio, di un mobile, di un nuovo paio di scarpe, o qualsiasi altro bene o servizio, potrebbe essere pagato per una parte, per esempio 10 franchi su 100,  in &ldquo;Tallero di Mendrisio&rdquo;.  Ci&ograve; comporterebbe automaticamente un aiuto al rilancio dell&rsquo;economia locale, che pur modesto che sia, contribuirebbe a far girare qualche franco in pi&ugrave; nelle attivit&agrave; della Citt&agrave; di Mendrisio.  Un&rsquo;idea, nulla di pi&ugrave;, ma perch&eacute; non pensarci?`</p>
<p style="text-align: justify;"><b><i>Nadir Sutter<br />
Candidato UDC al Consiglio Comunale di Mendrisio<br />
</i></b></p>]]>
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				Distretti
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			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
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				<item>
			<title>
				<![CDATA[Benno Studer Ã¨ stato ucciso dai socialisti]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;">Benno Studer si &egrave; sacrificato cercando di salvare la vita a suoi compagni di lavoro, &egrave; stato ucciso a colpi di pistola dallo svizzero Viktor B.  Questo, in estrema sintesi il resoconto della strage di Menznau.  Benno Studer era campione di lotta Svizzera, stimato dai colleghi di lavoro, apprezzato dagli appassionati e ammirato da molti per il suo carattere e modo di vivere. Quattro altre persone sono morte, uccise da Viktor B., due bambine hanno perso la loro mamma. Dopo la strage Viktor B. si suicida.  Cinque altri suoi compagni di lavoro sono tuttora in ospedale. Al momento in cui scrivo queste righe due di loro si trovano tra la vita e la morte. Benno Studer &egrave; stato ucciso per aver cercato di disarmare Viktor B. &Egrave; stato un atto di grande coraggio, era nel suo D.N.A.  Quattro persone, sperando non diventino di pi&ugrave;, sono  morte per mano di Viktor B.  Svizzero, nato a Nec, nel Kosovo, entrato in Svizzera nel 1991 quale richiedente l&rsquo;asilo. Viktor B. era conosciuto alla giustizia dal 25.10.1995, per furto con scasso. La stessa sera aggredisce una donna, la butta in terra, le ruba la borsetta. Viene identificato, processato, condannato nel 1998 a dodici mesi di detenzione, con la condizionale. Dovrebbe bastare per un&rsquo;espulsione. No, evidentemente, non basta. Pur essendo conosciuti questi precedenti viene naturalizzato, al momento della sua morte &egrave; uno svizzero. I media citano: &ldquo;Strage.. uccisi da uno svizzero..&rdquo;. Pur cercando di comprendere la tragedia dell&rsquo;assassino, quanto successo &egrave; anche il risultato di chi ritiene che diventare svizzeri sia ancora troppo difficile, che occorra facilitare ancora di pi&ugrave; l&rsquo;ottenimento del passaporto svizzero, e l&rsquo;espulsione dei criminali un atto da non compiere, mai.  &Egrave; la scuola di pensiero che rende il peggiore servizio a chi con grandi sforzi, con il lavoro di tutti i giorni e un comportamento che pi&ugrave; svizzero di cos&igrave; non &egrave; possibile vuole integrarsi, e lo meriterebbe pienamente. &Egrave; il momento nel quale un cognome che termina in ic diventa ancora pi&ugrave; pesante da portare. Per loro la politica socialista &egrave; la peggiore che esista, e non per colpa loro. Il famoso scrittore svizzero C.F. Ramuz, il 2 settembre 1939, allo scoppio della seconda guerra mondiale, scriveva: &ldquo;Et dire que, jusqu&rsquo;au dernier moment, il y a eu des gens qui n&rsquo;y croyent pas. Elle est l&agrave;, maintenant, et ils n&rsquo;y peuvent pas croire encore&rdquo;.  S&igrave;, ci sono sempre persone che non ci credono, che non ci vogliono credere, che non vogliono tenere conto di quanto succede sotto ai loro occhi. Mi rincresce per i morti di Menznau, mi fa male pensare alla fine di Benno Studer, la sua generosit&agrave; spero non sia stata inutile.</p>
<p style="text-align: justify;"><b><i>Nadir Sutter<br />
</i></b></p>]]>
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				Distretti
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			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[Una precisazione necessaria e sufficiente!]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;"><b>A proposito di quanto riportato dai media sul &quot;difficile&quot; rapporto Del Don / Cassis</b></p>
<p style="text-align: justify;">La stampa ticinese ha recentemente sollevato un polverone sul &ldquo;tempestoso&rdquo; rapporto che si &egrave; creato fra il sottoscritto ed il Dr. Ignazio Cassis. I giornali (CdT e Regione) &ndash; pilotati o meno in tal senso &ndash; si sono sperticati in una serie di considerazioni strumentali che mi lasciano perplesso sul sistema d&rsquo;informazione che offrono ai loro lettori. In particolare, &egrave; stato poco elegante fare di &ldquo;tutta l&rsquo;erba un fascio&rdquo; mischiando una mia vicenda personale con l&rsquo;ex medico cantonale Cassis con la mia attivit&agrave; politica di Gran Consigliere. A mio avviso, gi&agrave; questo colloca l&rsquo;etica dell&rsquo;informazione al livello di un brodo primordiale! Il fatto pi&ugrave; grave per&ograve; &egrave; un altro: &egrave; stato insinuato che la mia denuncia contro Cassis, legata a questioni private gi&agrave; archiviate e superate, abbia una correlazione con il mio lavoro in Gran Consiglio.<br />
Con la mia interrogazione, mi sono limitato a chiedere al Consiglio di Stato dei chiarimenti sull&rsquo;ambigua posizione del Dr. Cassis. Nel corso della seduta del Gran Consiglio del 15 dicembre 2011, c&rsquo;era stata una lunga discussione sulla nomina del Consiglio di amministrazione dell&rsquo;Ente ospedaliero cantonale (EOC), ed io non ero stato il solo ad aver sollevato dei dubbi sulla nomina di Cassis. I conflitti d&rsquo;interesse dell&rsquo;interessato &ndash; sul piano professionale, istituzionale e personale &ndash; erano troppo marcati. L&rsquo;imparzialit&agrave; richiesta dalla posizione di membro del CdA rischiava di venir meno, in quanto il Dr Cassis era anche nel Consiglio di amministrazione di una clinica privata Sottocenerina e sua moglie era dipendente dell&rsquo;EOC (in qualit&agrave; di primario) nonch&eacute; membro del Consiglio direttivo dell&rsquo;istituto nel quale operava. Per di pi&ugrave;, Cassis avrebbe dovuto essere anche il politico ticinese di riferimento a Berna per quel che concerne la nostra sanit&agrave; cantonale!<br />
Per soddisfare la curiosit&agrave; di taluni posso dire che, la mia denuncia contro Cassis faceva riferimento a fatti gravi che non sono nemmeno stati riportati dalla stampa. Avendo scoperto questi fatti, ho deciso di denunciare la cosa alla procura. Sfortunatamente, dato che il comportamento e le azioni di Cassis erano state fatte alle mie spalle e soprattutto a mia insaputa, ho agito con un certo ritardo. La procura di Lugano aveva accolto la mia denuncia, facendomi per&ograve; giustamente notare la decorrenza dei termini: la sostanza c&rsquo;era ma ho presentato denuncia troppo tardi. Io ho contestato questo fatto, facendo ricorso al Tribunale Federale. Ho giustificato questo mio ritardo spiegando che solo in tempi pi&ugrave; recenti sono stato messo al corrente delle malefatte del collega ai miei danni. Da parte sua, il Tribunale Federale ha comunque confermato la decisione della procura di Lugano: i termini per la mia azione legale erano purtroppo decaduti. Questa &egrave; la sintesi degli estremi della vicenda.<br />
A mio avviso, la decorrenza dei termini &egrave; una cosa, la gravit&agrave; delle azioni commesse da Cassis nei miei confronti &egrave; un&rsquo;altra e credo che sia giusto rammentarlo! Come libero cittadino &egrave; mio diritto denunciare chi voglio quando ci sono le basi per farlo. A questo proposito, e per tagliare la testa al toro nonch&eacute; fugare ogni strumentalizzazione da parte della controparte e dei media, dichiaro pubblicamente che sono disposto ad un confronto televisivo con Cassis in qualsiasi momento. Non era mia intenzione &ldquo;mettere tutto in piazza&rdquo;, ma se l&rsquo;ineffabile Dr. Cassis e certi pennivendoli al suo soldo vogliono questo...hanno trovato pane per i loro denti!</p>
<p style="text-align: justify;"><b><i>Dr. med. Orlando Del Don</i></b><br />
&nbsp;</p>]]>
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				UDC Ticino
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			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[Elezioni Lugano: lâUDC presenta una squadra agguerrita]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;">Sono state consegnate alla Cancelleria di Lugano le liste con i nominativi dei candidati UDC per il Municipio e il Consiglio comunale di Lugano.<br />
<br />
I sette candidati per il Municipio hanno gi&agrave; avuto l&rsquo;opportunit&agrave; di presentarsi durante la conferenza stampa del 24 gennaio scorso. In ordine alfabetico si tratta di Alain B&uuml;hler (29), Tiziano Galeazzi (45), Federico Haas (49), Eros Mellini (65), Manuela Schlatter (29), Peter Walder (56) e Yves Wellauer (44). <br />
<br />
Per il Consiglio coimunale corrono tutti e sette i candidati al Municipio cui si aggiungono (in ordine alfabetico):  Raide Bassi (21), Gabrielle Beerle (53), Claudio Binetti (63), Alfred Buri (70), Carlo Caldelari (61), Gabriele Caldelari (19), Simone Caldelari (26), Mauro Crivelli (59), David Cuciz (44), Lisa Curti (31), Christian Da Pont (39), Carla De Jesus (34), Ivano Foraboschi (67), Carlo Grandi (37), Gaetano Nunnari &ndash; membro dell&rsquo;UDF - (35), Cristiano Rovelli (43), Stefano Schiavi (39), e Mirco W&uuml;rgler (41).<br />
<br />
La squadra UDC comprende 25 candidati al Consiglio comunale, tra cui dunque un candidato dell&rsquo;Unione Democratica Federale (UDF). L&rsquo;UDC coglie l&rsquo;occasione per ringraziare l&rsquo;UDF e il suo Presidente Edo Pellegrini per l&rsquo;ottima e proficua collaborazione istaurata. <br />
<br />
Spesso rimproverata di non vantare nelle sue fila delle presenze giovanili, l&rsquo;UDC con questa lista mette in campo parecchi candidati sotto i 30 anni, cinque per l&rsquo;esattezza (di cui due candidati anche al Municipio). In entrambe le liste vi &egrave; dunque un&rsquo;equilibrata presenza di persone con pi&ugrave; esperienza che spalleggeranno ed aiuteranno i pi&ugrave; giovani nel corso di questa campagna elettorale. L&rsquo;UDC si felicita inoltre della buona rappresentanza femminile, sono infatti cinque le candidature del gentil sesso. A loro vada, da parte dell&rsquo;UDC sezione di Lugano, i pi&ugrave; sentiti ringraziamenti per la cortese e apprezzata disponibilit&agrave; a scendere nell&rsquo;agone politico. <br />
<br />
L&rsquo;UDC &ldquo;corre da sola&rdquo; e pu&ograve; contare su persone certamente valide, motivate, piene di entusiasmo e voglia di mettersi a disposizione per la propria Citt&agrave;. <br />
Sono tutti pronti ai nastri di partenza... che la campagna elettorale abbia inizio!</p>
<p style="text-align: justify;"><b><i>Sezione UDC di Lugano Citt&agrave;</i></b></p>
<p>&nbsp;</p>]]>
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			<category domain="http://www.udc-ti.ch">
				Distretti
			</category>
			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
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				<item>
			<title>
				<![CDATA[CC Magliaso: intensa attivitÃ  del Gruppo Lega-UDC-Ind.]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;">Nel corso del 2013, il Gruppo Lega-UDC-Ind. di Magliaso ha depositato gi&agrave; diversi interventi in Consiglio comunale. Si tratta di due interpellanze e una mozione.<br />
La prima interpellanza chiedeva che il Municipio si dotasse di una base legale in merito al lieve aumento dei costi dei sacchi dei rifiuti ufficiali venduti all&rsquo;ecocentro. Infatti, il Regolamento sui rifiuti non &egrave; attuale e un&rsquo;ordinanza per il sistema sperimentale non esiste. Dopo aver contattato la Sezione Enti locali del Cantone, abbiamo deciso di non fare ricorso e di limitarci ad un&rsquo;interpellanza, per non far cadere il sistema sperimentale, da noi condiviso, e sperando in un gesto di buona volont&agrave; da parte del Municipio. Purtroppo nella sua risposta in CC il Municipio si &egrave; limitato a rinfacciarci di non voler capire il sistema sperimentale in vigore, stimando che non vi sia la necessit&agrave; di una base legale. Nuovamente contattata, la SEL ha ribadito la necessit&agrave; di una base legale per il sistema in vigore, informandoci della possibilit&agrave; di scriverle in modo che essa possa invitare il Comune a conformarsi alla legge. Abbiamo escluso tale possibilit&agrave;, perch&eacute; al di l&agrave; della risposta ottenuta in CC, siamo sicuri che il Municipio ha recepito il messaggio: il suo operato &egrave; sotto controllo e dovr&agrave; agire nella legalit&agrave;, perch&eacute; il Comune non &egrave; l&rsquo;orticello dietro casa!<br />
<br />
Una nostra seconda interpellanza chiedeva inoltre al Comune pi&ugrave; trasparenza e pi&ugrave; informazione in numerosi ambiti della vita comunale. In particolare si chiedeva al comune di informare la popolazione tramite un bollettino comunale e tramite comunicati stampa inviati ai media in merito alle principali decisioni del CC. Si chiedeva poi di pubblicare sul sito tutti gli atti legati al CC (interrogazioni, interpellanze, mozioni, rapporti commissionali) e i nominativi dei rappresentanti comunali nelle varie commissioni di nomina municipale, in consorzi ed enti. La risposta data lasciava intravvedere una leggera apertura, perlomeno per quando riguarda il sito internet. In effetti, pochi giorni dopo il sito veniva aggiornato e le nostre richieste accolte in buona misura. Abbiamo poi saputo che il Municipio ha deciso di cambiare strategia informando i media tramite comunicati stampa, invece di attendere che siano i media a contattare la Cancelleria per avere informazioni. Merito della nostra interpellanza dai toni forti, ma che sono serviti allo scopo!<br />
<br />
Durante la seduta di CC del 4 febbraio 2013, il nostro Gruppo ha poi depositato una mozione in materia di aggregazioni. Non intendiamo proporre un&rsquo;aggregazione tout court, ma chiediamo semplicemente che Magliaso si chini sulla tematica, tramite la creazione di una commissione speciale aggregazioni e con il coinvolgimento della popolazione (sondaggio, serata pubblica,&hellip;). &Egrave; importante che si discuta di questo tema, in particolare ora che in altri comuni malcantonesi (Agno, Vernate) sono state depositate mozioni analoghe e che anche i Sindaci della regione hanno dato luce verde ad una discussione in tutti i Municipi malcantonesi. Se un domani l&rsquo;ipotesi aggregativa verr&agrave; portata avanti, tramite aggregazioni a tappe nella regione, Citt&agrave; Malcantone o aggregazione con Lugano, &egrave; importante farsi trovare preparati e giocare al meglio le nostre carte, non attendendo passivamente una decisione come &egrave; il caso attualmente per la polizia di prossimit&agrave;.</p>
<p style="text-align: justify;"><b><i>Luca Paltenghi<br />
Consigliere comunale</i></b><br />
&nbsp;</p>]]>
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				Distretti
			</category>
			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[Progetto di legge sullâintegrazione: una revisione completamente sbagliata]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;"><b>Il progetto di legge sull&rsquo;integrazione che il Consiglio federale ha adottato oggi &egrave; ancora peggiore del testo messo in consultazione, al punto che &egrave; diventato del tutto inaccettabile. Il governo arriva a proporre un diritto legittimo a un permesso di dimora e questa autorizzazione non potr&agrave; pi&ugrave; essere ritirata nemmeno se il suo titolare non soddisfa i criteri d&rsquo;integrazione. Gli autori del progetto pretendono che ci&ograve; incentivi l&rsquo;integrazione esigendo uno sforzo da parte degli stranieri. Guardandola pi&ugrave; a fondo, si constata in fretta che questa legge si limita a promuovere l&rsquo;integrazione a un alto prezzo, ossia un centinaio di milioni di franchi l&rsquo;anno a carico della Confederazione, dei cantoni e dei comuni. Per coronare il tutto, l&rsquo;attuale legge sugli stranieri &egrave; ribattezzata &ldquo;legge federale sugli stranieri e l&rsquo;integrazione (LSI). L&rsquo;integrazione diventa ufficialmente un compito dello Stato, mentre non &egrave; quasi mai una questione di responsabilit&agrave; degli stranieri. L&rsquo;UDC combatter&agrave; con determinazione questo progetto.</b></p>
<p style="text-align: justify;">Bench&eacute; il sovrano si sia chiaramente pronunciato contro un &ldquo;articolo sull&rsquo;integrazione&rdquo; rifiutando il controprogetto all&rsquo;iniziativa sull&rsquo;espulsione degli stranieri criminali, la consigliera federale Simonetta Sommaruga ha esercitato un forcing sul Consiglio federale per rilanciare un progetto di legge proprio in questo senso. In compenso, il popolo attende sempre che il nuovo articolo sull&rsquo;espulsione degli stranieri criminali sia finalmente applicato anche nella pratica. &Egrave; difficile manifestare pi&ugrave; chiaramente di cos&igrave; il disprezzo per la volont&agrave; del popolo.</p>
<p style="text-align: justify;"><b>L'integrazione &egrave; affare degli immigranti</b></p>
<p style="text-align: justify;">L'UDC tiene a sottolineare una volta di pi&ugrave; che l&rsquo;integrazione &egrave; in ogni paese innanzitutto affare degli immigranti e non un compito dello Stato. Essa &egrave; la conditio sine qua non per un soggiorno prolungato nel paese. Ma il Consiglio federale propone di farne un compito centrale dello Stato che coster&agrave; ogni anno oltre 100 milioni di franchi ai contribuenti. L&rsquo;aumento dei contributi federali e l&rsquo;obbligo fatto ai cantoni di fare altrettanto sono totalmente inaccettabili sia dal punto di vista della politica finanziaria sia da quello della politica nazionale. Accanto a una fiorente industria dell&rsquo;asilo, il Consiglio federale cerca evidentemente d&rsquo;installare e finanziare un&rsquo;industria dell&rsquo;integrazione.  <br />
Ma il Consiglio federale va ancora pi&ugrave; in l&agrave;: non soltanto incoraggia un modo d&rsquo;integrazione secondo il principio dell&rsquo;annaffiatoio, ma vuole anche inserire nella legge un diritto legittimo al permesso di soggiorno. Sar&agrave; cos&igrave; possibile denunciare dei rifiuti di accordare il permesso di soggiorno davanti a tutte le istanze giudiziarie, fino al Tribunale federale. Si causa cos&igrave; una cascata supplementare di diritti legittimi degli stranieri nei confronti dello Stato. &Egrave; evidente, in questa logica, che qualunque straniero venga in Svizzera pu&ograve; partire dal principio che avr&agrave; il diritto di stabilirvisi e infine di farsi naturalizzare. I richiedenti l&rsquo;asilo ammessi provvisoriamente avranno diritto a un&rsquo;autorizzazione di soggiorno, poi a un permesso di dimora e infine alla naturalizzazione. In breve, coloro che attendono un tempo sufficiente sono sicuri di ottenere quasi automaticamente il passaporto svizzero.</p>
<p style="text-align: justify;">Infine, il Consiglio federale su molti punti delle discussioni delicate &ndash; ossia, per esempio, se le anche persone ammesse provvisoriamente fanno parte del gruppo-bersaglio delle misure d&rsquo;incentivazione dell&rsquo;integrazione o quali conoscenze linguistiche siano richieste &ndash; decidendo semplicemente che la concretizzazione di questi punti &egrave; di competenza del governo.</p>
<p style="text-align: justify;"><b>In conclusione, si constata che questo progetto di legge &egrave; un esempio terrificante del disprezzo che il Consiglio federale dimostra per la volont&agrave; del popolo e per l&rsquo;indipendenza dei cantoni, al solo scopo di imporre la sua politica lassista degli stranieri. L&rsquo;UDC non ammetter&agrave; questo modo d&rsquo;agire e combatter&agrave; con tutte le sue forze questa revisione di legge completamente sbagliata.</b></p>
<p style="text-align: justify;"><b><i>Unione democratica di centro</i></b></p>]]>
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			<category domain="http://www.udc-ti.ch">
				UDC Svizzera
			</category>
			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[La dipartita di Giuliano Bignasca]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;">L&rsquo;UDC Ticino e i Giovani UDC Ticino sono rattristati dall&rsquo;improvvisa dipartita del Presidente della Lega dei Ticinesi.</p>
<p style="text-align: justify;">I rapporti tra l&rsquo;UDC e Giuliano Bignasca non sono sempre stati cosparsi di rose e fiori, ma parecchie battaglie sono comunque state combattute assieme, in particolare quelle che riguardavano temi in cui il patriottismo e la difesa degli interessi nazionali erano prevalenti. Nel corso dei suoi anni di presidenza abbiamo infatti potuto stringere con il movimento leghista alleanze e comuni strategie politico-elettorali.</p>
<p style="text-align: justify;">Una cosa, a parere dell&rsquo;UDC e dei Giovani UDC Ticino, bisogna riconoscere a Giuliano Bignasca: l&rsquo;aver dato un salutare scossone alla politica clientelare e statica dei partiti storici, quantomeno denunciandone pubblicamente gli intrallazzi.</p>
<p style="text-align: justify;">La politica ticinese di oggi non &egrave; pi&ugrave; quella di vent&rsquo;anni fa &ndash; nel senso che i malandazzi purtroppo non sono terminati, ma quanto meno gli stessi sono divenuti molto pi&ugrave; difficili da nascondere &ndash; e questo merito va anche attribuito al Presidente della Lega.</p>
<p style="text-align: justify;">L&rsquo;UDC Ticino e i Giovani UDC Ticino esprimono le loro sentite condoglianze a tutta la famiglia e alla Lega dei Ticinesi, da oggi rimasta orfana del suo fondatore.</p>
<p style="text-align: justify;"><b><i>UDC Ticino<br />
Giovani UDC Ticino</i></b></p>
<p>&nbsp;</p>]]>
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			<category domain="http://www.udc-ti.ch">
				UDC Ticino
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			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[Cittadinanza svizzera unicamente per gli stranieri ben integrati]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;"><b>Il gruppo parlamentare UDC ha discusso oggi sulla revisione totale della legge sul diritto di nazionalit&agrave;. Esso &egrave; molto preoccupato di fronte alle decisioni sbagliate &ndash; in particolare a livello dei tribunali &ndash; e ai gravi abusi nel settore delle naturalizzazioni. Il gruppo UDC perora a favore di una linea rigorosa e dura, e s&rsquo;oppone alla tendenza consistente nel degradare la naturalizzazione al livello di un semplice atto amministrativo senza particolari esigenze nei confronti degli stranieri. </b></p>
<p style="text-align: justify;">Il gruppo UDC chiede in particolare che un permesso di dimora sia la <i>conditio sine qua non</i> per una naturalizzazione. Inoltre, la durata minima di 12 anni di soggiorno in Svizzera deve essere mantenuta. Uno straniero che desidera naturalizzarsi deve abitare almeno da tre a cinque anni nello stesso comune del quale vuol chiedere la cittadinanza. Ecco il solo modo di verificare se sia realmente integrato in loco. Un candidato alla nazionalit&agrave; svizzera deve essere ben integrato, non deve avere precedenti criminali e deve sapersi esprimere in modo corretto oralmente e per scritto nella lingua del suo comune di domicilio.</p>
<p style="text-align: justify;">I parlamentari UDC hanno pure esaminato il progetto del Consiglio federale di far sedere la Svizzera nel Consiglio di sicurezza dell&rsquo;ONU. Essi esigono che tale decisione sia presa dal Parlamento e sottoposta al referendum facoltativo. Il gruppo ha poi deciso di dare il suo sostegno all&rsquo;iniziativa parlamentare del consigliere nazionale Luzi Stamm. Dal punto di vista dell&rsquo;UDC, un seggio nel Consiglio di sicurezza &egrave; assolutamente incompatibile con la neutralit&agrave; elvetica e rimetterebbe in questione la tradizione dei buoni uffici della Svizzera. Una scelta di tale portata deve assolutamente essere sottoposta al Parlamento e al popolo.</p>
<p style="text-align: justify;"><b><i>Unione democratica di centro</i></b></p>]]>
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			<category domain="http://www.udc-ti.ch">
				UDC Svizzera
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			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[Politica familiare: fondamentale?]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;">Domani andremo a votare l'articolo costituzionale con il quale si vorrebbero porre le basi per la politica familiare nella Costituzione. L'articolo prevede di promuovere la conciliabilit&agrave; tra famiglia ed attivit&agrave; professionale. Molte sono le ragioni per le quali bisognerebbe votare contro quest'ennesima statalizzazione di questioni che sono gi&agrave; di competenza di Cantoni, Comuni e privati. Nella <i>Weltwoche </i>del 24 gennaio Roger K&ouml;ppel (caporedattore della <i>Weltwoche</i>) ha affermato che &laquo;la migliore politica familiare &egrave; che le famiglie siano lasciate il pi&ugrave; possibile in pace dalla politica&raquo;. Non vi &egrave; alcun bisogno di regolare questo aspetto nella Costituzione, in quanto Cantoni e Comuni promuovono gi&agrave; la conciliabilit&agrave; tra famiglia e lavoro, garantendo un'offerta appropriata di strutture complementari come gli asili nido e le mense. Uno dei punti forti della Svizzera &egrave; lo Stato liberale! Chi non ne fosse convinto, s'informi sulle funzioni dello Stato in altri paesi e sull'ammontare delle imposte che pagano i cittadini. Per esempio: in Svezia, dove la politica familiare &egrave; statalizzata, non c'&egrave; quasi libert&agrave; di scelta per le famiglie. Per questioni economiche, entrambi i genitori devono lavorare. Lo stato garantisce ad ogni bambino un posto all'asilo nido, ma questa offerta &egrave; finanziata dai Comuni e quindi dai contribuenti che in Svezia sono tassati per il 63%! Negli ultimi anni, la Confederazione ha gi&agrave; fatto molto per promuovere e aiutare le famiglie, ad esempio; pagando assegni famigliari, offrendo ai genitori tariffe scontate, concedendo deduzioni fiscali e riduzioni dei premi assicurativi.<br />
Un altro punto forte della Svizzera &egrave; il federalismo. &Egrave; fondamentale che, le decisioni su problemi puntuali come le offerte di sostegni complementari, siano decentralizzate e gestite a livello locale, vale a dire comunale. Pi&ugrave; le decisioni rispecchiano i desideri del popolo e pi&ugrave; sar&agrave; sensata ed efficiente la gestione delle risorse e del denaro pubblico.<br />
Gli interventi statali, oltre a reprimere l'impegno e l'iniziativa di privati hanno il loro prezzo da pagare, un prezzo che si ripercuote sui singoli cittadini che dovranno pagare pi&ugrave; tasse. Tutto questo porta ad una riduzione della crescita economica e dell'occupazione, a scapito del benessere dei cittadini stessi. Non c'&egrave; bisogno di regolare questo aspetto a livello costituzionale. I genitori sono responsabili per le loro famiglie e quindi dico un chiaro no al decreto federale sulla politica familiare. <br />
<i> </i></p>
<p style="text-align: justify;"><b><i>Lisa Curti<br />
Candidata UDC al Consiglio comunale </i><br />
&nbsp;</b></p>]]>
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			<category domain="http://www.udc-ti.ch">
				Distretti
			</category>
			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[Sempre piÃ¹ lavoratori frontalieri in Ticino]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;">La stampa odierna riporta i dati statistici inerenti al frontalierato pubblicati dall&rsquo;Ufficio federale di statistica. Alla fine del 2012 il loro numero &egrave; passato a 264'000 a livello svizzero, con un aumento del 4,8%. La quota del Ticino, guarda caso, &egrave; pi&ugrave; alta (5,9%) e ammonta a 55'554, con un aumento di 3'086 unit&agrave; rispetto all&rsquo;anno prima.<br />
E un opuscolo edito da economiesuisse a titolo &ldquo;Ecco perch&eacute; la Svizzera ha bisogno dell&rsquo;immigrazione&rdquo; afferma spudoratamente a pagina 12 che &ldquo;Nulla indica che i lavoratori svizzeri vengano sostituiti con quelli stranieri&rdquo;, e a pagina 13 che &ldquo;Una sostituzione dei lavoratori svizzeri con immigrati non ha potuto essere provata&rdquo;. &Egrave; vergognoso che l&rsquo;economia faccia passare tali assurdit&agrave;, quando basta parlare con la gente perch&eacute; quotidianamente ci vengano riportati fatti concreti che dimostrano il contrario. Del resto, il fatto che si utilizzi il termine &ldquo;non ha potuto essere provata&rdquo; invece di un chiaro &ldquo;non esiste&rdquo;, dimostra quanto sia lunga la coda di paglia dell&rsquo;economia, perlomeno di quella parte di essa che nella libera circolazione delle persone vede un facile mezzo per assumere manodopera a costi pi&ugrave; vantaggiosi di quella indigena.<br />
E poich&eacute; legalmente, a livello cantonale e comunale non si pu&ograve; far niente &ndash; se non qualche piccolo intervento come quello richiesto dall&rsquo;UDC in Gran Consiglio, volto ad assumere, almeno nel pubblico, prioritariamente personale registrato alla cassa-disoccupazione - per combattere questo fenomeno giunto ormai al limite del sopportabile, sempre pi&ugrave; urgente diventa il prosieguo dell&rsquo;iter parlamentare dell&rsquo;iniziativa popolare federale &ldquo;Contro l&rsquo;immigrazione di massa&rdquo;. Questa propone il ritorno allo statu quo ante libera circolazione delle persone, ossia la rimessa in vigore di contingenti e tetti massimi per l&rsquo;ottenimento di permessi di lavoro a tutti i livelli: stranieri, frontalieri, padroncini.<br />
Chiaramente, questa iniziativa presuppone la denuncia da parte della Svizzera dell&rsquo;accordo di libera circolazione delle persone con l&rsquo;UE ma, visti gli effetti nefasti registrati finora sul grado di occupazione indigena, l&rsquo;UDC Ticino conta su quel buonsenso che la popolazione ha spesso dimostrato di possedere in misura maggiore di quella di chi ci governa.<br />
Per il bene del paese e del nostro Cantone in particolare, l&rsquo;UDC Ticino auspica che la delegazione ticinese alle Camere federali intervenga con determinazione facendo le dovute pressioni affinch&eacute; l&rsquo;iter parlamentare dell&rsquo;iniziativa popolare &ldquo;Contro l&rsquo;immigrazione di massa&rdquo; depositata il 14 febbraio 2012, sia accelerato e l&rsquo;iniziativa messa in votazione popolare il pi&ugrave; presto possibile.</p>
<p style="text-align: justify;"><b><i>UDC Ticino</i></b><br />
&nbsp;</p>]]>
			</description>
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			<category domain="http://www.udc-ti.ch">
				UDC Ticino
			</category>
			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[UDC Ticino: alcune considerazioni sui risultati delle votazioni]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;">I risultati delle votazioni cantonali svoltesi lo scorso fine settimana hanno visto, come prevedibile, la sonora bocciatura degli sgravi fiscali proposti dalla Lega dei ticinesi. L&rsquo;UDC si augura che questo risultato non rappresenti una pietra tombale nella politica degli sgravi fiscali. L&rsquo;UDC ritiene che questa proposta fosse purtroppo mal calibrata e avrebbe permesso un alleggerimento fiscale &ldquo;ad annaffiatoio&rdquo;. <br />
<br />
A nostro avviso il Canton Ticino necessita di immediate misure di sgravio mirate, come d&rsquo;altronde proposto dalla stessa UDC nell&rsquo;iniziativa parlamentare elaborata che il gruppo in Gran Consiglio ha sottoposto al Consiglio di Stato lo scorso 12 marzo 2012. Purtroppo la proposta, che a nostro avviso avrebbe potuto rappresentare una sorta di controprogetto agli sgravi fiscali posti in votazione, &egrave; ancora in attesa di una risposta. Alla luce di quanto accaduto questo fine settimana siamo purtroppo convinti che i detrattori di una politica fiscale attiva e concorrenziale sfrutteranno questo risultato a loro vantaggio per confermare l&rsquo;immobilismo che anche in questo ambito contraddistingue l&rsquo;azione governativa. Al contrario, l&rsquo;UDC ritiene che si debba intervenire con urgenza. Ben vengano dunque delle iniziative che ricalchino l&rsquo;iniziativa dell&rsquo;UDC.<br />
<br />
L&rsquo;UDC saluta inoltre con favore la decisione popolare relativa alle tutele e curatele che porter&agrave; ad una maggiore professionalizzazione di un ambito molto sensibile della societ&agrave;.<br />
<br />
Per quanto concerne i temi di livello federale, ci complimentiamo con il Consigliere agli Stati facente parte del gruppo UDC Thomas Minder per la riuscita della sua iniziativa. Il principio era giusto e noi lo approviamo come partito, ma restiamo dell&rsquo;avviso che il controprogetto fosse meglio articolato. Ci rimettiamo a quanto hanno deciso i cittadini, anche se questa &egrave; forse una decisione &ldquo;di pancia&rdquo; influenzata anche dai recenti avvenimenti che hanno coinvolto il presidente uscente del Consiglio di Amministrazione della Novartis. Il gruppo UDC a Berna far&agrave; di tutto affinch&eacute; la decisione popolare sia rispettata e far&agrave; in modo, se possibile, di migliorare qualche punto dell&rsquo;iniziativa.<br />
<br />
Per quanto concerne la revisione della legge sulla pianificazione del territorio, per l&rsquo;UDC se n&rsquo;&egrave; andata un&rsquo;altra fetta di federalismo a favore di un&rsquo;inquietante tendenza accentratrice della Berna federale. La pianificazione del territorio &egrave; un compito tradizionalmente dei cantoni e dei comuni, entit&agrave; ben pi&ugrave; consapevoli delle realt&agrave; locali di qualsiasi funzionario federale. &Egrave; preoccupante il fatto che l&rsquo;elettorato di oggi sembra avere pi&ugrave; fiducia nelle autorit&agrave; federali che in quelle cantonali, nonostante che le pecche pi&ugrave; gravi della nostra politica &ndash; per intenderci gli accordi bilaterali con la sciagurata libera circolazione delle persone i cui effetti funesti sono sotto gli occhi di tutti &ndash; siano state opera della Berna federale, ai cantoni e ai comuni sono andate solo le conseguenze pi&ugrave; nocive.<br />
<br />
Con l&rsquo;articolo costituzionale sulla famiglia, l&rsquo;UDC &ndash; ma in realt&agrave; la Svizzera &ndash; &egrave; uscita vincente. Il nostro partito si era prodigato enormemente per far s&igrave; che questo ulteriore furto di federalismo, con l&rsquo;aggravante dell&rsquo;ingerenza dello Stato nella sfera privata, fosse respinto. A nostro avviso, se l&rsquo;articolo &egrave; stato respinto - con la sola maggioranza dei cantoni, ma basta e avanza - la differenza l&rsquo;ha fatta l&rsquo;opuscolo &ldquo;Edizione straordinaria&rdquo; (in tedesco &ldquo;Extrablatt&rdquo;) inviato proprio dall&rsquo;UDC a tutte le famiglie della Svizzera. <br />
Almeno su questo punto, i cantoni sono riusciti a porre un freno non soltanto alla tendenza vieppi&ugrave; accentratrice di Berna, ma anche al degrado della famiglia derivante da una mentalit&agrave; sempre pi&ugrave; parassitaria e delegante allo Stato compiti che dovrebbero invece essere coperti dalla responsabilit&agrave; individuale.</p>
<p style="text-align: justify;"><b><i>UDC Ticino</i></b><br />
&nbsp;</p>]]>
			</description>
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			<category domain="http://www.udc-ti.ch">
				UDC Ticino
			</category>
			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[Libera circolazione: il Consiglio federale fa orecchie da mercante!]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify">In occasione dell&rsquo;Europa Forum di Lucerna del novembre 2012, la consigliera federale Doris Leuthard aveva affermato di volere un rafforzamento della libera circolazione. A seguito di queste affermazioni, nell&rsquo;interpellanza 12.3996 chiedevo al Consiglio federale di spiegare cosa intendesse con questo rafforzamento e quali fossero le misure d&rsquo;accompagnamento previste per frenarne gli effetti negativi.<br />
Nella sua risposta, il Consiglio federale svicola e non fa menzione di cosa voglia dire &ldquo;rafforzare la libera circolazione&rdquo;, limitandosi a constatare la presunta importanza di questo accordo e la presunta efficacia delle misure accompagnatorie, il cui effetto &egrave; in realt&agrave; circoscritto. Una risposta insoddisfacente e che preoccupa il Ticino, anche alla luce dei dati odierni che dicono che a fine 2012 vi erano nel nostro Cantone 55'554 frontalieri (+5.9% rispetto al 2011): un lavoratore su quattro arriva ormai dall&rsquo;Italia, con tutte le conseguenze del caso sull&rsquo;occupazione indigena.<br />
La preoccupazione &egrave; ancora maggiore se consideriamo che nello studio elaborato dall&rsquo;Universit&agrave; di Ginevra su mandato del SECO in merito agli effetti della libera circolazione sui salari, il Ticino &egrave; menzionato un&rsquo;unica volta e per di pi&ugrave; in una noticina a pi&egrave; di pagina! Eppure finalmente in Ticino, da destra a sinistra, tutti si sono accorti del problema che non tocca pi&ugrave; solo i posti i posti di lavoro non qualificati, bens&igrave; anche i posti dirigenziali, gli impieghi d&rsquo;ufficio, in banche, fiduciarie, assicurazioni e nel settore dei servizi.<br />
Nonostante lo studio &ldquo;Libera circolazione: gioie o dolori?&rdquo; dell&rsquo;Ufficio di statistica del Canton Ticino evidenzi tutti i limiti di questo accordo, il Consiglio federale continua a fare orecchie da mercante. Il rischio per il Ticino &egrave; di trovarsi presto in braghe di tela. Dato che i margini di manovra sono attualmente limitati, l&rsquo;augurio &egrave; che almeno a livello di posti pubblici, il Consiglio di Stato ticinese accolga la mozione depositata dal Gruppo UDC in Gran Consiglio che chiede di favorire il lavoratore indigeno, sull&rsquo;esempio di quanto fa il Canton Ginevra.</p>
<p style="text-align: justify"><b><i>Pierre Rusconi<br />
Consigliere nazionale UDC Ticino</i></b></p>]]>
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			<category domain="http://www.udc-ti.ch">
				UDC Ticino
			</category>
			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[Ora delle domande â Quale tempistica per la revisione della "Strategia orso"?]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify">Il Consiglio federale propone di accettare il postulato 12.4196 volto ad elaborare uno studio per migliorare la &quot;Strategia orso&quot;, urgente in particolare alla luce della levata di scudi da parte della popolazione dopo l'uccisione di M13.<br />
Dato che l'avvento di un nuovo orso (in particolare in Ticino o nei Grigioni) &egrave; possibile in ogni momento, chiedo al Consiglio federale quale sia la tempistica prevista per la rielaborazione della strategia, in modo da evitare possibilmente nuovi abbattimenti.</p>
<p style="text-align: justify"><i><b>Pierre Rusconi<br />
Consigliere nazionale UDC Ticino</b></i></p>]]>
			</description>
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			<category domain="http://www.udc-ti.ch">
				UDC Ticino
			</category>
			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[LâUDC rifiuta la libera circolazione delle persone con la Croazia]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;">L'UDC si oppone all&rsquo;estensione della libera circolazione delle persone alla Croazia. A seguito principalmente degli accordi di libera circolazione delle persone le cui conseguenze sono diventate incontrollabili, la Svizzera conta ogni anno 80'000 immigranti in pi&ugrave; degli emigranti. Questo saldo migratorio positivo rappresenta una popolazione equivalente a quella della citt&agrave; di Lucerna. L&rsquo;estensione della libera circolazione delle persone alla Croazia aggraverebbe ulteriormente questa situazione. L&rsquo;UDC esige invece che la Confederazione acceleri l&rsquo;esame della sua iniziativa popolare &ldquo;contro l&rsquo;immigrazione di massa&rdquo; che ridar&agrave; alla Svizzera i mezzi per riprendere il controllo dell&rsquo;immigrazione. Inoltre, nulla giustifica agli occhi dell&rsquo;UDC un nuovo versamento al fondo di coesione dell&rsquo;UE. Essa si oppone quindi anche a un contributo di 45 milioni di franchi da parte della Svizzera, a seguito dell&rsquo;adesione della Croazia all&rsquo;UE. </p>
<p style="text-align: justify;"><b><i>Unione democratica di centro</i></b></p>]]>
			</description>
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			<category domain="http://www.udc-ti.ch">
				UDC Svizzera
			</category>
			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[NO alla statalizzazione della famiglia]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;"><b>L'UDC Svizzera prende atto dei risultati delle votazioni federali di questo weekend. Lo scacco dell&rsquo;articolo costituzionale sulla politica familiare da parte della maggioranza dei cantoni rafforza il federalismo ed &egrave; un segnale chiaro contro il gonfiamento dei costi dello Stato. </b></p>
<p style="text-align: justify;">Il NO all&rsquo;articolo sulla famiglia dimostra che questo progetto costituzionale indebolisce la responsabilit&agrave; individuale della famiglia e causa un aumento delle imposte in ragione di miliardi di franchi con il sovvenzionamento degli asili nido pubblici. L&rsquo;UDC si rallegra di questo segnale chiaro e netto a favore del federalismo e della libert&agrave; delle famiglie. L&rsquo;UDC si attende ora che gli ambienti che si sono impegnati a favore del progetto rifiutato &ndash; primo fra tutti il PPD &ndash; sostengano coerentemente la sua iniziativa per le famiglie che sicuramente sar&agrave; sottoposta al voto popolare ancora quest&rsquo;anno. Questo progetto mira a offrire alle famiglie che si prendono loro stesse cura dei propri figli gli stessi vantaggi fiscali concessi ai genitori che affidano i loro figli a terzi. Oggi, i genitori che pagano per la custodia extra-familiare dei propri figli beneficiano di sgravi fiscali &ndash; cosa che l&rsquo;UDC sostiene &ndash; mentre quelli che si assumono loro stessi questo compito sono esclusi da questo vantaggio. Per l&rsquo;UDC questa discriminazione &egrave; inaccettabile.</p>
<p style="text-align: justify;">Il S&Igrave; alla revisione della legge sulla pianificazione del territorio testimonia la preoccupazione della popolazione per il paesaggio minacciato dalla dispersione dell&rsquo;habitat. Per l&rsquo;UDC &egrave; essenziale che la garanzia della propriet&agrave; privata sia rispettata anche con questa nuova legge. Si tratta di un dovere dei cantoni e della Confederazione. Occorre ricordare che, assieme delle crescenti necessit&agrave; di superfici abitabili, la forte immigrazione &egrave; la principale responsabile del boom edilizio che in questi ultimi anni ha condotto alla cementificazione del paese. Ma la nuova legge sulla pianificazione del territorio non offre alcuna soluzione a questo livello. La Confederazione deve finalmente riprendere il controllo di un&rsquo;immigrazione di circa 80'000 persone l&rsquo;anno, cifra che corrisponde alla popolazione della citt&agrave; di San Gallo. L&rsquo;UDC esige perci&ograve; che la sua iniziativa contro l&rsquo;immigrazione di massa, che chiede la reintroduzione dei contingenti per controllare l&rsquo;immigrazione, sia sottoposta al popolo il pi&ugrave; rapidamente possibile.<br />
<br />
Il S&Igrave; all&rsquo;iniziativa contro le retribuzioni abusive era prevedibile. Le smisurate pretese e la perdita del senso della realt&agrave; di molti dirigenti d&rsquo;azienda in Svizzera, ma anche nel resto del mondo, hanno arrecato un torto considerevole all&rsquo;industria e al settore finanziario. Sostenuto dall&rsquo;UDC Svizzera, il controprogetto indiretto contro le retribuzioni abusive sar&agrave; quindi archiviato. L&rsquo;iniziativa popolare, ossia la volont&agrave; del popolo, dovr&agrave; essere concretizzata rapidamente e in modo pragmatico, coinvolgendo gli autori dell&rsquo;iniziativa. L&rsquo;UDC invita il Consiglio federale ad agire in fretta &ndash; eventualmente costituendo una commissione di esperti &ndash; al fine di impedire nel pi&ugrave; breve tempo possibile gli eccessi in termini di retribuzione, tramite in particolare un rafforzamento dei diritti dei proprietari delle imprese.<br />
<br />
<b><i>Unione democratica di centro</i></b></p>]]>
			</description>
			<link>
				http://www.udc-ti.ch/index.php?module=news_mod&amp;newsid=569
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			<category domain="http://www.udc-ti.ch">
				UDC Svizzera
			</category>
			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[Se continuiamo cosÃ¬ la nostra piazza finanziaria diventerÃ  un cortile di provincia]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;"><b>Tiziano Galeazzi, candidato al Municipio di Lugano dell'UDC &egrave; preoccupato per la decisione del Consiglio federale di adottare la strategia del denaro pulito</b></p>
<p style="text-align: justify;">LUGANO - &quot;In banca mai pi&ugrave; denaro non dichiarato al fisco&quot;. Un titolo, quello di ieri pubblicato da Tio, che ha fatto sussultare Tiziano Galeazzi, candidato UDC al Municipio di Lugano e presidente dell'associazione Swiss Respect. &quot;Se un titolo del genere esce sul Corriere della Sera siamo rovinati&quot; ha dichiarato il politico e fiduciario luganese. Il Consiglio federale ha intenzione di adottare l'ormai famosa &quot;Wei&szlig;geldstrategie&quot;, ossia la &quot;strategia del denaro pulito&quot;. Ieri a Berna il Governo ha posto in consultazione, fino al 15 giugno, due progetti riguardanti questa strategia .Oltre all'introduzione di nuove norme per la lotta al riciclaggio, gli istituti finanziari dovranno esaminare gli indizi a loro disposizione per assicurarsi che il denaro dei clienti sia pulito. Una persona che richiede una particolare discrezione o vuole effettuare investimenti attraverso strutture complesse &egrave; ad esempio potenzialmente sospetta.</p>
<p style="text-align: justify;">&quot;Il Governo federale sta facendo di tutto per ridurre la nostra piazza finanziaria a un cortiletto di provincia&quot; ha esclamato l'esponente democentrista, preoccupato dal nuovo corso. &quot;Una politica questa che sta gi&agrave; cominciando ad essere adottata in Svizzera&quot; ci spiega, non senza nascondere tutta la sua preoccupazione, Galeazzi. &quot;Mi hanno detto che la direzione di una banca di medie dimensioni a Zurigo ha deciso di stilare una lista di tutti i suoi clienti, senza fare distinzione tra svizzeri e stranieri, per verificare se essi sono in regola con il fisco. Coloro che risultano irregolari vengono inizialmente richiamati a regolare la loro posizione con il fisco. Se questi clienti, svizzeri o stranieri che siano, non procedono alla regolarizzazione, vengono considerati clienti indesiderati e quindi espulsi&quot;.</p>
<p style="text-align: justify;">La decisione di questa banca mette in ansia l'esponente ticinese di SwissRespect, l'associazione recentemente nata &quot;per la difesa degli interessi della Svizzera contro gli attacchi al nostro ordine giuridico ed economico da parte di &laquo;partner&raquo; che cercano di destabilizzarci&quot;. &quot;Quella di Zurigo rappresenta una sorta di &quot;boule de neige&quot; - continua Galeazzi - una palla di neve che si trasformer&agrave; in valanga e far&agrave; scappare tanti clienti&quot;.</p>
<p style="text-align: justify;">L'esponente dell'UDC non si d&agrave; pace. Si sente sempre pi&ugrave; solo in questa lotta per fermare la politica del denaro pulito. &quot;Philipp M&uuml;ller, il presidente del PLR svizzero, qualche tempo fa aveva chiesto di togliere i dossier fiscali a Widmer-Schlumpf. Ma sembra che il suo appello sia stato ignorato. E la cosa che pi&ugrave; mi preoccupa &egrave; il silenzio. Nessuno sembra opporsi a questa nuova politica. Neppure l'UDC&quot;.</p>
<p style="text-align: justify;">In tutti i casi la piazza non resta ferma e sta affilando le armi per cercare, in qualche modo, di correre ai ripari. Tiziano Galeazzi ha spiegato che molti clienti stanno dirottando i loro averi in altri lidi off-shore. &quot;Panama, ma non solo - ha continuato l'esponente UDC - alle Bahamas sono oberati di lavoro&quot;.</p>
<p style="text-align: justify;">Galeazzi sospira e conclude: &quot;Se si continua cos&igrave;, qui a Lugano finisce male. Da quello che vedo io qui &egrave; diventata una lotta tra consulenti per rubarsi i clienti uno con l'altro&quot;. I tempi d'oro sono oramai nostalgia.</p>
<p style="text-align: justify;"><b><i>Intervista pubblicata dal portale Ticinonline il 28 febbraio 2013</i></b><br />
<a target="_blank" href="http://www.tio.ch/News/Affari/Svizzera/724179/Se-continuiamo-cosi-la-nostra-piazza-finanziaria-diventera-un-cortile-di-provincia/">http://www.tio.ch/News/Affari/Svizzera/724179/Se-continuiamo-cosi-la-nostra-piazza-finanziaria-diventera-un-cortile-di-provincia/</a></p>]]>
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			<category domain="http://www.udc-ti.ch">
				Distretti
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			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[Quali figli vogliamo?]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;">L'UDC svizzera a grande maggioranza, si &egrave; schierata contro l' articolo per la famiglia in votazione per due motivi. Innanzitutto perch&eacute; mina l'autonomia dei Cantoni e poi perch&eacute; nessuno &egrave; in grado di quantificarne i costi, che potrebbero essere salati. Pur sapendo di remare contro l'ideologia dominante, mi sembra necessario attirare l' attenzione su di un aspetto del problema assai pi&ugrave; vasto e grave, di cui nessuno parla.<br />
<br />
La procreazione &egrave; un fenomeno naturale sacro, fondamentale per garantire la continuit&agrave; di ogni specie. Nel mondo animale questa funzione &egrave; regolata dagli istinti, che provvedono alla protezione della prole fino a quando essa possa essere autonoma. Ci commuovono le immagini che mostrano il rapporto affettuoso degli animali con i loro piccoli, le scimmie madri con in groppo le scimmiette. Per l'essere umano la procreazione non &egrave; solo un fatto istintivo biologico, ma rappresenta un atto di responsabilit&agrave;. Il neonato &egrave; particolarmente indifeso e bisognoso del contatto e della protezione della madre come persona di riferimento naturale, almeno fino a quando riconosce il proprio &laquo;io&raquo; separato dalla propria madre (generalmente all'et&agrave; di circa 3 anni), solo a questo punto &egrave; in grado di aprirsi al contatto con altre persone. Questo naturale, intimo rapporto con la madre &egrave; il presupposto per uno sviluppo emotivo equilibrato e la capacit&agrave; di relazione con altre persone. Non solo gli studi di psicologia, anche le neuroscienze confermano che l'esperienza di questi primi anni di vita &egrave; determinante per lo sviluppo della vita emotiva per tutto il resto della vita dell'uomo. Successivamente, per fargli scoprire il mondo che lo circonda e preparare il bambino alla scolarit&agrave;, diventa indispensabile la figura del padre. L'unico ambiente nel quale &egrave; possibile uno sviluppo armonioso dei giovani &egrave; la famiglia naturale. Di proposito non uso il termine di famiglia &laquo;tradizionale&raquo;, che a torto confonde le leggi della natura con quelle culturali.<br />
<br />
Non si pu&ograve; certo negare alle madri la soddisfazione (in certi casi necessit&agrave;) di un'attivit&agrave; professionale, a condizione che si rispettino le esigenze dei figli, si tratta cio&egrave; di valutare la scala dei valori e delle responsabilit&agrave; umane. Un'attivit&agrave; lavorativa che richieda alla madre giornate lavorative di otto - dieci ore e/o lunghi tempi di separazione dai figli nei loro primi tre anni di vita, &egrave; naturalmente incompatibile con la maternit&agrave;. Numerosi sono del resto i casi di donne di talento e di successo quali scienziate, nel mondo dell'arte o economico, che in nome della carriera volontariamente e responsabilmente hanno scelto di rinunciare alla maternit&agrave;.<br />
Alcolismo, droga, hooliganismo, violenza negli stadi, scarsi risultati scolastici, divorzi frequenti per incapacit&agrave; relazionali affettive dei giovani, sono le catastrofiche conseguenze evidenti del deficit affettivo dovuto alla disgregazione dell'ambiente familiare naturale. Mali che lo Stato pu&ograve; combattere, ma non certo guarire. E' raccapricciante sentire, che molti genitori cadano dalle nuvole quando vengono a sapere che i propri figli, abbandonati a se stessi e ormai per loro degli sconosciuti, fanno uso di droghe.<br />
<br />
L'iniziativa in votazione apparentemente a favore della famiglia, diventa in realt&agrave; un invito da parte dello Stato alle future madri ad affidare contro natura (e contro le conoscenze delle ricerche scientifiche), la responsabilit&agrave; per i propri figli ad un surrogato della madre naturale. Viviamo in un tempo nel quale predomina l'ideologia dei diritti degli adulti e del loro benessere economico, a scapito dei figli, per non parlare poi del diritto di coppie omosessuali di educare dei figli. Alla lobby ideologica a favore dei diritti degli adulti e del benessere economico, non si contrappone purtroppo nessuna in difesa dei legittimi diritti naturali dell'infanzia indifesa. Nessuno difende i figli, vittime dell'egoismo degli adulti. Una societ&agrave; di cittadini, che non sanno assumersi i sacrifici e le responsabilit&agrave; morali del compito sacro della procreazione, non ha futuro.<br />
L'iniziativa in votazione il 3 marzo &egrave; da respingere con decisione.<br />
<br />
<b><i>Alexander Von Wyttenbach<br />
Presidente onorario UDC Ticino </i></b><br />
&nbsp;</p>]]>
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				UDC Ticino
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			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[PVP: vince la ragionevolezza]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;">L&rsquo;UDC apprende con piacere della decisione del Municipio di Lugano di aprire l&rsquo;accesso al lungolago da Piazza Manzoni ai taxisti della citt&agrave;.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa opzione era stata oggetto di un&rsquo;interrogazione del gruppo UDC in Consiglio comunale inoltrata lo scorso mese di settembre, a poco pi&ugrave; di un mese dall&rsquo;entrata in vigore del nuovo PVP. Appariva infatti assurdo che i taxisti stazionati in Piazza Manzoni, per trasportare un cliente a Paradiso dovessero tornare su Via Pioda, Via Balestra, Corso Elvezia, per poi transitare di nuovo davanti a quella stessa Piazza Manzoni da cui erano partiti. Un &ldquo;gir da la L&uuml;zina&rdquo; che sconcertava i clienti e faceva aumentare sensibilmente il prezzo della corsa. Ha vinto la ragionevolezza e, almeno su questo particolare punto del PVP, le cose torneranno alla normalit&agrave;.</p>
<p style="text-align: justify;">L&rsquo;UDC cittadina auspica ora che, con altrettanta ragionevolezza, il Municipio accetti anche la seconda richiesta della sua interrogazione, ossia quella di concedere anche ai taxisti l&rsquo;utilizzo generalizzato delle corsie preferenziali dei bus, cosa in uso in quasi tutte le citt&agrave; e gi&agrave; introdotta da Lugano a titolo sperimentale su alcune tratte.</p>
<p style="text-align: justify;"><b><i>Per il gruppo UDC in Consiglio comunale:<br />
Eros N. Mellini</i></b><br />
&nbsp;</p>]]>
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				Distretti
			</category>
			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[Inutile controprogetto alla cassa-malati unica]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;"><b>La decisione presa oggi dal Consiglio federale di opporre un controprogetto all&rsquo;iniziativa popolare per una cassa-malati unica &egrave; inutile, e addirittura sbagliata. Questa iniziativa nociva deve essere sottoposta il pi&ugrave; rapidamente possibile al popolo. Il controprogetto del governo fa un passo nella direzione degli iniziativisti, mentre che la maggioranza del Consiglio nazionale e del Consiglio degli Stati si oppone a questa idea. </b></p>
<p style="text-align: justify;">Come il Consiglio federale, l&rsquo;UDC &egrave; contraria a una cassa-malati unica e pubblica che sopprime un elemento di concorrenza in pi&ugrave; nella sanit&agrave; pubblica e, di conseguenza, rinuncia definitivamente a incoraggiare le casse-malati a ridurre i costi della salute pubblica. Questa iniziativa equivale alla fin fine a un&rsquo;onerosa e nociva statalizzazione della sanit&agrave; pubblica. <br />
Ma il controprogetto proposto dal Consiglio federale &egrave;, secondo l&rsquo;UDC, altrettanto nocivo, perch&eacute; anch&rsquo;esso tende a istituire una cassa unica e a ridurre la concorrenza e la diversit&agrave; e, di conseguenza, la libert&agrave; degli attori della salute pubblica:</p>
<ul>
    <li>La riassicurazione, che sarebbe finanziata con una parte fissa dei premi per assicurato, equivale in realt&agrave; a una cassa unica parziale e aumenter&agrave; inevitabilmente i costi. L&rsquo;incoraggiamento fatto oggi alle casse-malati affinch&eacute; trattino e seguano nel modo pi&ugrave; efficace possibile i casi onerosi sarebbe cos&igrave; soppresso.</li>
    <li>Una separazione amministrativa e giuridica dell&rsquo;assicurazione di base  e dell&rsquo;assicurazione complementare &egrave; difficilmente realizzabile e provoca degli oneri amministrativi e finanziari supplementari presso le assicurazioni e gli organi di sorveglianza. Inoltre, non risponde assolutamente ai bisogni reali degli assicurati.</li>
    <li>Il miglioramento della compensazione dei rischi &egrave; gi&agrave; in corso a livello parlamentare.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;"><br />
L'UDC chiede che il popolo sia chiamato a votare il pi&ugrave; rapidamente possibile sull&rsquo;iniziativa popolare a favore di una cassa-malati unica. Non &egrave; necessario formulare un controprogetto a questo scopo. Ed &egrave; ci&ograve; che chiede anche la maggioranza del Parlamento che ha firmato degli interventi parlamentari dei partiti borghesi in questo senso. Il fatto che il Consiglio federale ignori queste posizioni chiaramente espresse testimonia del suo scarso rispetto per il Parlamento.</p>
<p style="text-align: justify;"><b><i>Unione democratica di centro</i></b></p>]]>
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			<category domain="http://www.udc-ti.ch">
				UDC Svizzera
			</category>
			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[Diffidenza nei confronti dei cittadini rafforzata â piazza finanziaria indebolita]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;"><b>Le decisioni prese oggi dal Consiglio federale concernenti la piazza finanziaria svizzera vanno nella direzione sbagliata. Imponendo degli oneri burocratici supplementari e delle regolamentazioni vaghe, il governo continua a indebolire l&rsquo;economia svizzera e a provocare la soppressione di impieghi. Le proposte, che inaspriscono la legislazione contro il riciclaggio di denaro sporco, sono decisamente inammissibili. La restrizione e la criminalizzazione proposte del traffico di denaro liquido apre la porta a uno Stato ficcanaso e malfidente per il quale ogni cittadino &egrave; un criminale potenziale. L&rsquo;UDC s&rsquo;opporr&agrave; con tutte le sue forze a questa politica terrificante. </b></p>
<p style="text-align: justify;">L'UDC analizzer&agrave; con scetticismo le proposte messe oggi in consultazione concernenti il riciclaggio di denaro sporco e l&rsquo;estensione dei doveri di diligenza nel settore fiscale. Le proposte volte a impedire alle banche l&rsquo;accettazione di fondi non dichiarati sembrano a prima vista vaghe e contraddittorie e rafforzano inutilmente la burocrazia. Le banche non sono delle autorit&agrave; fiscali.</p>
<p style="text-align: justify;">L&rsquo;inasprimento delle regolamentazioni contro il riciclaggio di denaro sporco &egrave; eccessivo agli occhi dell&rsquo;UDC. Questa riforma criminalizza i cittadini e le imprese, mentre non avr&agrave; alcun effetto contro il crimine organizzato. Ancora una volta si attenua la distinzione fra frode e evasione fiscale. La restrizione del traffico di denaro liquido e le regolamentazioni eccessive nel settore delle azioni continueranno a indebolire l&rsquo;economia svizzera.</p>
<p style="text-align: justify;">Nell&rsquo;insieme, le proposte del Consiglio federale sono segnate da una profonda diffidenza nei riguardi delle cittadine e dei cittadini. Per l&rsquo;UDC, questo abbandono definitivo del principio della buona fede &egrave; veramente spaventoso.</p>
<p style="text-align: justify;"><b><i>Unione democratica di centro</i></b><br />
&nbsp;</p>]]>
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			<category domain="http://www.udc-ti.ch">
				UDC Svizzera
			</category>
			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[Sgravi della Lega: un regalo avvelenato per i luganesi]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il prossimo 3 marzo saremo chiamati a votare sull&rsquo;iniziativa ï¬scale della Lega che, stando alle stime del Dfe, dovrebbe portare un minor gettito cantonale di 190 milioni, e comunale di 148.<br />
<br />
Ora, si sa, le forze politiche di Lugano stanno discutendo il preventivo che, stando al semplice fabbisogno del Comune &ndash; a meno di tagli drastici alle spese e agli investimenti &ndash; dovrebbe essere portato al 75% (2010 e 2011 = 70%), con uno sforzo di contenimento delle spese potrebbe essere aumentato al 73% ma che, alla vigilia delle elezioni, nessuno osa proporre di aumentare (salvo il Ps che, essendo per antonomasia il partito delle tasse, non ha nulla da perdere).<br />
<br />
Se un punto percentuale di moltiplicatore corrisponde per Lugano a circa 3 milioni di franchi di gettito, a quanto ammonter&agrave; l&rsquo;aumento fiscale che si dovr&agrave; chiedere ai contribuenti luganesi per far fronte alla loro &ldquo;fetta&rdquo; di sgravio andante a carico del comune, che si stima &ndash; franco pi&ugrave;, franco meno &ndash; a 40 milioni? Il calcolo fa presto a farlo anche la classica serva: oltre il 13% di moltiplicatore!<br />
<br />
In compenso, &egrave; di questi giorni il comunicato congiunto di Aiti e Camera di commercio, secondo il quale l&rsquo;iniziativa &egrave; sostanzialmente sbagliata, ma &ldquo;&egrave; meglio fare qualcosa che non fare nulla&rdquo;. In altre parole, &ldquo;facciamo pur mancare i soldi necessari ai comuni, che quindi saranno costretti ad aumentare il moltiplicatore a scapito delle persone ï¬siche, purch&eacute; ci sia un vantaggio ï¬scale per le imprese&rdquo;. Intendiamoci, il mio partito &egrave; sempre stato a favore di migliori condizioni-quadro &ndash; e quindi anche ï¬scali &ndash; a favore dell&rsquo;economia, ma non a scapito dei singoli contribuenti!<br />
<br />
E c&rsquo;&egrave; qualcuno che parla di &ldquo;sensibilizzare le imprese affinch&eacute; &ndash; pur spendendo qualcosa in pi&ugrave; &ndash; favoriscano l&rsquo;assunzione di personale indigeno&rdquo;. Ma in che mondo vivete? Questa &egrave; la dimostrazione di quanto poco si possa fare affidamento sulla &ldquo;sensibilit&agrave;&rdquo; dell&rsquo;economia, o perlomeno chi la rappresenta ufficialmente, quando c&rsquo;&egrave; di mezzo il &ldquo;Dio denaro&rdquo;.<br />
<br />
Mi dispiace dover prendere una posizione contraria all&rsquo;economia, che continuo a considerare la base del benessere del paese, ma in questo caso si mette in palese conï¬itto con il contribuente privato che paga le imposte, e che quindi &egrave; a sua volta un pilastro portante dell&rsquo;economia. Nella fattispecie, il contribuente di Lugano cui il vantaggio dello sgravio ï¬scale a livello cantonale non compenser&agrave; l&rsquo;aggravio che la Citt&agrave; sar&agrave; costretta ad applicargli a livello comunale. Pertanto voter&ograve; NO all&rsquo;iniziativa ï¬scale della Lega e invito tutti i cittadini di Lugano a fare altrettanto.</p>
<p style="text-align: justify;"><b><i>Eros N. Mellini<br />
Candidato UDC al Municipio e Consiglio comunale di Lugano</i></b></p>
<p style="text-align: justify;">Articolo apparso su la Regione il 26 febbraio 2013</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>]]>
			</description>
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			<category domain="http://www.udc-ti.ch">
				Distretti
			</category>
			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[Interrogazione - EOC e mense scolastiche pubbliche ticinesi: sosteniamo le aziende locali?]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;">Lodevole Consiglio di Stato,<br />
<br />
La crisi economica, per le piccole-medie imprese ticinesi si fa sentire soprattutto a causa della &ldquo;guerra di prezzi&rdquo; con la vicina Italia. Le nostre aziende, quelle che hanno una produzione locale e specifica di determinati prodotti legati al territorio, faticano sempre pi&ugrave; a imporsi sul mercato e la conseguenza &egrave; ovvia: si tagliano posti di lavoro o si chiude!<br />
<br />
In questo senso, se il privato ha la libert&agrave; individuale di scelta, dovremmo invece come Cantone dare l&rsquo;esempio di un maggiore attaccamento alle nostre produzioni locali, sostenendole e facendo capo per le nostre strutture pubbliche a quest&rsquo;ultime.<br />
<br />
In questo senso, prendo a titolo d&rsquo;esempio il caso dell&rsquo;EOC di Lugano (vedi foto allegate), che evidenzia come non si faccia capo ad aziende ticinesi, ma si importi acqua estera (con costi sicuramente maggiorati causa trasporto e sdoganamento) in particolare quella del Comune del Parco di Val Grande, Malesco (VB) Italia!</p>
<p style="text-align: justify;">Alla luce di quanto sopra riportato, e ritenendo che le nostre aziende vadano maggiormente supportate, chiediamo all&rsquo;On.Consiglio di Stato di rispondere alle seguenti domande:</p>
<ul>
    <li>Quanti e quali prodotti esteri vengono utilizzati nei nostri ospedali al posto di quelli locali?<br />
    &nbsp;</li>
    <li>Tale pratica &egrave; usuale anche per le mense scolastiche pubbliche?<br />
    &nbsp;</li>
    <li>Cosa intende fare l&rsquo;On.Consiglio di Stato affinch&eacute; i prodotti alimentari siano acquistati in loco e non altrove?</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;"><br />
<b><i>Lara Filippini<br />
Per il Gruppo UDC</i></b><br />
&nbsp;</p>]]>
			</description>
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			<category domain="http://www.udc-ti.ch">
				UDC Ticino
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			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[Sostenere una sana produzione indigena o aprire le frontiere ad altri scandali alimentari?]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;"><b>La conclusione da trarre da questo nuovo scandalo alimentare, concernente questa volta la carne di cavallo non dichiarata, &egrave; evidente: la Svizzera &egrave; a un bivio. Vogliamo, noi Svizzere e Svizzeri, una produzione agricola indigena e sana con prodotti di qualit&agrave; che costano il giusto prezzo, o vogliamo continuare sulla via della &ldquo;ecologizzazione&rdquo; dell&rsquo;agricoltura e, in contropartita, importare delle merci a buon mercato con tutti i rischi che ci&ograve; comporta? L&rsquo;UDC s&rsquo;attende, in particolare dall&rsquo;Unione svizzera dei contadini, che lanci un referendum contro la &ldquo;Politica agricola 2014-2017. Ecco il solo modo d&rsquo;impedire un nuovo indebolimento della produzione alimentare nazionale. Il popolo potr&agrave; cos&igrave; decidere la strada da seguire.</b></p>
<p style="text-align: justify;">A seguito delle pressioni sui prezzi a livello internazionale, la produzione alimentare e il commercio che ne deriva comportano un enorme rischio di frodi, soprattutto quando i prodotti non sono rintracciabili. Lo scandalo della carne di cavallo illustra perfettamente questa constatazione. Oggi tutti chiedono un rafforzamento dei controlli e un miglioramento della qualit&agrave;. Ma queste condizioni sono perfettamente soddisfatte dalla produzione alimentare svizzera. Ignorando questa evidenza, la societ&agrave; di tutela dei consumatori SKS ha addirittura recentemente esortato gli Svizzeri ad acquistare a buon mercato oltre frontiera. A seguito dell&rsquo;adozione da parte della Svizzera del principio del &ldquo;Cassis de Dijon&rdquo; (riconoscimento unilaterale degli standard di produzione nazionali, il che significa che s&rsquo;impone lo standard pi&ugrave; basso), la Svizzera ha gi&agrave; abbandonato in larga misura il livello di qualit&agrave; tradizionalmente elevato della sua produzione. Sugli scaffali dei negozi svizzeri si trovano ormai dei prosciutti pieni d&rsquo;acqua, del formaggio grattugiato allungato con l&rsquo;amido, degli sciroppi di frutta di bassa qualit&agrave; e del sidro fermentato diluito.<br />
Non si devono neppure trascurare i rischi di un&rsquo;eccessiva dipendenza della Svizzera dalle importazioni nei settori dei cereali da foraggio e delle proteine vegetali. &Egrave; grande il pericolo che questi prodotti importati siano ottenuti con manipolazioni genetiche.<br />
In passato la Svizzera &egrave; sfuggita a diversi scandali alimentari o ne &egrave; stata toccata solo marginalmente. Questa situazione privilegiata la si deve essenzialmente a controlli frontalieri ancora esistenti in questo settore e anche a un tasso di auto-approvvigionamento di circa il 60%. Si tratta ora di conservare questi vantaggi, mantenendo il tasso di auto-approvvigionamento almeno al livello attuale, o addirittura aumentandolo (nonostante una forte immigrazione).</p>
<p style="text-align: justify;"><b>La PA 2014-2017 incoraggia le importazioni e non la produzione indigena</b></p>
<p style="text-align: justify;">In fine d&rsquo;esame alle Camere federali, la Politica agricola 2014-2017 &egrave; un passo nella direzione sbagliata. Invece di rafforzare la produzione indigena e, di conseguenza, il grado di auto-approvvigionamento della Svizzera, essa rimette in questione la produzione alimentare indigena con un&rsquo;ecologizzazione a oltranza e dei contributi alla qualit&agrave; del paesaggio. In futuro sar&agrave; pi&ugrave; redditizio investire in misure ecologiche che in un&rsquo;infrastruttura efficace che serva alla produzione di derrate alimentari. <br />
Per l&rsquo;&Ucirc;DC, la PA 2014-2017 deve porre l&rsquo;accento sulla salvaguardia delle basi di produzione delle contadine e dei contadini, quindi sull&rsquo;alimentazione del paese con prodotti indigeni e sani. L&rsquo;obiettivo primario deve essere quello di mantenere, o addirittura aumentare, il grado di auto-approvvigionamento attuale della Svizzera in derrate alimentari di qualit&agrave; prodotte vicino al mercato. Questo principio &egrave; infinitamente pi&ugrave; ragionevole dal punto di vista ecologico che non il trasporto di prodotti alimentari su distanze enormi.</p>
<p style="text-align: justify;">Attualmente, nella procedura d&rsquo;eliminazione delle divergenze fra le due Camere federali, la PA 2014-2017 &egrave; un passo fatale nella direzione sbagliata: meno derrate alimentari prodotte in Svizzera e, di conseguenza, pi&ugrave; importazioni con tutti i rischi che ci&ograve; comporta.</p>
<p style="text-align: justify;"><b>Cattive opzioni anche nella legislazione sulle derrate alimentari</b></p>
<p style="text-align: justify;">Ma la PA 2014-2017 non &egrave; la sola legislazione a incidere negativamente sulla produzione alimentare nazionale aprendo le frontiere e favorendo le importazioni. Si pu&ograve; dire altrettanto dei progetti seguenti che saranno esaminati durante la sessione parlamentare del marzo 2013:</p>
<ul>
    <li style="text-align: justify;">Il Consiglio degli Stati esaminer&agrave; una mozione che chiede la liberalizzazione completa nel settore della &ldquo;linea bianca&rdquo; del latte.</li>
    <li style="text-align: justify;">La revisione della legge sulle derrate alimentari ha per obiettivo l&rsquo;estensione del commercio al di l&agrave; delle frontiere, rinunciando senza eccezioni a tener conto dell&rsquo;indicazione del paese di produzione.</li>
    <li style="text-align: justify;">Certe forze politiche intervenute sul progetto &quot;swissness&quot; esigono una riduzione al 60% delle materie prime nazionali nei prodotti fortemente trasformati; e per buona misura, non sarebbe nemmeno pi&ugrave; necessario che il 100% del peso del latte e dei prodotti lattieri siano fatti di questa materia prima, ossia di latte.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Da notare anche i molteplici tentativi di concludere nuovi accordi di  libero scambio agricolo, quindi di aumentare le importazioni di prodotti  agricoli provenienti dall&rsquo;UE, dalla Cina, dagli Stati uniti o  dall&rsquo;India. Questo tema ritorna regolarmente in ogni tornata di  negoziati dell&rsquo;OMC con sempre le stesse rivendicazioni: riduzione della  protezione agricola e apertura completa del mercato agricolo. <br />
<br />
L'UDC invita le consumatrici e i consumatori, come pure l&rsquo;Unione svizzera dei contadini, a prendere posizione a favore dell&rsquo;agricoltura nazionale e, di conseguenza, della sicurezza alimentare della Svizzera. Pi&ugrave; produzione alimentare in Svizzera o pi&ugrave; importazioni? <b>L&rsquo;UDC esorta l&rsquo;Unione svizzera dei contadini a lanciare un referendum contro il progetto di riforma agricola PA 2014-2017. </b></p>
<p style="text-align: justify;"><b>Richieste dell'UDC</b><br />
&nbsp;</p>
<ul>
    <li style="text-align: justify;">Noi chiediamo, tramite un&rsquo;interpellanza urgente, delle risposte dal Consiglio federale concernenti il proseguimento del dibattito sulla PA 2014-2017 alla luce dello scandalo attuale della carne di cavallo.</li>
    <li style="text-align: justify;">L'UDC combatter&agrave; quest&rsquo;ultima riforma agricola che prende una direzione totalmente sbagliata. Non &egrave; pi&ugrave; possibile modificare questa legge a favore dell&rsquo;agricoltura produttiva. Noi chiediamo perci&ograve; al Consiglio federale delle assicurazioni rapide a favore dell&rsquo;agricoltura produttiva, misure che potranno essere prese per via di ordinanza. Un rifiuto di questa legge non pone alcun problema, perch&eacute; semplicemente rimane in vigore il regime attuale.</li>
    <li style="text-align: justify;">Se questa legge viene accettata nonostante l&rsquo;opposizione dell&rsquo;UDC e degli ambienti agricoli, l&rsquo;UDC s&rsquo;attende dall&rsquo;Unione svizzera dei contadini che lanci un referendum, il quale avr&agrave; il sostegno dell&rsquo;UDC. Il riorientamento della produzione agricola verso prestazioni ecologiche e, di conseguenza, il basso grado di auto-approvvigionamento della Svizzera dovranno essere approvati dal popolo svizzero.</li>
    <li style="text-align: justify;">L'UDC auspica l&rsquo;aumento minimo del credito-quadro di 1160 milioni di franchi e lo sosterr&agrave; indipendentemente da questa riforma legislativa.</li>
    <li style="text-align: justify;">L'UDC s&rsquo;attende dal Consiglio degli Stati che respinga la mozione della CET concernente l&rsquo;apertura della &ldquo;linea bianca&rdquo;, perch&eacute; tale mandato di studio rafforzer&agrave; ancora di pi&ugrave; il clima d&rsquo;incertezza per gli investimenti. Sarebbe addirittura irresponsabile procedere in questo modo a fronte allo scandalo della carne di cavallo. Almeno i consumatori svizzeri hanno la certezza di consumare del latte di mucche svizzere, perch&eacute; l&rsquo;importazione di questa derrata non &egrave; redditizia a causa dei diritti doganali (all&rsquo;infuori della zona franca di Ginevra).</li>
    <li style="text-align: justify;">L'UDC esige, nel quadro del progetto &quot;swissness&quot; nel settore alimentare, una parte di almeno l&rsquo;80% di materie prime nazionali nella misura in cui i prodotti necessari siano disponibili in Svizzera.</li>
    <li style="text-align: justify;">La dichiarazione del paese di produzione per i prodotti agricoli deve assolutamente essere mantenuta nella revisione della legislazione sulle derrate alimentari</li>
    <li style="text-align: justify;">La messa in evidenza dei prodotti alimentari esenti da sostanze geneticamente manipolate deve essere rafforzata nella legge sulla tecnica genetica.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;"><b><i><br />
Unione democratica di centro</i></b></p>]]>
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				UDC Svizzera
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			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
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				<item>
			<title>
				<![CDATA[I salari milionari ma anche le penalitÃ ]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;">L'iniziativa Minder in votazione i prossimi 2 e 3 marzo verr&agrave; probabilmente accettata dal popolo anche grazie al buon numero di si da parte di cittadini che sanno benissimo che non avr&agrave; gli effetti auspicati dall'oramai celebre iniziativista. In queste settimane abbiamo sentito o letto dozzine e dozzine di spiegazioni tecniche, giuridiche e politiche, concordi nel tacciare (notare di biasimo) il testo messo in votazione di irrealismo, controproducenza e nocumento. Un amico presente ad un dibattito tra Blocher e Minder mi ha riferito che il politico svizzero da me preferito ha letteralmente &laquo;asfaltato&raquo; l'industriale sciaffusano. Urs Paul Engeler, temuto ma sempre documentato e pungente polemista della &laquo;Weltwoche&raquo;, ha scagliato l'anatema contro l'iniziativa, accusata di aver trasformato una massa di cittadini solitamente avveduti e riflessivi in un coacervo di invidiosi verdi come la bile (&laquo;gallig-gr&uuml;n&raquo;) e giallognoli come &hellip; suppongo l'itterizia: mossi, solo ed esclusivamente, da quel sentimento che, con la cupidigia e l'avarizia, costituisce la triade profonda dell'animo umano, l'invidia. Alla televisione di stato la signora Simonetta Sommaruga ha parlato in nome del Consiglio federale, con un discorso ammirevole per concisione e chiarezza di lingua e di argomenti. Un intervento il suo, che mi ha subi&not;to ricordato una battuta di Churchill: &laquo;in vita mia ho sentito mille discorsi, cento volte ho cambiato opinione, ma mai il voto&raquo;, perch&eacute; &egrave; quel che &egrave; accaduto a me. Mi sono convinto che l'iniziativa &egrave; da respingere, ma il voto (gi&agrave; fatto, per corrispondenza) non lo cambierei neanche se potessi. Perch&eacute; il voto favorevole all'iniziativa non ha la minima pretesa di razionalit&agrave;, e non &egrave; certamente dettato dall'invidia che secondo Engeler e molti psicanalisti ognuno di noi porta negli anfratti profondi della psiche. Il nostro &egrave; un voto che vuole solo esprimere lo sdegno di una democratica, spero forte maggioranza di cittadini di fronte ad eccessi inaccettabili. Un voto che scaturisce da ben altro e pi&ugrave; recondito recesso dello spirito, quello dove sta, talora assopita e spesso in letargo, quella che pu&ograve; considerarsi la metafisica dell'uomo semplice: il buon senso. Che &egrave; sentimento comune dei semplici e raro invece, a quanto sembra, negli uomini di qualit&agrave; eccelsa. Prova e riprova di quanto affermo mi sembra essere, proprio in questi giorni, la geniale idea di informare il popolino, a pochi giorni dalla votazione, della concessione di un buono d'uscita (il cosiddetto paracadute d'oro) di 72 milioni di franchi al collega (di formazione, certo non di professione) dott. Vasella, che suppongo, visti i salari, l'AVS con secondo pilastro e le bonifiche, abbia inventato l'acqua calda.<br />
Il 19 febbraio i media informano che il &laquo;collega&raquo; rinuncia ai 12 milioni all'anno per 6 anni, a lui versati per non passare alla concorrenza. Prima aveva generosamente deciso di versare il tutto in beneficenza. Adesso rinuncia, cos&igrave; niente liberalit&agrave; e niente imposte. Un gesto di stizza? Auguriamogli comunque una serena, anche se troppo precoce (&egrave; 56. enne) quiescenza. Ma del suo consiglio di amministrazione, cosa pensare? Si pu&ograve; essere pi&ugrave; stupidi? E dove vivono questi personaggi? O, mi sembrerebbe logico pensare, si tratta di una bufala propagata da Minder? No, i consiglieri di amministrazione di aziende cos&igrave; importanti sono spesso e volentieri avanti con gli anni, ma mai dementi. Prendere la decisione che hanno preso e renderla pubblica 2 settimane prima della votazione (che sanno gi&agrave; persa) &egrave; un gesto di sfida a tutti, condita con la salsa del sarcasmo, uno sbeffeggiamento.<br />
Non proviamo il minimo senso di avversione e meno ancora di invidia verso i salari milionari o arcimilionari. Sono salari che suscitano in noi ammirazione e riconoscimento di qualit&agrave; eccezionali di chi ne beneficia: ma a una condizione, quella che vuole il buon senso comune: che a fare da pendant all'arricchimento ci siano penalit&agrave; di pari consistenza al posto del paracadute d'oro quando questi superuomini risultano essere uomini come noi: fallaci e fallibili. E siamo disponibili a dibattiti ponderati, tranquilli e prolungati anche con i diretti interessati. Ci spieghino per esempio se il medico che cura e guarisce da un tumore o da una semplice appendicite uno di questi superuomini, salvandogli la preziosa vita, abbia diritto anche lui a onorari milionari o sia invece giusto l'obbligo che ha il chirurgo di lavorare a tariffe previste e calcolate per i comuni mortali. E il lattaio o il panettiere che gli forniscono alimenti vitali per il preziosissimo cervello, cosa possono pretendere in cambio? E ci spieghino anche, visto che abbiamo aperto il dibattito, se come colleghi praticanti di Vasella abbiamo il diritto di boicottare i prodotti della sua azienda, sostituendoli con quelli della concorrenza. Vorremmo poi sapere perch&eacute; gli stessi medicamenti in Svizzera li dobbiamo pagare il doppio di quel che costano in Italia o in Grecia. Sono tante le cose che vorremmo sapere e non sappiamo, come tanta &egrave; l'ignoranza che ci ha indotti a votare l'iniziativa Minder.</p>
<p style="text-align: justify;"><b><i>Gianfranco Soldati<br />
Presidente onorario UDC Ticino </i></b><br />
&nbsp;</p>]]>
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				UDC Ticino
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			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[Ma io sogno un Paese da sogno]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;">&laquo;Un Paese da sogno&raquo;: forse &egrave; questo che dovevo dire in merito all'abbattimento di M13, un'esecuzione contemplata nella &laquo;Strategia orso&raquo;. Se si va a vedere poi quali sono le norme per trasformare un orso da problematico a pericoloso si scopre che M13 non le ha infrante, ma che politicamente sono state bellamente ignorate.<br />
Il mio sfogo a caldo &egrave; dovuto a mesi di incontri con i responsabili bernesi e ad atti parlamentari ai quali non &egrave; mai stata data, sinora, nessuna risposta. Mi sono sentito beffato e soprattutto triste e incavolato per l'epilogo di questa vicenda.<br />
La morte dell'unico orso targato CH &egrave; la conseguenza di una impreparazione e di una superficialit&agrave; gestionale non degna del nostro Paese. Sventoliamo la nostra volont&agrave; di rendere il mondo meno invivibile, ci dotiamo di norme che gli altri nemmeno si sognano e di fronte ad un orsacchiotto di tre anni capitoliamo e dimostriamo tutta la nostra incapacit&agrave; e approssimazione. Solo in questo contesto di frustrazione e in un momento di pura rabbia ho imprecato contro il nostro Paese.<br />
Mi si dice che il ruolo che ricopro non lo consente, ma prima che consigliere nazionale sono e rivendico di rimanere un uomo con le sue emozioni e le sue debolezze. C'&egrave; chi lo ha capito e chi lo ritiene inaccettabile. Non ho ripudiato il mio Paese, ma credo che il mio Paese non sia stato all'altezza della civilt&agrave; che il resto del mondo gli attribuisce. &Egrave; stata una brutta figura che mi ha fatto vergognare delle nostre scelte e delle nostre istituzioni.<br />
Mi sento talmente orgoglioso del nostro Paese che il vederlo sbagliare clamorosamente, come in questo frangente, mi ha fatto male. Le mie non vogliono essere delle giustificazioni alla mia reazione di pancia, perch&eacute; temo che lo rifarei, ma lo sfogo di un uomo che il suo Paese lo ama e lo vorrebbe da sogno!</p>
<p style="text-align: justify;"><b>Pierre Rusconi<br />
Consigliere nazionale dell'UDC </b><br />
&nbsp;</p>]]>
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				UDC Ticino
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			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[Editoriale - E avanti per il prossimo colpoâ¦]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;"><b>Gli stessi ambienti che attualmente s&rsquo;impegnano a favore di un nuovo articolo di politica familiare nella Costituzione federale, stanno gi&agrave; preparando il loro prossimo colpo. La settimana scorsa, la procedura di consultazione concernente una nuova base costituzionale per <a target="_blank" href="http://www.svp.ch/g3.cms/s_page/79530/s_name/consultations/news_newsContractor_display_type/detail/news_id/3428/news_newsContractor_year/2013">un articolo sul promovimento dei bambini e dei giovani (vedi versione francese)</a> &egrave; stato completato nell&rsquo;indifferenza quasi generale. Lo schema &egrave; sempre lo stesso: la Confederazione deve condurre una &ldquo;politica attiva per i bambini e per i giovani&rdquo; e ricevere vaste competenze a questo scopo. E, come d&rsquo;abitudine, le autorit&agrave; non dicono parola sulle conseguenze concrete e sui costi di questa politica.  </b></p>
<p style="text-align: justify;">Qualche citazione estratta dal rapporto di consultazione d&agrave; un&rsquo;idea delle intenzioni degli autori di questo progetto: &ldquo;Pertanto, il cointesto sociale ed economico attuale spinge la Confederazione ad assumere un ruolo sempre pi&ugrave; importante nella politica dell&rsquo;infanzia e della giovent&ugrave;. (&hellip;) Oggi, i giovani non si accontentano pi&ugrave; di seguire le tracce dei propri genitori, tanto sono numerose le possibilit&agrave; che si offrono loro.&rdquo;<br />
In breve, i genitori, i comuni e i cantoni non sono pi&ugrave; capaci di occuparsi dei giovani. La Confederazione deve salvare la situazione e perci&ograve; ricevere nuove competenze. Essa deve, per esempio, imporre degli standard qualitativi, formulare delle condizioni minime e &ldquo;intervenire nei settori importanti della politica dell&rsquo;infanzia e della giovent&ugrave;&rdquo;. La trama &egrave; la stessa di quella dell&rsquo;articolo sulla famiglia: i funzionari federali sanno meglio dei genitori di quale promovimento i bambini e i giovani hanno bisogno.</p>
<p style="text-align: justify;"><b>Statalizzazione sistematica</b><br />
<br />
Il nuovo articolo sulla famiglia impone un certo modello familiare. Conseguenza logica, l&rsquo;articolo sui bambini e sui giovani d&agrave; alla Confederazione la competenza di occuparsi dei bambini e dei giovani. La messa sotto tutela della famiglia prosegue inesorabilmente. L&rsquo;accanimento distruttivo degli ambienti che sostengono questa evoluzione &agrave; spaventoso. La famiglia &egrave; sistematicamente denigrata. Non le si concede pi&ugrave; la competenza di occuparsi dei figli. Si considerano seriamente i genitori, ma anche i comuni, come superati dagli avvenimenti. Dettaglio significativo, i genitori non si considerano nemmeno n&eacute; nell&rsquo;articolo sulla famiglia, n&eacute; in quello sull&rsquo;infanzia e sulla giovent&ugrave;. In compenso, si indica loro la tariffa riferendosi al Codice civile nella pagina 9 del rapporto di 20 pagine che accompagna la procedura di consultazione: &ldquo;Se i genitori non garantiscono sufficientemente la cura e l&rsquo;educazione della loro progenie e il benessere del bambino &egrave; minacciato, le autorit&agrave; sono tenute a prendere delle misure necessarie per porvi rimedio. Tali misure consistono innanzitutto e di preferenza nell&rsquo;ammonire i genitori, gli affilianti o il figlio o nell&rsquo;impartire loro istruzioni per la cura, l&rsquo;educazione o l&rsquo;istruzione e nel designare una persona o un ufficio idoneo che abbia diritto di controllo e informazione&quot;. &Egrave; evidente: i genitori, un pericolo per i figli &ndash; la Confederazione che salva la situazione.</p>
<p style="text-align: justify;"><b>Conseguenze occultate</b></p>
<p style="text-align: justify;">&Egrave; evidente che il progetto d&rsquo;articolo costituzionale sull&rsquo;infanzia e sulla giovent&ugrave;, esattamente come quello sulla famiglia, serve da base a una politica sociale ideologica. La Confederazione si arroga nuove competenze, ma tace ancora una volta sulle sue reali intenzioni e sulle conseguenze del suo intervento. Come nel caso dell&rsquo;articolo sulla famiglia, il costo di questa politica &egrave; tenuto nascosto. Il rapporto esplicativo si limita a rimarcare lapidariamente quanto segue: &ldquo;Le conseguenze sulle finanze e il personale dipenderanno dall&rsquo;uso che il legislatore far&agrave; o no di questa competenza.&rdquo; &Egrave; senza dubbio anche per questa ragione che parecchi cantoni hanno dato un preavviso negativo a questo progetto. Le norme costituzionali in vigore bastano infatti totalmente a condurre una politica ragionevole a favore dei bambini e dei giovani. Una nuova centralizzazione di questa politica e una nuova messa sotto tutela dei genitori, dei comuni e dei cantoni non sono auspicabili e devono essere respinti.</p>
<p style="text-align: justify;"><b><i>Martin Baltisser, segretario generale UDC Svizzera</i></b></p>]]>
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				UDC Svizzera
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			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[Editoriale Il Paese - La Svizzera non ha bisogno del marchio CEDU]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;">Svariati anni fa, fra le diverse attivit&agrave; che ho provato nella mia variata vita, frequentai anche il corso d&rsquo;esercente che abilitava alla gerenza di un esercizio pubblico. Fra le varie materie c&rsquo;era una spolverata di enologia che, seppure lungi dal fare di noi dei sommelier, ci insegnava a distinguere un Bordeaux dal nostrano d&rsquo;uva americana, o un Chianti da un Merlot del Ticino. Quest&rsquo;ultimo, ci si diceva, sta facendosi strada sul mercato nazionale e internazionale &ndash; si era alla fine degli anni sessanta &ndash; e tende a migliorare la propria qualit&agrave; di anno in anno, fra le altre cose difendendola con il marchio VITI. Ogni anno, questo marchio &egrave; concesso alle marche di Merlot che soddisfano dei requisiti minimi severi, garantendo cos&igrave; che il cliente che sceglie la bottiglia dotata di questo riconoscimento abbia comunque, indipendentemente dalla casa vinicola, a godere di un vino di qualit&agrave; superiore. Ora, nulla da dire sul marchio VITI &ndash; non me ne vogliano i responsabili, che dal 1948 premiano con questo distintivo i Merlot a loro modo di vedere pi&ugrave; validi di una determinata annata, con il lodevole obiettivo di migliorare la qualit&agrave; dell&rsquo;offerta. Ma stando a quanto ci diceva il docente, a torto o a ragione, certi viticoltori ritenevano che i requisiti del marchio erano nettamente oltrepassati dalla qualit&agrave; del proprio prodotto che, di conseguenza, ne sarebbe stato livellato verso il basso. Io non so se il nostro docente avesse torto o ragione, da parecchio tempo ormai ho smesso di bere vino e quindi la cosa personalmente non mi tocca pi&ugrave;. Ma gi&agrave; allora si stava assistendo al fenomeno di case vinicole che per le loro &ldquo;Riserva XY&rdquo; piuttosto che &ldquo;Selezione ZW&rdquo; non chiedevano pi&ugrave; il marchio VITI che, a loro parere, avrebbe di fatto sminuito l&rsquo;altissima qualit&agrave; del proprio vino parificandola a quella di altri prodotti inferiori.<br />
La morale di questo preludio enologico: un marchio di qualit&agrave; &egrave; senz&rsquo;altro positivo per migliorare le propriet&agrave; di vini di livello medio-basso, ma pu&ograve; essere controproducente per dei prodotti di alta qualit&agrave;, a causa dell&rsquo;effetto deleterio del livellamento verso il basso che ne deriva.<br />
Trasferiamo ora questo discorso sulla politica. A seguito della sentenza del Tribunale federale inerente all&rsquo;espulsione (negata) di un Macedone criminale - con la quale ancora una volta la massima corte ha arbitrariamente anteposto il diritto internazionale non vincolante al diritto elvetico - il presidente dell&rsquo;UDC Svizzera Toni Brunner ha dichiarato, in un&rsquo;intervista alla &ldquo;Aargauer Zeitung&rdquo; del 15 febbraio 2013, che l&rsquo;UDC ha incaricato un gruppo di lavoro di verificare delle proposte concrete, in primis il lancio di un&rsquo;iniziativa popolare che preveda il primato generalizzato del diritto nazionale su quello internazionale, con eccezione del diritto internazionale cogente quale, ad esempio, il divieto della schiavit&ugrave; o della tortura. In futuro &ndash; dice Brunner &ndash; se il diritto internazionale dovesse sempre avere la priorit&agrave; su quello nazionale, il popolo e il parlamento sarebbero esclusi. Si ricordi che, nella motivazione della sentenza, i giudici di Losanna affermano che in caso di conflitto fra il diritto nazionale con quello internazionale, hanno la priorit&agrave; i diritti dell&rsquo;uomo secondo la Convenzione europea CEDU. Questa &ndash; come il marchio VITI a livello enologico &ndash; &egrave; nata a suo tempo con scopi encomiabili, per evitare gli orrori prettamente legati ai conflitti bellici (tortura, schiavit&ugrave;, genocidi e altre mostruosit&agrave; del genere cui, checch&eacute; ne dicano i moderni detrattori dei discorsi di Ueli Maurer, la Svizzera non &egrave; peraltro mai stata avvezza) ma poi, con il tempo, si &egrave; fatta paladina del garantismo pi&ugrave; smaccato per gli autori di qualsiasi reato comune. E cos&igrave; il nostro Paese, che per l&rsquo;insegnamento del rispetto dei diritti dell&rsquo;uomo potrebbe rivendicare una cattedra in qualunque universit&agrave;, si trova a dover subire delle critiche da parte di commissioni ONU o di altri organismi parassitari quali Amnesty International e congreghe, perch&eacute; la polizia ha usato metodi coercitivi nell&rsquo;arresto di spacciatori violenti o asilanti recalcitranti ai controlli, oppure perch&eacute; delle carceri come quelle pretoriali di Bellinzona sarebbero disumane (&egrave; quantomeno bizzarro che delle celle di rigore delle nostre caserme militari siano considerate perfettamente degne dei nostri soldati svizzeri, mentre delle carceri dotate di tutti i servizi e di controllo di sicurezza come le nostre pretoriali non lo siano per degli stranieri imputati di reati ben pi&ugrave; gravi dell&rsquo;aver mandato verbalmente a defecare un superiore). <br />
Una seconda opzione &ndash; dice sempre Brunner - sarebbe quella del ritiro della Svizzera dalla Convenzione europea sui diritti dell&rsquo;uomo (CEDU). E proprio a questa possibilit&agrave; mi riferisco con l&rsquo;accenno al marchio VITI. Se la CEDU &egrave; degradata al punto che l&rsquo;immagine della Svizzera avrebbe tutto da guadagnare rifiutando di rimanervi accanto a paesi che, loro s&igrave;, fanno uso quotidiano di amenit&agrave; varie quali la tortura, la persecuzione politica o la privazione dei diritti civili, sarebbe del tutto logico che il nostro paese se ne ritirasse, esattamente come i viticoltori fanno con il marchio VITI quando ritengono il loro prodotto essere di qualit&agrave; superiore. A che scopo impegnarsi per scritto e formalmente a non esercitare la tortura quando gi&agrave; non lo si fa per propria scelta? &Egrave; assurdo che &ndash; per impegnarsi a non esercitare azioni di cui, dopo secoli, nel nostro DNA non c&rsquo;&egrave; pi&ugrave; traccia, quali quelle elencate sopra &ndash; si debbano sottoscrivere convenzioni o aderire a organizzazioni che poi ci legano mani e piedi quando si tratta di agire con il dovuto rigore ma, soprattutto, con la pi&ugrave; elementare logica, per tutelare la sicurezza e l&rsquo;ordine delle cittadine e dei cittadini del nostro paese. E da noi, la cosa &egrave; addirittura aggravata dall&rsquo;atteggiamento sempre pi&ugrave; garantista verso i criminali a scapito delle vittime, dei nostri giudici. Dalla tendenza sempre pi&ugrave; rimarcata del Tribunale federale a ingerire nel potere politico, adottando vieppi&ugrave; nelle proprie sentenze il diritto internazionale non vincolante e facendo s&igrave; che il parlamento vi adegui a posteriori quello nazionale. Ma anche e soprattutto da una Berna federale che &ndash; invece di richiamare all&rsquo;ordine detto Tribunale federale scalpitante per adottare il diritto straniero &ndash; si limita a piegarsi supinamente alla sua arroganza con un &ldquo;obbedisco!&rdquo; di garibaldina memoria. Sennonch&eacute; Garibaldi aveva perlomeno l&rsquo;attenuante di trovarsi di fronte al re, mentre che i nostri parlamentari hanno a che fare con dei magistrati che, fossimo  in regime di legge marziale, sarebbero accusati di alto tradimento.<br />
Qui non c&rsquo;&egrave; separazione dei poteri, bens&igrave; complicit&agrave; fra la Berna politica ansiosa di aderire all&rsquo;UE e un potere giudiziario che ne condivide le scelte e fa di tutto per facilitarle e accelerarle. Il tutto in pieno disprezzo di una volont&agrave; popolare che il Tribunale federale non fa nemmeno finta di voler rispettare &ndash; come ipocritamente fa la Berna politica &ndash; anzi, sistematicamente tenta di piegare alle sue decisioni dichiarandola illegale. Spesso riuscendoci approfittando della nostra adesione nel 1974 a una CEDU alla quale per&ograve;, in quasi 40 anni - al contrario del marchio VITI che un buon grado di qualit&agrave; l&rsquo;ha mantenuto &ndash; una gran parte di credibilit&agrave; &egrave; venuta a mancare. <br />
L&rsquo;idea di toglierci dalla Convenzione, ma anche da altre organizzazioni internazionali sempre pi&ugrave; invadenti quali l&rsquo;ONU, Consiglio d&rsquo;Europa, eccetera, &egrave; perci&ograve; tutt&rsquo;altro che fuori luogo. La Svizzera non ha bisogno del marchio CEDU, bens&igrave; di un po&rsquo; d&rsquo;orgoglio politicamente scorretto!</p>
<p style="text-align: justify;"><b><i>Eros N. Mellini.</i></b><br />
&nbsp;</p>]]>
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				UDC Ticino
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			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
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				<item>
			<title>
				<![CDATA[Penuria dâinfermieri in Ticino]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il settore sanitario &egrave; uno di quei settori del mercato del lavoro che sempre pi&ugrave; spesso &egrave; al centro di polemiche in quanto, se da una parte si denuncia la carenza di infermieri (in particolar modo locali) dall&rsquo;altra, malgrado la formazione sul territorio di ca. 100 unit&agrave; l&rsquo;anno, solo poco pi&ugrave; della met&agrave; viene impiegata in Ticino; gli altri sono costretti a cercare lavoro Oltralpe.<br />
Nel nostro Cantone c&rsquo;&egrave; la richiesta annuale di ca. 200 nuove unit&agrave;; ci si aspetta quindi che le 100 unit&agrave; uscite dalle nostre due scuole -  Scuola di Cure Infermieristiche Cantonale e SUPSI - vengano automaticamente impiegati nelle nostre strutture pubbliche.<br />
Certo non tutti i 100 intraprenderanno la propria carriera negli ospedali - alcuni preferiranno prestare servizio in una casa per anziani, piuttosto che in una clinica di riabilitazione o ancora presso privati - ma rimane il fatto che, se il pubblico e il privato si compensano nell&rsquo;offerta, com&rsquo;&egrave; possibile che questo numero di neodiplomati (100) non sia automaticamente assorbito in quest&rsquo;ambito?<br />
&Egrave; altres&igrave; possibile che un piccolo numero di questi decida di provare, conseguito il diploma, l&rsquo;esperienza di un grande nosocomio universitario svizzero, acquisendo esperienza in tecniche innovative e all&rsquo;avanguardia che qui in Ticino, per la bassa massa critica di certe malattie, non vengono utilizzate.<br />
Ma proprio questa categoria nella categoria, ovvero quegli infermieri altamente specializzati che vogliono far ritorno al proprio cantone di origine (e che sarebbero utilissimi per le conoscenze acquisite), incontra in realt&agrave; sempre pi&ugrave; difficolt&agrave; a trovare un impiego, tanto da desistere a volte dall&rsquo;intento.<br />
Il non riconoscimento degli anni di esperienza maturati in un altro cantone e la conseguente offerta di un salario da neodiplomato possono abbattere moralmente anche il pi&ugrave; tenace degli infermieri facendolo desistere dal far ritorno in Ticino; ancora di pi&ugrave; se si sente dire (come capita sempre pi&ugrave; sovente) &ldquo; se non accetti, molti sono pronti a farlo&rdquo;. <br />
Fal&ograve; (trasmissione RSI) nel 2010 decise di tornare nuovamente su questa tematica e le interviste a questi infermieri erano per lo pi&ugrave; schermate, perch&eacute; avevano &ldquo;paura&rdquo;di non avere pi&ugrave; la bench&eacute; minima chance in futuro se solo avessero detto a volto scoperto quante difficolt&agrave; c&rsquo;erano nel trovare lavoro in un settore che, all&rsquo;apparenza lancia gridi di allarme per la penuria di impiegati, ma poi prontamente li respinge.<br />
Eppure aumenta vieppi&ugrave; il numero di infermieri d&rsquo;oltre confine che varcano ogni giorno le dogane per andare a lavorare nelle strutture sanitarie svizzere e, stranamente (?), nel contempo emergono dalla cronaca sempre pi&ugrave; casi di infermieri locali che non trovano lavoro. <br />
Anche io, se fossi al posto dei nostri vicini con un paese che sta andando in rovina, farei lo stesso ma qui sta a noi parlamentari e soprattutto al nostro Governo, attuare quelle misure adatte per proteggere l&rsquo;accesso al mercato del lavoro ai nostri giovani in quei settori dove l&rsquo;effetto sostituzione &egrave; ormai evidente. <br />
D&rsquo;altro canto, &egrave; importante dare il corretto supporto ai nostri giovani che vogliono avviarsi alla professione di infermiere che, per quanto arricchente e stimolante, ha comunque un costo umano, di fatica, di corretto apprendimento della materia, e anche economico per le famiglie che accompagnano questi ragazzi nel loro percorso.<br />
Nelle scorse settimane dunque, la decisione del DECS di aumentare la retta semestrale da 600.- a 900.- franchi e di &ldquo;armonizzare&rdquo; al ribasso (!) le retribuzioni degli allievi infermieri ha suscitato ben pi&ugrave; di qualche malumore. <br />
Ma come, si parla di penuria di infermieri locali e poi si aumenta loro la retta diminuendogli parallelamente le retribuzioni? &Egrave; con questa metodologia che si cerca di invogliare il giovane ticinese e residente a intraprendere questa professione?<br />
Credo che questo sia decisamente un grosso passo falso, la classica scivolata sulla buccia di banana. E la si vuole giustificare attaccandosi all&rsquo;armonizzazione delle due scuole presenti sul territorio e a questo disastroso preventivo 2013 che i partiti di governo, con un teatrino infinito, hanno negoziato fino al giorno della sua approvazione da parte del Gran Consiglio.<br />
L&rsquo;aver creato due scuole con due approcci differenti a livello di pratica/stage, con conseguente differenziazione di costo semestrale e di salari degli studenti, &egrave; stato un errore da parte del DECS a suo tempo.<br />
Ora questo livellamento delle due scuole, affinch&eacute; si abbia la percezione che entrambe sono sostenute dal Dipartimento, non pu&ograve; e non deve ripercuotersi sugli studenti, specialmente quando c&rsquo;&egrave; una forte crisi economica in corso e quando si &ldquo;urla&rdquo; che c&rsquo;&egrave; penuria di infermieri locali.<br />
Bisogna invogliarli i giovani ad avvicinarsi a questa professione, non far di tutto affinch&eacute; scelgano alternative altrettanto convenienti, ma con meno sbocchi lavorativi.<br />
Il Canton Ginevra in questo senso &ndash; cantone periferico come il Ticino &ndash; ha saputo prendere nel 2011 (seppur in chiave generale e non nello specifico di quanto vado scrivendo) una grande ed importante decisione, ovvero: dare priorit&agrave; ai lavoratori locali a scapito degli stranieri per i posti di lavoro nei settori pubblici. <br />
Una mozione simile &egrave; stata elaborata dal Gruppo UDC in Gran Consiglio e depositata nel settembre 2012, sempre in attesa di una presa di posizione da pare del Consiglio di Stato che, speriamo, non tardi pi&ugrave; del dovuto ad arrivare e che sia a favore dei lavoratori locali, soprattutto dei nostri giovani!</p>
<p style="text-align: justify;"><b><i>Lara Filippini<br />
Deputata UDC in Gran Consiglio</i></b><br />
&nbsp;</p>]]>
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				UDC Ticino
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			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[6 dicembre 1992: 20 anni dopo  (2a parte)]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il tema UE acceler&ograve; i cambiamenti interni  nel partito. Bodenmann dice di averlo capito al primo dibattito con Blocher a Belp: &ldquo;quando affermai che il loro consigliere federale Ogi aveva gi&agrave; capito che l&rdquo;Alleingang&rdquo; non poteva essere una soluzione&rdquo; dalla sala si levarono grida e fischi. Silvia e Christoph Blocher, con Kurt Schiltknecht e Martin Ebner (noto banchiere amico e socio di Blocher) sghignazzavano felici: erano praticamente sicuri, afferma senza titubanze Bodenmann, che presto sarebbero diventati padroni della Svizzera.<br />
Blocher, Ebner e Schiltknecht erano alleati per comperare azioni di imprese come la SBS (Societ&agrave; di Banca Svizzera, poi confluita nell&rsquo;UBS) o la Sandoz (grande azienda farmaceutica basilese assorbita poi da Novartis) per poterle controllare e obbligare i loro dirigenti a massimizzare il profitto e quindi far salire la quotazione delle azioni. I capitali necessari venivano in pratica prestati dagli acquirenti, tramite la banca di Ebner, delle azioni delle imprese prese di mira. Le azioni salivano, i tre compari oltre a partecipare ai guadagni si appropriavano dei diritti di voto e potevano poi spingere la manipolazione oltre ogni limite. Queste manovre erano una componente del loro progetto di conquista di tutto il potere, scoraggiando e umiliando i liberali di cui volevano sbarazzarsi. Il tentativo fall&igrave; per motivi economici. Blocher e Schiltknecht abbandonarono tempestivamente l&rsquo;impresa, senza subire perdite. Ebner cap&igrave; troppo tardi e la sua banca fu liquidata. Ai piccoli investitori rimase una perdita secca. Stettero zitti e la loro maggioranza perdon&ograve; i tre guru.<br />
Ma torniamo a Berna. I funzionari federali a capo delle trattative erano e sono abilissimi negoziatori: con molta pazienza, conoscenza approfondita dei dossiers, modestia e empatia la spuntano regolarmente. Ultimo esempio, il trattato fiscale con la Germania. Se Amstutz e collaboratori avessero contrattato meno bene, la pillola sarebbe stata ingoiata dai tedeschi. Adesso la Svizzera dovr&agrave; fare nuove concessioni. Io mi domando se il piccolo genio vallesano creda seriamente che le ulteriori concessioni si dovessero gi&agrave; fare quando non erano ancora richieste, magari per fare piacere al compagno Norbert Walter-B&ouml;rjans, presidente PS di una Renania-Westfalia sull&rsquo;orlo della bancarotta per  i troppi debiti.<br />
Il segretario di stato Franz Blankart (quello che aveva sentenziato che se la Svizzera rifiutava l&rsquo;adesione allo SEE sarebbe andata 5 anni dopo a supplicare in ginocchio a Bruxelles l&rsquo;accettazione nell&rsquo;UE. Adesso riconosce pubblicamente di aver grossolanamente sbagliato e glie ne d&ograve; atto) aveva realizzato secondo Bodenmann un capolavoro portando a conclusione l&rsquo;accordo tra Efta (GB, DK, N, A, P, S e CH) e stati UE. Un accordo andato in porto perch&eacute; cos&igrave; complicato che i politici non ebbero il tempo di studiarlo e capirlo. Nella democrazia diretta la complessit&agrave; facilita invece gli avversari di una proposta e ostacola i fautori. Tra i partiti sostenitori  dell&rsquo;adesione allo SEE Franz Steinegger (presidente PLR), Iwan Rickenbacher (segretario PPD) ed io (Bodenmann) volevamo perci&ograve; che si rinviasse la votazione al 1993, per avere il tempo di prepararci adeguatamente. Jean-Pascal Delamuraz, &ldquo;animal politique&rdquo;, come figlio di un semplice garagista conosceva a fondo la mentalit&agrave; del popolino romando, ma non ha mai capito quella degli svizzeri tedeschi. Per falso riguardo agli altri stati Efta impose al CF la data del 6 dicembre 1992. Delamuraz che fino allora era stato con Otto Stich il solo consigliere federale fornito di attributi di cui potesse disporre il paese, parl&ograve; alla televisione la sera della data fatidica: &ldquo;una domenica nera, ma resto a disposizione del paese per condurlo sulla via dell&rsquo;UE&rdquo;. Visto il troppo amichevole rapporto che aveva con gli eccellentissimi bianchi vodesi avrebbe potuto al  massimo condurci nelle vigne del Signore, ma lo perdoniamo pi&ugrave; che volentieri per tutto quel che ha fatto negli anni precedenti, in particolare quando scoppi&ograve; lo pseudoscandalo degli averi bancari ebrei nella seconda guerra mondiale. Continua Bodenmann:<br />
Dossiers e dettagli hanno sempre annoiato o irritato i consiglieri federali romandi. Delamuraz e Felber contagiarono con il loro ottimismo folle (&ldquo;besoffen&rdquo; dice Bodenmann, da ubbriachi) e non basato su fatti Adolf Ogi (unico consigliere federale UDC-SVP, che purtroppo invece delle rotelle mancava di cervello) con il risultato di far mancare al CF ogni interesse per misure di accompagnamento intelligenti. Anzi, Ogi (per il sottoscritto il consigliere federale pi&ugrave; incapace di sempre) nel suo sconsiderato ottimismo dichiar&ograve; pubblicamente che l&rsquo;adesione allo SEE non era altro che l&rsquo;anticamera dell&rsquo;adesione all&rsquo;UE: un aiuto insperato agli euroscettici, e solo fatto per cui il poveretto meriti di essere ricordato positivamente. Bodenmann commenta pungente: sportivo una volta, sportivo sempre, perch&eacute; Ogi &egrave; stato sportivo attivo e poi presidente della federazione sciistica svizzera. Grazie ad Ogi (che tradiva cos&igrave; il suo partito) il CF decise (4 voti contro 3) di subito inoltrare quella domanda di adesione che, sempre pi&ugrave; largamente invisa al popolo svizzero, giace ancora oggi in un cassetto a  Bruxelles. Carlo Schmid (allora presidente PPD-CVP) e consoci non furono informati e tantomeno consultati. Adesso Ogi sostiene di non essere mai stato per l&rsquo;adesione: i ricordi sono sempre stati strumenti dei falsifcatori. In realt&agrave;, per tranquillizzare la larga parte di loro elettori euroscettici, PLR e PPD hanno sostenuto durante tutta la campagna, che si aderiva allo SEE per non aderire all&rsquo;UE (aggiungo: dirigenti disonesti e stupidi che prendevano i loro elettori per i fondelli, a scapito del consenso di cui godevano e favorendo in modo irreversibile la crescita dell&rsquo;UDC-SVP). Comunque, senza l&rsquo;aiuto dei verdi Blocher non ce l&rsquo;avrebbe fatta e anche cos&igrave; non era stata detta l&rsquo;ultima parola. In Svizzera cambiamenti fondamentali non passano al primo tentativo: AVS, voto alle donne e anche l&rsquo;ora solare lo dimostrano.<br />
<br />
Il risultato della votazione traumatizz&ograve; verdi, PLR-FDP e PPD-CVP: secondo Bodenmann si formarono 3 campi:</p>
<ul>
    <li>nazionalista e xenofobo quello UDC-SVP, con un potenziale del 27% di elettori,</li>
    <li>rosso-verde con poco pi&ugrave; potenziale,</li>
    <li>tra di loro il centro, con un buon 40% di potenzialit&agrave;.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">La politica, si voglia o no, si decide al centro. Liberali e democristiani potevano e dovevano adattarsi alla nuova situazione, come tentano adesso di fare. I primi richiamando a s&eacute; la componente ecologica, i secondi gli elettori che sarebbero passati al BDP (Widmer-Schlumpf, Giuda in gonnella). Con  scopo naturale di conservare ognuno 2 seggi a Berna. Invece PPD-CVP ha perso un seggio e PLR-FDP rischia di perderlo. Hanno inoltre permesso la nascita di due partiti concorrenti al centro.<br />
Intanto la Svizzera procede sul suo cammino e con la tattica del salame tagliato a fette si sta integrando nell&rsquo;UE (purtroppo qui Bodenmann dice una grande verit&agrave;), con costi ben superiori a quelli che avremmo avuto aderendo allo SEE (e qui il socialista vallesano scambia come al solito i suoi desideri con la realt&agrave;).<br />
&nbsp;</p>
<ul>
    <li>Nel 1992 molti temevano la libera circolazione. Adesso l&rsquo;abbiamo. L&rsquo;UDC-SVP fa solo finta di opporsi.</li>
    <li>Nel 1992  molti temevano i camion da 40 tonnellate, dimenticando che un 28 tonn. &egrave; un 40 mal caricato. Adesso li abbiamo, pi&ugrave; numerosi di prima, e ben caricati.</li>
    <li>Il prezzo dei formaggi svizzeri si &egrave; dimezzato.</li>
    <li>Dal punto di vista ecologico dopo 15 anni di Moritz Leuenberger la Svizzera da locomotiva &egrave; diventata il fanalino di coda (una frottola del nostro tra molte altre: condividiamo invece il giudizio decisamente negativo sul consigliere federale PS). (continua)</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;"><br />
<b><i>Gianfranco Soldati<br />
Presidente onorario UDC Ticino</i></b><br />
&nbsp;</p>]]>
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				UDC Ticino
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			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[Deutsche Bank, la maggior banca tedesca]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;">Nel mondo attuale i comuni cittadini sono esposti al rischio di farsi spennare come galline da parte di scippatori legalizzati che rispondono al nome di banchieri d&rsquo;investimento. Tale rischio sussiste anche per gli speculatori che per&ograve;, per poter speculare, dispongono di conoscenze e spesso anche di intelligenza non comuni: si pu&ograve; quindi ritenere che sanno difendersi da soli. Diversa &egrave; invece la situazione del piccolo risparmiatore che accumula di anno in anno i propri risparmi investendoli in una banca di propria fiducia allo scopo di garantirsi una vecchiaia economicamente decente  e di rendere possibile agli eredi una partenza nella vita pi&ugrave; facile di quella avuta a suo tempo. Un&rsquo;aspirazione pi&ugrave; lodevole che mai in un&rsquo;epoca in cui le casse pensione navigano in acque procellose e la disoccupazione giovanile caracolla tra il 25 e il 50% negli sviluppatissimi Stati europei, Svizzera e poche altre nazioni escluse.<br />
La maggior banca tedesca si chiama Deutsche Bank, banca tedesca, (DB). Dal 2002 al 2012 fu diretta da Josef Ackermann, cittadino svizzero e attuale presidente del consiglio di amministrazione della compagnia di assicurazioni Zurigo: ci sembrava un indiretto riconoscimento dell&rsquo;alta qualit&agrave; dei banchieri svizzeri di punta. Alla DB era arrivato nel l996, proveniente dal Credito Svizzero. Durante la sua presidenza fu oggetto di polemiche e critiche in parte motivate da gelosie e interessi personali, in parte da motivazioni politiche. In un&rsquo;intervista ricorda con piacere il salvataggio, nel settembre 2008, della banca tedesca Hypo Real Estate, deciso in pochi minuti all&rsquo;una di notte assieme alla cancelliera Merkel. Poco tempo prima era fallita negli USA la Lehmann, grossissima banca; se fosse fallita la HRE, in Germania e poi nel resto del mondo si sarebbe verificato uno tsunami di fallimenti. Suo grande errore, che nell&rsquo;intervista sottace pudicamente, fu invece quello di essersi lasciato ingolosire dai profitti miliardari delle banche di investimento USA. Ackermann decise di scendere in campo per contendere ai colleghi di Goldman Sachs and Co. qualche fetta di torta, esattamente come fecero i dirigenti UBS. Assunse, proprio per dirigere questa nuova attivit&agrave; un giovane asiatico di belle promesse e speranze, attivo nell&rsquo;investimento bancario a Londra, Anshu Jain (Oswald Gr&uuml;bel, grande direttore generale di UBS, aveva assunto un certo Carsten Kargeter per lo stesso lavoro, affermando che il nuovo acquisto sarebbe stato in grado di far guadagnare alla banca 15 miliardi, ossia quindicimila milioni di franchi all&rsquo;anno!!!! Il geniale stregone fu costretto ad appendere i guantoni al muro il 30.10.12). Ackermann, incappato nella crisi &ldquo;subprime&rdquo; del 2008, fu costretto a lasciare. A succedergli fu chiamato proprio Jain, in codirezione con un tedesco, J&uuml;rgen Fitschen, che si trovarono confrontati con un&rsquo;eredit&agrave; di miliardi di rischi. Jain dichiar&ograve; subito che la banca da lui diretta avrebbe fatto piazza pulita con gli investimenti d&rsquo;azzardo e operato nella pi&ugrave; grande trasparenza e chiarezza. Ma quando uno ha operato fino ai 49 anni come squalo bianco nell&rsquo;allevamento dei branzini difficilmente cambia carattere e attitudine: ed eccolo coinvolto prima nello scandalo Libor, che forse non &egrave; cos&igrave; scandaloso come volevano farci credere, ma adesso anche in uno scandalo truffaldino e raffinatissimo a spese nientepopodimeno che dell&rsquo;erario tedesco. Una truffa cos&igrave; ingegnosa da farmi pensare che a partorirla deve essere stato un italiano, costata 850 milioni di euro proprio all&rsquo;erario tedesco. Vediamo come.<br />
Dal 2005 le imprese produttrici e quelle a forte consumo di energia devono procurarsi, acquistandoli, certificati CO2 per ogni tonnellata di anidride carbonica (il gas a effetto serra) che producono nell&rsquo;ambito della loro attivit&agrave;. L&rsquo;idea alla base di questo provvedimento &egrave; che se un&rsquo;azienda migliora le sue tecnologie produce meno CO2 e pu&ograve; allora vendere i certificati corrispondenti, se lavora male e produce pi&ugrave; CO2 li deve acquistare. A livello mondiale si &egrave; formato un mercato dove si commerciano questi titoli, i cui prezzi possono subire anche forti variazioni. Nell&rsquo;UE i certificati sono sottoposti all&rsquo;IVA all&rsquo;interno dei singoli paesi, IVA che viene restituita se i certificati vengono venduti all&rsquo;estero. La truffa: tramite la DB qualcuno ha venduto ad un complice residente in altro paese certificati esenti da IVA perch&eacute; venduti  all&rsquo;estero. Il complice nr.l carica un&rsquo;IVA fittizia sui certificati e li rivende al complice nr. 2. Questo fa richiesta di rimborso dell&rsquo;IVA al fisco tedesco, lo ottiene, poi i certificati vengono venduti a pi&ugrave; riprese, sempre all&rsquo;estero e a complici, per far perdere le tracce. L&rsquo;ultimo complice rivende al primo acquirente in Germania,  tramite DB, e il giro truffaldino ricomincia da capo. Stando alla procura generale di Francoforte il giochetto &egrave; costato, prima di venir scoperto e come ho detto, 850 milioni di euro all&rsquo;erario tedesco.  L&rsquo;Europol stima che fino al 90% dei certificati CO2 vengano trattati con intenti truffaldini, tramite banche che rischiando grosso chiudono gli occhi su certe manovre. La DB ha un apposito gruppo di lavoro (&ldquo;Center of Competence&rdquo; per il commercio CO2) per valutare le attivit&agrave; connesse a questo tipo di lavoro, un reparto speciale per il controllo giuridico, fiscale e di eventuali riciclaggi di capitali. In pi&ugrave;, un comitato per l&rsquo;esame dei rischi di reputazione. Pi&ugrave; onesti di cos&igrave; non si pu&ograve;!<br />
Adesso sotto inchiesta stanno, con il condirettore tedesco, i collaboratori addetti al commercio dei certificati e parecchi membri dei gruppi o comitati di controllo giuridico e etico.<br />
Dimenticavo di dire: nel 2011 la DB ha pagato 3,5 miliardi di euro tra salari e bonifiche ai dipendenti e solo 700 milioni alle centinaia di migliaia di suoi piccoli o grandi azionisti. Chi sar&agrave; il successore del giovane successore di Ackermann? Ancora un banchiere d&rsquo;investimento?</p>
<p style="text-align: justify;"><b><i>Gianfranco Soldati<br />
Presidente onorario UDC Ticino</i></b></p>]]>
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				UDC Ticino
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			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[La squadra UDC Ã¨ pronta!]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;">Oggi sono state consegnate alla Cancelleria di Lugano le liste con i nominativi dei candidati UDC per il Municipio e il Consiglio comunale di Lugano.<br />
<br />
I sette candidati per il Municipio hanno gi&agrave; avuto l&rsquo;opportunit&agrave; di presentarsi durante la conferenza stampa del 24 gennaio scorso. In ordine alfabetico si tratta di Alain B&uuml;hler (29), Tiziano Galeazzi (45), Federico Haas (49), Eros Mellini (65), Manuela Schlatter (29), Peter Walder (56) e Yves Wellauer (44).<br />
<br />
Per il Consiglio coimunale corrono tutti e sette i candidati al Municipio cui si aggiungono (in ordine alfabetico):  Raide Bassi (21), Gabrielle Beerle (53), Claudio Binetti (63), Alfred Buri (70), Carlo Caldelari (61), Gabriele Caldelari (19), Simone Caldelari (26), Mauro Crivelli (59), David Cuciz (44), Lisa Curti (31), Christian Da Pont (39), Carla De Jesus (34), Ivano Foraboschi (67), Carlo Grandi (37), Gaetano Nunnari &ndash; membro dell&rsquo;UDF - (35), Cristiano Rovelli (43), Stefano Schiavi (39), e Mirco W&uuml;rgler (41).<br />
<br />
La squadra UDC comprende 25 candidati al Consiglio comunale, tra cui un candidato dell&rsquo;Unione Democratica Federale (UDF). L&rsquo;UDC coglie l&rsquo;occasione per ringraziare l&rsquo;UDF e il suo Presidente Edo Pellegrini per l&rsquo;ottima e proficua collaborazione istaurata. <br />
<br />
Spesso rimproverata di non vantare nelle sue fila delle presenze giovanili, l&rsquo;UDC con questa lista mette in campo parecchi candidati sotto i 30 anni, cinque per l&rsquo;esattezza (di cui due candidati anche al Municipio). In entrambe le liste vi &egrave; dunque un&rsquo;equilibrata presenza di persone con pi&ugrave; esperienza che spalleggeranno ed aiuteranno i pi&ugrave; giovani nel corso di questa campagna elettorale. L&rsquo;UDC si felicita inoltre della buona rappresentanza femminile, sono infatti cinque le candidature del gentil sesso. A loro vada, da parte dell&rsquo;UDC sezione di Lugano, i pi&ugrave; sentiti ringraziamenti per la cortese e apprezzata disponibilit&agrave; a scendere nell&rsquo;agone politico. <br />
<br />
L&rsquo;UDC &ldquo;corre da sola&rdquo; e pu&ograve; contare su persone certamente valide, motivate, piene di entusiasmo e voglia di mettersi a disposizione per la propria Citt&agrave;. <br />
<br />
Sono tutti pronti ai nastri di partenza... che la campagna elettorale abbia inizio!</p>
<p style="text-align: justify;"><b><i>Sezione UDC di Lugano Citt&agrave;</i></b><br />
&nbsp;</p>]]>
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				Distretti
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			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[Piano Viario del Polo - Ã tutto da buttare?]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;">Ma il Piano viario del Polo luganese fa dunque tanto schifo? &Egrave; veramente tutto sbagliato? Io sono convinto di no.<br />
&Egrave; chiaro, il primo impatto con un piano che ha stravolto completamente l'impostazione del traffico cittadino &egrave; stato per molta gente scioccante, e io per primo mi sono trovato i primi tempi di fronte a improvvisi sensi vietati o a cambi direzionali che mi hanno obbligato ai classici &laquo;gir dala L&uuml;zina&raquo;, ma sono bastati pochi giorni per memorizzare i nuovi itinerari risolvendo cos&igrave; il problema. Quindi, nell'insieme, il mio personale giudizio &egrave; positivo, soprattutto per quanto riguarda i benef&igrave;ci apportati dalla galleria Vedeggio-Cassarate, peraltro non contestati da alcuno, salvo da qualche talebano verde che vorrebbe vederci transitare il tram. L'immissione del traffico uscente dalla galleria su tre strade di accesso al centro citt&agrave; compensa a mio avviso ampiamente l'aumento conseguente all'alleggerimento - altrettanto incontestabile - del traffico su Via Besso e, eventualmente, su Paradiso.<br />
Ci sono ovviamente alcuni punti che non funzionano, e che vanno assolutamente messi a posto. Tre, a mio avviso, irrinunciabili. Primo, occorre almeno un secondo accesso al lungolago, secondo me riaprendo l'accesso al traffico privato da Piazza Manzoni, che eviterebbe fra l'altro qualche conflitto dei taxisti con i propri clienti. Il secondo punto: occorre rimettere a senso unico, in una direzione o nell'altra, Via Bossi e Via Canonica. &Egrave; infatti assurdo lo sbocco di ambedue le strade su Corso Elvezia. Terzo, ma mi sembra che le cose stiano gradualmente migliorando, &egrave; il coordinamento dei semafori che oggi crea ancora degli ingorghi, a dipendenza degli orari.<br />
Il problema principale del PVP &egrave; l'impostazione di principio, volta a voler penalizzare il traffico privato nella pia illusione di far s&igrave; che la gente utilizzi il mezzo pubblico. Ma fintanto che non si capir&agrave; che, se la gente intasa il centro con i veicoli privati alla ricerca di un posteggio, l'unica soluzione non &egrave; tanto il potenziamento del trasporto pubblico, bens&igrave; la messa a disposizione di sufficienti parcheggi (in teoria uno in pi&ugrave; del numero di automobilisti che li stanno cercando), il problema non si risolver&agrave;. Un ragionamento decisamente controcorrente che forse mi aliener&agrave; qualche voto, ma &egrave; giusto che l'elettore sappia come la pensano i candidati. Io vorrei una Lugano che la smettesse una volta per tutte di criminalizzare gli automobilisti che, ci si ricordi, per buona parte della giornata sono a loro volta dei pedoni. <br />
&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><b><i>Eros N. Mellini<br />
Candidato UDC al Municipio e Consiglio comunale di Lugano</i></b><br />
&nbsp;</p>]]>
			</description>
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				Distretti
			</category>
			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[Qualche suggerimento per cambiare il PVP]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;">Non &egrave; la prima volta che mi trovo a contestare il Piano Viario di Lugano, e lo contesto tutt'ora, tuttavia ritenevo che con il passare del tempo perlomeno i punti pi&ugrave; critici sarebbero stati in qualche maniera migliorati.<br />
Niente di tutto questo, di fatto non si &egrave; intervenuti nemmeno nei posti pi&ugrave; caotici della citt&agrave;. Le soluzioni sono, in alcuni casi, veramente semplici, e mi meraviglia che il Capo Dicastero Angelo Jelmini, che per altro stimo sinceramente, ancora non si sia chinato sui problemi che questi punti caldi procurano alla cittadinanza.<br />
Tengo a precisare che le correzioni da eseguire in alcuni punti sono di una semplicit&agrave; disarmante, sia dal punto di vista tecnico che da quello finanziario. Vi sono tre/quattro punti dove con un intervento minimo si pu&ograve; far tornare a scorrere il traffico in modo molto pi&ugrave; efficace. Ritengo di parlare con cognizione di causa, in quanto essendo autista di professione da molti anni, giornalmente mi trovo nel caos cittadino, e credo modestamente di potermi permettere alcune considerazioni.<br />
<br />
&Egrave; stato detto che &egrave; la Confederazione che ci pone dei limiti nel poter determinare in quale maniera debba scorrere il traffico a Lugano, e questo per certi versi &egrave; vero, tuttavia vi sono delle piccole possibilit&agrave; di intervento, delle quali, secondo il mio modesto parere, Berna se ne fregherebbe altamente se venissero attuate, e fra queste vi sono: Riportare il senso di marcia originale a Via Canonica per togliere l'intersezione attuale a tre vie su Corso Elvezia.<br />
Rimettere com'era Via Franscini, da Piazza Molino Nuovo in direzione di Via Pretorio, con una corsia per i bus e due per le auto, tanto pi&ugrave; che all'altezza di Villa Saroli comunque si riformano le due corsie.<br />
Riaprire Corso Pestalozzi da Via Nizzola a Piazza Castello, cosi da avere un ulteriore sbocco sul lungolago, sono solo 100 metri ma procurano inutili ingorghi in Corso Elvezia, inoltre obbligano ad andare a nord per andare a sud, semplicemente assurdo.<br />
Permettere a chi arriva da Cassarate su Viale Cattaneo la svolta verso il lago, avremmo cos&igrave; la possibilit&agrave; di sgravare in modo massiccio Corso Elvezia , senza dover fare interventi sproporzionati tecnicamente e finanziariamente .<br />
<br />
Inoltre mi preme fare una considerazione sui vari impianti semaforici, di ultima generazione come affermato dal Municipio. Era molto meglio restare sul vecchio sistema a pressione sul manto stradale, molto pi&ugrave; efficace, in particolare per i mezzi pubblici, che nella fase verde di semaforo riuscivano a passare anche stando in colonna dietro svariate automobili, cosa che oggi non succede pi&ugrave;, in quanto dopo la terza vettura ridiventa rosso. Non da ultimo, ripristinare i semafori di Piazza Molino Nuovo, attualmente inadeguati a sopportare il carico di traffico nelle ore di punta in quella zona.<br />
Sono entrato molto nel dettaglio, ma come sempre si dice in questi casi, chi critica dovrebbe anche proporre soluzioni, e onestamente mi sembra che questi piccoli interventi che ho segnalato, permetterebbero di migliorare la scorrevolezza del traffico in maniera esponenziale, senza andare contro le richieste della Confederazione. Ultima considerazione: le misure sopracitate si possono attuare in due giorni, e non stravolgerebbero l'odierno piano viario.</p>
<p><b><i>Peter Walder<br />
Candidato UDC al Municipio e Consiglio comunale di Lugano </i></b><br />
&nbsp;</p>]]>
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			<category domain="http://www.udc-ti.ch">
				Distretti
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			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[Il progetto di legge sulla sovranitÃ  mina la sovranitÃ  svizzera]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;">L'UDC &egrave; estremamente critica nei confronti del progetto di legge sulla protezione della sovranit&agrave; che il Consiglio federale ha messo in consultazione oggi. Appare infatti dubbio che una regolamentazione pi&ugrave; dettagliata della sovranit&agrave; svizzera protegga quest&rsquo;ultima dagli attentati delle autorit&agrave; e dei regimi legali stranieri. Al contrario, il margine di manovra della Svizzera rischia di esserne ridotto. Questa legge non protegge d&rsquo;altronde assolutamente la Svizzera dalle pressioni straniere. Non &egrave; l&rsquo;assenza di una base legale a porre dei problemi a questo livello, bens&igrave; la mancanza di fermezza politica e della volont&agrave; di difendere realmente questa sovranit&agrave;. Inoltre, il principio della collaborazione con le autorit&agrave; straniere e le eccezioni ammesse nel regime delle autorizzazioni mineranno la sovranit&agrave; nazionale della Svizzera. Infine, il diritto attuale permette perfettamente di prendere delle misure preventive per difendere gli interessi della Svizzera. In conclusione, l&rsquo;UDC proceder&agrave; a un&rsquo;analisi molto critica di questo progetto nell&rsquo;ambito della procedura di consultazione in corso.</p>
<p style="text-align: justify;"><b><i>Unione democratica di centro</i></b></p>]]>
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			<category domain="http://www.udc-ti.ch">
				UDC Svizzera
			</category>
			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[La posa delle antenne di telefonia mobile prosegue in modo concordato e ragionevole?]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;">Lodevole Consiglio di Stato,<br />
<br />
la stampa si &egrave; recentemente occupata della questione relativa alle antenne di telefonia mobile. Si tratta di un tema sempre attuale che desta interesse ma anche preoccupazione in seguito alla rescissione dell&rsquo;accordo di coordinamento vigente fra il Cantone e gli operatori di telefonia mobile. &Egrave; cosa nota che la comunit&agrave; scientifica non &egrave; unanime riguardo alla nocivit&agrave; o alla totale innocuit&agrave; delle radiazione da esse emesse, mentre sembra consolidata e comunemente accettata la soglia di sicurezza fissata dalla specifica ordinanza oltre la quale le immissioni vengono considerate come potenzialmente dannose. Se quindi dal punto di vista del valore limite da rispettare esso viene dai pi&ugrave; considerato ragionevole, molto meno lo &egrave;, in parecchi casi, l&rsquo;ubicazione scelta per la posa di un nuovo impianto o il potenziamento di uno gi&agrave; esistente, leggi l&rsquo;arrivo di nuove tecnologie. Al di l&agrave; dell&rsquo;evidente e comprensibile fastidio dato dalla presenza di un tale impianto nelle vicinanze della propria abitazione, viene da chiedersi quali siano i criteri che definiscono l&rsquo;ubicazione degli impianti. &Egrave; altres&igrave; cosa nota che, recentemente, &egrave; stato rescisso dagli operatori il coordinamento degli impianti che permetteva di decidere in modo congiunto le ubicazioni pi&ugrave; adatte a tale scopo, e questo dopo una decina d&rsquo;anni dalla sua sottoscrizione. Quest&rsquo;ultimo aspetto non va sottovalutato!<br />
<br />
Con la presente Interrogazione parlamentare chiediamo pertanto al Consiglio di Stato di voler da seguito alle seguenti domande:<br />
<br />
1.	Attraverso la stampa si apprende che il coordinamento &egrave; stato rescisso da parte degli operatori. Ritenuto che, il<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp; Governo appoggiava e contribuiva alla buona riuscita del coordinamento, come spiega il fatto che si sia giunti<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp; a tanto? Quali azioni ha intrapreso affinch&eacute; non si giungesse alla rescissione?</p>
<p style="text-align: justify;">2.	Un operatore ha recentemente annunciato il lancio della nuova tecnologia 4G e gli altri operatori verosimilmente<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp; la lanceranno nel prossimo futuro. Com&rsquo;&egrave; possibile che questo avvenga senza che le antenne vengano<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp; coordinate?</p>
<p style="text-align: justify;">3.	Il recente caso delle centinaia di opposizioni ad una domanda di costruzione a Ponte Capriasca &egrave; sintomo<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp; di un certo timore che rimane vivo, o addirittura si amplifica, in seguito alla rescissione del coordinamento,<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp; inerente la tematica delle antenne di telefonia mobile. Fra gli aspetti pi&ugrave; contestati figura ovviamente la<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp; posizione centrale del ripetitore. Preso atto che non esiste pi&ugrave; l&rsquo;accordo di coordinamento, come valuta il<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp; Governo tali domande di costruzione?</p>
<p style="text-align: justify;">4.	In seguito all&rsquo;avvento della nuova tecnologia 4G, c&rsquo;&egrave; da aspettarsi un aumento massiccio di nuove antenne sul<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp; territorio?</p>
<p style="text-align: justify;">5.	Ritenuto che, il territorio &egrave; ormai gi&agrave; coperto dal servizio di telefonia mobile, &egrave; ipotizzabile convertire le antenne<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp; esistenti con quelle di nuova tecnologia 4G senza il loro numero aumenti a dismisura?</p>
<p style="text-align: justify;"><br />
<b><i>Con ogni ossequio,<br />
Marco Chiesa</i></b><br />
&nbsp;</p>]]>
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			<category domain="http://www.udc-ti.ch">
				UDC Ticino
			</category>
			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[UDC Seniores: tre volte NO alle votazioni federali del 3 marzo]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;"><b>Riuniti in assemblea a Olten, i Seniores UDC hanno preso delle decisioni chiare: le persone presenti hanno respinto tanto l&rsquo;articolo sulla famiglia come la revisione della legge sulla pianificazione del territorio e l&rsquo;iniziativa sulle retribuzioni abusive. I tre progetti provocano ancora pi&ugrave; centralismo, interventi dello Stato e costi, e tutti e tre intaccano gravemente la libert&agrave; individuale. Essi devono perci&ograve; essere combattuti con determinazione. </b></p>
<p style="text-align: justify;">I tre progetti messi in votazione il prossimo 3 marzo non hanno avuto alcun successo di fronte ai Seniores UDC che hanno deciso di raccomandarne il rigetto. Tanto l&rsquo;iniziativa contro le retribuzioni abusive quanto la revisione della legge sulla pianificazione del territorio mirano a obiettivi utili, ma il loro modo di procedere &egrave; completamente sbagliato.</p>
<p style="text-align: justify;">Per i Seniores UDC, le retribuzioni abusive sono una prassi inaccettabile da eliminare definitivamente. Tuttavia, l&rsquo;iniziativa si limita ad attaccare i sintomi del male, mentre che il controprogetto del Parlamento offre una soluzione efficace e praticabile.</p>
<p style="text-align: justify;">Analoga situazione per la legge sulla pianificazione del territorio: i partecipanti all&rsquo;assemblea erano d&rsquo;accordo sul fatto che la dispersione dell&rsquo;habitat e la cementificazione del paesaggio devono essere frenati, ma sono stati altrettanto unanimi nell&rsquo;osservare che delle regolamentazioni coercitive, un rafforzamento degli interventi della Confederazione negli affari cantonali e, soprattutto, la diminuzione di zone edificabili non porterebbero delle soluzioni bens&igrave;, al contrario, aggraverebbero il problema. Un rincaro dei prezzi del suolo e, di conseguenza, degli affitti, come pure dei gravi attentati ai diritti dei proprietari fondiari, sarebbero le inevitabili conseguenze di questa riforma, al punto che tutta la societ&agrave; ne uscirebbe perdente. I Seniores UDC hanno qualificato questa riforma di soluzione ingannevole messa a punto dall&rsquo;amministrazione federale che ignora totalmente la causa vera della dispersione dell&rsquo;habitat e della cementificazione, ossia un&rsquo;immigrazione eccessiva.</p>
<p style="text-align: justify;">La decisione concernente l&rsquo;articolo sulla famiglia &egrave; stata altrettanto chiara, ossia un NO unanime. I Seniores si sono soprattutto rammaricati dell&rsquo;assenza di questo tema importante nei media, che si sono concentrati sugli altri oggetti in votazione il 3 marzo. Questa discrezione &egrave; tanto pi&ugrave; deplorevole in quanto questa riforma rischia di costare dei miliardi di franchi e di provocare un profondo cambiamento della societ&agrave;. I Seniores UDC hanno in particolare osservato che questo articolo sulla famiglia ignora e sminuisce l&rsquo;enorme impegno dei nonni e che rimpiazza la responsabilit&agrave; parentale con una messa sotto tutela delle famiglie da parte dello Stato. Questo articolo costituzionale accentratore &egrave; di fatto un&rsquo;esperienza ideologica irresponsabile sulle spalle dei membri pi&ugrave; deboli della societ&agrave;, i bambini, e mina il ruolo e il valore della famiglia.</p>
<p style="text-align: justify;">L'assemblea &egrave; poi stata informata dal consigliere nazionale Maximilian Reimann sulle raccomandazioni di voto e la composizione delle organizzazioni sostenute finanziariamente dalla Confederazione. Purtroppo, le diverse opinioni politiche non sono tutte rappresentate con la stessa forza in seno al Consiglio degli anziani e a Pro Senectute. I membri presenti sono stati d&rsquo;accordo sul fatto che bisogna agire a questo livello e hanno suggerito il deposito di una mozione durante la sessione primaverile delle Camere federali, al fine di risolvere questo problema.</p>
<p style="text-align: justify;"><b><i>Unione democratica di centro</i></b></p>]]>
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			<category domain="http://www.udc-ti.ch">
				UDC Svizzera
			</category>
			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[Materassi, prodromo dellâarrivo dei richiedenti lâasilo?]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;"><b>Premesse</b></p>
<p style="text-align: justify;">1.	Il portale Ticinonews di oggi (vedi allegato) riporta la notizia di un carico di materassi visti entrare<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp; nell&rsquo;ex-caserma di Losone.</p>
<p style="text-align: justify;">2.	Visto il recente dibattito suscitato dalla possibilit&agrave; che la Confederazione adibisca a centro per richiedenti l&rsquo;asilo<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp; la struttura, alla reazione negativa della popolazione sfociata in una petizione che in poco pi&ugrave; di un mese ha<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp; raccolto oltre 6'000 firme, nonch&eacute; alla ripresa dei colloqui Confederazione-Cantone-Comune di Losone, &egrave;<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp; legittimo pensare che l&rsquo;arrivo di detti materassi non sia motivato da un soggiorno a Losone di un innocuo gruppo<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp; di giovani esploratori.</p>
<p style="text-align: justify;">3.	Stando all&rsquo;articolo menzionato, l&rsquo;Ufficio federale della migrazione non rilascia comunicazioni, il che &egrave; tutt&rsquo;altro<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp; che tranquillizzante per chi ha a cuore il turismo, nonch&eacute; la mera tranquillit&agrave; della regione turistica locarnese.<br />
&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Alla luce di quanto sopra, ci permettiamo di chiedere:</p>
<p style="text-align: justify;"><br />
a.	Il Consiglio di Stato &egrave; al corrente del trasporto dei materassi alla ex-caserma di Losone?</p>
<p style="text-align: justify;">b.     Pu&ograve; il Consiglio di Stato rassicurare gli enti interessati che detto trasporto non sia il prodromo dell&rsquo;arrivo fra<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp; breve a Losone di un centro d&rsquo;accoglienza per richiedenti l&rsquo;asilo?</p>
<p style="text-align: justify;">c.     A che punto &egrave; la situazione dell&rsquo;ex-struttura militare in rapporto alla possibilit&agrave; che la Confederazione lo<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp; adibisca a centro per assistenti l&rsquo;asilo?</p>
<p style="text-align: justify;">d.     A che punto &egrave; la situazione dell&rsquo;ex-struttura militare in rapporto alla possibilit&agrave; che venga ceduta al Cantone o al<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp; Comune per un utilizzo a indirizzo turistico-culturale?</p>
<p style="text-align: justify;">e.     Cosa sta facendo di concreto il Cantone per evitare che il Locarnese &ndash; regione a primaria vocazione turistica<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp; &ndash; non abbia a rivivere i disagi e le difficolt&agrave; che oggi Chiasso deve subire a causa della presenza sul suo<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp; territorio di un centro d&rsquo;accoglienza per richiedenti l&rsquo;asilo?</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><b><i>Per il gruppo UDC:<br />
Eros N. Mellini &ndash; Marco Chiesa &ndash; Orlando Del Don &ndash; Lara Filippini - Gabriele Pinoja </i></b><br />
&nbsp;</p>]]>
			</description>
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			<category domain="http://www.udc-ti.ch">
				UDC Ticino
			</category>
			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[Interrogazione - Discarica Petasio a Mezzovico: quale futuro?]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;">La discarica di Petasio a Mezzovico ha, sindalla sua creazione, creato ben pi&ugrave; di qualche malumore, in particolar modo per gli ex-comuni di Camignolo e Sigirino &ndash; oggi comune Monteceneri- che lamentano problemi di polvere soprattutto durante il periodo estivo.<br />
I comuni di Monteceneri e Mezzovico coscienti del problema, hanno intavolato una fitta discussione con il Cantone ma, vuoi per le classiche voci di corridoio, vuoi per i soliti tamtam di informazioni che cambiano forma ed oggetto, la popolazione di questa regione manifesta sempre pi&ugrave; una certa insofferenza al riguardo.<br />
Importante &egrave; stata sicuramente la giornata di &ldquo;Porte Aperte&rdquo; organizzata qualche mese fa, per far vedere quello che dai piedi della montagna non si vede, ovvero tutto il processo lavorativo al suo interno.<br />
<br />
Le popolazioni dei due comuni in questione sono state per&ograve; rassicurate anche da un altro fatto, ovvero che la discarica stava o starebbe (?) arrivando al suo limite naturale di capacit&agrave; e sar&agrave; chiusa entro il 2014, o forse anche prima visto l&rsquo;intenso sfruttamento della stessa. <br />
Dalle pagine del Corriere del Ticino del 18.02.2013 emerge per&ograve; una novit&agrave;, o forse no, sulla discarica in questione. <br />
La discarica di Stabio, limitata a materiale di de&not;molizione,verr&agrave; prossimamente chiusa perch&eacute; piena! <br />
La discarica di Petasio - la quale dava gi&agrave; spazio a materiale argilloso e limaccioso &ndash; come conseguenza vedr&agrave; aumentare il via vai di mezzi pesanti di entrambe le tipologie di materiali con un aumento di ca. 50'000 metri cubi.<br />
<br />
Si parla per&ograve; anche di un accordo con l&rsquo;Italia che sgraverebbe l&rsquo;apporto di materiale, ma paradossalmente non diminuirebbe il passaggio dei camion.<br />
Al comune di Monteceneri &egrave; stata altres&igrave; &ldquo;ventilata&rdquo; come ormai certa, la creazione di un centro inerti nel quartiere di Sigirino una volta smantellato il cantiere AlpTransit. La popolazione e il comune hanno prontamente reagito a tale alternativa inondando il Dipartimento del Territorio di lettere contrarie a tale progetto, dopo un&rsquo;infuocata serata informativa che ha lasciato assai l&rsquo;amaro in bocca a tutti i presenti.Tenendo conto anche del fatto che fra i requisiti per un centro A, per lagestione ed il deposito di inerti si richiede che esso sia ubicato in &ldquo;areegi&agrave; edificabili e con vocazione industriale/lavorativa&rdquo;, la zona in questione (Prati di Regada) a Sigirino, appare inadatta perch&eacute; era gi&agrave; zona agricola e, secondo informazioni in possesso del comune, a tale stato dovr&agrave; tornare una volta smantellato il cantiere AlpTransit.</p>
<p style="text-align: justify;">Alla luce di quanto sopra riportato, chiediamo all&rsquo;On.Consiglio di Stato di rispondere alle seguenti domande:</p>
<p style="text-align: justify;">-	Il Consiglio di Stato pu&ograve; confermare la chiusura della discarica del Petasio per il 2014, malgrado l&rsquo;aumento del<br />
&nbsp; materiale di differente natura nella suddetta?<br />
-	Con quale ditta e comune della vicina Italia &egrave; stato siglato l&rsquo;accordo? Quali sono i termini e i costi di tale<br />
&nbsp; accordo?<br />
-	Tale accordo eviter&agrave; anche la creazione di questo centro inerti nel quartiere Sigirino del Comune Monteceneri?<br />
-	Il Dipartimento del Territorio ha individuato altre alternative all&rsquo;accordo con l&rsquo;Italia (della serie fidarsi &egrave; bene, non<br />
&nbsp; fidarsi &egrave; meglio)?</p>
<p><b><i>Lara Filippini<br />
per il Gruppo UDC</i></b><br />
&nbsp;</p>]]>
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			<category domain="http://www.udc-ti.ch">
				UDC Ticino
			</category>
			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[Galeazzi: âCaro Generali, la piazza finanziaria Ã¨ in serio pericolo!â]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;"><b>PIAZZA FINANZIARIA TICINESE</b> &ndash; Tiziano Galeazzi: &ldquo;Il presidente dell&rsquo;Associazione Bancaria Ticinese dice che poteva andare peggio&hellip; ma la verit&agrave; &egrave; che il peggio deve ancora arrivare. E pensare che pochi mesi fa mi smentiva&hellip;&rdquo;</p>
<p style="text-align: justify;"><b>Tiziano Galeazzi, presidente distrettuale dell&rsquo;UDC, il presidente dell&rsquo;associazione bancaria ticinese Claudio Generali ha confermato la perdita di 224 posti di lavoro in Ticino.</b><br />
Dal comunicato sembra quasi che si stiano preoccupando&hellip;vista la loro convinzione l&rsquo;anno scorso che la piazza avrebbe si perso dei posti ma poi guadagnato in nuove sinergie e nuovi sbocchi professionali. Ora dal laconico comunicato sembra che si affidino al caso e alla politica con quale governo l&rsquo;Italia uscir&agrave; a fine mese.</p>
<p style="text-align: justify;"><b>Quindi le elezioni italiane saranno l&rsquo;ago della bilancia per la piazza finanziaria ticinese?</b><br />
Beh, a sentire Generali sembra che non sappiano minimamente come stiano andando le trattative per gli accordi fiscali tra Italia e Svizzera e nemmeno un&rsquo; idea di quanto sara&rsquo; la famigerata tassa liberatoria. Tra le righe si intende che non sara&rsquo; del 12% ma molto pi&ugrave; alta, tra un 20 e 30 %, quindi ora iniziano a mettere le mani avanti dando la colpa al futuro governo italiano se perderemo migliaia di posti di lavoro.</p>
<p style="text-align: justify;"><b>Ma non c&rsquo;&egrave; la possibilit&agrave; che i capitali italiani rimangano comunque in Svizzera limitando i danni?</b><br />
Io sono convinto che appena si conosceranno le percentuali ci sar&agrave; il grande esodo di capitali italiani nei veri paradisi fiscali: Bahamas, Dubai, Panama, Hong Kong. Generali su questo tema mi zitt&igrave; l&rsquo;8 ottobre a 60 minuti, ma la realt&agrave; &egrave; che questa migrazione sta gi&agrave; succedendo, e lo sa pure l&rsquo;ex ministro italiano Tremonti. I prossimi 8 mesi rischiano di essere uno tsunami per la nostra piazza finanziaria.</p>
<p style="text-align: justify;"><b>Le conseguenze saranno davvero cos&igrave; drastiche?</b><br />
Forse qualcuno se lo &egrave; gi&agrave; dimenticato, ma ricordo che le grosse banche non hanno ancora tagliato il personale che gi&agrave; avevano annunciato in esubero. Solo per l&rsquo;UBS si parla di 10mila persone. E nel resto della Svizzera non sappiamo ancora quante migliaia. A proposito di posti di lavoro l&rsquo;Associazione Bancaria Ticinese diceva di avere nuove sinergie e nuovi impieghi nel settore bancario, perch&eacute; il private banking oramai e&rsquo; superato e quindi si dovranno cercare nuovi sbocchi professionali. Beh fino ad oggi non hanno ancora trovato niente, non hanno inventato niente e la piazza finanziaria continua la vecchia e consolidata strada, fin quando i capitali saranno qua. Via quelli, e presto succeder&agrave;, resteremo con un cerino in mano.</p>
<p style="text-align: justify;">Intervista realizzata da Mattia Sacchi, apparsa su <a href="http://www.mattinonline.ch/caro-generali-la-piazza-finanziaria-ticinese-e-in-serio-pericolo/" target="_blank">www.mattinonline.ch/caro-generali-la-piazza-finanziaria-ticinese-e-in-serio-pericolo/</a></p>]]>
			</description>
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				Distretti
			</category>
			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[Tutti i bambini sono uguali]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;">Nel corso del recente Consiglio comunale, il legislativo luganese ha abolito il limite di reddito per i servizi di mense e doposcuola. Questa decisione comporta un&rsquo;estensione di un diritto gi&agrave; esistente a tutta la popolazione. Infatti, fino ad ora, i figli di famiglie contribuenti con un reddito lordo superiore a fr. 130'000 all&rsquo;anno, non potevano usufruire di questo servizio.<br />
<br />
Con questa decisione, il Consiglio comunale ha dimostrato di avere a cuore i bisogni di tutti i cittadini, senza classificarli come di serie A o di serie B. L&rsquo;offerta &egrave; facoltativa e chi lo desidera potr&agrave; continuare ad occuparsi dei propri figli in prima persona. Per di pi&ugrave;, questo servizio &egrave; offerto a precise condizioni che danno la precedenza alle famiglie monoparentali e quelle pi&ugrave; bisognose.<br />
<br />
L&rsquo;ente pubblico aveva deciso, a suo tempo, di rispondere ad un bisogno emergente della societ&agrave; in cui viviamo, istituendo un servizio di pausa pranzo e dopo scuola. Oggi come oggi, questo servizio si &egrave; trasformato in una necessit&agrave;. La famiglia &egrave; il fondamento della nostra societ&agrave;, ma la cosiddetta famiglia tradizionale non &egrave; pi&ugrave; la sola realt&agrave; con cui siamo confrontati. Nel secolo scorso, di norma, le mamme si occupavano del focolare familiare mentre i pap&agrave; lavoravano per sostenere la famiglia, ma oggi la realt&agrave; &egrave; molto diversa. Divorzi, famiglie monoparentali e famiglie dove entrambi i genitori lavorano non sono pi&ugrave; delle rarit&agrave;, anzi rappresentano una parte sempre pi&ugrave; caratteristica della nostra societ&agrave;. Avendo la possibilit&agrave; di affidare i propri figli alla scuola pubblica, i genitori possono dedicarsi alle loro attivit&agrave; professionali e le donne che lo desiderano, potranno scegliere di lavorare, perch&eacute; saranno coscienti di poter affidare in tutta sicurezza i loro figli alla scuola. Questa opportunit&agrave; contribuisce anche alla lotta alle disparit&agrave; tra uomo e donna che purtroppo &egrave; ancora presente anche nel nostro paese. Inoltre, permettere a entrambi i genitori di esercitare un attivit&agrave; professionale (per necessit&agrave; o per scelta), comporta di riflesso anche delle nuove opportunit&agrave; di crescita economica. <br />
<br />
Concludo questa mia riflessione considerando che quest&rsquo;offerta ampliata agevola non solo l&rsquo;organizzazione delle famiglie ma comporta anche dei vantaggi per i bambini che grazie a questi servizi vivranno dei nuovi momenti d&rsquo;integrazione sociale e di convivialit&agrave;.</p>
<p style="text-align: justify;"><br />
<b><i>Manuela Schlatter<br />
Candidata UDC al Municipio e Consiglio comunale di Lugano</i></b><br />
&nbsp;</p>]]>
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			<category domain="http://www.udc-ti.ch">
				Distretti
			</category>
			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[Iniziativa sullâoro: firmate e parlatene ai vostri conoscenti]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il termine della raccolta firme per l&rsquo;iniziativa sull&rsquo;oro scade gi&agrave; il 20 marzo 2013. Siamo s&igrave; sulla buona strada con oltre 95'000 firme raccolte, ma rimane ancora uno sforzo da fare per raggiungere la quota delle 100'000 firme. Vi ringraziamo per il vostro impegno personale e per l&rsquo;aiuto che ci date al fine di sottoporre questa iniziativa al popolo. I formulari per le firme e tutte le altre informazioni necessarie si possono scaricare dal sito Internet <a target="_blank" href="http://www.iniziativa-oro.ch">www.iniziativa-oro.ch</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli Stati uniti (ossia la banca d&rsquo;emissione americana Fed) e l&rsquo;UE (ossia la Banca centrale europea BCE) stanno rovinando il dollaro e l&rsquo;euro. La Banca nazionale &egrave; vieppi&ugrave; spinta, addirittura obbligata a prendere dei grossi rischi. Pi&ugrave; questi rischi sono grandi e tanto pi&ugrave; le riserve d&rsquo;oro sono importanti!</p>
<p style="text-align: justify;">Per garantire l&rsquo;indipendenza e la prosperit&agrave; della Svizzera, dobbiamo salvaguardare l&rsquo;autonomia della Banca nazionale e della nostra moneta. Pi&ugrave; le riserve d&rsquo;oro sono importanti, pi&ugrave; la Banca nazionale &egrave; indipendente e meno esposta alle pressioni esterne. Questa iniziativa non solo rafforza l&rsquo;indipendenza della Banca nazionale, bens&igrave; quella della Svizzera nel suo insieme.</p>
<p style="text-align: justify;">Perfino i migliori esperti finanziari del mondo non sanno come si svilupperanno i mercati finanziari, il corso delle azioni, i corsi di cambio, eccetera. Ma l&rsquo;esperienza conferma che pi&ugrave; i tempi sono incerti e tanto &egrave; pi&ugrave; importante conservare delle riserve d&rsquo;oro. Ecco perch&eacute; l&rsquo;iniziativa &ldquo;Salviamo l&rsquo;oro della Svizzera&rdquo; formula le richieste seguenti:</p>
<ul>
    <li>La Banca nazionale deve smettere di vendere le riserve d&rsquo;oro.</li>
    <li>L'oro della Banca nazionale deve essere immagazzinato in Svizzera.</li>
    <li>La Banca nazionale deve obbligatoriamente costituire una parte delle sue riserve sotto forma di oro (almeno il 20%).</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Tutte le proposte fatte in questo senso al Parlamento federale sono state rifiutate. Non resta quindi che la via dell&rsquo;iniziativa popolare.</p>
<p style="text-align: justify;">Una gran parte della popolazione svizzera non ha realizzato che una parte dell&rsquo;oro svizzero, il &ldquo;patrimonio del popolo&rdquo;, &egrave; immagazzinato all&rsquo;estero e che la met&agrave; delle riserve d&rsquo;oro &egrave; gi&agrave; stata venduta. Il rimpatrio dell&rsquo;oro &egrave; un importante oggetto di discussione nei paesi vicini alla Svizzera. La Banca federale tedesca ha annunciato la sua intenzione di rimpatriare dagli Stati uniti dell&rsquo;oro per un valore di 27 miliardi di euro. Questo tema &egrave; pure dibattuto in Austria. La BNS rifiuta il dibattito e non pensa a immagazzinare quest&rsquo;oro in sicurezza nel paese. &Egrave; perci&ograve; ancora pi&ugrave; importante che il popolo abbia l&rsquo;ultima parola in questa faccenda, e quindi che l&rsquo;iniziativa sull&rsquo;oro riesca.</p>
<p style="text-align: justify;"><i><b>Consigliere nazionale Reimann Lukas, Wil (SG)</b></i></p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>]]>
			</description>
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			<category domain="http://www.udc-ti.ch">
				UDC Svizzera
			</category>
			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[LâUDC Ã¨ estremamente critica sullâaccordo FATCA]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;">L'UDC &egrave; estremamente critica verso la decisione del Consiglio federale di sottoscrivere con gli Stati uniti d&rsquo;America il cosiddetto &quot;Foreign Account Tax Compliance Act&quot; (FATCA). Con questa legge, gli USA impongono il loro diritto nazionale nel mondo intero in spregio alla sovranit&agrave; degli altri paesi. I reali effetti delle numerose norme formulate in questo accordo non sono ancora prevedibili. L&rsquo;UDC esaminer&agrave; quindi in dettaglio, in occasione dell&rsquo;annunciata procedura di consultazione, le modalit&agrave; negoziate dal Consiglio federale e cercher&agrave; anche il contatto con i settori interessati. Essa non approver&agrave; in alcun caso uno scambio automatico d&rsquo;informazioni e accorder&agrave; la priorit&agrave; alla protezione della sfera privata delle persone.</p>
<p><b><i>Unione democratica di centro</i></b></p>]]>
			</description>
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			<category domain="http://www.udc-ti.ch">
				UDC Svizzera
			</category>
			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[LâUDC chiede al Consiglio federale dâinformare sulle possibili conseguenze dellâarticolo sulla famiglia]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;"><b>Il governo del canton Berna non &egrave; entrato in materia sul ricorso del consigliere nazionale Adrian Amstutz, presidente del gruppo parlamentare, contro la votazione sul nuovo articolo costituzionale inerente alla politica familiare. Non &egrave; possibile contestare le spiegazioni del Consiglio federale concernenti una votazione, ha argomentato l&rsquo;esecutivo bernese. In altre parole, le cittadine e i cittadini sono esposti all&rsquo;arbitrio del Consiglio federale. Essi non hanno la possibilit&agrave; di reagire quando il Consiglio federali fa delle false affermazioni o nasconde dei fatti. L&rsquo;UDC inviter&agrave; il Consiglio federale venerd&igrave; prossimo, in occasione dei colloqui di casa Watteville, a esprimersi sulle possibili conseguenze finanziarie dell&rsquo;articolo sulla famiglia e a smettere di eludere questa domanda. Le cittadine e i cittadini hanno diritto a un&rsquo;informazione corretta e non vogliono essere costretti a votare a occhi chiusi.  </b><br />
<br />
Questa nuova norma costituzionale mira all&rsquo;estensione dell&rsquo;offerta pubblica nel settore della cura extra-familiare e parascolastica dei bambini. Essa d&agrave; pure delle competenze supplementari alla Confederazione in questo settore. Lo stesso Consiglio federale non contesta questi fatti. I nuovi capoversi che si prevede di aggiungere alla Costituzione federale mirano unicamente a questi obiettivi. Il Consiglio federale afferma che ci sono delle lacune nelle strutture d&rsquo;accoglienza extra-familiari e parascolastiche dei bambini. Se si crede ai sostenitori dell&rsquo;articolo costituzionale, mancherebbero da 50'000 a 120'000 posti per bambini in et&agrave; pre-scolastica (0-4 anni). Secondo le cifre dell&rsquo;Ufficio federale delle assicurazioni sociali, 50'000 posti d&rsquo;accoglienza costano in totale 1,5 miliardi di franchi l&rsquo;anno. Ci&ograve; ammonta a 3,5 miliardi per 120'000 posti. A questo importo bisogna aggiungere i costi di allestimento delle strutture per bambini in et&agrave; scolastica (per esempio le scuole diurne), che sono tre volte di pi&ugrave; dei primi. Ma non &egrave; tutto: questo articolo susciter&agrave; ben altre rivendicazioni, per altro gi&agrave; in atto, quali per esempio il congedo parentale (fra 1,1 e 1,6 miliardi di franchi) o un prolungamento del congedo-maternit&agrave;, i cui costi potrebbero facilmente essere stimati.<br />
<br />
Non &egrave; tollerabile che il Consiglio federale dissimuli le possibili conseguenze di questo nuovo articolo nascondendosi dietro la futura legislazione d&rsquo;applicazione. O questo nuovo articolo ha delle conseguenze concrete, oppure &egrave; superfluo. L&rsquo;UDC invita il Consiglio federale a dire finalmente la verit&agrave; alle cittadine e ai cittadini. La giurisprudenza sembra dare al Consiglio federale la libert&agrave; di disinformare o nascondere dei fatti, ma in una democrazia diretta l&rsquo;informazione onesta dei cittadini &egrave; d&rsquo;importanza vitale. Se il Consiglio federale rifiuta d&rsquo;informare e di aprire il dibattito, nuoce al nostro paese e disprezza il sovrano. <br />
<br />
<b>In occasione dei colloqui di casa Watteville di venerd&igrave; prossimo, l&rsquo;UDC inviter&agrave; perci&ograve; ancora una volta con insistenza il Consiglio federale a esprimersi di fronte alle cittadine e ai cittadini sulle possibili conseguenze finanziarie dell&rsquo;articolo sulla famiglia, e questo prima della votazione. </b></p>
<p style="text-align: justify;"><b><i>Unione democratica di centro</i></b></p>]]>
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			<category domain="http://www.udc-ti.ch">
				UDC Svizzera
			</category>
			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[Meglio un uovo oggi o un uovo domani?]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;"><i>In questo ben argomentato articolo il Segretario dell&rsquo;UDC cantonale segue la linea blocheriana, la quale si &egrave; imposta anche a livello federale. Com&rsquo;&egrave; noto, tuttavia, le sezioni cantonali e &ndash; soprattutto &ndash; il &ldquo;popolo UDC&rdquo; sono divisi sull&rsquo;iniziativa. (fdm)</i></p>
<p style="text-align: justify;"><a target="_blank" href="http://www.ticinolive.ch/2013/02/09/meglio-un-uovo-oggi-o-un-uovo-domani/">Articolo apparso su Ticinolive il 9 febbraio 2013</a><br />
&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Perch&eacute; l&rsquo;uovo che &egrave; in ballo con l&rsquo;iniziativa Minder non &egrave; comunque fecondato, non &egrave; destinato a diventare un pulcino n&eacute;, tantomeno, la gallina del pur saggio adagio popolare. Al contrario quindi, il controprogetto elaborato dal Parlamento costituisce l&rsquo;uovo oggi, mentre l&rsquo;iniziativa Minder rappresenta lo stesso uovo, ma domani.</p>
<p style="text-align: justify;">Il problema &egrave; che &ndash; tirandosi la classica zappa sui piedi &ndash; il Parlamento ha elaborato la revisione del diritto societario quale controprogetto indiretto, ossia non sottoposto a votazione (salvo nel poco probabile caso di un referendum). Il motivo sembra essere dovuto al fatto che iniziativa Minder e controprogetto agiscono su due livelli diversi &ndash; quello costituzionale l&rsquo;iniziativa e quello legislativo il controprogetto &ndash; per cui non si poteva presentarlo quale progetto diretto, e quindi da votare direttamente in contrapposizione all&rsquo;iniziativa.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci&ograve; che avrebbe costituito la soluzione pi&ugrave; pulita e chiaramente comprensibile anche al popolo votante: si sarebbe potuto votare s&igrave; ad ambedue i progetti, con la solita crocetta preferenziale in caso di doppia accettazione. La gente avrebbe saputo chiaramente che l&rsquo;obiettivo primario &ndash; quello di impedire in futuro le autoattribuzioni di remunerazioni vergognosamente esorbitanti di alcuni Paperoni &ndash; sarebbe stato raggiunto in ogni caso, e avrebbe quindi potuto votare senza patemi d&rsquo;animo per la soluzione le cui differenze di secondaria importanza l&rsquo;avessero convinta di pi&ugrave;. Ma tant&rsquo;&egrave;, il risultato &egrave; che per accettare un controprogetto che, tutto sommato, mira allo stesso bersaglio, bisogna dire NO a un&rsquo;iniziativa che piace anzi, si condivide.</p>
<p style="text-align: justify;">Il che presuppone che, accanto a ragionevolezza e buonsenso, ci sia una certa dose di fiducia da parte dei cittadini in un governo e in un parlamento che, negli ultimi decenni, hanno fatto di tutto per perderla. In forte misura con una politica estera totalmente contraria ai sentimenti della gente (vedi rapporti con UE e USA improntati sul sistematico calo di braghe), ma anche su un palese disprezzo della volont&agrave; popolare espressa nell&rsquo;urna come nel caso dell&rsquo;iniziativa sui minareti o di quella sull&rsquo;espulsione dei criminali stranieri.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutto ci&ograve; non fa che accrescere un sentimento di sospetto: perch&eacute; ci hanno messo cinque anni a elaborare la revisione del diritto societario? Perch&eacute; non la mettono in votazione assieme all&rsquo;iniziativa? Perch&eacute; prima l&rsquo;UDC appoggiava l&rsquo;iniziativa Minder e adesso la combatte? La risposta di un immaginario collettivo, a giusta ragione sospettoso: &ldquo;Ci saranno dietro le stesse lobbies dell&rsquo;economia che si elargivano i salari e i bonus esorbitanti, anche quando non avevano provocato che danni&rdquo;.</p>
<p style="text-align: justify;">In realt&agrave;, le risposte sono un po&rsquo; diverse: &egrave; indubbio che nei corridoi di palazzo federale abbiano il loro influsso le lobbies economiche, ma esattamente come quelle sindacali, ecologiche e dell&rsquo;industria della socialit&agrave;. E indubbiamente parecchi parlamentari legati a queste lobbies facevano melina ritardando l&rsquo;elaborazione della revisione di legge. E qui sta il grande merito dell&rsquo;iniziativa Minder e perch&eacute; l&rsquo;UDC l&rsquo;ha appoggiata a suo tempo: ha dato uno scossone alle camere, obbligando i parlamentari a terminare il lavoro legislativo includendo nella legge parecchie richieste dell&rsquo;iniziativa e il suo obiettivo primario, ossia l&rsquo;impedimento di salari e bonus vergognosi.</p>
<p style="text-align: justify;">Giunti a questo punto, sarebbe stato logico il ritiro dell&rsquo;iniziativa subordinato all&rsquo;entrata in vigore del nuovo diritto societario, ma Minder non ha voluto. Non ha osato, secondo quanto Blocher gli ha rinfacciato &ndash; senza peraltro una replica da parte dell&rsquo;interessato &ndash; affrontare i rimproveri degli iniziativisti che non avrebbero capito le ragioni del ritiro. E per questo l&rsquo;UDC oggi la combatte: perch&eacute; ritiene lo scopo raggiunto con il controprogetto, che ha fra l&rsquo;altro il merito di entrare immediatamente in vigore (salvo il termine di un comunque molto improbabile referendum), mentre con l&rsquo;iniziativa, all&rsquo;articolo costituzionale deve far seguito una legge d&rsquo;attuazione che comunque sar&agrave; compito di quello stesso parlamento influenzato dalle lobbies che ha impiegato cinque anni per rivedere il diritto societario attuale.</p>
<p style="text-align: justify;">&Egrave; vero che Minder ha avuto l&rsquo;accortezza di mettere una clausola nel testo, esigente che il Consiglio federale emani un&rsquo;ordinanza d&rsquo;applicazione transitoria al pi&ugrave; tardi entro un anno dall&rsquo;accettazione dell&rsquo;iniziativa. Ma &egrave; anche vero che il testo dell&rsquo;ordinanza lo elaborer&agrave; il Consiglio federale oggetto dello stesso sospetto e scetticismo, che non necessariamente rispetter&agrave; al dettaglio la volont&agrave; degli iniziativisti. Il che significa che fra reclami, ricorsi e dibattiti, il termine per l&rsquo;applicazione potr&agrave; trascinarsi per un bel pezzo. Quindi l&rsquo;iniziativa &egrave; l&rsquo;uovo di domani. Chi vuole l&rsquo;uovo oggi deve accettare il controprogetto. Anche se per farlo deve dire NO all&rsquo;iniziativa.</p>
<p style="text-align: justify;"><b><i>Eros N. Mellini<br />
Segretario cantonale UDC Ticino</i></b></p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>]]>
			</description>
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			<category domain="http://www.udc-ti.ch">
				UDC Ticino
			</category>
			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[Indicazioni di voto dei Giovani UDC Ticino per il 3 marzo 2013]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;">In merito alle votazioni federali del 3 marzo 2013 il Comitato cantonale dei Giovani UDC, riunitosi il 2 febbraio 2013, ha deciso di bocciare tutti e tre i temi in votazione. <br />
Con l&rsquo;iniziativa popolare &ldquo;contro le retribuzioni abusive&rdquo;, si &egrave; subito aperto un acceso dibattito in cui per finire ha prevalso lo scetticismo sull&rsquo;attuabilit&agrave; dell&rsquo;iniziativa che oltre a comportare un eccesso di regolamentazione, andrebbe a incrementare in modo esorbitante la burocrazia delle casse pensioni e dell&rsquo;organizzazione dei consigli di amministrazione. Il controprogetto indiretto invece va nella stessa direzione dell&rsquo;iniziativa ma &egrave; pi&ugrave; flessibile e meno dannoso per l&rsquo;economia.<br />
Per quel che concerne il decreto federale sulla politica familiare, non ci sono stati dubbi: i Giovani UDC sono unanimemente contrari ad una statalizzazione della politica familiare e hanno messo in risalto l&rsquo;importanza della responsabilit&agrave; dei genitori e la libera scelta di quest&rsquo;ultimi sull&rsquo;educazione dei propri figli. &Egrave; stato giudicato pericoloso firmare una cambiale in bianco per un articolo i cui costi d&rsquo;applicazione non sono stati chiaramente definiti dal Consiglio federale!<br />
Nella modifica della legge sulla pianificazione del territorio i membri del Comitato vedono un ennesimo affossamento del federalismo ed un rischio di ripercussioni finanziarie su comuni e cantoni non indifferenti. Raccomandano quindi il no all&rsquo;unanimit&agrave;.</p>
<p style="text-align: justify;">Per le votazioni cantonali, in linea con la decisione del gruppo UDC in Gran Consiglio di accettare la modifica di legge sulle commissioni tutorie, anche il Comitato cantonale dei Giovani UDC vota s&igrave;, mentre ribadisce un no unanime all&rsquo;iniziativa sugli sgravi fiscali della Lega, non tanto perch&eacute; contrario al principio, anzi, quanto perch&eacute; l&rsquo;iniziativa &egrave; eccessiva. I Giovani UDC si attendono piuttosto che venga discussa e concretizzata l&rsquo;iniziativa per gli sgravi fiscali portata avanti dall&rsquo;UDC in Gran Consiglio, ritenuta pi&ugrave; moderata e attuabile e altri progetti mirati volti a rendere il nostro Cantone competitivo a livello fiscale, con uno sguardo per&ograve; rivolto alla sostenibilit&agrave;.</p>
<p style="text-align: justify;">Segnaliamo infine che nel corso dell&rsquo;assemblea straordinaria tenutasi prima del Comitato cantonale, i delegati hanno eletto all&rsquo;unanimit&agrave; Lisa Curti quale nuova segretaria cantonale dei Giovani UDC Ticino. Di professione igienista dentale, Lisa sostituisce il dimissionario Simone Caldelari che, a causa della sua nuova attivit&agrave; professionale, gli risulta sempre pi&ugrave; difficile espletare i compiti affidati al segretario. <br />
A lei auguriamo buon lavoro e tante soddisfazioni nella sua nuova funzione!</p>
<p style="text-align: justify;"><br />
<b><i>Giovani UDC Ticino</i></b><br />
&nbsp;</p>]]>
			</description>
			<link>
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			<category domain="http://www.udc-ti.ch">
				GUDC
			</category>
			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[Editoriale Il Paese - Federalismo e sfera privata: ma a Berna sanno ancora cosa sono?]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;">A Palazzo federale stanno prendendo sempre pi&ugrave; piede due tendenze pericolosissime, se non a lungo termine letali, per il federalismo elvetico: il sistematico smantellamento del federalismo e l&rsquo;ingerenza nella sfera privata, due facce della stessa medaglia, ossia la crescente eliminazione delle libert&agrave; regionali e individuali. Probabilmente l&rsquo;autorit&agrave; di qualsiasi Stato federale &ndash; non fosse che per l&rsquo;ambizione personale di chi la rappresenta &ndash; ha tendenza ad accaparrarsi sempre pi&ugrave; potere. Ma da noi, mi sembra, il fenomeno ha preso dimensioni vieppi&ugrave; preoccupanti con la di pari passo crescente smania internazionalista e adesionistica ad organismi internazionali di gran parte dei nostri politici.<br />
In una Confederazione, mi si insegnava nei giorni della mia infanzia &ndash; quando la civica a scuola era ancora considerata una cosa seria &ndash; il potere centrale deve avere la massima competenza su un minimo di compiti non cedibili ai singoli Stati membri: e si citavano la politica estera e di difesa, la cittadinanza federale, la politica monetaria, e forse qualche altro che ora non ricordo. Tutto il resto &egrave; compito degli Stati membri (nel nostro caso i cantoni), che possono a loro volta delegarne parte ad altre entit&agrave; inferiori (comuni).<br />
Con tutti i rami in cui si suddividono detti compiti, &egrave; facile immaginarsi che, per dedicarvisi con seriet&agrave; e competenza, governo, parlamento e amministrazione avrebbero gi&agrave; un bel daffare. E invece, purtroppo sulla spinta della detta smania adesionistica - all&rsquo;UE in particolare, ma anche ad altri organismi internazionali &ndash; la Berna federale sta accentrando su di s&eacute; il numero massimo di competenze, ogni volta rosicchiando un pezzo di federalismo o di libert&agrave; individuale. A diminuire quest&rsquo;ultima, si aggiungono poi TUTTE, e ripeto TUTTE, le iniziative popolari proposte dall&rsquo;estrema sinistra (socialisti e verdi), spesso sostenute dalla sinistra un po&rsquo; pi&ugrave; moderata rappresentata oggi da PLR e PPD. Guardiamo solo le votazioni del prossimo 3 marzo: dei tre oggetti in votazione, due costituiscono sia una grave ingerenza nella sfera privata, sia un grave attentato al federalismo con il solito passaggio di competenze alla Confederazione. L&rsquo;articolo costituzionale sulla politica familiare &ndash; con il pretesto di facilitare la conciliazione della famiglia con il lavoro - toglie praticamente ai genitori la facolt&agrave; di scegliere il modello di famiglia a loro pi&ugrave; consono (lavorare ambedue e affidare la cura dei figli a terzi o rinunciare a uno stipendio affinch&eacute; un genitore possa rimanere a casa ad accudire i figli), consegnando d&rsquo;ufficio a terzi l&rsquo;accudimento dei bambini. Oltre a tutte le giuste opposizioni riguardanti il costo - &ldquo;non stimabile&rdquo; secondo la Confederazione, un vero e proprio assegno in bianco, ma che un calcolo prudenziale degli oppositori valuta non meno di 12 miliardi di franchi l&rsquo;anno &ndash; oppure il fatto che tutti i contribuenti, anche quelli senza figli, siano chiamati alla cassa per finanziare coloro che irresponsabilmente prolificano senza avere i mezzi per crescerli decentemente, al motto &ldquo;qualche santo provveder&agrave;&rdquo;, laddove il santo &egrave; ovviamente lo Stato, &egrave; evidente in questo decreto federale la riprova di quando andiamo dicendo. La gravissima intrusione dello Stato nella sfera privata dei cittadini con l&rsquo;imposizione di un modello di vita, la loro messa sotto tutela con l&rsquo;affidamento allo Stato dell&rsquo;educazione dei bambini e, di nuovo, trapasso di competenze da cantoni e comuni &ndash; che sono i pi&ugrave; idonei a valutare le necessit&agrave; dei propri cittadini &ndash; a una Berna federale totalmente avulsa dalle realt&agrave; regionali.<br />
Con la revisione della legge sulla pianificazione del territorio si sta ripetendo quanto successo con i rustici. Dei funzionari a Berna pianificano a tavolino un territorio che hanno visto su qualche fotografia &ndash; o magari si sono anche degnati di fare un sopraluogo, ma sono ben lungi dall&rsquo;aver assorbito le peculiarit&agrave; locali &ndash; imponendo: qui si costruisce, qui no, qui si demolisce, questo terreno edificabile diventa agricolo e viceversa, e VOI CITTADINI CONTRIBUENTI PAGATE, nella fattispecie sono stati calcolati circa 37,5 miliardi di franchi! Vi ricordate i rustici? Qualche funzionario dell&rsquo;ARE (Ufficio della pianificazione territoriale) ha preso in mano una carta geografica del Ticino mentre mangiava un panino imbottito dal quale sono cascate sulla mappa alcune gocce di Ketchup e ha deciso: quelle sono zone rosse, demolire, demolire! Risultato: oltre 10'000 rustici da smantellare. Adesso, dietro insistenza del cantone, qualcuno all&rsquo;ARE si &egrave; dato la pena di pulire la carta geografica dal Ketchup e di casi ancora discutibili ne sono rimasti circa 1'500 (ancora troppi), ma il risultato di questo ulteriore accentramento di potere a Berna ha rischiato di costarci carissimo, e rischia comunque ancora di costarci pi&ugrave; del necessario.<br />
Anche per la legge sulla pianificazione del territorio, inutile dire che la spinta viene dalla precitata estrema sinistra complice, in parlamento, la sinistra un po&rsquo; pi&ugrave; moderata (ma neanche poi cos&igrave; tanto). &Egrave; infatti per paura della &ldquo;Iniziativa sul paesaggio&rdquo; che il parlamento ha elaborato la revisione della legge, partorendo l&rsquo;aborto in votazione il 3 marzo che, a furia di aggiunte ed emendamenti, ha finito per rendere il messaggio non meno drastico dell&rsquo;iniziativa che si voleva combattere.<br />
Ma per tornare al discorso menzionato nel titolo, dobbiamo fare un&rsquo;estrema attenzione a ci&ograve; che Berna tenta di propinarci, e bocciare per principio ogni proposta che comporti una diminuzione delle competenze cantonali e comunali nei settori tradizionalmente loro appartenenti. E ci si ricordi che la stragrande maggioranza delle decisioni parlamentari non sono sottoposte a votazione popolare, noi possiamo agire solo su quelle che restano. E dobbiamo farlo con la cautela impostaci dal buonsenso e da un legittimo scetticismo nella cessione di competenze a delle autorit&agrave; federali sempre pi&ugrave; cortigiane di Bruxelles. Perch&eacute; l&rsquo;obiettivo finale &egrave; fin troppo evidente: quanto pi&ugrave; il potere sar&agrave; concentrato a Berna e tanto pi&ugrave; facile sar&agrave; metterlo in mano all&rsquo;UE. Opponiamoci finch&eacute; siamo in tempo. Il 3 marzo NO all&rsquo;articolo sulla famiglia e NO alla revisione della legge sulla pianificazione del territorio.</p>
<p style="text-align: justify;"><b><i>Eros N. Mellini</i></b><br />
&nbsp;</p>]]>
			</description>
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				http://www.udc-ti.ch/index.php?module=news_mod&amp;newsid=534
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			<category domain="http://www.udc-ti.ch">
				UDC Ticino
			</category>
			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[Walter Burkhard - Un bernese trapiantato in Ticino]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<h4 style="text-align: center;">Un bernese trapiantato in Ticino<br />
Una vita di amore e sacrifici coronata dal successo<br />
Walter Burkhard (27.04.1924 &ndash; 29.01.2013)</h4>
<p style="text-align: justify;"><br />
Walter ha consacrato la sua vita alla formazione, al lavoro, al prossimo e, non da ultimo, alla famiglia. Ma procediamo con ordine:<br />
Suo padre Werner Burkhard inizi&ograve; un apprendistato di giardiniere (come suo padre e nonno di Walter) dopo aver interrotto quello di panettiere-pasticciere a causa dell&rsquo;asma. Lavor&ograve; per diversi anni presso il castello di Thunstetten, e nella primavera del 1930 si trasfer&igrave; con moglie e 4 figli a Magliaso, dove ne nacquero altri 3.<br />
A 17 anni Walter lavorava gi&agrave; come un adulto alle dipendenze di suo padre, una vita dura nei campi, guadagnata con il sudore della fronte. Con lo stipendio di 6 mesi pot&eacute; comperarsi una bicicletta.<br />
Avrebbe voluto fare il carpentiere, ma la tradizione voleva che seguisse le orme di suo padre. E cos&igrave; fece: lavorava nell&rsquo;azienda di suo padre, e un paio di semestri invernali, quando c&rsquo;era meno lavoro, frequent&ograve; la scuola agricola di R&uuml;ti (BE). <br />
Il 4 febbraio 1952, dopo un lungo periodo di fidanzamento e pochi incontri, Walter si spos&ograve; con Ruth Vogel di K&ouml;lliken. Figlia di un panettiere-pasticciere, si rivel&ograve; subito una compagna molto valida e preziosa per un&rsquo;attivit&agrave; cos&igrave; impegnativa e un&rsquo;azienda che prima affittarono e poi, nel 1966, comprarono. Si dedic&ograve; con impegno al suo lavoro e alla sua famiglia, e con il passare degli anni ebbe fino a 15 mucche, circa 400 galline, conigli, gatti e anche un cane.<br />
In questi tempi duri la giovane famiglia crebbe, dando vita a 6 figli, Dorotea, Marco, Elisabetta, Samuel, Ueli e Teresa.<br />
Walter trovava tempo anche per la politica: fu municipale a Magliaso dal 1960 al 1964, municipale e sindaco dal 1972 al 1984, per poi lasciare il posto a municipali pi&ugrave; giovani. Fu consigliere comunale dal 1968 al 1972 e dal 1984 al 2004, e con degli amici fond&ograve; la sezione locale dell&rsquo;UDC.<br />
Era molto attivo anche in altre cerchie: consiglio d&rsquo;amministrazione dell&rsquo;albergo Pestalozzi, consiglio della Chiesa, societ&agrave; dei giardinieri Ceresio, societ&agrave; dei Bernesi, associazione dei Gedeoni, societ&agrave; di ginnastica e Classe 1924.<br />
Anche dopo il suo pensionamento, Walter continu&ograve; a dare una mano nell&rsquo;azienda, nel frattempo ripresa da suo figlio Ueli<br />
Il 17 settembre 2007 fu vittima di un ictus e fu trasferito d&rsquo;urgenza all&rsquo;Ospedale Civico di Lugano. Dopo 3 settimane di ospedale e altre 3 di riabilitazione alla Clinica Hildebrand di Brissago pot&eacute; tornare a casa dalla sua Ruth.<br />
Nella primavera del 2011 Ruth si ammal&ograve; gravemente e all&rsquo;inizio di luglio Walter e Ruth si trasferirono da Dorotea, dove neanche un mese pi&ugrave; tardi, il 1&deg; agosto 2011, rimase solo.<br />
La sua &egrave; stata una vita di fede ed ha cercato di trasmetterla anche ai suoi figli, ai conoscenti e agli amici, facendo del suo meglio per essere corretto e generoso.<br />
Il 10 dicembre 2012, durante un controllo al Cardiocentro di Lugano, si rivelava necessario sostituire le batterie del pacemaker, intervento cui &egrave; stato sottoposto due giorni dopo. Purtroppo ci sono state complicazioni a causa di un&rsquo;infezione galoppante. Dopo il ricovero d&rsquo;urgenza all&rsquo;ospedale di Frauenfeld, la terapia antibiotica e 3 interventi supplementari presso l&rsquo;ospedale di M&uuml;nsterlingen e il Cardiocentro di Kreuzlingen (TG) la mattina del 29 gennaio, dopo 3 settimane di sofferenza, ci lasciava per raggiungere la sua cara Ruth e il suo Salvatore.</p>
<p style="text-align: justify;"><b><i>Marco Burkhard</i></b><br />
&nbsp;</p>]]>
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				Distretti
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			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
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			<title>
				<![CDATA[6 dicembre 1992: 20 anni dopo  (1a parte)]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;">Riassumo e commento un lungo articolo di Peter Bodenmann a proposito della votazione del 6 dicembre 1992 soprattutto per i giovani UDC che potrebbero avere interesse ad impegnarsi nella politica istituzionale, un&rsquo;attivt&agrave; per la quale &egrave; indispensabile avere un minimo bagaglio storico.</p>
<p style="text-align: justify;">Ho visto alla televisione, sul finire dell&rsquo;anno scorso, i risultati di un sondaggio di cui non ricordo gli autori: 53% di contrari all&rsquo;adesione all&rsquo;UE, l3% di favorevoli, 34% di indecisi. Di che strabiliare, dopo lo spettacolo che Bruxelles ha messo sul palco dallo scoppio della crisi in poi. Personalmente, pur disponibile a riconoscere tutti i limiti dovuti alla soggettivit&agrave; e con tutto il rspetto dovuto a chi la pensa diversamente, considero come mancanti di una rotella gli indecisi e di due rotelle i favorevoli all&rsquo;adesione all&rsquo;UE.<br />
Insuperabile e inossidabile sostenitore dell&rsquo;UE &egrave; Peter Bodenmann, albergatore in quel di Briga (ho avuto l&rsquo;onore di soggiornare nel suo albergo in occasione di una riunione di delegati UDC) e a suo tempo consigliere nazionale e carismatico presidente nazionale del PS. Bodenmann &egrave; persona di intelligenza non comune, scrittore brillante e pungente, ma purtroppo affetto da  saccenteria tuttologica (&ldquo;endg&uuml;ltige Besserwisserei&rdquo;) e da tale eurofanatismo da obbligarmi a pensare che a lui di rotelle ne mancano addirittura tre. Rimane per&ograve; l&rsquo;intelligenza, che gli permette di esibirsi in sofismi sequenziali a sostegno delle sue tesi tali da lasciare strabiliato e incredulo un lettore che non lo conoscesse.<br />
Una sua esibizione paradigmatica l&rsquo;abbiamo avuta su &ldquo;Weltwoche&rdquo; del 29.11.12, a proposito appunto della votazione del 6 dicembre l992. Vediamone qualche estratto. <br />
Nel l991 il PS nazionale effettu&ograve; alcuni sondaggi, da cui i dirigenti con Bodenmann in testa espunsero che l&rsquo;ala blocheriana dell&rsquo;UDC-SVP aveva un potenziale del 20-25%, ma solo a condizione di riuscire ad accaparrarsi la componente  reazionaria e xenofoba dei partiti liberale e democrstiano (parte che definisce come &ldquo;Modernisierungverlierer&rdquo;, da &ldquo;verlieren&rdquo;, perdere). Decise allora, il buon Peter, che il PS avrebbe dovuto schierarsi per l&rsquo;adesione, ma con misure di accompagnamento adeguate e eurocompatibili. Purtroppo nel partito si manifestarono 4 &ldquo;nidi&rdquo; di scetticismo, con motivazioni differenziate. Il consigliere federale Felber, PS, considerava Bodenmann e la capofrazione PS Ursula Mauch come nemici mascherati dell&rsquo;UE. La stampa romanda, euroforica oltre misura, considerava come avversario dell&rsquo;UE un Bodenmann che oltre Sarine veniva considerato come troppo eurofilo. Otto Stich, l&rsquo;altro consigliere federale PS, era e rimase sempre apertamente ostile all&rsquo;adesione (e noi, a pochi mesi dalla sua scomparsa, riconosciamo con gratitudine l&rsquo;onest&agrave; intellettuale che manc&ograve; invece ad altri suoi colleghi). Rudolf Strahm, PS, che secondo Bodenmann ha qualit&agrave; indiscutibili ma era e rimane il pi&ugrave; grande &ldquo;Erbsenz&auml;hler&rdquo; (contatore di piselli, pignolo, pisag&uuml;cc in dialetto) del paese, riassunse nel volume &ldquo;Decisione per l&rsquo;Europa&rdquo;, apparso poco prima della votazione, tutte le riserve ecologiche reali e immaginarie, fornendo cos&igrave; munizione gratuita ai verdi, avversi all&rsquo;adesione per motivi appunto ecologici. Strahm si espresse alla fine in favore dell&rsquo;adesione, ma a malincuore e solo sotto pressione. Come abbia votato Bodenmann non lo sa. Tipico di Strahm, dice, un cittadino elvetico sempre straziato nella valle dei  dubbi amletici.<br />
Andreas Gross, consigliere nazionale PS che spende quasi 200'000 fr. All&rsquo;anno in viaggi di lavoro all&rsquo;estero, anima del gruppo per una Svizzera senza esercito, viaggiava sulle nuvole. Per il grande internazionalista lo SEE era troppo poco democratico, era perci&ograve; contrario e voleva l&rsquo;adesione diretta all&rsquo;UE, come se la politica concreta fosse da lasciare nel mondo del pio desiderio. Paul Rechsteiner, sindacalista, e lo scrittore Peter Bichsel scoprirono che il problema non era l&rsquo;UE, ma il capitalismo da annientare. Ci&ograve; poteva verificarsi solo in uno spazio politicamente rilevante, e dove, se non in Europa? Con le misure di accompagnamento la Svizzera preservava tutte le prerogative nazionali (neutralit&agrave;, democrazia diretta) e doveva quindi aderire. Ma questo era un discorso troppo dialettico che passava due piani sopra il cervello dei verdi. Loro promettevano al paese una via ecologica solitaria (&ldquo;Alleingang&rdquo;), con il risultato che la Germania, paese di nebbie e precipitazioni, produce adesso 30 volte pi&ugrave; energia solare della solat&igrave;a Confederazione. Vediamo qui una tipica manifestazione di sofisma bodenmanniano: il nostro si guarda bene dal dire a quali orrendi costi, tali da aver oramai indotto la Germania all&rsquo;abbandono della scelta solare, con una perdita valutata dallo &ldquo;Spiegel&rdquo; ad oltre 100 miliardi di euro.  Da pi&ugrave; di 20 anni i verdi non riconoscono i loro errori. La loro presidente di quei tempi, Verena Diener, ha cercato scampo nelle file dei verdi liberali di B&auml;umle e si rifiuta di partecipare a qualsiasi pubblica discussione. D&rsquo;altra parte nel 1992 l&rsquo;UDC-SVP non disponeva di un vero ideologo. Quel ruolo fu assunto da Kurt Schiltknecht, allora ancora membro del PS. In giovent&ugrave; era stato trotzkista, Il fatto di essere socialista gli imped&igrave; poi di diventare presidente della BNS. (continua)</p>
<p style="text-align: justify;"><br />
<i>Gianfranco Soldati<br />
Presidente onorario UDC Ticino</i><br />
&nbsp;</p>]]>
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				Distretti
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			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
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			<title>
				<![CDATA[Elezioni comunali a Lugano - Pronta la squadra UDC per il Municipio]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;">Lo scorso 24 gennaio, la sezione UDC di Lugano ha presentato la propria squadra di candidati all&rsquo;elezione del Municipio. Non presentandosi Marco Chiesa per motivi familiari e professionali e Alessandra Noseda in procinto di cambiare domicilio, l&rsquo;unico rimasto della vecchia guardia (qualcuno dice troppo vecchia, ma &egrave; un&rsquo;opinione personale) &egrave; il sottoscritto, cui si affianca per&ograve; un&rsquo;agguerrita compagine di persone capaci che nell&rsquo;Esecutivo comunale non sfigurerebbero certamente. Correndo da soli, &egrave; evidente che la possibilit&agrave; reale di un municipale UDC &egrave; da annoverare fra i miracoli non troppo popolari fra gli innumerevoli santi che popolano l&rsquo;Empireo della teologia cristiana, tuttavia non viene meno la voglia e la disponibilit&agrave; dei candidati a fare qualcosa di concreto e positivo per la nostra citt&agrave;.<br />
<br />
Abbiamo voluto correre da soli anche perch&eacute; la &ldquo;proposta indecente&rdquo; della Lega &ndash; uno o due posti nella sua lista e un seggio in un consiglio d&rsquo;amministrazione ben pagato a Marco Chiesa &ndash; non ci avrebbe portato nulla, conformemente a tutte le alleanze che l&rsquo;UDC ha fatto nell&rsquo;ultimo decennio con il movimento di Bignasca. Infatti, per prendere solo l&rsquo;ultima tornata elettorale, alle comunali del 2008 l&rsquo;UDC ha aiutato la Lega a fare il secondo seggio in Municipio mettendo, senza alcuna chance, un paio dei nostri nella loro lista e convogliando cos&igrave; i nostri voti su Bignasca e Quadri. Il che &egrave; poi quello che Bignasca avrebbe voluto anche quest&rsquo;anno: ma pirla s&igrave;, ripirla no! <br />
<br />
Nel 2011, per le cantonali, la Lega ha raddoppiato il seggio in Consiglio di Stato anche e soprattutto grazie al fatto che noi non abbiamo presentato la lista, convogliando ancora una volta i nostri voti sulla Lega ma, tutto sommato, perdendo visibilit&agrave; e quindi verosimilmente sacrificando il risultato per il Gran Consiglio. L&rsquo;accordo ci assicurava poi che, 6 mesi dopo, alle nazionali saremmo riusciti finalmente a eleggere il nostro consigliere nazionale grazie alla congiunzione delle liste. E invece no, noi il nostro deputato l&rsquo;abbiamo ottenuto, &egrave; vero ma, alla luce dei fatti l&rsquo;avremmo eletto anche solo con i nostri voti. &Egrave; invece la Lega che, con il gioco dei resti, ha ottenuto un insperato secondo seggio in Consiglio nazionale. In virt&ugrave; di questo &ldquo;give without take&rdquo;, qualcuno si illudeva che da parte leghista ci fosse un atto di gratitudine e si trovasse una formula che &ndash; se si fosse ottenuto il terzo seggio in Municipio - questo dovesse per forza andare all&rsquo;UDC, in altre parole, una lista con soli due candidati della Lega e uno o due dell&rsquo;UDC. Personalmente non ci ho mai creduto, e per quattro buoni motivi:<br />
<br />
<b>1.	</b>Nella Lega &ndash; ma probabilmente in politica in generale &ndash; la parola riconoscenza non esiste;<br />
<b>2.</b>	Da parte della Lega sarebbe stato abbastanza stupido, e del Nano si pu&ograve; dire di tutto salvo che gli faccia difetto<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp; la materia cerebrale;<br />
<b>3.	</b>Chi pensa che Lega e UDC &ndash; al di l&agrave; di alleanze mirate &ndash; si buttino le braccia al collo, si sbaglia di grosso.<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp; Nella base della Lega c&rsquo;&egrave; parecchio astio nei confronti dell&rsquo;UDC, peraltro ricambiato da gran parte dell&rsquo;elettorato<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp; UDC;<br />
<b>4.	</b>(Ed &egrave; forse il motivo pi&ugrave; importante) La Lega ha assolutamente bisogno del terzo seggio altrimenti, assunto che<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp; Marco Borradori faccia il miglior risultato, con solo due seggi o Bignasca o Quadri rimane a casa.<br />
<br />
&Egrave; questa l&rsquo;ultima volta, spero, che dobbiamo tornare sull&rsquo;argomento, ma una spiegazione andava data ai nostri elettori.<br />
Adesso ci concentreremo sulla campagna elettorale il cui obiettivo primario per noi &egrave; comunque la corsa al Consiglio comunale per il quale, entro breve, presenteremo una lista agguerrita e accattivante, con un sacco di volti nuovi. Intanto ecco i nomi dei nostri candidati al Municipio:</p>
<p style="text-align: justify;">Nella foto allegata, da sinistra: Eros N. Mellini, Yves Wellauer, Federico Haas, Manuela Schlatter, Alain B&uuml;hler, Peter Walder e Tiziano Galeazzi.</p>
<p style="text-align: justify;"><b>Eros N. Mellini</b><br />
&nbsp;</p>]]>
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				Distretti
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			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
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		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[Politica energetica in alto mare]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;">Pi&ugrave; il tempo passa e pi&ugrave; la politica energetica appare ancora assai troppo labile e dai contorni poco definiti. A fine gennaio la consultazione del piano energetico 2050 a seguito dell&rsquo;uscita dal nucleare sar&agrave; chiusa e il dado sar&agrave; tratto o almeno cos&igrave; pare esserlo.<br />
Uscire dal nucleare non &egrave; cosa da niente, ci sarebbe voluto un lungo studio preparatorio di ricerca per capire quali sono le energie rinnovabili sulle quali puntare - perch&eacute; ogni Stato, ogni territorio differisce a livello di morfologia - per trovare quelle adatte ai nostri scopi, ma cos&igrave; non &egrave; stato.<br />
In questo senso il Consiglio federale ha peccato di superbia mettendo in consultazione un piano di uscita dal nucleare che sembra una sorta di &ldquo;collage&rdquo; di quanto acquisito finora in materia di energia, senza un chiaro e reale obiettivo che fosse nettamente a favore dei cittadini, in particolar modo delle famiglie.<br />
S&igrave;, perch&eacute; per quanto si voglia puntare sul fattore ambientale, non va dimenticato che c&rsquo;&egrave; anche un risvolto economico che andr&agrave; a incidere sui bilanci familiari e a livello sociale, influenzando le scelte personali dei singoli in materia di vettori energetici utilizzabili.<br />
Infatti, l&rsquo;Agenzia Internazionale dell&rsquo;Energia (IEA), principale organo internazionale di previsioni e statistiche sull&rsquo;energia, prevede che nei prossimi vent&rsquo;anni il consumo di energia mondiale potrebbe crescere di quasi il 50% rispetto al consumo attuale.<br />
Scegliere dunque le corrette fonti di energia, adatte ai nostri scopi, non &egrave; semplice e l&rsquo;ansia sul futuro ammanco energetico &egrave; talmente palpabile che molti partiti sembrano esser stati morsicati dalle formiche rosse, e cercano in modo quasi spasmodico qualsiasi cosa che porti un briciolo di energia. Ma il santo vale la candela?<br />
Dobbiamo per prima cosa renderci conto che la Svizzera non &egrave; la Danimarca, dove il vento soffia il doppio del tempo rispetto a noi, e che azzardare il paragone sulla questione pannelli solari con la Germania non porta da nessuna parte, perch&eacute; l&igrave; le bollette dell&rsquo;elettricit&agrave; stanno crescendo di oltre il 40% e a causa tutto ci&ograve;, varie ditte stanno smettendo volontariamente di produrne.<br />
Di esempi in tal senso potremmo farne molti, ma il succo del discorso &egrave; uno solo: ogni paese ha le sue particolarit&agrave; e le sue forze alle quali far capo, e non si pu&ograve; pretendere che un&rsquo;energia rinnovabile funzioni qui come altrove.<br />
Non si pu&ograve; nemmeno, come vorrebbero alcuni, imporre al cittadino un&rsquo;energia piuttosto che un&rsquo;altra. Questo proprio per le diversit&agrave; territoriali che sono un fattore imprescindibile in una seria analisi sulla questione ma, soprattutto, per una libert&agrave; di scelta che in un paese democratico come il nostro il cittadino deve poter continuare a mantenere.<br />
Facciamo attenzione per&ograve; nel mirare a questo obiettivo, perch&eacute; le energie rinnovabili hanno una produzione irregolare, ovvero non sono fruibili su un arco temporale continuo nella stessa quantit&agrave;, come lo pu&ograve; essere l&rsquo;energia derivante dal fossile o dal nucleare.</p>
<p style="text-align: justify;">L&rsquo;idroelettrico &egrave; la pi&ugrave; grande fonte di energia rinnovabile in Svizzera, oltretutto estremamente ecologica se paragonato ad altre tipologie, e copre il 54% del fabbisogno energetico nazionale.<br />
Il costo dell&rsquo;energia aumenter&agrave; (e basta andare sul sito della Confederazione per scoprire, a dipendenza della propria economia familiare, di quanto sar&agrave; la stangata), ed &egrave; innegabile che ci sar&agrave; in futuro una carenza non indifferente da coprire, magari anche cercando di avere un certo &ldquo;margine di manovra&rdquo; in caso di emergenza.<br />
Bisogna quindi puntare sulle energie immagazzinabili - come biomassa, biogas, biodisel e via discorrendo &ndash;che, oltre a qualit&agrave; e quantit&agrave; disponibile (quasi quanto l&rsquo;energia derivante da fossile o nucleare), hanno anche un prezzo accessibile o perlomeno sopportabile dagli utenti.<br />
I cittadini dovranno anche responsabilizzarsi di pi&ugrave; nell&rsquo;uso parsimonioso dell&rsquo;energia e in questo senso le istituzioni dovranno attivarsi, senza aspettare che direttive giungano come una spada di Damocle, ma altres&igrave; senza obbligare il cittadino ad &ldquo;abbracciare&rdquo; un nuovo tipo di energia o tassandolo nuovamente, pur sapendo che il costo dell&rsquo;energia aumenter&agrave; in ogni caso.</p>
<p style="text-align: justify;"><b><i>Lara Filippini<br />
Deputata UDC in Gran Consiglio<br />
<br />
</i></b></p>]]>
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				UDC Ticino
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			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
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		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[Cronaca dellâattivitÃ  del comitato centrale UDC Svizzero]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;">In occasione della riunione, tenutasi a Balsthal (SO) il 25 gennaio 2013, il comitato centrale ha discusso e deciso le raccomandazioni di voto da sottoporre, giorno successivo all&rsquo;assemblea dei delegati, sui temi in votazione popolare il prossimo 3 marzo 2013.<br />
Il primo oggetto in votazione su cui il popolo svizzero sar&agrave; chiamato ad esprimersi &egrave; il decreto federale sulla politica familiare, che prevede l&rsquo;introduzione di un nuovo articolo nella Costituzione federale che incarica, sia la Confederazione che i cantoni, a promuovere misure atte a conciliare la vita familiare con l&rsquo;esercizio di un&rsquo;attivit&agrave; lavorativa.<br />
L&rsquo;evoluzione della societ&agrave; ha fatto s&igrave; che la famiglia tradizionale sia divenuta pressoch&eacute; una rarit&agrave;. Il crescente numero di separazioni e divorzi, nonch&eacute; il mercato del lavoro hanno fatto s&igrave; che nella maggior parte dei casi, entrambi i genitori sono attivi professionalmente e lavorano fuori casa. Il 76% delle donne dai 15 ai 64 anni esercita un&rsquo;attivit&agrave; lavorativa e il 70% dei bambini in et&agrave; prescolastica &egrave; curato da terze persone. L&rsquo;intento di proporre delle soluzioni per conciliare famiglia e lavoro sono nobili. Tuttavia l&rsquo;introduzione di questo nuovo articolo costituzionale comporta pensanti conseguenze, sulle quali bisogna riflettere attentamente.<br />
Innanzitutto questo articolo &egrave; un attacco al federalismo, poich&eacute; le misure e i principi di politica familiare verrebbero demandate alla Confederazione. I cantoni e i comuni, che conoscono molto meglio le loro particolarit&agrave; sociali specifiche, perderebbero in questo ambito, la loro autonomia.<br />
&Egrave; incontestato che la richiesta di custodia extra-familiare dei bambini sia in continua crescita. Oggi numerosi comuni, grosse ditte e privati fanno grandi sforzi per rispondere a questa domanda. Questi sforzi hanno fatto s&igrave; che il mercato funzioni.<br />
L&rsquo;intervento dello Stato federale, conformemente al nuovo articolo costituzionale, avrebbe quale effetto la scomparsa dell&rsquo;offerta attuale e verrebbero creati istituti statalizzati.<br />
L&rsquo;offerta dei privati sar&agrave; cos&igrave; destinata a sparire, poich&eacute; non potr&agrave; sopportare la concorrenza dello Stato. L&rsquo;attuale offerta dei privati &egrave; molto diversificata nei metodi di approccio educativo. I genitori hanno oggi la possibilit&agrave; di scegliere quale approccio corrisponda meglio ai principi educativi che intendono trasmettere ai loro figli. La creazione di istituti statalizzati avr&agrave; quale conseguenza che essi avranno delle linee educative standardizzate e in balia delle filosofie pedagogiche del momento. I disastri di certe riforme dell&rsquo;insegnamento scolastico sono sotto gli occhi di tutti. <br />
Nel messaggio relativo al nuovo articolo costituzionale, il Consiglio federale afferma che le conseguenze finanziarie della sua introduzione non posso essere stimate, ma che si pensa possano essere quantificate in alcuni miliardi. Questo fatto &egrave; poco confortante! Purtroppo, negli ultimi anni, siamo abituati a questa presa di posizione, che ha avuto quale conseguenza la creazione di enormi deficit! In un periodo di crisi questo non &egrave; certo entusiasmante.<br />
Di conseguenza, alla luce di tutti questi argomenti, il comitato centrale dell&rsquo;UDC ha deciso all&rsquo;unanimit&agrave; di raccomandare un deciso NO al decreto federale sulla politica familiare.<br />
L&rsquo;altro tema affrontato e discusso durante la riunione &egrave; stato l&rsquo;iniziativa popolare contro le retribuzioni abusive, la cosiddetta &ldquo;iniziativa Minder&rdquo;, che riprende il nome del consigliere agli Stati sciaffusano che l&rsquo;ha promossa. Questa iniziativa prevede l&rsquo;introduzione nella Costituzione federale di un articolo che permette agli azionisti delle societ&agrave; quotate in borsa di esercitare una maggiore influenza (controllo) sulle retribuzioni versate al consiglio di amministrazione e ai manager. Il suo intento &egrave; quello di evitare le retribuzioni spropositate e abusive di cui si sente parlare nella stampa. <br />
Il Parlamento ha proposto un controprogetto indiretto a questa iniziativa, emanando una legge, che ne riprende i principi. Questa legge entrer&agrave; in vigore dopo 3 mesi, unicamente se l&rsquo;&rdquo;iniziativa Minder&rdquo; verr&agrave; respinta.<br />
Bisogna chiarire che l&rsquo;UDC ha sempre sostenuto i principi e la filosofia dell&rsquo;&rdquo;iniziativa Minder&rdquo;.<br />
Tuttavia, per numerose ragioni, il comitato centrale ha deciso a larga maggioranza di sostenere il controprogetto del Parlamento e di respingere l&rsquo;iniziativa.<br />
Il controprogetto prevede infatti che l&rsquo;assemblea generale degli azionisti fissi ogni anno l&rsquo;importo di tutte le remunerazioni del consiglio di amministrazione e di ciascun membro. Sotto questo profilo il testo va oltre le intenzioni dell&rsquo;iniziativa, la quale non prevede la fissazione degli importi per ciascun membro, ma solo del complesso del consiglio.<br />
Il controprogetto proibisce per tutte le azioni quotate in borsa il diritto di voto a favore degli istituti depositari e i loro organi. Nel concreto questo evita che una casta di persone vada ad alimentare s&eacute; stessa con bonus e retribuzioni stratosferiche.<br />
Anche il controprogetto, come l&rsquo;iniziativa, proibisce le indennit&agrave; di partenza e il versamento di anticipi al consiglio di amministrazione e alla direzione.<br />
Il controprogetto, a differenza dell&rsquo;&rdquo;iniziativa Minder&rdquo; (grande differenza!), prevede che una remunerazione debba essere rimborsata, se essa giudicata troppo elevata tenuto conto delle prestazioni fornite dal consigliere o dal manager. Questo indipendentemente dalla situazione finanziaria della societ&agrave;.<br />
In sostanza il controprogetto riprende il testo dell&rsquo;iniziativa e in alcuni punti va oltre,<br />
Nella Costituzione federale dovrebbero figurare i principi fondamentali di uno Stato. Essa non dovrebbe dare spazio ad articoli poco chiari su specifiche problematiche. Dal profilo giuridico, i principi figuranti nella Costituzione sono codificati nelle leggi, che ne specificano l&rsquo;applicabilit&agrave;. Nel caso concreto, oltre il fatto dell&rsquo;opportunit&agrave; di far figurare nella Costituzione un articolo dal contenuto cos&igrave; specifico, se &ldquo;l&rsquo;iniziativa Minder&rdquo; dovesse essere accolta, il Parlamento dovrebbe rielaborare una nuova legge. L&rsquo;esperienza insegna che quest&rsquo;operazione non &egrave; cos&igrave; immediata e trascorreranno anni prima che una legge possa entrare in vigore. Concretamente ci&ograve; significa che nei prossimi anni, i consigli di amministrazione e i manager potranno continuare tranquillamente ad attribuirsi indennit&agrave; stratosferiche. <br />
Ci&ograve; non &egrave; fantascienza, basti pensare all&rsquo;iniziativa dell&rsquo;UDC per l&rsquo;espulsione dei criminali stranieri. Sono ormai trascorsi oltre 2 anni (abbiamo votato il 28 novembre 2010) e ad oggi non abbiamo ancora una legge! <br />
Di conseguenza, per evitare di leggere nei prossimi mesi sulla stampa, di retribuzioni e bonus multimilionari, &egrave; meglio respingere l&rsquo;&rdquo;iniziativa Minder, cos&igrave; il controprogetto (legge) entrer&agrave; subito in vigore.<br />
Per tutti questi motivi il comitato centrale dell&rsquo;UDC ha voltato a larga maggioranza di non sostenere l&rsquo;iniziativa Minder.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche l&rsquo;assemblea dei delegati tenutasi il giorno successivo ha seguito le raccomandazioni del comitato centrale.<br />
Di conseguenza l&rsquo;UDC nazionale raccomanda di votare un secco NO al decreto federale sulla politica familiare e un NO all&rsquo;iniziativa Minder.</p>
<p style="text-align: justify;"><br />
<b><i>Avv. Roberta Soldati<br />
Membro del comitato centrale UDC nazionale<br />
</i></b></p>]]>
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				UDC Svizzera
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				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
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				<![CDATA[La piazza finanziaria Ã¨ in volo per Panama?]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;">Qualche setti&shy;mana fa &egrave; ap&shy;parso un artico&shy;lo interessante su Ticino Finanza, a proposito di una banca della piazza luganese che ha ottenuto la licenza ad operare a Pana&shy;ma. Lo scorso ottobre, ospite della trasmissione televisiva 60 minuti, ac&shy;cennai a Panama come a uno dei principali rifugi di capitali in fuga dalla Svizzera ma venni schernito da alcuni dei presenti. Chiss&agrave; cosa avranno pensato, leggendo quell'ar&shy;ticolo.<br />
Non &egrave; una novit&agrave; che grosse banche, fiduciarie e societ&agrave; di gestione patri&shy;moniale si stiano da tempo attrez&shy;zando in grande stile in luoghi come Bahamas, Panama e alcuni Paesi asiatici dove i clienti, oltre ad essere meglio protetti nella loro &laquo;<i>privacy</i>&raquo;, trovano il nuovo Eldorado o, sempli&shy;cemente, la &laquo;Svizzera di 20 anni fa&raquo;. Effettivamente, l'articolo esprime a chiare lettere che, in questi Paesi, le minacce OCSE, GAFI, G20, G8 non sono prese in considerazione per ora e difficilmente lo saranno in futuro, visto che a USA e Cina fanno como&shy;do questi luoghi.<br />
Il punto cruciale per noi per&ograve; &egrave; un altro, ossia che continuiamo a cedere senza nulla fare a minacce e pressio&shy;ni &laquo;esterne alla Svizzera&raquo;, provenien&shy;ti da Paesi e da istituzioni (UE) che giammai le avrebbero rivolte contro gli USA.<br />
Noi, con il classico e tipicamente svizzero &laquo;complesso di piccolo Paese, dunque facilmente ricattabile&raquo;, ab&shy;biamo ceduto sul tema del segreto bancario e di tutto quanto ruota in&shy;torno al settore. Alcuni incolpano le grosse banche svizzere, e in parte pa&shy;re proprio cos&igrave;, ma il peggio &egrave; in re&shy;alt&agrave; opera della classe politica, dal Consiglio Federale a diversi partiti, come la sinistra, rei di aver minato dall'interno il nostro sistema finan&shy;ziario gi&agrave; a partire dagli anni '90. Il danno &egrave; fatto e salvare il possibile sar&agrave; un'ardua avventura. Qualcuno, non contento della situazione in cui ci troviamo, ha deciso di iniziare a minare anche la &laquo;privacy interna&raquo;, cio&egrave; la sfera privata contemplata dalla nostra Costituzione, mirando ad eliminare anche questa nostra consolidata quanto invidiata pecu&shy;liarit&agrave;, secondo la quale lo Stato non ficca il naso nelle questioni private del cittadino nello specifico, in assen&shy;za di presunti o conclamati illeciti penali.<br />
Mentre Panama, Bahamas e simili stanno dando sviluppo alle loro terre ed economie, noi navighiamo a vi&shy;sta, senza strategie e senza meta e totalmente scoordinati.<br />
Pare che alcuni Cantoni si stiano muovendo (ora quando i buoi sono scappati dalla stalla) all'offensiva per salvare i posti di lavoro nel setto&shy;re finanziario. In un'intervista il di&shy;rettore di una banca a Lugano, alla domanda sull'imposta preventiva (presumibilmente con riferimento all'imposta liberatoria Rubik), si espresse ipotizzando un'auspicabile misura compresa tra il 15 e il 20%!<br />
A fronte di ci&ograve;, potrei solo dire: dov'e&shy;rano quei Cantoni che oggi vorreb&shy;bero salvare i posti di lavoro quando la piazza finanziaria necessitava di essere protetta dagli attacchi delle Istituzioni internazionali?<br />
Le associazioni di categoria bancarie non avrebbero dovuto far fronte co&shy;mune per difendere una tassa libera&shy;toria sui capitali tra l'8% e il 12%? Da quanto letto, nemmeno i direttori di banca sono d'accordo tra loro.<br />
&laquo;God save the Queen&raquo;.<br />
&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><b><i>Tiziano Galeazzi<br />
Presidente UDC Distretto di Lugano<br />
Candidato UDC a Municipio e Consiglio comunale</i></b></p>]]>
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			<category domain="http://www.udc-ti.ch">
				Distretti
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			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[Il Tribunale federale vuole spogliare il popolo e il parlamento del loro potere]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;"><b>In una sentenza pubblicata questa settimana, il Tribunale federale ha decretato che anche il diritto internazionale non imperativo ha il primato sul diritto svizzero. Nella stessa occasione, esso interviene in un processo legislativo in corso. Tanto questo giudizio quanto la procedura scelta sono profondamente scioccanti. Infatti, il Tribunale federale rimette in questione la democrazia diretta e la sovranit&agrave; del nostro paese. Il legislatore e il popolo sono messi in disparte. La conseguenza di questa sentenza &egrave; un vasto primato del diritto internazionale sul diritto nazionale e l&rsquo;istituzione in Svizzera di uno Stato giudiziario. Questa interpretazione del diritto permetterebbe ai tribunali addirittura di obbligare l&rsquo;integrazione della Svizzera nell&rsquo;Unione europea senza una decisione popolare, bens&igrave;  unicamente sulla base dell&rsquo;evoluzione del diritto.</b></p>
<p style="text-align: justify;">Il Tribunale federale afferma implicitamente di non sentirsi legato alla Costituzione in caso di conflitto con il diritto internazionale, anche quando si tratta della parte non cogente di quest&rsquo;ultimo. Le leggi federali e il diritto internazionale sono menzionate allo stesso livello nella Costituzione federale. Ma se andr&agrave; nella direzione voluta dal Tribunale federale, in futuro il diritto internazionale prevarr&agrave; sempre sul diritto svizzero, quindi anche quando si tratta di disposizioni non imperative. Il diritto internazionale e gli accordi internazionali avrebbero la precedenza sulle decisioni del popolo e del parlamento. La Svizzera dovrebbe cos&igrave; subordinarsi a tutti gli sviluppi del diritto internazionale. I giudici diventano cos&igrave; dei legislatori che interpretano il diritto a favore del diritto internazionale. &Egrave; uno stravolgimento della concezione del diritto costituzionale ammessa finora.<br />
<br />
Il Tribunale federale ha proceduto a questa interpretazione nei considerandi accompagnanti un giudizio che concerneva infatti solo la questione dell&rsquo;applicabilit&agrave; diretta dell&rsquo;articolo costituzionale sull&rsquo;espulsione. La corte di Losanna interviene cos&igrave; direttamente in un processo legislativo in corso. Essa parte dal principio che un cittadino macedone condannato a una pena detentiva di un anno e mezzo non pu&ograve; essere rimpatriato.</p>
<p style="text-align: justify;"><b>Per l&rsquo;UDC, questa pratica del Tribunale federale solleva delle questioni fondamentali. I giudici di Losanna violano i principio della separazione dei poteri e si accaparrano un potere legislativo che loro non compete. L&rsquo;UDC metter&agrave; in atto tutto il possibile per assicurare che il diritto nazionale non possa essere spodestato dal diritto internazionale. L&rsquo;UDC esaminer&agrave; le misure da adottare per garantire questo principio.</b></p>
<p style="text-align: justify;"><b><i>Unione democratica di centro</i></b></p>]]>
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			<category domain="http://www.udc-ti.ch">
				UDC Svizzera
			</category>
			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[La polizia ha bisogno di essere protetta?]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;">L&rsquo; ennesima aggressione ai danni di due agenti della polizia comunale di Montagnola, da parte di un gruppo di ragazzi durante il carnevale, sottolinea come il non rispetto verso le autorit&agrave; sia sempre pi&ugrave; marcato e manifesto.<br />
Purtroppo il caso non &egrave; isolato. Ormai con sempre maggior regolarit&agrave; la stampa ci riporta casi di poliziotti che, anche in occasione di un semplice controllo dell&rsquo;identit&agrave; di una persona, vengono aggrediti e poi denunciati per aver compiuto il loro lavoro ed essersi difesi.<br />
Coloro che hanno un odio insensato e viscerale verso il corpo di polizia (poco importa se comunale o cantonale) non perdono occasione per denunciare, a volte inventandosele, azioni poco consone al ruolo di agente, quasi la divisa gli desse chiss&agrave; quale strapotere.<br />
Le mele marce ci sono ovunque, nessuno vuole santificare il corpo di polizia, ma &egrave; altrettanto vero che, coloro che trasgrediscono al loro dovere, vengono subito redarguiti o sanzionati, perch&eacute; il lavoro che svolgono &egrave; troppo importante per permettere che qualcuno tra loro possa macchiare la reputazione delle forze dell&rsquo;ordine.<br />
&Egrave; altres&igrave; vero per&ograve; che questo fatto, come altri, deve portarci a fare qualche piccola o grande riflessione in merito alla perdita di autorit&agrave; degli agenti, i quali faticano ad imporsi in situazioni a volte rischiose, venendo addirittura aggrediti a seguito di un semplice controllo. E guai replicare, pena essere immediatamente accusati di violenza e abuso di potere.<br />
La cronaca riporta generalmente solo i casi pi&ugrave; eclatanti che possono avere un riscontro di pubblico e lettori, ma a chi ha conoscenti o amici che lavorano nel ramo capita a volte di sentire - seppur a grandi linee per questione di privacy - storie al limite dell&rsquo;incredibile circa le difficolt&agrave; con cui gli agenti sono confrontati.<br />
A volte, come in questo caso, essi ne escono veramente malconci, tanto da essere ospedalizzati. In alcuni casi sono impossibilitati a proseguire il proprio lavoro anche per diversi mesi.<br />
Il sentimento di insicurezza della popolazione &egrave; palpabile &ndash; bench&eacute; qualcuno banalizzi il problema liquidandolo con &ldquo;sono solo alcuni casi isolati di atti criminosi&rdquo; - eppure un agente &egrave; confrontato con problemi di vario genere e con differenti gradi di pericolo. Tuttavia, lo svolgimento del lavoro gli &egrave; ostacolato dalla consapevolezza che fra questa popolazione insicura, c&rsquo;&egrave; sempre chi &egrave; sempre pronto a puntare il dito sulle forze dell&rsquo;ordine &ldquo;violente, arroganti e che abusano del potere dato loro dalla divisa&rdquo;.<br />
Proprio per questo motivo il corpo di polizia viene preparato al meglio, anche sotto l&rsquo;aspetto sociale e di dialogo con il cittadino. Ma quando dall&rsquo;altra parte manca il bench&eacute; minimo senso di civilt&agrave; ed essi vengono aggrediti fisicamente, devono poter rispondere con i dovuti modi senza di aver paura di passare dalla parte del torto semplicemente perch&eacute; hanno fatto il loro dovere!<br />
Non ci si pu&ograve; infatti lamentare della sempre maggior insicurezza dovuta ad atti criminali o di disordine pubblico, se coloro che devono proteggerci hanno le mani legate.<br />
Di fronte all&rsquo;aumento della criminalit&agrave; e a episodi sempre pi&ugrave; frequenti di disordine pubblico, l&agrave; dove invece si dovrebbe solo festeggiare in allegria, il primo passo &egrave; sicuramente l&rsquo;aumento degli effettivi del corpo di polizia, ma ci&ograve; deve andare anche di pari passo con la concessione di una maggiore libert&agrave; di azione per gli agenti.<br />
Ci si lamenta sempre - &egrave; un luogo comune dire che quando si ha bisogno della polizia questa non c&rsquo;&egrave; mai - ma poi, quando c&rsquo;&egrave; ed agisce per il nostro bene e per proteggerci, la si accusa. A torto o a ragione, &egrave; poi tutto da valutare.<br />
Non si pu&ograve; dunque avere la botte piena e la moglie ubriaca e credo che ogni poliziotto sia stato addestrato a valutare caso per caso il proprio grado di azione, calibrando con la dovuta accortezza l&rsquo;azione da intraprendere.<br />
Sia chiaro, nessuno - io per prima - intende dare una sorta di &ldquo;licenza di uccidere&rdquo; alla 007 ma, di fronte ad evidenti aggressioni, l&rsquo;agente deve poter prontamente rispondere, sapendo di poter contare sul sostegno dell&rsquo;autorit&agrave;; &egrave; ora che venga ripristinato quel giusto senso di rispetto che si deve al corpo di polizia e che chi ha sbagliato si assuma le proprie responsabilit&agrave;, senza volerlo far passare per vittima quando vittima non &egrave;.</p>
<p style="text-align: justify;"><b><i>Lara Filippini<br />
Deputata UDC in Gran Consiglio</i></b><br />
&nbsp;</p>]]>
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			<category domain="http://www.udc-ti.ch">
				UDC Ticino
			</category>
			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[Mozione - Aggregazioni nel Malcantone: Magliaso scelga la sua direzione]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;">Egregi signori Municipali; Presidente, colleghe e colleghi Consiglieri comunali</p>
<p style="text-align: justify;">Avvalendosi della facolt&agrave; data dagli art. 67 LOC e 29 ROC, nonch&eacute; dalla Legge sulle aggregazioni e separazioni dei comuni (LAggr) del 16 dicembre 2003, che consente anche ai Legislativi comunali di presentare istanza al Consiglio di Stato per l&rsquo;avvio di una procedura per uno studio d&rsquo;aggregazione, i sottoscritti Consiglieri comunali presentano la</p>
<h4 style="text-align: center;">MOZIONE</h4>
<p style="text-align: justify;">Denominata:</p>
<h4 style="text-align: center;">Aggregazioni nel Malcantone: Magliaso scelga la sua direzione</h4>
<p style="text-align: justify;">volta ad approfondire la tematica di eventuali aggregazioni di Magliaso con altri Comuni vicini.<br />
Conformemente all&rsquo;iter procedurale previsto dalla LOC e dal RALOC chiedono che la stessa venga demandata seduta stante ad una &ldquo;Commissione speciale aggregazioni&rdquo; e al Municipio per preavviso.</p>
<h4><br />
Premessa</h4>
<p style="text-align: justify;">A mente degli scriventi Consiglieri comunali, a Magliaso non &egrave; mai stata approfondita la tematica delle aggregazioni, perlomeno non pubblicamente, in quanto finanziariamente il Comune gode di buona salute. Questa situazione non &egrave; chiaramente uno stimolo, soprattutto se i comuni limitrofi hanno tutti finanze meno floride e moltiplicatori pi&ugrave; elevati; ci&ograve; non deve comunque essere l&rsquo;unico criterio di valutazione.<br />
Nel corso degli ultimi tempi, numerosi sono stati i casi di possibili o avvenute aggregazioni comunali: pensiamo ai nuovi comuni di Lugano, Mendrisio e Terre di Pedemonte, oppure al &ldquo;matrimonio&rdquo; che si apprestano a concludere i 17 comuni del Bellinzonese, senza dimenticare l&rsquo;iniziativa popolare &ldquo;Avanti con le nuove citt&agrave; di Locarno e Bellinzona&rdquo; che, senza voler disquisire qui della sua costituzionalit&agrave;, chiede l&rsquo;aggregazione dei comuni del Locarnese e del Bellinzonese.<br />
Anche nella nostra regione, il Malcantone, sembrano essersi risvegliate delle discussioni in merito a possibili aggregazioni, dopo la nascita del comune di Alto Malcantone, delle aggregazioni di Bioggio e il fallimento delle aggregazioni nel Medio Malcantone e di Manno con Alto Malcantone. Infatti, a Vernate, nel mese di novembre 2012 &egrave; stata depositata una mozione firmata da tutti i 21 Consiglieri comunali, volta ad approfondire un&rsquo;aggregazione dei comuni del Malcantone. A dicembre 2012, ad Agno &egrave; stata poi depositata una mozione analoga firmata da nove Consiglieri comunali che chiede la creazione di una Commissione speciale sulle aggregazioni, nella quale tra le varie opzioni indicate vi &egrave; anche quella di un&rsquo;aggregazione con Magliaso.<br />
Da fonte affidabile, siamo venuti a conoscenza che la Sezione degli Enti locali del Canton Ticino ha gi&agrave; &ldquo;nel cassetto&rdquo; ben due progetti di aggregazione per il Malcantone, che attendono solo un segnale da parte della nostra regione. Il primo progetto prevede un&rsquo;aggregazione di tutti i comuni in una &ldquo;Citt&agrave; Malcantone&rdquo; di 23'000 abitanti, il secondo prevede la creazione di due comuni (sponda destra e sponda sinistra della Magliasina).</p>
<h4><br />
I pro e i contro di un&rsquo;aggregazione</h4>
<p style="text-align: justify;">Senza volere essere esaustivi in questa sede, riteniamo importante menzionare brevemente i pro e i contro di un&rsquo;aggregazione.<br />
La tendenza in Ticino, cos&igrave; come nella Confederazione (pensiamo ai Cantoni di Glarona, Friborgo, Grigioni o Lucerna) sembra essere quella di ridurre costantemente il numero di comuni, per differenti ragioni. Il Ticino nel 1990 era composto ancora da 247 comuni, oggi si sono ridotti a 147.<br />
Lugano e Mendrisio, come menzionato in precedenza, hanno assunto il ruolo di apripista; ora che anche il Bellinzonese si sta muovendo in questa direzione, il Ticino si sta dirigendo verso la creazione di poli pi&ugrave; grandi numericamente e pi&ugrave; forti finanziariamente: nel dialogo con i partner cantonali e federali sono atout che non vanno sottovalutati. In particolare, per la risoluzione dei problemi regionali &egrave; senz&rsquo;altro pi&ugrave; utile che il Cantone abbia quale controparte meno Comuni ma con pi&ugrave; forza contrattuale, piuttosto che una miriade di piccole realt&agrave; comunali contigue ma spesso con idee diametralmente opposte. Pensiamo all&rsquo;annosa problematica del traffico e della circonvallazione nel Malcantone, che per lungo tempo &egrave; stata ferma a causa di continui dissidi regionali, oppure alla realizzazione di importanti opere come la futura rete tram.<br />
Anche la difficile situazione economica attuale, con l&rsquo;aggiungersi dei continui riversamenti di oneri dal Cantone ai Comuni, richiede una razionalizzazione nella gestione dei servizi e delle infrastrutture, con la creazione di infrastrutture regionali che vadano a beneficio del Cittadino, senza che questi ne abbia un aggravio in termini di imposizione fiscale. Gi&agrave; nello studio della Sezione degli Enti locali del Dipartimento delle Istituzioni &ldquo;Il Cantone ed i suoi comuni - l'esigenza di cambiare&rdquo; del 1998 si rilevava che a Magliaso vi era una dotazione in servizi e infrastrutture limitata che lo situava in una fascia di comuni intermedia. Seppure migliorata, la situazione attuale resta probabilmente comunque discreta.<br />
Da sottolineare inoltre la crescente difficolt&agrave; nel reperire candidati validi e motivati a mettersi a disposizione per la gestione della cosa pubblica e diffusa un po&rsquo; in tutti i partiti e i Comuni, soprattutto quelli pi&ugrave; piccoli, con il rischio anche di elezioni tacite.<br />
Quanto agli aspetti negativi di un&rsquo;aggregazione, occorre senz&rsquo;altro prestare attenzione alle resistenze dei Cittadini, preoccupati dalla perdita di identit&agrave; del Comune, dalla lontananza dei futuri quartieri dal centro del nuovo Comune e dalla centralizzazione dei servizi comunali. Nel caso del Malcantone va senz&rsquo;altro tenuta in considerazione la grande differenza che sussiste tra l&rsquo;Alto Malcantone, che mantiene ancora le sue caratteristiche rurali, e il Basso Malcantone, pi&ugrave; a vocazione industriale e residenziale. Un processo aggregativo che comprenda tutto il Malcantone appare dunque al momento difficile. Un Malcantone composto da diversi poli comunali potrebbe essere una strada pi&ugrave; percorribile: ci&ograve; porterebbe Magliaso verso un ipotetico comune del Basso Malcantone.</p>
<h4><br />
Scopo della mozione</h4>
<p style="text-align: justify;">La presente mozione ha lo scopo di lanciare il tema anche nel Comune di Magliaso, dando avvio formale alle azioni necessarie alla valutazione di tutte le possibilit&agrave; aggregative che offre la nostra regione. I tempi per la realizzazione di aggregazioni sono relativamente lunghi, per cui &egrave; necessario muoversi con largo anticipo. Il momento &egrave; sicuramente quello giusto dato il rilancio della tematica in altri comuni malcantonesi. Anche i Sindaci del Malcantone dovrebbero discutere un&rsquo;entrata in materia sul tema nel corso della loro prossima riunione, che porterebbe la tematica sul tavolo di tutti i Municipi. Tergiversare ora potrebbe essere fatale per Magliaso, perch&eacute; se il processo aggregativo nel Malcantone prendesse slancio, il nostro Comune si troverebbe isolato e magari a dover accettare &ldquo;quel che passa il convento&rdquo;, tramite un&rsquo;aggregazione coatta che poco ha a che vedere con la democrazia, oppure con ipotetiche nuove iniziative popolari come quella menzionata in precedenza.<br />
Data l&rsquo;importanza e la complessit&agrave; del tema, &egrave; necessario che il Consiglio comunale nomini seduta stante una commissione ad hoc che analizzi la presente mozione secondo i tempi e i modi previsti dalla Legge.<br />
Nella fase di studio &egrave; essenziale il coinvolgimento il prima possibile della cittadinanza, esponendo tutte le opzioni sul tavolo, dall&rsquo;aggregazione con i comuni limitrofi o con molti pi&ugrave; Comuni del Malcantone, fino al proseguimento nella &ldquo;via solitaria&rdquo;. Il coinvolgimento va effettuato tramite un sondaggio consultivo e una serata pubblica in cui siano presenti tutti gli attori (Cantone, rappresentanti di Magliaso e eventualmente di comuni limitrofi, favorevoli e contrari all&rsquo;aggregazione).</p>
<h4><br />
Conclusione</h4>
<p style="text-align: justify;">Per i motivi esposti in precedenza i sottoscritti Consiglieri comunali chiedono che il Consiglio comunale di Magliaso decida:</p>
<p style="text-align: justify;"><b>1. </b>La presente mozione &egrave; accolta</p>
<p style="text-align: justify;"><b>2.</b> La &ldquo;Commissione speciale aggregazioni&rdquo; avr&agrave; il compito di proporre a Municipio e Consiglio Comunale un<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp; &ldquo;modus operandi&rdquo; e di avviare uno studio su possibili aggregazioni.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Cordiali saluti.</p>
<p style="text-align: justify;"><br />
<b><i>Per il Gruppo Lega-UDC-Ind.</i></b></p>
<p style="text-align: justify;"><b><i>Luca Paltenghi (primo firmatario)<br />
Paola De Gaudenzi<br />
Daniele Bernasconi<br />
Marco Burkhard</i></b></p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">------------<br />
N.B. A complemento di quanto indicato nel testo, precisiamo che con 14 voti contro 4 il Consiglio comunale ha deciso di demandare la mozione alla commissione petizioni, invece che ad una commissione ad hoc come da noi richiesto data l'importanza del tema.<br />
&nbsp;</p>]]>
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			<category domain="http://www.udc-ti.ch">
				Distretti
			</category>
			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[Editoriale - Articolo sulla famiglia: contraddizioni insopportabili]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;"><b>I sostenitori del nuovo articolo costituzionale sulla politica familiare evitano accuratamente di parlare dei costi del loro progetto. Li si pu&ograve; capire: le conseguenze finanziarie di un intervento della Confederazione nella custodia dei bambini rischiano di essere enormi, come pure le contraddizioni nelle quali sprofondano gli ambienti favorevoli a questo articolo quando espongono le loro idee per l&rsquo;applicazione. </b></p>
<p style="text-align: justify;">Questa nuova disposizione costituzionale serve da base a un&rsquo;estensione dell&rsquo;offerta pubblica. Questo fatto &egrave; incontestabile. La novit&agrave; di questo articolo non &egrave; assolutamente l&rsquo;iscrizione della famiglia nella Costituzione federale come tentano di far credere i sostenitori di questo progetto. La famiglia ha gi&agrave; il suo posto nella carta fondamentale, ossia nell&rsquo;articolo 116. La normativa, che prescrive la considerazione e la tutela della famiglia, &egrave; semplicemente stata trasferita nel nuovo articolo. La novit&agrave;, per contro, &egrave; costituita dai due nuovi capoversi che esigono il sostegno dello Stato per conciliare la vita di famiglia con l&rsquo;attivit&agrave; professionale, come pure la messa in atto di un&rsquo;offerta sufficiente di strutture d&rsquo;accoglienza extra-familiare e parascolastica dei bambini. Quando in un testo di legge si parla di &ldquo;provvedere&rdquo; e di &ldquo;incoraggiare&rdquo;, &egrave; sempre per far passare alla cassa lo Stato, dunque il contribuente. &Egrave; deplorevole che gli ambienti che sostengono questo progetto non ammettano nemmeno questa evidenza. Perch&eacute; se non si trattasse di mettere in opera nuove offerte e strutture, non ci sarebbe alcun bisogno di un nuovo articolo costituzionale.<br />
<br />
<b>&quot;Offerta appropriata&quot;</b></p>
<p style="text-align: justify;">Molti sostenitori di questo nuovo articolo costituzionale lamentano a gran voce un&rsquo;insufficienza di strutture d&rsquo;accoglienza extra-familiari e parascolastiche. Per quanto riguarda i bambini in et&agrave; prescolastica (da 0 a 4 anni), evocano una mancanza da 50'000 a 120'000 posti. Il consigliere federale competente non osa neppure stimare pubblicamente il costo di una tale infrastruttura, mentre che la nozione di &ldquo;offerta appropriata&rdquo; &egrave; un elemento centrale del nuovo articolo. Durante i dibattiti dell&rsquo;anno scorso, il Parlamento si &egrave; basato sulle cifre di uno studio risalente al 2005 (!), secondo il quale mancherebbero delle strutture d&rsquo;accoglienza per almeno 120'000 bambini, il che equivale a 50'000 posti. Il conto &egrave; presto fatto: a dar retta alle cifre pubblicate dall&rsquo;Ufficio federale delle assicurazioni sociali, 50'000 posti d&rsquo;accoglienza costano un totale di 1,5 miliardi di franchi l&rsquo;anno. 120'000 posti, altra cifra avanzata dai difensori di questo progetto, costano perci&ograve; 3,5 miliardi di franchi l&rsquo;anno. A questo importo bisogna aggiungere le strutture d&rsquo;accoglienza per i bambini in et&agrave; scolastica (per esempio le scuole diurne), che sono tre volte pi&ugrave; numerosi di quelli della categoria precedente. Il prezzo per posto &egrave; s&igrave; un po&rsquo; pi&ugrave; basso, ma non bisogna essere dei grandi matematici per rendersi conto che anche l&igrave; la fattura ammonter&agrave; a diversi miliardi di franchi, anche se i genitori pagano una parte delle spese per l&rsquo;accudimento.</p>
<p style="text-align: justify;">Si afferma spesso, parlando delle strutture parascolastiche, che la riforma scolastica HarmoS esige in ogni caso tali infrastrutture in certi cantoni. Ma questo non alleggerir&agrave; comunque la fattura, e questa argomentazione mette una volta di pi&ugrave; in evidenza le enormi contraddizioni nelle quali affondano i sostenitori dell&rsquo;articolo sulla famiglia: perch&eacute; &egrave; necessario questo nuovo articolo, se gli obiettivi mirati possono essere raggiunti con le disposizioni costituzionali in vigore?</p>
<p style="text-align: justify;"><b>Verso un&rsquo;estensione dello Stato sociale</b></p>
<p style="text-align: justify;">Detto questo, certe misure d&rsquo;incoraggiamento previste necessitano effettivamente di una nuova base costituzionale. La Commissione federale di coordinamento delle questioni familiari (CFCF), una delle grandi promotrici del nuovo articolo costituzionale, rivendica un congedo parentale che, a seconda del modello, costa fra 1,1 e 1,6 miliardi di franchi l&rsquo;anno. Lo scorso fine settimana, la sinistra ha diffuso a mezzo media l&rsquo;idea di un prolungamento del congedo-maternit&agrave; fino a sei mesi. Costo dell&rsquo;operazione: circa 500 milioni di franchi l&rsquo;anno.</p>
<p style="text-align: justify;">&Egrave; evidente: un nuovo articolo costituzionale per la promozione della famiglia comporter&agrave; per forza di cose un&rsquo;estensione dello Stato sociale. In queste condizioni, il rifiuto del Consiglio federale di pronunciarsi sui costi di queste riforme &egrave; ingannevole e disonesto. Ci si dice che il legislatore dovr&agrave; ancora approvare le applicazioni concrete e che i costi dovranno essere sopportati dai cantoni e dai comuni. Ma il legislatore &egrave; lo stesso Parlamento che ha approvato a stragrande maggioranza questo nuovo articolo. In altre parole, ha aperto un vero e proprio vaso di Pandora. I pretesti avanzati per non affrontare le conseguenze concrete di questo articolo sono ridicoli. E se, effettivamente, nessuno sa quanto tutto ci&ograve; coster&agrave;, ossia se questo progetto &egrave; stato approvato alla cieca, allora siamo di fronte a un lavoro legislativo irresponsabile da parte del Consiglio federale e del Parlamento.</p>
<p style="text-align: justify;"><b>I cantoni non hanno alcun interesse</b></p>
<p style="text-align: justify;">Anche le dichiarazioni dei sostenitori di questo progetto sulle conseguenze dell&rsquo;articolo sulla famiglia sono piene di contraddizioni. Perch&eacute; dare alla Confederazione un diritto esplicito d&rsquo;intervento se, come pretendono, niente cambia per ci&ograve; che riguarda le competenze? Anche a questo livello il conto &egrave; presto fatto: sia la Confederazione impone le sue condizioni e ne sopporta le conseguenze finanziarie e, in questo caso, ne risultano delle spese federali a carico del contribuente; oppure cantoni e comuni colmano, senza l&rsquo;aiuto finanziario della Confederazione, la lacuna criticata dal Consiglio federale e dai sostenitori dell&rsquo;articolo sulla famiglia. Anche in questo caso, &egrave; il contribuente a passare alla cassa. Questo scenario non &egrave; perci&ograve; certamente a vantaggio dei cantoni. La Confederazione partecipa oggi finanziariamente alla politica familiare del canton Vaud, che ha gi&agrave; iscritto un tale articolo nella sua Costituzione, con un contributo dell&rsquo;1,4% (!) degli oneri globali per l&rsquo;accoglienza dei bambini. Se un nuovo articolo costituzionale &egrave; approvato a livello federale, la Confederazione prender&agrave; il timone e detter&agrave; le sue condizioni.</p>
<p style="text-align: justify;"><b>Partendo da questo ragionamento, non c&rsquo;&egrave; assolutamente alcun bisogno di mettere a soqquadro l&rsquo;attuale regime di competenze nel quale i privati, i comuni e i cantoni mettono in opera delle offerte di custodia complementari alla famiglia e alla scuola. Il nuovo articolo provocher&agrave; incontestabilmente delle spese supplementari, soppianter&agrave; l&rsquo;iniziativa privata e metter&agrave; in atto delle strutture che non corrisponderanno precisamente al fabbisogno, perch&eacute; imposte in maniera centralizzatrice senza tener conto delle condizioni locali (citt&agrave; e campagna, per esempio) e anche perch&eacute; provocheranno una domanda artificiale a causa degli effetti di ridistribuzione e di sovvenzionamento. </b></p>
<p style="text-align: justify;">Ulteriori informazioni (in francese): <a target="_blank" href="http://www.etatisation-enfants-non.ch">www.etatisation-enfants-non.ch</a></p>
<p style="text-align: justify;"><b><i>Martin Baltisser, segretario generale UDC Svizzera</i></b></p>
<p><br />
&nbsp;</p>]]>
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				UDC Svizzera
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			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[Interrogazione - Facciamo finalmente chiarezza ]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<h4>Facciamo finalmente chiarezza riguardo ai ruoli, agli  incarichi  e alle funzioni del Dr. Ignazio Cassis nella sua qualit&agrave; di membro del CdA dell&rsquo;EOC e, contestualmente, di altri Istituti di diritto privato o pubblico.</h4>
<p style="text-align: justify;">Lo scorso anno il Dr. med. Ignazio Cassis &ndash; gi&agrave; medico cantonale &ndash; venne cooptato e, successivamente, confermato nella sua funzione di membro del CdA dell&rsquo;EOC. Questo tra molte polemiche, dubbi e perplessit&agrave; e con uno scarto di voti risicato in Gran Consiglio.<br />
<br />
Nella fattispecie si contestava il fatto che lo stesso fosse stato cooptato e, successivamente, confermato nella sua funzione pur sedendo egli contemporaneamente nel CdA di una clinica privata del Sottoceneri: in flagrante conflitto di interessi e in spregio allo stesso regolamento dell&rsquo;EOC. <br />
<br />
Di per se questo avrebbe gi&agrave;  potuto e dovuto essere, a suo tempo, un motivo pi&ugrave; che valido per invalidare la sua candidatura, cooptazione ed elezione. A tutt&rsquo;oggi non sappiamo ancora se egli abbia nel frattempo mantenuto questa ambigua ed insostenibile situazione e posizione istituzionale. Nessuna comunicazione ci &egrave; infatti stata trasmessa a questo proposito da parte dell&rsquo;Esecutivo e/o dall&rsquo;EOC.<br />
<br />
Unitamente a ci&ograve; &ndash; e a rendere ancora pi&ugrave; intricata ed oscura la vicenda &ndash; vi &egrave; poi il fatto che, sempre nel corso del 2011, una nota clinica privata del Sottoceneri nella quale il Dr. I. Cassis occupava un posto nel CdA aveva chiesto l&rsquo;autorizzazione al DSS intesa ad attivare un reparto di psichiatria nella stessa clinica. E questo dopo che &ndash; quando egli era ancora in carica in qualit&agrave; di medico cantonale &ndash; pochi anni prima Cassis stesso aveva sferrato una battaglia senza quartiere contro le cliniche e i reparti psichiatrici privati del Cantone: ottenendone la chiusura e la cancellazione!<br />
<br />
Un altro aspetto delicato e critico sul quale vorremmo focalizzare l&rsquo;attenzione riguarda il ruolo del Dr. I. Cassis in altri consigli di amministrazioni in ambito privato o pubblico che potrebbero confliggere con il suo delicato ruolo internamente al CdA dell&rsquo;EOC. In particolare in relazione ai diversi assicuratori malattia. Per non ricordare, ancora, dei rapporti problematici e perlomeno discutibili dell&rsquo;interessato nei confronti della FMH e dell&rsquo;OMCT e che sono emersi negli ultimi mesi in modo conclamato.<br />
<br />
In considerazione di ci&ograve; chiediamo quindi a questo Lodevole Consiglio di Stato di voler dar seguito alle seguenti domande:<br />
<br />
<b>1.</b>	Il Dr. Ignazio Cassis siede ancora nel CdA di una clinica privata sottocenerina come sopra ricordato?<br />
<br />
<b>2.</b>	In caso di risposta positiva, come &egrave; possibile conciliare ci&ograve; con il suo incarico di membro del CdA dell&rsquo;Ente<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp; Ospedaliero Cantonale? <br />
<b><br />
3.</b>	In caso di risposta negativa, quando ha lasciato il Dr. I. Cassis il suo incarico presso il CdA della clinica<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp; privata sottocenerina ricordata sopra?<br />
<b><br />
4.</b>	Quando &egrave; stata inoltrata la richiesta dipartimentale &ndash; da parte della suddetta clinica privata &ndash; di apertura di<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp; un reparto di psichiatria presso la stessa?<br />
<b><br />
5.</b>	Quali sono gli altri mandati del Dr. I. Cassis presso istituzioni private o pubbliche che potrebbero confliggere<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp; con il suo mandato pubblico presso l&rsquo;EOC?<br />
<b><br />
6.</b>	Come intende procedere il CdS nel caso specifico test&eacute; enunciato?<br />
<br />
<b>7.</b>	Come intende procedere il CdS affinch&eacute; in futuro non si verifichino ancora situazioni simili che potrebbero<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp; inficiare e gettare ombre sull&rsquo;operato del DSS e dell&rsquo;EOC?<br />
&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><b><i>Dr. med. Orlando Del Don<br />
Per il gruppo UDC</i></b><br />
&nbsp;</p>]]>
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			<category domain="http://www.udc-ti.ch">
				UDC Ticino
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			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[Pierre Rusconi: discriminato chi tiene i ï¬gli a casa]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;"><i>Pierre Rusconi, consigliere nazionale Udc, in parlamento lei ha votato contro questo articolo costituzionale. Perch&eacute;?</i><br />
&laquo;Ho votato evidentemente con il mio partito. Ci sono dei dettagli che possono essere messi in discussione, ma il fondamento della posizione del partito, che &egrave; anche la mia, &egrave; che questo articolo costituzionale viene a creare una discriminazione verso chi i ï¬gli se li vuole tenere a casa e li vuole accudire a casa&raquo;.<br />
<br />
<i>Ma perch&eacute; una discriminazione, dal momento che viene riconosciuto il signiï¬cato, il ruolo centrale della famiglia nella societ&agrave;?</i><br />
&laquo;S&igrave;, per&ograve; il sistema che viene applicato, dal proï¬lo della promozione economica della famiglia, in deï¬nitiva favorisce chi porta i ï¬gli all&rsquo;asilo e sfavorisce chi se li tiene a casa. Perch&eacute; uno pu&ograve; dedurre dal reddito imponibile delle spese, chi invece i ï¬gli se li tiene a casa non pu&ograve; dedurre&raquo;.<br />
<br />
<i>Non le sembra, per&ograve;, che questa sia una visione un po&rsquo; superata della societ&agrave;, nella quale la famiglia viene concepita come un affare privato?</i><br />
&laquo;No, non &egrave; un affare privato. Semplicemente io penso che la responsabilit&agrave; dell&rsquo;educazione dei ï¬gli sia principalmente della famiglia. Perch&eacute; delegando sempre, poi succede che le famiglie si ritrovano con i ï¬gli che a 14 anni sono in giro alle due di notte, e si chiedono come mai questo accade. Quindi, il ruolo prioritario nell&rsquo;educazione dei ï¬gli, secondo noi, &egrave; sempre e rimane quello della famiglia; non pu&ograve; essere delegato allo Stato&raquo;.<br />
<br />
<i>C&rsquo;&egrave; anche un altro aspetto importante da considerare, che &egrave; quello di conciliare gli impegni del lavoro con i compiti familiari ed educativi&hellip;</i><br />
&laquo;Chiaro, c&rsquo;&egrave; questo aspetto che &egrave; fuori di dubbio. I tempi sono in parte cambiati. Ma questo vuol dire che se uno coscientemente mette in piedi una famiglia deve sapere anche a che cosa va incontro, che tipo di impegno si assume se avr&agrave; dei ï¬gli. Quindi uno deve anche saper programmarsi una vita in un certo senso, in funzione primariamente della famiglia e dei ï¬gli e non del lavoro. Altrimenti uno se ne sta scapolo e decide di convivere senza avere dei ï¬gli. Perch&eacute; &ldquo;abbandonare&rdquo; i ï¬gli al pubblico e non gestirseli in casa, secondo noi &egrave; un passo verso la disgregazione del ceppo fondamentale di un Paese. E la famiglia &egrave; il ceppo fondamentale&raquo;.<br />
<br />
<i>La politica di promozione della famiglia serve tra l&rsquo;altro come risposta strategica all&rsquo;invecchiamento della popolazione. Se invece si ostacola la famiglia, si aggravano gli effetti di questa evoluzione demograï¬ca.</i><br />
&laquo;Qui non s&rsquo;intende ostacolare la politica familiare, ma s&rsquo;intende ben deï¬nirla. Il progetto &ldquo;statale&rdquo; non va in direzione del rafforzare il senso di famiglia quale base di tutta la struttura sociale di un Paese, ma va piuttosto nella direzione di delegarlo alle responsabilit&agrave; pubbliche, cosa che facilita la vita economica della famiglia, ma non ne facilita la vita sociale&raquo;.<br />
<br />
<i>In conclusione, perch&eacute; secondo lei i cittadini dovrebbero votare no all&rsquo;introduzione di questo articolo costituzionale?</i><br />
&laquo;Ritengo che debbano votare no se vogliono mantenere la famiglia quale perno della societ&agrave;. Il decreto federale va contro questo fondamentale presupposto&raquo;.</p>
<p style="text-align: justify;"><i><b>Intervista fatta a Pierre Rusconi, Consigliere Nazionale UDC - apparsa su la Regione del 31 gennaio 2013</b></i><br />
&nbsp;</p>]]>
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				UDC Ticino
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			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[Edizione straordinaria febbraio 2013: bambini statalizzati? NO]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;">La prima &ldquo;Edizione straordinaria&rdquo; dell&rsquo;UDC &egrave; apparsa in novembre 2012. Essa presentava i princ&igrave;pi e i valori che, agli occhi dell&rsquo;UDC, decretano il successo della Svizzera. Con la stessa occasione, l&rsquo;UDC intendeva mettere un tassello a favore della libert&agrave; d&rsquo;espressione e della libert&agrave; della stampa. In vista della votazione del 3 marzo concernente il disastroso articolo sulla famiglia, l&rsquo;UDC ha scelto di nuovo la via della comunicazione diretta alle cittadine e ai cittadini. Leggete questa &ldquo;Edizione straordinaria&rdquo; in linea e partecipate alla consultazione popolare sulla formazione e la famiglia su <a href="http://www.consultation-populaire.ch/" target="_blank">www.consultation-populaire.ch</a> (francese e tedesco).</p>
<p style="text-align: justify;">Venerd&igrave; 1&deg; febbraio l&rsquo;UDC s&rsquo;indirizzer&agrave; per la seconda volta direttamente alle cittadine e ai cittadini di questo paese con un&rsquo;&rdquo;Edizione straordinaria&rdquo; (febbraio 2013). Questo giornale sar&agrave; in quel giorno in tutte le bucalettere della Svizzera tedesca. La Svizzera romanda e la Svizzera italiana saranno servite l&rsquo;8 febbraio.</p>
<p style="text-align: justify;">Quest&rsquo;ultimo numero della &ldquo;Edizione straordinaria&rdquo; denuncia le nuove forme che sta prendendo la statalizzazione dei nostri bambini e spiega perch&eacute; l&rsquo;articolo sulla famiglia debba essere assolutamente rifiutato. Fra gli autori si possono citare Stefan K&ouml;lliker, direttore dell&rsquo;istruzione pubblica del canton San Gallo, Oskar Freysinger, consigliere nazionale e professore di liceo, Nadja Pieren, consigliera nazionale e direttrice di un asilo-nido, come pure Andrea Geissb&uuml;hler, consigliera nazionale e madre di una bambina dal novembre 2012. Markus Sommer, redattore-capo della &ldquo;Basler Zeitung&rdquo;, e Silvia Blocher hanno accettato d&rsquo;essere commentatori invitati (Essendo l&rsquo;edizione italiana ridotta, non tutti gli autori citati vi appaiono. I loro contributi sono comunque scaricabili dall&rsquo;edizione francese o tedesca. NdT). Questo numero della &ldquo;Edizione straordinaria&rdquo; tratta pure la scuola obbligatoria e la formazione professionale. I responsabili degli apprendisti di Victorinox e Stadler Bussnang SA evocano le loro esperienze pratiche in rapporto con il &ldquo;documento di fondo &ldquo;Scuola obbligatoria e formazione professionale&rdquo; che l&rsquo;UDC presenter&agrave; la settimana prossima. Infine, si trattano le votazioni cantonali di Zurigo e Basilea-Campagna, dove i cittadini hanno bloccato delle riforme scolastiche inutili.</p>
<p style="text-align: justify;">L'UDC organizza anche nella sua &ldquo;Edizione straordinaria&rdquo; una consultazione popolare sul tema della famiglia e della formazione. Essa desidera conoscere le preoccupazioni della popolazione nel settore scolastico e definire con lei le misure da prendere. Partecipate gi&agrave; sin d&rsquo;ora sull&rsquo;indirizzo Internet <a href="http://www.consultation-populaire.ch/" target="_blank">www.consultation-populaire.ch</a> (francese o tedesco).</p>
<p style="text-align: justify;">(Essendo l&rsquo;edizione italiana ridotta, non tutti gli autori citati vi appaiono. I loro contributi sono comunque scaricabili dall&rsquo;edizione francese o tedesca NdT).</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.svp.ch/g3.cms/s_page/86810/s_name/extrablattfebruar2013_copy" target="_blank">Leggi l &ldquo;Edizione straordinaria&rdquo; febbraio 2013 in tedesco o in francese</a></p>
<p style="text-align: justify;"><b><i>Unione democratica di centro</i></b></p>]]>
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			<category domain="http://www.udc-ti.ch">
				UDC Svizzera
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			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[La strategia energetica 2050 non conduce a nulla]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<ul>
    <li><a target="_blank" href="http://www.svp.ch/g3.cms/s_page/80040/NEWS_NEWSCONTRACTOR_YEAR/2013/NEWS_NEWSCONTRACTOR_DISPLAY_TYPE/catByYear/NEWSCONTRACTOR_YEAR/2013/NEWSID/3390/S_NAME/pressekonferenzdetail/CACHE/true/NEWSCONTRACTOR_ID/236/lang/FR">Risposta alla consultazione dell&rsquo;UDC Svizzera: Strategia energetica 2050 (francese)</a></li>
    <li><a target="_blank" href="http://www.svp.ch/g3.cms/s_page/80040/s_name/detailsconferencesdepresse/newsContractor_id/236/newsID/3385/newsContractor_year/2013">Per un approvvigionamento energetico affidabile, finanziariamente sopportabile e indipendente (francese). di Hans Killer, consigliere nazionale (AG)</a></li>
    <li><a target="_blank" href="http://www.svp.ch/g3.cms/s_page/80040/s_name/detailsconferencesdepresse/newsContractor_id/236/newsID/3387/newsContractor_year/2013">L'alternativa UDC per rapporto alla Strategia energetica 2050 della Confederazione (francese). di Albert R&ouml;sti, consigliere nazionale (BE)</a></li>
    <li><a target="_blank" href="http://www.svp.ch/g3.cms/s_page/80040/s_name/detailsconferencesdepresse/newsContractor_id/236/newsID/3386/newsContractor_year/2013">La fattura della strategia energetica 2050 del Consiglio federale sar&agrave; pagata dalle PMI e dalle economie domestiche (francese). di Guy Parmelin, consigliere nazionale (VD)</a></li>
    <li><a href="http://www.svp.ch/display.cfm/id/101914" target="_blank">documento di fondo del mese d'agosto 2012 (francese)</a></li>
</ul>
<p style="text-align: justify;"><b>L'UDC ha tenuto una conferenza stampa oggi, per presentare la sua risposta alla procedura di consultazione sulla Strategia energetica 2050 della Confederazione. Essa respinge con determinazione le proposte del Consiglio federale e oppone loro un controprogetto basato su una politica energetica realistica che garantisce alla Svizzera un approvvigionamento d&rsquo;energia sufficiente, vantaggioso, il pi&ugrave; indipendente possibile e affidabile. L&rsquo;UDC invita inoltre il Consiglio federale a presentare una visione d&rsquo;assieme dettagliata di tutte le fasi della strategia energetica, ci&ograve; che non &egrave; assolutamente il caso nel progetto messo in consultazione. Tutte le misure previste devono essere incluse in una legge-quadro, affinch&eacute; il popolo possa deciderne democraticamente.</b></p>
<p style="text-align: justify;">La proposta messa in consultazione dal Consiglio federale &egrave; ben lungi dal soddisfare le esigenze di un approvvigionamento del paese in energia sufficiente, affidabile e il pi&ugrave; indipendente possibile. Questa presunta Strategia energetica 2050, &egrave; confusa, marcata ideologicamente e anche tanto sconsiderata e precipitosa come &egrave; stato l&rsquo;abbandono dell&rsquo;energia nucleare approvato con procedura d&rsquo;urgenza nel 2011. L&rsquo;approvvigionamento elettrico del paese deve fondarsi su dei princ&igrave;pi realistici e sulle tecnologia attualmente disponibili. Qualsiasi altra procedura non sarebbe che una sperimentazione pericolosa sulle spalle della popolazione e dell&rsquo;economia.</p>
<p style="text-align: justify;">Al centro della strategia dell&rsquo;UDC c&rsquo;&egrave; la sicurezza dell&rsquo;approvvigionamento, l&rsquo;indipendenza dall&rsquo;estero e la distribuzione di un&rsquo;elettricit&agrave; a un prezzo sopportabile. &Egrave; importante soprattutto che il popolo sia informato fin da ora su tutte le misure e tutte le esigenze affinch&eacute; possa decidere con cognizione di causa. Per questa ragione principalmente, l&rsquo;UDC respinge la tattica sorniona delle fette di salame adottata dal Consiglio federale ed esige una presentazione globale sotto forma di un piano direttore che indichi tutte le fasi della strategia energetica con dei paletti chiaramente posti e la preparazione di una strategia d&rsquo;uscita nel caso gli obiettivi intermedi non fossero raggiunti. L&rsquo;insieme delle misure, come le revisioni legislative necessarie, devono essere riunite in una legge-quadro sottoposta al referendum, affinch&eacute; il popolo possa decidere democraticamente.</p>
<p style="text-align: justify;">Un approvvigionamento energetico performante &egrave; indispensabile a qualsiasi societ&agrave; moderna. La composizione attuale della produzione elettrica svizzera con i suoi sperimentati pilastri, l&rsquo;idrico e il nucleare, ha finora svolto perfettamente il suo compito di assicurare un approvvigionamento elettrico affidabile. Al contrario, la Strategia energetica 2050, volta all&rsquo;abbandono del nucleare, mette in pericolo senza una ragione valida questa condizione-quadro indispensabile a una societ&agrave; e a un&rsquo;economia performanti. Invece di fantasmi ideologici, di un forsennato dirigismo dello Stato, di nuovi divieti, tasse e prelievi, abbiamo bisogno di progetti che hanno dato buona prova di s&eacute; nella pratica. Dobbiamo mantenere una visione d&rsquo;assieme, senza idee preconcette. Ed &egrave; proprio questa visione d&rsquo;assieme che manca totalmente nella strategia energetica del Consiglio federale.</p>
<p style="text-align: justify;">La strategia gi&agrave; annunciata nell&rsquo;estate del 2012 dall&rsquo;UDC, offre invece un concetto chiaro, basato su delle tecnologie disponibili e su un minimo di interventi dello Stato e di costi. Queste misure possono essere riassunte come segue:</p>
<ul>
    <li>sostituzione di 3 TWh entro il 2030 circa, mediante u aumento della produzione idroelettrica. Ci&ograve; implica un netto miglioramento delle condizioni-quadro su cui poggia questo agente energetico. Il diritto di ricorso delle associazioni deve essere soppresso in questo settore e le procedure devono essere accelerate.</li>
    <li>sostituzione di 3 TWh entro il 2030 circa, tramite un accresciuto ricorso alle nuove energie rinnovabili (eolico, fotovoltaico, biomassa). Questo obiettivo pu&ograve; essere raggiunto mediante la soppressione del tetto massimo per la retribuzione  a prezzo di costo della corrente immessa (salvo per il fotovoltaico che, in ragione del suo debole rendimento, resta limitato). Anche a questo livello, le procedure d&rsquo;autorizzazione dei progetti devono essere accorciate e il diritto di ricorso delle associazioni va limitato.</li>
    <li>la durata di funzionamento delle centrali nucleari esistenti &egrave; di almeno 60 anni, a condizione che la sicurezza e l&rsquo;economia siano garantite. La Svizzera disporr&agrave; cos&igrave; delle risorse indispensabili alla sicurezza del suo approvvigionamento finch&eacute; delle nuove installazioni produttive saranno messe in funzione.&nbsp;</li>
    <li>sostituzione di 3 TWh e compensazione dell&rsquo;aumento del consumo d&rsquo;elettricit&agrave; fino a circa il 2030 (crescita annuale: + 0,5%, ossia 6 TWh) mediante la costruzione di una centrale nucleare secondo le tecnologie pi&ugrave; recenti.</li>
    <li>in caso di rifiuto di una nuova centrale nucleare da parte del popolo, l&rsquo;elettricit&agrave; mancante deve essere sostituita con l&rsquo;importazione o con il ricorso massiccio alle energie fossili (carbone, petrolio, centrali combinate, accoppiamento calore-forza al gas naturale) per la produzione elettrica. <br />
    &nbsp;</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">La <a target="_blank" href="http://www.svp.ch/g3.cms/s_page/80040/NEWS_NEWSCONTRACTOR_YEAR/2013/NEWS_NEWSCONTRACTOR_DISPLAY_TYPE/catByYear/NEWSCONTRACTOR_YEAR/2013/NEWSID/3390/S_NAME/pressekonferenzdetail/CACHE/true/NEWSCONTRACTOR_ID/236/lang/FR">risposta dell&rsquo;UDC alla procedura di consultazione (in francese) </a>e il   <a href="http://www.svp.ch/display.cfm/id/101914" target="_blank">documento di fondo del mese d'agosto 2012 (in francese) </a>con delle  informazioni supplementari sul controprogetto alla Strategia energetica  2050 sono disponibili sul sito Internet <a href="http://www.udc.ch" target="_blank">www.udc.ch</a>.</p>
<p style="text-align: justify;"><b><i>Unione democratica di centro</i></b></p>]]>
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				UDC Svizzera
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			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[Conservatori o rivoluzionari?]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;">Conservatori o rivoluzionari? Di primo acchito una cosa sembra escludere l'altra, per il semplice fatto che una rivoluzione &egrave; volta a distruggere o quantomeno a cambiare profondamente un sistema, che invece un conservatore tende a voler appunto conservare e difendere.<br />
<br />
Se per&ograve; guardiamo la situazione attuale in Svizzera e ci soffermiamo in particolare sui comportamenti del Consiglio federale, constatiamo che la moda (se cos&igrave; si pu&ograve; chiamare) &egrave; quella di svendere la Svizzera al primo che passa: Unione europea, Stati Uniti, ONU. L'importante &egrave; mostrarsi servizievoli e cospargersi il capo di cenere per presunti errori che il nostro Paese avrebbe commesso. Ecco che allora il pensiero di un consigliere federale conservatore come Ueli Maurer appare tutto ad un tratto come innovativo e rivoluzionario: da lungo tempo infatti non sentivamo parole cos&igrave; patriottiche, cos&igrave; attaccate alle radici profonde della Svizzera. In occasione dell'allocuzione di Capodanno, giorno d'inizio del suo mandato quale Presidente della Confederazione, Maurer ha invitato gli Svizzeri a riflettere sulle proprie origini e sulle proprie radici, rivivendo lo spirito del Patto federale del 1291. Non piegando la schiena alle pressioni, Maurer ha rammentato le critiche che ci piovono e ci pioveranno addosso anche in futuro e sottolineato che queste ci sono non perch&eacute; abbiamo fatto male qualcosa ma perch&eacute; abbiamo fatto meglio molte cose! Di per s&eacute; si tratta di un grosso cambiamento rispetto ad altri consiglieri federali che tendono a scusarsi a destra e a manca per i comportamenti del Popolo elvetico, spesso anche in occasione di votazioni. Far leva sulla fierezza dei traguardi raggiunti dalla Svizzera &egrave; un cambiamento di paradigma che non pu&ograve; che far felice la popolazione.<br />
In occasione poi del ricevimento in onore del Corpo diplomatico a Berna, Maurer ha ricordato ai presenti il principio della sovranit&agrave; degli Stati, sancito con la Pace di Vestfalia del 1648, facendone un parallelismo col Patto federale. Ha ricordato che la sovranit&agrave; si basa sul diritto e non sul potere e che anche oggi la sovranit&agrave; di tutti gli Stati va rispettata.<br />
<br />
Addirittura a Davos negli scorsi giorni, all'apertura del WEF, Ueli Maurer ha chiesto ai (presunti) potenti del mondo di non fare pressioni sui piccoli Stati, rei solo di essere pi&ugrave; virtuosi, e ha rammentato che la Svizzera ha un efficace controllo del rigore finanziario e dell'azione dei politici tramite il freno alle spese inserito nella Costituzione.<br />
Si tratta di discorsi colmi di senso dello Stato, troppo a lungo dimenticato da buona parte dei nostri politici: ecco perch&eacute; Ueli Maurer pu&ograve; essere considerato un rivoluzionario. Ecco perch&eacute; anch'io sento di essere un rivoluzionario come lui e mi auguro che tanti altri Svizzeri riscoprano in questo suo anno di presidenza i valori conservatori che hanno reso il nostro un piccolo, grande Paese.</p>
<p style="text-align: justify;"><b><i>Luca Paltenghi<br />
Assistente parlamentare UDC Ticino<br />
</i></b></p>]]>
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				GUDC
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			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[Le rallegranti notizie dall'UE]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;">23 gennaio 2013: a Los Christianos, Tenerife Sur, neanche una goccia di pioggia da 73 giorni. Sulla terrazza, all'ombra, 27 gradi. Dalla televisione notizie rallegranti. Cameron ha tenuto un lungo discorso: in caso di sua rielezione il popolo britannico voter&agrave; nella primavera 2015 sulla permanenza o meno nell'UE. Penso con sollievo che con questa promessa si &egrave; irreversibilmente guadagnato la rielezione. Penso con sgomento alle montagne di disinformazione, denigrazione e vituperio che gli scateneranno addosso i plutocrati di Bruxelles e la stampa continentale, codina, governativa e servile, come inveiva in Gran Consiglio Flavio Maspoli.<br />
<br />
Per mettere in imbarazzo Cameron, il leader dell'opposizione laburista Milliband gli ha chiesto ripetutamente di dire cosa voter&agrave;: s&igrave; o no all'Unione Europea? Evidentemente, nella sua qualit&agrave; di primo ministro, Cameron non poteva rispondere direttamente. Lo ha per&ograve; fatto in modo inequivocabile con la quantit&agrave; di critiche che ha rivolto all'attuale dirigenza UE: voter&agrave; no. Il suo discorso mi ha rallegrato perch&eacute; ha ripreso praticamente tutte le critiche che l'UDC ripete oramai da anni a questa UE: un coacervo elitario privo della minima legittimazione democratica e inutilmente centralista di politicanti, professori di teorie solo teoriche e burocrati incalliti che hanno perso, ma forse mai lo hanno avuto, ogni contatto con la popolazione europea.<br />
<br />
Altra notizia rallegrante: il Monte dei Paschi di Siena (MPS), da sempre banca di casa del comunismo italiano sin dai tempi di Togliatti e anche del comunismo trasformista di Bersani &amp; Vendola, si trova in angoscianti difficolt&agrave;. Grazie a, diciamo, coraggiose speculazioni nel campo dei cosiddetti derivati ha involontariamente lasciato sul tavolo 740 milioni di euro: proprio quel che si dice un bel lasciarci le penne. Una somma ingente, per una piccola banca regionale, tale da metterne in pericolo la sussistenza. Il presidente della banca responsabile della disavventura, Giuseppe Mussari, era gi&agrave; stato allontanato e, &laquo;promoveatur ut amoveatur&raquo;, si promuova per poter allontanare, passato alla presidenza dell'ABI, Associazione bancaria italiana. Dando prova della necessaria one&not;st&agrave; ha subito dimissionato da questa carica: gliene va dato atto.<br />
<br />
Altra e simultanea notizia rallegrante: il Monte dei Paschi ha in portafolio oltre 22 miliardi di titoli di Stato, buoni del tesoro di questo o quel tipo. Doppiamente rallegrante questa informazione, perch&eacute; conferma pienamente quanto abbiamo ripetutamente scritto in altri articoli: i soldi prestati alle banche europee dalla banca centrale vanno tutti a finire in titoli di Stato. L'economia reale bisognosa di finanziamenti non vede il becco di un quattrino. A prescindere: meno male, penserai tu, amico lettore: 740 milioni di perdite a fronte di 22.000 e pi&ugrave; milioni in portafolio di sicuri titoli di Stato &egrave; un'inezia, una bazzecola, una quisquilia, come avrebbe detto Tot&ograve;. Invece no; perch&eacute; ci si deve domandare come faccia una insignificante, anche se antichissima, banca provinciale ad avere tanti miliardi a disposizione. E la risposta &egrave; subito trovata.<br />
Nel luglio 2012 i maghi di Bruxelles presieduti dai Draghi hanno concesso alle banche europee 1020 miliardi di euro di prestito all'1% per tre anni, per salvare le banche stesse e poi dare impulso alla crescita. Le banche, invece di finanziare l'economia reale, hanno comperato titoli di Stato, lucrando cos&igrave; senza fatica e con tutta calma la differenza tra l'1% da pagare alla BCE di Draghi e il tasso di interesse notevolmente pi&ugrave; alto pagato dagli Stati troppo indebitati: l'oramai celeberrimo spread lo intascano in realt&agrave; quasi tutto le banche, che lasciano solo minuscole briciole ai comuni mortali. Ed &egrave; esattamente per questo motivo che lo spread italiano &egrave; diminuito e non, come pretende l'ineffabile ed eurofanatico (sono eufemismi) Monti, vero protopito del tipico politicante italiano. Dei 1020 miliardi di cui sopra, l'Italia ne ha ricevuti 240 o 260, non ricordo bene. Sembrerebbe giusto pensare che 22 siano finiti al Monte dei Paschi.<br />
<br />
Le notizie rallegranti hanno, come le medaglie, due facce. La seconda faccia della notizia riguardante l'antica banca di Siena &egrave; rattristante; a pagare lo sfacelo saranno, more solito, i piccoli azionisti che vedono sfumare i loro sudati risparmi.<br />
<b><br />
</b>23 gennaio 2013: la giornata non &egrave; finita, sulla terrazza addirittura 29 gradi, e gi&agrave; RaiNews annuncia che Barroso e van Rompuy hanno sollecitato la Gran Bretagna a restare nell'UE. La Merkel, pi&ugrave; diplomatica, ha gi&agrave; affermato, pochi minuti fa, che per l'UE la Gran Bretagna &egrave; indispensabile. Come volevasi dimostrare.<br />
24 gennaio 2013, alle due del mattino, ancora 21 gradi sulla terrazza. Rassegna stampa di RaiNews: Bankitalia (banca centrale italiana) piagnucola: &laquo;Ci hanno ingannati&raquo;, alludendo al MPS. L'attuale amministratore delegato della banca tranquillizza azionisti e investitori: &laquo;Adesso la banca &egrave; pulita&raquo;. <i>Lapsus linguae</i> o impropriet&agrave; di linguaggio? Doveva dire: &laquo;adesso la banca &egrave; ripulita, di 740 milioni di euro&raquo;. Altri dirigenti assicurano: questa perdita non preoccupa, i bonds in portafoglio ne assicurano la copertura. Dimenticano di dire che i bonds non sono capitale della banca, ma un debito verso la BCE che ha loro benevolmente concesso di incassarne gli interessi.<br />
&laquo;Il Manifesto&raquo; titola con arguzia il suo editoriale: &laquo;Sotto il Monte la Banca crepa&raquo;. &laquo;Il Sole 24 ore&raquo; fa sapere che nella speculazione miseramente fallita c'&egrave; lo zampino di Goldman Sachs, Morgan Stanley, Lehmann (nel frattempo fallita) e Deutsche Bank. Talmente logico che lo sapevamo gi&agrave;.<br />
<br />
Morale della favola: quando i politici protestano contro la speculazione, &egrave; perch&eacute; hanno scheletri nell'armadio. La speculazione non deruba nessuno: i suoi profitti sono perdite di altri speculatori, il bilancio &egrave; neutro al centesimo. L'ingegneria finanziaria era, &egrave; e rimarr&agrave; sempre un giuoco delle tre tavolette.</p>
<p style="text-align: justify;"><b><i>Gianfranco Soldati<br />
Presidente onorario UDC Ticino </i></b><br />
&nbsp;</p>]]>
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			<category domain="http://www.udc-ti.ch">
				Distretti
			</category>
			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[Il fondo di finanziamento delle strade nazionali non deve diventare una nuova frode ]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;"><b>L'UDC mette in guardia contro un nuovo rischio di frode in relazione al fondo di finanziamento delle strade nazionali proposto oggi dal Consiglio federale. Prima di creare un nuovo mezzo di finanziamento, &egrave; indispensabile, agli occhi dell&rsquo;UDC, districare i flussi finanziari e porre fine all&rsquo;impressionante e massiccio finanziamento della ferrovia tramite gli utenti della strada. Altrettanto non &egrave; tollerabile che a titolo di &ldquo;traffico d&rsquo;agglomerato&rdquo;, il traffico ferroviario benefici una volta di pi&ugrave; del denaro degli utenti della strada e che il sovvenzionamento trasversale aumenti invece di diminuire.</b></p>
<p style="text-align: justify;">L&rsquo;UDC rifiuta categoricamente anche di discutere su un aumento delle risorse provenienti dal traffico stradale, prima che si ponga fine alla sottrazione di fondi della strada a beneficio della ferrovia. Se questo &egrave; il reale obiettivo di questo nuovo fondo stradale, saremmo confrontati a una nuova frode inaccettabile a scapito degli utenti motorizzati della strada. L&rsquo;UDC s&rsquo;&egrave; sempre impegnata a favore di un finanziamento duraturo delle infrastrutture stradali, nel quale ogni tipo di trasporto finanzia il suo proprio settore e dispone dei mezzi da s&eacute; stesso generati. Oggi, gli utenti della strada pagano le proprie spese, sovvenzionano la rotaia a colpi di miliardi e alimentano inoltre le casse federali. Questa pirateria scandalosa sarebbe addirittura rafforzata, se dipendesse dal Parlamento che vuole aumentare massicciamente il prezzo della vignetta autostradale. L&rsquo;&Ucirc;DC vuole che si smetta finalmente di considerare il traffico stradale come una vacca da mungere per pagare di tutto e di pi&ugrave;, ed esige un finanziamento trasparente e duraturo dei trasporti. <br />
<br />
<i><b>Unione democratica di centro</b></i><br />
&nbsp;</p>]]>
			</description>
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			<category domain="http://www.udc-ti.ch">
				UDC Svizzera
			</category>
			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[TAVOLA ROTONDA: LâAUMENTO DELLA CRIMINALITÃ IN TICINO]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;">In questo periodo d&rsquo;insicurezza, di  furti, di rapine e di aggressioni caratterizzato da un susseguirsi di  notizie che riguardano la criminalit&agrave; in Ticino, il Distretto UDC di  Lugano e la Sezione UDC cittadina, annunciano l&rsquo;organizzazione di una  tavola rotonda aperta al pubblico per il prossimo:<br />
<br />
<b>Martedi 5 febbraio 2013 al Palazzo dei Congressi di Lugano (sale B/C)<br />
<br />
Ore: 20.30</b><br />
<br />
<u>I relatori:</u></p>
<ul>
    <li><b><i>Consigliere di Stato e Capo Dip. Istituzioni; On. Norman Gobbi     </i></b></li>
    <li><b><i>Comandante Polizia Cantonale; Col. Matteo Cocchi     </i></b></li>
    <li><b><i>Comandante Guardie di Frontiera Reg. IV; Col. Mauro Antonini     </i></b></li>
    <li><b><i>Comandante Polizia di Lugano; Magg. Roberto Torrente</i></b></li>
</ul>
<p><u>Moderatore della serata:</u></p>
<ul>
    <li><i><b> 	Il Direttore del Corriere del Ticino; Giancarlo Dillena</b></i></li>
</ul>
<p style="text-align: justify;"><br />
I  motivi che ci hanno spinto ad organizzare questa serata sono   molteplici. Abbiamo purtroppo constatato che, nel nostro Cantone, ci   sono gravi problemi legati alla sicurezza ed alla criminalit&agrave;. I media   ci riportano molto di frequente notizie su: casi di violenza, furti con   scasso, vandalismi (pensiamo a Via Cattedrale a Lugano), rapine (sul   luogo di lavoro come a casa), traffico di droga, truffe (ad esempio: i   falsi nipoti che si rivolgono agli anziani), ecc.<br />
Per nostra fortuna,  le forze dell&rsquo;ordine svolgono un ottimo lavoro. Ad  esempio, la rapina  d&rsquo;inizio anno a Melano, proprio grazie alla  collaborazione con le forze  dell&rsquo;ordine (svizzere ma non solo) ha avuto  una felice conclusione. Per  quello che riguarda Lugano, lo scorso  mercoled&igrave; 23 gennaio, i media  hanno riportato la notizia che la nostra  Citt&agrave; &egrave; al primo posto tra i  dieci centri svizzeri con meno delinquenza  ma, anche tenendo conto  dell&rsquo;ottimo lavoro svolto dalle forze  dell&rsquo;ordine, &egrave; doveroso precisare  che occorrono forze nuove per  combattere la criminalit&agrave;. Secondo il sito  ufficiale della Citt&agrave;, sul  territorio della Citt&agrave; di Lugano, nel 2009  ben 1'716 persone sono state  vittime di reati contro il patrimonio e di  queste 194 (vale a dire  l&rsquo;11,3%) erano persone dai 70 anni in su.<br />
<br />
Concludiamo  riprendendo alcuni dati dell&rsquo;Ufficio cantonale di  statistica: in Ticino  abbiamo 3 stabilimenti di privazione della  libert&agrave; per un totale di 288  posti di detenzione. Il 1 settembre 2010,  questi stabilimenti  ospitavano 172 detenuti, di cui il 72,7% erano  stranieri. Qualcosa su  cui riflettere e di cui discutere il prossimo 5  febbraio.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><i><b>Per il Distretto UDC di Lugano	&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;&nbsp;				Per la Sezione UDC citt&agrave; Lugano<br />
Il presidente Tiziano Galeazzi	&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; Il Presidente Peter Walder</b></i></p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Nella <b>Galleria fotografica</b> &egrave; possibile vedere le foto della serata.<br />
&nbsp;</p>]]>
			</description>
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				Distretti
			</category>
			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[Interrogazione - Ora si intervenga con urgenza, rigore e senso di responsabilitÃ !]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il disinteresse da parte del Comune di Bellinzona e del Cantone riguardo la sicurezza stradale dei bambini (ma non solo!) sul tratto stradale di Galbisio ha assunto oramai le caratteristiche di un assurdo quanto temerario gioco a nascondino.<br />
Infatti, numerose sono state le segnalazioni da parte di cittadini ed esponenti politici che si sono pi&ugrave; volte lamentati della situazione caotica e pericolosa che giornalmente si sviluppa su questo tratto stradale: soprattutto alla fermata dell&rsquo;autopostale in zona parco giochi, regolata da un impianto semaforico la cui funzionalit&agrave; ed efficacia rimane un&rsquo;utopia.<br />
Dopo i lavori di moderazione del traffico, alquanto deludenti ed inefficaci a risolvere da soli i molti problemi di sicurezza, si &egrave; potuto nuovamente constatare la giornaliera pericolosit&agrave; dovuta al transito di automezzi pensanti e automobilisti a dir poco indisciplinati, ed il verificarsi di ripetuti eventi e situazioni pericolose che avrebbero dovuto e dovrebbero ora finalmente allertare le autorit&agrave; competenti.<br />
Pesanti sono le responsabilit&agrave; che sia il Municipio di Bellinzona che le autorit&agrave; cantonali si assumono con il loro temporeggiare sine die. <br />
Da informazioni raccolte, risulta che questo tratto stradale sarebbe stato declassato da strada principale a strada di collegamento locale nel 2001 dal Consiglio di Stato. Malgrado questo declassamento, sia il Municipio che lo stesso Cantone utilizzano per&ograve; questo tratto stradale quale impropria circonvallazione in entrata ed uscita da Bellinzona, in totale spregio della sicurezza dei suoi abitanti e, soprattutto, dei bambini.<br />
Infatti, con il forte aumento demografico di questi ultimi anni, Galbisio &egrave; diventato un vero e proprio quartiere spaccato in due dalla strada cantonale a collegamento locale sulla quale transitano giornalmente 6/7000 autoveicoli di cui un buon 10% costituito da autoveicoli pesanti.</p>
<p style="text-align: justify;">Con la presente interrogazione chiediamo pertanto al CdS:</p>
<p style="text-align: justify;"><b>1.</b>	&Egrave; consapevole il CdS della situazione venutasi a creare a Galbisio?<br />
<br />
<b>2.</b>	Il CdS ha avviato in questi anni dei rapporti interlocutori con il Comune di Bellinzona per cercare di trovare una<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp; soluzione definitiva e rigorosa a fronte di questo annoso e spinoso problema?<br />
<br />
<b>3.</b>	Quali sono le soluzioni che sono state fino ad ora prospettate per trovare soluzioni che non siano unicamente di<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp; facciata e provvisorie?<br />
<b><br />
4.	</b>Quale la tempistica e, se del caso, le misure provvisorie da attuare tempestivamente in attesa della soluzione<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp; definitiva prospettata?</p>
<p style="text-align: justify;"><b><i>Per il gruppo UDC:<br />
Dr. med. Orlando Del Don</i></b><br />
&nbsp;</p>]]>
			</description>
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			<category domain="http://www.udc-ti.ch">
				UDC Ticino
			</category>
			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[Ricorso contro la votazione: i sostenitori dellâarticolo sulla famiglia e il Consiglio federale ingannano il popolo, e i media si dimostrano compiacenti ]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;"><b>Il Consiglio federale, le autorit&agrave; e i sostenitori dell&rsquo;articolo sulla famiglia non dicono una parola sulle conseguenze finanziarie dell&rsquo;articolo costituzionale in questione. Questo comportamento &egrave; disonesto e antidemocratico in vista della votazione popolare. <a href="http://www.svp.ch/display.cfm/id/102009" target="_blank"><span style="color: rgb(51, 153, 102);"> L'UDC ha perci&ograve; deciso oggi di depositare un ricorso contro questa votazione (in tedesco).</span></a> I media pure, non hanno finora svolto il loro dovere d&rsquo;interrogarsi sulle contraddizioni e sulle lacune nelle argomentazioni delle autorit&agrave; e dei sostenitori. All&rsquo;UDC non resta perci&ograve; che la via della comunicazione diretta alle cittadine e ai cittadini svizzeri. L&rsquo;UDC ha presentato oggi il secondo numero della sua &ldquo;Edizione straordinaria&rdquo; (edizione di febbraio 2013). </b></p>
<p style="text-align: justify;">L'UDC s'indirizza per la seconda volta con un&rsquo;&rdquo;Edizione straordinaria&rdquo; (febbraio 2013) alle cittadine e ai cittadini della Svizzera. Questa pubblicazione sar&agrave; distribuita a partire dal 1&deg; febbraio a tutti i fuochi della Svizzera tedesca e, a partire dall&rsquo;8 febbraio a tutte le famiglie della Svizzera romanda e italiana. Essa denuncia in particolare le nuove forme di statalizzazione dei bambini e raccomanda, di conseguenza, di respingere l&rsquo;articolo sulla famiglia. Uno degli articolisti di questo nuovo numero &egrave; il consigliere di Stato sangallese Stefan K&ouml;lliker, mentre che Markus Somm, redattore-capo della Basler Zeitung, e Silvia Blocher hanno accettato di parteciparvi quali commentatori invitati. Questa &ldquo;Edizione straordinaria&rdquo; tratta anche la scuola obbligatoria e la formazione professionale. I responsabili degli apprendisti presso Victorinox e Stadler Rail Bussnang SA parlano delle loro esperienze pratiche, mentre che l&rsquo;UDC presenter&agrave; la settimana prossima il suo documento di fondo &ldquo;Scuola obbligatoria e formazione professionale&rdquo;. L&rsquo;UDC lancia nella sua &ldquo;Edizione straordinaria&rdquo; un sondaggio sul tema della famiglia e della scuola. Essa vuole, una volta di pi&ugrave;, conoscere le preoccupazioni reali della popolazione e definire con lei le misure da adottare affinch&eacute; la formazione scolastica sia pi&ugrave; efficace.  <br />
Il comunicato stampa di oggi tocca anche un altro importante oggetto, ossia<b> le lacune e le dissimulazioni nelle argomentazioni del Consiglio federale e del comitato di sostegno inerenti al progetto di articolo costituzionale sulla politica familiare. </b></p>
<h4>&quot;Spiegazioni del Consiglio federale&quot;</h4>
<p style="text-align: justify;">Il Consiglio federale espone chiaramente l&rsquo;obiettivo da raggiungere con questo articolo: &ldquo;Il nuovo articolo costituzionale incarica la Confederazione e i Cantoni di promuovere la conciliabilit&agrave; tra la vita familiare e l&rsquo;esercizio di un&rsquo;attivit&agrave; lucrativa o una formazione.&quot;<br />
Il Consiglio federale dice pure esplicitamente nelle sue spiegazioni di voto, che &egrave; necessario aumentare l&rsquo;offerta di &ldquo;strutture diurne complementari alle famiglie e parascolastiche&rdquo; e che il nuovo articolo costituzionale offre la base necessaria a questo effetto. Gli obiettivi di questa organizzazione dell&rsquo;infrastruttura sono altrettanto chiaramente definiti: &ldquo;I cantoni, i comuni, l&rsquo;economia e le associazioni private saranno, di conseguenza, portati ad impegnarsi maggiormente in questo senso. La Confederazione, da parte sua, potr&agrave; intervenire nei settori nei quali gli sforzi effettuati non saranno stati sufficienti.&rdquo; Ci&ograve; significa che questo articolo costituzionale causer&agrave; delle misure con conseguenze finanziarie a diversi livelli. Il Consiglio federale dice d&rsquo;altronde esplicitamente che pu&ograve; &ldquo;sostenere finanziariamente&rdquo; delle misure, grazie a questo nuovo articolo costituzionale. Per contro, non affronta il tema delle conseguenze finanziarie di questi interventi perch&eacute;, secondo le spiegazioni di voto, &ldquo;nessuna stima pu&ograve; essere azzardata oggi&rdquo;.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Consiglio federale avrebbe dovuto dare nelle sue spiegazioni di voto almeno degli ordini di grandezza per certe misure. Quanto costa, per esempio, un certo numero di posti supplementari negli asili-nido e negli asili diurni? Il governo non si d&agrave; la pena di quantificare il fabbisogno n&eacute;, tantomeno, di fare una stima dei costi attuali e futuri delle misure volte a conciliare la vita familiare con l&rsquo;attivit&agrave; professionale e di &ldquo;un&rsquo;offerta appropriata di posti nelle strutture complementari alla famiglia e parascolastiche&rdquo;. Questo modo di procedere &egrave; disonesto e ingannevole.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo comportamento non &egrave; tollerabile, tanto pi&ugrave; che &egrave; tuttora in corso una discussione sulle cifre presumibilmente male stimate nelle spiegazioni di voto sulla Riforma II dell&rsquo;imposizione delle imprese. Per quanto concerne l&rsquo;articolo costituzionale sulla politica familiare, il Consiglio federale non si d&agrave; nemmeno la pena di fare una stima delle quantit&agrave; e dei costi!</p>
<p style="text-align: justify;">Per tutte queste ragioni, l&rsquo;UDC depositer&agrave; ancora oggi un ricorso contro la votazione. Non &egrave; accettabile che i cittadini siano lasciati nell&rsquo;ignoranza circa le conseguenze finanziarie, mentre che quest&rsquo;ultime sono un elemento fondamentale del progetto.</p>
<h4>Conferenza stampa del 18 gennaio 2013</h4>
<p style="text-align: justify;">In occasione della conferenza stampa del Consiglio federale tenutasi il 18 gennaio 2013, il consigliere federale Alain Berset e altri rappresentanti della Confederazione hanno rifiutato di fare dichiarazioni circa le conseguenze finanziarie dell&rsquo;articolo costituzionale. Le domande dei giornalisti sono rimaste senza risposta. Certo, si &egrave; ripetuto che non ci sono sufficienti posti d&rsquo;accoglienza, ma Alain Berset si &egrave; ostinato a non dire quanto coster&agrave; colmare questa lacuna, affermando che sarebbe troppo &ldquo;azzardato&rdquo; essere pi&ugrave; precisi. &Egrave; questo atteggiamento che pu&ograve; effettivamente essere tacciato di &ldquo;azzardato&rdquo; dal punto di vista della politica finanziaria. Considerato dal punto di vista della democrazia e nella prospettiva di una votazione popolare, questo comportamento &egrave; addirittura inquietante, disonesto e ingannevole.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche il documento &ldquo;Domande e risposte&rdquo; distribuito dall&rsquo;Ufficio federale delle assicurazioni sociali contiene parecchie contraddizioni:<br />
&ldquo;I cantoni devono provvedere a un&rsquo;offerta appropriata di strutture diurne complementari alla famiglia e parascolastiche (per esempio asili-nido, scuole a orario continuato, asili o mense). Ci&ograve; significa che l&rsquo;offerta dovr&agrave; coprire il fabbisogno di posti d&rsquo;accoglienza.  <br />
Per&ograve; non ne risulta alcun obbligo concreto d&rsquo;azione.&rdquo;</p>
<p style="text-align: justify;">Il mandato costituzionale impone dunque degli obiettivi definiti in funzione di un fabbisogno sconosciuto. Ma per raggiungere questi obiettivi, non &egrave; necessario adottare delle misure. Tali dichiarazioni servono a dissimulare la realt&agrave; e a ingannare il lettore.</p>
<p style="text-align: justify;">Delle dichiarazioni contraddittorie sono pure fatte per quanto concerne i costi e il trasferimento di competenze dei comuni e dei cantoni alla Confederazione: &ldquo;L&rsquo;art. 115&deg; rispetta la competenza dei cantoni. In materia di politica familiare, la competenza incombe in primo luogo a loro e a loro sta determinare come intendono mettere in atto il mandato costituzionale. (&hellip;) Solo se gli sforzi dei cantoni (&hellip;) non sono sufficienti a migliorare la conciliazione della vita familiare con la vita professionale, che la Confederazione interverr&agrave;. In questo caso, la Confederazione emaner&agrave; dei princ&igrave;pi validi su scala nazionale. Essa potr&agrave;, per esempio, prescrivere ai cantoni il numero di posti d&rsquo;accoglienza da fornire.&rdquo;</p>
<p style="text-align: justify;">&ldquo;La Confederazione e i cantoni sono liberi di mettere in atto come vogliono il mandato di promuovere la conciliazione di famiglia e lavoro. Sta a loro determinare se desiderano impegnarsi finanziariamente e, se del caso, in che misura. (&hellip;) Le conseguenze finanziarie, tanto per la Confederazioni quanto per i cantoni, dipenderanno quindi dall&rsquo;applicazione del nuovo articolo costituzionale e non possono attualmente essere quantificate.<br />
Il Consiglio federale fa s&igrave; qualche dichiarazione in questo documento circa il fabbisogno supplementare di posti d&rsquo;accoglienza, ma non dice una parola su quanto coster&agrave; colmare queste lacune che pretende di avere scoperto:<br />
&ldquo;Il fabbisogno di posti d&rsquo;accoglienza extra-familiari e parascolastici stimato dall&rsquo;anno 2000, varia da qualche decina di migliaia a oltre 100'000 posti. Sulla base di diversi indizi (in particolare le costanti domande di aiuto finanziario alla Confederazione per la creazione di nuovi posti nel quadro dell&rsquo;incentivo finanziario, come pure le domande d&rsquo;informazioni sulle liste d&rsquo;attesa), l&rsquo;Ufficio federale della assicurazioni sociali (UFAS) stima che ci sia sempre un forte fabbisogno da parte dei genitori e delle lacune nell&rsquo;offerta di questi posti. Queste lacune sono particolarmente importanti per ci&ograve; che concerne i posti sovvenzionati e i posti riservati ai neonati. L&rsquo;articolo costituzionale prevede che i cantoni e i terzi come i comuni, gli organismi privati (per esempio le associazioni) e i datori di lavoro provvedano a un&rsquo;offerta di posti d&rsquo;accoglienza corrispondenti al fabbisogno. Dato il loro radicamento locale e regionale, dispongono per il loro territorio delle conoscenze precise circa il fabbisogno. Sono cos&igrave; anche in grado di adempiere il mandato di politica familiare dell&rsquo;articolo costituzionale&rdquo;.</p>
<h4>Stime del fabbisogno fatte dai sostenitori dell&rsquo;articolo sulla famiglia</h4>
<p style="text-align: justify;">I sostenitori dell&rsquo;articolo sulla famiglia fanno riferimento ancora oggi a uno studio apparso nel 2005 (Rapporto PNR 52 &ldquo;Cura extra-familiare dei bambini in Svizzera&rdquo;. Anche la commissione di politica sociale del Consiglio federale s&rsquo;&egrave; basata su questo studio. Secondo gli autori di quest&rsquo;ultimo, non esiste un&rsquo;offerta di posti d&rsquo;accoglienza per almeno 120'000 bambini in Svizzera, cifra che equivale a un valore assoluto di 50'000 posti d&rsquo;accoglienza. Ma, a parte il fatto che delle offerte supplementari sono state create dal 2005 a oggi, il fabbisogno cos&igrave; quantificato unicamente a livello d&rsquo;et&agrave; pre-scolastica, rappresenta un onere di circa 1,5 miliardi di franchi. Questo costo aumenterebbe notevolmente se si prendessero a riferimento gli obiettivi formulati a livello internazionale. A questo importo bisogna aggiungere le offerte di accudimento extra-scolastico, che riguardano un numero di bambini tre volte superiore a quello dell&rsquo;et&agrave; pre-scolastica. Altre rivendicazioni miranti a conciliare la famiglia con la vita professionale come, per esempio, il congedo parentale o di paternit&agrave;, sono gi&agrave; sin d&rsquo;ora state annunciate (1,2 miliardi di franchi).<br />
&Egrave; disonesto eludere sistematicamente l&rsquo;aspetto dei costi. Questo nuovo articolo costituzionale serve esclusivamente e unicamente a far intervenire lo Stato per conciliare la vita familiare con l&rsquo;esercizio di un&rsquo;attivit&agrave; professionale, e ad accrescere l&rsquo;offerta di strutture d&rsquo;accoglienza extra-familiari e extra-scolastiche. La necessit&agrave; di prendere in considerazione i bisogni della famiglia figura infatti gi&agrave; oggi nella Costituzione federale. Non &egrave; perci&ograve; assolutamente necessario introdurvi un nuovo articolo. Ci&ograve; significa che i sostenitori dell&rsquo;articolo costituzionale sulla politica familiare giocano con dei dadi truccati.</p>
<h4>L'UDC ha effettuato i calcoli e le estrapolazioni necessarie:</h4>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<table width="690" height="480" cellspacing="1" cellpadding="1" border="0">
    <tbody>
        <tr>
            <td width="138">
            <h4>Progetto</h4>
            </td>
            <td width="410">
            <h4>Dettaglio</h4>
            </td>
            <td width="124">
            <h4>&nbsp; Costi per anno</h4>
            </td>
        </tr>
        <tr>
            <td width="138"><b>Congedo paternit&agrave;, risp. congedo parentale<br />
            </b></td>
            <td width="410" style="text-align: justify;">Congedo parentale di 24 settimane (secondo la risposta del Consiglio federale</td>
            <td width="124">
            <p>&nbsp; 1,2 mrd di Fr<br />
            <br />
            &nbsp;</p>
            </td>
        </tr>
        <tr>
            <td width="138"><b>Custodia extra-scolastica dei bambini in tutto il paese (5-15 anni)</b><br />
            <br />
            <br />
            <br />
            <br />
            <br />
            &nbsp;</td>
            <td width="410" style="text-align: justify;">Le istituzioni private contano con delle spese di custodia di Fr 12'000 per bambino nel canton Vaud o di Fr 24'000 nel canton Berna. I costi effettivi dipendono dalla durata della custodia e dall&rsquo;aiuto ai compiti scolastici. Per 905'000 allievi (dalla scuola materna alla scuola media), ci&ograve; corrisponde a 10,8 miliardi di franchi (senza la partecipazione dei genitori). Con una partecipazione dei genitori al 30%, si arriva a un importo di 7,6 miliardi di franchi. Questa somma non tiene conto dei costi d&rsquo;investimento per la trasformazione delle strutture (per esempio, delle scuole).</td>
            <td width="124">&nbsp; 7,6 mrd di Fr<br />
            <br />
            <br />
            <br />
            <br />
            <br />
            <br />
            <br />
            <br />
            &nbsp;</td>
        </tr>
        <tr>
            <td width="138">
            <p><b>Asili-nido per bambini da 0 a 4 ann </b><br />
            <br />
            <br />
            &nbsp;</p>
            </td>
            <td width="410" style="text-align: justify;">Un posto in asilo-nido (pubblico o privato) costa in media Fr 30'000 franchi. Secondo l&rsquo;UFS, la Svizzera conta circa 320'000 bambini da 0 a 4 anni, da cui un costo globale di 9,6 miliardi di franchi. Se la Svizzera segue l&rsquo;esempio UE &ndash; gli Stati membri devono offrire un posto in asilo-nido al 33% dei loro bambini &ndash; ci&ograve; ammonterebbe a 3,2 miliardi di franchi.</td>
            <td width="124">&nbsp; 3,2 mrd di Fr<br />
            <br />
            <br />
            <br />
            &nbsp;</td>
        </tr>
        <tr>
            <td width="138">
            <h4>Total dei costi annuali</h4>
            </td>
            <td width="410" style="text-align: justify;">Per tutti i contribuenti (compresi celibi, coppie senza figli, pensionati)<br />
            &nbsp;</td>
            <td width="124">&nbsp; 12 mrd di Fr<br />
            &nbsp;</td>
        </tr>
    </tbody>
</table>
<p style="text-align: justify;"><br />
Una spesa di 12 miliardi di franchi esigerebbe, per esempio, che si aumenti l&rsquo;IVA del 4,4%. Il colmo di questa faccenda, &egrave; che questo aumento fiscale colpirebbe in particolare le famiglie! Conseguenza: i giovani genitori non avrebbero pi&ugrave;, per ragioni finanziarie, la libera scelta del modello familiare da adottare. Sarebbero in ogni caso obbligati a lavorare ambedue per provvedere ai propri bisogni, come &egrave; il caso della Svezia e di altri paesi europei.</p>
<p style="text-align: justify;"><b><i>Unione democratica di centro</i></b><br />
&nbsp;</p>]]>
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			<category domain="http://www.udc-ti.ch">
				UDC Svizzera
			</category>
			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[Le Ffs e il Bellinzonese: tre questioni spinose]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;">Raramente le Ffs e Bellinzona si sono ritrovate ad avere cos&igrave; tanti temi comuni da sviluppare. Oggi sul tavolo ci sono: il futuro delle Officine, il rifacimento della stazione e l&rsquo;idea di una nuova fermata TiLo in Piazza Indipendenza. Prima di discuterne &egrave; importante sottolineare che le Ffs non sono una ditta qualsiasi ma una societ&agrave; anonima di diritto speciale basata sulla relativa legge federale, con ricavi nel 2011 per 8 miliardi (di cui ben 2,3 erano per&ograve; contributi pubblici) e utili per 300 milioni. Secondo la corporate governance dell&rsquo;azienda &ldquo;le Ffs si orientano agli interessi dei vari gruppi che adducono diritti, vale a dire i clienti, la Confederazione, quale unico azionista, i collaboratori e le parti sociali, i partner commerciali, l&rsquo;opinione pubblica e il mondo politico&rdquo;.</p>
<p style="text-align: justify;">Le Ffs sono quindi una societ&agrave; interamente statale, in grado di operare solo in virt&ugrave; di importanti ï¬nanziamenti pubblici, che nelle sue scelte deve considerare oltre gli aspetti economici anche gli interessi dei gruppi sopraccitati.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Municipio della capitale ha quindi agito correttamente chiedendo informazioni sulla possibilit&agrave; di realizzare una fermata TiLo in Piazza Indipendenza. In questo modo si potr&agrave; stabilire se la costruzione di un terzo binario verso Giubiasco &egrave; economicamente sensata (cosa di cui dubito) o se piuttosto, per sgravare la linea esistente dal traffico merci, conviene proporre di anticipare il progetto di circonvallazione dell&rsquo;agglomerato.</p>
<p style="text-align: justify;">Per quanto riguarda il previsto rifacimento della stazione (attualmente bloccato) vogliamo prestare fede alle rassicurazioni date dal sindaco Mario Branda durante l&rsquo;ultima seduta del Consiglio comunale e credere che il progetto, particolarmente importante a seguito della costruzione di AlpTransit, non sia stato n&eacute; accantonato n&eacute; ridotto a poco pi&ugrave; di due semplici mani di pittura.</p>
<p style="text-align: justify;">Inï¬ne il terzo tema, quello delle Officine, &egrave; sicuramente il pi&ugrave; spinoso e controverso fra tutti. Da un lato le Ffs, adducendo come scusa i limiti imposti dal mandato ricevuto dalla Confederazione, hanno gi&agrave; affermato che non parteciperanno alla costituzione di un centro di competenze per la tecnica ferroviaria (lasciandone quindi tutto l&rsquo;onere al Cantone), mentre dall&rsquo;altro lato intendono chiudere entro un paio d&rsquo;anni il reparto di manutenzione dei carri merci e utilizzare l&rsquo;area liberata per &ldquo;nuovi interessanti sviluppi urbanistici&rdquo;.</p>
<p style="text-align: justify;">La dirigenza delle Ffs ha quindi deciso di lasciare agonizzare le officine, evitando gli investimenti necessari alla sostituzione di attivit&agrave; a basso valore aggiunto con altre pi&ugrave; redditizie come, ad esempio, la manutenzione dei TiLo. TiLo riparati a Yverdon nonostante abbiano capolinea a Castione!</p>
<p style="text-align: justify;">Tutto ci&ograve; &egrave; inaccettabile per due motivi: in primo luogo, se nel resto della Svizzera si possono mantenere delle attivit&agrave; produttive allora lo stesso vale anche per il Ticino (&egrave; solo una questione di volont&agrave;); in secondo luogo, nonostante il sedime delle Ofï¬cine, donato a suo tempo dal patriziato di Daro, oggi non sia pi&ugrave; un&rsquo;area adatta per le attivit&agrave; che vi si svolgono (si dovrebbe valutare uno spostamento) sarebbe assurdo utilizzarlo a scopi residenziali.</p>
<p style="text-align: justify;">Le Ffs hanno ricevuto un chiaro mandato: agire nell&rsquo;interesse del paese e quindi anche di Bellinzona e del Bellinzonese, non costruire palazzine trasformando la citt&agrave; in un dormitorio. Questi 100&rsquo;000 metri quadrati, situati nel punto del Ticino che con AlpTransit sar&agrave; il pi&ugrave; vicino a Zurigo, possono essere un&rsquo;occasione unica per tramutare l&rsquo;intera regione in uno dei motori cantonali.</p>
<p style="text-align: justify;">Data la posizione strategica dell&rsquo;area, noi abbiamo proposto di stabilirvi la sede dell&rsquo;ospedale cantonale e del futuro Master in medicina (in collaborazione proprio con l&rsquo;universit&agrave; di Zurigo). Cos&igrave; facendo sarebbe possibile sviluppare a Bellinzona, dove gi&agrave; vi sono tra gli altri Irb e Iosi, un polo medico-scientiï¬co d&rsquo;importanza nazionale.</p>
<p style="text-align: justify;">Certamente anche altre idee possono essere molto valide, ma deve trattarsi di progetti che utilizzano questa importante superï¬cie pubblica per una crescita a lungo termine della citt&agrave; e non per ottenere beneï¬ci economici a breve termine come la costruzione di appartamenti di lusso.</p>
<p style="text-align: justify;"><b><i>Athos Ambrosini<br />
Presidente Udc Bellinzonese e Valli</i></b></p>]]>
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			<category domain="http://www.udc-ti.ch">
				Distretti
			</category>
			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[Editoriale Il Paese - Iniziativa Minder: una votazione ingannevole]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il 3 marzo 2013 saremo chiamati alle urne per votare, fra l&rsquo;altro, l&rsquo;iniziativa &ldquo;contro le retribuzioni abusive&rdquo; lanciata dal consigliere agli Stati Thomas Minder. Lanciata a seguito degli scandali delle retribuzioni colossali percepite agli alti vertici delle grosse aziende, l&rsquo;iniziativa contiene parecchi punti perfettamente condivisibili e gode di simpatia e consenso in parecchie fasce della popolazione. Non cos&igrave; presso gli ambienti economici che la giudicano eccessivamente restrittiva e di difficile applicazione. Ci&ograve; nonostante, &egrave; legittimo pensare che perfino in tali ambienti l&rsquo;iniziativa otterrebbe parecchi consensi se non fosse affiancata da un controprogetto indiretto che, in vasta misura, accoglie i princ&igrave;pi dell&rsquo;iniziativa diluendone per&ograve; gli effetti pi&ugrave; drastici. E invece che inserire un lungo articolo dettagliato nella Costituzione federale, regola la materia a livello di legge nell&rsquo;ambito della revisione del diritto societario. Inoltre, su certi punti, lascia la possibilit&agrave; all&rsquo;assemblea degli azionisti di derogare parzialmente dalla legge inserendo una precisa norma negli statuti.  Ambedue i testi, quindi, tendono nella stessa direzione. Essi rafforzano i diritti degli azionisti dando loro la competenza di decidere le rimunerazioni dei membri del consiglio d&rsquo;amministrazione, della direzione e del comitato consultivo. Inoltre, i membri di questi organi non riceveranno pi&ugrave; indennit&agrave; anticipate, indennit&agrave; d&rsquo;uscita o premi in caso di acquisto o di vendita dell&rsquo;impresa.<br />
Dove sta l&rsquo;inghippo dunque? Semplicemente che il controprogetto &egrave; indiretto, ossia non sar&agrave; messo in votazione quale alternativa all&rsquo;iniziativa, per cui il cittadino non potr&agrave; decidere direttamente con un s&igrave; nell&rsquo;urna la sua preferenza per il primo. No, andremo a votare sull&rsquo;iniziativa e solo l&rsquo;esito negativo di quest&rsquo;ultima far&agrave; s&igrave; che il controprogetto entri in vigore.<br />
Una delle ragioni per optare per il controprogetto &egrave; che, mentre all&rsquo;accettazione dell&rsquo;iniziativa dovr&agrave; far seguito l&rsquo;elaborazione di una legge d&rsquo;applicazione il cui iter &ndash; ne sappiamo qualcosa con l&rsquo;articolo costituzionale per l&rsquo;espulsione dei criminali stranieri, cui non ha ancora fatto seguito la legge d&rsquo;applicazione nonostante la votazione abbia avuto luogo pi&ugrave; di due anni fa &ndash; pu&ograve; durare alcuni anni,  la legge &egrave; gi&agrave; pronta, ha passato l&rsquo;iter parlamentare, e pu&ograve; entrare in vigore immediatamente passati i termini di referendum. &Egrave; vero che anche contro questa potrebbe essere lanciato il referendum, ma appare poco probabile che ci&ograve; succeda, visto l&rsquo;aperto sostegno degli ambienti interessati.<br />
Non mi si chieda perch&eacute; si sia scelta questa alternativa nebulosa invece di una chiara votazione per ambedue le proposte con la crocetta da porre all&rsquo;opzione supplementare &ldquo;in caso di accettazione di ambedue i progetti opto per l&rsquo;iniziativa, rispettivamente per il controprogetto&rdquo;. A me sembra che l&rsquo;UCCS (Ufficio complicazioni delle cose semplici) di palazzo federale abbia colpito ancora, ma tant&rsquo;&egrave;: chi &egrave; a favore del pi&ugrave; ragionevole e moderato, ma non per questo meno efficace, controprogetto  pu&ograve; esprimere la sua volont&agrave; soltanto votando no all&rsquo;iniziativa, anche quando non ne sia del tutto contrario anzi, anche quando, per molti aspetti, sarebbe favorevole. <br />
Sar&agrave; comunque una strada in salita convincere gli elettori a votare no, dicendo peste e corna di un&rsquo;iniziativa che invece ha dei pregi, anche se inferiori tutto sommato a quelli di un controprogetto sul quale per&ograve; non possiamo esprimerci. E, come se non bastasse, &egrave; notizia di questi giorni che un&rsquo;agenzia di pubbliche relazioni vicino a economiesuisse avrebbe &ldquo;assoldato un gruppo di giovani affinch&eacute; sui portali informativi online della Svizzera - Ticino compreso - partecipassero come lettori, sotto falso nome, al dibattito riguardante la proposta di modifica costituzionale di Thomas Minder&rdquo; (swissinfo.ch del 29.12.2012), ovviamente allo scopo di denigrarla.<br />
In un periodo in cui la fiducia nei politici e nella politica &egrave; ai minimi termini, avremmo fatto volentieri a meno di queste subdole manovre, il cui effetto sar&agrave; peraltro controproducente per chi vede nel controprogetto la soluzione migliore.</p>
<p style="text-align: justify;"><b><i>Eros N. Mellini</i></b><br />
&nbsp;</p>]]>
			</description>
			<link>
				http://www.udc-ti.ch/index.php?module=news_mod&amp;newsid=507
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			<category domain="http://www.udc-ti.ch">
				UDC Ticino
			</category>
			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[7 domande a Ueli Maurer]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<h4 style="text-align: justify;">Quest&rsquo;anno il nostro ministro UDC &egrave; stato eletto alla massima carica esecutiva del nostro paese. Un&rsquo;elezione che non &egrave; cosa di tutti i giorni, e corona una vita di impegno politico eccezionale. Il neo-eletto Presidente, con la disponibilit&agrave; che da sempre lo caratterizza, ha concesso a Il paese questa intervista in esclusiva.<br />
&nbsp;</h4>
<p style="text-align: justify;"><b>I.P.:</b> L&rsquo;anno prossimo Lei sar&agrave; Presidente della Confederazione. Ma d&agrave; questa carica qualche concreta possibilit&agrave; in pi&ugrave; di far passare qualche idea, qualche linea o qualche strategia politica, oppure ha un valore puramente simbolico e rappresentativo ?</p>
<p style="text-align: justify;"><b>U.M.:</b> Non si devono sopravvalutare le possibilit&agrave; operative durante l&rsquo;anno di presidenza. La presidenza della Confederazione non &egrave; paragonabile alla funzione di presidente di Stato estero. Si hanno poche competenze e alcuni compiti rappresentativi. Inoltre si dirigono le sedute del Consiglio federale. Non si pu&ograve; quindi cambiare il mondo. &Egrave; per&ograve; importante che il presidente della Confederazione presti orecchio ai desideri della popolazione e che li prenda sul serio. In questo vedo il mio dovere pi&ugrave; importante.</p>
<p style="text-align: justify;"><b>I.P.:</b> Venendo al Suo Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport, Lei aveva asserito, alla Sua entrata in funzione, di volere il migliore esercito del mondo. Sappiamo peraltro che il Suo Dipartimento &egrave; sempre stato oggetto nell&rsquo;ultimo decennio di decurtazioni finanziarie. Come riesce a conciliare le cose, e a che punto siamo sulla via del &ldquo;migliore esercito del mondo&rdquo; ?</p>
<p style="text-align: justify;"><b>U.M.: </b>Il Consiglio federale ha deciso per 4,7 miliardi. Ci&ograve; significa per me, che l&rsquo;esercito non pu&ograve; adempiere una parte dei suoi compiti primari nel modo previsto nel Rapporto sull&rsquo;esercito 2010. Il Consiglio federale &egrave; consapevole che sono necessarie alcune riduzioni nel profilo delle prestazioni. Dal punto di vista dell&rsquo;esercito, ci&ograve; &egrave; un inconveniente. Ma dobbiamo muoverci entro questi limiti impostici dalla maggioranza.<br />
La ristrettezza nelle finanze conduce effettivamente a una considerevole insicurezza pianificatoria. Mentre sarebbe assolutamente necessario poter pianificare a lungo termine. Intanto passeranno circa due anni prima che la discussione sia intavolata. &Egrave; peccato. D&rsquo;altra parte &egrave; assolutamente necessario che discutiamo a fondo sul senso e lo scopo dell&rsquo;esercito. Questo dibattito &egrave; stato condotto solo superficialmente negli ultimi vent&rsquo;anni.</p>
<p style="text-align: justify;"><b>I.P.:</b> In particolare, all&rsquo;inizio del Suo mandato, Lei aveva lamentato dei problemi di logistica (carenza di equipaggiamento al punto di non poter dotare adeguatamente i militi in corso di ripetizione) e nel sistema informatico (centinaia di sistemi operativi non necessariamente compatibili l&rsquo;uno con l&rsquo;altro). Sussistono ancora o sono stati risolti questi problemi?</p>
<p style="text-align: justify;"><b>U.M.:</b> All&rsquo;inizio del mio mandato feci compilare una lista dei difetti e la resi anche pubblica. Quasi tutti questi difetti sono stati eliminati, ai pochi rimasti stiamo ancora lavorando efficacemente per trovare presto una soluzione.<br />
La logistica funziona di nuovo per ci&ograve; che concerne la routine quotidiana, tuttavia ci sono ancora dellle grosse lacune, perch&eacute; manca il denaro per gli acquisti. L&rsquo;esercito ha dovuto adattarsi alla logistica, invece del contrario. Nell&rsquo;informatica siamo riusciti ad abbassare sensibilmente i costi.<br />
Bisogna tuttavia ricordare che l&rsquo;esercito, con i mezzi attualmente a disposizione, non pu&ograve; essere equipaggiato completamente, e quindi altrettanto totalmente non pu&ograve; essere operativo. Alla fin fine &egrave; una decisione politica quanti mezzi investire nella sicurezza. Ma si deve anche essere coscienti che dalla sicurezza dipendono anche la nostra libert&agrave; e il nostro benessere.</p>
<p style="text-align: justify;"><b>I.P.: </b>E non si pu&ograve; oggi parlare dell&rsquo;esercito svizzero senza toccare il tema dei Gripen. L&rsquo;acquisto di aerei da combattimento &egrave; sempre stato oggetto di grandi discussioni non solo fra tecnici, ma anche e in particolare presso la popolazione (ricordiamo i P. 16, i Mirages, gli FA 18). Anche sull&rsquo;acquisto dei Gripen sono nate critiche e discussioni &ndash; spesso fomentate ad arte, a nostro giudizio, anche da chi aveva un interesse nel vendere alla Svizzera un altro tipo di aereo concorrente &ndash; cui Lei ha sempre opposto una strenua difesa del Gripen quale apparecchio pi&ugrave; adatto per le nostre necessit&agrave;. Potrebbe spiegare in due parole quali siano le particolari necessit&agrave; della Svizzera?</p>
<p style="text-align: justify;"><b>U.M.:</b> Il Gripen &egrave; semplicemente l&rsquo;aereo ideale per la Svizzera: appartiene alla nuova generazione di aerei da combattimento. E ci&ograve; nonostante &egrave; ancora finanziariamente accessibile.<br />
Il Gripen &egrave; perci&ograve; l&rsquo;unica soluzione finanziabile. Perch&eacute; non dobbiamo vedere questo acquisto isolatamente, bens&igrave; dobbiamo avere una visione globale dell&rsquo;esercito svizzero. Gi&agrave; adesso siamo obbligati a risparmiare drasticamente dappertutto; solo circa un terzo delle nostre truppe, in caso effettivo, potrebbe essere veramente equipaggiato con armi e veicoli.<br />
Un acquisto di aerei pi&ugrave; costoso farebbe s&igrave; che tutti gli altri settori dell&rsquo;esercito avrebbero a disposizione ancora meno risorse e sarebbero di conseguenza trascurate. E ci&ograve; sarebbe irresponsabile.</p>
<p style="text-align: justify;"><b>I.P.:</b> A suo tempo, Lei ha dichiarato pure di non temere la votazione popolare sull&rsquo;acquisto dei Gripen. Alla luce della crisi, delle opposizioni degli ambienti di sinistra che vorrebbero addirittura abolire l&rsquo;intero esercito, &egrave; sempre ottimista circa il risultato di un&rsquo;eventuale votazione?</p>
<p style="text-align: justify;"><b>U.M.:</b> Non sar&agrave; una votazione facile, ma io sono ottimista. Perch&eacute; si tratta della sicurezza della Svizzera. E la sicurezza sta diventando di nuovo un tema importante; la gente percepisce che il mondo non sta diventando pi&ugrave; sicuro. Al contrario, dappertutto aumentano le tensioni e i conflitti.<br />
Il valore della sicurezza sta quindi crescendo. Le cittadine e i cittadini capiscono che la sicurezza &egrave; un presupposto per la nostra qualit&agrave; di vita e per il nostro benessere. Se vediamo il Gripen come un premio assicurativo per il nostro benessere, allora non &egrave; caro bens&igrave; conveniente.</p>
<p style="text-align: justify;"><b>I.P.:</b> Nel Suo Dipartimento c&rsquo;&egrave; stata la ristrutturazione del nostro servizio segreto con il raggruppamento del Servizio di analisi e prevenzione SAP e del Servizio informazioni strategico SIS. Come giudica l&rsquo;esperienza e, soprattutto, di quale servizio informazioni necessita la Svizzera per il futuro e perch&eacute; &egrave; necessaria una nuova legge sul servizio informazioni della Confederazione?</p>
<p style="text-align: justify;"><b>U.M.:</b> al contrario di quanto hanno detto negli ultimi mesi gli organi di stampa, il SIC lavora in modo professionale ed efficace.<br />
Con la nuova legge progettiamo per il Servizio informazioni un minimo ampliamento a favore della sicurezza. Teniamo cos&igrave; conto del contesto internazionale.<br />
Si tratta di competenze per la difesa dal terrorismo, dallo spionaggio e dal commercio di armi di distruzione di massa. Partiamo da circa dieci casi l&rsquo;anno nei quali dobbiamo chiedere l&rsquo;utilizzo di messi quali l&rsquo;osservazione di spazi privati, l&rsquo;intercettazione di telefonate o l&rsquo;infiltrazione in reti di computer. Bisogna considerare che la Svizzera, con la sua legislazione molto liberale e discreta, corre il rischio di diventare la piattaforma per persone o organizzazioni straniere che sfruttano la libert&agrave; d&rsquo;azione a fini criminali e violenti.<br />
Ma siamo ben coscienti che ci stiamo muovendo qui in un delicato campo conflittuale fra la sicurezza e la libert&agrave;. Si tratta quindi sempre della domanda a sapere quanta libert&agrave; personale ci vuole, e quanto controllo da parte dello Stato. Personalmente tendo alla massima libert&agrave; possibile e vorrei consapevolmente lasciare scoperti certi rischi. D&rsquo;altra parte, anche la libert&agrave; non &egrave; possibile senza la sicurezza. La legge &egrave; perci&ograve; un gioco d&rsquo;equilibrio, secondo me riuscito.</p>
<p style="text-align: justify;"><b>I.P:</b> Infine una domanda che interessa particolarmente il Ticino: l&rsquo;assegnazione di ex-strutture militari per l&rsquo;insediamento di centri per richiedenti l&rsquo;asilo. In particolare ci riferiamo ovviamente alla ex-caserma di Losone. Sull&rsquo;onda delle voci che davano per imminente una decisione da parte del Consiglio federale circa la possibile assegnazione a Losone di un centro per asilanti, &egrave; stata effettuata la raccolta di firme per una petizione contro tale decisione che, in poco pi&ugrave; di un mese ha raccolto 6'177 sottoscrizioni consegnate alla Cancelleria federale lo scorso 5 ottobre. Nel contempo ci risulta che anche il Cantone si sia mosso con delle proposte per una diversa destinazione (culturale e turistica) della ex-caserma di Losone. Siccome la decisione era attesa per il mese d&rsquo;ottobre, ci permettiamo di chiederle a che punto siamo e quanto peso abbia avuto la petizione del popolo ticinese sul fatto che una decisione non sia ancora stata comunicata.</p>
<p style="text-align: justify;"><b>U.M.:</b> Il collocamento dei richiedenti l&rsquo;asilo &egrave; un grosso problema e, in particolare, un compito dell&rsquo;Ufficio federale della migrazione. Il DDPS deve a questo scopo mettere a disposizione degli idonei alloggiamenti militari. Per ci&ograve; che concerne Losone abbiamo preso conoscenza dell&rsquo;opposizione della popolazione e siamo in contatto con il governo ticinese in relazione alla vendita e al cambio di destinazione. La decisione definitiva sar&agrave; presa in un quadro globale. Dobbiamo trattare alla pari tutti i cantoni. Naturalmente la petizione depositata &egrave; un elemento importante per la valutazione della situazione.</p>
<h4><br />
I.P.: Da parte nostra e dei nostri lettori La ringraziamo e Le auguriamo un anno di soddisfazioni e di successi quale Presidente della Confederazione.<br />
&nbsp;</h4>]]>
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				UDC Svizzera
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			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[Annuncio discriminatorio]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;">Con questo articolo, vorrei semplicemente esprimere la mio opinione, o per meglio dire il mio sdegno, per quel che concerne l&rsquo;annuncio di lavoro, pubblicato venerd&igrave; 14 Dicembre. L&rsquo;annuncio menzionava:</p>
<p style="text-align: justify;">&ldquo;Cerchiamo per Gennaio 2013, una segretaria/venditrice, un abile venditore/venditrice e un giovane magazziniere&rdquo;. Ma alla fine citava esplicitamente:&nbsp; &quot;Disoccupati di lunga data  astenersi&quot;!</p>
<p style="text-align: justify;">Invece di pensare che tutti coloro che sono disoccupati da lungo tempo lo siano per loro volont&agrave;, certi&nbsp; datori di lavoro dovrebbero riflettere se invece non lo siano contro la loro volont&agrave;, e che probabilmente da&nbsp; diverso tempo cercano un&rsquo;occupazione con tutto l&rsquo;impegno possibile, ma purtroppo sono condannati&nbsp; da un mercato del lavoro che il pi&ugrave; delle volte li svantaggia. E che proprio queste persone da lungo tempo&nbsp; inattive, il giorno che dovessero trovare un lavoro lo svolgerebbero con il massimo impegno proprio per il fatto che hanno aspettato tanto, e che se dovessero avere un&rsquo;occasione la sfrutteranno al meglio.</p>
<p style="text-align: justify;">Quindi perch&eacute; discriminare in blocco dei lavoratori, senza sapere effettivamente i motivi della loro difficile situazione lavorativa da diverso tempo?</p>
<p style="text-align: justify;">Perch&eacute; invece di prendersela con queste persone, non si punta il dito, per esempio, contro il sistema in vigore legato alla libera circolazione delle persone, che penalizza soprattutto i Cantoni di frontiera come il Ticino? Come pure contro i datori di lavoro che ne approfittano assumendo manodopera d&rsquo;oltrefrontiera perch&eacute; loro conviene e perch&eacute; la pagano meno, quando invece ci sono dei bravi e volenterosi lavoratori anche fra le persone residenti in Svizzera e in Ticino?</p>
<p style="text-align: justify;">Ma evidentemente &egrave; molto bello giudicare quando non si vivono certe situazioni sulla propria pelle e fare di tutta l'erba un fascio, senza vedere i motivi per i quali certe persone sono &ldquo;Disoccupati di lunga data&rdquo;! <br />
Meditate gente, meditate...</p>
<p style="text-align: justify;"><b><i>Andrea Fedele<br />
Delegato nazionale Giovani UDC</i></b><br />
&nbsp;</p>]]>
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				GUDC
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			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
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			<title>
				<![CDATA[âTenere duro â Chi non molla vince!â]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<h4 style="text-align: justify;"><b>Il tradizionale incontro dell&rsquo;Albisg&uuml;etli, che l&rsquo;UDC zurighese tiene a inizio anno, &egrave; giunto alla sua 25a edizione lo scorso 18 gennaio. Attrazione della serata, come sempre, il discorso di Christoph Blocher che, per ovvie ragioni di spazio, non possiamo riportare integralmente. Ci &egrave; sembrato tuttavia doveroso &ndash; oltre che una piacevole occasione &ndash; portarne a conoscenza dei nostri lettori almeno i brani che ci sono apparsi pi&ugrave; significativi.</b></h4>
<p style="text-align: justify;"><b>(&hellip;) Berna non si d&agrave; pace</b><br />
&Egrave; vero, Signore e Signori, che i cittadini svizzeri il 6 dicembre 1992 hanno fatto s&igrave; che la Svizzera non sia fino ad oggi membro dell&rsquo;UE.<b> E tutti lo sanno: poich&eacute; la Svizzera ha tenuto stretta la sua autodeterminazione, oggi le cose le vanno molto meglio che negli altri paesi.</b> La popolazione ha ormai da tempo compreso questo rapporto.  <br />
Ma non cos&igrave; la classe politica. <b>Questa non si d&agrave; pace e vuole continuare a condurre la Svizzera sulla via sbagliata dell'UE.</b> Le nostre <i>&eacute;lite </i><b>smantellano i diritti popolari e gonfiano lo Stato, la politica e l&rsquo;amministrazione.</b> Nella Berna federale si affossa la libera Svizzera, si centralizza il nostro paese e si mettono sotto tutela cittadini e contribuenti. <br />
(&hellip;) La classe politica a Berna, ossia il nostro Parlamento, il nostro Governo, la nostra amministrazione<b> cedono anche pusillanimamente ad ogni pressione proveniente dall&rsquo;estero. Nella guerra finanziaria ed economica, </b>che gli Stati altamente indebitati d&rsquo;Europa o gli USA stanno conducendo contro la Svizzera, i nostri responsabili si prostrano in continuazione. <b>Adeguarsi &egrave; la loro ricetta.</b><br />
<b>Ma il dovere delle autorit&agrave; in questo caso &egrave; quello di opporsi, non adeguarsi.</b> Proprio per questo queste persone sono state elette, assunte e molto ben pagate. <br />
&Egrave; veramente assurdo, per non dire perverso: l&rsquo;UE &egrave; nella sua crisi pi&ugrave; profonda.<b> E nel contempo, i politici svizzeri non sono mai stati cos&igrave; timorosi, sulla difensiva, arrendevoli e accondiscendenti. </b></p>
<p style="text-align: justify;"><b>(&hellip;)Come vedono la Svizzera gli aggressori?</b><br />
Della debolezza della nostra classe politica, alla quale appartengono anche i tradizionali media, in particolare la nostra radiotelevisione di Stato, <b>si sono naturalmente resi conto anche gli Stati stranieri. </b><br />
(&hellip;) Oppure leggete il rapporto del <b>senato francese</b> sulla politica finanziaria, anche se ci sono letture migliori. Il rapporto conta 745 pagine. <br />
Basta un'occhiata per capire come la <b>Francia </b>giudichi la classe politica svizzera.</p>
<p style="text-align: justify;">(&hellip;) Tradotto in italiano leggiamo:<br />
&bdquo;&hellip; leggendo regolarmente la stampa elvetica, si constata d&rsquo;altronde che la classe politica svizzera &egrave; relativamente fragile: <b>quando si passa all&rsquo;offensiva, essa tende ad accordare delle concessioni e bisogna continuare a mettere sotto pressione questo territorio.&ldquo;</b></p>
<p style="text-align: justify;"><b>Cos&igrave; &egrave; facile oggi per l&rsquo;estero condurre una guerra finanziaria e fiscale contro la Svizzera!</b> Gli Stati stranieri contano gi&agrave; in anticipo non con una resistenza, bens&igrave; su un comportamento remissivo.</p>
<p style="text-align: justify;">A Berna non abbiamo bisogno di nuove leggi, di una nuova Costituzione, di pi&ugrave; centralizzazione, di pi&ugrave; Stato, di una messa sotto tutela dei cittadini! <br />
<b>Ci&ograve; di cui abbiamo bisogno sono altri politici!<br />
Vogliamo persone che difendano la Svizzera. Ne abbiamo abbastanza politici che, di fronte ad avidi governi stranieri si sottomettono, s&rsquo;inginocchiano e tradiscono la Svizzera. </b></p>
<p style="text-align: justify;"><b>(&hellip;) Adesione all&rsquo;UE senza votazione popolare</b></p>
<p style="text-align: justify;"><b> (&hellip;) Il 20 dicembre 2012, quindi poco prima di Natale</b>, il Consiglio federale ha pubblicato, zitto zitto in Internet, uno dei suoi rapporti.  <br />
Questo rapporto &egrave; datato il <b>7 luglio 2011</b> ed &egrave; stato<b> tenuto sotto chiave per un anno e mezzo</b>. In seguito ai molteplici duri interventi dell&rsquo;UDC e ad indiscrezioni, il Consiglio federale &egrave; stato ora costretto ad aprire questo vaso di Pandora.  <br />
Nei giorni precedenti il Natale <b>ho letto con crescente apprensione lo scientifico e noioso rapporto</b>. Pi&ugrave; volte ho dovuto esclamare:</p>
<p style="text-align: justify;"><b>&bdquo;Ma questo non &egrave; possibile!&ldquo;</b></p>
<p style="text-align: justify;">E alla fine mi &egrave; rimasta solo la compassione per gli autori: <b>&ldquo;O Signore, perdonali perch&eacute; non sanno quello che fanno&rdquo;. </b></p>
<p style="text-align: justify;">Ma adesso almeno so che cosa stanno facendo: <b>lentamente ma sicuramente vogliono distruggere la Svizzera. Il rapporto &egrave; una guida di come si possano al meglio soddisfare le pretese dell&rsquo;UE con &ldquo;legami istituzionali&rdquo;, con &ldquo;l&rsquo;adozione della giurisdizione UE&rdquo; e con la ripresa della &ldquo;evoluzione dinamica del diritto UE&rdquo;.  </b></p>
<p style="text-align: justify;">(&hellip;) Il diritto UE (secondo questo rapporto, che presenta l&rsquo;UE come una &ldquo;comunit&agrave; di valori&rdquo;, NdR.) sarebbe dunque l&rsquo;espressione di questa comunit&agrave; di valori, spiega l&rsquo;esperto Th&uuml;rer. Sarebbe diritto internazionale e si pone quindi al di sopra del diritto nazionale. <b>La Svizzera si allaccerebbe cos&igrave; gradualmente a questa comunit&agrave; di valori UE attraverso l&rsquo;amministrazione della giustizia, spiega il signor Th&uuml;rer. </b>Non troppo in fretta, altrimenti il cittadino se ne accorge. Dovrebbe <b>esserci un&rsquo;adesione all&rsquo;UE a rate, ma senza dover chiedere al popolo. Cos&igrave; possono essere soddisfatte le pretese dell&rsquo;UE.  Alla fine, la Svizzera diventerebbe membro di questa comunit&agrave; di valori &ndash; ossia dell&rsquo;UE!</b> Senza un solo referendum! Un colpo di Stato silenzioso! Un colpo di Stato da parte del governo e dell&rsquo;amministrazione. E tutto ci&ograve; sarebbe del tutto legale (!).</p>
<p style="text-align: justify;">(&hellip;) Diamo una scorsa  ai quotidiani della stampa internazionale delle ultime settimane. Vi leggiamo: <br />
<br />
&bdquo;La Svizzera, isola del benessere&ldquo;,</p>
<p style="text-align: justify;">&bdquo;La Svizzera: ragazzo modello nel debito pubblico&ldquo;,</p>
<p style="text-align: justify;">&bdquo;La Svizzera: il paese pi&ugrave; stabile del mondo&ldquo;,</p>
<p style="text-align: justify;">&bdquo;La Svizzera: la pi&ugrave; alta qualit&agrave; di vita in Europa&ldquo;,</p>
<p style="text-align: justify;">ecc., ecc.</p>
<p style="text-align: justify;">E perch&eacute; &egrave; cos&igrave;, Signore e Signori? Perch&eacute; 20 anni fa i cittadini hanno impedito l&rsquo;adesione della Svizzera allo SEE e all&rsquo;UE; la Svizzera&nbsp; oggi non &egrave; membro dell&rsquo;UE.</p>
<p style="text-align: justify;"><b><br />
(&hellip;) E il Consiglio federale?</b><br />
Chi si sarebbe aspettato che il Consiglio federale respingesse sdegnato al mittente le insolenti proposte del signor esperto, si &egrave; sbagliato di grosso. Esso ha conservato il perfido documento<b> per un anno e mezzo</b> dandolo poi in visione solo dietro pressioni.</p>
<p style="text-align: justify;"><b>Ma attenzione: il Consiglio federale agisce gi&agrave; oggi in sua conformit&agrave;:<br />
quale primo passo</b>, la presidente della Confederazione ha gi&agrave; scritto il 15 giugno 2012 una servile lettera all&rsquo;UE.<br />
In essa <b>s</b><b>egnala accondiscendenza, fa riferimento a norme quali quelle dello SEE, cita l&rsquo;obiettivo dell&rsquo;adesione all&rsquo;UE riferendosi alla domanda d&rsquo;adesione giacente a Bruxelles.  </b><br />
(&hellip;) Il signor Barroso ha inviato poco prima di Natale &ndash; il 21 dicembre 2012 &ndash; una lettera amichevole ribadendo le sue pretese. <br />
In essa esige assolutamente che la Svizzera <b>riprenda l&rsquo;attuale diritto UE, ma anche quello futuro, e che l&rsquo;amministrazione della giustizia avvenga attraverso la Corte di giustizia UE. E aggiunge ancora qualcosa: spiega che, in aggiunta a tutto ci&ograve;, l&rsquo;UE si aspetta dalla Svizzera ancora denaro, denaro e ancora denaro.  </b><br />
(&hellip;) Ma adesso si intravvede gi&agrave; il 3&deg; passo: il nostro governo non respinge al mittente le pretese. E verosimilmente neanche il parlamento. Gi&agrave; stanno apparendo i primi articoli secondo i quali anche questa volta la Svizzera va incontro all&rsquo;UE. <br />
Signore e Signori,<b> la Svizzera &egrave; oggi nella stessa pericolosa situazione del 1992: </b><br />
Con un apparentemente &ldquo;innocuo&rdquo; accordo bilaterale &ndash; sicuramente gli si trover&agrave; un bel pseudonimo come ad esempio &ldquo;accordo sull&rsquo;elettricit&agrave;&rdquo;, &ldquo;accordo sull&rsquo;energia&rdquo;, &ldquo;accordo di prestazioni&rdquo;, &ldquo;accordo quadro&rdquo; o simili &ndash;<b> l&rsquo;ordine di valori della Svizzera sar&agrave; sostituito da quello dell&rsquo;UE. Come nel 1992, anche questi trattati sono da vedere nel quadro di una strategia europea, avente come obiettivo finale la completa adesione della Svizzera all&rsquo;UE. </b></p>
<p style="text-align: justify;">E naturalmente si verseranno nuovamente importi milionari in questo barile senza fondo!</p>
<p style="text-align: justify;"><b>(&hellip;) Cosa fare?</b></p>
<ul>
    <li><b>Contro gli accordi bilaterali che obbligano la Svizzera a riprendere il diritto UE e la giurisdizione straniera, occorre un referendum obbligatorio.</b> Questi non sono altro che contratti di adesione all&rsquo;UE. Anche se arrivano come accordi sull&rsquo;energia o altri trattati o quali accordi-quadro.</li>
    <li><b>Se, illegalmente, Consiglio federale e Parlamento rifiutano il referendum obbligatorio, dovremo lanciarlo noi. </b></li>
    <li>Si vuole costringere la Svizzera rinunciare agli sperimentati valori nazionali.&nbsp; <b>Contro la soppressione del segreto bancario deve essere lanciato il referendum.   </b></li>
    <li>Signore e Signori, la classe politica non &egrave; pi&ugrave; affidabile. Ci&ograve; &egrave; dimostrato  da questo rapporto traditore e dall&rsquo;atteggiamento servile del Consiglio  federale. <b>E adesso chiediamo che le sedute del Consiglio federale  siano rese pubbliche. Gli Svizzeri hanno diritto di sapere quali  consiglieri federali approvano decisioni traditrici e quali no. </b><br />
    <b>Oltre alla &ldquo;camera oscura Consiglio degli Stati&rdquo;, bisogna illuminare anche la &ldquo;camera oscura Consiglio federale&rdquo;. </b></li>
    <li><b>&Egrave; urgente introdurre l&rsquo;elezione popolare del Consiglio federale. Solo  cos&igrave; il popolo svizzero pu&ograve; eleggere anche nel Governo persone che si  attengono ai valori della Svizzera. I Consiglieri federali saranno cos&igrave;  tenuti pi&ugrave; a fare il bene del popolo che non della classe politica. </b></li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p><b><i>Brani del discorso di Christoph Blocher all&rsquo;Albisg&uuml;etli</i></b></p>
<p style="text-align: justify;"><br />
&nbsp;</p>]]>
			</description>
			<link>
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			<category domain="http://www.udc-ti.ch">
				UDC Svizzera
			</category>
			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[Interpellanza - Informazione e trasparenza a favore del Cittadino]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;">Onorevole signor Sindaco,<br />
Onorevoli signori Municipali</p>
<p style="text-align: justify;"><b>Premessa</b></p>
<p style="text-align: justify;">La salute di una democrazia si misura anche da quanto uno Stato &egrave; trasparente sulle proprie attivit&agrave; e da quanto la popolazione ne &egrave; informata. Vi sono accorgimenti che l&rsquo;ente pubblico stesso, a qualsiasi livello, pu&ograve; prendere sulla sola base del buon senso, mentre per altre situazioni &egrave; la legge a prescrivere come agire.<br />
A livello svizzero vi sono in vigore gi&agrave; da tempo la Legge e il Regolamento sul principio di trasparenza dell&rsquo;amministrazione, mentre a livello cantonale vi sono finalmente in vigore dal 1&deg; gennaio 2013 la Legge sull&rsquo;informazione e sulla trasparenza dello Stato (LIT) e il relativo Regolamento (RLIT). La nuova legge &egrave; importante perch&eacute; &ldquo;sostituisce al principio della segretezza con riserva di pubblicit&agrave; il principio della pubblicit&agrave; con riserva di segretezza&rdquo; (cf. www.ti.ch/trasparenza). Inoltre, &ldquo;[l]e autorit&agrave; informano la popolazione sulle loro attivit&agrave; ove sussista un interesse generale e non vi si opponga un interesse pubblico o privato preponderante&rdquo;; &ldquo;[l]&rsquo;informazione dev&rsquo;essere adeguata, chiara e rapida&rdquo; (art. 5 cpv. 1 e 2 LIT).<br />
La mancanza d&rsquo;informazione e la conseguente assenza di controllo pubblico provocano malessere nella popolazione, borbottii pi&ugrave; o meno giustificati, distaccamento dalla realt&agrave; locale, disinteresse verso la vita politica, antipolitica e interrogazioni o interpellanze che potrebbero essere evitate.<br />
Attualmente, constatiamo che a Magliaso la popolazione &egrave; poco informata su quanto avviene a livello comunale, fatto salvo qualche volantino relativo a manifestazioni e alle informazioni pubblicate all&rsquo;albo comunale o sul sito internet. Numerosi menu sul sito internet sono costantemente vuoti, tra i quali citiamo i menu &ldquo;manifestazioni&rdquo;, &ldquo;comunicati stampa&rdquo;, &ldquo;mozioni&rdquo;, &ldquo;interpellanze&rdquo;. Sui media capita raramente di leggere notizie concernenti Magliaso, nemmeno quando il Municipio presenta un preventivo, un consuntivo o un messaggio importante o quando vi &egrave; una seduta di Consiglio comunale, al contrario di altri comuni anche pi&ugrave; piccoli. Il Cittadino pi&ugrave; solerte pu&ograve; tenersi informato tramite il breve estratto delle risoluzioni delle sedute di Consiglio comunale e i messaggi municipali pubblicati per un certo tempo sul sito comunale (e all&rsquo;albo, per le risoluzioni), ma quanti lo fanno realmente? Il Municipio sembra perseguire una strategia comunicativa pressoch&eacute; nulla, non al passo con i tempi e con le odierne tecniche di comunicazione politica, ma piuttosto adatta ad un sistema feudale, dove i pochi decidono in gran segreto per tutti. Questa strategia sembra confermata anche da quanto annunciato nella seduta di Consiglio comunale del 19 novembre 2012, in cui il Municipio diceva di preferire &ldquo;una divulgazione mediatica &lsquo;di basso profilo&rsquo;&rdquo;, chiedeva ai presenti di ricordare la filosofia del &ldquo;risolvere i problemi in casa propria&rdquo; che darebbe sempre buoni frutti ed esortava a non rovinare la reputazione di Magliaso e a non contribuire &ldquo;a far divenire i giornalisti dei giornalai&rdquo;!<br />
Una moderna strategia di comunicazione invece vuole che un ente pubblico informi ed interagisca in quanti pi&ugrave; modi possibili con i propri abitanti (comunicati inviati ai media cartacei e online, sito internet, newsletter, bollettino comunale). Inoltre, il moderno concetto di &ldquo;Open government&rdquo; chiede che l&rsquo;ente pubblico sia aperto e trasparente sulle proprie attivit&agrave; e sulla propria struttura e organizzazione, garantendo quindi un vero controllo pubblico sul suo operato, in particolare anche grazie all&rsquo;utilizzo delle nuove tecnologie.<br />
Il concetto di &ldquo;Open government&rdquo; si sposa con la filosofia della LIT menzionata all&rsquo;inizio della presente interpellanza. La legge, che si applica tra gli altri anche &ldquo;alle Assemblee comunali, ai Consigli comunali e alle loro commissioni, ai Municipi e alle amministrazioni comunali&rdquo; (art. 2 cpv. 1 let. d LIT), all&rsquo;art. 5 cpv. 3 indica chiaramente che &ldquo;[l]e autorit&agrave; comunicano le loro informazioni attraverso i media&rdquo;. Il RLIT precisa all&rsquo;art. 4 che le autorit&agrave; informano la popolazione e i media pubblicando &ldquo;su Internet le informazioni sugli ambiti e sugli affari importanti che rientrano nella loro sfera di competenza&rdquo; e pubblicano &ldquo;al pi&ugrave; presto su Internet i documenti ufficiali d&rsquo;interesse generale o ritenuti importanti, se ci&ograve; non comporta un dispendio sproporzionato e la pubblicazione su Internet non &egrave; contraria ad alcuna disposizione legale&rdquo;.<br />
Nel nostro piccolo, il nostro Gruppo cerca di applicare questi principi di apertura e di trasparenza nella propria attivit&agrave; politica, informando la popolazione tramite i media e tramite un volantino gi&agrave; distribuito in un&rsquo;occasione.<br />
Anche per quel che concerne le commesse pubbliche, la legislazione in vigore richiede trasparenza. Infatti, l&rsquo;art. 7 cpv. 3 della Legge sulle commesse pubbliche (LCPubb) del 20 febbraio 2001 indica che &ldquo;[i]l committente rende annualmente pubblica la lista delle commesse aggiudicate a invito o incarico con importi superiori a fr. 5&rsquo;000.--&quot;.<br />
Sottolineiamo infine che le richieste contenute nell&rsquo;interpellanza non vogliono essere un aumento del carico di lavoro per l&rsquo;amministrazione comunale; a ben guardare infatti, se fatte regolarmente, si tratta di semplici operazioni che richiedono pochi click del mouse o qualche decina di minuti a dattilografare sulla tastiera. Anche il dispendio finanziario &egrave; tutto sommato limitato.</p>
<p style="text-align: justify;">Alla luce di queste considerazioni, avvalendoci della facolt&agrave; data dagli art. 66 LOC e 28 ROC, ci permettiamo quindi di sottoporre al lodevole Municipio la seguente</p>
<p style="text-align: justify;"><br />
<b>Interpellanza</b></p>
<ul>
    <li>Intende attivarsi per distribuire periodicamente in forma scritta (2-4  volte l&rsquo;anno) a tutti i fuochi del comune un bollettino comunale e per  inviare regolarmente una newsletter a chi si sar&agrave; iscritto tramite il  sito comunale?</li>
    <li>Intende informare regolarmente i media (e di riflesso il Cittadino) in  merito alla presentazione dei principali Messaggi municipali (preventivi  e consuntivi, investimenti principali) e alle decisioni del Consiglio  comunale?</li>
    <li>Intende tenere sempre aggiornato il sito comunale, con la pubblicazione  in particolare delle seguenti informazioni (oltre a quelle gi&agrave; presenti  oggi)?<br />
    <br />
    - Nominativi dei delegati delle commissioni e delegazioni  giusta gli art. 68 e 69 ROC, dei delegati giusta<br />
    &nbsp; l&rsquo;art. 73 ROC e dei  rappresentanti e supplenti nei Consorzi ed Enti<br />
    - Interrogazioni presentate<br />
    - Interpellanze, scritte e orali (attualmente menu sul sito comunale laconicamente vuoto)<br />
    - Risposta del Municipio ad interrogazioni ed interpellanze<br />
    - Mozioni (attualmente menu sul sito comunale laconicamente vuoto),  relativi rapporti della commissione e <br />
    &nbsp; rapporti preliminari del  Municipio, Messaggio municipale<br />
    - Rapporti delle commissioni del Consiglio comunale sui MM<br />
    - Estratto delle risoluzioni del Consiglio comunale, senza che vengano cancellate dal sito dopo un certo <br />
    &nbsp; tempo come avviene ora<br />
    &nbsp;</li>
    <li>Intende pubblicare online le informazioni relative all&rsquo;avanzamento dei  cantieri comunali e degli investimenti approvati (in particolare nome  del cantiere/investimento, data d&rsquo;inizio dei lavori, costi preventivati e  credito approvato, stato d&rsquo;avanzamento dei lavori e utilizzo del  credito, data di chiusura, costo finale, eventuali ritardi o conclusione  anticipata)?</li>
    <li>Intende rendere pubblica annualmente la lista delle commesse pubbliche  giusta l&rsquo;art. 7 cpv. 3 LCPubb, ad esempio sul sito comunale e/o sul  portale simap.ch (il sistema informativo delle commesse pubbliche in  Svizzera), raggiungibile per gli interessati tramite un link dal sito  comunale?</li>
    <li>Vi sono altri aspetti dell&rsquo;attivit&agrave; comunale, non a conoscenza degli  interpellanti, che invece il Municipio pensa possano essere di pubblico  interesse, nel pieno rispetto dei principi della trasparenza e  dell&rsquo;informazione?<br />
    &nbsp;</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Grazie per l&rsquo;attenzione e cordiali saluti.</p>
<p style="text-align: justify;"><br />
<b><i>Per il Gruppo Lega-UDC-Ind.</i></b></p>
<p style="text-align: justify;"><b><i>Luca Paltenghi<br />
Marco Burkhard, Paola De Gaudenzi</i></b><br />
&nbsp;</p>]]>
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			<category domain="http://www.udc-ti.ch">
				Distretti
			</category>
			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[Interpellanza - Il Municipio agisca nella legalitÃ !]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;">Onorevole signor Sindaco,<br />
Onorevoli signori Municipali</p>
<p style="text-align: justify;"><b>Premessa</b></p>
<p style="text-align: justify;">Lo scorso 20 dicembre 2012, il comune di Magliaso pubblicava sulla propria pagina internet un comunicato dal seguente tenore:</p>
<p><!--[if !mso]>
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w:* {behavior:url(#default#VML);}
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<![endif]--></p>
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<p style="text-align: justify;">Su richiesta del sottoscritto primo firmatario, il segretario comunale precisava che l'aumento riguardava il rotolo di dieci sacchi dei rifiuti da 17l (passato da CHF 0.90 a CHF 1.10) e i rotoli da dieci sacchi da 35l (passato da CHF 1.00 a CHF 1.20). L'aumento segue le condizioni del mercato, mentre restano invariati i prezzi dei sacchi da 60l e da 110l.<br />
<br />
Quanto alla necessit&agrave; di una base legale (ordinanza municipale o semplice decisione municipale?), veniva precisato che il nostro comune si trova in fase sperimentale (verosimilmente ancora per l'anno in corso) e che il Municipio ha chiesto ed ottenuto la collaborazione fattiva da parte della popolazione per la sperimentazione del sistema di sacchi dei rifiuti ufficiali. In seguito, verr&agrave; modificato il Regolamento per il servizio raccolta ed eliminazione dei rifiuti del 18 dicembre 1996, con la fissazione dei prezzi nella relativa ordinanza municipale.<br />
Precisiamo che sia il sistema sperimentale che la vendita a prezzi di mercato non vengono qui contestati.<br />
Volendo approfondire la questione, in data 21 dicembre 2012 il sottoscritto primo firmatario ha preso contatto con la Sezione enti locali (SEL) del Canton Ticino e discusso con una giurista, la quale ha espresso la sua convinzione che la decisione di aumentare i prezzi dei sacchi dei rifiuti ufficiali avrebbe dovuto essere pubblicata mediante ordinanza municipale. Una sua assenza quindi, come nel caso presente, denota una mancanza palese di una base legale! Il ragionamento alla base di ci&ograve; &egrave; che, seppure non venduti a prezzi maggiorati, i cittadini sono tenuti ad acquistare unicamente i sacchi ufficiali per smaltire i loro rifiuti, pena una multa.<br />
&Egrave; risaputo che se un singolo cittadino pu&ograve; agire liberamente, purch&eacute; la legge non disponga altrimenti, tale discorso non vale per un ente pubblico, tenuto ad agire solo se la legge glielo permette.<br />
Rileviamo che la stesso discorso vale inoltre anche per i prezzi dei sacchi dei rifiuti ufficiali fissati all'inizio della fase sperimentale a fine 2011 e non precisati in un&rsquo;ordinanza.<br />
<br />
Al nostro Gruppo si &egrave; dunque posta la questione di un eventuale ricorso al Consiglio di Stato entro 15 giorni dalla pubblicazione della decisione del Municipio, ferie giudiziarie escluse, per l'annullamento della stessa.<br />
Con un gesto di buona volont&agrave; politica, nessun ricorso &egrave; stato inoltrato da parte nostra per i seguenti motivi:</p>
<ul>
    <li>&Egrave; meglio cercare di risolvere i problemi &ldquo;in famiglia&rdquo;, considerato il  fatto che per farlo occorre semplicemente che il Municipio inserisca la  sua decisione in un'ordinanza. Questa soluzione eviterebbe un conflitto  tra il nostro Gruppo e il Municipio, con relativo dispendio di tempo e  risorse per entrambi.</li>
    <li>Un ricorso, il cui accoglimento sarebbe stato certo, avrebbe portato  all'annullamento della decisione di aumento dei prezzi e di fatto del  sistema sperimentale stesso con la relativa statistica dei sacchi  venduti, oppure ad un sistema sperimentale con i sacchi offerti dal  Comune ai cittadini, invece che venduti. Tutto questo in attesa di una  base legale.</li>
    <li>Nel caso il Municipio non accogliesse le proposte contenute nella  presente interpellanza, potremo sempre rivolgerci alla SEL affinch&eacute; esso  ottemperi ai suoi doveri, fissando i prezzi dei sacchi in una base  legale e permettendo ai cittadini di esercitare i propri diritti.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;"><br />
Da ultimo, sottolineiamo che dal colloquio telefonico menzionato precedentemente &egrave; emerso che una fase sperimentale di cos&igrave; lunga durata sembra comunque poco giustificata.</p>
<p style="text-align: justify;">Alla luce di questa premessa, avvalendoci della facolt&agrave; data dagli art. 66 LOC e 28 ROC, ci permettiamo quindi di sottoporre al lodevole Municipio la seguente</p>
<p style="text-align: justify;"><b>Interpellanza</b></p>
<ul>
    <li>Intende rimediare rapidamente all'assenza di una base legale in merito  alla vendita dei sacchi dei rifiuti ufficiali, fissandovi un contenuto  minimo, ovvero i prezzi, il luogo di vendita e il principio della  contabilizzazione delle vendite a fini statistici?</li>
    <li>Pu&ograve; dirci se i sacchi dei rifiuti ufficiali sono venduti a prezzo di  costo o a prezzi di mercato? A quali fini viene utilizzato l'eventuale  ricavo?</li>
    <li>Per quale motivo il sistema sperimentale dura ormai da oltre un anno e  raggiunger&agrave; probabilmente due anni? Un solo anno non sarebbe bastato per  verificare l'efficacia del sistema nella lotta contro il &quot;turismo del  sacco&quot;?</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;"><br />
Grazie per l&rsquo;attenzione e cordiali saluti.</p>
<p style="text-align: justify;"><br />
<b><i>Per il Gruppo Lega-UDC-Ind.</i></b><br />
<br />
<b><i>Luca Paltenghi</i></b><br />
<b><i>Marco Burkhard, Paola De Gaudenzi</i></b><br />
&nbsp;</p>]]>
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				Distretti
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			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[Il Comitato centrale respinge allâunanimitÃ  il nocivo articolo sulla famiglia]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;"><b>Il Comitato centrale dell&rsquo;UDC Svizzera si &egrave; riunito oggi a Balsthal (SO) in vista dell&rsquo;assemblea dei delegati di domani. Esso raccomanda all&rsquo;unanimit&agrave; ai delegati di respingere l&rsquo;articolo costituzionale sulla famiglia, sul quale il popolo si pronuncer&agrave; il 3 marzo prossimo. Questo nuovo articolo nuoce alla famiglia mettendola sotto tutela e delegando allo Stato la responsabilit&agrave; educativa dei genitori. Esso provoca un aumento massiccio dei costi e distrugge delle strutture sperimentate.</b></p>
<p style="text-align: justify;">Il nuovo articolo costituzionale sulla politica familiare provoca una vera e propria statalizzazione delle famiglie e dei bambini. Questa centralizzazione della politica familiare presso la Confederazione genererebbe inoltre delle rivendicazioni politiche senza fine e una vasta estensione dello Stato sociale. Ne costerebbe di miliardi di franchi ai contribuenti. L&rsquo;economia si vedr&agrave; imporre degli orari di lavoro e un congedo-paternit&agrave; sull&rsquo;esempio di diversi Stati stranieri. La Confederazione cerca di mettere in atto per gli asili-nido un&rsquo;economia pianificata che dovr&agrave; essere imposta dai cantoni e dai comuni. Le offerte private d&rsquo;accoglienza per bambini e i genitori che si assumono la loro responsabilit&agrave; non trovano pi&ugrave; posto in questa politica. L&rsquo;UDC si batte contro questo sviluppo funesto e, al contrario, s&rsquo;impegna a favore di uno sgravio fiscale a favore delle famiglie. I genitori che accudiscono loro stessi ai propri figli devono beneficiare delle stesse deduzioni fiscali di cui beneficiano quelli che affidano i loro figli a terzi. L&rsquo;iniziativa UDC per le famiglie, che mira precisamente a questo obiettivo, sar&agrave; prossimamente esaminata dalle Camere federali.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Comitato centrale invita inoltre con 46 voti contro 14 l&rsquo;assemblea dei delegati a respingere anche il secondo tema di domani, l&rsquo;iniziativa popolare &ldquo;contro le retribuzioni abusive&rdquo;. Esso preferisce il controprogetto del Parlamento che produrr&agrave; i suoi effetti pi&ugrave; rapidamente dell&rsquo;iniziativa.</p>
<p style="text-align: justify;">Da parte sua, la Direttiva ha definito oggi la posizione dell&rsquo;UDC nel quadro della procedura di consultazione aperta sulla Strategia energetica 2050 del Consiglio federale. Questa presa di posizione sar&agrave; presentata gioved&igrave; 31 gennaio 2013 al pubblico nel quadro di una conferenza stampa a Berna.</p>
<p style="text-align: justify;"><b><i>Unione democratica di centro</i></b></p>]]>
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			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
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		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[I costi di certe perizie giudiziarie]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;">&Egrave; di sabato scorso una notizia di peso riportata dalla RSI nel corso de Il Quotidiano, notizia clamorosa ma che sorprendentemente non ha trovato alcuna eco sui nostri quotidiani, di solito molto pi&ugrave; attenti e critici nei confronti di situazioni come questa. In sostanza, nel corso della trasmissione &egrave; stato riferito che la magistratura ticinese non sarebbe assolutamente soddisfatta delle perizie psichiatriche commissionate fino ad ora (non &egrave; dato sapere a chi), soprattutto a causa degli elevati costi delle stesse e, pertanto, il Dipartimento competente starebbe ora valutando la possibilit&agrave; di affidare l&rsquo;incarico all&rsquo;Universit&agrave; di Ginevra. Non entro qui nei dettagli riportati nel corso del servizio che per&ograve; consiglio di andare a vedere a tutti coloro che non lo hanno ancora fatto. Il senso di questo mio scritto essendo piuttosto quello di andare al di l&agrave; delle stigmatizzazioni a caldo o delle generalizzazioni che lascio ad altri eventualmente articolare e sviluppare. Mio precipuo intento &egrave; qui invece quello di sollevare alcune questioni di fondo che riguardano l&rsquo;operare della magistratura, la quale sembra essersi accorta solo ora che qualcosa non andava. Ma non solo. Inquietante il fatto per esempio che la stessa magistratura non avesse mai preso in considerazione la possibilit&agrave; di coinvolgere altri periti capaci e competenti presenti sul territorio e che non si sia mai premunita di chiedere un preventivo di spesa, o che non si sia mai chiesta se non fosse magari il caso di aprire un concorso pubblico per l&rsquo;incarico di perito psichiatra. Come pure che questa abbia deciso solo ora, in modo del tutto improvvisato e improvvido, di portare fuori Cantone questo tipo di servizio/consulenza specialistica ad alto valore aggiunto e senza procedere prima ad una riflessione critica e ponderata di quanto sin qui fatto, come pure di consultarsi e di chiedere giustificativi, spiegazioni, approfondimenti, confronti ed eventualmente avviare anche un&rsquo;azione legale con la richiesta di risarcimento per il danno arrecato alle casse dello Stato, dopo aver individuato eventuali responsabilit&agrave; e abusi. Ritengo infatti prioritario a questo punto, e prima di procedere ad estemporanee quanto ingiustificate fughe in avanti, che la magistratura cantonale e il nostro Ministro debbano ora procedere in primo luogo ad avviare una inchiesta interna alfine di chiarire le modalit&agrave; di operare degli attori coinvolti (come sono state attribuite, effettuate, conteggiate e pagate queste stesse perizie) nel corso degli anni: e solo a conclusione di ci&ograve; procedere poi a ricercare la soluzione pi&ugrave; opportuna alfine di ottemperare sia sul piano qualitativo che su quello quantitativo a questa necessit&agrave; e funzione. Ma, soprattutto, alfine di far si che questo servizio sia migliorato e ottimizzato mantenendolo al contempo in Ticino dove non mancano certo professionisti competenti, capaci e formati. Una questione questa &ndash; oltre che squisitamente deontologica, scientifica e di politica professionale &ndash; anche di natura etica. Soprattutto nel senso del primato e della rifondazione di valori come il senso del dovere, la trasparenza, il rigore morale ed intellettuale, il rispetto, l&rsquo;integrit&agrave;, il servizio reso alla comunit&agrave;, l&rsquo;eccellenza, la buona amministrazione. Perch&eacute; non conta solo quanto tutti noi facciamo ma, soprattutto &ndash; e ora pi&ugrave; che mai &ndash; come lo facciamo! Cittadini, amministratori, consulenti (periti psichiatri inclusi), magistrati e politici. E, allora, si cominci subito con un gesto responsabile e concreto in tal senso, sia attraverso un atto parlamentare che ora appare inevitabile, sia con un &ldquo;fermi tutti&rdquo; da parte del nostro Ministro, alfine di capire &ndash;  a bocce ferme &ndash; quanto successo, per ripartire poi su basi solide, sane, trasparenti ed eque.</p>
<p style="text-align: justify;"><i><b>Dr. med. Orlando Del Don<br />
Medico e Gran Consigliere UDC</b></i><br />
&nbsp;</p>]]>
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				UDC Ticino
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			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
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				<item>
			<title>
				<![CDATA[Candidature UDC alle elezioni comunali di Lugano]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;">Questa mattina, sotto la supervisione  del coordinatore di campagna Marco Chiesa, si &egrave; svolta la conferenza  stampa per la presentazione dei sette candidati al Municipio di Lugano  dell&rsquo;UDC.<br />
<br />
Chiesa ha ripreso con forza i temi che stanno a cuore all&rsquo;UDC.<br />
Il lavoro, con i problemi legati al frontalierato e la difesa della  terza piazza finanziaria. La sicurezza dei cittadini, che &egrave;  inscindibilmente legata al problema della crescente criminalit&agrave;. Una  pressione fiscale moderata: l&rsquo;UDC &egrave; contrario ad un aumento del  moltiplicatore, cosa gi&agrave; ventilata a Lugano. Il partito desidera anche  che Lugano disponga di strutture all&rsquo;avanguardia: pensiamo a Cornaredo e  al polo congressuale. La Citt&agrave; ha anche chiaramente bisogno di una  mobilit&agrave; efficace ed &egrave; evidente che il PVP necessita di qualche  aggiustamento. Ed infine, desideriamo ripristinare la legalit&agrave; a Lugano:  il caso del Macello &egrave; un chiaro esempio d&rsquo;intervento necessario!<br />
<br />
Gli obiettivi elettorali dell&rsquo;UDC nel corso di queste elezioni  consistono nel prepare delle nuove personalit&agrave; che siano disposte a  mettersi a disposizione per la cosa pubblica. Grazie ai suoi  rappresentanti, l&rsquo;UDC potr&agrave; ribadire con forza le sue posizioni  nell&rsquo;Esecutivo. Negli ultimi anni l&rsquo;UDC ha conosciuto un certo successo,  se alle elezioni di Lugano 2008 abbiamo ottenuto un 4,41% nelle  successive elezioni Cantonali e Federali del 2011 abbiamo ottenuto il  6,10% rispettivamente l&rsquo;11,05%. Oggi come oggi, l&rsquo;UDC pu&ograve; molto  realisticamente ambire ad accrescere la sua rappresentanza in seno al  Consiglio comunale.<br />
<br />
Nel corso della nostra campagna elettorale, avremo anche il piacere di  ricevere la visita degli ospiti illustri, con i quali saremo presenti in  piazza, a contatto con i cittadini. Sabato 23 marzo Oskar Freysinger  sar&agrave; a Lugano e successivamente far&agrave; anche una tappa a Mendrisio, mentre  il 6 aprile avremo il piacere di ospitare il presidente nazionale Toni  Brunner e Christoph M&ouml;rgeli.<br />
<br />
Lugano &egrave; chiaramente una sfida difficile, ma anche accattivante e il  nostro partito non ha paura di scendere in campo; ma soprattutto siamo a  disposizione dei cittadini. Inoltre, facendo nostre le parole di G.  Cansani, anche noi riteniamo che a Lugano serva un rinnovamento e  soprattutto servono dei volti nuovi. La lista UDC per il Municipio &egrave;  improntata appunto sul rinnovamento ed &egrave; composta (in ordine alfabetico)  da:<br />
<br />
<b>Alain B&uuml;hler:</b> presidente dei Giovani UDC &egrave; attivo come  collaboratore amministrativo ed &egrave; pronto ad impegnarsi in prima persona  per lavorare, portare avanti progetti ed idee al fine di far crescere la  Grande Lugano.<br />
<br />
<b>Tiziano Galeazzi:</b> presidente UDC del Distretto di Lugano, lavora  come direttore finanziario ed &egrave; pronto ad impegnarsi per la Citt&agrave; e  nelle sue periferie, per migliorare i servizi, la sicurezza, il  commercio e la qualit&agrave; di vita.<br />
<br />
<b>Federico Haas:</b> &egrave; un albergatore e si sente pronto a dare il suo contributo, forte della sua vasta esperienza nel settore turistico e non solo.<br />
<br />
<b>Eros Mellini: </b>granconsigliere e consigliere comunale a Lugano,  ritiene che, come la Confederazione ed il Cantone, anche Lugano abbia  bisogno di pi&ugrave; UDC per portare avanti con la dovuta fermezza anche temi  caldi e ostici.<br />
<br />
<b>Manuela Schlatter:</b> addetta stampa dell&rsquo;UDC Ticino, ha raccolto la  sfida che le &egrave; stata lanciata dal partito ed ha deciso di mettersi in  gioco in prima persona per dare il suo contributo alla Citt&agrave;.<br />
<br />
<b>Peter Walder:</b> presidente della Sezione UDC di Lugano Citt&agrave; &egrave;  molto legato a Lugano (citt&agrave; in cui &egrave; nato e cresciuto) e vorrebbe  partecipare politicamente alla gestione della stessa.<br />
<br />
<b>Yves Wellauer:</b> direttore regionale della Banca Wir, pu&ograve; vantarsi  di 5 anni di esperienza quale municipale a Cadro e, a tutt&rsquo;oggi, &egrave;  ancora entusiasta all&rsquo;idea di continuare a fare politica.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><b><i>Sezione UDC di Lugano Citt&agrave;</i></b><br />
&nbsp;</p>]]>
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			<category domain="http://www.udc-ti.ch">
				Distretti
			</category>
			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[Informazione e par condicio]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;">I mezzi di informazione scritta ed audiovisiva hanno una grande responsabilit&agrave; per il buon funzionamento della democrazia. Essi devono fornire le informazioni necessarie, affinch&eacute; i cittadini possano farsi un proprio giudizio sui problemi politici e della societ&agrave;. Purtroppo oggi troppi giornalisti e mass media, forse per comodit&agrave;, hanno la cattiva abitudine di cavalcare l'onda del momento, fornendo un'informazione unilaterale, rare sono le voci fuori dal coro. Per fare un esempio, vent'anni or sono, durante la campagna per la votazione sullo SEE, tutti i <i>mass media</i> in coro erano dalla parte del Consiglio federale a favore dell'accordo, solo l'UDC di Blocher, da sola, fece una impegnata campagna contraria e riusc&igrave; a convincere il popolo. A vent'anni di distanza la &laquo;j<i>ournee noire</i>&raquo; del consigliere federale Delamuraz, si dimostra essere stata felice, con una Svizzera che sta meglio di tutti i Paesi dell'UE. </p>
<p style="text-align: justify;">Questa campagna vittoriosa fu l'inizio di una diffusa avversione della maggioranza dei <i>mass</i> <i>media </i>nei confronti dell'UDC che perdura fino ad oggi. Se una monocultura informativa dei <i>mass media</i> non &egrave; certo un bene per la democrazia, quando essa concerne la stampa, pur deplorabile, &egrave; tollerabile, il cittadino pu&ograve; sempre scegliersi il giornale o la rivista che gli garba. Il ragionamento &egrave; invece un altro, quando si parli dell'ente radiotelevisivo pubblico finanziato dai cittadini, il cui scopo deve essere quello di favorire la coesione nazionale e di rappresentare tutto il ventaglio delle opinioni del Paese. Quanto al compito della coesione nazionale, colpevolmente carente &egrave; l'informazione che gli enti regionali danno sulle altre regioni linguistiche, chi guarda la RSI sa ben poco sulla Svizzera romanda o tedesca (e viceversa). Il discorso si fa delicato, quando si parla della pluralit&agrave; dell'informazione su problemi sociali e politici. Purtroppo qui gli squilibri sono evidenti. Quando l'UDC solleva i problemi che preoccupano il nostro popolo, quali la crescita incontrollata degli pseudo profughi e la criminalit&agrave; ad essa legata, quando si oppone alla libera circolazione ed al trattato di Schengen, tutti i partiti (la radiotelevisione pubblica compresa), le danno contro, salvo poi riconoscere a posteriori - il partito socialista compreso - la necessit&agrave; di misure politiche in merito. Questo squilibrio &egrave; stato finora presente anche nella nostra RSI. Nelle scelte per il telegiornale e nei dibattiti, si segue il criticabile (ed errato) criterio di presentare i partiti soprattutto a dipendenza della loro forza elettorale. </p>
<p style="text-align: justify;">Innanzitutto &egrave; tutt'altro che dimostrato, che i partiti maggiori abbiano il monopolio delle idee politiche migliori, inoltre, per decidere, i cittadini hanno il diritto di conoscere tutte le idee in campo, anche quelle minoritarie. Durante i lavori parlamentari a Berna, poich&eacute; l'UDC ticinese &egrave; un partito minore, sono poco frequenti le interviste per il telegiornale ticinese con un suo rappresentante e quando si desidera l'opinione di quel partito, spesso non si esita ad interpellare parlamentari UDC svizzero-tedeschi o romandi - dalle scarse conoscenze dell'italiano - quasi per far dimenticare la presenza di un rappresentante UDC ticinese a Berna. Anche durante i lavori del Gran Consiglio, i deputati UDC sono spesso gli ultimi ad essere intervistati per poi magari non mandare in onda l'intervista nel Quotidiano &laquo;per motivi di spazio&raquo;. Intendiamoci, non si tratta di scorrettezza plateale, ma di messaggi subliminari subdoli che, come nella pubblicit&agrave;, hanno un effetto subconscio sui cittadini e per questo non meno importante. Sul fatto che l'UDC in Ticino sia da annoverare fra i partiti minori non ci piove. Cionondimeno, i responsabili dell'informazione della RSI nel rispetto della <i>par condicio</i>, in particolare per gli argomenti di politica federale, dovrebbero ricordarsi che l'ente ticinese viene finanziato anche dal canone di tutti quei numerosi cittadini elettori che nel resto della Confederazione votano UDC. </p>
<p style="text-align: justify;">Per un'informazione giornalistica corretta e responsabile (e non solo in politica), occorrono: senso critico e onest&agrave; intellettuale, buonsenso e senso della misura e, non da ultimo, una sana dose di autostima dei giornalisti, per non farsi plagiare dai &laquo;mostri sacri&raquo; della politica e della nostra societ&agrave;. Per ora non c'&egrave; motivo per non dare credito di queste virt&ugrave; alla nuova direzione dell'informa&not;zione della RSI. Auguri di buon lavoro.</p>
<p style="text-align: justify;"><b><i><br />
Alexander Von Wyttenbach<br />
Presidente onorario UDC Ticino </i></b><br />
&nbsp;</p>]]>
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			<category domain="http://www.udc-ti.ch">
				UDC Ticino
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			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[Interrogazione - Rimborso riserve di casse malati: non accettiamo nessun colpo di spugna!]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;">Lodevole Consiglio di Stato,</p>
<p style="text-align: justify;"><br />
l&rsquo;assicurazione malattia e le casse malati sono, da sempre, al centro di polemiche concernenti la trasparenza dei loro costi e l&rsquo;aumento sistematico dei premi a carico dei cittadini ticinesi. Ticinesi che, a ragione, si lamentano dell&rsquo;iniquo peso finanziario della loro assicurazione. Un carico ingiusto, frutto di uno sciagurato meccanismo delle riserve, che ha fortemente danneggiato il nostro Cantone e favorito altri.<br />
<br />
In questo contesto, apprendiamo dai media che la Commissione della sicurezza sociale e della sanit&agrave; del Consiglio degli Stati ha affossato la proposta di compensazione parziale dei premi versati (in eccesso o in difetto) nei singoli cantoni tra il 1996 ed il 2011. Le ragioni sono evidenti: alcuni Cantoni si oppongono perch&eacute; sarebbero costretti a pagare la differenza e le casse malati non vogliono ammettere di aver prelevato premi in eccesso a scapito della popolazione.<br />
<br />
Tra i sette Cantoni penalizzati dalla decisione della Commissione c&rsquo;&egrave;, evidentemente, il Canton Ticino. Nel nostro Cantone l&rsquo;eccedenza di riserve a fine 2011 ammontava a oltre 230 milioni di franchi che, con la nuova metodologia di calcolo, si sono ridotti a soli 140 milioni. In entrambi i casi si tratta di cifre considerevoli! Da notare, in questo ambito di riflessione, che lo studio reso pubblico dall'Ordine dei medici del Cantone Ticino ha quantificato le eccedenze di riserve a fine 2012 in circa 400 milioni di franchi, ben al di sopra dunque delle nuove valutazioni azzardate e artificiose dell'Ufficio federale della sanit&agrave; per dirla con le parole del suo Presidente. In questo caso, un rimborso sarebbe stato la scelta pi&ugrave; ovvia e corretta nei confronti della popolazione. Una questione di etica e giustizia sociale. Persino il Consigliere di Stato Paolo Beltraminelli ha commentato che la cosa &egrave; &ldquo;Inaccettabile, incomprensibile e contraria ai principi di solidariet&agrave;&rdquo; (Fonte CdT).<br />
<br />
Con la presente Interrogazione parlamentare chiediamo pertanto al CdS di voler da seguito alle seguenti domande:<br />
<br />
<b>1.</b>	Il Governo ticinese intende accettare supinamente questa improvvida decisione politica federale? <br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp; Cosa intende fare per tutelare gli interessi del nostro Cantone e dei suoi cittadini?</p>
<p style="text-align: justify;"><b>2.</b>	I premi attualmente pagati dai ticinesi comprendono un corretto accumulo di riserve o stiamo continuando a<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp; pagare per gli altri Cantoni?</p>
<p style="text-align: justify;"><b>3.</b>	Il recupero del &ldquo;maltolto&rdquo; permetterebbe una sensibile diminuzione dei premi malattia dei ticinesi. Di quanto<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp; diminuirebbe il costo mensile a carico dei ticinesi se recuperassimo quanto abbiamo accantonato in eccesso?</p>
<p style="text-align: justify;"><br />
<i><b>Marco Chiesa, Lara Filippini, Gabriele Pinoja, Orlando Del Don, Eros Mellini, Sergio Savoia</b></i><br />
&nbsp;</p>]]>
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				UDC Ticino
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			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[Politica familiare: le maschere cadono]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;"><b>Respingendo l&rsquo;iniziativa UDC per le famiglie, la Commissione dell&rsquo;economia del Consiglio nazionale discrimina tutte le famiglie che si occupano loro stesse della cura dei propri figli. Gli stessi ambienti che operano a favore della statalizzazione delle famiglie e dei bambini sostenendo l&rsquo;articolo costituzionale sulla politica familiare messa in votazione il 3 marzo 2013, mostrano oggi il loro vero volto. Il loro vero obiettivo &egrave; quello di sfavorire e denigrare certe forme di organizzazione familiare. L&rsquo;UDC, invece, vuole rafforzare tutte le famiglie alleggerendo il carico fiscale che pesa su di esse.</b></p>
<p style="text-align: justify;">L&rsquo;iniziativa UDC per le famiglie chiede che i genitori che accudiscono loro stessi i propri figli, beneficino di una deduzione fiscale almeno uguale a quella accordata ai genitori che fanno accudire i propri figli da terzi. Lo scopo &egrave; di eliminare la discriminazione patita nel regime attuale da tutte le famiglie che si occupano loro stesse dei propri figli. Con il suo rifiuto dell&rsquo;iniziativa, la commissione dell&rsquo;economia del Consiglio nazionale, favorisce unilateralmente il modello familiare nel quale i due genitori lavorano facendo accudire ai propri figli da terzi. Le pretenziose dichiarazioni di Christophe Darbellay e di altri deputati PPD riprese il sabato 19 gennaio 2013 nel quotidiano &ldquo;NLZ&rdquo; erano ancora una volta nient&rsquo;altro che parole al vento. Il sostegno all&rsquo;articolo costituzionale sulla politica familiare, su cui il popolo decider&agrave; il prossimo 3 marzo, deriva dalla stessa mentalit&agrave;. Lo scopo finale &egrave; quello di dare alla Confederazione la competenza di accudire e di educare i bambini. I genitori, ma anche i cantoni e i comuni, sono relegati al secondo rango e avranno in futuro solo il diritto di pagare i miliardi che questa centralizzazione costa.</p>
<p style="text-align: justify;">Come dappertutto, anche qui l&rsquo;UDC s&rsquo;impegna per il rafforzamento della responsabilit&agrave; individuale e combatte le tendenze consistenti nel delegare dei compiti educativi allo Stato. Essa non pu&ograve; tollerare che i genitori che fanno accudire ai propri figli da terzi, beneficino di sgravi fiscali, mentre che le famiglie che si occupano loro stesse dei propri bambini rimangano a mani vuote.</p>
<p style="text-align: justify;"><b>L&rsquo;UDC continuer&agrave; a battersi a favore della sua iniziativa per le famiglie, come pure s&rsquo;oppone con convinzione il 3 marzo a un progetto di statalizzazione delle famiglie e dei bambini.</b></p>
<p style="text-align: justify;"><i><b>Unione democratica di centro</b></i></p>]]>
			</description>
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			<category domain="http://www.udc-ti.ch">
				UDC Svizzera
			</category>
			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[Articolo sulla famiglia: argomentazione assurda e ingannevole del Consiglio federale]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;"><b>Il Consiglio federale prende le cittadine e i cittadini per il naso per ci&ograve; che concerne il nuovo articolo sulla famiglia nella Costituzione federale, sul quale voteremo il 3 marzo 2013. Esso riesce a sottolineare, nella sua argomentazione, l&rsquo;importanza che avrebbe questo nuovo articolo sulla politica familiare, assicurando nel contempo che niente cambier&agrave;. Perch&eacute; allora introdurre un nuovo articolo costituzionale? </b></p>
<p style="text-align: justify;">I documenti relativi alla conferenza stampa tenuta recentemente dal Consiglio federale concernente l&rsquo;articolo sulla famiglia presentano delle contraddizioni grottesche. Si pu&ograve; cos&igrave; leggere nelle &ldquo;Domande e risposte&rdquo; in merito al nuovo articolo costituzionale:<br />
<i>&ldquo;I cantoni devono provvedere a un&rsquo;offerta appropriata di strutture diurne extrafamiliari e parascolastiche (per esempio asili-nido, scuole a orario continuato, asili infantili o mense). Ci&ograve; significa che l&rsquo;offerta dovr&agrave; coprire il fabbisogno in posti d&rsquo;accoglienza. Per contro, non si evidenzia alcun obbligo concreto d&rsquo;azione.&rdquo;</i></p>
<p style="text-align: justify;">Il mandato costituzionale esige dunque la fissazione di obiettivi fondati su un fabbisogno indeterminato. Per raggiungere questi obiettivi, non &egrave; tuttavia necessario prendere delle misure. &Egrave; chiaro? Non si &egrave; inteso alcun argomento politico tanto esoterico quanto assurdo in questi ultimi anni. Queste contraddizioni abbondano nell&rsquo;argomentario del Consiglio federale. La base costituzionale attuale non sarebbe sufficiente ad aiutare le famiglie, ma quella nuova non dovrebbe cambiare nulla, n&eacute; a livello delle competenze n&eacute; generando dei costi supplementari. Come &egrave; possibile? O per riprendere il tono originale degli argomenti del governo:<br />
<i>&ldquo;L&rsquo;art. 115&deg; CF rispetta la competenza dei cantoni. In materia di politica familiare, la competenza &egrave; loro in primo luogo e sta a loro determinare come intendano mettere in atto il mandato costituzionale. Solo se gli sforzi dei cantoni &hellip; non bastassero a migliorare la conciliazione della vita familiare con la vita professionale la Confederazione interverr&agrave;. In questo caso, la Confederazione emaner&agrave; dei princ&igrave;pi validi a livello nazionale. Essa potr&agrave;, per esempio, prescrivere ai cantoni il numero di posti d&rsquo;accoglienza da fornire.&rdquo;</i></p>
<p style="text-align: justify;"><i>&ldquo;La Confederazione e i cantoni sono liberi di mettere in atto come vogliono il mandato di promuovere la conciliazione fra famiglia e lavoro. Sta a loro determinare se desiderano impegnarvisi finanziariamente e, se del caso, in quale misura.<br />
Le conseguenze finanziarie, tanto per la Confederazione quanto per i cantoni, dipendono dunque dall&rsquo;applicazione del nuovo articolo costituzionale e non possono attualmente essere quantificate.&rdquo;</i></p>
<p style="text-align: justify;">In realt&agrave;, il nuovo articolo costituzionale scatener&agrave; una marea di rivendicazioni e una grande estensione sociale. I costi risultanti si quantificheranno in miliardi, a carico del contribuente. L&rsquo;economia si vedr&agrave; dettare delle regole concernenti i suoi modelli di lavoro, un congedo-paternit&agrave; secondo le norme internazionali potr&agrave; in futuro essere imposto. La Confederazione mette in moto un&rsquo;economia pianificata di asili-nido statali, da applicare da parte dei cantoni e dei comuni. Le offerte private a complemento della famiglia e dei genitori responsabili non trovano pi&ugrave; posto in questo concetto.</p>
<p style="text-align: justify;"><b>Non c&rsquo;&egrave; che una sola risposta a tutto ci&ograve;: fermiamo queste assurdit&agrave; il 3 marzo nell&rsquo;urna! </b></p>
<p style="text-align: justify;"><b><i>Unione democratica di centro</i></b></p>]]>
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			<category domain="http://www.udc-ti.ch">
				UDC Svizzera
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			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[Implicare la Svizzera in conflitti militari senza lâavallo del popolo e del Parlamento?]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;"><b>La decisione presa il 15 gennaio dalla Commissione di politica estera del Consiglio nazionale di rifiutare al popolo e al Parlamento il diritto di dire la loro su una candidatura della Svizzera al Consiglio di sicurezza dell&rsquo;ONU &egrave; scioccante e pericolosa agli occhi dell&rsquo;UDC. Un seggio in quest&rsquo;organo &egrave; incompatibile con la neutralit&agrave; e compromette la tradizione dei &ldquo;buoni uffici&rdquo; della Svizzera. &Egrave; dunque indispensabile che il popolo e il Parlamento abbiano l&rsquo;ultima parola su questa faccenda.  </b><br />
<br />
Il Consiglio di sicurezza dell&rsquo;ONU prende parte a conflitti, decreta boicotti e prende la responsabilit&agrave; di interventi militari. &Egrave; quindi impossibile che la Svizzera partecipi a tale organo. Inoltre, la tradizione svizzera dei &ldquo;buoni uffici&rdquo; sarebbe messa in questione. L&rsquo;UDC s&rsquo;oppone perci&ograve; con determinazione a che la Svizzera occupi un seggio nel Consiglio di sicurezza dell&rsquo;ONU.  <br />
<br />
Ci&ograve; che tuttavia l&rsquo;UDC fa pi&ugrave; fatica a comprendere, &egrave; che la Commissione di politica estera del Consiglio nazionale rifiuti al popolo e al Parlamento il diritto di partecipare a una decisione di portata cos&igrave; importante. Essa continuer&agrave; quindi a battersi affinch&eacute; il sovrano e il legislativo federale abbiano la loro parola da dire.</p>
<p style="text-align: justify;"><i><b>Unione democratica di centro</b></i></p>]]>
			</description>
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				UDC Svizzera
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			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
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		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[Se la RSI non Ã¨ pluralista e oggettiva]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;">Negli ultimi tempi sono state rivolte diverse critiche ai responsabili della RSI da parte di esponenti del mondo politico, non solo democentrista. Nello specifico, la frazione parlamentare UDC in Gran Consiglio e il consigliere nazionale Pierre Rusconi hanno tenuto ad esprimere in modo chiaro il loro disappunto relativamente al comportamento censurabile spesso adottato dalla RSI nei confronti nel nostro partito e dei nostri esponenti politici a livello cantonale e federale. Comportamento che ha esasperato e urtato anche la sensibilit&agrave; di molti ticinesi, utenti attenti ed esigenti, che dalla nostra emittente televisiva pubblica si aspettavano e si aspettano ben altro.<br />
Le critiche mosse rimproverano all'emittente pubblica il fatto di avere una ben scarsa attenzione per il pluralismo politico e di ostacolare un equo confronto dialettico di tutti i rappresentanti del popolo nelle sedi e nelle fasce informative principali.<br />
Si tratta chiaramente di un problema annoso che per&ograve; deve essere finalmente affrontato ma, soprattutto, risolto in modo definitivo ed equo per tutti. &Egrave; intollerabile pensare che un'emittente pubblica come la RSI si permetta di adottare un comportamento discriminatorio anzich&eacute; fornire alla popolazione un'informazione corretta ed imparziale. Da che mondo &egrave; mondo il compito dei media consiste nel riportare le notizie e non in quello di scremare o, ancora peggio, di decidere cosa i cittadini debbano sentire o no; questa &egrave; disinformazione!<br />
Da parte nostra sono molte le motivazioni che ci spingono a prendere posizione sulla questione. In primo luogo, la RSI ha il dovere di fornire al cittadino un confronto dialettico, un dibattito politico ed un'informazione equa, completa ed imparziale. Questo &egrave; uno dei requisiti indispensabili per una societ&agrave; democratica, sana e responsabile. Ci&ograve; &egrave; vitale per il coinvolgimento dei cittadini e la crescita di soggetti politici competenti, informati, critici, ma, soprattutto, con capacit&agrave; di giudizio indipendente.<br />
Il ruolo e il compito dell'ente pubblico (RSI), pagato da tutti i cittadini (indipendentemente dal loro credo politico), va infatti ben oltre quello della testata giornalistica. L'etica impone al giornalista pubblico un'attivit&agrave; ben specifica: il compito dell'ente pubblico &egrave; fornire sempre e comunque un prodotto trasparente, completo ed accessibile. Ma, cosa ancora pi&ugrave; importante, l'ente pubblico ha il dovere di garantire, nell'interesse generale, un comportamento che non sia fazioso, parziale o unilaterale. Il futuro dell'informazione oggettiva e completa da parte dell'ente pubblico &egrave; per&ograve; sempre pi&ugrave; messo in discussione ed &egrave; pi&ugrave; che discutibile la scelta di fornire al cittadino un'informazione soggettiva e parziale a chiaro detrimento della credibilit&agrave; e dell'autorevolezza che stanno alla base del mandato conferitogli.<br />
A questo proposito, si riporta un dato interessante contenuto in una recente pubblicazione dell'Osservatorio della vita politica regionale dell'Universit&agrave; di Losanna Verso il parlamento. Candidati, partiti e campagna elettorale nelle elezioni cantonali ticinesi del 2011 : &laquo;L'emittente privata Teleticino ha dedicato alle trasmissioni riguardanti le elezioni e i dibattiti politici ben 1565 minuti di trasmissione! Quasi il doppio di quelle che hanno dedicato LA1 e LA2 messe assieme (919 minuti)&raquo; (pagina 50). Ne dovremmo dedurre che, per la nostra emittente pubblica, sono molto pi&ugrave; importanti altri temi e altri lidi?<br />
Concludo ricordando che le istituzioni pubbliche come la RSI hanno, oltre a tutta una serie di privilegi, anche delle responsabilit&agrave; non irrilevanti di cui devono farsi carico con rigore e assoluta professionalit&agrave;. Sfortunatamente queste istituzioni, questi enti di diritto pubblico, sono pi&ugrave; facilmente oggetto di guasti rispetto ai singoli e ai privati. Ci&ograve; &egrave; dovuto al fatto che hanno un potere tale da riuscire facilmente a provocare danni (anche ingenti) riuscendo nel contempo a limitare la loro esposizione al disonore e alle sanzioni: esse non provando n&eacute; vergogna, n&eacute; rimorso, n&eacute; gratitudine, e neanche benevolenza.<br />
Non &egrave; certo questo che gli utenti ticinesi (tutti, indipendentemente dal loro credo politico) si aspettano dalla loro emittente radiotelevisiva pubblica. &Egrave; nostro vivo auspicio che con il nuovo anno e con le promesse ed i buoni propositi dei dirigenti RSI si cambi rotta e si cominci a lavorare tutti assieme per il bene del nostro Paese.</p>
<p style="text-align: justify;"><br />
<b><i>Dr. med. Orlando Del Don<br />
Deputato UDC in Gran Consiglio </i></b><br />
&nbsp;</p>]]>
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				UDC Ticino
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			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[Interrogazione - Sempre a proposito di risparmi nella pubblica amministrazione]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<h4 style="text-align: center;">Sempre a proposito di risparmi nella pubblica amministrazione:<br />
sarebbe utile avere una visione chiara riguardo ai costi per la fornitura, la manutenzione e la sostituzione di fotocopiatrici, stampanti, fax, computer e telefoni</h4>
<p style="text-align: justify;"><br />
&Egrave; noto a tutti il miserando risultato scaturito dal recente dibattito in merito alle misure di risparmio per sanare i conti dello Stato, sfortunatamente il problema del debito pubblico e dell&rsquo;utilizzo poco parsimonioso delle nostre risorse permane nella sua interezza e complessit&agrave;. In considerazione di ci&ograve;, riteniamo opportuno avviare una serie di verifiche e di chiarimenti con il CdS, in relazione al modo in cui vengono utilizzate queste risorse e riteniamo necessario procedere in modo mirato e puntuale ai relativi correttivi che si renderanno di volta in volta evidenti con una serie di atti parlamentare finalizzati in tal senso.</p>
<p style="text-align: justify;">Iniziamo con la presente interrogazione parlamentare.<br />
Da pi&ugrave; parti si denuncia il fatto che la pubblica amministrazione sia di manica fin troppo larga nella gestione della fornitura, della manutenzione e della sostituzione di: fotocopiatrici, stampanti, computer, telefoni e fax. In particolare si stigmatizza il fatto che queste spese potrebbero essere gestite molto meglio. In questo difficile momento per le finanze del Cantone, con accorgimenti puntuali, sarebbe possibile risparmiare una cifra considerevole.<br />
Ad esempio, laddove vengono spesso sostituite anzitempo apparecchiature ancora in buono stato, valide, efficienti e in grado di assolvere ancora egregiamente il lavoro per il quale sono state concepite.</p>
<p style="text-align: justify;">Con la presente interrogazione si chiede al CdS di voler rispondere alle seguenti domande:</p>
<p style="text-align: justify;"><b>1.</b>	A quanto ammonta il valore di acquisto di queste apparecchiature in dotazione nella pubblica amministrazione?<br />
<br />
<b>2.</b>	Quale &egrave; la durata &ldquo;di vita&rdquo; media di queste apparecchiature? <br />
<br />
<b>3.</b>	Quali sono i criteri adottati per determinare quando queste apparecchiature debbano essere sostituite?<br />
<br />
<b>4.</b>	Chi sono e come vengono scelti i fornitori principali di queste apparecchiature?<br />
<br />
<b>5.	</b>Che tipo di contratti ha stipulato lo Stato per il noleggio, la gestione, la manutenzione, riparazione e<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp; sostituzione di queste apparecchiature?<br />
<br />
<b>6.</b>	I costi di manutenzione e di riparazione sono a carico del fornitore?</p>
<p style="text-align: justify;"><br />
<b><i>Dr. med. Orlando Del Don<br />
Per il Gruppo UDC</i></b></p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>]]>
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				UDC Ticino
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			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[Editoriale Il Paese - Stiamo ancora âtroppo beneâ!]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;">La Berna federale &ndash; ma in un certo senso anche la Bellinzona cantonale &ndash; fa da decenni il bello e il brutto tempo alle spalle del popolo, che per&ograve; chiama puntualmente a pagare le conseguenze delle sue cavolate, spesso addirittura contro la chiara volont&agrave; del popolo svizzero. Quest&rsquo;ultimo, al contrario di quelli degli altri Stati che - non avendo la democrazia diretta, sono costretti a trangugiare rospi di dimensioni Jumbo senza poter dire il classico &ldquo;cip&rdquo; &ndash; esprime spesso e volentieri la sua volont&agrave; su diversi temi, in votazione o anche lanciando iniziative e referendum abbastanza indicativi dell&rsquo;umore corrente anche prima di arrivare al suffragio popolare. Eppure niente, la casta dei politici si considera onnipotente e, ci&ograve; che &egrave; ancora peggio, unica depositaria del &ldquo;meglio per il cittadino&rdquo; anche quando il cittadino &egrave; di tutt&rsquo;altra opinione. Intendiamoci, qualsiasi politico &egrave; tenuto a fare e decidere ci&ograve; che ritiene essere meglio per il cittadino che lo ha eletto e, qualora esista la buona fede, qualche errore gli deve pur essere perdonato. <br />
Ma quando l&rsquo;errore &ndash; o, come succede spesso negli ultimi anni, il cumulo di errori &ndash; &egrave; dovuto alla testarda perseveranza nel ritenere di dover portare avanti una politica ignorando i peraltro palesi segnali contrari lanciati dalla popolazione, ci&ograve; &egrave; un sintomo di una democrazia malata.<br />
Oggi in particolare, abbiamo attorno a noi esempi chiarissimi di come, quando una ragionevole socialit&agrave; diventa il pi&ugrave; sfrenato assistenzialismo, questo possa essere finanziato soltanto facendo debiti e trascinando un paese verso la bancarotta. L&rsquo;UE &egrave; una raccolta ineguagliabile di questi Stati bancarottieri che per anni hanno vissuto ben al di sopra dei propri mezzi, i cui vertici si sono assicurati il consenso popolare spendendo e spandendo a piene mani in quello che non era pi&ugrave; socialit&agrave;, bens&igrave; un invito al parassitismo e alla rinuncia a qualsiasi responsabilit&agrave;.<br />
E oggi, ognuno di questi paesi sta grattando il fondo del barile alla ricerca di soldi con cui continuare a finanziare delle prestazioni cui i poveri non possono e i parassiti non vogliono rinunciare considerandole dei diritti acquisiti. Tassi di disoccupazione da brivido, miseria e prodromi di una rivoluzione armata e cruenta, evitata finora solo grazie a soluzioni palliative e temporanee, facendo appello alla solidariet&agrave; di Stati che in passato si sono comportati meno peggio e quindi oggi hanno qualche soldo da parte (ma attenzione, non in eterno, perch&eacute; un momento o l&rsquo;altro anche questi si troveranno in difficolt&agrave;!).<br />
E la Svizzera? Il nostro paese &egrave; senza dubbio il primo della classe, rispetto al resto del mondo, per quanto riguarda l&rsquo;oculatezza nella gestione del denaro pubblico ma attenzione: a furia di cedere alle pressioni interne da parte di una sinistra &ndash; e per sinistra intendo quella estrema (PS e Verdi) e quella moderata (PPD e PLR) - sempre pi&ugrave; golosa di prestazioni e irresponsabile economicamente, ed esterne da parte di USA, UE e singoli Stati membri di quest&rsquo;ultima alla disperata ricerca di denaro e invidiosi del nostro benessere, continuiamo s&igrave; a essere i primi della classe, ma di una scuola che sta degradandosi pi&ugrave; velocemente delle nostre scuole medie dopo il &rsquo;68!<br />
L&rsquo;UDC ha dedicato il primo giorno del tradizionale seminario che i suoi quadri tengono ogni anno a inizio gennaio a Horn (TG) a sviscerare i problemi delle nostre assicurazioni sociali. Il quadro che ne &egrave; uscito &egrave; desolante e non pu&ograve; non suscitare preoccupazione. Non c&rsquo;&egrave; un&rsquo;assicurazione sociale (AVS, AI, AD, eccetera) che non necessiti di un risanamento di miliardi. Nel 2009 abbiamo votato un aumento &ldquo;temporaneo&rdquo; (fino al 2017 dell&rsquo;IVA, per risanare l&rsquo;assicurazione invalidit&agrave; (AI). Ecco qui di seguito un esempio di come si stia anche noi andando verso una gestione pi&ugrave; &ldquo;allegra&rdquo; per compiacere la sinistra.<br />
Nella sua campagna di voto del <b>27 settembre 2009</b>, il Consiglio federale diceva: &ldquo;Tappa fondamentale del piano di risanamento, il progetto in questione consentir&agrave; di <b>colmare il disavanzo dell&rsquo;AI e di bloccare la forte crescita del suo indebitamento</b> nonch&eacute; di sgravare definitivamente l&rsquo;AVS dal pagamento degli scoperti dell&rsquo;AI&rdquo;. <br />
E l&rsquo;Ufficio federale delle assicurazioni sociali (UFAS) diceva: &ldquo;L&rsquo;AI deve risparmiare circa <b>1,1 miliardi CHF l&rsquo;anno</b>.<br />
23 giugno 2010: progetto di revisione in consultazione, sono solo <b>700 milioni CHF</b>.<br />
11 maggio 2011: progetto del Consiglio federale, i <b>milioni CHF sono soltanto 325</b>.<br />
12 dicembre 2012: progetto uscito dal dibattito al Consiglio nazionale, ca.<b> 18 milioni CHF</b>.<br />
Nel 2013 il progetto passer&agrave; al Consiglio degli Stati e si vedr&agrave;.<br />
&Egrave; chiaro che se questa &egrave; la seriet&agrave; con cui si affronta il problema del risanamento delle nostre opere sociali, stiamo freschi, <b>altro che ripristinare il precedente tasso d&rsquo;IVA nel 2017! </b><br />
Nel contempo, per&ograve;, paghiamo soldi al fondo di coesione dell&rsquo;UE (1,3 miliardi l&rsquo;anno scorso, verosimilmente altrettanto quest&rsquo;anno), partecipiamo con un po&rsquo; di miliardi al Fondo Monetario Internazionale, senza parlare di aiuto allo sviluppo o di accordi con l&rsquo;UE per i quali paghiamo centinaia di milioni (vedi Schengen che ci costa un centinaio di milioni invece dei previsti 7,4 l&rsquo;anno).<br />
E tutto va avanti cos&igrave; nella quasi totale (quasi, perch&eacute; l&rsquo;UDC ci pensa, eccome se ci pensa) inconsapevolezza che anche noi, sebbene un po&rsquo; pi&ugrave; adagio, stiamo correndo incontro alla catastrofe. Perch&eacute;, come qualcuno ha fatto rimarcare, per il momento stiamo sempre ancora &ldquo;troppo bene&rdquo;. Ma la disoccupazione aumenta anche da noi, aiutata ora dal sciagurato accordo di libera circolazione delle persone che lascia a casa i nostri lavoratori per dare impiego a quelli stranieri, se si va avanti cos&igrave; con lo sperpero nelle istituzioni sociali, a breve o medio termine non ci saranno pi&ugrave; i soldi per finanziarle. Gi&agrave; oggi, prendiamo i premi delle generazioni pi&ugrave; giovani per pagare le rendite pensionistiche degli anziani &ndash; sistema che aveva una sua logica nell&rsquo;AVS, ma che non era stato previsto per il II&deg; pilastro. Domani diremo a chi ha pagato i premi per tutta la vita che la sua pensione non la vedr&agrave; mai perch&eacute; con i suoi contributi abbiamo mantenuto i beneficiari di oggi &ndash; e, tutto sommato, non sarebbe il peggiore dei mali &ndash; ma, soprattutto, perch&eacute; abbiamo sperperato in modo generale per le ambizioni europeistiche e internazionalistiche di pochi, importi che coprirebbero decine di volte il fabbisogno delle nostre assicurazioni sociali? <br />
Sarebbe bene che a Berna si facesse attenzione a non esasperare il popolo, perch&eacute; la storia ci insegna che le rivoluzioni finiscono sempre nel sangue. Finora non rientrava nel DNA degli Svizzeri, ma oggi siamo nell&rsquo;era della multiculturalit&agrave;. E potremmo avere delle brutte sorprese.</p>
<p style="text-align: justify;"><b><i>Eros N. Mellini</i></b><br />
&nbsp;</p>]]>
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			<category domain="http://www.udc-ti.ch">
				UDC Ticino
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			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[I temi principali della sessione invernale delle Camere]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;">Tra novembre e dicembre ha avuto luogo l&rsquo;ultima sessione delle Camere per il 2012. In una Berna gelida e innevata, diversi sono stati i temi che hanno scaldato le discussioni.<br />
Dal punto di vista dell&rsquo;UDC, il tema principale &egrave; stato senz&rsquo;altro l&rsquo;iniziativa popolare per l&rsquo;elezione diretta del Consiglio federale da parte del popolo. Purtroppo questa nostra proposta &egrave; stata bocciata dal Consiglio nazionale. Sar&agrave; ora per&ograve; il popolo ad avere l&rsquo;ultima parola ed &egrave; perci&ograve; importante che anche in Ticino si costituisca un fronte favorevole a quest&rsquo;iniziativa. Innanzitutto, l&rsquo;iniziativa porrebbe fine ai giochetti delle Camere che nulla hanno a che vedere con la volont&agrave; popolare: &egrave; palese che l&rsquo;attuale composizione del Consiglio federale non rappresenta quanto espresso dal popolo alle elezioni federali del 2011, con l&rsquo;UDC sottorappresentata ed un partito (il PBD) che con un misero 5% siede in governo! Per un candidato ticinese al Consiglio federale l&rsquo;iniziativa potrebbe rappresentare un&rsquo;opportunit&agrave; per far s&igrave; che anche i nostri candidati si facciano conoscere in tutto il Paese, partecipando a dibattiti e trasmissioni televisive, cosa oggi piuttosto rara.<br />
Un&rsquo;altra importante iniziativa trattata durante la sessione &egrave; quella presentata dal Gruppo per una Svizzera senza esercito. Non potendo raggiungere direttamente tale scopo, questo gruppo tenta ora d&rsquo;indebolire il nostro esercito di milizia chiedendo l&rsquo;abolizione dell&rsquo;obbligo di servire. Ci&ograve; avrebbe fatalmente quale conseguenza l&rsquo;istituzione non di un esercito di volontari bens&igrave; di professionisti, con tutti i rischi del caso. Paesi che hanno adottato questo sistema dimostrano poi che i costi dell&rsquo;esercito non diminuirebbero per nulla. L&rsquo;iniziativa, dopo essere stata bocciata dal Nazionale, passer&agrave; ora al vaglio degli Stati e sar&agrave; in seguito sottoposta al popolo.<br />
Il Consiglio nazionale ha poi accettato tacitamente d&rsquo;integrare la galleria Mappo-Morettina nella rete delle strade nazionali, il che permetter&agrave; al nostro cantone di risparmiare diversi milioni di franchi sulla manutenzione ogni anno: un bel successo per il Ticino!<br />
Sul fronte dell&rsquo;attivit&agrave; dell&rsquo;UDC Ticino in Consiglio nazionale, da segnalare una nuova interpellanza sulla libera circolazione delle persone, dopo le dichiarazioni della consigliera federale Doris Leuthard in merito ad un rafforzamento della stessa: chiarezza &egrave; stata chiesta su cosa significhi ci&ograve; concretamente, sugli effetti negativi che ne deriverebbero e sulle misure accompagnatorie che verranno prese.<br />
Inoltre, la battaglia per salvare l&rsquo;orso M13 ha visto diversi capitoli durante questa sessione: dopo che la risposta ad una domanda su un possibile spostamento dell&rsquo;orso invece di un suo abbattimento &egrave; stata giudicata insoddisfacente, abbiamo depositato un&rsquo;interrogazione ma soprattutto un postulato firmato anche da numerosi esponenti di tutti i partiti che chiede al Consiglio federale di redigere un rapporto sulla gestione attuale dell&rsquo;orso e sui passi che intende intraprendere in futuro per migliorarne la gestione.<br />
Il prossimo appuntamento &egrave; fissato per il mese di marzo con la sessione primaverile delle Camere.</p>
<p style="text-align: justify;"><b><i>Pierre Rusconi, consigliere nazionale<br />
Luca Paltenghi, assistente parlamentare<br />
</i></b></p>]]>
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			<category domain="http://www.udc-ti.ch">
				UDC Svizzera
			</category>
			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[Ancora in merito al preventivo cantonale 2013: Ã¨ ora di fare sul serio!]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;">Nelle scorse settimane ho seguito con molto interesse la presentazione del preventivo 2013 del Cantone, le prese di posizione dei vari partiti, le discussioni del Gran Consiglio, i dibattiti televisivi e quant&rsquo;altro. Ancora una volta, la politica ticinese ha confermato quanto pensavo da tempo: siamo un Cantone con grandi difficolt&agrave; nell&rsquo;affrontare i problemi! Sono anni che sentiamo parlare di riforma dei compiti dello Stato, della riduzione del debito pubblico, dell&rsquo;ottimizzazione dei servizi e di altre fantastiche proposte. Concretamente per&ograve;, solo in poche occasioni ho avuto modo di sentire delle chiare e attuabili soluzioni che permetterebbero di migliorare la situazione. Quale Sindaco di un modesto Comune del Malcantone, mi permetto di fare qualche considerazione in merito alla situazione che attanaglia oramai il nostro Cantone da anni. Ritengo ci si debba chiedere da cosa &egrave; causata questa incapacit&agrave; della politica ticinese nell&rsquo;affrontare il problema alla radice.  Se consideriamo gli aspetti tecnici del problema, &egrave; inevitabile che lo Stato non ha seguito l&rsquo;evoluzione del mondo esterno, rivelandosi ancora a tutt&rsquo;oggi pesante, poco flessibile, estremamente costoso e incapace, o non intenzionato ad adattarsi alla nuova situazione. Se facciamo un parallelo con l&rsquo;economia privata, &egrave; evidente che se un&rsquo;azienda lavorasse nelle stesse condizioni descritte, avrebbe vita corta, vedendosi nel giro di poco tempo costretta al fallimento. &Egrave; pur vero che lo Stato ha un altro compito, ovvero garantire i servizi e le prestazioni alla cittadinanza, tenendo conto di avere un giusto equilibrio con i costi generati. Sicuramente quanto ci mostra l&rsquo;economia privata non &egrave;  tutto oro colato, basti pensare ad alcuni eccessi nella razionalizzazione dei costi. Ritengo per&ograve; che per avere uno stato efficiente e migliore, si debba passare per forza di cose da una professionalizzazione della gestione dell&rsquo;&rdquo;Impresa Stato&rdquo;, prendendo qualche spunto anche dall&rsquo;economia privata. Malauguratamente, alcuni anni orsono, il popolo ticinese ha bocciato l&rsquo;iniziativa che voleva introdurre la meritocrazia.  Poteva sicuramente essere una base di partenza, incentivando impegno e motivazione tra i dipendenti, ma purtroppo la paura ha prevalso. La riforma dei compiti dello Stato, come la razionalizzazione dei costi d&rsquo;esercizio deve dunque diventare una priorit&agrave; del Consiglio di Stato e del parlamento. Accolgo positivamente la proposta di dare mandato ad un entit&agrave; esterna che potrebbe aiutare la politica ad analizzare la situazione attuale e proporre soluzioni future, senza condizionamenti politici di alcuna sorta. Il Municipio che rappresento, come in numerosi altri Comuni, si sono opposti ai riversamenti dei costi previsti nel preventivo verso le amministrazioni locali, chiedendo di non utilizzare i Comuni come capro espiatorio nell&rsquo;intento di trovare qualche milione per migliorare il bilancio cantonale.<br />
Negli ultimi anni, le amministrazioni locali si sono viste appioppare una serie di compiti e relativi costi che il Cantone ha  viepi&ugrave; dismesso. Anche nel futuro prossimo, i compiti demandati ai Comuni saranno sempre pi&ugrave; importanti. Basti pensare alla riorganizzazione della scuola pubblica, dove il numero massimo di allievi verr&agrave; diminuito, creando pertanto pi&ugrave; sezioni. La figura del direttore didattico diventer&agrave; obbligatorio, la creazione dei corpi di polizia strutturati intercomunali e tanto altro ancora, con i costi che saranno naturalmente a carico dei Comuni. Anche le varie amministrazioni locali, da qualche anno stanno sentendo gli effetti della crisi economica, che a mio modesto avviso non ha ancora raggiunto l&rsquo;apice. A dimostrazione del fatto che anche il Municipio di Monteggio &egrave; preoccupato e vigile sulla situazione economica, nel preventivo 2013 del Comune prevediamo minori entrate fiscali pari al 30%. Buona parte dei Comuni sta facendo un riassetto della spesa pubblica, cercando ogni anno di pareggiare il bilancio. Tocca ora dunque al Cantone, in particolare il parlamento dare il buon esempio, con una spallata agli arroccamenti partitici, creando spazio per il dialogo e la condivisione delle giuste soluzioni e i relativi compromessi per raggiungere l&rsquo;obiettivo.<br />
Come Sindaco, ma in particolare come cittadino di questo Cantone, chiedo ai politici ticinesi, di prendere sul serio la problematica in questione. Ritengo sia ora di mettere da parte gli schieramenti partitici, che troppo spesso hanno condizionano scelte, discussioni e l&rsquo;esito della risoluzione dei problemi, in favore di una sana politica che possa rispondere ai bisogni dei cittadini ticinesi. Spero dunque che questa situazione di impasse e di mancanza di progettualit&agrave; possa cessare, dando inizio alla pianificazione del Ticino dei prossimi 20 anni!</p>
<p style="text-align: justify;"><b><i>Piero Marchesi<br />
Sindaco di Monteggio</i></b><br />
&nbsp;</p>]]>
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			<category domain="http://www.udc-ti.ch">
				Distretti
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			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[Visita a Palazzo per i simpatizzanti dellâUDC Ticino]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;">Luned&igrave; 10 dicembre, un folto gruppo di simpatizzanti dell&rsquo;UDC Ticino si sono recati a Berna per visitare Palazzo federale. Dopo una mezz&rsquo;ora di visita guidata in cui sono stati illustrati i principali aspetti storici, culturali e architettonici di Palazzo federale, con breve sosta sulle tribune del Consiglio degli Stati, i nostri amici hanno avuto la possibilit&agrave; di ascoltare dalla viva voce del consigliere nazionale Pierre Rusconi i temi principali che occupano le sedute del Consiglio nazionale e delle commissioni, nonch&eacute; alcuni aneddoti legati alla politica federale. La visita si &egrave; conclusa con la possibilit&agrave; di assistere per un&rsquo;oretta dalla tribuna ai dibattiti della Camera del popolo.<br />
Si &egrave; trattato di un&rsquo;occasione importante per rendere partecipi i membri dell&rsquo;UDC Ticino dei temi che il nostro partito porta avanti a livello federale. Dato il successo dell&rsquo;evento, per il quale teniamo nuovamente a ringraziare tutti i partecipanti, in futuro verranno sicuramente organizzate altre occasioni simili.</p>
<p style="text-align: justify;"><b><i>Pierre Rusconi </i></b>e<b><i> Luca Paltenghi</i></b></p>
<p style="text-align: justify;"><br />
Nella foto allegata, i partecipanti alla visita con il presidente UDC TI Gabriele Pinoja e il consigliere nazionale Pierre Rusconi.<br />
&nbsp;</p>]]>
			</description>
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			<category domain="http://www.udc-ti.ch">
				UDC Ticino
			</category>
			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[Maggia: LâUDC / SVP / Ex â Agrari chiede lumi sul paventato declassamento dellâOspedale âLa CaritÃ â ]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;">Nella recente seduta di Consiglio Comunale, l&rsquo;UDC ha espresso le proprie preoccupazioni inerenti la ristrutturazione proposta dall&rsquo;EOC.</p>
<p style="text-align: justify;">Non &egrave; dato a sapersi quale sia la ristrutturazione nel suo specifico, (eliminazione di reparti, servizi o altro) ma il progetto di riforma proposto dall&rsquo;EOC intende declassare il nosocomio di Locarno (Ospedale &ldquo;La Carit&agrave;&rdquo;), togliendo la medicina acuta, rendendolo cos&igrave; a tutti gli effetti &ldquo;Ospedale per sole cure di base&rdquo;.<br />
La preoccupazione del gruppo <b>UDC / SVP / Ex- Agrari </b>&egrave; che, una volta di pi&ugrave;, le zone periferiche e discoste del Cantone come la Vallemaggia, subiscano un ulteriore disservizio, divenendo cos&igrave; ancora pi&ugrave; isolate. Nella recente storia della valle, i residenti hanno gi&agrave; subito e risentito di queste riorganizzazioni, con alcune delle quali la comunit&agrave; ha perso tutto (declassamento dell&rsquo;Ospedale di Cevio in casa anziani), mentre in altre, per fortuna, con interventi politici corretti, qualcosa &egrave; stato mantenuto (vedi riduzione uffici postali con la riforma de La Posta). <br />
Seppure da un lato si possa comprendere una razionalizzazione delle spese a seguito del continuo lievitare dei costi sanitari, dall&rsquo;altro non &egrave; ammissibile che un servizio pubblico vada a creare zone di categoria privilegiata a discapito di altre.<br />
La situazione che si prospetta all&rsquo;orizzonte per la valle e per i suoi abitanti non &egrave; sostenibile. &Egrave; impensabile che per determinate cure - s&igrave; specialistiche, ma comunque di base - si debba fare una trasferta chilometrica con i relativi costi che ne derivano (sia effettuata da privati ma anche e soprattutto da un servizio di soccorso), specialmente se i pazienti sono anziani o bambini. Una necessit&agrave; del paziente, per un buon decorso della sua malattia, &egrave; quello della vicinanza delle persone a lui care, cosa che con la riforma pensata dall&rsquo;EOC, rispettivamente dalla conformazione del nostro territorio, verrebbe a mancare. La possibilit&agrave; delle cure &egrave; quindi importante, non solo per la persona che le necessita, ma anche per tutta la comunit&agrave; (si tenga presente che non tutte le persone, o nuclei famigliari, hanno la possibilit&agrave; di muoversi con mezzi privati; i tempi di percorrenza poi, come pure i limiti di orario e le tariffe dei trasporti pubblici per recarsi a Bellinzona o a Lugano, per noi domiciliati nella Valle, sono a tutti noti). <br />
Non va comunque dimenticato l&rsquo;aspetto dell&rsquo;occupazione e dell&rsquo;attrattivit&agrave; per la forza lavoro della regione, di cui l&rsquo;Ospedale &ldquo;La Carit&agrave;&rdquo; &egrave; un importante datore di lavoro, che verrebbe a mancare con la riforma prospettata, con effetti anche sull&rsquo;insediamento domiciliare dei lavoratori nel nostro comprensorio e con ripercussioni economiche non solo per i cittadini, ma anche per le amministrazioni comunali.</p>
<p style="text-align: justify;">&Egrave; per queste preoccupazioni, che gli esponenti UDC di Maggia, Simone Franceschini e Ermes Agostini, hanno chiesto al Municipio di volersi attivare, non da solo, ma coinvolgendo gli altri comuni della valle rispettivamente l&rsquo;ASCOVAM, ponendo all&rsquo;esecutivo le seguenti domande:</p>
<p style="text-align: justify;"><b>1.</b>	Il Municipio ne &egrave; a conoscenza della riforma intenzionata ad adottare l&rsquo;EOC? <br />
<b><br />
2.</b>	Cosa comporterebbe, dal lato pratico, al Comune ma anche ai cittadini, detta riforma? <br />
<br />
<b>3.</b>	Quali le conseguenze? <br />
<br />
<b>4.</b>	Quali i servizi che andrebbero &ldquo;persi&rdquo; o meglio trasferiti da Locarno a Bellinzona o ad altro istituto? <br />
<br />
<b>5.	</b>Non ritiene opportuno il Municipio prendere posizione ufficiale su questa paventata riforma, palesando ai diretti interessati le nostre preoccupazioni, il disappunto e non solo, prima che la stessa divenga effettiva a tutti gli effetti, e a farne le spese siano i nostri abitanti? <br />
<br />
<b>6.</b>	Non ritiene il Municipio, che delle nostre preoccupazioni debbano essere portati a conoscenza i Municipi della Valle, chiedendo un loro parere, e come pure della situazione debba essere discusso all&rsquo;interno dell&rsquo;ASCOVAM? <br />
<br />
<b>7.	</b>L&rsquo;Esecutivo non ritiene auspicabile un coinvolgimento di tutti i comuni della Valle (con particolare riguardo per quelli pi&ugrave; a nord, che saranno i pi&ugrave; toccati da questa misura), i quali gi&agrave; in passato hanno subito di pi&ugrave; delle riforme dell&rsquo;EOC, cos&igrave; da muoversi uniti con intenti comuni?</p>
<p style="text-align: justify;"><br />
Nel corso della seduta, i consiglieri comunali hanno anche sollevato, tramite interpellanza,  la problematica della manutenzione delle strade comunali, in particolare per quanto attiene alla formazione di ghiaccio. Su segnalazioni e richieste di cittadini a loro giunte, rafforzate da  constatazioni personali, &egrave; stato notato che in occasione del primo evento meteorologico della stagione, il servizio di sgombero neve abbia risposto in maniera discreta. Purtroppo non &egrave; stato cos&igrave; per il prosieguo della &ldquo;cura&rdquo; dello stato delle strade; in effetti ci sono gi&agrave; stati abitanti rovinati a terra a seguito del formarsi di ghiaccio sui vari percorsi (per fortuna senza conseguenze gravi), a seguito dello scioglimento diurno dei cumuli e dei depositi di neve a lato strada.<br />
I consiglieri comunali UDC hanno comunque constatato che sulle vie pi&ugrave; trafficate, negli scorsi giorni &egrave; stato sparso del ghiaietto per far fronte a questa situazione. Questo agire, a loro modesto modo di vedere (richiamato anche un rapporto degli anni 90 dell&rsquo;USTRA, il quale metteva a confronto i molteplici aspetti sulla scelta di utilizzo tra ghiaietto e sale), non &egrave; stata una soluzione ottimale, per motivi economici (costi d&rsquo;acquisto), ecologici (inquinamento zone limitrofe), danni a infrastrutture (canalizzazioni, deposito all&rsquo;interno degli scoli di evacuazione delle acque piovane), costi di recupero, smaltimento e di pulizia delle vie.<br />
Per questi motivi, il Municipio &egrave; stato sollecitato a voler trovare soluzioni in tempi brevi, onde evitare conseguenze indesiderate, ponendo a quest&rsquo;ultimo le seguenti domande:<br />
<br />
<b>a.</b>	Il Municipio non ritiene che lo spargimento di sale sia pi&ugrave; consono, economico all&rsquo;obiettivo prefissato, con minori ripercussioni sulle conseguenze dirette e indirette? <br />
<br />
<b>b.</b>	A chi l&rsquo;onere di vigilare sullo stato delle strade e la cura delle stesse durante il periodo invernale? Non rientra nei punti del mandato di appalto assegnato agli operatori esterni?<br />
<br />
<b>c.</b>	 Chiediamo quindi al Municipio, sostenuti dall&rsquo;art. 59 del CO, di valutare l&rsquo;introduzione, nei giorni in cui vi &egrave; concreta necessit&agrave;, di un giro di spargimento di sale negli orari pi&ugrave; idonei (mattino e sera), in particolare nelle vie pi&ugrave; a rischio e pi&ugrave; utilizzate dai cittadini; rendiamo pure attento il Municipio sui contenuti, sulle possibili responsabilit&agrave; e conseguenze, dettate dall&rsquo; art. 58 cpv 1 del  CO, il quale recita: &quot;<b><i>Il proprietario di un edificio o di un&rsquo;altra opera &egrave; tenuto a risarcire i danni cagionati da vizio di costruzione o da difetto di manutenzione</i></b>&quot;.</p>
<p style="text-align: justify;">Provocatoriamente, riguardo ai problemi di viabilit&agrave; che caratterizzano la Valle, nello specifico la tratta Ponte Brolla - Solduno, gli esponenti UDC, sulla scorta di quanto deciso nell&rsquo;ultima seduta di Consiglio Comunale di Avegno &ndash; Gordevio, hanno chiesto al Municipio di allinearsi alla presa di posizione dell&rsquo;Esecutivo di questo comune. I consiglieri comunali, consapevoli che la fattispecie non rientra nelle competenze demandate al CC dalla LOC, hanno chiesto al Municipio a che punto sono gli studi sulle soluzioni della viabilit&agrave; nel comparto della &ldquo;rotonda di Solduno&rdquo; (vicinanze Carioca); chiedendo per l&rsquo;appunto, a sostegno di quanto far&agrave; il Municipio di Avegno - Gordevio, che pure Maggia si attivi per mandare a chi di dovere<b> un segnale politico forte e unito dalla Valle</b>, su questa problematica viaria, che da anni condiziona (aspetti di vivibilit&agrave;, mobilit&agrave;, turistici, economici, &hellip;) la nostra regione, chiedendo addirittura provocatoriamente l&rsquo;<b>eliminazione della rotonda</b>, ripristinando cos&igrave; la situazione antecedente pi&ugrave; funzionale.<br />
<br />
<b>La sezione UDC / SVP / Ex - Agrari della Vallemaggia, unitamente a Montagna Viva</b>, movimento di Germano Mattei con il quale ha una stretta collaborazione, colgono l&rsquo;occasione per ringraziare tutti i simpatizzanti e i sostenitori, augurando a tutta la comunit&agrave; della Valle, nonch&eacute; ai rispettivi Esecutivi e Legislativi dei vari comuni i loro migliori auguri per il 2013.</p>
<p style="text-align: justify;"><b><i><br />
Agostini Ermes e Franceschini Simone   <br />
Consiglieri comunali UDC Maggia<br />
<br />
</i></b></p>]]>
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				Distretti
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			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[A Lugano una poltrona per due]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;">L'omonimo film che ci viene riproposto ad ogni Natale, e che risale al 1983, &egrave; un emblema di quel che sta per accadere a Lugano per l'imminente tornata elettorale. Due pretendenti che nel film si scambiano i ruoli. Il titolare della poltrona la perde a favore del nuovo venuto ma se la riprende grazie ad un'intesa tra i due.<br />
Profetico? Forse ce lo potremmo augurare, dato che al di l&agrave; delle scaramucce elettorali entrambi hanno a cuore il bene della citt&agrave;.<br />
Giorgio Giudici si &egrave; prestato per un'altra tornata triennale e il suo sfidante Marco Borradori ha certamente mire temporali maggiori. L'anagrafe &egrave; impietosa ma anche le aspettative di Lugano citt&agrave; non consentono uno stallo istituzionale. La crisi non risparmia nessuno e l'ente pubblico &egrave; confrontato con problemi irrisolti quali la sorte del Casin&ograve;, l'ex macello, l'assetto di Cornaredo e il Campo Marzio, solo per citarne alcuni.<br />
Situazioni non facili da dirimere che rischiano di ingenerare tensioni e opposizioni da pi&ugrave; fronti. Come accade sovente (vedi secondo mandato presidenziale negli Stati Uniti), le scelte forti possono essere meglio fatte da chi non deve pi&ugrave; sottoporsi ad un verdetto popolare. Se l'attuale sindaco confermasse l'intenzione di porre fine alla sua lunga e onorata carriera nel 2016, potrebbe incidere e impostare le scelte future senza il timore di perdere consensi: non ne avrebbe pi&ugrave; bisogno.<br />
Per Borradori sarebbe forse l'occasione di reinserirsi nei meccanismi cittadini, che sono pi&ugrave; diretti e meno tattici di quelli cantonali. Potrebbe partecipare, contribuire e modellare il suo avvenire senza gli inciampi nella ricerca del consenso elettorale futuro. Una sorta di &laquo;agreement&raquo; che al di l&agrave; delle elezioni darebbe a Lugano una continuit&agrave; partorita dall'esperienza unita al rinnovamento necessario. Fantasia? Forse, ma che contribuirebbe a fare della politica un esercizio costruttivo e non solo una corsa al potere. Una poltrona per due, che i protagonisti del film si dividono equamente, potrebbe essere una soluzione per il futuro della citt&agrave; di Lugano.</p>
<p style="text-align: justify;"><b><i>Pierre Rusconi<br />
Consigliere nazionale UDC </i></b><br />
&nbsp;</p>]]>
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				Distretti
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			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[Interrogazione - I soldi della Camorra per la nostra sicurezza]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;">Lodevole Consiglio di Stato,</p>
<p style="text-align: justify;">grazie a una riuscita collaborazione internazionale tra Svizzera e Italia &egrave; stato realizzato un sequestro di valori patrimoniali (di provenienza illecita) ai danni della Camorra. In un recente comunicato, l&rsquo;Ufficio federale di giustizia ha fatto sapere che nel 2001 il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere aveva presentato alla Svizzera una domanda di assistenza giudiziaria nel quadro di un procedimento penale avviato contro una persona indiziata di riciclaggio di denaro e finanziamento di diverse organizzazioni mafiose. Ora che l&rsquo;operazione &egrave; conclusa, Svizzera ed Italia si divideranno circa 14 milioni di euro.<br />
<br />
Nel corso della trasmissione &ldquo;Il Quotidiano&rdquo; di luned&igrave; 7 gennaio 2013 &egrave; stato precisato che, sulla base di una legge federale ben specifica, dal momento che il sequestro &egrave; avvenuto proprio nel nostro Cantone, due decimi dell&rsquo;importo sequestrato spettano al Ticino. Ci&ograve; equivarrebbe ad un ammontare approssimativo di 2,76 milioni di euro. Sebbene a questa cifra debbano essere sottratti i costi e le spese della procedura giudiziaria, sembrerebbe che il Ticino potr&agrave; comunque beneficiare di un notevole introito.<br />
<br />
Inoltre, a complemento di questo atto parlamentare, ci permettiamo di rammentare che in data 26 settembre 2012 il gruppo parlamentare UDC aveva chiesto di attivare in tempi brevi un Osservatorio ticinese di criminologia, criminalistica e vittimologia. Ci&ograve; in considerazione del preoccupante incremento della criminalit&agrave; e della violenza in Ticino. Negli ultimi mesi la situazione si &egrave; ulteriolmente aggravata e le prospettive sono ora molto preoccupanti. Putroppo, a tutt&rsquo;ora, non abbiamo avuto alcuna risposta da parte del Consiglio di Stato.</p>
<p style="text-align: justify;"><br />
Con la presente Interrogazione parlamentare chiediamo pertanto al CdS di voler da seguito alle seguenti domande:<br />
<b><br />
1.	</b>Quale &egrave; la cifra esatta (tolte le spese) che toccher&agrave; al Canton Ticino?<br />
<b>2.</b>	Il CdS, alla luce della recrudescenza della criminalit&agrave; che ha colpito il nostro Cantone, &egrave; disposto ad investire<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp; questo denaro nel campo della sicurezza? <br />
<b>3.</b>	Quali progetti concreti potrebbero essere immediatamente avviati per contrastare il dilagante fenomeno della<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp; delinquenzasul nostro territorio?</p>
<p style="text-align: justify;"><br />
<b><i>Con ogni ossequio,<br />
Marco Chiesa, Lara Filippini, Gabriele Pinoja, Orlando Del Don, Eros Mellini</i></b><br />
&nbsp;</p>]]>
			</description>
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				UDC Ticino
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			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[La Svizzera non ha bisogno di nuovi accordi con lâUE]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;"><b>L'UDC invita il Consiglio federale a reagire con serenit&agrave; all&rsquo;ultima lettera di Jos&eacute; Barroso, presidente della Commissione europea, concernente i rapporti Svizzera/UE.  La Svizzera non ha bisogno di nuovi accordi con l&rsquo;UE. Bruxelles esige una ripresa dinamica del diritto UE nei settori toccati dagli accordi attuali e futuri. Tantomeno l&rsquo;UE accetta la giurisdizione nazionale in questi settori, chiedendo invece un meccanismo istituzionale analogo a quello previsto nel trattato SEE. E, per buona misura, s&rsquo;attende nuovi pagamenti di coesione. Non c&rsquo;&egrave; alcuna ragione perch&eacute; la Svizzera faccia nuove concessioni.</b></p>
<p style="text-align: justify;">Entrare in materia sulle pretese dell&rsquo;UE significa accettare un trattato coloniale del tipo SEE e cedere al ricatto. Il Consiglio federale &egrave; gi&agrave; andato troppo oltre con le sue proposte fatte l&rsquo;estate scorsa alla Commissione UE nella questione istituzionale. La Svizzera non ha attualmente alcun bisogno di concludere nuovi accordi con l&rsquo;UE. In realt&agrave;, gi&agrave; gli accordi esistenti creano parecchi problemi (per esempio la libera circolazione delle persone, Schengen) che il Consiglio federale dovrebbe finalmente comunicare a Bruxelles. Il Consiglio federale non deve in alcun caso reagire con nuove concessioni alle rivendicazioni della Commissione europea. L&rsquo;UDC respinge con determinazione anche dei versamenti supplementari al fondo di coesione a seguito dell&rsquo;adesione all&rsquo;UE della Croazia. Niente giustifica tale contributo.</p>
<p style="text-align: justify;"><b><i>Unione democratica di centro</i></b></p>]]>
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			<category domain="http://www.udc-ti.ch">
				UDC Svizzera
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			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[Votazione del 3 marzo 2013 relativa allâarticolo sulla famiglia â PerchÃ© il gruppo parlamentare dellâUDC Ã¨ contrario]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;"><b>NO alla statalizzazione della famiglia</b></p>
<p style="text-align: justify;"><b>Il decreto federale sulla politica familiare &egrave; un progetto le cui conseguenze sono difficilmente percettibili. Finora era chiaro: la famiglia &egrave; una faccenda privata. La responsabilit&agrave; dell&rsquo;educazione e della cura dei figli incombe sui genitori. Essi hanno dei diritti e dei doveri specifici. In caso di problemi, i primi responsabili sono i comuni, nei quali le commissioni degli affari sociali trattano le differenti necessit&agrave;. Esistono qua e l&agrave; degli atti giuridici quadro cantonali. L&rsquo;articolo proposto cambia le carte in tavola: gli affari familiari saranno dichiarati affari federali. A prima vista, il progetto appare simpatico e inoffensivo: chi non desidera che la Confederazione tenga conto &ldquo;dei bisogni delle famiglie&rdquo;? Non dovrebbe essere possibile conciliare gli obblighi familiari e attivit&agrave; lucrativa? </b><br />
Ma non di questo si tratter&agrave; il 3 marzo. Ci&ograve; che sembra conciso, in realt&agrave; &egrave; pericoloso e caro: il decreto federale in questione mira a estendere considerevolmente lo Stato sociale. Le nuove competenze della Confederazione, di grande ampiezza, si riveleranno onerose per i contribuenti: il numero di diritti che possono derivare dal nuovo articolo costituzionale &egrave; talmente rilevante che le conseguenze finanziarie prenderanno una dimensione insospettata.</p>
<p style="text-align: justify;"><b>Lo Stato si occupa di tutto</b><br />
Ci si domanda, a giusta ragione, cosa sia ancora privato oggigiorno. La legge regoler&agrave; ben presto fino all&rsquo;ultimo dettaglio della nostra vita. Ci si accorge che degli importanti settori un tempo strettamente pertinenti alla vita familiare, stanno passando sotto la competenza di organi statali. Cosa vale oggi la protezione della vita privata e familiare, quale &egrave; garantita dalla nostra Costituzione federale? Il difficile equilibrio fra libert&agrave; e sicurezza &egrave; evidente. Una volta, le libert&agrave; garantite per legge erano percepite come dei diritti di difesa contro le ingerenze statali. La societ&agrave; del comfort attuale si caratterizza tuttavia per una mentalit&agrave; vieppi&ugrave; rivendicatrice. Cos&igrave;, la libert&agrave; di stampa non &egrave; pi&ugrave; vista come una protezione contro gli interventi statali aventi per bersaglio la stampa e la televisione, bens&igrave; come un mandato di prestazioni dato allo Stato a titolo di &ldquo;servizio pubblico&rdquo;, che l&rsquo;obbliga a mettere a disposizione dei programmi il pi&ugrave; possibile completi. Si dovrebbe credere che il miglior sistema per proteggere la libert&agrave; personale sarebbe che lo Stato prenda il massimo numero possibile di decisioni al posto dei cittadini. Anche nei settori dello sport, della cultura e della religione i servizi statali hanno una crescente influenza. Grazie a dei flussi finanziari importanti, nessuno o quasi protesta contro le crescenti ingerenze dei funzionari. E adesso si vorrebbe fare perfino della famiglia un affare dello Stato. <br />
La presa a carico globale degli individui da parte dello Stato sembra essere diventata l&rsquo;idea primaria dello Stato-provvidenza. Per vegliare al benessere dei pi&ugrave; piccoli, lo Stato dovrebbe in futuro mettere a disposizione una &ldquo;offerta appropriata di strutture d&rsquo;accoglienza extra-familiari e extra-scolastiche&rdquo;. La Confederazione vuole inoltre definire dei &ldquo;princ&igrave;pi applicabili alla promozione di misure che permettano di conciliare la vita di famiglia con lo svolgimento di un&rsquo;attivit&agrave; lucrativa&rdquo;. Le conseguenze finanziarie dell&rsquo;articolo sulla famiglia sono gravi. Se le istanze dell&rsquo;ONU raccomandano di spendere l&rsquo;1% del prodotto interno lordo per la presa a carico extra-familiare dei bambini in et&agrave; prescolastica, ci&ograve; rappresenta per la Svizzera un onere finanziario di 5,5 miliardi di franchi. Noi spendiamo oggi circa un quinto di questo importo. Ma la formazione, la presa a carico e l&rsquo;educazione dei figli, devono veramente essere totalmente regolate dallo Stato? La crescente burocrazia statale nel settore della famiglia &egrave; malsana, se non addirittura assurda. Ci ricordiamo fin troppo bene dell&rsquo;obbligo di richiedere un&rsquo;autorizzazione per prendersi cura di bambini. Se il Dipartimento di giustizia fosse allora riuscito ad imporsi, la cura dei bambini sarebbe oggi regolata fino al minimo dettaglio: i vicini, gli amici, gli zii e le zie avrebbero avuto bisogno di un&rsquo;autorizzazione statale per poter prendersi regolarmente cura dei loro nipoti o dei figli dei vicini. Solo dopo il pandemonio scatenato il DFGP ha finalmente ritirato la relativa ordinanza. E si vorrebbe continuare sulla stessa strada.  <br />
La burocrazia statale impedisce molte cose. Se gli asili-nido non sono costruiti, spesso la ragione non &egrave; da ricercare in una mancanza di volont&agrave; imprenditoriale. Sono piuttosto gli oneri legali esagerati, un atteggiamento burocratico dei servizi competenti, senza dimenticare le restrizioni alla concorrenza provocate dagli asili-nido sovvenzionati dallo Stato, che condannano le iniziative private al fallimento. Una deregolamentazione porterebbe di pi&ugrave; alle famiglie, che non il nuovo articolo di legge.</p>
<p style="text-align: justify;"><b>I politici vogliono legiferare</b><br />
Da secoli combattiamo lo stesso male fondamentale: quando i politici vogliono agire, fanno delle leggi. Ci&ograve; permette loro di mostrare agli elettori che non sono rimasti a braccia incrociate. &Egrave; anche in questo contesto che si spiega la storia dell&rsquo;articolo sulla famiglia: poich&eacute; i parlamentari volevano &ldquo;migliorare la situazione&rdquo; hanno &ldquo;arricchito la Costituzione di un nuovo articolo&rdquo;. Molti di loro non avevano la minima idea delle conseguenze finanziarie, della limitazione della sfera privata e della crescente centralizzazione che ci&ograve; rappresentava. Albert Einstein ha detto una volta: &ldquo;Per essere l' immacolato componente di un gregge, bisogna essere prima di tutto una pecora&rdquo;. Coloro che hanno questa visione del futuro per la Svizzera possono votare S&Igrave; il 3 marzo. Ma chi vuole proteggere la famiglia e che tengono al nostro sistema statale basato sulla responsabilit&agrave; individuale e a delle strutture decentralizzate voteranno NO all&rsquo;articolo sulla famiglia. L&rsquo;incremento massiccio dello Stato sociale e le sue onerose conseguenze sono una strada sbagliata che non ci azzarderemo a prendere.</p>
<p style="text-align: justify;"><b><i>Gregor A. Rutz, consigliere nazionale, K&uuml;snacht (ZH), apparso nella NZZ del 7 gennaio 2013 </i></b><br />
&nbsp;</p>]]>
			</description>
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			<category domain="http://www.udc-ti.ch">
				UDC Svizzera
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			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[Parcheggi privati: eccesso di burocrazia a scopo dissuasivo?]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;">I proprietari privati di parcheggi per auto hanno la possibilit&agrave; di proibire il posteggio abusivo negli stessi da parte di estranei, mediante la posa di appositi cartelli di divieto, annuncianti misure punitive quali multe e rimozione del veicolo. L&rsquo;iter che regola l&rsquo;imposizione del rispetto del cartello in questione non dovrebbe essere complicato, alla luce del semplice buonsenso: il proprietario leso chiama la polizia e questa provvede. Punto. <br />
Invece no, si deve far capo all&rsquo;Ufficio giuridico di Camorino, inoltrando un &ldquo;rapporto di querela&rdquo; che richiede un sacco di informazioni che agli occhi del profano appare inutile, e il cui reperimento da adito a volte a non poche difficolt&agrave;. Una burocrazia che legittima il sospetto di essere stata creata ad arte per dissuadere i proprietari dal richiedere l&rsquo;intervento dell&rsquo;autorit&agrave; per far rispettare i propri diritti.<br />
Esempio: negli scorsi giorni una ditta ticinese ha notato che un autoveicolo &egrave; fermo da due settimane in uno dei propri parcheggi, peraltro dotati dell&rsquo;apposito divieto autorizzato dalla Giudicatura di pace citato sopra.<br />
Nel riempire il &ldquo;rapporto di querela&rdquo; s&rsquo;imbatte per&ograve; in alcune informazioni a lei non note o di cui non dispone al momento. Se alcune le vengono gentilmente fornite dallo sportello del proprio comune di riferimento, una in particolare appare di difficile reperimento: la data della decisione della posa del segnale autorizzata dalla Giudicatura di Pace.<br />
Contattato il Giudice di Pace di riferimento, scopre che tale informazione non &egrave; informatizzata e che, per ottenerla, deve richiederla per lettera la cui risposta pu&ograve; prendere alcuni giorni, se non una settimana. E intanto la vettura posteggiata abusivamente continua a rimanere l&igrave; fino a quando il suo proprietario non decider&agrave; di toglierla.<br />
Anche se all&rsquo;apparenza la questione sarebbe di competenza comunale, tale non &egrave;, visto che per applicare l&rsquo;eventuale sanzione occorre far capo all&rsquo;Ufficio giuridico di Camorino, ossia all&rsquo;amministrazione cantonale.</p>
<p style="text-align: justify;">Alla luce di quanto sopra, ci permettiamo d&rsquo;inoltrare al Consiglio di Stato la seguente</p>
<p style="text-align: center;"><br />
<b>Interrogazione</b><br />
&nbsp;</p>
<p><b>1.</b> Quanti sono i cartelli di divieto di parcheggio posati su suolo privato nel Cantone?</p>
<p><b>2.</b> Quanti interventi dell&rsquo;autorit&agrave; sono richiesti annualmente per far rispettare tali divieti?</p>
<p><b>3.</b> &Egrave; possibile che nel 21&deg; secolo, in piena era informatica, le informazioni da richiedere alle giudicature di pace<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp; non siano ancora informatizzate e debbano essere oggetto di ricerca manuale con relativa non indifferente <br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp; perdita di tempo?</p>
<p><b>4.</b> Pu&ograve; e intende il Consiglio di Stato intervenire affinch&eacute; la procedura di richiesta d&rsquo;intervento sia snellita il pi&ugrave;<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp; possibile, affinch&eacute; il proprietario del parcheggio non debba attendere tempi biblici, o quantomeno i comodi<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp; dell&rsquo;automobilista abusivo, per riottenere il suo legittimo diritto a far uso del SUO box.</p>
<p><b>5. </b>In particolare, &egrave; possibile informatizzare le date di autorizzazione alla posa dei cartelli di divieto, e altri dati<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp; richiesti dal &ldquo;rapporto di querela&rdquo;, in modo che il cittadino o l&rsquo;Ufficio Giuridico di Camorino vi abbiano accesso,<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp; snellendo almeno cos&igrave; l&rsquo;attuale procedura?</p>
<p><br />
<b><i>Per il gruppo UDC:<br />
Lara Filippini<br />
</i></b></p>
<p>&nbsp;</p>]]>
			</description>
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				UDC Ticino
			</category>
			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[Interrogazione - Lâoperato della Commissione consultiva cantonale concernente le professioni di psicologo e psicoterapeuta ]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<h4>&Egrave; forse giunta l&rsquo;ora di rivalutare e rivedere il suo ruolo in conformit&agrave; alla nuova realt&agrave; contemporanea in forte mutamento e trasformazione?</h4>
<p style="text-align: justify;">Il problema del riconoscimento della pratica clinica in vista dell&rsquo;ottenimento del permesso di esercitare la professione di psicologo e psicoterapeuta &egrave; sempre pi&ugrave; sentito da pi&ugrave; parti e urgente appare pertanto un aggiornamento in tal senso unitamente ad alcuni chiarimenti puntuali. <br />
L&rsquo;operato della Commissione cantonale consultiva per le professioni di psicologo e psicoterapeuta sembrerebbe infatti essere sempre pi&ugrave; sollecitata e sottoposta a nuove ed inedite situazioni, legate anche alla congiuntura, alle nuove realt&agrave; professionali e curriculari e alle esigenze sia della popolazione che dei professionisti interessanti e coinvolti. <br />
Recentemente poi da pi&ugrave; parti sono giunte testimonianze di psicologi e psicoterapeuti che lamentano poca trasparenza e chiarezza rispetto all&rsquo;operato stesso della Commissione.<br />
Unitamente al fatto che le stesse Direttive pongono dei limiti rigidi relativamente alla formazione/agli stages negli istituti riconosciuti, per scarse disponibilit&agrave;  negli istituti di categoria A che offrono quindi pochi posti a questo fine predisposti e, al contempo, tenuto anche conto che i responsabili stessi faticherebbero a seguire adeguatamente i candidati prescelti.<br />
Evidentemente tutto ci&ograve; crea anche, nel quadro del gi&agrave; insidioso e discusso ambito delle cure psicologiche, psicoterapeutiche e psichiatriche, un problema ulteriore legato alla qualit&agrave; della formazione pratica e dei curricula studiorum riconosciuti e convalidati dal DSS.</p>
<p style="text-align: justify;">Tenuto conto di ci&ograve;, e della necessit&agrave; di assicurare pari opportunit&agrave; unitamente ad una formazione di qualit&agrave; a tutti i potenziali candidati, nonch&eacute; alfine di garantire alla popolazione bisognosa dei professionisti di livello e con competenze indiscusse, con la presente interrogazione si chiede al CdS di voler dar seguito alle seguenti domande:</p>
<p style="text-align: justify;"><b>1.	</b>Da chi &egrave; attualmente composta la Commissione consultiva cantonale per le professioni di psicologo <br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp; e psicoterapeuta?<br />
<br />
<b>2.</b>	Quanto tempo rimangono in carica i commissari?<br />
<br />
<b>3.	</b>Qual &egrave; il loro mansionario?<br />
<br />
<b>4.</b>	Quali sono i requisiti per poter far parte di questa Commissione consultiva?<br />
<br />
<b>5.</b>	Con che frequenza essa si riunisce?<br />
<br />
<b>6.</b>	Esistono dei verbali delle riunioni della Commissione?<br />
<br />
<b>7.</b>	In caso di controversie e contestazioni chi &egrave; chiamato a dirimere il contenzioso?<br />
<br />
<b>8.</b>	Quanti sono i casi esaminati dalla Commissione negli ultimi 5 anni, tenendo in considerazione le <br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp; singole annate? E quanti sono stati i casi accolti. Quanti quelli rifiutati?<br />
<br />
<b>9.</b>	Quanti sono stati invece i casi oggetto di controversie/contestazione da parte dei candidati respinti?<br />
<br />
<b>10.</b>	Quali sono state, da parte della Commissione, le motivazioni addotte nei casi respinti?<br />
<br />
<b>11.</b>	Quale &egrave; stata la durata media richiesta per l&rsquo;evasione della singola pratica?</p>
<p style="text-align: justify;"><br />
<b><i>Per il Gruppo UDC:<br />
Dr. med. Orlando Del Don</i></b></p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>]]>
			</description>
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			<category domain="http://www.udc-ti.ch">
				UDC Ticino
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			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[Lo sviluppo inquietante della disoccupazione esige delle misure]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;"><b>Il tasso di disoccupazione ha raggiunto il 3,3% alla fine dell&rsquo;anno scorso e addirittura il 6,5% fra gli stranieri. Ci&ograve; significa che il numero di disoccupati &egrave; aumentato nel 2012, nonostante la creazione di nuovi posti di lavoro. Questo sviluppo &egrave; tanto pi&ugrave; inquietante, in quanto si produce in assenza di un calo congiunturale. Per l&rsquo;UDC &egrave; evidente che s&rsquo;impongono delle contromisure. Il costante deterioramento delle condizioni-quadro economiche, che il Consiglio federale e il Parlamento stanno provocando da mesi deve essere arrestato. Oggi si deve, al contrario, rafforzare la competitivit&agrave; economica della piazza industriale svizzera.</b></p>
<p style="text-align: justify;">Gli effetti nocivi della libera circolazione delle persone sul mercato svizzero del lavoro sono sempre pi&ugrave; manifesti. Degli stranieri originari dell&rsquo;UE estromettono lavoratori di Stati terzi o di altri paesi UE. Persone provenienti da nuovi Stati UE immigrano direttamente nella disoccupazione. Prova ne &egrave; che il tasso di disoccupazione presso questi migranti (in particolare da Romania e Bulgaria) &egrave; del 10,2%. Bisogna poi anche sapere che questi dati riflettono solo una parte del problema. Le cifre della disoccupazione comparabili a livello internazionale, comprendendo i disoccupati a fine diritto all&rsquo;indennit&agrave; e altre categorie, sono nettamente pi&ugrave; elevate.</p>
<p style="text-align: justify;"><b>Politica sbagliata</b></p>
<p style="text-align: justify;">La cosa pi&ugrave; grave in questa faccenda, &egrave; che la politica ha fatto in questi ultimi mesi l&rsquo;esatto contrario di quanto avrebbe dovuto fare per contrastare questo sviluppo. Presa in trappola dalla libera circolazione delle persone, la Svizzera abbandona progressivamente tutti i vantaggi di un mercato del lavoro flessibile. Il moltiplicarsi delle regolamentazioni e una pesante burocrazia di controllo, fino all&rsquo;introduzione della responsabilit&agrave; solidale nel settore edile, deteriorano le condizioni-quadro economiche. I sindacati proseguono allegramente con i loro ricatti. E gi&agrave; esigono i salari minimi, una costrizione che provocherebbe lo spostamento di migliaia di posti di lavoro all&rsquo;estero e altrettanti disoccupati in Svizzera. <br />
Parallelamente, il Consiglio federale e il Parlamento bloccano delle riforme urgenti nel settore delle assicurazioni sociali. Il risanamento dell&rsquo;assicurazione-invalidit&agrave; &egrave; a un passo dal diventare una farsa. Delle misure necessarie nell&rsquo;AVS e nelle casse-pensioni sono rinviate. I sindacati approfittano dell&rsquo;occasione per lanciare nuove rivendicazioni inerenti alla previdenza professionale e per promuovere - per mezzo di nuovi articoli costituzionali per la famiglia, per i figli e per la giovent&ugrave; &ndash; un&rsquo;estensione irresponsabile dello Stato sociale. Con conseguenti oneri enormi per l&rsquo;economia nazionale. Ma non &egrave; tutto: anche la politica dei trasporti e dell&rsquo;energia sta prendendo una brutta direzione.</p>
<p style="text-align: justify;"><b>Controllare l&rsquo;immigrazione</b></p>
<p style="text-align: justify;">L&rsquo;immigrazione rimane a un livello elevato nonostante l&rsquo;aumento della disoccupazione. Una limitazione si rivela sempre pi&ugrave; urgente. Ma la Svizzera manca di strumenti a questo scopo. Ed &egrave; tempo che li ritrovi. L&rsquo;iniziativa UDC &ldquo;contro l&rsquo;immigrazione di massa&rdquo; indica la strada da seguire. Se il Consiglio federale e il Parlamento rifiutano di agire, toccher&agrave; al popolo prendere in mano la cosa. Perch&eacute; una cosa &egrave; ormai certa: se non si controlla l&rsquo;immigrazione, bisogna limitarne gli effetti negativi con delle regolamentazioni burocratiche a scapito di tutta l&rsquo;economia e che finiscono, per forza di cose, per costare posti di lavoro. Tale politica non pu&ograve; costituire un&rsquo;opzione seria.</p>
<p style="text-align: justify;"><b>L&rsquo;UDC chiede con insistenza che degli strumenti siano messi in atto per controllare l&rsquo;immigrazione e per arrestare il deterioramento delle condizioni-quadro dell&rsquo;economia svizzera. Queste condizioni devono, al contrario, essere migliorate con misure mirate. Gi&agrave; nel 2011 l&rsquo;UDC ha chiesto, su questo tema, un programma di rivitalizzazione a favore dell&rsquo;economia e dei cittadini.</b></p>
<p style="text-align: justify;"><b><i>Unione democratica di centro</i></b></p>]]>
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			<category domain="http://www.udc-ti.ch">
				UDC Svizzera
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			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[Cosa pensano i parigini della Svizzera]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;">In occasione di un evento culturale ho trascorso alcuni giorni nella <i>Ville Lumi&egrave;re</i>, citt&agrave; meravigliosa. <br />
Grazie al m&eacute;tro e ai bus &egrave; possibile spostarsi rapidamente da un monumento all'altro, con un'eccezione: nelle ore di punta trovare un posto nel m&eacute;tro &egrave; un esercizio di lotta libera, si &egrave; stipati come sardine con grave rischio di borseggi. Agli apostoli del trasporto pubblico &egrave; bene ricordare che, oltre una certa densit&agrave; di popolazione, anche un servizio efficiente non &egrave; in grado di risolvere i problemi del traffico. Sorseggiando un caff&egrave; nei tanti bistro e facendomi riconoscere come cittadino svizzero, ho colloquiato in un quartiere bene con alcuni avventori di et&agrave; e classe media, chiedendo la loro opinione sulla Svizzera. Il risultato &egrave; stato sorprendente. Uno di loro ha affermato senza pudore che la Svizzera &egrave; un Paese di corrotti, un paradiso per il denaro sporco e l'evasione fiscale e la piattaforma del traffico europeo della droga. Falciani per loro &egrave; un eroe. La Svizzera non sarebbe una vera nazione, ma solo una comunit&agrave; di interessi senza significato politico. Toccando il tasto dell'economia, uno degli interlocutori ha detto che la ricchezza il nostro Paese non la deve alle sue capacit&agrave;, ma unicamente al denaro dei Paesi che la circondano. Parlando della bilancia commerciale, favorevole ai Paesi dell'UE, o del nostro basso tasso di disoccupazione, i parigini hanno affermato in tutta seriet&agrave; che i dati sarebbero falsi e le statistiche sistematicamente truccate. Infine uno di loro era convinto che per un francese senza denaro sia pressoch&eacute; impossibile stabilirsi in Svizzera: era all'oscuro dei Bilaterali e della libera circolazione. Solo uno degli interlocutori, che gira il mondo per affari, ha fatto ragionamenti un po' pi&ugrave; differenziati. Pur considerando che le opinioni degli abitanti francesi vicini al nostro Paese e di alcune persone pi&ugrave; informate possano essere meno distorte, simili affermazioni sono quantomeno sconcertanti. I motivi di questa disinformazione possono essere molteplici. I media francesi informano poco sulla politica di altri Paesi e pressoch&eacute; nulla sul nostro, salvo quando le notizie siano a noi sfavorevoli: il francese medio, anche se volesse, non ha dunque la possibilit&agrave; di informarsi adeguatamente e in modo corretto. Quanto alla classe politica, il capro espiatorio Svizzera quale paradiso per l'evasione fiscale fa molto comodo per attirare le simpatie popolari e per distrarre demagogicamente i cittadini dai grossi problemi francesi. Il nostro ministro degli esteri, invece di mettersi in mostra all'ONU con prese di posizione sulla Palestina di dubbia opportunit&agrave; per la nostra neutralit&agrave;, dovrebbe studiare una strategia per combattere questa preoccupante, disinformata<i> vox populi</i> francese. Sarebbe necessaria una decisa, aggressiva campagna di informazione per via diplomatica e in collaborazione con tutte le istituzioni franco-svizzere, con manifestazioni e conferenze stampa nelle maggiori citt&agrave; della Francia profonda, per informare correttamente i mass media sugli Accordi bilaterali e su come stiano realmente le cose (strategia che sarebbe del resto utile anche con l'Italia). Senza un'adeguata informazione pubblica, gli Accordi bilaterali, i compromessi e i cedimenti di fronte alle autorit&agrave; non basteranno mai per ridurre la demagogica pressione politica nei confronti della Svizzera. Un impegno finanziario della Confederazione per una campagna a favore dell'immagine svizzera all'estero sarebbe certamente pi&ugrave; utile al nostro Paese della famigerata esposizione &laquo;artistica&raquo; parigina di un certo Hirschhorn, con il cane che fa la pip&igrave; sull'immagine di Christoph Blocher. Non &egrave; piegando sempre la coda tra le gambe che le nostre autorit&agrave; potranno difendere i legittimi interessi della Svizzera. <br />
&nbsp;</p>
<p><i><b>Alexander Von Wyttenbach<br />
Presidente onorario UDC Ticino </b></i><br />
&nbsp;</p>]]>
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			<category domain="http://www.udc-ti.ch">
				UDC Ticino
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			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[Rifiuti da smaltire e tassa sul sacco]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;">Ultimo di una serie che comincia a farsi lunga, Monteceneri ha optato per un finanziamento misto dello smaltimento dei rifiuti urbani, al fine di adeguarsi alle norme federali che impongono un ribaltamento causale dei costi sulla cittadinanza - chi pi&ugrave; produce rifiuti, pi&ugrave; paga - nella misura del 70%, mantenendo per&ograve; i costi pro capite il pi&ugrave; vicino possibile a quelli attuali con una tassa di base ritoccata verso il basso. Sia ben chiaro: lungi da me l'idea di sindacare sulle decisioni del Comune di Monteceneri, che prendo ad esempio unicamente per tre motivi. <br />
<u>Primo:</u> &egrave;, come detto, l'ultimo di una serie di Comuni che hanno optato per la cosiddetta tassa sul sacco. <u>Secondo:</u> presto o tardi anche Lugano dovr&agrave; affrontare questo problema indipendentemente dalle minacce di &laquo;insurrezione&raquo; popo-lare prospettate dalla Lega. Terzo: perch&eacute; la Lega - come sua abitudine - ha lanciato a Monteceneri un referendum che, anche qualora dovesse raccogliere le firme necessarie, non reggerebbe verosimilmente a un eventuale ricorso al Tribunale federale che non vedo di certo sconfessare la sua sentenza del 4 luglio 2011.</p>
<p style="text-align: justify;">Intendiamoci, non &egrave; che mi entusiasmi un Tribunale federale che, ignorando il principio della separazione dei poteri, si sta ingerendo sempre pi&ugrave; in quello politico, sostituendosi arbitrariamente al Legislativo tramite sentenze che fanno giurisprudenza. Ma resta il fatto che, fintanto che la Berna federale non si dar&agrave; una mossa per rimettere al suo posto la nostra massima corte nazionale, il nostro sistema &egrave; questo. E blaterare a gran voce, senza peraltro poter proporre delle soluzioni applicabili nei limiti della legge, a breve termine potr&agrave; anche servire per ottenere un consenso elettorale ma, a medio e lungo termine, guardando indietro nel tempo, anche il pi&ugrave; ottuso degli elettori sapr&agrave; distinguere fra le concrete soluzioni (poche) che si saranno ottenute e il cumulo di promesse poi mai mantenute. Oh, naturalmente la colpa sar&agrave; sempre delle altre forze politiche che osteggiano qualsiasi proposta venga dall'avversario, ma in realt&agrave; queste proposte sventolate a mero scopo propagandistico non sono perlopi&ugrave; attuabili senza mettersi in chiaro conflitto con la legislazione federale.</p>
<p style="text-align: justify;">Tornando al discorso dei rifiuti, come conciliare la nostra avversione nei confronti di nuove tasse con la necessit&agrave; per un'istituzione ufficiale come un Comune di attenersi alla legge? Non &egrave; cos&igrave; difficile. Nella maggior parte dei Comuni lo smaltimento dei rifiuti si finanziava o si finanzia con una tassa separata o compresa nell'imposta comunale. Ebbene - al di l&agrave; di un'altra repulsione verosimilmente pi&ugrave; insita nel nostro carattere latino che non fra i confederati notoriamente pi&ugrave; disciplinati di noi, ossia contro la mania dei talebani ecologici (che oggi non si trovano pi&ugrave;, purtroppo, soltanto fra i Verdi), di obbligare il pacifico cittadino a un triste tenore di vita che spesso nemmeno loro osservano (niente auto, solo pedoni e ciclisti, elettrodomestici al minimo indispensabile, pasti il pi&ugrave; possibile vegetariani, eccetera) - personalmente non vedo grossi problemi a sostituire totalmente o parzialmente la tassa di base con quella sul sacco. Ma, appunto, a sostituirla, non ad affiancarla! Come UDC continuiamo a dire no a nuove tasse ma, se adesso pago 100 e con l'introduzione della tassa sul sacco ho la scelta di pagare 80 (adeguandomi strettamente alle norme della separazione dei rifiuti), 100 (tramite una moderata separazione) e 120 (fregandomene beatamente della raccolta separata), in realt&agrave; non si tratta di una nuova tassa ma di un diverso tipo di imposizione. Ci&ograve; che non sono disposto a tollerare - ma che sar&ograve; costretto a tollerare se cos&igrave; decider&agrave; qualche altra sciagurata sentenza di un Tribunale federale politicizzato - &egrave; che, per dar seguito alle smanie ecologistiche di pochi talebani, mi trovi a pagare sensibilmente pi&ugrave; di oggi (tassa di base + tot franchi per sacco). Ergo, una diminuzione della tassa di base che compensi l'introduzione della tassa sul sacco non mi vede contrario di principio.</p>
<p style="text-align: justify;">Concluso il discorso sul sacco per&ograve;, c'&egrave; un'altra riflessione da fare. Con la messa in funzione dell'impianto di Giubiasco, la tariffa per lo smaltimento dei rifiuti &egrave; scesa da 230 o 240 a 175 franchi a tonnellata. Evviva, evviva, pare che questa tariffa possa agevolmente essere mantenuta. Ma c'&egrave; qualche Comune che abbia ribaltato questo risparmio sui singoli contribuenti, abbassando la tassa di base o il prezzo del sacco? Personalmente ne dubito fortemente, ma sono sempre pronto a ricredermi se qualcuno me lo dimostrer&agrave;. <br />
&nbsp;</p>
<p><b><i>Eros N. Mellini<br />
Deputato UDC in Gran Consiglio </i></b><br />
&nbsp;</p>]]>
			</description>
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			<category domain="http://www.udc-ti.ch">
				UDC Ticino
			</category>
			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[NO ALLO SMANTELLAMENTO DELL'OSPEDALE DELLA BEATA VERGINE DI MENDRISIO ]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<h4 style="text-align: center;">PETIZIONE all'attenzione del CONSIGLIO DI STATO DEL CANTONE TICINO<br />
NO ALLO SMANTELLAMENTO DELL'OSPEDALE DELLA BEATA VERGINE DI MENDRISIO <br />
NO ad una ulteriore diminuzione delle prestazioni sanitarie</h4>
<p style="text-align: justify;"><br />
Gentile Signora, Egregi Signori,<br />
<br />
ogni anno siamo confrontati come assicurati ad aumenti dei premi dell'assicurazione malattia e spesso questi aumenti ci risulta difficile capirli e accettarli. Ora, oltre agli assicuratori malattia, pure l'EOC prova a rovinare il Natale di tante Famiglie di questo Cantone ed in particolare del mendrisiotto e locarnese. Il lifting previsto per gli ospedali dell'EOC va, secondo i firmatari, ad intaccare in maniera eccessiva la qualit&agrave; delle cure. I firmatari non sono contrari a centralizzare le cure specialistiche con una casistica ridotta, ma sono decisamente contrari alla &quot;rivoluzione&quot; sanitaria che l'EOC vuole imporre. Non possiamo accettare che l'Ospedale della Beata Vergine di Mendrisio si ritrovi dalla sera alla mattina senza servizi vitali come le cure intensive e il pronto soccorso. Gli assicurati continueranno a pagare premi sempre pi&ugrave; alti e malgrado ci&ograve;, per magari un banalissimo intervento, verranno sballottati tra Mendrisio e Lugano, o magari Bellinzona, con disagi importanti anche per i famigliari. Siamo dell'avviso che le prestazione che attualmente l'OBV offre vadano mantenute, anche poich&eacute; una diminuzione delle prestazioni non coincider&agrave; con una diminuzione dei premi. <br />
<br />
<br />
La petizione (<span style="color: rgb(51, 153, 102);">documento scaricabile in allegato</span>) pu&ograve; essere firmata da qualsiasi persona, indipendentemente dall'et&agrave;, dalla nazionalit&agrave; o dal domicilio. Per ulteriori informazioni e per ottenere liste supplementari, prendere contatto con il primo firmatario, <i><b>Riccardo Valsangiacomo</b></i>, cp 292, 6834 Morbio Inferiore, 076/595.21.53, <a href="mailto:ric.valsa@sunrise.ch?subject=Petizione">ric.valsa@sunrise.ch</a><br />
<br />
Vi ringraziamo per il tempestivo invio delle liste, anche parzialmente compilate, entro il 14 gennaio 2013, a Riccardo Valsangiacomo, cp 292, 6834 Morbio Inferiore<br />
&nbsp;</p>]]>
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			<category domain="http://www.udc-ti.ch">
				Distretti
			</category>
			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
		</item>
				<item>
			<title>
				<![CDATA[E il debito cresce, cresce, cresce]]>
			</title>
			<description>
				<![CDATA[<p style="text-align: justify;">EFSF e ESM: pensare che alla testa dell'UE e dei vari enti monetari vi siano solo persone inguaribilmente disoneste &egrave; una tentazione, ma sarebbe anche un'idiozia. La spiegazione dei processi degenerativi e del susseguirsi concitato e affannoso di riunioni, decisioni e provvedimenti ai quali assistiamo da pi&ugrave; di due anni non &egrave; semplice. Sicuramente sono all'opera, in buon numero, persone che i tedeschi definiscono, con pungente ironia, <i>Fachidioten </i>: persone talmente cognite di ogni dettaglio del loro campo di specializzazione da perdere la visione d'assieme e dimenticare lo scopo per il quale hanno iniziato ad operare. Sono quelli che, stampando carta e manipolando la moneta, causano danni irreparabili credendo, in dubbia buonafede, di salvare il mondo.<br />
<br />
Il loro capostipite &egrave; stato John Law, banchiere scozzese (1671, Edimburgo - 1729 Venezia), corifeo di tutti i saltimbanchi attuali dell'alta finanza; salv&ograve; le disastrate casse di Luigi XV allora bambino (reggente Filippo duca d'Orl&eacute;ans) con geniali ma furbesche manipolazioni, carta al posto dell'oro o di equivalenti valori, esattamente quel che fanno adesso i vari Draghi, Barroso e accoliti. Una sua minuziosa biografia, opera di Edgard Faure (1908-1988), porta il titolo paradigmatico La banqueroute de Law , scoppiata come le attuali bolle, il 17 luglio 1720. Il popolino parigino, che storpiava Law in Las e come tutte le plebi sfogava i suoi stati emotivi nel canto, trov&ograve; subito la consolazione ai suoi dispiaceri monetari (la terribile inflazione seguita alle manipolazioni del finanziere scozzese) e cant&ograve;, d'anonimo autore:<i> &laquo;L'aspect nouveau de l'&eacute;tat de la France / Fait dire &agrave; l'un, fait dire &agrave; l'autre: h&eacute;las! / Serait-ce un Dieu qui r&eacute;git la finance / Est-ce un d&eacute;mon sous la forme de Las?&raquo;</i> . Mettendo Europe al posto di France si perderebbe la rima con finance ma si resterebbe in perfetta sincronia con l'inizio del Terzo millennio del mondo occidentale.<br />
<br />
Law fin&igrave; in miseria, come purtroppo non accadr&agrave; ai suoi non lodevoli emuli attuali. Roger Peyrefitte, 1907-2000, inarrivabile forbice d'oro della letteratura francese e forse mondiale, giudica Faure come il pi&ugrave; intelligente uomo politico francese del secolo scorso. La suddetta biografia di Law la dovrebbero studiare Draghi and Co. Dubito che lo abbiano mai fatto. Poi vi sono quei politici che, avendo lavorato per anni e anche decenni a costruire il mostro europeo, non riescono ad ammettere pubblicamente il loro fallimento: aiutati in questo comportamento dalla naturale propensione umana, accentuata in chi &egrave; giunto in alto, a credersi indispensabili.<br />
In aiuto al proseguire sulla via della bancarotta vi sono poi tutti quei milioni di cittadini (euroturbo) che da anni sanno, anzi credono di sapere che l'UE &egrave; cosa buona e giusta. Come tutti i credenti hanno la fede, contro la quale i fatti non hanno potere. Esempi: il Partito socialista svizzero, che ha an&not;cora in programma l'adesione all'UE, o il grande capo della radiotelevisione statale con canone obbligatorio per tutti, anche i ciechi, pardon, ipovedenti, Roger de Weck, oppure Frank A. Meyer, eminenza grigia del pi&ugrave; grande editore svizzero, Michael Ringier, tanto per fare qualche nome. Aveva invece ragione Wim Duisenberg, predecessore di Bernard Trichet alla testa della BCE, quando dichiarava che l'euro sarebbe stato un potente catalizzatore per un'ulteriore integrazione europea: catalizzatore lo &egrave; diventato, l'euro, ma per il fomite della sua rovina: adesso anche gli &laquo;euroturbo&raquo; di Germania parlano di &laquo;<i>Fehlkonstruktion</i>&raquo; e addirittura di &laquo;<i>Gefahr f&uuml;r Europa</i>&raquo; (&laquo;<i>Der Spiegel</i>&raquo;), costruzione sbagliata e pericolo per l'Europa. Ma il difensore pi&ugrave; temibile dello statu quo &egrave; la burocrazia di Bruxelles. Quelli lottano per il cadreghino ed il relativo, lauto stipendio: sono decine di migliaia di persone, assistite da decine di migliaia di pubblicisti e imbonitori, dispongono di miliardi di euro versati da cittadini ignari, apatici e indifferenti (&laquo;tant a cambia nient&raquo;). Gli euroburocrati sanno, nella loro maggioranza, che la faccenda non sta pi&ugrave; in piedi: ma sanno anche che non sta nel loro interesse il por fine alla pacchia.<br />
<br />
EFSF: European Financial Stability Facility , creato nel maggio 2010 dai Ventisette ma sostenuto da garanzie dei soli Paesi dell'euro per un totale di 780 miliardi di euro. Presidente del fondo Klaus Regling. Il fondo agisce su richiesta di aiuto con un programma concordato con la Commissione UE e l'FMI (Fondo monetario internazionale, nel quale la Svizzera ha ultimamente sperperato decine di miliardi di franchi, anche questi per&ograve; solo stampati).<br />
ESM: European Stability Mechanism , attivo dopo la ratifica degli Stati rappresentanti almeno il 90% del capitale. Per 12 mesi operer&agrave; con l'EFSF per poi sostituirlo. Con l'accordo sullo scudo <i>anti-spread</i>, i due fondi acquisteranno bond dei Paesi &laquo;colpiti&raquo; (da chi? Ancora un eufemismo per non dire &laquo;in bancarotta&raquo;) senza l'intervento della troika (UE, BCE e FMI). Un'ulteriore truffa degli apprendisti stregoni. Alla BCE &egrave; proibito acquistare i bond dei Paesi in bancarotta. Allora si crea un fondo ad hoc, l'ESM, finanziabile all'infinito dalla BCE che stampa e stampa carta straccia, e questo fondo acquista i bond che non poteva comperare la banca centrale. I debiti delle nazioni indebitate fino al collo (i cosiddetti PIIGS, Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia e Spagna) vengono spalmati sui 27 membri dell'UE in nome di una pretestuosa solidariet&agrave; e il baratro del debito sovrano cresce, cresce, cresce. <br />
&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><i><b>Gianfranco Soldati<br />
Presidente onorario UDC Ticino</b></i></p>]]>
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				UDC Ticino
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			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
			</pubDate>
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				<item>
			<title>
				<![CDATA[Interrogazione - Smaltimento rifiuti: ma il cittadino risparmia o no?]]>
			</title>
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				<![CDATA[<h4 style="text-align: center;">Premesse</h4>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><b>1.</b>	Con la messa in funzione dell&rsquo;impianto di Giubiasco, la tariffa per lo smaltimento dei rifiuti &egrave; passata<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp; dai ca. 280 franchi ai 170 franchi a tonnellata, pari a una diminuzione del 39%.</p>
<p style="text-align: justify;"><b>2.	</b>Parlando con alcuni contribuenti, questi ci comunicano di non essersi accorti finora di un beneficio finanziario<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp; in quest&rsquo;ambito.</p>
<p style="text-align: justify;"><br />
Alla luce di quanto sopra, ci permettiamo di sottoporre al Consiglio di Stato la seguente</p>
<h4 style="text-align: center;"><br />
Interrogazione</h4>
<p style="text-align: justify;"><br />
<b>a.</b>	Alla luce dell&rsquo;esperienza di questi tre anni, la tariffa di Fr 170 a tonnellata &egrave; da considerare stabile nel tempo?</p>
<p style="text-align: justify;"><b>b.</b>	Il risparmio che i comuni realizzano con lo smaltimento dei propri rifiuti presso l&rsquo;impianto di Giubiasco &egrave;<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp; quantificabile nella percentuale suddetta? Se no, a quanto ammonta?</p>
<p style="text-align: justify;"><b>c.</b>	I comuni sarebbero tenuti a far beneficiare i propri cittadini di questo risparmio. Lo fanno?</p>
<p style="text-align: justify;"><b>d.</b>	&Egrave; in condizione il Cantone di assicurarsi che ci&ograve; avvenga? E come?</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><br />
<b><i>Per il gruppo UDC:<br />
Eros N. Mellini &ndash; Marco Chiesa &ndash; Orlando Del Don &ndash; Lara Filippini - Gabriele Pinoja </i></b><br />
&nbsp;</p>]]>
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				http://www.udc-ti.ch/index.php?module=news_mod&amp;newsid=479
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				UDC Ticino
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			<pubDate>
				Fri, 24 May 2013 11:18:21 +0200
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